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Parole grosse

Mi dispiace per Crozza e per la sua divertente copertina dell'altra sera a Ballarò, ma gli sceneggiatori di Perry Mason erano affiancati da fior di consulenti. Per cui, data la proverbiale pignoleria americana, difficilmente avrebbero consentito la messa in onda di castronerie del tipo la legge è uguale per tutti ma non nelle sue applicazioni o peggio che il Premier, grazie ad un po' di latinorum e qualche giravolta ...oplà, potesse tramutare la sua identità segreta e da primus inter pares, diventare primus super pares, senza passare per il Via. Cioè senza i dovuti correttivi costituzionali. Roba da scompigliare la permanente al fil di ferro della immutabile Della Street. Ergo, non è a quella scuola che possono essersi formati i legali del premier. Siamo seri.
Ma ora che grazie alla Consulta, la legalità è ristabilita, dove abbiano studiato i fidi difensori della Corona poco conta. Al momento sono di scena i Défilé dei caudatari con le dichiarazioni indispettite - la bocciatura del Lodo, nulla cambierà - è la più diffusa, seguita a ruota dalla recita di antiche litanie : toghe rosse, fumus persecutionis, complotti di poteri forti, sentenze politiche e via salmodiando.
Da ultimo, poichè il Presidente della Repubblica ha lasciato intendere di non essere disponibile a pasticci - vedi ricorso anticipato alle urne - ne' a tollerare nuove leggi ordinarie che blocchino alcune fattispecie di processo, la rabbia investe anche il Quirinale. Altro che Lodo Alfano, nei confronti del quale Giorgio Napolitano ha sempre dimostrato gran serietà istituzionale e moderazione. Qui si attacca il Presidente per aver sbarrato diverse vie di fuga.
Più che eversivi quelli della PDL sembrano isterici, quanto al peronismo di Berlusconi a me pare che il premier abbia, in questi ultimi tempi, molto più di Evita che di Juan Domingo.
Archiviato il ricorso alla piazza - francamente manifestare contro una sentenza è un po' troppo anche per il populismo più hard - annuncia gran battaglie nelle aule di tribunale che ospiteranno i suoi contenziosi, onde smascherare e irridere i nemici. E va benissimo, perchè sia ben chiaro, qui non si aspetta altro che di veder ristabilita la verità.
Perchè a ben vedere proprio nulla nulla, la sentenza non cambia. Magari non ci saranno scenari da tregenda, dimissioni, ne' elezioni, ne' governi tecnici o di salute pubblica. Tuttavia, una cosa è certa : il premier ora dovrà farsi processare, ovvero attendere fiducioso tutta la corrispondenza che le Procure vorranno inviargli.
Userà la solida maggioranza che si è assicurato per governare e non solo come alibi magari mischiando il dato elettorale con quello del gradimento nei sondaggi. E pazienza se dovrà sottrarre un po' di tempo all'Ufficio cui è demandato per presenziare a qualche udienza. Non è forse sereno lui, rispetto alle accuse? Non sono ferratissimi e combattivi i suoi avvocati?
Quanto a noi, più che scandalizzarci per la pessima considerazione che questo governo non fa mistero di nutrire nei confronti delle Istituzioni - ne abbiamo ben donde, lo so, ma anche quella pratica rischia di divenire stucchevole se rimane l'unica forma di opposizione - abbiamo ottimi motivi di compiacerci della vitalità dei nostri anticorpi costituzionali.
Ci sono de' Giudici a Berlino! aveva risposto il famoso Arnold, mugnaio di Postdam a chi lo minacciava d'esproprio, la sua fiducia fu poi premiata. E la storia si ripete ci sono dei giudici alla Consulta! Anche la nostra fiducia ha potuto aver ragione dell'arroganza.















