giovedì, 08 gennaio 2009
10:14

Made in Israel

Nel momento in cui i conflitti sparsi per il mondo ci vengono rappresentati  soprattutto attraverso la diffusione di migliaia di immagini, un  Cinema  che racconti la guerra potrebbe assumere un significato di tutta  marginalità. Così non è, anche se la visione spesso impietosa di corpi martoriati, soldati all'attacco, o gli skyline di città lontane illuminate a giorno dalle esplosioni o le popolazioni in fuga con i loro poveri bagagli e i figli tra le braccia, dovrebbero parlare alle coscienza più di molte parole, di molte fiction.  

Tuttavia esposti come siamo ad indistinto e casuale bersagliamento mediatico, il rischio assuefazione da immagini  embedded o da una riproduzione per eccesso che  privi le stesse  della capacità d' impatto o di ribellione, esiste. Dunque noi dovremmo essere grati a quel cinema che lungi  dall'assillo delle risposte o delle spiegazioni o della tesi da dimostrare,  è costantemente impegnato in una sorta di ricerca di modalità in cui l'immagine ritrovi la sua potenza e la sua natura politica. Qui di seguito due distinti esempi di cinema israeliano di eccellenza in cui quella ricerca ha dato esiti di grande efficacia, ingaggiando una sfida alla realtà che non è solo la sua narrazione.

Stile graphic novel ma anche  manga e pop art in elegante abbinamento, per questo Valzer con Bashir, cartoon dell'israeliano Ari Folman. Presentato a Cannes 2008 proprio il giorno dell'anniversario nella nascita dello Stato d'Israele, festeggiato, quest'ultimo, da visita ufficiale di George Bush a Tel aviv e incursione aerea israeliana su Khan Yunis  -  stessa località in cui qualche giorno fa tre soldati israeliani caddero vittime del fuoco amico - seguita da rituale lancio di Katiuscia da Gaza, con buona pace di Frattini & Co che va ancora cercando, in questo groviglio di eventi, chi ha cominciato.

Film che sarà (casualmente ) nelle sale da domani e che affronta uno dei capitoli più dolorosi della questione   mediorientale. Anno 1982, guerra nel Libano, falangisti cristiani per vendicare l'omicidio di Bashir Gemayel, neo presidente libanese, massacrano oltre tremila palestinesi trai quali anziani, donne e bambini, nei campi di Sabra e Chatila con la complicità dell'esercito israeliano.

In Israele si è soldati oltre il raggiungimento dell'età matura, tuttavia i riservisti possono anticipare il congedo, Folman ne fa richiesta. L'iter burocratico  prevede il colloquio con uno psichiatra. Folman, diciannovenne, era di stanza a Beirut nei giorni del massacro, ma di quel periodo non conserva ricordi  nitidi, solo è  perseguitato da  incubi ricorrenti

E' un'esperienza comune ad altri ex commilitoni,  come quello della  muta terrificante di cani che corre in città e che travolge ogni cosa finchè si ferma minacciosa sotto le finestre di un ragazzo che è poi la sequenza di apertura del film. Lo psichiatra spiegherà che il meccanismo di rimozione è comune in molti ex soldati. Di qui, dal vuoto,  l'esigenza di rimettere insieme  il puzzle attraverso memorie rimosse, trasformate in sogni o deliri. Un percorso cognitivo, al quale parteciperanno ex commilitoni o testimoni diretti convocati da Folman tramite un annuncio su internet. Ho ricevuto più di cento telefonate : dopo tanti anni le persone  avevano voglia di raccontare la verità.

Una galleria di interviste e di racconti, da quello dell'ufficiale che consuma pornografia a quella del soldato che si produce in una danza sparando all'impazzata sullo sfondo di una gigantografia di Bashir Gemayel. Poi ci sono i compagni di allora, giovanissimi, terrorizzati, sui tank  impreparati a trovarsi in mezzo alla macelleria di ragazzini e di intere famiglie.Non ci sono esitazioni  nel definire la guerra insensata e inutile come pure l'invasione del Libano che non portò a niente, attraverso il racconto dell'abbrutimento degli uomini in divisa giovanissimi, inebetiti e incoscienti, catapultati in mezzo alle pallottole dei cecchini.

Ari Folman sceglie il disegno, l'animazione come strumenti attraverso i quali realtà  e delirio si possono rimescolare con assoluta efficacia. Immagini crude e dolorose quando è di scena la guerra, puro piacere visivo quando la rappresentazione richiama l'inconscio, il sogno. Solo così il regista  può esprimersi pienamente e nel contempo tener fede al proprio cinema di riferimento : uno spirito d'indagine alla Rashomon, la citazione esplicita di Apocalipse Now nella sequenza della spiaggia e del surfista col mitra.

Ma tutto ciò è premessa della sequenza finale affidata questa volta alle immagini verità introdotte da una bambina disegnata come un angelo dormiente tra le macerie : la visione disumana dei corpi martoriati, le urla di dolore : il sangue di Sabra e Chatila non si può reinventare con immagini, ne' ci sono parole adatte a descriverlo. Quel vero così atroce è il mio giudizio su quel che è accaduto.

Colpisce moltissimo, il personale doloroso sforzo di fare i conti col proprio passato di soldato, del regista. Quantunque alla verità storica su Sabra e Chatila manchi qualche elemento in più in ordine alla responsabilità diretta di Ariel Sharon nelle operazioni di distruzione dei campi, esiste in questo film la consapevolezza che gli psichiatri possono sostenere l'impegno a convivere con sensi di colpa individuali. Le responsabilità storiche rimangono. Tanto basta.

L'uscita nelle sale come già detto, è casuale rispetto agli avvenimenti di questi giorni, ma, fa notare Ari Folman, film del genere rischiano di essere sempre attuali, visto che tra i nostri governanti non c'è nessun rispetto ne' pietà per la morte di altre persone.

Valzer con Bashir è un film di Ari Folman del 2008. Prodotto in Francia, Germania, Israele, USA. Durata: 90 minuti. Distribuito in Italia da Lucky Red a partire dal 09.01.2009.

 

Z32  invece, film del dissidente Avi Mograbi autore di opere fortemente critiche e di attacchi  diretti alla politica di Israele, almeno per ora, non è in programmazione nelle sale, ne' si prevede a breve. Presentato a Venezia nella sezione Orizzonti, racconta la storia della rappresaglia organizzata per vendicare l'uccisione di sei militari israeliani. Esecutori sono giovanissimi soldati delle unità speciali, sottoposti per mesi ad un duro addestramento il nucleo del quale è  uccidere l'arabo senza interrogarsi troppo L'ordine infatti è di colpire alla cieca.

