sabato, 07 febbraio 2009
00:15

Attività legislativa ( come la conosciamo noi)

Non è la cattiveria invocata dal Ministro degl'Interni Maroni,  semmai peggio : malafede, confusione, opportunismo che genera provvedimenti dalle ricadute incalcolabili, tra medici delatori, rischio epidemie, badanti divenute fuorilegge, albo dei clochard, ronde e battaglioni, senza che ciò serva a risolvere uno solo dei problemi che ci si propone di affrontare.  Il tutto al solo scopo di alimentare la fabbrica dei consensi. 

E questo è ancora niente. Dopo la defatigante corvée securitaria, la beffa estrema di scaricare sul Presidente della Repubblica, che altri comportamenti istituzionali, rispetto al decreto che vieta la sospensione dell' alimentazione forzata ai pazienti in stato vegetativo irreversibile, non avrebbe potuto tenere, ogni responsabilità sul caso Englaro. A costo di scatenare una catena di conflitti istituzionali senza precedenti, si procede egualmente con il proposito di licenziare una leggina. Un'esibizione di forza inaudita per il nostro assetto, accompagnata da dichiarazioni minacciose sulla volontà di cambiare la Costituzione e riformare la Giustizia. Una conferenza stampa memorabile disegna il ruolino di marcia. E c'è persino chi  benedice loro, le insegne.

A nulla valgono, le difese immunitarie dell'organismo collettivo - Carta, leggi, codici, tribunali, magistratura - tutto vogliono disarmare. E vogliono vincere. Anche se il prezzo è la sopravvivenza in stato vegetativo di una povera creatura, poichè la posta in gioco è ben altra. 

I caudatari sono già all'opera sulla carta stampata e in televisione : un paese moderno non può essere oberato da quest'eccesso di contrappesi. Il progresso esige decisionismo. Il decreto dunque è stato trasformato in proposta di Legge da sottoporre all' Aula - o in Commissione, vedremo -   per un' approvazione a tamburo battente. Del resto bisogna far presto, non c'è tempo per soluzioni condivise. Favorevoli ? Tot, Contrari ? Tot, Astenuti? Tot. le Camere approvano. Così si fa.

Cosa ci vogliono indurre a sperare con l'avvio di questa corsa contro il tempo ? Che Eluana Englaro muoia prima che il legislatore abbia compiuto l'opera? Bisognerà mantenere i nervi saldi, una delle caratteristiche precipue di questo dibattito dissennato è ritrovarsi, seppur su terreni contrapposti, a condividere con l'interlocutore inimmaginabili livelli di perversione. Questo avviene quando si smarrisce la strada maestra del rispetto delle regole. E delle persone. Ovvero quando si vogliono scardinare equilibri su cui è fondata la democrazia e la convivenza civile. Una china che questo governo, in ogni sua manifestazione, sembra preferire ad ogni altra.

Nell'Illustrazione la Stella della Repubblica, la foto l'ha scattata mrtambourine ed io l'ho parzialmente riprodotta

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martedì, 03 febbraio 2009
16:11

Navtej

La categoria Cattivo suonerebbe impropria e sinistra già  nelle dichiarazioni di un politico qualsiasi, figuriamoci in quelle di un ministro all'indomani di un'aggressione e questo anche se i possibili destinatari delle cattiverie  istituzionali dovessero - come si è affrettato a spiegare Maroni -  essere gl'immigrati clandestini, uno status che non implica automaticamente l'appartenenza ad una fattispecie criminale. Atteso che, seppure fosse, severo, resta un' espressione del vocabolario  più adatta a definire dignitosamente un atteggiamento governativo.

Certo nell'enfasi  - di lisciare il pelo alle masse oramai versate ad applaudire il linciaggio dello straniero -  la parola grossa scappa. Anche se miglior  fabbrica di clandestinità della legge Bossi Fini, non fu mai vista. Così ben orchestrata da sospingere  in condizione d'irregolarità anche i possessori di permesso di soggiorno o da impedire con ogni forza che lavoratori -  nei cantieri, nei campi, come in molte delle nostre case - guadagnino la dignità di un'esistenza  alla luce del sole, per se stessi e per la collettività, costretta con ciò, a sopportare i guasti del cosidetto sommerso.

Ma il ministro reclama cattiveria. Perchè la bontà -  modulo le espressioni attestandomi sulla linea delle nuove  frontiere del linguaggio - a suo dire, produce immigrazione incontrollata e l'immigrazione disturba la quiete dei cittadini perbene. Ovvio che poi il disappunto di costoro,  generi episodi d'intolleranza.

Ma tra le pieghe di una vicenda  che ci affrettiamo a non definire razzista, che vogliamo per forza catalogare come  l'esito di  un disagio giovanile diffuso o della cattiva educazione che genera individui annoiati e privi di valori,  spunta  invece  la piccola storia di Navtej che ha perso il lavoro entrando, grazie ai buoni uffici della Bossi Fini , a far parte della schiera dei clandestini, quindi dei senza tetto,  che è stato mandato via dalla meno pericolosa Stazione Termini, perchè il sindaco di una grande città, campione di Scaricabarile, Chi la spara più grossa e  Fatti più in là, pretende ordine e pulizia nel suo territorio e che  infine, approdato in un posto qualsiasi, è stato malmenato cosparso di benzina ed incendiato da un gruppo di disgraziati che non aveva di meglio da fare che prendersela con chi è socialmente percepito come un niente, un mucchio di stracci abbandonato in stazione. Nemmeno un essere umano. Navtej, del resto, mica è un ragazzo, è un marocchino, chiosano irridenti gli amici dei presunti criminali. Dio mio, che giovanile disagio. E che mancanza di valori.

Ma perchè, la legge, le istituzioni, hanno saputo fare  di meglio degli aggressori?

Non c'è passaggio che chiunque definirebbe a rischio, negli ultimissimi avvenimenti della  vita di Navtej, così come ci è stata raccontata,  che avrebbe potuto essere evitato, se solo questo paese avesse Istituzioni funzionanti. Ne' buone ne' cattive : solo efficienti. Rispondenti ad un disegno. Uno qualsiasi. Ma che tale sia . Dirò una cosa enorme : persino l'orribile istituto  dell' espulsione senza fondato motivo, sarebbe stata meglio del fuoco. Nemmeno le ipotesi scellerate sulle quali costruiscono il consenso, riescono a mettere a punto, i nostri governanti buoni.

Leggi, servizi sociali, forze dell'ordine, associazioni di volontariato... niente e nessuno è stato in grado di evitare il peggio. Credo che con Navtej e con quelli come lui, noi siamo già abbastanza  cattivi per poter immaginare di diventarlo ulteriormente. Oltre c'è solo la violenza. Ma anche quella già viene praticata da tempo.

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lunedì, 31 dicembre 2007
09:10

In catene

Ingrid ok39

L'anno si chiude con l'immagine di Ingrid Betancourt perchè come dice Francesco Guccini nella ballata che le ha dedicato, noi non potremo dirci liberi finchè non sarà stata liberata lei . Quando fu rapita il 23 febbraio del 2002, era candidata per la Presidenza con Oxigeno Verde, il partito del quale è stata fondatrice. Stava cercando di raggiungere San Vincente del Caguàn per incontrarne il sindaco, attraversava una zona divenuta pericolosa a causa della rottura dei negoziati tra l'allora presidente Andrés Pastrana e i narcocomunisti delle Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia , utopisti del niente , come da efficace definizione Gucciniana). La sua biografia, La rabia en le corazon  del 2000 , uscita in Italia per Salani col titolo Forse mi uccideranno domani , ci consegna un'immagine differente da quella che i media colombiani amavano dare raffigurandola come un'estranea, vissuta più all'estero che in patria , con  alle spalle  un' infanzia privilegiata nella sontuosa abitazione parigina della sua famiglia ,  dov'erano habituée Garcia Marquez e Neruda e una giovinezza  brillante trascorsa negli ambienti diplomatici tra Europa e Stati Uniti.Tutto vero naturalmente come era vero che il modo migliore per minimizzare il senso del suo mandato di senatrice e gettare ombra sulla campagna presidenziale tutta incentrata sulla lotta alla corruzione era quello di presentare Ingrid come una Juana de Arco esaltata, innamorata di se stessa, dei colpi di scena mediatici, amata dai francesi per i suoi modi impeccabili e il suo accento perfetto e per aver lasciato credere a tutto il mondo - come osservava acidamente la Semana poco prima del rapimento -  di essere l'unica persona onesta in tutta la Colombia. In realtà Ingrid è un osso duro , lo dimostrano le mille occasioni, dagl'incarichi pericolosi per conto del Ministero delle Finanze colombiane presso il quali era impiegata, nelle enclavi dominate dai signori della droga, alle battaglie politiche e alle denunce di corruzione ,finanziamento illecito e omicidio contro l'allora presidente Ernesto Samper, intraprese come senatrice, ai ben cinque tentativi di fuga dalla prigionia delle Farc, in cui ha dimostrato di avere un coraggio senza pari. Il resto della storia è fatto di una sequela di mediazioni,tentativi di scambio di prigionieri ogni volta falliti e di un movimento internazionale che chiede la liberazione di Ingrid e di tutti gli ostaggi detenuti dalle Farc.Se il rapimento ha interrotto la carriera politica di Ingrid, ne ha però rafforzato il personaggio fino a farne un simbolo, l'ispirazione di film, siti internet e libri. Cittadina onoraria di più di mille città del mondo, continua a non godere della stessa considerazione in patria, dove solo da poco tempo i media hanno imparato a parlarne  con obiettività. E' l'unica parte del mondo in cui non la rispettano conclude desolata Yolanda Pulecio, sua madre.

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venerdì, 28 dicembre 2007
01:43

Chiamiamolo destino

Ci sono foto dell'esilio londinese di Benazir Bhutto che la ritraggono in abiti europei, qualcuna persino in vacanza al mare. A guardarle adesso,  vengono  in mente banalità del tipo  chi glielo ha fatto fare. Perchè Benazir Bhutto sapeva che il suo, chiamiamolo destino, era segnato, che altissimi sarebbero stati i rischi che avrebbe comportato il suo ritorno in Pakistan ma sapeva anche di non poter fare a meno di tornare,di dover correre quei rischi. Non basta avere la laurea eccellente conseguita in una celebrata università , non basta provenire da una delle famiglie politicamente più importanti sulla scena mondiale, servono generosità e senso del dovere. Erano quelle doti a fare la differenza. Donna, leader, musulmana, capace di vivere senza imbarazzi a occidente come a oriente, dunque vittima designata ed emblematica di tutti gli integralismi. C'è probabilmente meno speranza per il Pakistan adesso.Ma Benazir non può non rappresentare una crepa profonda in quel complicato sistema di potere,ambiguità,religione,malaffare che è il suo paese.E questo è un ruolo che continuerà a svolgere. Comunque.

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giovedì, 20 dicembre 2007
10:16

Com'era laica la mia valle

CampSenza il voto dei comunisti, naturalmente,la legge [ Fortuna - Baslini - sul divorzio] non sarebbe mai stata approvata,ma i dirigenti delle Botteghe Oscure, Enrico Berlinguer in testa,erano ancora convinti  che la maggioranza del paese ed in particolare i suoi ceti popolari,fossero sostanzialmente indifferenti al problema.Valeva la pena per una questione tutto sommato marginale,andare incontro alla sicura ostilità dei cattolici e della Chiesa? L'interrogativo si propose,in modo quasi drammatico, quattro anni dopo [ cioè nel 1974 ],di fronte alla prova del referendum sul divorzio ,promosso dalle più retrive organizzazioni cattoliche e sostenuto con grande vigore polemico ,da Amintore Fanfani all'epoca segretario della DC .Evitare il Referendum fu per molti mesi la preoccupazione principale delle Botteghe Oscure ,anche a costo di rivedere la legge,anche a costo di escluderne i matrimoni religiosi,a qualunque costo.Si consultarono famosi giuristi,si consultarono alti prelati,alla ricerca di una soluzione possibile....