Era nella logica delle cose che gli effetti sociali della crisi, non sarebbero arrivati nemmeno a sfiorare i temi della conferenza estiva del Governo. Secondo il Premier tutto va bene, nessun esecutivo ha mai fatto tanto, abbiamo scampato il pericolo - più d'uno - i risultati dell'azione di governo, sono sotto gli occhi di tutti : rifiuti di Napoli, Alitalia, sicurezza, militari in città, immigrazione. Case ai terremotati, comprensive di frigo con torta e spumante, in tempi brevissimi. A sentire lui sembra di essere improvvisamente capitombolati appresso ad Alice. Giusto in tempo per avvistare il Paese delle meraviglie.









Accogliendo la Corte tutte le richieste dell'Accusa, David Mills è stato condannato a quattro anni e sei mesi ma grazie al Lodo Alfano tale sentenza non costituisce tecnicamente condanna a Silvio Berlusconi che è fuori dal processo, per ora. 






Anche questo è un teorema e postula il conflitto tra legittimità e legalità. Sembra un rompicapo e invece non lo è. Basta guardarsi intorno : da un lato l'indifferenza per l'universalità dei diritti, per il rispetto delle regole e delle procedure che oramai trova cittadinanza in territori insospettabilmente trasversali, dall'altro il sostegno alle maniere forti, alla concentrazione dei poteri, all'antiparlamentarismo, al decisionismo (alla semplificazione !). La sintesi ci viene somministrata quotidianamente : gli elettori si sono espressi e tanto basta. Ed è per questo che qualunque richiamo, per esempio, al rispetto della Costituzione è nullo : voi avete giuridicamente torto perchè noi abbiamo politicamente ragione ci viene ripetuto. La forza del consenso rende nulla la forza del diritto : lo sfregio più grande da infliggere ad una democrazia. Ma la Costituzione non ammette simili ragionamenti non c'è consenso che possa giustificare la violazione di forme e limiti che essa stabilisce. E forme e limiti realizzano un sistema di equilibrio tra poteri che garantisce democrazia. Da una parte il Potere rafforzato dal consenso, dall'altra Regole improntate a Principi universalmente condivisi la cui salvaguardia è posta nelle mani dell'indipendenza della magistratura. Abbandonando il filo conduttore rappresentato dalla Carta, il cerchio potrebbe chiudersi con un conflitto insanabile tra una legittimità illegale e una legalità illegittima. Ancora un apparente rompicapo ma basta pensare agli ultimi provvedimenti varati dal governo e tutto diventa più chiaro. Ma oggi la Costituzione è in difficoltà non perchè sia vecchia ed obsoleta ma perchè la società, immersa com'è nel senso d'insicurezza che determina diffidenza e frantumazione dei rapporti, non riesce ad intravedere futuro ed è in questa assenza che si determinano orientamenti ad esiti autoritari. L'Opposizione a questo punto non può solo invocare la legalità, non basta. Il senso della sua missione da un lato è più evidente dall'altro più difficoltoso se deve devolvere ogni energia a dissipare il sentimenti radicati e convinzioni collettive, a promuovere solidarietà, in una parola : a ricostituire il legame sociale frantumato. D'altro canto, sostenere la legalità traballante nella sua legittimità, significa rinunziare ad opporsi alla deriva autoritaria.O l'opposizione riprende il filo di una critica della società impietosa o le truculente affermazioni di richiesta del sangue dell'antagonista si materializzeranno e passando dalle parole ai fatti, diverranno ulteriore pretesa del nostro sangue.

