giovedì, 12 giugno 2008
13:09

Acqua passata, scampato pericolo

La poesia di Pierpaolo Pasolini  è titolata A.G.L Rondi  e dice  Sei così ipocrita, che come l'ipocrisia ti avrà ucciso/ sarai all'inferno e ti crederai  in paradiso. Risposta in versi, a buon diritto avvelenati,  alle stroncature che puntualmente accompagnavano l'uscita di film quali Accattone o il Vangelo del quale  Rondi era fiero, quantunque  non isolato, detrattore. Come lo fu, del resto, di Ferreri e di Antonioni . Acqua passata. Nell' introduzione al suo libro Prima delle "prime " che è del 1998 e raccoglie le recensioni  dal 1947 al 1997, Rondi fa pubblica (ed onesta) ammenda di quegli errori di gioventù. Le sue recensioni, ma direi l'intero approccio con la cinematografia, oggi, sono di tutt'altro tenore e oltre che dell'acqua che è passata, risentono di  un know how di tutto rispetto. Tanto basta per fare di lui un presidente ideale  visti i  tempi cupi che l'Era Alemanna è seriamente intenzionata  a regalarci. La manifestazione che i discepoli di Pierpaolo Pasolini ai tempi della FGCI , Veltroni, Borgna e Bettini, hanno così fortemente voluto, passa nelle mani dell'antico avversario  Rondi. Contrappasso, nemesi, segno dei tempi, Ritorno dei Dorotei Viventi, ciascuno potrà divagarsi come crede con le interpretazioni o con la rievocazione di scelte veneziane discutibili ( ma Luchino Visconti ne difendeva la professionalità ) ovvero ironizzando sulla longevità, argomento un po' frusto, vista la lucidità e l'impeccabile reputazione a livello internazionale. Rondi è forse l'unico che può rendere meno ingrata l'uscita di scena di Bettini, allontanandosi contestualmente il rischio di presidenti improbabilmente autarchici, la continuità della Festa entro ambiti dignitosi, è garantita. Lunga vita al Cinema.

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mercoledì, 07 maggio 2008
00:03

Aspettando la festa ( in nome del cinema italiano)

Claudio Santamaria il prossimo 13 maggio sarà al liceo scientifico Primo Levi di Roma per mostrare agli studenti il suo film del cuore : Roma, di Federico Fellini. L'ambito è quello delle iniziative titolate " Aspettando la Festa" e comprende tra l'altro un incontro con James Ivory (avvenuto una settimana fa all'auditorium ), con  Giovanni Veronesi, Jodie Foster e altri. La festa da aspettare  è quella del Cinema, prevista per fine ottobre, oggetto in questi giorni di speciose polemiche  sulla direzione artistica troppo versata alla cinematografia americana o su un presunto dispendio di pubblico denaro. Ma come ognuno sa, l'iniziativa  , diversamente da Venezia, il cui direttore Marco Muller resta comunque  in attesa di contributi e critiche statali  sulla sovrabbondanza di cinema asiatico in concorso, o come Torino con un Nanni Moretti pronto ad accogliere ogni possibile  reprimenda sull'eccessiva attenzione   dedicata al cinema tedesco,  è completamente finanziata da privati - Camera di Commercio e oltre 70 sponsor, più  varie partnership - Ma questi sono dettagli e poco importa se nel più puro  stile coda di paglia più coda di campagna elettorale, si continui a far credere che i quattrini della limousine di Di Caprio ( che per la verità gira con una normale berlina da noleggio) siano le brioches consumate alla faccia  del popolo che reclama pane, tutto questo accadendo mentre i peggiori esponenti della sinistra romana se la spassano sul red carpet . Demagogia più populismo uguale visione miope dello sviluppo di una città, gli amministratori della quale  generalmente  non hanno innanzi a sè, quesiti binari del tipo strade sicure o cultura ma che alle une e all'altra devono dedicarsi con la stessa energia. Roma è una città complessa e la favoletta che l'amministrazione nasconda dietro ai lustrini un inimmaginabile degrado assomiglia molto alle leggende sulle regine sanguinarie ancorchè adorne di gioielli  ed è smentita in larga parte dai risultati in termini di crescita economica e dalle cifre relative alla criminalità assai più diffusa negli anni tra i 60 e gli 80 che oggi. Tuttavia, mentre l'autarchico Alemanno invia  messaggi  rassicuranti all'ambasciatore americano, legittimamente preoccupato  per talune espressioni ineleganti  e per non meglio identificate liste di proscrizione di star Hollywoodiane , si chiudono anche le iscrizioni all'iniziativa "Arcipelago del cinema Italiano" manifestazione romana destinata ai nuovi talenti,  presente nella top 50 della classifica di Variety. Chissà se Alemanno impegnato com'è a vagheggiare di borgate fiorenti e risanate , se ne è accorto. Ad ogni buon conto, non si può fare a meno di osservare come dopo il Gusto di Stato - vedi teca di Meier - il passaggio  alla Cinematografia Patriottica è stato un attimo. E non è un caso che i Fratelli Vanzina si siano dichiarati subito d'accordo denunziando il clima blindato della festa, inadatto, a loro dire,  alla sua matrice popolare. Tutta colpa di quelle puzze sotto al naso dei selezionatori  che invece di presentare Vacanze di Natale al Tufello, si ostinano a mostrare The Departed di Scorsese o la Sconosciuta di Tornatore, in anteprima mondiale, rifiutando ai film dei Vanzina gli onori della partecipazione alle varie sezioni . Se il popolare è rappresentato dalle vacanze in tutti i luoghi del mondo sotto Natale, è ovvio che non si hanno idee particolarmente chiare  su quanto invece si possa fare del buon cinema che richiami il grande pubblico,  senza che la qualità ne risenta : il cinema americano sotto questo aspetto avrebbe molto da insegnare al cinema del resto del mondo. E pensare che noi, invece che allo struscio sul tappeto rosso, credevamo di lavorare ad un progetto di riassetto dignitoso della nostra cinematografia, ad una legge adeguata ai mercati internazionali, pensavamo che valesse la pena di rilanciare gli studi di Cinecittà e il lavoro delle nostre troupes e con questo di rimettere in moto una macchina audiovisiva in coma. Ma tutta questa avversione non è una novità : quando la destra si riappropriò della città agli inizi degli anni ottanta, la prima cosa che fece fu annullare l'Estate Romana con Massenzio, al posto della quale istituì un bel nulla. Allora c'era un chiaro intento demolitorio di modalità ritenute superficiali solo perchè non conosciute, oggi  a quella tendenza si aggiunge una visione provinciale, asfittica, basica del ruolo degli eventi culturali in questa città.  Come si pensa di continuare a far crescere Roma se non attirando ingenti capitali attraverso  la realizzazione di manifestazioni culturali o commerciali di rilievo? Quale futuro per l'economia cittadina che non ha molte altre risorse che vivere di se stessa ? I numeri della Festa del resto parlano chiaro e se fossero vere le considerazioni dei detrattori, seicentomila cinefili snob sarebbero giunti a Città della Musica e assiepati presso i 33 schermi sparsi in tutta Roma,  nei dieci giorni della scorsa edizione, avrebbero assistito a 670 proiezioni di film provenienti da 42 paesi. Senza considerare il volume d'affari realizzato in Businnes Street , la scommessa di creare qui a Roma, un punto di mercato, inesistente oggi in Italia. Amare il cinema italiano non significa solo sbandierarne il  primato  : significa cercare di mostrarlo più che possibile in Italia superando i problemi di distribuzione e venderlo all'estero. E la Festa di Roma lo ha fatto. In oltre 23 paesi.  Dunque a ciascuno il suo mestiere. Oggi in omaggio allo spoil system di buona memoria, si parla di cambio di presidenza della Fondazione Cinema per Roma,organizzatrice della festa, ignorando che quella carica  ricoperta oggi da Goffredo Bettini scade nel 2011 e che l'estasi creativa del regista Pasquale Squitieri - intellettuale di riferimento della neo giunta -  dovrà attendere tale data per potersi esprimere pienamente, sempre che riesca a convincere gli altri membri del Cda e cioè Provincia, Regione, Camera di Commercio e Musica per Roma a farsi eleggere. Invece di spararle grosse, Alemanno potrebbe pensare a dare continuità ai buoni risultati, senza acredini ne' livori, perchè se il nostro cinema oggi non è  in grado di riempire un'intera manifestazione, ciò è sostanzialmente dovuto a talune  leggi licenziate durante l'esperienza Berlusconi 2 , una a caso : l'Urbani,  che  sembra fatta apposta per stroncare sul nascere qualsiasi progetto cinematografico alternativo o commerciale che sia. Ora con tre televisioni, le sale cinematografiche e il ripristino del filo diretto con Saccà per controllare la RAI, il Mentore politico di Alemanno, aiuterà senz'altro il cinema italiano ad affermarsi nel mondo. Hollywood esclusa s'intende. Sarà il trionfo dei Vanzina e degli Squitieri  le opere dei quali, guarda caso, sono tra le più inesportabili nel mondo. Realizzeremo così il sogno autarchico - quaresimale, in tutto e per tutto. Meno male che tra un po' comincia Cannes.