Miriam Mafai . Botteghe Oscure Addio. Edizioni Mondadori

Nei passaggi successivi del capitolo L'amore al tempo della guerra fredda di questo suo bel libro, Miriam Mafai, racconta come la battaglia divorzista all'interno del partito fu sostenuta da un drappello di donne assai determinate,  Adriana Seroni,  Giglia Tedesco ed altre, che riuscirono a fatica ad imporre il proprio punto di vista in un susseguirsi di riunioni agitatissime al limite dello scontro fisico.Non posso ricordare  il clima che accompagnò l'approvazione della legge Fortuna Baslini ma ho ben chiaro nella memoria quello  in cui si svolse la battaglia per il Referendum.Ieri l'altro la stessa Mafai in un articolo su Repubblica (Prima sconfitta del Partito Democratico) con riferimento esplicito alla mancata approvazione della delibera di iniziativa consiliare sui Registri delle Unioni di Fatto, ha rilevato come quarant'anni fa, conquiste civili si fossero ottenute nonostante la contrarietà della Chiesa e come quella stagione, probabilmente alle spalle,sia da ricordare con nostalgia. Con tutta la buona volontà  a me pare che allora come ora, il concetto di laicità fosse ancora di là da introiettare e che leggi come quella sul divorzio o sul controllo delle nascite (entrambe sottoposte, successivamente alla loro approvazione, a Referendum abrogativo in   un iter complessivo tutt'altro che piano ) fossero più l'esito di un clima di consociativismo, qualcosa dunque di ben distante da una vera e propria  concezione laica della politica. Come è possibile rimpiangere  un'epoca  contrassegnata dai moralismi più disparati? E a parte una consistente differenza di scenari che si muove tra il concetto di  divorzio e quello delle unioni di fatto, siamo inoltre così convinti che il tema delle unioni omosessuali che tanto divide le forze politiche non rifletta una divisione che esiste anche nella Società Italiana , forze progressiste comprese? Vero è che sui fronti interni si dibatteva con altro spirito . Le campagne referendarie di allora risentirono beneficamente delle perplessità berlingueriane e nel contempo conservarono la forza di Adriana e delle compagne.Erano prive di riferimenti simbolici e di provocazioni. Senza negare il dramma che sottende il fallimento di un'unione, ci si batteva per i minori,per le donne,per la possibilità di scegliere e , puntando dritto al cuore delle cose e al risultato, si vinse rivolgendo la vis polemica tutta all'esterno.Come si conviene in una contesa. Era spirito laico? Forse, ma soprattutto era un mettere la Politica al centro dell'attenzione.Oggi ci disperiamo per un decreto "antiomofobia" che inserito come i cavoli a merenda, in un pacchetto sicurezza, puzza di merce di scambio ( e non di mediazione) lontano un miglio e per il Registro delle unioni di fatto che pur non migliorando di un millimetro le condizioni di vita degli interessati è stato utilizzato da una parte politica  come un corpo contundente da far esplodere in un settore del proprio stesso campo. Nessuno dice che a Roma asili ,trasporti e mense scolastiche  sono anche per coppie non sposate e non da un giorno. Ma non importa che entrambi i provvedimenti invece che essere improntati ad un Criterio di Utilità siano ridotti ad essere assunti semplicemente a  simboli . E' politica questa? E' un gesto politico rifiutare l'Ordine del Giorno che sollecita il Parlamento a deliberare sui CUS? E' stato avveduto in assenza di maggioranza certa, comunque proporre la delibera istitutiva del Registro delle Unioni?Tutto quello che abbiamo ottenuto attraverso quella forzatura è stato non deliberare su un bel nulla.Siamo usciti dall'aula di Giulio Cesare così come eravamo entrati : Niente di fatto: Laici certo non lo siamo di più, a partire dalla gestione dei rapporti tra componenti una stessa coalizione una parte della quale, preferisce evidenziare le lacerazioni interne al PD piuttosto che lavorare al raggiungimento dell'Obiettivo. Messa così come è stata affrontata in Consiglio Comunale a Roma , la questione si risolve ad un problema di maggioranza e minoranza.Non abbiamo i numeri. Magari è il caso di cominciare a reperire i consensi  intorno ai temi che ci stanno a cuore. Altrimenti non vince nessuno.Men che meno la laicità.

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martedì, 11 dicembre 2007
15:42

Tina

Tina, ospite di Matrix in collegamento dalla sua abitazione ,  racconta la sua storia con la schiena appoggiata ad un mobile sul quale è stato sistemato un presepe che i bambini le avevano chiesto in anticipo sulla data prescritta. La sua severità non lascia spazio ad indagini inappropriate sugli stati d'animo che accompagnano il lutto. Così, tirerà diritto fino alla fine della trasmissione con gli occhi asciutti parlando il necessario, dunque dicendo molto con quel porre al centro del suo racconto i fatti. La condizione di Tina, vedova recente di Antonio, e della sua famiglia, a noi viene generalmente  raccontata per spot ripetitivi ai margini di talk show di ministri ed esperti  - salari i più bassi in Europa ! La benedetta quarta settimana. Dismissioni. Flessibilità. Precariato. Sicurezza . Ecco perchè, da ieri sera ,  al di fuori degli enunciati e delle semplificazioni, la strage alla Thyssenkrupp assume altri connotati. Ed è Tina con la sua rinuncia alla terminologia e agli atteggiamenti di circostanza a tirarci per la manica e a ricondurci alla realtà delle cose, per fare questo sono sufficienti la sua compostezza ed  alcuni stralci di vita quotidiana : dai contrasti col marito che lavorava troppo alle apprensioni per il rientro o l'andata sul tratto di strada che separa casa sua dalla Thyssenkrupp. Settanta chilometri . Le conclusioni di chi sta ad ascoltare sono semplici : Da qualche parte, noi consentiamo che la dismissione di un impianto delle acciaierie , avvenga senza alcuna programmazione, come fosse un'attività  da poter destinare a  naturale esito senza procurare danno. Eppure sono note ai dotti capitani d'industria tedeschi  e non e ai loro consulenti, le ricadute che insistono su simili eventi, sfilacciamento dell'organizzazione del lavoro,quantitativi di ore di straordinario dissennate fino al raddoppio del singolo turno,abbandono di ogni pratica di manutenzione e sicurezza anche la più elementare.Tanto si deve chiudere, a che serve investire ? Così come stanno i fatti sarebbe stato un miracolo se l'incidente NON fosse avvenuto. Allora un Consiglio dei Ministri, i decreti attuativi, l'inasprimento delle pene ai trasgressori , lo stanziamento di fondi per le famiglie delle vittime, non bastano.Ai tavoli e ai tavolini governativi manca il Convitato di Pietra, il maggior interlocutore e in molti casi Responsabile : manca la Confindustria alla quale rammentare che i benefits ricevuti  da questo Governo, erano destinati alle Imprese per creare Sviluppo, non funerali. Sotto questo aspetto il lancio di uova all'indirizzo dell'Unione Industriali ieri a Torino è francamente il minimo che potesse accadere .Tina ha fatto bene a mostrarsi in pubblico e a dire dolorosamente la sua, compresa,allentato solo per un attimo il riserbo, l'unica preoccupazione : quella di essere dimenticata.

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lunedì, 10 dicembre 2007
11:55

Antonio, Roberto, Angelo, Bruno (Acciai Speciali Terni )

AntonioDi lavoro non si deve più morire.Certo.Ma di lavoro non si dovrebbe nemmeno vivere perchè non c'è estintore carico e norme di sicurezza che tengano..alla quarta ora di straordinario cioè alla dodicesima di servizio,  Ferriere , ThyssenKrupp in dismissione, a tirare gl'impianti più che si può , fino a farli scoppiare, ore due del mattino, criminale è il modello produttivo, quello economico e quello sociale. E allora più insultante della retorica è chi appunta l'attenzione sulle Regole che ci sono e sulle quali semmai sorvegliare,spostando il tiro su uno degli effetti , rimuovendo così dalla coscienza la Causa. Adesso arriveranno i risarcimenti e le donazioni (chissà se una volta spente le luci invece, ci scapperà una pensione) perchè questi quattro ragazzi sono morti sul palcoscenico giusto,al momento opportuno ma che ne è delle novecentottanta famiglie alle quali quest'anno il Lavoro ha sottratto  un  congiunto ?Nell'immagine ,uno di loro , Antonio , con il bambino. Che di cortei e condoglianze oggi proprio non c'è nessuna voglia.

Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino e Bruno Santino,per trovare i loro nomi e cognomi sui giornali ho durato fatica, mentre invece abbonda tutto il resto del corredo.

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domenica, 09 dicembre 2007
21:32

Antidoti minoritari

Impegnata com'è a dar conto delle nascite di nuove formazioni,nuove ipotesi di riforme elettorali,nuove dichiarazioni e nuovi possibili scenari,la stampa ha quasi sorvolato sul rapporto annuale del Censis. Men che meno, se ne è accorta la Politica (antagonista,di governo, più o meno impegnata in assise , esecutivi e convegni ) che a fronte di espressioni forti ed allarmanti  che definiscono la società  poltiglia di massa impastata di pulsioni, emozioni, esperienze e, di conseguenza, particolarmente indifferente a fini e obiettivi di futuro, quindi ripiegata su se stessa, non ha fatto una piega incassando l'inevitabile conclusione e cioè che l'intera società civile non è migliore della sua politica e della sua economia.Ma non basta : il benessere piccoloborghese degli ultimi decenni ha creato un monstrum alchemicum che ci rende impotenti come ad una generale entropia.Tant'è.E mai come questa volta il linguaggio del Rapporto trova rispondenza nella sensazione diffusa di una deriva verso il peggio in ogni campo della vita sia individuale che collettiva. Ne' è lecito sperare in antidoti poichè  - prosegue il Censis - l'offerta culturale e politica che oggi tiene banco è un'offerta taroccata dalla logica vuota degli schieramenti. L'unica cosa che si salva ,sempre secondo il Censis, in questa mucillagine oscura è il silenzioso boom di una minoranza industriale : cresce l'export manufatturiero,il fatturato delle imprese e il PIL, peccato però che tutto ciò non riesca a creare Sviluppo. Pertanto in una società così inconcludente appare difficile attendersi l’emergere di una qualsivoglia capacità o ripresa di sviluppo di massa, di “sviluppo di popolo” come si diceva una volta; e le offerte innovative possono venire solo dalle nuove minoranze attive, ovvero:

-   la minoranza che fa ricerca scientifica e innovazione tecnica è orientata all’avventura dell’uomo e alla sua potenzialità biologica;

-   la minoranza che, nella scia della minoranza industriale oggi rampante, fa avventura personale e sviluppo delle relazioni internazionali (si pensi ai giovani che studiano o lavorano all’estero, ai professionisti orientati ad esplorare nuovi mercati, agli operatori turistici di ogni tipo, ecc.);

-   la minoranza che ha compiuto un’opzione comunitaria, cioè ha scelto di vivere in realtà locali ad alta qualità della vita;

-   la minoranza che vive il rapporto con l’immigrazione come un rapporto capace di evolvere in termini di integrazione e coesione sociale;

-   la minoranza che si ostina a credere in una esperienza religio­sa insieme attenta alla persona e alla complessità dello sviluppo ai vari livelli;

-   e le tante minoranze che hanno scelto l’appartenenza a strutture collettive (gruppi, movimenti, associazioni, sindacati, ecc.) come forma di nuova coesione sociale e di ricerca di senso della vita.

