giovedì, 08 ottobre 2009
21:50

Parole grosse

perry mason

Mi dispiace per Crozza e per la sua divertente copertina dell'altra sera a Ballarò,  ma gli sceneggiatori di Perry Mason erano affiancati da fior di consulenti. Per cui, data la proverbiale pignoleria americana, difficilmente avrebbero consentito la messa in onda di  castronerie del tipo la legge è uguale per tutti ma non nelle sue applicazioni o peggio che il Premier, grazie ad un po' di latinorum e qualche giravolta ...oplà, potesse tramutare la sua identità segreta e da primus inter pares, diventare primus super pares, senza passare per il Via. Cioè senza i dovuti correttivi costituzionali. Roba da scompigliare la permanente al fil di ferro della immutabile Della Street. Ergo, non è a quella scuola che possono essersi formati i legali del premier. Siamo seri.

Ma ora che grazie alla Consulta, la legalità è ristabilita, dove abbiano studiato i fidi difensori della Corona poco conta. Al momento sono di scena i Défilé dei caudatari con le dichiarazioni indispettite - la bocciatura del Lodo, nulla cambierà -  è la più diffusa, seguita a ruota dalla recita di antiche litanie :  toghe rosse, fumus persecutionis, complotti di poteri forti, sentenze politiche e via salmodiando.

Da ultimo, poichè il Presidente della Repubblica ha lasciato intendere di non essere disponibile a pasticci - vedi ricorso anticipato alle urne -  ne' a tollerare nuove leggi  ordinarie che blocchino alcune fattispecie di processo, la rabbia investe anche il Quirinale. Altro che Lodo Alfano, nei confronti del quale Giorgio Napolitano ha sempre dimostrato gran serietà istituzionale e moderazione. Qui si attacca il Presidente per aver sbarrato diverse vie di fuga.

Più che eversivi quelli della PDL sembrano isterici, quanto al peronismo di Berlusconi a me pare che il premier abbia, in questi ultimi tempi, molto più di Evita che di Juan Domingo.

Archiviato il ricorso alla piazza - francamente manifestare contro una sentenza è un po' troppo anche per il populismo più hard - annuncia gran battaglie nelle aule di tribunale che ospiteranno i suoi contenziosi, onde smascherare e irridere i nemici. E va benissimo, perchè sia ben chiaro, qui non si aspetta altro che di veder ristabilita la verità.

Perchè a ben vedere  proprio nulla nulla, la sentenza  non cambia. Magari non ci saranno scenari da tregenda, dimissioni, ne' elezioni, ne' governi tecnici o di salute pubblica. Tuttavia, una cosa è certa :  il premier ora dovrà farsi processare, ovvero attendere fiducioso tutta la corrispondenza che le Procure vorranno inviargli.

Userà la solida maggioranza che si è assicurato per governare e non solo come alibi magari mischiando il dato elettorale con quello del gradimento nei sondaggi. E pazienza se dovrà sottrarre un po' di tempo all'Ufficio cui è demandato per presenziare a qualche udienza. Non è forse sereno lui, rispetto alle accuse? Non sono ferratissimi e combattivi i suoi avvocati?

Quanto a noi, più che scandalizzarci per la pessima considerazione che questo governo non fa mistero di nutrire nei confronti  delle Istituzioni - ne abbiamo ben donde, lo so, ma anche quella pratica rischia di  divenire stucchevole se rimane l'unica forma di opposizione -  abbiamo ottimi motivi  di compiacerci della vitalità dei nostri anticorpi costituzionali. 

Ci sono de' Giudici a Berlino! aveva risposto il famoso Arnold, mugnaio di Postdam a chi lo minacciava d'esproprio, la sua fiducia fu poi premiata. E la storia si ripete ci sono dei giudici alla Consulta! Anche la nostra fiducia ha potuto  aver ragione dell'arroganza.

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sabato, 08 agosto 2009
06:44

O vuò bene a papà?

silvio9Era nella logica delle cose che gli effetti sociali della crisi, non sarebbero arrivati nemmeno a sfiorare i temi  della conferenza estiva del Governo. Secondo il Premier tutto va bene, nessun esecutivo ha mai fatto tanto, abbiamo scampato il pericolo - più d'uno -  i risultati dell'azione di governo, sono sotto gli occhi di tutti :  rifiuti di Napoli, Alitalia, sicurezza, militari in città,  immigrazione. Case ai terremotati, comprensive di frigo con torta e spumante, in tempi brevissimi. A sentire lui sembra di essere improvvisamente capitombolati appresso ad Alice. Giusto in tempo per avvistare il  Paese delle meraviglie.