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sabato, 05 aprile 2008
19:57

Giù le mani

Juno (ovvero Giunone) , piccoletta e tosta, con maglioni di forma  indefinita, jeans più kilt, sneakers, leggings e tutto il resto del corredo dell'adolescente ribelle ivi compresa una certa sfrontatezza , l'allegria e il bel piglio determinato che ogni libera scelta comporta. Quando l'abbiamo vista l'autunno scorso, nessuno avrebbe pensato che sarebbe potuta diventare la bandiera di una qualsiasi battaglia ma che fosse solo l'espressione di una nuova sensibilità di cui il  cinema americano,peraltro, ci stava già raccontando con  Waitress o Molto incinta  tutte storie di impreviste gravidanze con nessuna voglia di abortire. Niente nell'universo di Juno parla di fondamentalismo o di cupe battaglie per la vita, tutto è naturale nella non accettazione della logica dell'interruzione di gravidanza  ma nemmeno di quella del ricatto dell'istinto materno a tutti i costi. Bella sceneggiatura di  Diablo Cody, una donna che sa.

Juno è un film di Jason Reitman. Con Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Olivia Thirlby, Allison Janney, Rainn Wilson, J. K. Simmons. Genere Commedia, colore 92 minuti. - Produzione USA, Canada, Ungheria 2007. - Distribuzione 20th Century Fox

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domenica, 16 marzo 2008
01:23

Before the devil...

Before the devil knows you are dead  titolo originale del film Onora il padre e la madre, è un'espressione tratta da un tipico brindisi  irlandese. "Possa tu andare in paradiso mezz'ora prima che il diavolo venga a sapere della tua morte".

Ma di paradiso manco l'ombra in questa storia in cui invece il diavolo sembra insinuarsi ovunque. In quanti modi si può raccontare il delitto con e senza castigo, l'imperscrutabile casualità che rovescia i destini di intere famiglie, l'autodistruzione ,la frantumazione dei rapporti? Non moltissimi dopo i maestri Bergman, Hitchcock, Visconti.. Qui Lumet risolve brillantemente il problema della grafia convenzionale che spesso sottrae fascino e mistero alle storie. Destrutturare un racconto evitando la noia del susseguirsi consueto - A B C - senza tregua, dal prologo all'epilogo, in un ritmo senza suggestioni ne' sorprese ,non significa necessariamente ricorrere ai flashback .Qui il tema narrativo è  un puzzle dove passato e presente coesistono e s'incastrano per tracciare il quadro di una spaventosa catastrofe familiare. La narrazione si spezza e si ricompone mescolando le parti, agganciandosi di volta in volta allo sguardo dei protagonisti che da angolazioni diverse,  aggiungono a poco a poco informazioni e verità.Quale modo migliore per raccontare di perverse dinamiche famigliari? Un po' tragedia greca, un po' dramma  shakeaspeariano, comunque un film provocatorio, su empietà filiale, revanches , risentimenti, fallimenti e perdita di valori . L'ottantaduenne Sidney Lumet offre una pregiata lezione di stile, per un film innovativo e quanto a tematiche , perfettamente in linea con le ultime tendenze Hollywoodiane.Una stagione in cui il delitto  non paga, sta per chiudersi negli Stati Uniti.Il cinema puntualmente ne racconta l' orribile pregresso registrandone il declino.Bravissimi gli attori. Fantastica (al solito) Tomei.