Mograbi utilizza i materiali degli archivi di Shovrim Shtika -  Rompere il silenzio - l'associazione di ex-soldati che raccoglie le testimonianze di chi ha prestato servizio nei Territori occupati - Z32 è la sigla di alcune tra esse che riguardano, appunto, quella missione di vendetta.

Anche qui come per valzer si avvicendano interviste filmate dei protagonisti che però hanno il volto sfumato, per non essere riconosciuti. Ma nonostante simili siano i racconti, le rimozioni, la ricerca del perdono o l'indifferenza nei confronti del nemico, il taglio diventa altro nel momento in cui Mograbi coglie l'occasione per riflettere sulla responsabilità dell'artista nei confronti del racconto. Non si tratta dunque soltanto del conflitto tra Israele e Palestina, l'impegno costante del cinema di Mograbi, di allontanarsi dall'iconografia classica della guerra in medioriente, lo conduce al di là di Israele, a compiere un  indagine approfondita su che cosa vuol dire essere soldato.

 Non c'è dunque nessuna differenza tra i racconti di questi ragazzi  e i comportamenti dei soldati americani in Iraq , che neppure si sono preoccupati di celarsi nell'anonimato, esibendo anzi, le proprie prodezze e diffondendole in Internet, o di tanti altri eserciti in conflitti e occupazioni sparsi per il mondo. La differenza semmai concerne la reazione della collettività nella sua capacità di prendere le distanze di non uniformarsi alla visione univoca del nemico come terrorista in ogni caso. E dunque sul ruolo dell'informazione e delle immagini.

Il film non mostra le azioni di guerra, è girato in interni  mentre si avvale dell'unico esterno la ricerca e la ricognizione del luogo dove si sono svolti i fatti. I ragazzi non lo sanno, non ci pensavamo a dove eravamo diretti, mai, eravamo troppo stanchi, sui pullman si dormiva dicono. Mograbi lo trova. Nessuna traccia di violenza, soldati, armi. Una donna anziana attraversa il campo. Durante l'azione di rappresaglia nessuno si è  chiesto chi fossero le vittime e da quali famiglie provenissero. Erano poliziotti palestinesi, un vecchio disarmato. La rappresaglia, che brutti ricordi, la praticavano anche i nazifascisti durante la guerra, è stata messa in atto nella ex-Jugoslavia, in Vietnam... Se mi vedono e esco da Israele magari mi arrestano per crimini di guerra chiosa un ragazzo.

Z32 è un film di Avi Mograbi. Genere Documentario, 81 minuti. - Produzione Francia, Israele 2008.


 

 

 

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domenica, 29 giugno 2008
16:44

Cos'hanno i russi da ridere ? ( un film per Maroni e Putin)

E' possibile che questo 12, remake in chiave russa de La parola ai giurati di Sidney Lumet non sia piaciuto a Putin. Poco male, conoscendo Nikita Mikhalkov, regista a torto considerato di regime, ma dalla bellissima pièce di Reginald Rose  - di questi tempi poi - non ci si poteva aspettare altro che la conferma di un concetto universalmente valido : senza giustizia ( non solo quella dei tribunali) è impossibile qualsiasi pace sociale mentre se a guidare le nostre azioni  è il  pregiudizio, il rancore, la meschina discriminazione - manco a dirlo - l'errore è garantito ( non solo quello dei tribunali) Ed è cercando  argomenti persuasivi per quei giurati che hanno fretta di concludere con una condanna da appioppare al giovane parricida ceceno, ed è indagando nella vita di quei giurati - materia di disanima impietosa della Russia d'oggi - che tra rivelazioni e colpi di scena, si dipana una storia che andrebbe inviata a Maroni per la visione obbligatoria, tre volte al dì prima dei pasti principali. Perchè i ceceni non sono rom, ma che fa? Sempre di nemici si tratta e in quanto tali restano trogloditi, ignoranti, animali e poi, oltre ad essere delinquenti nati, nemmeno sanno parlare bene il russo (ognuno ha il suo ceceno).

 

Siamo di fronte dunque a qualcuno che è innocente tanto quanto incarna il ruolo del condannato ideale. Mikhalkov regista, che qui è anche interprete - e quindi istiga doppiamente, fuori e  dentro la scena - è bravissimo ad aizzare i giurati a scatenarne gl'istinti peggiori - giustizialismo, antisemitismo, razzismo - tutto fuoriesce, in un generale rigurgito di liti e rinfacci, mentre i flashback sulla guerra in Cecenia squarciano il set - una palestra in cui si riunisce la giuria - aprono all'esterno, richiamando  una drammatica verità. Grande prova degli attori e degli sceneggiatori per aver reso al presente un testo americano anni 50 . Bellissima la fattura, com'è nello stile di Nikita Mikhalkov che rimane un grande regista ed un intenso interprete di quella che fu la parte di Hernry Fonda. Cos'hanno i russi da ridere si domanderà ad un certo punto uno dei personaggi, (l'attore comico/giurato)? Ridono di tutto perchè hanno paura. E noi? Cos'abbiamo da ridere, noi?

Nikita1

12 è un film di Nikita Mikhalkov. Con Nikita Mikhalkov, Sergei Makovetsky, Sergei Garmash, Aleksei Petrenko, Yuri Stoyanov, Valentin Gaft. Genere Drammatico, colore 153 minuti. - Produzione Russia 2007. - Distribuzione 01 Distribution

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domenica, 06 aprile 2008
08:21

Alla buon'ora ( ma non pensarci)

non pensarciFamiglia

Ultratrentenni alla deriva, si direbbe, se Gianni Zanasi - finalmente ritornato tra noi  - non ci avesse messo del suo, cioè a dire un  sincero estro letterario capace di trasformare con bella penna profonda e mai  retorica, il dolore in leggerezza e il senso di smarrimento in speranza . Vale a dire il giusto approccio per affrontare un tema  di apparente banalità : famiglie al top della dissociazione , sogni non realizzati e crisi esistenziali a gogo . Zanasi risolve  mescolando elementi con idee brillanti e affidando  il tutto ad un cast strepitoso capace di trasmettere vitalità. Chi dice che non abbiamo registi, non abbiamo attori, non abbiamo storie e nemmeno linguaggi,  guardi con attenzione questo Non pensarci  e si renda infine conto che al nostro cinema, a parte i mezzi, un po' di coraggio e una buona legge , non mancherebbe proprio nulla per sfilare sulle croisette  e sui red carpets di tutto il mondo dove non è che sempre si viaggi a colpi di capolavori assoluti. Esce con duecento copie (una miseria ) sette mesi dopo Venezia 2007 dove lo si è potuto apprezzare alle Giornate degli Autori.