Si tratta senz’altro di una sfida faticosa, che le citate diverse minoranze dovranno verosimilmente gestire da sole. Ma sfida desiderabile, per continuare a crescere forse anche con un po’ di divertimento; sfida realistica, perché non si tratta di inventare nulla di nuovo ma di mettersi nel solco di modernità che pervade tutti i Paesi avanzati. Non so dire se una simile visione contenga la chiave per uscire dall'impasse,la sensazione piuttosto è che forse non rimanga altro da fare. Le piccole realtà virtuose e volenterose,vadano avanti comunque, da sole, incuranti della generale disgregazione, incoraggia il Censis...E' possibile ? Nel frattempo la fiducia nella Politica sfiora i suoi livelli più bassi ne' si può dar torto ai cittadini disinteressati ad un dibattito nazionale che non riesce a uscire fuori dalle secche dell'autoreferenzialità o da un Calendario dell'Iniziativa gestito esclusivamente dall'Emergenza - ieri la Sicurezza a fronte di un omicidio  oggi la Sicurezza sul Lavoro a fronte di altri , quasi novecento all'anno oramai, omicidi sul lavoro.Senza che, in nessuno dei due casi, pur negli strepiti emozionali, si riesca comunque a far altro che tappare una falla.


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martedì, 30 ottobre 2007
23:25

Che amarezza

CarloL'articolo 82 della Costituzione recita :

Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse.

A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi.

La commissione di inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni della Autorità giudiziaria.

Dove sta scritto che una commissione d'inchiesta, che tra l'altro  è un organo collegiale indaghi in una sola direzione? Nell'analizzare le dinamiche di quei giorni è impossibile non valutare la situazione nel suo complesso . Forse che il Parlamento oltre che autorizzare avrebbe indicato anche le modalità e le direzioni ? Le giustificazioni dei dissidenti sono davvero offensive. Uno non c'era, non sa, non ha visto l'apposito punto del programma . L'altro con incredibile fiducia nella capacità  delle indagini di stabilire la verità, sapeva già come sarebbe andata a finire. Poi ci sarebbero gli assenti che avrebbero potuto fare la differenza, poi il ritardatario...In questo modo è sin impossibile che il Parlamento si pronunzi.Alla fine tra ritardi e dissidenze a chi interessa indagare sul rapporto tra polizia e cittadini? A pochi credo .Il che è grave in ogni caso, ed è un insulto al dovere civile di conoscere la verità.Certo si può recuperare  ma anche questa faccenda di Genova ,come le altre del resto,diventerà occasione di scambi,lanci di segnali e ricatti .Chi desidera che si faccia - programma o non programma - quel che è giusto e legittimo fare,s'è un po' stancato di queste ali dissidenti e desidera un percorso piano che rispecchi la volontà espressa dalla maggioranza dei cittadini che si tratti di Genova o di Welfare, di pacchetti di sicurezza o di varianti di valico,i numeri sembrano non contare più e quand'è così,altro che democrazia,governano i ricatti e la confusione mentre c'è qualcuno che ancora vuol andare a votare con questa legge elettorale.Che amarezza.

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venerdì, 17 agosto 2007
15:45

Cose buone dal mondo (globalizzato)

Era ora che l'Unione Europea istruisse un'inchiesta sulle onnipotenti,onniscienti e soprattutto polivalenti Agenzie di Rating, gli emissari delle quali, in quanto arbitri assegnano il bollino di qualità (AAA  solvibilità del debitore) ad emissioni strutturate (impacchettamenti di bond), le stesse che in qualità consulenti di banche e imprese, hanno precedentemente contribuito a confezionare.I risultati del conflitto d'interessi sono sotto gli occhi di tutti nel momento in cui  molti dei titoli certificati come ottimi, mesi fa, oggi perdono oltre il 30%.E meno male che sono rimaste lettera morta le pressioni che il Forum delle Agenzie di Rating ha indirizzato all'Unione Europea rivendicando maggiore libertà di acquisti. Ciò detto è fin troppo evidente  come nel Disastro, un ruolo ben definito lo abbia giocato anche la loro omertà , gonfiando bolle finanziarie negli Stati Uniti come in Italia (Parmalat e Cirio tanto per citarne un paio).Questa del tonfo della borsa, è stata ed è,  la vera colossale notizia intorno alla quale sarebbe valsa la pena di esercitare penne, microfoni e telecamere, magari anche solo per suggerire qualche momento di riflessione, non voglio dire sulle contraddizioni del Capitalismo ma almeno per togliere qualche euforico lustrino  a quel paese dei balocchi che  chiamano Mercato, un luogo di tutti in cui però, sono destinati a divertirsi solo in pochissimi.Invece niente.Troppo poco spazio dedica l'Informazione al bagno di sangue delle borse asiatiche, mentre i Migliori,salvo pochissime eccezioni, destinano le loro residue energie  a Valentino (il motociclista) a Caruso (il disobbediente) e a Cécilia (l'indisposta).Come dire l'Irrilevanza, ma tant'è ..sembrano questi, tutti fenomeni irrinunziabili da esaminare.Ma per tornare a bomba,appaiono insopportabili prese in giro, le minimizzazioni di certi economisti che continuano a sostenere come tutta questa storia sia una vicenda esclusivamente americana e che i risparmiatori europei possono starsene tranquilli, il che, in epoca di globalizzazione,quando cioè il rischio contagio è più alto che in passato,mi pare una bugia più che pietosa, pelosa.Il panico finanziario non può non trasmettersi all'economia reale.Il crollo non concerne solo titoli bancari ma anche quelli energetici ed industriali.Con la caduta della domanda, nei prossimi mesi si potrebbe determinare una forte flessione della crescita dovuta al calo dei consumi, allo sgonfiamento della bolla immobiliare che è in corso anche da noi, con ripercussioni sull'occupazione e il reddito dell'industria edilizia e dell'ampio relativo indotto.Se non si vuol far pagare la crisi ai soliti noti, bisognerà che lo Stato s' impegni a rifinanziare la domanda  concentrando la spesa pubblica sulle infrastrutture e sulle opere pubbliche la carenza delle quali riguarda il Nord quanto il Sud.Se così non fosse ci toccheranno altre richieste in ordine a sacrifici salariali e flessibilità.Speriamo che almeno su questi temi il Governo ritrovi compattezza.

Nell'illustrazione : Wall street nella tempesta (di neve)

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venerdì, 08 giugno 2007
16:00

Aria

ariaAria è la migliore definizione per gli scarsi esiti del G8 : nessuna decisione ,un vago impegno a tagliare i gas serra ma nessun vincolo temporale ne' quantitativo.Aria...per l'appunto, qualcuno ha anche aggiunto fritta...E sia.

Aria ! Trastevere respira alla notizia che George. W. riceverà i vertici di Sant'Egidio in via Veneto e non in piazza Santa Maria.Le truppe, schierate fin da stanotte, ripiegano verso gli alloggi .Busce 'n viè più . Ce lo fa piccolo er piacere...Vox populi..

Aria avvelenata è quella che ci aspetta nei giorni prossimi e per molto altro tempo ancora.Nuovissime Rivelazioni,Pubblicazioni,Insinuazioni,Campagne, Veleni.Nuovi assalti alla diligenza da parte dell'opposizione nel tentativo di recuperare almeno un governo tecnico,o di larghe intese o magari ecco vanno bene pure le elezioni anticipate .E' il 1992?La tempesta si abbatte sulle istituzioni, la prima repubblica muore, evviva la seconda?Macchè...è il 2007.Tristemente.Passerà alla storia al più per lo scirocco,per la nota della spesa di Anna Falchi o per le battute telefoniche di Fassino.Il materiale hard ha cambiato segno.Dietro al polverone degli scandali orditi a bella posta, la ricostituzione dei Poteri Forti, il riassetto del capitale italiano in Europa.Banche e Telecomunicazioni sono in gioco.Una brutta aria.

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martedì, 29 maggio 2007
18:51

Disamore (gomitate)

Il dato più rilevante è nell'astensionismo ,in parte annunciato dai dibattiti recenti su sprechi e inefficacia dell'azione di governo che lasciando inalterate questioni dirimenti e bisogni, delude ogni aspettativa.Sbaglierò, ma la rinunzia al voto, questa volta, sembra  venire da parte di coloro i quali hanno più creduto in quella intensa stagione di riforme che non si sono potute o non si sono volute fare.Io credo che il difetto di comunicazione -  se sappia o meno la sinistra parlare al Nord o alle classi più agiate - qui c'entri poco : se torna a vincere la Lega significa che gli elettori hanno ritenuto  esaustive le risposte su tasse, legalità, sicurezza e immigrazione.In quei termini,con quegli argomenti, la sinistra non potrà mai esprimersi.Poco importa poi, se la legge più inutile e dannosa mai licenziata - la Bossi Fini - abbia prodotto più clandestini che altro e poco importa se nelle città già governate da quegli amministratori,la vivibilità sia in fondo alle apposite tabelle e la sicurezza una chimera.La sinistra perennemente alle prese con i propri dissidi interni, offre di sè un'immagine d'incertezza che è perdente rispetto alla franchezza provocatoria,ai toni ruvidi e decisionisti delle campagne della destra.La volontà degli elettori va rispettata e infatti quel che più preoccupa non sono i voti conferiti alla destra ma è il disamore di chi è rimasto a casa.Non sarà stata la spallata ma una gomitata nello stomaco sì e non sono gli elettori di Monza,Verona o Vercelli che l'hanno assestata ma la delusione degli astenuti.Restituire loro la fiducia dovrebbe essere al centro delle future riflessioni degli addetti,speriamo sia così.

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mercoledì, 23 maggio 2007
14:10

Cielo ! C'è l'antipolitica (innamorarsi del perfido Nicolas)

sarkontrolSull'antipolitica - ultimo divertimento in città - bisognerebbe dirla tutta e con coraggio.Prima di innamorarsi di Sarkozy - per esempio, che  in quattro e quattr'otto  sforna un governo dimezzando i ministri, con donne,esponenti di altra area  e tutto , andrebbe ricordato che la Francia è una repubblica presidenziale e Sarko per mettere a punto l'ideale e governativa compagine , al più,si è sentito con i suoi collaboratori più stretti, mica come Prodi che per compiere la medesima operazione,  ha avuto da convocare  stati generali differenti e litigiosi, con quel che ne è conseguito in termini di marchingegni e spacchettamenti - dunque prima di innamorarsi di Nicolas, si diceva,sarebbe il caso di lasciar spaziare l'analisi ben oltre i costi della politica, tema divenuto improvvisamente di grande attualità e considerato causa dell'allontanamento dei cittadini dalla stessa.Non che il proliferare di scorte, autoblu, residenze istituzionali e casini di caccia, siano questioni da nulla e anche se si ha la sensazione che nel settore si tenda già al gossip (ieri è stato diramato un numero di autoblu spropositato ma poi ci si è accorti che nel novero erano compresi anche i camion dei pompieri) e non si parli mai di rimborsi elettorali, stipendi plurimi e buonuscite a managers che sfamerebbero un villaggio africano per dieci anni.La vera questione è un'altra.In definitiva per ridurre gli sprechi, basterebbe la volontà e una serie di buoni  provvedimenti.Sei mesi,forse un anno, basterebbero per vedere Casini valorizzare il bell'argentè, da un parrucchiere di fiducia - shampo, taglio e fatturina, regolando di tasca,mancia ragazzi ! e via come il vento a farsi intervistare dalla tele con un privilegio in meno e un po' di dignità in più. Il motivo per il quale i cittadini si allontanano dalla politica ( ma è più fondata e grave la lettura secondo la quale sia la politica ad essere infinitamente distante dal paese reale) è il riproporsi, anno dopo anno,governo dopo governo delle stesse identiche problematiche senza che nessuno vi ponga rimedio.Per esempio è apparentemente ignoto il motivo per cui Di Pietro e Pecoraro Scanio litighino da ben dieci anni sulla variante di valico appenninica.Ciò significa, non solo che la questione è rimasta inevasa e che gli stessi soggetti che interloquivano due governi fa , sono tornati a ragionare sulla stessa questione ma che nemmeno  l'intervallo in cui la destra s'è insediata al governo,ha potuto nulla.Ancora ci trasciniamo,  mantenendolo inalterato, il problema dello smaltimento dei rifiuti in Campania con gran dispiego di mezzi governativi e protezione civile : le tiritere sono sempre le solite ma i sacchetti si accumulano, stagione dopo stagione, tra veti incrociati, impatto ambientale,ecoballe da smaltire senza che i mezzi opportuni siano stati predisposti e malavita ,in un mare di immondizia che suggerisce metafore fin troppo facili.Le difficoltà ci sono, ma pure gli anni di non governo del problema si sono accumulati rendendo via via la situazione sempre più difficile da affrontare.Possibile che non si sia ancora trovata la sintesi tra istanze ambientaliste,discariche e termovalorizzatori?Come viene sbrogliata altrove la matassa?Potrei continuare a oltranza ma bastano questi due esempi per capire che chiunque governi ha il dovere di esercitare il proprio diritto pienamente, senza che i ricatti degli interessi particolari o delle ideologie ne paralizzino l'operato.Prima di togliere il barbiere a Casini, sarebbe il caso di procedere ad una seria riforma elettorale poichè non è Sarkozy che c'innamora ma il sitema politico che gli consente di governare assumendosene la piena responsabilità.Per fare questo, non c'è bisogno di repubbliche presidenziali ne' di cedere a tentazioni autoritarie,basterebbe alzare la soglia di sbarramento a limiti accettabili.Poichè si vuol aver rispetto e dare voce alle minoranze ma non si può più tollerarne, il potere di veto.Nelle more, la casta potrebbe cominciare a privarsi di qualche privilegio  aspettando che un'etica rinnovata, imponga una severa cura dimagrante all' intero Apparato a partire dal perfetto quanto inutile  bicameralismo, passando per la riforma della Pubblica Amministrazione,sostando quel tanto che basta per razionalizzare le spa a partecipazione pubblica.Se lo facessero saremmo lieti di lasciar loro barbiere e buvette.