Before the Devil Knows You're Dead è un film di Sidney Lumet. Con Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke, Albert Finney, Marisa Tomei, Aleksa Palladino, Michael Shannon, Amy Ryan, Sarah Livingston, Rosemary Harris. Genere Drammatico, colore 117 minuti. - Produzione USA 2007. - Distribuzione Medusa

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sabato, 22 dicembre 2007
23:39

La banda Bush

Appoggiata ? Oh no , no no, voi l'avete venduta : la sua rete apriva  ogni servizio sull'invasione in Iraq con una bandiera digitale  a tutto schermo, il saluto dei marines dalla mascella quadrata ,la maestosa aquila in volo su una musica solenne .Sa in un certo senso siamo nella stessa squadra ,abbiamo entrambi delle responsabilità ,voi avete già venduto la guerra,ora le chiedo di aiutarmi a vendere la soluzione .

Lui è Jasper Irving un senatore repubblicano che vuole regalare l'esclusiva di un nuovo piano strategico a Janine Roth, giornalista di lungo corso , combattuta tra lo scoop e l'evidente manipolazione di un uomo politico che cerca di imporsi come futuro Presidente  degli Stati Uniti.

 

Sono una delle tre coppie di Leoni per agnelli. Poi c'è il professor Malley  e Todd un suo allievo disilluso e Arian e Ernest  due soldati dispersi sulle montagne dell'Afghanistan ed ex allievi a loro volta del professor Malley. Tutti insieme sviluppano tre azioni parallele che concorrono allo schema, un po' nello stile di Altman . Settimo film da regista per Robert Redford, presentato a Roma Film Fest l'autunno scorso con dovizia di lezioni e incontri con il pubblico animati dallo stesso Redford e dagli attori .

 

Francis Ford Coppola, sempre a Roma ma in distinta lezione, ci aveva già spiegato che un vero film antimilitarista per essere efficace, deve ignorare del tutto la guerra e parlare magari d'amore o che so..d'altro.Questa di Redford è un'opera  molto teatrale con dialoghi intensi e  bellissimi in cui il tema del conflitto è  un catalizzatore di questioni esistenziali e le parole  atti di accusa potentissimi contro le politiche muscolari americane più o meno recenti.Dedicato ai giovani sconfortati dai fallimenti della Storia e all'aspirazione di poter cambiare il mondo che Redford caparbiamente (ed onorevolmente) coltiva,recitato da attori talmente coinvolti e in parte da rendere inadeguato qualsiasi aggettivo, Leoni per Agnelli è un film denso,significativo e sperimentale, pregevole  e raffinato oltre che  controcorrente.. ..e  c'è da scommetterci, in odore di (meritatissimo ) Oscar.

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giovedì, 15 novembre 2007
12:40

I filmaker che fecero l'impresa

Tre giovani filmaker vorrebbero montare un cortometraggio e non trovano di meglio che chiedere aiuto a due colleghi che ce l'hanno fatta  ma, come spesso accade,  che paternalisticamente si adopereranno  il minimo indispensabile per incoraggiarli. Il filo conduttore dunque è  questa impresa da portare a termine. Intersecano la linea narrativa principale alla Tornatore, una serie di inserti che contengono citazioni ed omaggi a Fellini ,Amelio, Salvatores,Crialese, Marco Ferreri ( fin nel titolo l'Abbuffata..) e a Calopresti stesso  che qui celebra la conquista di un tocco leggero nel rendere sentimenti saggiamente esibiti con l'impudicizia che il caso richiede.

Non per motivi di film commission ma per necessità, Calopresti ci riporta in pellegrinaggio a Diamante - basta non inquadrare la costa spappolata dalla speculazione edilizia per capire se vi  ci specchierete, la Magna Grecia , renderà tutti più belli  - per il suo ritorno al film a soggetto che però è pieno di finestre aperte al documentario e di giovane energia.

Film girato in surplace e in prima persona singolare, quasi vuol essere un divertimento tra amici, sia giovani (gli allievi della Scuola di Documentario a Napoli) che coetanei (Bruni Tedeschi, Frassica, Depardieu, l'alter ego in crisi d'ispirazione).Alla fine, tra scudisciate d'obbligo al cinema italiano nell'era della sua sottomissione al dominio Rai Mediaset e riferimenti autobiografici light , l' Abbuffata si colloca nel migliore stile Calopresti che - fa piacere sottolineare - dedica questo film agli Allievi.

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sabato, 27 ottobre 2007
16:56

Altre visioni (questi sono i miei gioielli)

GrifiSe c'è stato un pregio di questa tanto chiacchierata Festa del Cinema, è stato quello di avere offerto spazio e  copertura mediatica a film, a torto, ritenuti  minori . Non è poco se si  pensa a quanto sia difficile per il pubblico anche solo conoscere un 'opera emarginata dalla critica o dal  circuito distributivo ufficiale .I festival, le mostre, le feste del cinema sono occasioni imperdibili per colmare questo vuoto.Roma sotto questo aspetto ha svolto dignitosamente il proprio compito coinvolgendo nel progetto non solo gli schermi dell'Auditorium ma anche quelli delle sale tradizionalmente legate a programmazioni di qualità. Secondo la critica faziosa o con la puzza sotto al naso, l'impegno non è stato sufficiente e (semplifico )  la Festa è risultata troppo commerciale e senz'anima. Non so di che anima si parli , io so che quella del cinema non è una sola e che abbiamo imparato, nel tempo, a rinvenire cuore, cervello e impegno anche in film  ingiustamente catalogati come prodotti nati per far felice il box office, come pure è capitato di vivere in sala, esperienze raggelanti procurateci da maestri universalmente riconosciuti o da prodotti di nessun pregio spacciati per avanguardia.  - Nanni, per cortesia, mettiti seduto che non mi fai vedere il film - disse Dino Risi a Nanni Moretti che durante una proiezione a Venezia, non la finiva più di polemizzare sbracciandosi. Ecco qui. Fateci vedere i film. Qui di seguito sono le Opere della sezione Extra altre visioni che più mi sono piaciute. Cinquanta ore di proiezione, complessivamente,  che non sono state tutta la mia Festa del Cinema ma una buona parte di sicuro .E in rassegna ce ne erano almeno il doppio,quando nemmeno il tempo basta e per vedere tutto ci vorrebbero due vite.Si comincia con il cuore :