E questo nonostante  ventiquattr'ore prima, Trichet avesse bocciato - per la terza volta ! - la norma del decreto anticrisi concernente la tassazione delle plusvalenze della Banca d'Italia, la trattativa  tra governo e petrolieri per l'aumento del carburante, fosse praticamente andata a ramengo, e i dati sul Pil marcassero un preoccupante - 6 %. Stendiamo un vel pietoso, poi,  su ciò che è stata capace  di combinare Alitalia ieri a Fiumicino. Ad abbundantiam, ci sarebbero pure quei cinque sul carroponte a Lambrate. Come dire un simbolo, che sin la ripresina autunnale, evento di modesta, quantunque sventolatissima, portata,  è di la da venire. Ma a chi interessa?

Basterebbe allineare queste circostanze ma soprattutto  le relative  ricadute - il diniego di Trichet, per esempio, impone a Tremonti di cercare altrove i 300 milioni che si aspettava dalla tassa sull'oro del Caveau - per ottenere un quadro desolante. Invece niente, il miglior governo possibile nella persona del suo leader, preferisce sorvolare e intanto che si appunta qualche medaglietta, non importa se ad altri destinata, tira diritto con la sua specialissima versione dei fatti.

Ora, se è pur vero  che la retorica del declino risulta  stucchevole oltrechè inutile, ciò non autorizza alcuno, investito di Responsabilità, a nascondere il reale stato delle cose.

Papi  per la verità fa molto di più che limitarsi a cacciare la polvere sotto al tappeto,  e confidando sui potenti mezzi e sulla propria naturale inclinazione a coltivare un rapporto con la realtà  decisamente alterato, si adopera a disegnare direttamente il mondo che non c'è.

Del resto le previsioni dell'Ocse ci autorizzano a sperare, il popolo è con noi e persino Barbara vo' bene a papà. Che si pretende di più?

Una migliore qualità dell' Informazione, magari. Un'occhiata ai telegiornali di proprietà e un'altra a quelli controllati, e poi mi si dica se i problemi di questo paese possono essere le diete dell'estate, la moda sotto l'ombrellone, la cucina di mamma e le celebrazioni del santo patrono a roccasecca dei volsci. Del resto il problema delle testate l'ha risolto di recente con un paio di spostamenti azzeccati. Ora non gli resta che mettere mano a quel che resta del servizio pubblico.

E per l'appunto uno dei momenti più toccanti  della conferenza estiva è consistito nell' attacco a coloro i quali è demandato l'onere del racconto di questo benedetto Paese Reale. Lei appartiene ad una testata che ieri ha fatto quattro titoli contro il governo questo non lo possiamo più sopportare, questo  è toccato ad un'esponente della terza rete, oppure riferendosi ai giornalisti di Repubblica Quelli son delinquenti.

Oramai siamo prossimi a farci il callo, chi sciupa la favola bella del Paese che con la torta e lo spumante in frigo, cortese omaggio del Governo, se non ce l'ha già fatta, ce la farà, deve scomparire. Come pure deve essere bruciato il terreno intorno a chi, leggittimato, si oppone.  

E' tuttavia comprensibile in un progetto più generale di falsificazione della realtà, la reazione che giustamente Ezio Mauro oggi ha definito isterica . Nel contempo sono questi i momenti in cui Papi presta il fianco mostrando una vulnerabilità che mal si addice al suo glorioso temperamento. I narcisi, si sa se contraddetti, rivelano  un forte versante autodistruttivo. Magari si tratta di attendere. In definitiva è passato solo un anno. Anche se sembra di più.

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sabato, 25 luglio 2009
08:01

I nuovissimi mostri

 

Se è vero che il cinema si fa col cuore e con le idee - e in queste circostanze sempre si trova qualche bell'ingegno che rifrigge l'antica tiritera - è altrettanto vero che senza quattrini, le idee rimangono nel cassetto e il cuore finisce , se sei fortunato, a battere solo per pochi intimi.

Capita dunque che il Fondo unico per lo spettacolo, da questo Esecutivo considerato - come del resto l'intera partita della Cultura -  voce di spesa e non  investimento, si assottiglia e su iniziativa di Tremonti passa dai 460 milioni del 2008  ai 378 di quest'anno, con buona pace -  anzi all'insaputa, così almeno si giustifica -    del ministro poeta, eternamente attonito, Bondi e degli addetti al ramo, Carlucci e Barbareschi. 