Condicio sine qua non, l'emendamento blocca processi sparisca dal decreto sicurezza, è l'approvazione in tempi rapidi del Lodo Alfano. Casini ieri ha definito baratto l'astensione dell'UDC in sede di Commissione, promettendo ulteriori chiarimenti quest'oggi in aula. Presumibilmente dirà che la norma blocca processi, oltre a difettare di requisiti costituzionali, comporterebbe gravi danni all'amministrazione della giustizia : migliaia di processi sospesi oggi, graverebbero tra un anno sulla già oberata normale amministrazione. Quindi la scelta dell'UDC sarà non ostacolare l'adempiersi di quello che viene considerato il male minore : l'immunità sino alla fine del mandato per le alte cariche dello Stato. Quanto al PD, la posizione di netta contrarietà può essere attenuata dalla rinunzia all'ostruzionismo, se la blocca processi viene ritirata ed accolti due emendamenti a miglior chiarimento della non reiterazione dell'immunità. Siamo ad una delle pagine peggiori della vita politica in questi ultimi anni , non tanto per lo scambio che è una pratica consolidata, ma per l'entità del ricatto che sovrintende tutta l'operazione. Se sarà approvato il Lodo è possibile che si risolva l'attrito tra magistratura e governo, tra Governo e Quirinale e che i rapporti tra Opposizione e Maggioranza si normalizzino e con essi - si auspica - anche una ripresa dell'attività parlamentare fin qui, tutta incentrata a risolvere i casi giudiziari del Premier. Se fossimo in un paese normale anche lo scudo dell'immunità sarebbe, magari con qualche correttivo riguardante reati e cariche, un provvedimento normale. Se ne potrebbe parlare come di un istituto di garanzia, un contrappeso all'indipendenza della magistratura. Così non può essere, segnati come siamo da questa quindicinale anomalia, non riusciamo nemmeno a pensare ad un provvedimento in astratto,come si dovrebbe. Ed è per questo che oggi la maggioranza si assume una grande responsabilità : quella di far approvare un provvedimento che in molti ritengono addirittura di natura costituzionale, con il voto contrario dell'opposizione. Il Lodo in questione è una brutta legge, non ci sono paragoni ne' analogie possibili con paesi che ne adottano di simili. Estende al presidente del consiglio l'immunità che abitualmente è dei capi di stato, allarga la rosa dei reati non processabili, fino a comprendere quelli comuni. Siamo lontani da quell'idea di Politica che si vuole immune perchè in grado di processarsi da sè. Siamo ad un'ipotesi truffaldina sostenuta da un ricatto. Di questo almeno, si spera, che gl'italiani abbiano consapevolezza .










Ad ogni crisi. Prima di tutto il Cerimoniale : per ogni partito convocato : assetto minimal : leader, capogruppo al senato, capogruppo alla camera, portavoce.Ovvero, versione extended : tutti quelli già detti, più Grande Vecchio (qualora se ne annoveri uno) o personaggio pari prestigio . Drappelli che si avvicendano tra Studio alla Vetrata e, finito il colloquio col presidente, postazione stampa, un gruppo via l'altro . Certo arrivati fin lì ( il Colle è una bella scarpinata persino in autoblù) i toni si stemperano per cui Bossi deve lasciare il suo ciapum el canun in anticamera accanto ad analoghi propositi di marce su Roma per reclamare , a consultazione aperte e governo dimissionario, il voto anticipato. Ma non è tutto . Ad ogni crisi , il vocabolario si amplia governo di scopo ( come le tasse) o governo a termine (come i contratti) governicchio (come gli avvocati da poco) ma alla fine del giro di consultazioni non c'è variazione lessicale che tenga , ognuno rimane sulla propria posizione. Cioè quelli del cogli l'attimo - al voto! al voto! al voto! - nella speranza che i sondaggi si materializzino in consensi e che lo scontento porti loro in dono anche gl'incerti e quegli altri del Tempo delle Riforme, della Riforma , magari anche solo del Referendum., sperando di riprendersi e di riallacciare i rapporti con l'elettorato . Ma la crisi non è affare di semplice ingegneria elettorale , già di per sè complessa. Se i temi che pur vengono agitati in scomposte strumentalizzazioni tivvù , avessero una qualche chanche di non essere puri manifesti o capziose testimonianze di cumuli,di dissesti e di obblighi domiciliari, dovrebbero trasformarsi in Volontà , e la Volontà in Fare Politico e il Fare Politico poggia su Regole e noi sappiamo di averne non più sufficienti a contenere l'urgenza, le necessità, il