non pensarciDelfini

Non pensarci è un film di Gianni Zanasi. Con Valerio Mastandrea, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston, Caterina Murino, Paolo Briguglia, Dino Abbrescia, Teco Celio, Gisella Burinato, Paolo Sassanelli, Luciano Scarpa, Natalino Balasso. Genere Commedia, colore 109 minuti

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venerdì, 01 febbraio 2008
15:36

Il talento di Cassandra

Fare un film l'anno significa mettere un limite alla possibilità che ogni volta si tratti di un capolavoro eppure il  talento di Woody Allen molto vive di questa costante necessità di esprimersi ed è forse per questo che, pur nella discontinuità, ogni suo film mantiene comunque tracce evidenti di autentico genio cinematografico. Il risvolto di tanto allenamento è che il mestiere del cineasta si alimenta  e cresce nell'esercizio , ciò  non può non contribuire a realizzazioni sempre più accurate in termini stilistici . Magari questo non basta a garantire che il film abbia anche anima, cuore - elementi indispensabili - ma, per esempio, un Philip Glass, autore delle musiche e questo direttore della fotografia così sofisticato, contribuiscono alla riuscita del progetto tanto quanto il dialogo e i bravissimi attori e sono l'esito di una continua ricerca, altro elemento costante nel cinema di Allen. Accolto, fin da Venezia  con poco entusiasmo  ma questo capita sovente quando Allen non recita nei suoi film,anche per l'emento noir che qualcuno comincia a ritenere, a torto, troppo ricorrente e stucchevole. Dice Woody Allen che il tema del delitto è oro per il regista ( esattamente come lo è per lo scrittore ) io aggiungerei che la connessione delitto - mancanza di castigo è  assai più preziosa, poichè se l'indagine sui moventi rivela universi interi, quella  sulle coscienze al lavoro e conseguenti autopunizioni o autoassoluzioni, è un pozzo senza fondo di percorsi ora distruttivi, ora catartici estremamente più ricco e variegato. Storia di due fratelli, della loro ansia di riscatto sociale risolta in un delitto. Finale che sarebbe colpevole rivelare. Forse un errore far uscire in Italia il film con il titolo maltradotto di Sogni e Delitti, quando Cassandra's Dream , l'originale , era già perfetto. Da vedere ma, come raccomanda Allen stesso, non in DVD. - Il cinema è un'esperienza sociale - ci fa sapere.(giustissimo ma anche possedere le opere che più ti piacciono non è cosa di poco conto).

Sogni e delitti è un film di Woody Allen. Con Ewan McGregor, Colin Farrell, Peter Hugo-Daly, John Benfield, Clare Higgins, Ashley Medekwe, Andrew Howard, Hayley Atwell, Sally Hawkins. Genere Drammatico, colore 108 minuti. - Produzione USA, Gran Bretagna 2007. - Distribuzione Filmauro

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sabato, 12 gennaio 2008
15:40

Aspettando il César (almeno quello...)

E' stato il mio film a Venezia 2007, non c'erano abbastanza Leoni su quel tavolo...fosse stato per me  li avrei consegnati tutti a   La graine et le mulet (che invece si è aggiudicato solo il premio del pubblico e della critica) , uscito nelle sale italiane ieri col titolo di Cous cous. Gran compendio di sentimenti che il cinema troppo spesso trascura. Ai registi chiediamo tanto : riflessione,divertimento sogno ma..dovremmo esser loro grati quando ci mostrano la fatica di vivere e quando riescono nonostante il contesto tutto artificiale a far comunque emergere pezzi di verità.Storia di una famiglia francese di origine araba e di un piatto che richiama identità e che riesce malgrado i conflitti,il non detto  e le tensioni ad avvicinare chi se ne serve.Tre generazioni in un procedere duro e doloroso,una delle poche pellicole che non essendo costretta in gabbia narrativa alcuna non rivela il finale già a partire dal secondo fotogramma. Ma Obbediente al diktat del bravissimo regista,nemmeno io dirò oltre. (ambientato a Séte patria di Georges Brassens,tanto per aggiungere fascino al fascino)

COUS COUS  è un film  di Abdellatif Kechiche con Habib Boufares , Hafsia Herzi distribuito da. Lucky Red

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sabato, 15 settembre 2007
14:14

Non perdetelo

la ragazza del lago20

Tentiamo di restituire certi temi ai luoghi di origine,vedi lo spettacolo dei sentimenti ma non nel modo barbaro e volgare di una certa tv ,di una certa stampa..

Toni Servillo intervista a Ciak di agosto.

la ragazza del lago15

La Ragazza del lago è un film di Andrea Molaioli con Toni Sevillo,Fabrizio Gifuni ,Valeria Golino.

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domenica, 09 settembre 2007
03:40

Epilogo

lustAttenzione alla voluttà o (a scelta) alla lussuria . Do you something to me ... é la voce di Marlene Dietrich a introdurre il fim di Ang Lee Lust Caution che infine si è aggiudicato il Leone d'oro per miglior film e migliore fotografia. ..something that simply mystifies me . Cole Porter.Tanto per definire l'epoca, gli anni 40. Siamo a Shanghai : un gruppo di giovani (e simpatici)  cospiratori - attori dilettanti prestati alla lotta armata - trama per assassinare Yee Lee, un uomo politico venduto agl'invasori giapponesi.Il piano passa per una giovane donna che dovrà rendere più facile l'agguato, diventando l'amante del Perfido Traditore. Lei Wang Jiazhi  è del tutto inesperta in materia di sesso ed arti seduttive (sarà il suo punto di forza!) tanto che la cellula tenta finanche  un po' di training. Un vero disastro. Di qui  (cioè dall'avventurismo più smaccato) parte la vicenda e scaturiscono quelle  scene erotiche definite da quasi tutti i commentatori torride, per via  di quel pò di bondage e di sadomaso che un simile tipo di relazione suggeriva già dai tempi del Portiere di notte . Anche qui infatti l'elemento maschile, di mestiere fa il torturatore . Va da sè, che in tutti questi incontri tra  cuscini,  frustate e odio-motore-della-passione-erotica, lo spettatore perde di vista l'obiettivo politico e si avventura nei meandri dell' (imprevisto!) innamoramento,( lui della pudicizia di lei e lei delle solite cose), rimanendone irrimediabilmente invischiato causa straordinaria abilità del regista nel tessere, fotogramma dopo fotogramma, la sua trama (o trappola) . Un film meritevole di ogni attenzione, bravi gli attori, bella la fotografia, elegante l'insieme ( e non deve essere stato facile  con tutto quell'hard in giro).Conclusione : come il Maestro Kitano insegna, questo film è una felice contaminazione di molti generi thriller,politico,erotico,sentimentale (melò?) ben frullati, ottimo e adatto ad essere lanciato sul mercato globale, pur restando un prodotto di qualità. Incomprensibili invece le delusioni di chi si aspettava esiti diversi dalla giuria.