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sabato, 14 aprile 2007
19:01

Martiri (la classe operaia va facilmente in paradiso)

modellini lego per la formazioneSe il modello culturale imperante riduce il lavoro a merce disponibile e di conseguenza considera la risorsa umana come oggetto subordinato, se l'attuale modello di organizzazione del lavoro è concepito da managers e imprenditori sulla scorta del modello culturale di cui sopra, non ci saranno Testi Unici sulla Sicurezza che tengano,poichè il rischio d'infortunio è tutto inscritto in quella sorta di stortura originaria e nel suo non prevedere spazi  per la cultura della sicurezza.Penso a tutte le buone leggi che abbiamo, comprese quelle che individuano precise responsabilità in materia di sub-appalti.Penso anche di aver visto difficilmente gl'Ispettori del lavoro verificare, soprattutto in quei cantieri in cui insistono,proprio in virtù del sub-appalto,più imprese, e, manco a dirlo, nelle stesse circostanze, pochi managers preoccuparsi di coordinare l'incrocio di lavoratori e macchinari che operano senza conoscersi, condividendo un medesimo spazio produttivo.L'unica speranza per ovviare alle mutilazioni, agl'infortuni e ai decessi sul lavoro è che il Governo investa quante più risorse possibili in Ispezioni.Se i managers si accorgessero che tra mettere o meno in sicurezza un luogo di lavoro c'è una consistente differenza economica a favore di chi osserva le leggi e vitando così multe e salassi, forse si potrebbe avviare una  riflessione sui profitti che non non possono essere fondati esclusivamente sull'intensificazione dei ritmi di lavoro. La fabbrica dei martiri parte da lì.

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martedì, 13 febbraio 2007
15:06

Se non li conoscete.. (le vecchie novità)

L'ala movimentista di seconda posizione,  emanazione del partito comunista politico militare - e già qui, uno si chiede : ma come parlano?  Ce ne sta anche una situazionista di terza fila? - fa  la sua brava rentree in grande stile con bagagli di trovarobato old fashioned way : biciclette modificate,passamontagna,carte topografiche,piani d'assalto,fiamma ossidrica, documenti,timer ed elenchi di obiettivi,  ben riposti negli scantinati di abitazioni in città o modeste santabarbara in campagna ,una decina di kalashinikov,pistole e proiettili appena sufficienti, forse un mitra seppellito nell'orto del nonno.Giusto il tempo di dichiararsi prigionieri politici che si beccano subito il primo provvedimento liberticida : niente avvocati per cinque giorni.(Se non li conosceste : sono quegli intelligentoni che con le loro performances si tirano addosso le  invocazioni di altri intelligentoni  - più ordine,più polizia,più disciplina,più carcere etc - e questo non è che l'inizio).A seguire possiamo prendere atto di pubblicazioni ideologiche a tiratura limitata ed intercettazioni, e qui stendiamo un vel pietoso, perchè dopo aver scorso il periodico Aurora  e ascoltato il piano d'assalto alla redazione di Libero o alla villa milanese dell'ex premier, viene voglia di abbandonare l'aplomb garantista, costruito in anni di Studio & Sacrifici, per unirsi al coro dei paneacqua e buttalachiave.La scemenza, si sa, fa più danni dell'efferatezza e se qualcuno di loro spiegasse a noi tutti,  quali benefici effetti sul  proletariato produrrebbe la distruzione della moquette del giornale di Feltri o dell'impianto di telecamere a circuito chiuso della villa di Berlusconi,si avrebbe la Gratitudine Eterna (Se non li conosceste : sono quelli meno adatti a fare proseliti,la loro mancanza di senso della realtà è tale - e meno male che si dichiarano tutti marxisti - da far cadere le braccia a schiere di dannati della terra col risultato di veder scomparire negli stessi qualunque flebile aspirazione al riscatto ).Tuttavia nonostante la modalità assolutamente farsesca è verissimo che i Combattenti Comunisti Militari etc etc sono pericolosi.Per pochi,disperati,velleitari e cialtroni che siano,hanno il potere di comparire  sempre al momento opportuno e di combinare guai,i peggiori ai danni di chi lotta per il Vero Cambiamento.Non è un caso che nel mirino dei comunisti militari di seconda posizione ci fosse Pietro Ichino,per fare di lui quel che a suo tempo  fecero con Marco Biagi,un martire (e fin qui è vero) e del suo Libro Bianco l'ispirazione di una legge intoccabile ed inemendabile.Le vittime di quella operazione  sono incalcolabili.  (Se non li conosceste sono quelli che più odiano le riforme,i riformatori,i luoghi e i momenti di aggregazione democratica,la Stampa e la Sinistra al governo di questo paese non fosse altro perchè sottrae loro terreno e forza).La Sinistra non ha bisogno di mettere confini tra se stessa e gli epigoni di una stagione morta e sepolta,tra le ali seconde o terze che siano, e i sinceri democratici ci sono muri di disprezzo e una conta dolorosa di vittime in termini di perdite umane ma anche di quello che poteva essere e hanno sempre impedito che fosse.Che restituiscano loro gli avvocati.Vogliamo che si celebrino i processi per averne ragione, nell'interesse legittimo di tutti.

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venerdì, 26 gennaio 2007
14:15

la stupida perfezione del cerchio

Zmerinka era un grosso villaggio agricolo, in altri tempi luogo di mercato, come si poteva dedurre dalla vasta piazza centrale... ora rigorosamente vuota: solo, in un angolo, all'ombra di una quercia, era accampata una tribù di nomadi, visione scaturita da millenni lontani... Erano più famiglie, una ventina di persone, e la loro casa era un carro enorme...trainato da quattro cavalloni pelosi che si vedevano pascolare poco oltre... Chi erano, donde venivano e dove andavano? Non sapevamo: ma in quei giorni li sentivamo singolarmente vicini a noi, come noi trascinati dal vento, come noi affidati alla mutabilità di un arbitrio lontano e sconosciuto, che trovava simbolo nelle ruote che trasportavano noi e loro, nella stupida perfezione del cerchio senza principio e senza fine...

Primo Levi - La tregua.

Hanno un senso le celebrazioni della giornata della memoria solo se una delle lezioni più forti che l'Olocausto impartisce, continua ad essere la spina dorsale del nostro agire quotidiano : il rispetto per l'ALTRO, per colui o colei che è altro da noi in quanto ha altri connotati,altra storia,altre tradizioni,altri usi, altri costumi, altre religioni, altre opinioni.Solo in questo modo non sarà stato inutile il massacro degli ebrei,dei rom, dei sinti degli oppositori politici, degli handicappati,dei malati di mente e degli omosessuali nei lager nazisti.E' facile spremere la lacrimuccia davanti ai forni di Auschwitz e Birkenau,è facile commemorare persino il Porrajmos o pubblicare documenti e immagini sulle liste di proscrizione degli omosessuali .E' così facile che si pensa persino di promulgare leggi contro il negazionismo.Meno facile è riconoscere qui e subito, nel nostro attuale contesto,i diritti del popolo rom,degli omosessuali,degl'immigrati, dei detenuti nei manicomi giudiziari.Allora se si vuol essere credibili bisogna indignarsi davanti ai raid contro i campi nomadi ma bisogna farlo senza i ma e i però (rubano,sporcano o sciupano il panorama con i loro stracci) e da ultimo bisogna tradurre lo scandalo in provvedimenti,leggi, stanziamenti.Bisogna riconoscere agli omosessuali il diritto di essere una coppia legalmente riconosciuta e se lo desiderano di adottare figli.Bisogna chiudere i CPT,abolire la Bossi Fini,indagare sul lavoro nero,concedere cittadinanza e diritto di voto agl'immigrati.Bisogna chiudere i manicomi giudiziari.Solo così la Memoria serve, altrimenti sono film ,celebrazioni,pubblicazioni e convegni di un giorno,qualcosa di buono solo a scaricarsi la coscienza per poi tornare nei giorni successivi,di nuovo liberi di giudicare,emarginare,sorvegliare,punire,allontanare, gli ALTRI

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venerdì, 12 gennaio 2007
09:54

due coltelli e una spranga

Messa sul tavolo settorio, tutta intera la vicenda di Erba (premesse,contesti,epilogo), esprime la misura esatta del nostro imbarbarimento.Due coltelli e una spranga sono l'unica risposta che una donna e un uomo definiti tranquilli, hanno saputo opporre ai propri disagi interiori,tra gli altri, a quanto sembra, quello di non aver potuto avere un figlio.Non ci saranno conclavi casertani che dopo aver indagato nelle pieghe di questa storia esprimano misure adeguate.Ci vorrà tempo,pazienza e anni di buon governo per far fronte all'ansia giustizialista, alla xenofobia, al moralismo che non  sono solo il contorno dei fatti di Erba ma che, non a caso, sono anche l'asse dominante in paese che,storicamente diviso tra due tronconi culturali, cattolico e liberal progressista,dovrebbe essere la patria della solidarietà.E invece se andassi sotto le finestre della Reggia a chiedere che al centro dei pensieri dei programmi e delle tensioni di coloro i quali ci governano ci fossero politiche buone a favorire una maggiore coesione sociale,mi risponderebbero con le priorità dell'Agenda.Non m'andrebbe meglio se, nel quotidiano, cercassi di contrastare le invettive,l'astio,la competitività aggressiva, la mancanza di empatia che sono oramai il brodo in cui navigano il nostro lavoro,le nostre discussioni,la nostra vita.Sono discorsi che sembrano così distanti dall'Agenda.Così non è.La nostra sinistra, radicale o riformista che sia, dovrebbe uscire dall'immobilismo in cui si è cacciata per  farci sapere come ciascuna delle riforme all'ordine del giorno, ricadendo nel problema dell'indebolimento della base culturale ed etica del paese,ne possa determinare il superamento.O questo o continueremo a parlare di Conto Economico girando a vuoto.