nostro essere in Europa . Aggiudicarsi la terza insalatiera non sarà sufficiente. La Casa delle Libertà si presenta al voto schierando diciassette formazioni che sarebbero la versione semplificata di ventisei tra gruppi e partiti .Il leader della coalizione è quello del 1996 e del 2001, il sistema elettorale è lo stesso che connesso con l'eterogeneità della compagine di governo, può produrre l'ingessatura dell'intero Sistema. I pronostici, per quanto rosei possano essere, assegnerebbero al Senato pochi voti di scarto agli eventuali prossimi titolari di palazzo Chigi e se è pur vero che il centro destra ha dimostrato miglior capacità di comporre i propri dissensi, non ci sono egualmente garanzie sufficienti di stabilità. Mi colpisce che l'espressione più utilizzata dal centro destra in questo frangente sia perdere tempo riferito alla scrittura di Regole basilari per la democrazia. L'immagine suggerita è quella del Cerimoniale, dei bizantinismi,di un Paese che si ferma mentre il Parlamento si occupa di formalità.Così non è. Abbiamo impiegato un'intera stagione a prendercela con la Casta enumerandone le malefatte, la protervia, la litigiosità l'allontanamento dal paese reale e adesso abbiamo urgenza estrema, di correre a ricostituire quel sistema per di più a regole e personaggi pressocchè immutati? Non abbiamo da perdere che le nostre catene, come diceva quello, a dar retta a Franco Marini non foss'altro per la sua scarsa inclinazione cerimoniale. 
Inseguire la fiducia a Palazzo Madama prevedibilmente senza esito, non significa automatiche elezioni anticipate come tendono a far credere i giornali avvalorando invece la tesi che le dimissioni aprirebbero la strada alla formazione di un governo istituzionale o tecnico (che non sono la stessa cosa). Dunque bene fa Romano Prodi a riportare la crisi in Parlamento e ad inscriverne il decorso in quell'ambito e non altrove. Prodi, al di là di ridicole illazioni sull'attaccamento alla poltrona o su non meglio identificate ambizioni di prosieguo, nonchè su tutte le note di colore di acquisti e defezioni di questi giorni, in realtà non fa che esercitare il suo diritto dovere di verificare l'esistenza di una maggioranza. Questa intransigenza costituzionale dovrebbe bastare a liberarci dalla rumenta che abilmente ci viene propinata su bisbigli, presunzioni,intercettazioni, inchieste e figlioli, per la circostanza sottoccupati, in lite con altri figlioli notoriamente grandioccupati, contese interessanti quanto la bolletta del gas che con la crisi hanno a che vedere solo nel caso in cui si sia disposti ad ammettere che costituiscono la prova provata che questa volta si muore di cattiva politica e di tanta rumenta. Quella che travalica i cumuli campani. Crisi di sistema.Non semplicemente di governo. E infatti . Ciò che non s'intravede e che nessun rispetto costituzionale, nessuna riforma elettorale ben articolata, può sostituire, è un cenno di maiuscola Volontà Politica di superare l'impasse. A fronte della crisi che si annuncia, c'è chi vuol precipitarsi alle urne certo di un facile successo,non importa se a regole elettorali immutate, non importa se la correzione di quelle stesse regole ha impegnato il dibattito politico degli ultimi mesi , c'è chi vuol cucire addosso alla propria formazione una legge elettorale che moltiplichi magicamente i consensi, infine c'è chi vuole tutto ma particolarmente pensa a ricollocare se stesso e i propri cari, pronto a scivolare tra le fila dei possibili vincitori. Recarsi oggi al senato a rassegnare le dimissioni, significherebbe evitare di esacerbare gli animi e forse di fare terra bruciata intorno alla possibilità di costruire un governo istituzionale che provveda alle Riforme. Soluzione quest'ultima che indubbiamente sarebbe la migliore per il Paese. Ma Romano Prodi ha ragione, il senso di responsabilità non può essere esercizio unilaterale.Ne' una procedura ineccepibile e trasparente può essere interrotta solo perchè in caso contrario qualcuno potrebbe stranirsi. Che ci si conti dunque e che sia chiaro chi sta da una parte e chi dall'altra . Nella fase a seguire, col Quirinale a sorvegliarne i passaggi, sarà più agevole capire chi sacrifica i propri interessi particolari al Bene Comune e chi pur di occupare immediatamente le postazioni, lascerebbe immutate condizioni svantaggiose per la governabilità. Se in nome della chiarezza dev'essere muro contro muro, muro contro muro sia...