Il senno di poi  In realtà nessuno conosce i criteri di selezione che Marco Múller prima e la giuria dopo, hanno adottato nella selezione dei film. Per questo ogni discorso è vano, compreso quello secondo il quale i film italiani in gara nella sezione principale, fossero meno belli di quelli sparsi nelle sezioni minori, poichè la competizione diretta con i De Palma o gli Ang Lee o i Rohmer,  avrebbe rovesciato completamente le prospettive e messo in difficoltà anche La ragazza del lago o Non pensarci o Valzer  esattamente come è accaduto per i film in concorso ma questi sono gl'inconvenienti di una gara a carattere internazionale nella quale si amplificano, nel confronto, le differenze. Non solo di talento . Vero è anche che i nostri critici non credono nel cinema italiano, esattamente come i loro predecessori non hanno creduto nel neorealismo o in Antonioni o nel Bertolucci degli esordi e se da una parte non si fa che lamentarsi  della carenza nelle sceneggiature, di temi civili o di analisi approfondite della società, dall'altra ci si affretta a tacciare  di provincialismo tentativi anche ben riusciti di analisi su  mafia, corruzione e incomunicabilità.Le opere italiane in concorso di questo si sono occupate,onestamente, senza coloranti. Non meritavano le stroncature che hanno ricevuto.Troppe e troppo spesso gratuite

Bernardo Bertolucci  il suo cinema (impegno, talento, anima e poesia) e le sue battaglie per una legge di sistema.Rievoca Pasolini e Godard ma la nostalgia è qualcosa che non gli appartiene,perchè Pasolini e Godard  vivono nel suo cinema e con maestri simili non si può non guardare avanti .Maltratta senza mezzi termini la televisione (in un' intervista televisiva) senza concedere attenuante alcuna ,non addolcisce la pillola,non premette,non si scusa,non offre mediazioni.Guarda dritto nell'obiettivo e alza persino leggermente la voce per chiarire che la responsabile delle derive sottoculturali è proprio lei,la televisione. E' un sollievo ascoltarlo e infine una gioia veder premiato il suo lavoro.Leone d'oro del settantacinquesimo anno.E la promessa di un nuovo film.Speriamo.

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giovedì, 06 settembre 2007
18:40

I Mostri della Mostra (dall' A alla Z)

A Ambra - Le madrine sanno di cresima e di strapaesano.Viste le ambizioni internazionali, meglio abolire il madrinato piuttosto che esporre la malcapitata di turno al fuoco di fila di "critiche" all'acido muriatico. Tanto  nessuna creatura, quantunque divina, potrebbe nobilitare un ruolo tanto insulso.

 

B - Bertolucci - Il suo cinema colto ,geniale cosmopolita, incarna lo spirito della Mostra. Per questo e non per celebrare un monumento nazionale (almeno si spera ) gli sarà consegnato un riconoscimento  legato alla settantacinquesima edizione.Due le copie di suoi film  restaurate e proiettate per  l'occasione : Strategia del Ragno e il documentario La via del Petrolio

B - Bianciardi ! - Probabillmente la fine prematura e il contenuto altamente eversivo dei suoi scritti hanno fatto sì che Bianciardi sia  stato, per il panorama letterario italiano come una meteora.Questo documentario racconta di lui, scrittore anarchico ma anche di una Milano che tra gli anni sessanta e settanta esprimeva  avanguardie letterarie, pittoriche, destabilizzanti e una società civile effervescente,in continuo subbuglio.La caduta del sogno rivoluzionario comporta inevitabilmente il ripiegare su se stessi in una lotta solitaria per la sopravvivenza.Questo il messaggio contenuto nella Vita agra,nel documentario si parla anche di istigazione alla rivolta.Il che non è mai male.

B - Bush - Ce l'hanno tutti con lui. Sul piano delle contumelie oramai Michael Moore può considerarsi un dilettante. Non c'è regista diva,starlet , direttore della fotografia, produttore di Hollywood che non approfitti dei microfoni di Venezia per dirgliene un sacco e una sporta. I detrattori ,caricati a palla, non smettono nemmeno quando irrompono sulla scena mondiale le sue lacrime.Quelle versate direttamente sulla spalla di Dio.

C - Cinema Italiano a Venezia - Il Cinema Italiano sta bene. Grazie. Soprattutto è determinato e ha smesso di  piangersi addosso (Sabina Guzzanti a parte ).E' presente con prodotti di qualità,fa discutere,ispira polemiche (Galli della Loggia contro tutti) si mobilita (i Cento Autori che nel frattempo sono diventati duemilatrecento) e ha infine capito che guardare al passato rimpiangendo il neorealismo o la commedia all'italiana non serve.E' un primo passo verso una nuova coscienza  e quel fare massa, gruppo, intorno ad un progetto di rinnovamento che,come dice Lizzani ,è l'unica cosa che manca ai nostri operatori culturali.

C - Competizione - A Venezia ha molto giovato l'incombente Festa del cinema di Roma e quella di Torino che sarà organizzata per la prima volta dall'imprevedibile Moretti .Dopo i languori soporiferi degli scorsi anni, finalmente la vetrina s'è arricchita di novità e retrospettive, di esordienti, di avanguardie e di talenti.Rimane intatta solo l'esosa disorganizzazione e l'ineccepibile Cacciari che continua a ripetere il mantra Venezia é dello Stato (e di una serie di sponsor niente affatto discreti)

C - Corti  - International Short Film Festival.Un'avventura nell'avventura (bisogna spostarsi a San Servolo per vedere la sezione cortometraggi.Le perle però,i film sperimentali,i generi più disparati e interessanti ,si trovano qui.Rovistando nella programmazione (e incrociando le dita).

C - Critici si dividono in quelli che vedono i film e quelli che non li vedono.Poi c'è una terza schiera di eletti che meriterebbe Sezione Speciale e Premio alla carriera .Sono quelli che non vedono il film ma ne scrivono meglio di quelli che l'hanno visto.