 

A - Alberto Grifi  La Fondazione Cinema per Roma gli aveva provvidenzialmente consegnato il premio speciale Festa del Cinema poco prima che  ci lasciasse. La sezione Extra ha presentato alla festa  In viaggio con Patrizia opera  costruita negli anni  come dire work in progress e rimasta incompiuta.

A - Auschwitz 2006 - Il reportage del viaggio sui luoghi dello sterminio che annualmente il Comune di Roma organizza per gruppi di studenti accompagnati dai sopravvissuti romani.Straordinarie testimonianze e prezioso materiale di repertorio girato e assemblato da Saverio Costanzo.Prodotto dall'istituto Luce (così Gasparri si cheta)  

C - La cravate - Uno Jodorowsky d'annata (1953) e d'esordio che saccheggia Thomas Mann per raccontare la vicenda di una donna che si guadagna da vivere commerciando in teste umane.

C- Cuban memories - Cinque  documentari di Gianni Minà  di cui tre interviste a Fidel Castro :   una sulla Rivoluzione, la seconda sul Che  e la terza sul comunismo.  Gli altri due sulla visita di Giovanni Paolo II a Cuba  e un ultimo sulla resistenza in Chapas

D - Donne assassine di Herbert Simone Paragnani.Dal regista della prima serie dei Cesaroni , l'epilogo drammatico e inatteso di un rapporto d'amicizia che pian piano è scivolato dalla gelosia all'amore lesbico.Bravissime Donatella Finocchiaro e Sabrina Impacciatore.

F - Forbidden Lie$ - di Anna Broinowski .Chi è davvero Norma Khouri autrice del libro Forbidden Love , un best seller sull'uccisione di una donna per mano del padre e del fratello avvenuta in un paese arabo?Esule Giordana perseguitata da estremisti islamici o truffatrice senza scrupoli? Madre amorevole o moglie fedifraga?Un'indagine giornalistica rivela ilmistero...

Le Franc tireur - Intervista a Clint Eastwood ( è lui il franco tiratore ) di Michael Henry Wilson regista specializzato in documentari sul cinema.Dagli esordi agli ultimi riconoscimenti,il percorso artistico di Eastwood che ha avuto la capacità d'imprimere al proprio lavoro uno stile personalissimo.

I - In prison my whole life di Marc Evans. Mumia Abul Jamal ex membro delle Black Panthers si professa innocente ma è condannato a morte nel 1982 per il presunto assassinio di un agente di polizia,da allora attende che sia eseguita la sentenza.Le riflessioni di un giovane ventiquattrenne inglese nato lo stesso giorno in cui fu compiuto il delitto 

N - Namibia : The struggle for liberation di Charles Burnett . La storia di Sam Nuioma primo presidente della Namibia che ha combattuto tutta la vita per l'indipendenza  del suo paese oppresso da governo sudafricano.Sessant'anni di storia africana raccontata da un personaggio fuori dal comune.Primo film prodotto in Namibia.Un bell'esordio e una scommessa per il cinema africano.

N - Natural Born Star - di Ewen Benestadt Il Percorso umano e artistico di Fred Robsahm che nel 1967 sbarca in Italia per fare l'attore.Il successo e la vita sembrano sorridergli finchè una crociera nel Mediterraneo non travolge completamente la sua esistenza. 

N -  New Home movies from the lower 9th ward di Johnathan Demme.L'uragano Katrina spazza via tutto ma si accanisce particolarmente sulle fragili case dei quartieri poveri.Come Il Lower 9th ward.A che punto è la ricostruzione ? L'America cerca di nascondere la reale situazione di quelle persone che dopo aver perso tutto cercano di ricominciare una vita normale.

N - Niente è come sembra. Di Franco Battiato.Le domande esistenziali sulle quali  un gruppo di amici vicendevolmente si interroga.Spettacolarizzazione,vacuità,possesso.Alla ricerca di una spiritualità che anche più urgente di quanto non lo fosse in passato.

P - Parole Sante di Ascanio Celestini. I precari di una grossa compagni telefonica taccontati da Ascanio Celestini.La loro lotta ma soprattutto l'occulto isolamento da sindacati,politica,partiti,società.

P - Le pere di Adamo  di Guido Chiesa. Le nuvole cambiano in continuazione e anche quando creano guai sono necessarie alla vita. Allo stesso modo i movimenti sociali sono la risposta alle energie bloccate della società . Luca mercalli il metereologo,un adolescente scozzese genio della matematica e quattro precari ,sono i protagonisti di quest'allegoria rivelatrice che lega le perturbazioni meteorologiche e il senso di chi vive su questo pianeta.

T - Taxi to the dark side  di Alex Gibney - L'omicidio avvenuto nella base militare americana di Bagram, di Dilawar,un tassista afghano.Un thriller politico sulla strategia che ha portato agli abusi nelle carcere irachene e di Guantanamo

T - Trans liberanti aka Cuori in catene - di Maurizio Iannelli e Marco Penso . Nel carcere maschile di Rebibbia all'interno della sezione che ospita transessuali,s'intrecciano le storie,gli amori di tre detenute.Tra loro c'è anche Angelo, un gay spesso in conflitto con i trans

Z - Zero  Inchiesta sull'11 settembre . Di Franco Fracassi e Francesco Trento Provocatoria ricognizione sui possibili motivi che hanno ridotto la più potente difesa aerea del mondo all'impotenza rispetto all'evento che ha cambiato il mondo e il modo di rappresentarlo.