In compenso, nel più puro stile governativo detto della Dissociazione e della Sconnessione,  tax shelter e tax credit,  sono state acquisite. Benissimo. Ma senza adeguati fondi, ciò significa che saranno detassati gli utili di operazioni che non si potranno nemmeno avviare.

Bel colpo. Ricorda un'altra inutile detassazione prodotta all' esordio di questo governo. E manco male che a Milano - rullino i tamburi e sia dato fiato ai (sempre allertati) tromboni - si aprono gli studi della Cinecittà del Nord. Che senza non se ne sarebbe potuto fare, pena l'avvilimento dato da overdose  di  visione romanescocentrica della vita, di tutti i cittadini di Quarto Oggiaro e dintorni.

Le speranze di veder almeno ripristinato l'antico stanziamento, sono così esigue da imporre la mobilitazione dell'intera categoria. A  rischio gli spettacoli, la cultura, una delle più forti possibilità di ripresa e  duecentomila posti di lavoro. Così, lunedì scorso, manifestazione con attori registi e maestranze davanti a Montecitorio ampiamente documentata dalla stampa e ieri sera, delegazione ( ristretta e prestigiosissima) a seguire i lavori Parlamentari.

Per il resto, i vari comitati dovranno discutere e concordare le iniziative, dunque lo sciopero a oltranza e si parla, pur con qualche perplessità di bloccare il festival di Venezia ( Roma, no? Essù.. due piccioni con una fava).

Ma il fatto che colpisce di più in questa chiamata alle armi sotto la canicola - lunedì a Roma, si bolliva -  è l'assoluta disinvoltura dei maestri Montaldo, Scola, Maselli, Lizzani, Monicelli.

Li si penserebbe  stanchi, non tanto per età - il cinema, come è noto, allunga la vita di chi lo fa e di chi lo ama - ma perchè di queste scalate a Montecitorio, per dirla con Montaldo, sono zeppe le cronache dagli anni 60 in poi. E invece niente, qualcuno di loro addirittura tira le fila dell'organizzazione, altri discutono animatamente, si fanno sentire, non mancando ad uno solo degli appuntamenti.

D'altronde come astenersi : sotto i loro (e i nostri occhi) sta accadendo qualcosa che oltrepassa e perfeziona il feroce Immaginario che portò diritto alla realizzazione di opere come i Mostri, Boccaccio 70 e di tante altre commedie dette all'italiana. Se dovessero sentirsi superati anche solo per un attimo, non potrebbe essere altro che per questa Realtà che ci è toccata in sorte e che ha scavalcato anche il peggiore degl'incubi a 26 fotogrammi il secondo.

Nell'illustrazione Citto Maselli, Cristina Comencini, Mario Monicelli nelle tribune di Montecitorio

Scritto da sedlex in: palazzo, la fabbrica del cinema
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venerdì, 19 giugno 2009
20:56

La supercazzola ( mamma, m'ero persa lo schema)

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L'intervista è un capolavoro da capo a piè, dunque  vale la pena di leggersela tutta. Ma il punto in cui Mavalà, supera se stesso nella nobile arte  di dire assolutamente  nulla - eccettuate un paio di castronerie di natura tecnico giuridica, come sosterrebbe lui con il sussiego che il caso richiede  -  è il seguente :
Scusi, avvocato, ma come le è venuto in mente di parlare di «uti­lizzatore finale» quando c’è di mezzo una donna?

Il termine 'utilizzatore finale' era riferito a una domanda di natu­ra tecnico giuridica. Il codice utiliz­za in materia varie dizioni — tra cui prostituzione, pornografia, ma­teriale pornografico — tutte conno­tate da disvalore giuridico e riferite a norme che distinguono con gran­de chiarezza diverse responsabili­tà. Ecco, si trattava dell’esemplifica­zione di uno schema giuridico.
Ecco.
Resta inteso che la domanda di natura tecnico-giuridica era semplicemente se Berlusconi fosse innocente o colpevole e che il resto è aria fritta, fumo negli occhi, cavoli a merenda. Lo schema giuridico è servito. Mavalà, mavalà, mavalà....insomma.
Scritto da sedlex in: palazzo, palazzi di giustizia
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venerdì, 19 giugno 2009
09:45

Tu nun canusce 'e ffemmene

Palazzo Grazioli 0840

Giuliano Ferrara almeno in una cosa ha ragione, affidare la propria difesa al quadrangolare  amici - alleati -  legali - dipendenti,  è stato da parte del premier  una imperdonabile leggerezza. Un po' perchè un personaggio istituzionalmente rappresentativo certe faccende le sbriga in prima persona - dov'è finito il rapporto privilegiato- col- popolo-offresi-no- intermediari? -  un po' perchè il teorema Mavalà - cadute di stile a parte - presenta qualche crepa.