Un sistema di potere che ramifica e riproduce se stesso sebbene non comporti diretti arricchimenti degl'interessati ( tutti si affannano a dire che stavolta non si evince passaggio di denaro, corruttela brutale , richiesta di tangenti insomma ) ma solo consolidamento del meccanismo con quel che ne consegue, sta alla base dell'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Il fatto che si possano probabilmente escludere andirivieni di valige o presenza nelle tappezzerie capitonnè di imbottiture a base di valuta corrente, non attenua la gravità dei fatti dal punto di vista della moralità e dell'etica politica . Le estreme conseguenze di simili comportamenti, volendo sgomberare il campo dalle inutili digressioni su arredi e torroncini agli ospiti di casa Mastella, sono presto dette : un colpo inferto alla democrazia e alla logica del buongoverno : un primario, un direttore sanitario, un magistrato posti a capo di strutture importanti non per le proprie capacità ma per l'appartenenza o meno a gruppi di potere possono determinare con più probabilità di altri, gravi malfunzionamenti.Lo stesso dicasi per appalti assegnati con metodi poco trasparenti e clientelari. E se da una parte è in gioco la democrazia, dall'altra un'economia sempre più drogata e lontana da quel libero mercato di cui tanto si sprofferisce. Quanto di questo sistema sia contenuto nelle intercettazioni sulle quali poggia l'inchiesta, vedremo in seguito . Nel frattempo non c'è di che stupirsi se il Parlamento non abbia granchè a cuore la messa a nudo, la condanna di un simile metodo che è largamente diffuso. Non c'è di che stupirsi nemmeno se in circostanze come quella di ieri, in cui l'autonomia e la libertà della magistratura sono messe in discussione dal Guardasigilli in persona, pochissime siano le voci di dissenso e l'applauso dell'aula travolga da destra come da sinistra l'oratore.Intendiamoci : nessuno porta l'anello al naso e questi provvedimenti che scattano nei momenti più adatti non possono far a meno di far riflettere,tuttavia questo non è un buon motivo per generalizzazioni e inutili aperture di conflitti tra Poteri dello Stato.Nemmeno se ci sembra francamente sproporzionato il provvedimento di custodia cautelare, nemmeno se alla luce di quanto fin qui si legge, il ruolo della signora Mastella non emerga precisamente come quello di reginetta della cupola.Un magistrato due magistrati tre magistrati...non sono la Magistratura come un soldato o due non sono l'Esercito. Questa storia durerà per quel che serve, stemperati gli echi degli ultimi applausi, si è già passati alla fase due : strumentalizzazione politica. Ognuno come sa e per quel che può.Così dai Rifiuti di Napoli, alla rinunzia di Ratzinger passando per la minaccia dello sciopero generale tutto fa brodo e l'Aula ne approfitta, Mastella intanto si è dimesso,il suo partito è uscito dalla maggioranza garantendo l'appoggio esterno al governo Prodi, come dire un radioso futuro di mani libere.Proprio quello di cui c'era bisogno.Del resto Mastella è un politico navigato e sa trasformare le traversie in opportunità.Tutto sembrerebbe giocare in direzione di nuove consultazioni elettorali salvo che con la Riforma siamo in alto mare e di nuovo c'è solo che la Corte Costituzionale ha ammesso i quesiti referendari.Meglio di niente, dicono in molti , salvo che se dovessero passare i SI, avremmo una specie di ibrido che solo in parte risolverebbe i problemi di governabilità e chiarezza. Molto ancora si potrebbe fare ma non sembra questo il clima adatto a concertazioni e accordi trasversali.Nelle more Un posto al sole soap tutta italiana anzi tutta del Centro Produzione Rai TV di Napoli e quivi ambientata, festeggia domani il suo episodio n. 2.500. Non ho seguito la saga per questioni di orario disgraziato ma non importa, il solo titolo in questi giorni,mi pare...tutto un programma.