Festa del cinema Taxi

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sabato, 27 ottobre 2007
13:46

Scelte coraggiose

 

A Roma vincono le scelte coraggiose , le storie  controcorrente e molto on the road, tratte da buoni libri : una ragazzina Juno, che decide di accettare una gravidanza inattesa con la leggerezza di una sedicenne determinata ad affrontare qualsiasi prevedibile e imprevedibile traversia e Sean Penn  che con il suo quarto intenso ed accorato lungometraggio, Into the wild, racconta la storia vera di un giovane agiato , Christopher Mc Candless,  che abbandona i genitori, si libera di tutto, dai quattrini all'automobile - abbandonata senza rimpianti in Arizona -  per intraprendere un viaggio che dalla Virginia  lo condurrà in autostop o su treni merci, in Sud Dakota, Oregon, Utah, Washington, Messico. Per un motivo semplice : perchè nessuna meta è troppo lontana e troppo fuori mano. Un'odissea libera e tragica raccontata nel suo diario e inframmezzata dalle sue letture preferite :  Tolstoj,Thoreau,London.Morirà ventiseinne in Alaska, l'ultima frontiera, separata dal resto del mondo civile dalla piena di un fiume.

Juno è tratto dall'omonimo libro di Diablo Cody inafferrabile icona della letteratura giovanile americana.Regia di Jason Reitman interprete l'arrembante Ellen Page.Una forza della natura.Come si dice sempre in questi casi.

Into the wild è tratto dall'omonimo libro di Jon Krakauer.Regia di Sean Penn interpreti Emile Hirsh e William Hurt.

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sabato, 27 ottobre 2007
12:44

Across the universe (gioventù,botte e musica)

Festa del cinema17

La storia di due giovani amanti in viaggio dall'innocenza  prebellica al radicalismo hippie dei 60th e 70 th, è raccontata da trentatrè canzoni dei Beatles reinventate per l'occasione e interpretate rigorosamente live dagli stessi attori. Il risultato è un Musical girato con i ritmi e gli stili   della clip in una felicissima e prodigiosa contaminazione di generi, tra teatralità, surrealismo e fantasia ma anche live action pittura e animazione tridimensionale. La regista Julie Taymor mette in scena danze nelle strade di Manhattan e trasforma ogni giorno in un' imprevedibile avventura tra le università del Massachussetts, Princeton Ohio, la Statua della Libertà e il Lower East Side di New York.Tra i camei quello di Bono  nei panni dello psichedelico Dr Robert che canta I am the walrus , Joe Cocker con Come together - mentre la possente voce di Diana Fuchs rimanda a quella di Janis Joplin.Una storia che tra manganellate e sesso,azioni nella jungla e amicizie profonde, ripercorre un po' della storia degli Stati Uniti e si risolve nel final cut - autentico colpo di genio - esito di liti al fulmicotone tra la regista e la Revolution Studios , la pace è costata un felice compromesso che è molto piaciuto a Paul Mc Cartney.

Across

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venerdì, 26 ottobre 2007
12:22

Erosione sentimentale

Festa del cinema01I precari non sono solo giovani e belli come gli eroi della Locomotiva e se può essere devastante passare di contratto in contratto senza poter programmare la propria vita a venti - trent'anni , quando se ne hanno cinquanta, la perdita del lavoro può diventare un problema che coinvolge assai di più che il  sentirsi insicuri ed esposti.Silvio Soldini racconta la storia di una coppia in crisi dopo vent'anni di matrimonio e sente giustamente l'urgenza di cambiare registro,abbandona i toni surreali e la commedia corale di Agata e la tempesta o di Pane e Tulipani per adottare uno stile decisamente più realistico.Pertanto camera a mano e piano sequenza ad aumentare il senso di presa diretta sulla realtà,attori che manco a dirlo sono mostri di naturalezza e disagio e un finale folgorante,forse la più bella inquadratura vista alla Festa del Cinema, tutto al servizio della veridicità della storia : la perdita del lavoro non mina solo lo status,i privilegi,lo stile di vita ma tende a logorare anche il patrimonio affettivo.Nei distinti modi di affrontare la tragedia - mentre lei cerca una strada d'uscita l'altro si lascia prendere la mano dalla depressione Soldini punta l'obiettivo lasciando intravedere attraverso il  dramma interiore anche i buchi neri di un contesto dove all'improvviso tutto può cambiare.Quando il cinema italiano s'incarica di parlare della società,difficilmente sbaglia.

Festa del cinema04

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mercoledì, 24 ottobre 2007
19:28