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mercoledì, 10 gennaio 2007
10:21

Queste cose i brianzoli non le fanno

Domenica i carabinieri hanno circondato la città di Erba, data l'importanza dello spiegamento, pareva volessero portarsi via tutti gli abitanti che in fondo sono solo 17.000.Invece lo scopo era più che altro tener lontani i giornalisti e i curiosi dal luogo in cui si stanno ancora svolgendo le indagini.Penne ma soprattutto microfoni, sono in agguato un po' dovunque e non a caso Nino Marazzita ha rilasciato  un'intervista alla Padania.Titolo: "No al teatrino mediatico che fa audience sui delitti".Bruno Vespa dal canto suo, ha già approntato gli studi per il Procedimento Parallelo, manca solo il plastico ma la giudice che oramai devolve scienza e coscienza solo se c'è un cameramen, è lì al suo posto,il criminologo pure ,lo psichiatra e la giornalista arriveranno.Sembra proprio non manchi nulla ai futuri intrattenimenti.Ma sotto accusa stavolta sono i Vicini di Casa, i signori Olindo e Rosi Romano, presunti colpevoli,e il Risentimento, quello che siamo andati a cercare, fin dalle prime ore, all'estero, tra Tunisia e Colombia e poi man mano, scartando le ipotesi, tutte poco credibili,  abbiamo ritrovato sul pianerottolo dello stesso appartamento in cui si sono svolti i fatti.E' logico che i cittadini di Erba siano sconvolti ma fa piacere,se così si può dire, che con l'occasione abbiano scoperto il garantismo,lo stesso che hanno negato al signor Azouz, l'istantaneo colpevole, l'accusato della prima ora, grazie alle dichiarazioni di molti di loro, con la complicità degli Organi di Stampa e di una Procura che troppo in fretta ha cercato nei cassetti sbagliati.Tutti ora vogliono un giusto processo prima di buttare la croce addosso ai Signori Romano ma l'incredulità e lo sgomento arrivano talvolta a sfiorare il giustificazionismo Mi chiedo e vi chiedo dice un giovane intervistato al bar sul tema massacro  "cosa devono aver subito per reagire così, sempre ammesso che poi siano davvero stati loro? "Oppure un altro : "Per trent’anni mi son svegliato alle tre del mattino per lavoro, so bene come ti girano le palle se ti vive sopra uno che fa casino tutte le notti fino a mezzanotte."
Poi ci sono i patiti dello scontro di civiltà :"Queste cose i brianzoli non le fanno. Le gole, noi, non le tagliamo, a differenza degli islamici"…specifica un anziano signore  mentre un altro dice di conoscere il cugino di Azouz, più volte passato in tivù  "Sono cinque anni che è qui a non fare un cazzo, eppure ha la macchina e il cellulare, che poi chissà chi devono chiamare, questi qui, che usavano il tam tam fino all’altro ieri. E poi scusa, ma io sta storia che vogliono togliere il crocifisso dalle nostre pareti proprio non la mando giù".Un altro capannello di anziani discute, Non hanno voglia di lavorare, questi tunisini, e il Comune per di più gli dà 30mila lire al giorno ciascuno». E' già tempo di leggende metropolitane ad Erba,  manco non si fosse passati all'Euro da quelle parti, manco ad ammazzare quattro persone fossero stato per davvero i tuninisi. Con le nostre tasse, capito ? Insiste.Certo che non sono tutti così gli erbesi, gente in buona parte impegnata nelle attività benefiche che il Sindaco Ghioni non esita ad enumerare,  che ha saputo far fronte alla crisi tessile dando vita ad una serie di imprese che hanno reso Erba non solo ricca, ma opulenta e capace di dare benessere a quasi tutti, tanto da contare addirittura 24 sportelli bancari. Un benessere che comunque oggi non basta a veder chiaro e a riflettere sul fatto che in Lombardia come altrove, il male  non ha bisogno di essere importato. A differenza della manodopera.


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domenica, 24 dicembre 2006
09:22

E' Natale

Ad Opera attivisti neofascisti e consiglieri comunali di Lega e Alleanza Nazionale incendiano un campo nomadi destinato dalla Protezione Civile all'accoglienza di sessanta Rom cacciati dall' insediamento di via Ripamonti a Milano  di proprietà dell' Ing.Ligresti,notabile della città. Le beau geste è stato compiuto nel più puro stile fascista ridendo sghignazzando e rivendicando  in consiglio comunale la paternità dell'incursione.Not in my back yard” via... questi rifiuti subumani.

In Somalia, se ne parla poco  anche quando i giornali escono regolarmente, sono al quinto giorno di guerra largamente prevista.Le milizie delle Corti islamiche che da giugno controllano Mogadiscio e la parte centro-meridionale del paese,si scontrano duramente con gli uomini del TFG il governo provvisorio somalo supportato dalle truppe etiopi.Vani sono stati i tentativi diplomatici messi in atto dalla Comunità Europea (l'ultimo mercoledì scorso). Di certo si sa, che centinaia di persone abbandonano i villaggi nei dintorni dei combattimenti  per riversarsi in una zona già colpita dalle carestie e dalle recenti inondazioni.Oggi è previsto un pesante attacco delle Corti a Baidoa.

Non regge il cessate il fuoco in Palestina e dopo Gaza incidenti si segnalano anche a Nablus,senza un accordo politico è inutile sperare in una tregua tra Hamas e Fatah.

Condoleeza Rice ha detto alla Associated Press che le vite dei soldati americani e i miliardi di dollari sperperati in Iraq si riveleranno "un buon investimento per quando l'Iraq emergerà come fattore di stabilizzazione in medio oriente".Al momento gli scontri Sciti-Sunniti e gli attentati producono centinaia di morti e Alqaeda ieri ha lanciato un comunicato in cui offre agli americani un corridoio sicuro per il ritiro a patto che questi ultimi lascino le armi pesanti  ai seguaci di Bin Laden.

Lo so è un po' vetero riproporre tutte queste brutture proprio a Natale che è il giorno della bontà,della felicità e della pace.Ma tant'è ...questi sono i pensieri proprio mentre mi appresto ad uscire per l'ultimo saluto a Piero.Già Piero...  che  ci lascia un'eredità grave,che ci ha impartito una lezione complessa ben oltre la battaglia da continuare in suo nome.Se Piero avesse vissuto il suo dolore in privato,al chiuso con i suoi famigliari,i suoi amici, avrebbe di sicuro trovato una mano pietosa a porre fine alle sue sofferenze e oggi avrebbe finanche il funerale che desiderava : in chiesa.Ecco, oltre al resto la sua morte ci consegna un messaggio contro l'Ipocrisia che con il Natale c'entra e anche parecchio e che è tanto diffusa e praticata perchè, al dunque ,è un metodo che "paga",che non crea "problemi" e che ti rende gradito agli altri.Piena avvertenza e deliberato consenso.Ha ragione il catechismo.Questa è l'eredità di Piero.

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sabato, 23 dicembre 2006
16:20

Piena avvertenza e deliberato consenso

In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325).

Una preghiera per la salvezza eterna non si nega a nessuno ma  piena avvertenza e deliberato consenso, condizioni senza le quali, ogni disobbedienza alla legge divina non può dirsi tale,impediscono la celebrazione del  funerale in chiesa, com'era nei desideri di Piero e della sua famiglia.Se così dev'essere, così sia.Domani alle dieci in piazza Don Bosco A Roma,  saluteremo da laici, il laico Piergiorgio Welby, e andremo avanti nella sua lotta, che adesso più che mai sentiamo nostra.

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giovedì, 21 dicembre 2006
21:48

Buonanotte Piero

Con Piergiorgio Welby nel cuore.Sempre.

Ora, non ci sono parole scritte o dette  in questi giorni (accanimento terapeutico,rifiuto della cura,indisponibilità del bene vita),che non suonino , imbarazzanti  e inadeguate, eppure dentro ognuna di queste parole abbiamo messo l'anima per far sì che divenissero adatte,comprensibili,evidenti.L'unico concetto che ci si  sente di esprimere, ha la gravità del macigno e più ancora : la denegata giustizia che ferisce le coscienze.Segue, il senso d'impotenza per non avercela fatta a spostare nemmeno di un millimetro la situazione che rimane quella che era, con l'aggravante della perdita di Piero del quale si sono rispettate le volontà e di questo ci si può sentire sollevati ma che lascia comunque un grande vuoto.

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mercoledì, 20 dicembre 2006
15:33

Accanimenti

Stefano Rodotà lamenta sulla Repubblica  del 18 dicembre  la rinunzia da parte della magistratura al proprio compito di essere il luogo istituzionale dove le nuove domande di diritti ,trovino immediate risposte sulla base dei principi già esistenti nel sistema giuridico.L'occasione gli è data dalla decisione con la quale il  Tribunale di Roma,ha respinto la richiesta di Piergiorgio Welby di poter morire con dignità.In linea di principio nessuna obiezione.Il nostro sistema giuridico vede al centro la persona con la propria volontà,non più paziente sottoposto al volere del medico ma "soggetto morale" al quale competono le decisioni riguardanti i drammi dell'esistenza.Lo conferma anche la sentenza dei giudici di Roma che legittima il rifiuto di cure ivi definito come un diritto soggettivo perfetto al quale però mancano le condizioni per la sua concreta tutela e cioè la mancata specificazione di cosa debba intendersi per accanimento terapeutico e per  indisponibilità del bene vita.Ora se è pur vero che tra rifiuto di cure e accanimento terapeutico c'è una differenza sostanziale che nella sentenza non viene evidenziato e che ,nella fattispecie, il medico avrebbe dovuto limitarsi ad accertare la volontà della persona senza compiere alcuna valutazione discrezionale, è altrettanto vero che il percorso indicato dall'art 32 della Costituzione "la salute è diritto fondamentale dell'individuo,non possono essere imposti trattamenti sanitari se non per legge e mai la legge può violare" traccia una strada altrettanto dubbia di quella che ha condotto i magistrati di Roma, secondo i quali non sarebbe possibile fondare una decisione giudiziaria sull'accanimento terapeutico poichè questa nozione come altri principi é incerta ed evanescente,a ritenere inammissibile il ricorso.Comunque la si veda la vicenda ha molte storture che sono tutte date dalla mancanza di adeguata regolazione in materia.Se si pensa che il legislatore avrebbe potuto porre fine alla querelle con una legge sul testamento biologico, si capisce immediatamente che   si parla  non di approssimazione culturale nella terminologia del diritto (che pure è un problema quando si tratta di orientarsi tra concetti quali "comune senso del pudore" o "buona fede") ma di vera e propria vacatio.I giudici  avrebbero potuto far di meglio?Oh si certo.In un altro paese probabilmente.Ed è proprio la considerazione che in questo paese il tema dei diritti è continuamente disatteso dal partito trasversale dei cattolici onnipresenti in ogni schieramento e con i quali non ci si riesce ad accordare nemmeno sul concetto di cura, figuriamoci sul resto, che deve aver indotto i giudici a rifiutare il ruolo di supplenti,poichè nel caso di Welby non è di aggiustamento legislativo che c'è bisogno ma di una riconsiderazione generale di tutta la materia.Cosa sarebbe della nostra vita se politici così disposti a svicolare su temi definiti, con orribile attributo, sensibili,potessero contare su una magistratura disposta effettivamente a interpretare i principi e lo spirito del nostro ordinamento anche in assenza di norme specifiche?I cittadini hanno diritto a certezze e si aspettano che a rispondere sia un Parlamento che rifiuta di ricevere sia i sacrifici umani che le  pressioni di un corpo martoriato.Fatela la giustizia.E senza supplenti.