D - Dive - Norma Desmond non è più tra noi - non ci sono più le dive di una volta e  bla bla bla -  Tuttavia Ardant, Redgrave ,Theron,  Hannah,Jolie... brave, intense, belle  e intelligenti sono la migliore espressione della diva nel terzo millennio ( o nel caso di Vanessa da un millennio...) Tutte d'accordo : Per un cinema e per un mondo migliori .

D - Death in the Land of Encantos - Il torrenziale documentario di Lav Diaz sulle Filippine, amatissima Patria, devastata dal più violento tifone della storia .Il racconto di un poeta che ritorna per seppellire la famiglia e l'amante.Otto ore di splendido cinema. Basta resistere.

D - Django, Ringo, Gringo, Sartana e gli altri. Fu per riempire un vuoto lasciato dagli americani che negli anni tra i  sessanta e i settanta, avevano preferito dedicarsi ai Kolossal come Lawrence d'Arabia, relegando il genere western alla produzione televisiva, che un gruppo di cineasti italiani, partendo da un mucchio di cambiali, creò un genere che fece la fortuna del cinema di quegli anni.E fu così che tra fondali di cartone e praterie comprese tra Manziana  e l'Almeria, cavalcarono Clint Eastwood,Franco Nero,Giuliano Gemma, Klaus Kinski,Gianmaria Volontè e persino Pierpaolo Pasolini diretto da Carlo Lizzani nel memorabile Requiescant.Un decennio di creatività ed inventiva a briglia sciolta,poichè per chi non se ne fosse accorto,il western è una specie di coltura in cui si adattano magnificamente a vivere , storie di samurai e tragedie greche.Una vera pacchia per l'italico talento.Spaghetti Western è la  ricchissima  retrospettiva presente alla Mostra (Grazie Muller.Grazie Tarantino . Grazie telecom)

D - Il Dolce e l'amaro - da una microstoria alla storia. Non la vicenda di un Padrino ma quella di un Picciotto che ha nel DNA un futuro da manovale della mafia.Un malavitoso che aspetta la sua grande occasione - il dolce-  e non si aspetta l'amaro.

E - Espiazione - Cioè sensi di colpa . E'  il leit motiv della Mostra (secondo Muller ) nonchè il titolo del film che l'ha inaugurata.Un kolossal con i controcavoli, molto classico e pertanto vincente sul mercato globale.Impeccabile prodotto per cerimonie inaugurali. Ai critici con la puzza sotto al naso non è molto piaciuto.E a noi nemmeno tutto sommato ma senza particolari schiamazzi.

F - Fellini (e Ferretti) - Per via della sfera incastonata sulla parete del Palazzo del Cinema.Un monito, una minaccia,un avvertimento un simbolo di questo e di quell'altro. Se ne è cominciato a scrivere dall'epoca di Prova d'Orchestra (e Fellini ridacchiava).Ancora non si è smesso.

F - La fille coupee en deux - Metti in mano al maestro Chabrol un menage a troi e lui ti mostra come il più scontato dei soggetti può diventare l'occasione per un buon film dal quale emergono cuori puri e nessuna volgare ambiguità.Con un finale che è un omaggio al cinema e alla scommessa di un futuro meno prevedibile in cui c'è sempre qualcosa capace di stupire.

G - Gere - Iperattivo, bello, fascinoso e bianco per canuto pelo. : Al Lido ha  compiuto  gli anni, presentato  due film (entrambi meritevoli) se l'è presa con chi ha eletto due volte Bush ,con i criminali di guerra impuniti, con i giornalisti che non fanno il loro mestiere, infine ha reclamato il rispetto dei diritti umani in Cina . Senza perdere nemmeno per un secondo nulla della serenità tibetana d'obbligo nei concorsi (Bertolucci docet) 

G - La graine et le mulet .Vale a dire il cous cous di pesce . Fosse per me, darei a questo film due o tre leoni :  Il mito di quelli che ce l'hanno fatta s'infrange contro la realtà .Voglio mostrare i sentimenti che hanno vissuto questi uomini, la nostalgia, lo sradicamento, la voglia di rivincita, i sogni d’amore. Mi interessa la loro vita, di cui il razzismo è un momento, e nulla è cambiato tra la prima e la terza generazione, per quanto riguarda la diffidenza dei nativi francesi». La graine et le mulet inizia piano , nella definizione dell’ambiente e dei personaggi, con l’ausilio di una macchina da presa coinvolta, spesso stretta sulle facce degli attori. Poi aumenta il ritmo, segue il crescendo, anch’esso musicale, della storia, fino a un finale, un balletto, che tutto fa tremare. I tre monologhi delle donne, ,preparati - come dice il regista - per mesi, secondo un metodo teatrale, fanno da punteggiatura ad un insieme perfetto ed emozionante.

G - Grifi - Se ne sono andati Altman, Comencini, Bergman, Antonioni, Grifi e Gillo Pontecorvo. Alberto Grifi mancherà come gli altri registi al Cinema ma più degli altri, alla nostra vita.

H - Harold Pinter - Premio Nobel  e sceneggiatore di Sleuth, film munito di Tinseltown pedigree (anche se giudicato manierista e decadente).Due fuoriclasse gigioneggianti a buon diritto, Michael Caine e Jude Law,rischiano di prendersi tutto il merito del film ma...siamo ad una catena infinita di competizioni Se i personaggi combattono per  una donna ,se Caine gareggia idealmente con Laurence Olivier e Law con il Caine della prima versione che nella seconda veste i panni di Olivier e Branagh con Mankievicz (ma per carità che non si parli di remake) e se lo scontro è squisitamente di potere quindi una prova di forza delirante e maschile ,come si può pretendere una recitazione che non sia sopra le righe?

K - Kluge - L'utopia migliora sempre mentre cerco nelle immagini dei momenti di verità . Alexander Kluge ci ha proposto 480 minuti di proiezioni notturne alla Sala Grande,quasi tutte novità.Soprattutto ha regalato alla mia generazione e a quelle a venire  un cinema indimenticabile e la risposta a molte domande.Kluge ovvero Deutschland in Herbst o il nuovo cinema tedesco col Manifesto di Oberhausen ben figura in una Mostra con ambizioni culturali.

I - Iraq - Tutto quello che le news non raccontano sulla guerra. In film con inserti di documenti verità o in racconti che parlano di reduci misteriosamente assassinati .Un De Palma potente, tornato agli antichi splendori (Redacted) un Paul Haggins (Nella valle di Elah) che ispirandosi a storie realmente accadute, affronta il problema del rapporto tra cinema e coscienza collettiva.La parola più usata nelle interviste con produttori registi e star dentro e fuori Venezia è Verità.In America il paese che improvvisamente vuol sapere sono in uscita altri otto film sull'Iraq.