Diciamola tutta : la mossa del cavallo PD ha sortito l'effetto : sollecitare risposte a destra e a sinistra, creare,assistiti dalla buona sorte, quel tanto di scompiglio nella CDL che, assieme alla sostanziale tenuta del governo Prodi, ha suggerito al cavaliere di tirare fuori un vecchio sogno dal cassetto. Annunciato il Nuovo Partito, acquisito il placet del guru Giulianone Ferrara, Berlusconi conclama la sua volontà di dialogare con l'avversario ( pardon , con il competitor ) sulla riforma elettorale in termini di proporzionale con sbarramento più o meno alla tedesca ( glissa sul premio di maggioranza ), visto che, a suo dire,il maggioritario che pure sarebbe il sistema ideale per una democrazia compiuta, è impraticabile data la situazione attuale di litigiosità, frammentazione e personalismi spiccati. Ha ragione Veltroni quando dice che quella del cavaliere più che iniziativa politica è una reazione che dai gazebo, al partito nuovo, al proporzionale insegue ed è a ricasco del PD. Ma folklore a parte - bellissimo il numero dei firmatari che cresce a vista d'occhio o i tempi rapidissimi con i quali i Circoli della Libertà aderiscono in massa, appena mezz'ora dopo l'annuncio - un problema c'è. Anzi due. Uno è il ricatto, il do ut des. Se condo Berlusconi ci si siede al tavolo delle trattative solo a patto che, data delle consultazioni alla mano, una volta licenziata la Riforma, Prodi vada a casa. L'altro è rappresentato dal ricordo ancora vivo della bicamerale, il rischio inciucio insomma, ovvero che da tutta questa rinnovata volontà di dialogo, nasca una soluzione pasticciata, se non il famoso partito della crostata. Su questo argomento si è a lungo esercitato ieri l'esecutivo del PD. Una cosa è sicura cioè che la trattativa parte da rapporti di forza inimmaginabili appena pochi giorni fa ed altrettanto certo è che la linea politica ufficiale di Veltroni, oltre a non contemplare questo tipo di scambio , (rasserenato il clima, si rende necessario dare tempo al governo di recuperare consensi), è di impiegare tutto il 2008 nella costruzione della riforma elettorale e costituzionale, dei nuovi regolamenti della la Camera per il conferimento di nuovi poteri al Premier e il superamento del bicameralismo perfetto . Se Berlusconi tentenna sulle Riforme , sarà impossibile dribblare il referendum con tutte le complicanze per il proporzionale che ciò comporterebbe, e anche se l'annuncio di un nuovo partito non impedisce al PD di mantenere attivi i canali di comunicazione con Fini e Casini, la non volontà Berlusconiana di non discutere altre riforme se non quella elettorale,è un ostacolo serio.Per ora, va dato atto a Veltroni di aver creato nei campi opposti condizioni speculari ed aver costretto Berlusconi a collaborare. Atteso che dal Cavaliere ci si può anche aspettare un improvviso mutamento di rotta,la premonizione di Anna Finocchiaro all'indomani dell'approvazione dlla Finanziaria , si è rivelata attendibile.Davvero pare un altro giorno.