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giovedì, 14 dicembre 2006
12:23

Simulacri di Pasqua (anche se è quasi Natale)

In un capitolo del suo libro "Collasso" Il biologo e geografo Jared Diamond racconta l'affascinante e terribile storia dell'Isola di Pasqua,l'isolotto al largo delle coste cilene nell'oceano Pacifico, un tempo ricco di risorse e di vita. I suoi abitanti furono presi da una razionale follia che si manifestava in una gara di potenza tra clan su chi costruisse  e installasse le più mastodontiche rappresentazioni delle proprie fattezze umane.

Nel corso di tre secoli questa corsa al successo e al prestigio determinò il deserto ,furono abbattuti i grandi banani i cui tronchi servivano a trasportare i massi di pietra.La vegetazione si ridusse ad arbusti,,sparirono gli animali di terra e gli uccelli.Senza i tronchi per le canoe anche la pesca cessò.Gli abitanti finirono con l'abbrutirsi mangiando topi e infine divorandosi tra di loro e poichè avevano abbattuto anche l'ultimo albero fu preclusa loro persino la possibilità  di abbandonare l'isola.

Le insensate statue che fissano l'oceano con sguardi di pietra, raccontano la storia di una società tanto cieca rispetto al proprio avvenire, che si dice debba essersi fidata fino all'ultimo  delle parole di qualche Grande Rassicuratore che per non dispiacere al suo popolo e lasciarlo proseguire nella follia distruttrice,non usava altro che espressioni ottimistiche.I mostri dell'isola richiamano alla mente la credenza diffusa secondo la quale una classe politica è lo specchio del Paese che rappresenta.In realtà ,ai suoi diversi livelli,la classe politica seleziona i propri riferimenti sociali, evidenziandone alcuni ed oscurandone altri.Stabilendo rapporti con i primi e tagliando con i secondi.Per poterla governare,deve dare della società, una rappresentazione e lo fa scegliendo dalla stessa, le istanze di cui vuol farsi portatrice per acquisire i consensi necessari a mantenere o a migliorare la propria posizione, secondo la legge ferrea dell'autoconservazione delle èlite.La classe politica è chiamata a selezionare nel caos contraddittorio delle istanze sociali nel quale però si deve fare una prima disinzione a seconda della prospettiva in cui si collocano : individuale ed immediata  oppure collettiva  e duratura.Destra e sinistra,progressisti e conservatori sono distinzioni importantissime ma vengono dopo e sono interne a quella principale, tra coloro che sanno interessarsi solo al loro presente e coloro che sanno concepirlo come premessa di un avvenire comune.In questa distinzione traspare il pericolo della catastrofe della democrazia  e nel concetto di Libertà non coniugato con quello di Responsabilità, la tendenza a curare illimitatamente i propri interessi anche a costo di dissipare i beni collettivi e duraturi che assicurano l'avvenire.Per legare a sè questo popolo di liberi ed irresponsabili non c'è niente di meglio che prima diffondere la paura di quanto non può essere sotto controllo e poi dissiparla.Più che un Grande Fratello,rimarrà al potere un Grande Rassicuratore.Se le diseguaglianze del mondo aumentano,perchè preoccuparsene?Forse non è così vero,forse è colpa di quei governi.Se l'acqua scarseggia,la desertificazione avanza e l'Aids continua a mietere vittime,nessun problema.Basta non parlarne più e poi si trova sempre qualche scienziato che non è d'accordo.In questo quadro  l'unica speranza risiede in soggetti attivi e dissenzienti rispetto all'uniformità e all'improduttività spirituale imposta dalla società mondiale dei consumi,attivi soprattutto nell'elaborare valori,punti di vista e bisogni differenziati rispetto a quelli dominanti e che sia in grado di inserirli in un sistema aperto di connessioni tra strutture sociali,circoli, movimenti, associazioni club.Nella società civilizzata più che civile è riposta la speranza di una politica che non sia di pura sopravvivenza a breve termine,non appiattita sui suicidi interessi particolari.Una classe politica non totalmente dedita alla riproduzione di se stessa,farebbe bene a prestare attenzione e anzi a valorizzare questa risorsa della vita sociale.E' solo qui che si possono trovare le energie che aiutano a vedere più in alto delle piccole cerchie di interessi egoistici.L'alternativa è il circolo visioso delle forze in competizione particolaristica che si votano all'autodistruzione senza nemmeno rendersene conto.

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mercoledì, 13 dicembre 2006
18:19

Il degrado degl'inquirenti

Parliamoci chiaro : la storia di Abdel Fami Marzouk pareva fatta apposta per  scriversi da sè .Titolo :"Uccide e brucia tre donne e un bimbo", e nell’occhiello: "Si cerca il convivente, un tunisino scarcerato con l’indulto"; "Strage in famiglia: era fuori per indulto", e nel sommario: "Sotto accusa un immigrato". Per il resto poteva andare benissimo lo schema  precotto: il tunisino era un poco di buono, era stato in carcere e poi in comunità per droga, lei, la moglie, lo aveva sposato contro il parere dei suoi e poi si era pentita. E lui non si rassegnava. Venuto fuori con l’indulto, fonte di ogni guaio del nostro ordine pubblico, si è vendicato così ferocemente.

Siccome poi si scopre che non era niente vero,Sandro Curzi stamattina sul Manifesto ("La strage di Erba e il degrado della notizia") se la prende con le condizioni disastrose in cui sono costretti a operare i media, tanto disastrose da rendere difficile lo svolgersi della professione di giornalista con una qualche dignità.Fin qui niente da eccepire tranne il fatto che in tutta questa storia non vengono affatto nominati  gl'inquirenti, i quali sono andati a colpo sicuro, tant’è che prima è stato indagato (e consegnato al pubblico ludibrio) il “colpevole” e poi si è provveduto a verificare se poteva davvero essere stato lui. A quanto pare, le testimonianze che scagionavano Abdel sono arrivate subito, quelle per cui lui si trovava in Tunisia e perfino quelle che raccontavano tutt’altra storia sulle relazioni in quella famiglia: la moglie non si era affatto stancata di lui, lo amava e continuava a sostenerlo come aveva fatto nei momenti più duri. Lui non era mai stato violento con il figlio né con la suocera. Anche il suocero, nel suo dolore, lo scagionava.
Sarà il caso d'interrogarsi  se una tale deroga alle regole della discrezione e della presunzione di innocenza sarebbe stata mai praticata dalla polizia e dai magistrati se il sospettato fosse stato un italiano.La risposta è fin troppo ovvia,sarà il caso di evidenziare anche "questo" degrado

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domenica, 10 dicembre 2006
03:09

La civiltà dell'amore

Con abusata e burocratica espressione ,chiamano temi "eticamente sensibili " quelli  che riguardano i diritti di Piergiorgio Welby,delle donne infeconde e delle coppie di fatto.In spregio ed in aperta violazione, tanto dell'etica cristiana, quanto dei  valori dello stato laico,lasciamo che si oppongano muri alla sofferenza umana ,in nome della religione o della ragion di stato.Il concetto di laicità trova un significato compiuto nel punto d'incontro tra cristiani e laici  e nell' impegno a  trovare soluzioni che restituiscano dignità a chi ne è stato privato per indifferenza,pregiudizio o  pessime leggi. Piergiorgio Welby non può aspettare che la scienza spieghi alla politica qual'è l'esatto concetto di accanimento terapeutico,le donne che desiderano un figlio,i conviventi , omosessuali o meno, non possono aspettare gli esiti di diatribe altrimenti dette Grandi Dibattiti che hanno come tema il diritto dell'embrione o che stabiliscano quali insiemi di persone siano degni di essere considerati famiglie e quali no.Ci vorrebbe un'altra statura morale per fare quel che va fatto e che è importante più di una finanziaria equa o di una buona riforma della giustizia.Basterebbe per i nostri alleati, ridicolmente chiamati teodem, lo scatto d'orgoglio,il recupero  dell' identità e del senso da attribuire alla propria testimonianza cristiana.E' urgente,non possiamo più aspettare.

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domenica, 19 novembre 2006
00:54

Peggio dei Bulli

Peggio del bullismo, c'è solo un dibattito on line sul bullismo con partecipazione di addetti ai lavori (scolastici) più genitori e studenti.Si fa il punto sulla scuola nei termini noti, di agenzia educativa che non riesce più a espletare la propria missione.Mentre leggo le prodezze di un insegnante che grazie alla propria costituzione atletica riesce a domare le classi e ne illustra al forum le modalità ( ma poi diventiamo amici...) continuo a pensare che la scuola ha bisogno di risorse ( e tante) ma soprattutto di risorse umane.Insomma non possiamo pensare di abilitare all' insegnamento solo i maschi ben messi e nemmeno che per ristabilire l'ordine ci voglia la forza fisica.Altrimenti il bullismo avrebbe vinto non fosse altro per aver imposto il proprio metodo.

Mentre il forum s'infiamma, lo sguardo si posa sulla notizia del ritiro da parte degli interessati di quei video "divertenti" che su You Tube hanno provocato lo scapore..La giornalista parla di "effetto condanna","la Rete si ribella"- annuncia - e lancia anatemi nella sezione "commenti" così i filmaker indipendenti "rimuovono l'oggetto" dal sito.Si certo la"pubblica riprovazione"produce sempre il suo effetto ma qui mi sa che l'erede di Tarantino ha sentito puzza di sanzioni.

Già...le sanzioni.C'è molto lavoro da fare intorno a queste situazioni di disadattamento,frantumazione dei rapporti e miseria morale poichè la Formazione non è solo il nostro futuro, come amano ripetere i Retorici dell'Impotenza, posponendo all'infinito la malattia e la terapia,ma il nostro Presente. Ed è oggi, non domani che dopo aver messo a punto tutte le strategie educative possibili e aumentato stipendi ad insegnanti e creato laboratori e campi sportivi che deve saltare il tappo della frustrazione e della depressione.C'è molto lavoro da fare per chi ha il dovere di  applicare Regole che già esistono.La minaccia a mano armata è un reato,assistere senza intervenire ad un episodio di violenza è un reato, come hanno potuto quegl'insegnanti tornarsene a casa e tacere?La scuola è un grande Indicatore Sociale e un 'indispensabile agenzia di monitoraggio.Tutta la società deve attivarsi per rimuoverne i problemi.Primo tra tutti il Tribunale dei Minori  e a seguire i servizi sociali,gli psichiatri,le comunità e tutta quella rete di strutture che hanno l'obbligo di farsi carico del disagio minorile.E tutto questo mentre on line si continua a parlare di palestre e di abolire i videogiochi.

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mercoledì, 15 novembre 2006
06:59

Scuola scuola scuola

In meno di due giorni la scuola viene invocata (Scuola Scuola Scuola) da Umberto Galimberti e Giuseppe Fioroni entrambi su "Repubblica",per l'episodio infelice del ragazzo molestato,picchiato,in classe sotto gli occhi indifferenti dei compagni e dell'insegnante e perchè, avendo qualcuno immancabilmente filmato e immesso in Rete la prodezza,ognuno cliccando ha potuto farsi un'idea di come venga accolto benevolmente un giovane, con problemi di vista e udito,in certe scuole.Doppia problematica dunque al vaglio di ministro e insigne professore : c'è chi mena, chi le piglia,chi immortala e molti stanno a guardare,vicini e lontani che siano.

Dice Galimberti "i compiti che vengono affidati agl'insegnanti sono molti ma prima ancora di insegnare l'educazione civica impartita per avviare al rispetto delle leggi,la scuola dovrebbe indagare se i fondamentali della natura umana sono ancora presenti e attivi nei ragazzi che ogni giorno vanno a scuola e poi una volta a casa accendono il computer per identificarsi con l'aggressività malsana che fraintende la crudeltà con la forza e l'affermazione della propria identità con l'accanimento fisico sul più debole e il più indifeso.