J - Jesse James - Un mito sudista già raccontato da Fuller,Lang,Kaufman, Walter Hill, Ray e da una pletora di telefilm. Cantato da Woody Guthrie,John Lee Hooker,Hank Williams e  Drop Dead Gorgeous solo per citarne alcuni .Nel caso di  The assassination of Jesse James by the coward Robert Ford , siamo però di fronte ad un film differente, più dialogo che azione, più indagine  del rapporto tra Jesse e il suo futuro assassino Robert, visto come lotta contro se stessi più che con l'altro.

L - Lido Philo - Lo spazio destinato ad un ciclo di conferenze per parlare di cinema con alcuni tra i più importanti esponenti del pensiero filosofico contemporaneo.E tutto sarebbe filato liscio (a parte l'impossibilità di conciliare anche questi orari con il resto) se Lina Sotis non avesse preso una cantonata colossale (ha scambiato il cenacolo per una rassegna ) prendendo anche un po' in giro Stefano Bonaga (definito ex Parietti).Immediata risentita e vibrata la reazione e la solidarietà a Bonaga da parte di Massimo Cacciari e dei suoi colleghi filosofi come Giacomo Marramao e Giulio Giorello, il direttore della Mostra Marco Muller, i registi Emanuele Crialese e Giovanni Veronesi, Luciana Castellina e Franco Grillini, Alexander Kluge, Oleg Kireev, Umberto Curi e Paolo Fabbri...ma la cosa più divertente è stata il cartello con su scritto Lina Cafona esposto il giorno dopo da un gruppo di ragazzi nella sede del Lido Philo

L -  Lizzani - Alessandro Blasetti confessa in un biglietto di essere rimasto inchiodato alla poltrona per tutta la durata del film Mussolini Ultimo Atto - ma come hai fatto? -domanda a Lizzani, al quale è indirizzato lo scritto. A Giovanna Ralli ridono gli occhi quando rievoca la lavorazione del film la Vita agra di Bianciardi ( che fu presente sul set ) e la direzione di Carlo (che descrive..sempre uguale, alto col ciuffo .Sempre seconda liceo al Visconti ).Un grande narratore (e un eccellente scrittore), sostenuto da una passione civile che seppure  qualche volta sembra trascendere, non inclina mai al retorico ed è in ogni caso l' impalcatura della storia.Dieci minuti di applausi (e una scarriolata di polemiche, compresa interpellanza parlamentare) per il suo bellissimo Hotel Meina.

L - Lust, Caution - Dal regista di Brokeback Mountain, Ang Lee. Ma ha ragione chi ha detto che quando si è trattato di indagare sul lacerante contrato tra ragione e sentimento,nell'ambito di un rapporto omosessuale,era tutta un'allusione,uno slacciare di pantaloni appena accennato , nel caso di rapporti etero, lo stesso contrasto viene esplicitato con scene erotiche e grande impiego di nudo.Senza accenni.

M - Michael Clayton - Lo strapotere delle multinazionali e il mestiere dell'avvocato raccontate da un esordiente di talento (Tony Gilroye) e interpretato da una delle intelligenze più lucide del cinema americano : George Clooney

N - Nessuna qualità agli eroi - Il regista Paolo Franchi oppone alla perplessità di critica e pubblico,la necessità di una lettura psicoanalitica del film ma tutto è molto esplicito e non c'è bisogno di scomodare la complessità dei rapporto col proprio senso di colpa o il riscatto della propria identità per apprezzare  la storia di un - necessario - parricidio.La recitazione di Elio Germano e di Bruno Todeschini sono il degno coronamento di questo buon film

O - Owen Wilson - nel film Darjeeling limited interpretava già un aspirante suicida - Ora sta meglio , gli abbiamo parlato,  aiutateci a proteggerlo - chiedono premurosi i suoi compagni di lavoro. Il film è stato definito lisergico (termine spesso inappropriato ma  assai di moda ) si tratta invece di molto di più : un film on the road che racconta il viaggio attraverso l'India  di tre fratelli che, dopo la morte del padre tentano di raggiungere la madre a bordo di un treno che è anche il titolo al film. Un'opera ricca di situazioni assemblate dal talento polimorfo del regista Wes Anderson.Tra fumettone, perdita d'identità e colori irreali, si consuma questa bizzarra e visionaria prova del regista supportato da attori molto in parte

O - L'ora di Punta - L'ambizione consuma le persone e le rende disponibili ad ogni compromesso e ad accettare le regole di una società senza morale.Vincenzo Marra tiene molto all'idea del cinema non didascalico ma che aiuti a riflettere.Missione compiuta, si potrebbe dire, fin dal suo "l'udienza è aperta" indagine lucida sul funzionamento della Giustizia attraverso il racconto verità  di un processo in corte d'Appello a Napoli.

P - Precariato - It's a free world .Come si può perdere l'anima nel tentativo di sopravvivere al precariato e ai maltrattamenti che subiscono gl' immigrati. Un Ken Loach classico che sfida l'opinione secondo la quale  per svilupparsi la nostra società deve lasciar spazio ad un'imprenditoria senza scrupoli.

P - Prometej  - il rompighiaccio di Alberta Ferretti ormeggiato al largo del Lido e sede di un party in onore di Richard Gere.Più famoso della corazzata Potemkin e dell'incrociatore Aurora messi insieme. Stracitato - dicono - finanche dal tiggì. Le feste a Venezia sono, loro sì, molto cambiate.Gli anfitrioni non tengono più all'esclusiva dell'evento e da qualsiasi parte arrivino, le richieste di invito sono ben accette .Il che unito al fenomeno degl'imbucati offre la misura di quel che sono diventati gli eventi cosidetti mondani.Passi un salone delle feste devastato da sovraffollamento ma su di un panfilo, l'effetto Titanic è il minimo garantito .Va detto che questa gente col cinema non c'entra niente.A parte lo spaesato Gere.

Q - Queer lion award - il Leone con le ali arcobaleno.La prima volta di un premio per le opere che promuovono la cultura gay lesbica e transgender.A Cannes si sono subito arrabbiati. Vorrà dire che faranno le due classiche fatiche. 