Il giovane Coppola

Dopo dieci anni, Francis Ford Coppola esce dal suo splendido isolamento di industriale di pasta, vino e resort internazionali e come un giovane cineasta -  Lo sono stato ed è ora di tornare ad esserlo - realizza  questo Youth Without Youth tratto dal romanzo di Mircea Eliade . Low budget, autoprodotto,girato in Romania in 84 giorni con una piccola troupe , una lavorazione lampo rispetto a quelle abituali di Coppola. Un film sul Tempo e la Morte, sul Doppio e sulla illusorietà dei sogni  e attraverso il quale  finalmente  Francis Ford, concreta  l'ambizione  di essere un regista autonomo, alle prese con un progetto  sperimentale , esperienza a lungo  negatagli da un successo arrivato immediatamente, già dal  primo film  e che ha indirizzato il suo lavoro su binari ben definiti, lontano da possibilità di crescita attraverso la ricerca di nuove formule. In virtù di questa produzione molto dimensionata, Coppola  ha potuto concedersi una serie di piccoli lussi come quello di non essere obbligato a  compromessi - fare un film è come un matrimonio e io sul set ho circa 40 mogli - con il resto della troupe o con il direttore della fotografia. Così alla maniera di  Yasujiro Ozu, può finalmente adottare la macchina da presa fissa che enfatizza l'immagine fino a renderla un'icona potentissima, quasi una protagonista assoluta, un  riquadro all'interno del quale  gli attori si avvicendano entrano ed escono senza essere seguiti ovvero può affrontare  il tema del Doppio utilizzando  un unico attore, Tim Roth , differenziando le riprese  ora dall'alto ora dal basso ora da destra ora da sinistra a significare  un dialogo con un altro se stesso oppure costruisce la scena del sogno  senza filtri color pastello, senza  calligrafie tradizionali , solo con  la macchina  da presa rovesciata come se l'operatore avesse girato a testa in giù. La trama  concerne il  fortuito ritorno alla gioventù fisica ed intellettuale, di un anziano professore che ha deciso di suicidarsi. Braccato dai nazisti che vogliono studiare il fenomeno,il protagonista  fuggirà all'estero. La sua vità affronterà un continuo uragano emotivo, dall'incontro con l'amore a quello con il proprio doppio mentre dovrà continuare a proteggersi dai suoi inseguitori. Su tutto domina  il concetto di tempo suprema ambiguità della condizione umana e quello della reincarnazione.  Il film , bello ma poco masticabile , non è piaciuto a tutti : è complesso,filosofico molto europeo e va visto - magari non  due volte come da indicazione del regista - ma sicuramente con l' attenzione dovuta Del resto vedere un film non è mai un'esperienza solo visiva, è un'avventura percettiva - ci ha spiegato Coppola durante l'incontro con il pubblico - Davanti a certi film di Antonioni o Bergman anche a me è capitato di pensare non so se ho capito bene.E li ho rivisti.

youth

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lunedì, 22 ottobre 2007
16:47

Quale distanza

Festa09La giusta distanza, oltre che essere il suggerimento professionale  che nel film , un aspirante giornalista riceve da un vecchio redattore di cronaca locale, è anche, secondo Mazzacurati, lo spirito giusto  (ne' coinvolgimento ne' freddezza) per affrontare il disagio e il senso di inquietudine che invariabilmente ci procura la complessità di certi eventi.Suggerimento saggio che il regista per primo elude infilandosi mani e piedi nella dinamica della storia e spargendo empatia per ogni dove (e infatti così si fa). Il ritorno ai paesaggi della provincia veneta (gli stessi di Ossessione di Visconti) più una fotografia talmente bella, da vincere la competizione col resto, si rivelano ingredienti chiave dei quali lo spettatore può godere a piacimento.Tuttavia dai tempi del Prete bello o di Notte italiana non tanto i luoghi sono cambiati ma sicuramente i personaggi.Così attraverso una galleria , dalla maestra all'avvocato,all'immigrato,all'arricchito si snoda una storia di ordinaria violenza proposta senza l'ausilio di effettacci, serial killer e sangue a fiotti: un film che lavora sotterraneamente fino a insinuare nell'affresco poderoso quel senso di solitudine che tutti attanaglia.Tutti .Spettatori compresi.

Festa 13

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sabato, 20 ottobre 2007
07:18

Il segno della Vergine

Accantonata la lettura femminista, pleonastica, non fosse altro perchè è di tutta evidenza che la regina Elisabetta I fu davvero l'artefice dell'età dell'oro per l'Inghilterra del suo tempo,il regista indiano Shekhar Kapur (simpaticissimo) punta sul tema dell'integralismo religioso incarnato dal cattolicesimo pervicace e fondamentalista di Filippo II di Spagna,sconfitto insieme all' Invincible Armada nelle acque della Manica dalla determinazione della sovrana e dalla lucida strategia di Sir Francis Drake in compartecipazione con i pirati e gli olandesi.E infatti l'illustrazione mostra Elizabeth in inedita versione guerriera, un secondo prima di gridare "Non passeranno!!", espressione destinata in futuro a portare malissimo a tutti coloro che ne  faranno il proprio slogan (ma questo Sua Maestà non poteva saperlo).Per il resto a questo Kolossal non manca nulla : la storia  romanzata,un sacco e una sporta di facile simbolistica ,l'intrigo,gli amori,la cospirazione il cast adeguato,i bei costumi ma in epoca digitale tutto ciò non può che rincorrere la fiction e somigliarle terribilmente. Così,nonostante gli sforzi  combinati di tutti quanti, tra cast,costumisti,tecnici sceneggiatori e regia, questo prodotto magnificamente confezionato sfiora in più punti la soap.Bisogna comunque dire che le presenze fantasmatiche di Bette Davis e Joan Simmons entrambe Elisabetta in altrettante  ,storicamente improbabili, pellicole del passato,non hanno impedito a Cate Blanchett  di essere un'interprete all'altezza del ruolo : bella,ieratica, teatrale, intensa, presta il suo fascino e la sua arte per immortalare una regina sicuramente capace ma decisamente meno bella e laica. Da segnalarsi - fuori scena -  i tentativi di nobilitare il polpettone paragonando Elizabeth a Hillary, Filippo II a Bin Laden, nonchè  le esilaranti lamentele del regista per l'esiguità del budget.Ristrettezze nelle quali si è dovuto arrangiare riciclando le onde del mare utilizzate nella Figlia di Ryan.Del resto, quando cinque minuti dei Pirati dei Caraibi - polemizza ovunque si trovi Shekhar Kapur  - costano quanto l'intera produzione di Elizabeth,the Golden Age  bisogna fare di necessità virtù e sopperire col mestiere e con l'astuzia

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venerdì, 19 ottobre 2007
14:10