Scuola Scuola Scuola, conferma il giorno dopo Giuseppe  Fioroni, “faremo la nostra parte” anche se poi  i ragazzi  a scuola stanno poche ore e per il resto sono ostaggio dei videofonini,televisione e videogiochi, che  vanificano lo sforzo degl’insegnanti, come svuotare il mare col cucchiaio.Morale : tutta la società dev'essere coinvolta."Il processo educativo ha bisogno di tanti attori e con questa sproporzione di forze l'azione educativa della scuola, per quanto appassionata e incisiva rischia di essere insufficiente

Passa un altro giorno e un ulteriore episodio torna a occupare le cronache.Una professoressa è indagata per violenza sessuale aggravata e corruzione di minore ai danni di alcuni suoi alunni.Una storia da appurare ma , vera o falsa che sia,  egualmente preoccupante, intanto per gli aspetti al contorno : ,la scuola media di un piccolo centro, (quindi un centinaio, forse più, di ragazzini dai 10 ai 13-14 anni) sbattuta in prima pagina.Il preside che per difendersi non trova altro che sventolare i programmi di educazione sessuale svolti  tesi a dimostrare la tesi che “senza affettività non c'è sessualità”(bah).L'equipe psicologica il cui lavoro però non impedisce ai ragazzi interessati alle presunte vittime,di andarsene in giro per il paese a raccontare la propria versione o a rilasciare interviste.Domani, c’è da giurarci,avremo anche i commenti di scandalizzate famiglie e dopodomani l'Indagata, di spalle e con voce contraffatta andrà a difendersi in televisione, badando bene di scegliere il contenitore domenicale che più le giova all'ora di massimo ascolto.

I giornali del resto riportano già  di uno spaesamento della donna che insegnava matematica in copresenza,cioè insieme ad una collega "per non lasciarla in balia di alunni scalmanati" spiega il preside - o di lamentele  di parenti degli alunni per i di lei atteggiamenti con i ragazzi,eccessivamente complici,pare. 

Tutto concorre a configurare un quadro secondo il quale questo guaio dovesse essere in lista d'attesa.Doveva proprio succedere il peggio perché si decidesse di porre rimedio al disastro?La scuola dell'obbligo che boccia per ben due volte un ragazzo,(la presunta vittima) non dovrebbe essere di per sè allertata intorno ai problemi dell'apprendimento e oltre ?

E una volta scoppiata la bomba,in questa piccola comunità della civile Lombardia,c’è qualche autorità, sindaco, preside sacerdote o  usciere che si preoccupi, oltre che di comparire in televisione,di proteggere  i minori, quelli direttamente interessati  ma anche gli altri, dagli assalti della stampa,dalle domande imbarazzanti, da un’esposizione mediatica che le loro giovani età non sono pronte a sopportare?

Scuola Scuola Scuola …ma sono poi tanto sicuri Fioroni e Galimberti che qualcuno risponderà all'appello?Certo la scuola non è tutta così e  di sicuro ci sono tanti insegnanti e dirigenti scolastici che cercano di fare il proprio dovere ma nonostante ciò,siamo proprio sicuri di poter affidare a questa scuola missioni salvifiche che vanno dall'insegnamento del rispetto della legalità,del valore positivo della solidarietà,della tolleranza,del rispetto? E come,con quali risorse , visto lo sfracello, intenderemmo fosse svolto  questo insegnamento?E soprattutto da chi?

Istituzioni di tavoli,apertura di portali , intensificazione di letture dantesche,visite ai musei e scambi culturali con l’Africa nera?Basta il programma di "educazione sessuale" per impedire l'inverarsi di episodi come quelli descritti?

Se manca una scuola pubblica di qualità  non c’è problema che possa essere risolto.Ovvero come dice Domenico Starnone La scuola ha bisogno di essere ripensata a partire da quello che accade nelle classi, dietro la porta chiusa, e fin su in cima al ministero; e allora non bisogna gridare scuola scuola scuola e prendersela coi videotelefonini e istituire tavoli, ma fare, fare, fare, bene e subito. A meno che non si creda che i mali stranoti dell'istituzione si curino con i buoni propositi e le invocazioni rituali.

Repubblica 12 novembre 2006  Botte al Down ,spopola il video di Umberto Galimberti

Repubblica 13 novembre 2006  Un fronte comune contro la violenza di Giuseppe Fioroni

Il Manifesto 15 novembre Non nominate la scuola invano di Domenico Starnone

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venerdì, 10 novembre 2006
10:00

Su Napoli

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L'onda mediatica ha fatto il suo corso. Napoli come Calcutta e Bombay: città morente, che non vede e non sa far vedere quale sia la sua parte sana.Affiorano illazioni velenose e diagnosi presunte. Un genere letterario che non dovrebbe avere cittadinanza appare, al contrario, sulle prime pagine dei grandi quotidiani nazionali. Leggende metropolitane improbabili. La prima: che Bassolino sia come Gava e che la storia della città sia solo un eterno ignobile presente. La seconda: che questo sia lo scontro finale (Highlander Style) di due grandi filoni che attraversano la storia dei comunisti napoletani: dal bordighismo alla scissione del Manifesto, dai delfini di Amendola - Chiaromonte e Napolitano - all’erede di Ingrao, Antonio Bassolino. Sciocchezze entrambe ma porsi questo genere di domande confonde la ricerca di una soluzione efficace per problemi reali dalla difficile interpretazione.
Il fatto che Napoli sia oggi una metropoli priva di uno scheletro economico e , vittima di una emorragia sistematica delle sue migliori risorse umane. Una grande città sfinita dalla incapacità perdurante di convivere con la parte migliore della modernità e che, proprio per questo motivo, è vittima del lato oscuro della modernità. Come capita a Caracas o in Russia, dove l’industria del crimine diventa l’ammortizzatore sociale del venir meno della dipendenza dai soldi dello Stato. Il fatto che questa città sia governata da quasi quindici anni da salde maggioranze di centrosinistra, che hanno ruotato intorno alla leadership di Antonio Bassolino e alla formula di un singolare laboratorio politico: partnership privilegiata con la sinistra democristiana di De Mita e alleanza variabile su tutto lo spettro della sinistra. Il fatto che questo laboratorio politico di frontiera abbia convissuto con una gestione almeno disordinata dei processi amministrativi e abbia, nel medesimo tempo, aumentato il proprio consenso elettorale, grazie a un clamoroso fallimento del mercato politico: l’assoluta inconsistenza dell’opposizione nelle assemblee elettive e nella dinamica sociale. Il fatto che questo consenso, raccolto da una classe dirigente trasformatasi in un ceto politico autoreferenziale grazie al controllo della spesa pubblica, si sia risolto nel rifiuto delle opinioni di chi non si allineava supinamente alle scelte dell’inner club del potere locale, precipitando, progressivamente, in una vera idiosincrasia per il dissenso. Il fatto che di fronte a una scena sociale polarizzata da una economia troppo pubblica e una crescita urbana preda della speculazione privata, questa classe dirigente abbia proposto, e molto lentamente approvato, uno strumento urbanistico chiuso nel perimetro municipale mentre la città tracimava sull’intera provincia ed era ormai una metropoli di quattro milioni di persone. Che quello strumento fosse affidato a tre pilastri che corrispondevano a tre grandi aree urbane degradate: l’ex area siderurgica di Bagnoli; il retroporto che congiunge e separa, a levante, il comune dal grande dormitorio congestionato che tra il mare e il Vesuvio, la sterminata periferia sociale nella quale convivono il centro storico e i quartieri costruiti nella stagione dell’edilizia economica e in quella del dopo terremoto.
Municipale che fosse, questo disegno urbanistico era pur sempre una ipotesi. Non si discute se essa fosse adeguata o meno. Si discute di una clamorosa evidenza: quasi nulla, delle cose che si era detto di volere e dover fare, è stato fatto. Eppure, sindaco Bassolino c’era un governo “amico”, e sindaco Iervolino, ma dotato il governatore Bassolino di imponenti fondi europei, nonostante un governo “nemico”, molto si sarebbe potuto fare con quelle risorse. Parte delle quali ha alimentato intelligenti infrastrutture di trasporto mentre l’altra parte si è persa in una marea di spesa pubblica degna del bastard keynesism degli anni sessanta. Mentre una grande banca e importanti imprese napoletane venivano letteralmente estirpate dal tessuto urbano. Questi sono i fatti di cui vorremmo intendere le cause e fronteggiare le conseguenze. Antonio Bassolino, per la sua storia e la sua capacità politica, dovrebbe aprire e dirigere questo confronto: per aiutare la città a capire e avviare il cambiamento necessario. Se non ci riesce più nemmeno lui è davvero il caso di preoccuparsi

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domenica, 05 novembre 2006
19:23

Nessuno tocchi Caino

saddam

La pena di morte  è una punizione crudele, inumana e degradante ormai superata, abolita de jure o de facto da più della metà dei paesi nel mondo. La pena capitale è una violazione dei diritti umani fondamentali, che non può offrire alcun contributo costruttivo agli sforzi della società nella lotta contro la violenza.

 

Il motto “Nessuno tocchi Caino” vale sempre e sotto ogni cielo. Dunque, anche in Iraq. Dunque, anche se il condannato a morte si chiama Saddam Hussein, e se non c’è dubbio alcuno, perché lo ha riconosciuto lui stesso, che della strage di 148 sciiti a Dujail, nel 1982, è stato il mandante, così come di altre innumerevoli efferatezze contro il suo popolo della grande maggioranza delle quali il processo di Baghdad ha preferito non occuparsi.Saddam è stato processato e condannato per singoli episodi perché se il processo avesse avuto per oggetto il suo regime criminale sarebbe stato impossibile impedire all’imputato di difendersi invocando sia il contesto internazionale che le molte complicità di cui ha goduto nel corso della sua lunga carriera politica. Ricordando ai giudici, per esempio, i suoi incontri a Baghdad con Donald Rumsfeld, negli anni Ottanta. O la licenza di reprimere la rivolta sciita che ricevette da Bush padre dopo la fine della guerra del Golfo.Saddam, è il più colpevole degli imputati di sicuro ma il processo è risultato assai simile a una farsa, che scredita la giustizia irachena (e questo sarebbe onestamente il meno, in un paese in cui il capo del governo si è appellato in continuazione ai magistrati perché gli facilitassero il compito mandando a morte il despota deposto dagli americani) e rende più difficile la strada, già assai ardua, verso una giustizia internazionale degna di questo nome. È assai probabile, che le cose non potessero andare diversamente, una volta deciso di affidare il processo agli iracheni, per trasformarlo in una sorta di atto fondativo del nuovo regime. Ma questa non era una decisione obbligata: bastava volerlo, e Saddam avrebbe potuto benissimo essere giudicato, a l’Aja e forse persino a Baghdad, dal Tribunale Penale Internazionale: si sarebbe così evitata una condanna a morte che rischia di rendere ancora più incerta e drammatica la situazione in Iraq, e si sarebbero garantite al giudizio più trasparenza,più garanzie e soprattutto più verità. Peccato, che gli americani, il trattato istitutivo del TPI si siano rifiutati di ratificarlo e che, per quanto ne sappiamo, pochi, pochissimi hanno avuto il coraggio di sollevare apertamente la questione quando era il caso.La pena di morte a Saddam è un errore politico che aggraverà la situazione in Iraq.Per quanto i vertici americani si ostinino a negarlo, in quel paese è in atto una vera e propria insurrezione armata.Saddam diventerà un martire oltre ad essere giù considerato un eroe dell'antiamericanismo.L'odio per il gruppo dirigente iracheno e per gli americani aumenterà e i massacri si moltiplicheranno a dismisura.Per concludere in Iraq anche sul versante della giustizia si è imboccata una strada radicalmente sbagliata e appare assai probabile che la soluzione,sarà la peggiore posiibile.