Per  eccesso di congettura, vedi l'interpretazione in chiave Rossella - il premier non ha bisogno di pagare -  insomma come dire : tutte si sentirebbero onorate - sia quando il taglio Mavalà, diventa, ma solo apparentemente, un po' troppo forense - il premier non sarebbe penalmente perseguibile anche nel caso che la sua accusatrice dicesse il vero -

Resta inteso che nessun legale avveduto metterebbe le mani avanti in questo modo.

In entrambe le circostanze, nell'ansia di negare un addebito se ne suggeriscono altri, ovvero il quadro di conduzione diciamo spensierata  - tra pizza e champagne, divani, voli di stato e motoscafi scortati dai carabinieri - dell' esistenza del Presidente , non viene minimamente scalfito. 

Che poi a ben vedere è quel che conta. E laddove, sotto qualsiasi costellazione tranne quelle dittatoriali, all'uomo di governo viene richiesta sobrietà, qui tutti coloro  che sono impegnati nella difesa strenua dell'innocenza del cavaliere, in realtà non fanno altro che confermarne lo stile di vita, diciamo sopra le righe. Che male c'è a circondarsi di gente giovane?

Non è stravagante vedere personaggi che delle strategie comunicative hanno fatto la ragion d'essere di questa politica, annaspare in uno spericolato gioco da caduta dei gravi  : più giustificano, minimizzano, argomentano e peggio è? 

Ma la più grossa la raccontano - uomini di mondo, fini conoscitori dell'animo femminile, intellettuali organici, direttori editoriali e via dicendo -   quando alludono alla donna origine di questa nuova tornata di scandali.

C’è una cosa che non capi­sco: come sia possibile che a una donna va­da bene il passare per sempre come quella dei mille più mille, cena e dopocena...d’ora in avanti chiunque parlerà di lei, sarà su quello. Devono averla pagata parecchio. Insinua Carlo Rossella in un intervista al Corriere

Eccome no. Prima le paghiamo, anche per partecipare ad una cena e poi ci lamentiamo di quanto siano mercenarie, corruttibili e ispiratrici di grandi complotti.

Ovviamente qui sfugge completamente la portata di un movente fondamentale  : la consapevolezza, di essere stata usata oltre il consentito e senza adeguata contropartita.

Nella testa di questa signora sono venuti meno i termini di un accordo che la vedeva merce di scambio. Alla luce dello stravolgimento in atto di valori, rapporti, usi e costumi,  come darle torto ? Sarà mica lei l'inventrice di questa nuova cultura?

Vendetta? Anche. Ma quello casomai è un effetto. La causa è soprattutto l'orgoglio ferito. E di quello ognuno ha un personale concetto. Non solo la letteratura pullula di donne che per rivalsa arrivano a distruggere se stesse.

Qui si tratta di molto meno, tutto sommato.

Ma come si fa a mettere a repentaglio il proprio ruolo istituzionale  di custode di segreti di ogni fatta, con tale leggerezza? Problema centrale diventa quello della ricattabilità del premier. Non si scappa.

Ad ogni nuovo passaggio, rivelazione, intervista, tornano in mente  parola dopo parola, le dichiarazioni di Miriam Bartolini, la moglie offesa in altra dignità cui si deve l'apertura di questa crisi.

Tutto quadra dunque, ben oltre Noemi. Difficile far passare il Presidente del Consiglio come un ingenuo farfallone in balia delle virago approfittatrici. Anche questa, nel caso,  sarebbe letteratura. E non delle migliori.

Nell'illustrazione : bandiera su Palazzo Grazioli di Dave Coombs

 

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giovedì, 18 giugno 2009
11:37

Ma come parli?