Noir et blonde

Festa del Cinema di RomaMonica Bellucci

Bionda o bruna (che inutile tormentone), questa ragazza ci sa fare . Lei dice che se fosse rimasta in Italia, al più le avrebbero offerto di  girare la ruota nei quiz di Mike Bongiorno. Ed è per questo che cercando altrove, ha trovato soprattutto in Francia   un modo  di essere attrice senza passaggi obbligati per stereotipi umilianti. Rischio che, accentuato in Italia dalla  scarsezza di produzioni, si corre, in verità ,  sotto tutte le latitudini e che è possibile sventare a patto di un' accorta gestione del proprio personaggio.Se oggi Monica lavora con il cinema d'autore francese,italiano e americano è tutto merito di scelte intelligenti ed accurate . In uscita quest'anno con i due film, Sangue Pazzo di Marco Tullio Giordana e Shoot 'em up di Michael Davis, anche questo Le Deuxième souffle di Alain Corneau , un noir  interminabile , sontuoso ed estetizzante tratto da un romanzo, Le trou , di Josè Giovanni e già portato su schermo qualche anno fa da Melville ( Tutte le ore feriscono, l'ultima uccide ) che ne aveva ricavato un capolavoro, ottimamente coadiuvato da un team d'interpreti del calibro di Lino Ventura.Paragone dunque impossibile tra le due pellicole, anche se, tanto per cambiare, Alain Corneau coglie l'occasione per rivendicare il Noir come genere tipicamente francese.Con questo film in cui come nelle migliori tradizioni ,tutti ammazzano tutti ,abbiamo capito che a Venezia come a Roma, a Toronto come a Berlino non s'inaugura mostra, rassegna o festa senza filmone bello da vedere con cast stellare ( Daniel Anteul bravissimo) ma soprattutto buono da far circolare sul mercato globale.Da segnalare che Monica Bellucci, oltre a saper scegliere i copioni e a collaborare fattivamente con i registi e gli autori alla costruzione dei personaggi , è anche l'unica a costringere Dolce & Gabbana a disegnarle un abito assolutamente privo di ciaffi e maculatezze.(nella foto su red carpet con macchina da presa ammiccante e  bijoux Cartier)

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venerdì, 19 ottobre 2007
02:43

Magnani apre la Festa del Cinema

Teresa venerdì

Senza passare per il Red Carpet , l'omaggio di Gilles Jacob a Roma e ad Anna Magnani  ha preceduto la proiezione de Le Deuxieme souffle all'Auditorium nella serata inaugurale della festa del Cinema di Roma. Otto minuti per un documentario di montaggio che racconta attraverso brani tratti da Visconti, Pasolini, Rossellini , Renoir , l'arte,la versatilità, il talento di Anna Magnani.

Anna Magnani Lupa Romana è un documentario di Gilles Jacob,autoprodotto.Francia 2007

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mercoledì, 17 ottobre 2007
10:09

A Roma invece..

Roma film festival 2007Non avrei più voluto andare ai festival,servono solo a fare polemiche e non c'è vero interesse per i film . A Roma invece  mi pare ci sia voglia di scegliere e proiettare film per gli spettatori

(Francis Ford Coppola )

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mercoledì, 17 ottobre 2007
09:59

Siamo (quasi ) pronti

romafilmfest
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lunedì, 30 ottobre 2006
15:13

I conti con il passato che non vuole fare i conti

A "La sconosciuta"  di Giuseppe Tornatore, presentato nella sezione Première di Romafilmfestival,è andato il Blockbaster Award, il  riconoscimento dei noleggiatori,senza considerare il grande successo avuto con i buyers  stranieri.Circa  23 paesi se lo sono attribuito nel corso delle trattative di  Businnes Street.Tutto questo potrebbe far pensare ad una certa qual vocazione commerciale  che il film  tutto sommato non ha.Tornatore si ripresenta dopo una lunga assenza, con un'opera per nulla conciliante,capace di scioccare gli spettatori perchè incentrata su due tipi di violenza,la sete di vendetta e la feroce criminalità est-europea scaturita dal crollo del socialismo reale e alimentata dall'adozione di spietate regole di sopravvivenza.Il primo tipo di violenza trova una bella illustrazione nella scena in cui la "sconosciuta" Irena, ragazza dell'est approdata in Italia,dopo aver insegnato a Tea,la bambina affidatale, come difendersi,la spinge verso un compagno di scuola manesco.Tea reagisce passando dalla difesa all'offesa con aggressività doppia rispetto a quella del suo avversario.Il secondo tipo invece è il tema principale della vicenda.L'odissea di Irena vittima di un feroce protettore che la obbliga a rimanere incinta per vendere i neonati al miglior offerente.Film dalle atmosfere dense,cupe, cosparso di  varie citazioni hitchochiane, fonda la  narrazione sull'uso del flash back  e di qualche iper effetto ,felicissima la scelta del "non luogo"  - metafora- :Trieste.Metodologia questa alla quale ,per altro, Tornatore ci ha abituati sia in occasione de "il camorrista" ambientato in una Napoli irriconoscibile, sia per la Sicilia di Malena.La Sconosciuta si colloca tra i  film migliori di Giuseppe Tornatore,regista accurato, con un gran senso degli attori e del dramma ma che lavora troppo poco.Ciò detto, nella speranza che il progetto ereditato da Sergio Leone,di un film sull'assedio di Leningrado possa trovare una realizzazione.

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mercoledì, 18 ottobre 2006
19:30

l'italica squadrazza sbarca a Romafilmfest

 

 