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mercoledì, 25 ottobre 2006
02:29

Clichy sus bois (se questa è vita)

Se si parla di banlieues, non si può dissociare gli immigrati di origine maghrebina dagli altri. Perché che siano maghrebini, neri africani, turchi, curdi, la situazione è la stessa, non ci sono trattamenti “di favore” per i maghrebini. Clichy-sous-Bois conta 28mila abitanti. La metà della popolazione ha meno di 25 anni. Per più di un quarto delle famiglie, il capofamiglia è disoccupato. La popolazione attiva con un lavoro – per il 71 percento impiegati e operai – è diminuita negli anni Novanta, con un calo del 14,6 percento. Un’altra caratteristica di Clichy è la sua verticalità: il 78 per cento degli alloggi sono in condomini e ospitano l’80 percento degli abitanti. Circa il 50 percento delle abitazioni si trovano in palazzi di nove piani o più. Un quarto delle famiglie di sei persone o più abitano in trilocali o appartamenti ancora più piccoli.

I problemi nelle banlieues, e in particolare a Clichy, vanno ben al di là dei problemi di comunicazione tra francesi e stranieri, anche se il razzismo è ben presente (anche in senso inverso: a Clichy i francesi sono largamente minoritari, tirate voi le vostre conclusioni...). Poi, c’è tutta una cultura (musulmana) che noi non conosciamo veramente, questa immagine della donna sottomessa, i figli maschi che sono un po’ i re della famiglia...ecco che queste cose hanno effetto anche sulla vita quotidiana: a scuola, i professori sono in grande maggioranza donne, e dato che le donne sono “meno che niente”, le professoresse perdono tutta la loro credibilità, e non sono rispettate. Come fai a imparare qualcosa se non c’è la minima considerazione per l’insegnante, tanto più che il rifiuto che ti porti dentro viene dai tuoi genitori! Non so se la ragione dei tanti abbandoni scolastici sia questa, ma certo può contribuire. Aggiungete a questo le cifre sulle condizioni degli alloggi, e vi rendete conto che ci si ritrova con degli appartamenti dove ci sono quattro o più bambini nella stessa camera, non proprio le condizioni migliori per studiare.

Poi alcune ragazzine, una volta che sanno leggere, partono in vacanza “verso quel posto lontano” ma non tornano più...alcune tra loro sanno che ritorneranno al loro paese, allora fingono di non saper leggere, e rifanno l’anno. Non so se conoscete la fierezza dei musulmani riguardo ai loro bambini (“mio figlio ha studiato!”) e spesso, una bambina che non riesce bene negli studi è una bambina picchiata, e non vi immaginate come. Non vi dico dei bambini picchiati con i cavi elettrici, o di quel ragazzino gettato dalla finestra dal suo patrigno perché aveva riso durante la preghiera, e della sorella che da quel giorno non parla più...non vi racconto di quelle bambine che dovevano fare il bagno davanti al padre e ai suoi “amici”, o di quel bambino che è arrivato a scuola con le costole rotte, né di quello che gioca nel cortile della scuola con una pistola vera, trovata nella camera del fratello...non vi racconterò la storia di quei cinque bambini, il più grande di undici anni, lasciati a se stessi sulla strada, perché “papa è tornato nel suo paese con la sua seconda moglie, e mamma è sparita”, perché la madre è in prigione, presa mentre si prostituiva per mantenere i suoi figli....o ancora quei bambini che dormono nella stessa stanza con la madre e quel signore “che non conosciamo” che dorme con lei...non mi soffermerei su questi episodi che sono la vita quotidiana a Clichy-sous-Bois ma che nessuno vede, nessuno sente...se ve lo racconto è solo per non dimenticare quelli che si dimenticano sempre, i bambini.

Si parla dei giovani che bruciano le auto, che sparano alla polizia...ad ogni modo, la polizia arriva sempre troppo tardi, quando il male è già stato fatto ed è già stato dimostrato che, quando il male non si vede, tutti se ne fottono. Può darsi che tutto questo casino nelle strade sia una sorta di appello di soccorso verso una società che se ne fotte. Ci sono sempre stati problemi del genere a Clichy-sous-Bois, ci sono sempre state macchine bruciate, ma sicuramente molti parigini hanno conosciuto questo nome solo nell’ultima settimana! Finchè può, la società tace e nasconde la miseria, e meno se ne parla più i politici si dicono che le banlieues non sono più un tema “caldo” e che si possono occupare di altre cose. Solo quando ci sono dei morti allora dicono “bisognerebbe fare qualcosa”, ed ecco che spunta “Sarko” (il ministro degli interni, Nicolas Sarkozy, ndT) a dire “beh, andiamo a ripulire tutto col karcher” (un apparecchio per la pulizia dei pavimenti, ndT). In effetti, ci sono centinaia di poliziotti che circondano la città, a poco a poco è tornata “la calma” ma tra una settimana, quando la tensione sarà scesa e i poliziotti andranno via, cosa succederà? Le reti di prostituzione infantile riprenderanno di nascosto, come il traffico di armi e di droga, sempre di nascosto dei bambini verranno picchiati...e quando, tra qualche anno, saranno davanti ad un giudice non importa quale reato,una voce dirà "non ha avuto un infanzia facile" e come al solito sarà troppo tardi.

Francia - Clichy sous Bois - 05.11.2005

Sebastien Durand

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mercoledì, 27 settembre 2006
07:39

Taglie deboli

Ora che in qualche città sfila la collezione primavera estate 2007, nessuno parla più di Spagna e d'Inghilterra, ne' delle modelle sopra la taglia 38 per decreto governativo, ne' di richieste di certificati di sana e robusta costituzione,francamente un po' ridicoli.La campagna per la rivalutazione della donna "normale" è durata lo spazio del paginone centrale di un quotidiano che accanto all'efebica sedicenne, mostra la rossa esuberante testimonial della collezione "taglie forti" che  però  a ben vedere,è alta uno e novanta-senza-tacchi e discretamente proporzionata,  dunque ,seppure fosse,prima che le si riscontrino addosso gli esiti  deturpanti del sovrappeso, ce ne vorrebbe.Se la magrezza è ottenibile tramite uno stile di vita gandhiano, la forma fisica della rossa dirompente non c'è verso,è questione solo di fortuna, ed è da scriteriati indicarne il modello come "normale" Ma il mercato del lusso, in lieve ripresa tutto può, atteso che al ritorno della "normale", non ci aveva creduto nessuno, prova ne è, che,relegata la rossa alle sfilate minori, ragazzine ucraine  e lettoni, travestite da madame, tornano a deambulare in passerella  mostrando l'abito dello stilista, del quale sono,com'è sempre stato, l'insostituibile  sussidio tecnico.Magrissime ovviamente,  come ai tempi del new look di Christian Dior, nei fine anni 40 o ancora prima, della rivoluzionaria Chanel.  Le campagne per la riqualificazione delle "normali", sono destinate a diventare un rituale anticipo di collezione, una specie di  "Aspettando la settimana della moda" beccatevi il paginone corredato da commento sociologico o  psichiatrico a piacere,in cui,tra aigrettes e diluvi di jais, si parla di anoressia.Tema del giorno.Guai poi se a sprofferirne è la televisione, quella che alterna raccomandazioni a mantenersi magri inframmezzate da pubblicità con crolli rovinosi di danette coppabianca,o indifferentemente,consigli a mangiare "di tutto" ,che un po' di ciccia,si sa,piace ai maschi,con interruzioni per promuovere l'ultimo efficacissimo rimedio per non ingrassare,due pillole dopo la sbranata di fettuccine e sei a posto.In tutti i casi, la triste realtà è  che mangiare (in qualunque misura) è diventato un disturbo alimentare e che psichiatra stilista nutrizionista e conduttore con cravatta Marinella ottopieghe, sono lì ,proprio per te a dirti come devi essere e come devi essere discende direttamente dall'abito e dalla quantità di danette coppabianca da vendere.Non a caso i corpi indipendentemente dalle persone, si ribellano,non quelli delle modelle quindicenni che per età e provenienza sono alte e magre e spesso non hanno niente a che vedere con l'anoressia di cui sono ingiustamente accusate, ma di tutte le altre ,quelle che subissate da messaggi contradittori e per di più in netto antagonismo con il normale ciclo della vita, hanno fatto fare al loro povero metabolismo il triplo salto mortale con doppio avvitamento,rendendolo  definitivamente disabile e che per questo sono impossibilitate oramai a dimagrire se non a costo di condanne a vita a sacrifici monastici e personal trainer day to day.Accettarsi in tutto ciò, sarebbe una rivoluzione copernicana, impossibile data la cancellazione dallo stereotipo femmina che piace, di qualsiasi attività neuronale,ulteriore concausa di prossimo declino della civiltà occidentale.

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sabato, 23 settembre 2006
08:14

Invisibile

Produzione di opinioni a mezzo di opinioni: sappiamo bene che l'informazione e la comunicazione oggi funzionano così, e che il gigantesco dispositivo massmediale che comanda la nostra percezione del presente, a onta della moltiplicazione di fonti, notizie e commenti che continuamente produce, finisce paradossalmente col fornire pochi elementi originali alla comprensione dell'attualità. L'attenzione allo scarto e alla differenza, necessaria al pensiero per individuare i varchi del cambiamento possibile mal si concilia con il dispositivo della ripetizione cui tutto il sistema dei media è improntato. E l'ascolto di soggetti ed esperienze che restano ai margini dell'ordine del discorso dominante,viene anch'esso depotenziato da un sistema della comunicazione che accende e spegne i riflettori sui marginali e gli esclusi a caso, un giorno sì e cinque no, una testimonianza oggi e l'oblio quasi sempre, un'apparizione in tv a piccolo risarcimento dell'assenza destinata dal mercato economico e politico delle merci e delle idee. Mai la censura è stata così potente come nella società dei media che tutto dice e tutto fa vedere. Mai l'invisibile e l'indicibile di un'epoca sono stati così estesi come nell'epoca della massima visibilità e dicibilità: è questo il paradosso in cui ci troviamo a vivere, che rende insieme più possibile e più arduo decifrare il tempo presente. Non per questo possiamo desistere: è sbagliato cedere alle derive apocalittiche del discorso sui massmedia di cui è costellato il pensiero critico novecentesco; è sulla moltiplicazione, non sulla riduzione dell'informazione e della comunicazione che le strategie di resistenza devono comunque puntare. Significa, quanto alla comprensione del presente, che non dobbiamo mai cessare di interrogarci su quello che vediamo e su come ce lo fanno vedere e lo vediamo, ma anche su quello che non vediamo perché nessuno ce lo fa vedere. Su quello - sempre più - che è consentito dire, e su quello che non è consentito dire e resta censurato; e ancor più, su quello che non serve censurare perché proprio il regime della dicibilità di tutto rende tutto equivalente e privo di senso. Che cosa non abbiamo visto di un evento mediatico per eccellenza come l'11 settembre? Quali invisibili pratiche di sopravvivenza quotidiana rendono possibile la vita in quei lembi di terra  di cui vediamo solo immagini di morte e distruzione? Che cosa accade in questo momento in quel pianeta dimenticato dal dio televisivo che è il continente africano? Che cosa va perduto di ciascuna esperienza e di ciascuna differenza nel gigantesco dispositivo della traduzione linguistica che consente la comunicazione globale? Quante pratiche di resistenza al potere riesce a nascondere e a depotenziare il potere? Sono domande che dovremmo prendere l'abitudine di farci ogni volta che sfogliamo un giornale o guardiamo un tg. E la patinata impaginazione del presente che ogni mezz'ora viene approntata per ricondurlo forzosamente nelle compatibilità dell'ordine del discorso ci apparirebbe subito per com'è, piena di buchi e di strappi e di paradossi, altrettanti varchi in cui infilarsi per sovvertirlo o, quantomeno, ostacolarne l'onnipotente pretesa.

Scritto da sedlex in: zeitgeist
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