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Ma da dove l'ha tirato fuori  il termine utilizzatore finale l'avvocato Mavalà ? Non certo dai codici che in materia di prostituzione - esercizio, sfruttamento o induzione che sia - adottano  definizioni più congrue e civili. Cliente contraente, per esempio. Visto che di quello si tratta.

Utilizzatore finale è un termine che, nel caso in questione, non ha dignità giuridica, è una brutta espressione in lingua  italiana, e come eventuale metafora fa direttamente ribrezzo.

Tanto per dire che si può soccorrere il proprio datore di lavoro, assistito, capo,  senza bisogno d'infangare il resto del mondo, uccidere il linguaggio e screditare una professione che di tutto ha oramai bisogno, meno che di ulteriore discredito.

 

Scritto da sedlex in: palazzo, palazzi di giustizia
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giovedì, 28 maggio 2009
06:41

I portavalori di papi

Certosa

Se questo è solo l'assaggio dell'Occupazione delle Reti, in programma - a quanto sembra -  per la settimana prossima, si può immaginare il resto. Dopo gli amici affezionati, i dipendenti devoti e le arringhe tonanti dei legali a mandato no stop, Papi cala l'asso e schiera la Generosa Prole umiliata e offesa dalla protervia irrispettosa del capo dell'opposizione, che poi sarebbe quel Mostro - a non so quante teste -  di Dario Franceschini.

Avessero anteposto il fatto che l'amor filiale è cieco, transeat, quantunque anche a quello ci sia un limite stabilito dalla decenza, ogni scarrafone ringrazia  'a mamma sua, non fosse altro per la bella vita e l'elargizione di cariche sociali come se piovesse. Certo però che essersi inerpicati sul terreno dei Valori ricevuti in dote con l'Educazione, sempre che questi ultimi siano dati dall'Esempio e non dal puro esercizio retorico, è davvero un po' troppo.

Una scorsa alle cronache degli ultimi vent'anni e passa la paura: si comincia con l'amico Craxi e si finisce con non lo conosco Mills. Per il momento.  In mezzo scorre il fiume, come diceva quello, di altre cronache, tra giudiziarie e politiche, segnate da costante sfregio alle istituzioni. Hai voglia tu, i Valori che trovi disseminati sul percorso di papà. 

Quanto poi al secondo letto sbandierante un ambito famigliare equilibrato e - ancora! -  ricco di valori, direi che siamo alle comiche, con Mami su tutti i giornali a chiedere  il divorzio per i noti avvenimenti e papi a cambiar un paio di versioni al giorno sull'origine di certe sue frequentazioni.

Suvvia ci mancavano solo i figli compunti e dolenti a completare l'affresco. Decisamente non suscita tenerezza questo ennesimo capitolo della saga. Altro giro, altra strategia e c'è da credere che di qui alle urne per le europee, il teorema Ghedini si arricchirà di altri colpi di teatro. Prepariamo i fazzoletti.

Nell'illustrazione la villa sarda, i cactus, la piscina i palmizi etc.. ( altri valori, qualche abuso edilizio, un condono il rispetto per l'ambiente e via dicendo)

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mercoledì, 29 aprile 2009
11:28

Miriam non Miriam

Strasburgo

Hanno ragione coloro i quali attribuiscono a Silvio Berlusconi la capacità di aver prima sconvolto e poi ridefinito i termini del dibattito politico, qui da noi. Prova ne è che ad ogni apparir di ragazzotta di belle speranze, sulle liste elettorali del PDL - dunque dalla Gardini in poi, non una novità -  le reazioni dei fieri oppositori  immancabilmente vengono modulate, per linguaggio ed argomenti, su quella che viene ritenuta essere, la portata dell' evento. Beatamente coinvolti in una querelle all'insegna dell' uguale e contrario, si replica volgarmente a qualcosa che si ritiene volgare.  

E vai col tango del trito repertorio misogino e della terminologia più vieta, manco fosse colpa di quelle sprovvedute se la politica si è così ridotta.

Ma il punto non sono ovviamente le ragazze  e anche se il tema della presenza femminile è stato  posto in modo intelligente da Sofia Ventura, si tratta di allargare la riflessione ad un terreno più ampio di cui la reificazione delle donne  è uno dei pilastri,  ma non il solo.

Perchè una cosa è certa :  o il  problema della compilazione delle liste diviene un caso che riguarda in generale il modo in cui gli apparati di partito, provvedendo in via esclusiva  all'autoconservazione, selezionano una classe dirigente funzionale alla propria immagine,  oppure continueremo in eterno a moraleggiare con ridicole varianti del dove andremo a finire, per via di  quattro belle figliole definite scioccherelle e inadatte per profilo, al ruolo in questione.