La mitica squadrazza fascista sbarca alla Festa di Roma dopo aver attraversato galassie nemiche per alzare di una spanna la magra statura di Vittorio III Emanuele portandogli in dono l'arido Marte. Soprattutto dopo un paio d'anni di lavorazione in un set allestito in una cava alla Magliana che funzionando a pieno ritmo era, per via della scavatrice, in continua "evoluzione". Ciò non ha impedito il corso della storia e alle ore 15 del 10 maggio del 1939, testimoniano i cinegiornali Luce, avvenne il fausto atterraggio dei "Fascisti su Marte", parcheggiando la bagnarola littoria su una terra nemica immediatamente annessa all'impero. Un'impresa che la rossa storiografia nemica cancellò dagli annali negando l'onore sul campo e seppellendolo col dolo di una vittoria negata. Si deve all'attenta mano di Igor Skofic (con il sostegno economico dei prodi produttori Domenico Procacci e Valerio Terenzio Trigona) e alla preziosa testimonianza della Mente Unica e fascistissima di Corrado Guzzanti se questa Perla di Regime è stata riesumata e portata in gloria.
Il progetto imperiale del gerarca Barbagli, alla guida di un maschio manipolo di indomiti fascisti interplanetari (Marco Mazzocca, Lillo Petrolo, Andrea Purgatori e il balilla minorato Andrea Salerno), è portare romana civiltà sul pianeta e lustro al calvo mezzobusto del Duce. Si inizia intitolando con i bei nomi del regime l'aspra morfologia del luogo: Crepacchio ma non mollo, Valli Alida e via dicendo. Barbagli, negli occhi e nel cuore le parole scolpite nel marmo del massimo fascista, al quale è fedele più che alla madre (che caldamente ricambia), inaugura una nuova stagione di grandi opere «a bicarreggiata testimonianza». Tutto serve a rinfrancare l'animo dei suoi, più volte tentati di cedere a femminee debolezze, abbagliati soltanto dai sogni di gloria e non dal duro sudare quotidiano. Concedendo loro umana soddisfazione Barbagli abilmente moltiplica enti e associazioni: sono in quattro e ci sono cariche per tutti. E non basta. I suoi uomini hanno bisogno di un nemico da combattere, lo cercano inutilmente, lo aspettano per mesi, lo trovano: i Mimimmi, autoctoni immobili e rotondi come pietre, muti come pietre, pietre per l'appunto : "anglosassi", "omosassuali" e con altri insultanti aggettivi. Con astuzia il capo organizza un attentato a se stesso (che genio!) e subito proclama:
«A mali estremi, estrema destra».
La più breve guerra lampo della storia si conclude con la riduzione in schiavitù del popolo mimimmo, che immobile accetta la romana sottomissione e si chiude in un mutismo incomprensibile. E quando la squadrazza è presa dalla furia disfattista – manca l'acqua, manca l'aria, manco il cibo! - indomita sulle colline marziane brandendo la mazza appare addirittura la Madonna del manganello. Eppure mai fidarsi "di ciò che tira più dei buoi": Barbagli si oppone come può ma è costretto a cedere alla disdetta dei suoi quando arrivano le marziane corazzate di femminee curve. La ginnastica italica del salto sul carro dei vincitori rispetta le sue regole anche al di fuori dell'umana atmosfera. Barbagli resterà da solo, autarchicamente orgoglioso e fedele alla causa, con un'amara riflessione: «
Popolo italico, siete come i mimimmi, votate dieci volte l'anno gente che nemmeno conoscete... Siete pronti a lasciare le vecchie ideologie e guardare al futuro?».
Scritto da sedlex in: modello roma, romafilmfest, la fabbrica del cinema
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mercoledì, 18 ottobre 2006
19:30

american way of life

 

Borat : Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazakhstan.Il titolo è già tutto un programma.Borat Sagdiyev è un reporter kazako che  attraversa in lungo e in largo gli Stati Uniti  per girare un documentario sul celebrato stile di vita americano,  lo scopo del viaggio è intervistare qualcuno - politici, esperti di comportamento - per provare a capire la cultura americana:il chiodo fisso però è soprattutto  incontrare l'eroina del suo telefilm preferito (e cioè Baywach dunque Pamela Anderson) e sposarla.
Borat è un Mockumentary dissacrante, ironico, demenziale e scorretto, che dell'America non salva nemmeno un bruscolo .ll reporter Borat qui si presta,  ma va detto, le persone sono vere filmate in situazioni reali,a mettere in difficoltà i propri interlocutori nei modi più imbarazzanti possibili.L’incontro con un gruppo di femministe newyorchesi, la cena con un predicatore del sud e la performance a un rodeo in West Virginia, sono le gag più riuscite Ovviamente di fronte ad una materia così vasta e densa di spunti, è possibile che la volgarità prevalga senza che però venga mai meno una certa dose di intelligente satira politica e sociale .Ne viene fuori un film irriverente,sovversivo,oltraggioso ai limiti della sopportazione . Eccezionale bravura di Baron Cohen nel dare vita a un personaggio cinico e sconcertante che non esita  a sfiorare misoginia e razzismo scardinando di volta in volta le certezze e le ipocrisie di una cultura carica di pregiudizi e oscenità.

Scritto da sedlex in: romafilmfest, la fabbrica del cinema
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domenica, 15 ottobre 2006
19:30

Il fascino discreto del Tiranno

Isola d'Elba 1814. C'è un giovane maestro ,velleitario visionario,ossessionato dal tirannicidio che è stato licenziato dalla scuola per le sue idee sovversive .C'è  la sua amante una baronessa godereccia e un pò mignotta, (per ammissione della stessa interprete Monica Bellucci) una donna che non è vissuta e resta attaccata alla sua giovinezza perduta E poi c'è tutto un ambiente provinciale e isolano scombussolato ed esaltato  dall'arrivo a Portoferraio di lui ,proprio lui ,Napoleone al suo primo esilio.Rivisitazione del bel libro di Ernesto Ferrero il film si dipana intorna al tema tutto novecentesco del fascino persuasivo del tiranno in questo caso interpretato da un Daniel Anteul bravo da non far rimpiangere nemmeno un po' ne' gli Steiger ne' i Brando, con l'impeccabile interpretazione della noia e dei poco imperiali vezzi quotidiani

Alla fine il giovane maestro,assunto come bibliotecario da Napoleone non riuscirà nell'intento tirannicida ma rimarrà affascinato dalla personalità del generale che tuttavia tornerà a deluderlo  portandosi via nella fuga anche la baronessa Emilia.

Molti hanno contestato la "livornesità" del film ,io invece credo ne sia il giusto contesto, a Virzì va dato merito di una direzione molto accurata e di una discreta chimica con gli attori, ciò ha consentito a  Massimo Ceccherini, di affrancarsi dalla sua maschera consueta impersonando Cosimo, un locandiere impacciato che corteggia la Diamantina della bravissima Sabrina Impacciatore con uno stile ed un linguaggio sorprendentemente misurato.


Scritto da sedlex in: romafilmfest, la fabbrica del cinema
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