R - Robert Allen Zinnerman - I'm not there, il più eccentrico dei film di Venezia.Parla di Bob Dylan senza nominarlo mai.Assente in carne ed ossa ma presente in spirito moltiplicato  per sei attori (ma non si chiamano Dylan) che ne ricostruiscono la vita del cantautore attraverso episodi ben riconoscibili.Il titolo I'm not there è tratto da un pezzo dei Basement Tapes mai inciso e reperibile solo nei bootleg dylaniani.Gli attori che interpretano Dylan sono Chris Bale,Richard Gere,Cate Blanchette, Heath Ledger,Ben Whishaw e Marcus Carl Franklin

R - Rohmer - La sensazione generale è un tuffo nella sensuale tranquillità dell'Arcadia.Tutta colpa del contrasto con le emozioni forti trasmesseci  in sala da temi civili d'assalto, noir sociologici , gialli col messaggio e accoppiamenti d'oriente quanto mai espliciti e scollacciati.Il maestro Rohmer invece qui si ispira ad un romanzo fiume di 5000 pagine l'Astrée, di Honorè d'Urfè .Nella Gallia dei Druidi un equivoco tra la bella Astrea e il pastore Céladon genera tentati suicidi e travestimenti.Il film è bellissimo e poi il maestro Rohmer a 87 anni può permettersi di fare quello che gli pare.

R - La ragazza del lago - Ovvero i segreti di una provincia che da Norvegese com'è nel romanzo di Karin Fossum dal quale è tratto il film,diventa del nord est italia,ricco e isolato. C'è un misterioso delitto e le indagini sono al solito , l'occasione per esplorare altri misteri : le infelicità rimosse o lo scontento delle persone che vivono nascosta in ville lussuose, in contesti che sembrano così lontani dal crimine e che man mano che il detective procede , ci appaiono deviati e complessi.Ancora una volta è il crimine lo strumento più utile a rivelare questi universi segreti  e le ragioni del delitto che sono sempre più forti del delitto stesso.Ritmo narrativo studiato (del resto Andrea Molaioli il regista è alla sua opera prima ma ha tanto di quel mestiere per le mani da non ignorare le regole del racconto) e un Toni Servillo nel ruolo del commissario anch'egli col suo bravo bagaglio di misteri ,al solito eccellente

S - Slanci  - In Italia se hai cose da dire, non puoi farlo. Le ali di qualsiasi slancio creativo vengono stroncate . Due film in due anni. Ma di che ali parla  Sabina Guzzanti?

S - Sukyiaki Western Django - Un sushi western by Miike Takashi.Omaggio a Django - Franco Nero - e a Sergio Corbucci.L'arrivo in una città percorsa da guerre tra bande, del castigamatti dal passato misterioso. Bel cameo di Tarantino.

T - Takeshi Kitano - Glory to the filmaker ! Avessi vent'anni m'iscriverei di corsa al fanclub di Kitano (molto coccolato dall'autore peraltro).Un gruppo di ragazzini dall'aria sveglia con una specie di elmetto in testa (distintivo del club e dono del Maestro) sembra faccia salti mortali per seguire  gli spostamenti del regista. Il film è di quelli da terremoto: per ottenere il successo planetario un film deve contenere tutti i generi horror ,comico ,musicale ,drammatico, commedia etc questa è la tesi di Kantoku Banzai! E Kitano - che ci vuole ? - realizza questo film definito cubista che a me è sembrato tra i più belli.

U - Gli Uomini  che mascalzoni - ovvero Parlami d'amore Mariù. Vittorio De Sica e Assia Noris in un incantevole film di Mario Camerini ,anno millenovecentotrentadue nello smagliante bianco e nero della copia restaurata di fresco.Telefoni Bianchi.

V - Valzer -  Un unico piano sequenza,un film senza montaggio.Tutta una tirata per il regista e per gli attori la tensione e concentrazione dei quali, è impressa nella pellicola insieme all immagini.

V - Veltroni - Műller, acidulo ha detto che il vero presidente di Romafilmfestival  è Veltroni che non sfigurerebbe nemmeno come  presidente del festival di  Cannes. Clooney invece ha apertamente sostenuto essere Walter Veltroni,il miglior leader politico a livello internazionale.Tiè.

V - Variety - E' presente a Venezia la famosa rivista americana con un gruppo tostissimo di giornalisti che lavorano in continuazione.

W - Woody Allen - Delitto e (niente ) castigo ma  di sicuro colpa . C'è molto Dostoeskj, scrivono i giornali, in questo suo Cassandra's Dream.In realtà questo film che non è piaciuto molto, non si discosta affatto dalle tematiche care ad Allen.Che poi si rida o meno è un particolare di poco conto.La sua visione del mondo è comunque disperata,pessimista non incline alla speranza.C'era assai poco da ridere del resto anche in Interiors,o in Settembre o in Crimini e Misfatti o in Un'altra donna i più europei dei suoi film.

Z - Zuzzurelloni. Noi tutti che a forza di sciamare nel Paese dei Balocchi, guardare da Kluge a spaghetti western al cinema asiatico a quello italiano,  non ci riesce molto di ciondolare nei bar ,nei ristoranti, o alle feste come sarebbe giusto  ma che nonostante tutto , più che  quella dei cinéphile abbiamo mantenuto l'aria solita ,quella dei migliori allievi della Scuola Vitelloni.(ciao Federico).

Scritto da sedlex in: venezia 2007
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giovedì, 06 settembre 2007
12:59

Una lezione ricevuta

 

Prima di pubblicare le mie impressioni sulla Mostra,assemblate alla buona e rimescolate con una personalissima visione delle cose,dirò che il Cinema è tutt'altro che fuga evasione, full immertion in altre realtà e anche quando se ne consuma molto, come accade in queste circostanze in cui il rischio rimbambimento da immagine è sempre dietro l'angolo,induce automaticamente a riflessioni più profonde di quanto si possa credere.Prova ne è che la visione prolungata e continuata di circa cinquanta opere ( su duecento ..ma bisognava essere ubiqui) non ha mai prodotto nei miei compagni di avventura ne' in me,alcuna sorta di astrazione, mantenendo intatta l'abitudine di leggere un quotidiano o ascoltare un notiziario per seguire i fatti politici o di cronaca o quel che è.Sempre mi colpisce come sia possibile essere un paio d'ore in Minnesota nell'ottocento, al buio di una sala e ritrovarsi a riflettere pensiero dopo pensiero sulla più bruciante attualità.Come in una sorta di reazione a catena che dopo averti fatto compiere un triplo salto mortale con avvitamento, ti catapulta attraverso due secoli,nel presente e se hai colto il senso del viaggio,nel futuro.Ha detto Alexander Kluge presente alla Mostra con una ricchissima rassegna :

L'attualità ossessione del mondo (e del cinema): la realtà presente si da delle arie come se fosse vera.Essa lo diventa tuttavia solo quando include il passato,il futuro e soprattutto i desideri e il senso del possibile.