Mentre Prodi blinda la Commissione d'Inchiesta sul G8 e rimanda comunque all'Aula la decisione, emergono posizioni a dir poco strabilianti della dissidenza interna all'Unione : Se nel testo della commissione vi sarà una più chiara e netta definizione del campo d'intervento, limitatamente alle sole responsabilità politiche e amministrative con una tassativa esclusione di quelle penali, siamo pronti a dare il via libera. Lui è Boselli, preoccupato delle chine che avrebbero potuto prendere le indagini, al punto da far mancare al voto due esponenti della Rosa nel Pugno ma al quale non dovrebbe sfuggire che fra inchiesta della magistratura, che mira all'accertamento di Responsabilità Personali, e Commissione di Inchiesta Parlamentare che invece, per l'appunto, si preoccupa di Responsabilità Politiche, c'è una sostanziale differenza.Per esser chiari, mentre la magistratura indaga e accerta sul comportamento dei singoli appartenenti delle forze dell'ordine o dei dimostranti, la Commissione dovrebbe,tanto per dirne una , interrogarsi sulla presenza di Gianfranco Fini nella Centrale Operativa di Genova . Impedire lo svolgimento delle indagini significa evitare che si accertino eventuali responsabilità dell'allora governo nei disordini di Genova.Che c'entra in tutto questo l'onorabilità delle forze dell'Ordine? E che cosa hanno da vantarsi tanto Mastella e Di Pietro? 
Parliamoci francamente,questa storia del partito di lotta e di governo era già discutibile ai tempi di Togliatti.Non so più quante volte mi è capitato di assistere agli equilibrismi più sfacciati, nel vano tentativo di spiegarne il senso.Facciamola finita, dunque.Lotta e Governo sono i termini di un'antitesi.Il senso critico,la funzione di stimolo,gli infiniti versanti della dialettica interna rimangono un patrimonio prezioso ma non sono che l'esercizio di un diritto che con la lotta ha poco a che spartire.Sotto questo aspetto, il ruolo della sinistra di governo si è rivelato impopolare e nel nostro caso, non ne ha accresciuto la credibilità.Si perdono consensi in Italia ma anche in Francia e in Scandinavia,con la non lieve differenza che i paesi che sono Democrazia e Stato da molto più tempo,si sono aggiudicati conquiste inimmaginabili per chi come noi, ancora è alle prese con l'affermazione della Laicità dello Stato.Se sia la sconfitta, causata da una sorta di conservatorismo dal quale è invariabilmente segnata la sinistra, gli strumenti d'analisi della quale, non riescono più a contenere le complesse problematiche del mondo che cambia, non è dato sapere.Qui da noi,nei mesi antecedenti le elezioni politiche, si è molto lavorato intorno ad un Programma che avrebbe dovuto costituire impegno e criterio guida del governo a venire.Una sintesi tra diverse sensibilità,culture,ideologie : tutte quelle che sarebbero state capaci di esprimere le componenti di una coalizione vasta, l'elaborata ricchezza della quale, avrebbe dovuto essere messa a profitto per il raggiungimento dell'obiettivo comune : una coraggiosa stagione di riforme per un paese allo sfascio.L'alchimista Prodi da una parte, e il Nemico da abbattere dall'altra, hanno compiuto il miracolo di una vittoria di misura sì,ma non del tutto impossibile da gestire in termini di governabilità.Alla luce di quanto è accaduto dopo,non possiamo pensare a quell'incrocio di sensibilità se non come ad un boomerang fatto di paletti e divieti.Qualcosa di molesto che ad ogni passaggio importante (politica estera,finanziaria,diritti ) ha puntualmente presentato il conto con effetti disastrosi di provvedimenti spesso pasticciati da troppo rimaneggiamento.L'azione di governo non ne è risultata sempre limpida .Non credo sia soltanto un problema di poca fedeltà ai patti, la vera causa della litigiosità.Tornando al Programma, è possibile che ci si sia accordati sul ruolino di marcia ma che il punto di partenza,cioè una differente analisi della società,da parte delle forze costituenti la coalizione,abbia infine giocato un ruolo decisivo, assai più di quanto si sarebbe potuto prevedere. Oggi la sinistra dovrà analizzare la propria crisi senza ipotesi consolatorie di spallate che in fondo non ci sono state, ne' celebrazioni di piccoli trionfi - Genova è ancora nostra!- ci sarebbe mancato anche che non lo fosse stata.Da più parti,tra ieri e oggi si sono avvicendate le esortazioni a Prodi a portare a termine il programma di Riforme senza mediazioni, anche a costo di sacrificare in tutto ciò la tenuta del governo.Ne cito due tra le più distanti una dall'altra ed al contempo autorevoli, a mio avviso,Michele Salvati e Valentino Parlato.Può essere una strada per finire onorevolmente,non certo per ottenere ciò di cui il Paese ha bisogno:Senza numeri (o senza mediazioni) sarà difficile che oltre la metà dei provvedimenti licenziati dal consiglio dei ministri,trovi il consenso delle camere.Una delle condanne del governo Prodi temo sia quella di andare avanti a condizioni pressocchè immutate,quanto a equilibri interni.Fino a completamento di una riforma elettorale credibile.Finchè dura.