Eccoci al dunque : Allora perchè la nostra scelta deve essere tra sicurezza (reale o percepita) e solidarietà .Tra sviluppo e stato sociale.Tra arte e mercato e tra tutta quella infinita gamma di quesiti binari a scelta obbligata.O l'uno o l'altro.A cosa ci servono la Politica,le Tecnologie il Progresso,la Cultura se non a formulare soluzioni che contengano anche il senso del possibile e il desiderio di mondo migliore?Che cavolo di guerra è, quella fratricida tra chi protegge i poveretti e chi desidera città più sicure?E con questi anacronistici e sterili schematismi, come pensiamo di affrontare un futuro che sempre di più sospingerà i poveri ad emigrare ad inurbarsi a campare di espedienti? O una massa di diseredati in movimento ogni mattina per risolvere il problema della sopravvivenza o gli squadroni della morte?Questa non è la realtà  è una realtà che in entrambi i casi  si da arie.Ha ragione il maestro Alexander Kluge.

Scritto da sedlex in: venezia 2007
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mercoledì, 29 agosto 2007
07:30

A bientôt.

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Nessun posto è oramai abbastanza lontano I viaggi hanno perso appeal nello stesso momento in cui l'idea di altrove si è trasformata  in qualcosa di diverso.Nessuna nostalgia beninteso: che spostarsi sia alla portata di tutti e che l'industria del turismo abbia migliorato le condizioni di vita di numerose popolazioni, sono  fatti positivi, era però ineluttabile,  che in tutto ciò , luoghi nel mondo dei quali si conservava un ricordo legato alla natura solitaria o selvaggia e alla quale si era affezionati,  cambiassero completamente volto.Resta,quello sì,il rimpianto di non aver fatto in tempo a  visitare quei paesi che la guerra ha reso impraticabili devastandoli , desideri che probabilmente rimarranno inesauditi, avendo alcuni territori subito danni irreversibili anche dal punto di vista del patrimonio artistico.Allontanarsi tuttavia, rimane un'esigenza vitale anche se non necessariamente legata al riposo o alla vacanza .Negli ultimi anni altro tipo di percorso avventuroso ha ottemperato a questa esigenza.Mostre,eventi,incontri con amici che abitano lontano,prolungamenti di viaggi di lavoro, sono state una preziosa e talvolta inattesa occasione di vivere in città magari arcinote,quindi senza l'assillo quantunque piacevole delle visite turistiche ai monumenti, la vita di quelle stesse città. Ho così scoperto che andare a teatro, passeggiare,ricevere o lavorare lontani da casa possono essere assai di più che interessanti diversivi e solo apparentemente meno esaltanti dei grandi spostamenti compiuti tempo fa. Venezia all'epoca della Mostra del Cinema è sempre stata sotto questo aspetto la meta ideale.Ci sono gli amici, c'è una sistemazione confortevole,mondanità, se la vuoi, atmosfere vitali e concitate e soprattutto c'è lui : il Cinema, quanto ne vuoi e come lo vuoi , a tutte le ore :  al Lido e in città e quello che non riesci a vedere al Lido per mancati incastri di orari, puoi rincorrere in città, nei cinema fino a Mestre. In partenza, lascio  l'immagine della Terrazza Martini prima dell'invasione.Tra poche ore in questo posto (bellissimo ma probabilmente per motivi solo miei ) niente sarà come prima, dai divani candidi all'inappuntabilità del vasellame, lustro come le vetrate prospicienti il mare.Stiamo arrivando. A bientôt.

Scritto da sedlex in: venezia 2007
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martedì, 28 agosto 2007
18:50

Aspettando Venezia ( Roma,Torino etc)

Marco Múller alla fine del proprio  mandato direttoriale (ma si spera nella riconferma),ha portato a casa , un sacco di bei risultati.Gli autori in concorso - Loach, Branagh, Rohmer -  ed altri, promettono una competizione avvincente dall' esito niente affatto prevedibile .Tra i ventidue in gara , tre nostri esordienti. Vincenzo Marra, Andrea Porporati e Paolo Franchi . Pochetti in verità - ma forza ragazzi ! - magari fosse un Leone .. si potrebbe ripartire da lì. E da una nuova Legge . Finirla con le sterili polemiche (botteghino o qualità?) e mettersi a lavorare per il futuro.Il movimento dei Cento Autori ci ha chiarito le idee : Lo Stato con la legge Urbani  finanzia il cinema con 79 milioni annui.Briciole, se si pensa ai 690 milioni di euro erogati all'editoria, per non parlare dell'attenzione che  Germania (250 milioni) Spagna (90 ) e Francia (un miliardo circa) destinano alla propria industria cinematografica.Come se non bastasse, un meccanismo perverso porta a distribuire i pochi quattrini a disposizione su molti film : morale: oltre che esiguo, il finanziamento rischia di essere inutile.Poi c'è il problema della distribuzione.Non tutti i film riescono ad uscire nelle sale, pertanto non tutti i finanziamenti vengono restituiti come previsto.Serve una legge per finanziamenti più mirati, che accantoni  il reference system che finisce con l'assegnare i quattrini a chi non ne ha bisogno e che si adoperi per premiare gli esordienti e i film di qualità.Nel cassetto qualche buona proposta da mettere a punto c'è : Negoziazione separata dei diritti relativi ai film,sgravi fiscali a chi investe in cinema e - finalmente ! -  l'Istituzione del Centro Nazionale per il Cinema & gli audiovisivi che dovrà assegnare i fondi attraverso criteri  - arifinalmente - certi e cioè al 75% automatici e al 25 % discrezionali.Poi c'è la tanto decantata tassa di scopo, la quota di prelievo su tutta la filiera industriale del settore cinema ,che dovrebbe integrare la quota FUS per una cifra ipotizzata intorno ai 300 milioni di euro.Simili ipotesi sono ispirate al modello organizzativo e legislativo  francese ,quindi molto sarà da adattare alla realtà italiana strutturalmente e soprattutto culturalmente tanto diversa a partire dalla considerazione che qui da noi si ha del cinema.L'importante però è partire,soprattutto l'importante è tornare a fare cinema e cinema indipendente quanto più è possibile.Affrancarsi dal duopolio Rai Mediaset e dalla politica, sarà l'unico modo per  tornare all'Arte.

Nell'illustrazione la sfera di Dante Ferretti per Federico Fellini Prova d'Orchestra,simbolo di Venezia 2007

Scritto da sedlex in: venezia 2007
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