L'Iperlettura sembra essere lo strumento chiave in questi giorni di inutili colpevolizzazioni e fantasiose ipotesi complottiste.Così, se D'Alema in calce ad un'analisi politica sui rischi che procurano alla stabilità di Governo, posizioni eccessivamente ideologizzate,afferma che una sinistra così non serve,trovo logico che le agenzie rilancino, un po' meno che Diliberto risponda che "Senza di noi non si governa".Certo che no.Nessuno lo ha mai messo in dubbio.Peccato che senza governo si governi ancor di meno.Altra menzione speciale meritano quelli che si disperano dinnanzi ai famosi dodici punti, ora perchè mancano i Dico, ora perchè non si fa cenno alla revisione della legge 30.Se è per questo mancano un sacco di altre cose, ma i dodici punti non annullano l'attività pregressa del Consiglio dei Ministri che in merito ai DICO ha già deliberato rinviando alla discussione alle Camere,non è peregrina dunque l'ipotesi, di trasformare la legge sulle coppie di fatto da Iniziativa del Governo a Iniziativa del Parlamento,liberando così quella parte di consensi che le forze laiche presenti nel centrodestra,hanno fin qui negato per questioni di opportunità politica e non per reale convincimento.Quanto alla legge 30 non mi sembrava fosse comunque prioritaria nell'agenda del governo,tuttavia nessuna acquisizione di stampo centrista, potrà impedire al Ministro del Lavoro di continuare il suo puntuale lavoro di verifica sulla corretta applicazione della legge, attraverso l'invio di Ispezioni che nel caso di specie, sono accessi di polizia giudiziaria e che non hanno mancato di produrre consistenti risultati nell'ultimo anno,ne' quanto già programmato circa l'assunzione dei precari nella Pubblica Amministrazione potrà essere disatteso.Quel che ho visto e letto in questi giorni m'incoraggia a pensare che una stagione intensa di riforme quantuque indispensabile, non sarà sufficiente e che nemmeno la nascita di nuovi partiti,potrebbe liberarci dal cancro di un dibattito politico scivolato davvero in basso.Ma davvero noi pensiamo che un patto articolato in dodici punti ,condizione necessaria per ripartire, non necessiti di un Garante?E chi meglio del Presidente del Consiglio può incarnare quel ruolo?Lo chiedono le nuove acquisizioni ma lo chiede anche il Presidente della Repubblica.E allora perchè scandalizzarsi o addirittura pensare a ipotesi da Cancellierato se al punto 11 e 12 Prodi avoca su di se una delle sue prerogative, cioè quella di esprimere la posizione del Governo ? Spiace che qualcuno pensi che bastino un Follini,un accordo in dodici punti e un Premier Garante a cancellare la Storia della Sinistra a ridimensionare il ruolo dei movimenti a veder sparire la Questione Sociale dalla faccia dei nostri progetti.Se l'ancora di salvezza è piantata al centro come lamenta Gabriele Polo sul Manifesto di oggi, la colpa non è di oscure trame o di conventio ad escludendum,il motivo è tutto politico e sta a noi rimuoverlo : siamo in bilico ma quel che è peggio in questo momento non possiamo nemmeno cadere,pena la perdita ,stavolta si,delle nostre aspettative migliori e in ogni caso dei nostri sogni :pace,diritti,uguaglianza tornerebbero nel cassetto.Per molti anni.