Che si tratti di collocamento per principi azzurri e starlette o di prepensionamenti eccellentissimi, il problema è uno solo. Ed è politico. Mi spiace, per lo spessore di Luigi Berlinguer che indiscutibilmente si pone a distanze siderali da quello di qualunque blasonato o ballerina o soi disant gggiovane - trombato alle Politiche e riproposto come una minestrina riscaldata alle Europee -  ma la faccenda è metodologica e  riguarda anche un tipo di candidatura come la sua.

Finchè saranno logiche partitiche spicciole e interessi di bottega a soprintendere la scelta dei candidati, ognuno provvederà a sistemare i suoi avendo per  la testa ben altro che la  rappresentanza. A nessuno è dato di mettere il naso in casa d'altri ma se si desse al meccanismo delle primarie un valore istituzionale, sono convinta che le candidature improbabili sarebbero sensibilmente ridotte, quantomeno un'investitura più democratica conferirebbe un senso differente  alle scelte.

Le liste elettorali delle Europee sono - complessivamente e trasversalmente -  brutte. A chi ha a cuore il  buon andamento dei nostri interessi a Strasburgo, non rimane che sperare nella continuità degli staff tecnici, più in grado dei nostri politici di orientarsi nella complessità della normativa europea e delle questioni internazionali. Ma qualcuno pensa all'importanza del Parlamento Europeo? O siamo tutti a sfogliare la margherita se Miriam Bartolini questa volta  sia in combutta col consorte o ce la faccia a presentargli infine,  il conto del matrimonialista?

Scritto da sedlex in: palazzo, democrat
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lunedì, 13 aprile 2009
20:46

Un mare di detriti

Strano modo di concepire l'Informazione come indispensabile  e preziosa, nel momento in cui s'incarica di fare da cassa di risonanza  alla Versione Ufficiale,  e irresponsabile - anzi indecente -  quando manifesta un punto di vista differente  rispetto alle martellanti celebrazioni governative con soccorsi e soccorritori  tempestivi, angelici ed efficientissimi.

A dire il vero non se ne può più. In questo paese ogni minimo tentativo di comportarsi come una comunità coesa, responsabile  e pensante,  annega invariabilmente in un mare di retorica. E se sopravvivesse ancora qualche dubbio sulle intenzioni del governo di servirsi del terremoto per trasformare le operazioni di soccorso, nell' ennesimo miracolo dell'Era Berlusconi ter, basterebbe leggere le reazioni indispettite nei confronti di una trasmissione televisiva che si è solo limitata a denunziare alcune disfunzioni  attraverso le testimonianze dirette di chi ne ha dovuto sopportare i disagi, per tirare le conclusioni del caso. C'è dietro a tutto questo furore , un'idea di pubblico servizio da riconsiderare. O magari  di Pubblico tout court

Ma peggio del consueto ricatto che oppone la generosità dei volontari o lo spirito di servizio delle forze dell'ordine al fatto che, ancora  fino a ieri, mancavano l'acqua e le stufe nell'ospedale da campo di Piazza d'Armi -  come se tra i due eventi ci fosse relazione - c'è solo questa insensata richiesta di silenzio -  taccia la politica, tacciano le voci dissonanti - Godiamoci quest'altra favola bella del paese solidale e unito di fronte alla furia di elementi talmente imperscrutabili da rendere inutile la seppur minima forma di prevenzione.

Centotrenta sono i comuni abruzzesi  colpiti dal sisma, di molti non conosciamo nemmeno il nome, nonostante le numerose troupes e la consistente squadra di inviati di stanza in zona, troppo impegnati a segnalare le mosse del presidente del consiglio che consola gli afflitti e glissa sulle responsabilità. Lui non ha la bacchetta magica ma voi inviate i quattrini e soprattutto  non pensate alla politica. Chissà di che materia sono fatte  le virtù civili  tanto care ai media di questi tempi.

Scritto da sedlex in: palazzo
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domenica, 05 aprile 2009
10:10

..and there's nothing you can do about it. Nothing!

Basterebbe poco. Se richiesto di un commento, il Ministro con emme maiuscola rispondesse che in Democrazia le manifestazioni di dissenso sono un segnale di buona salute, finirebbe lì: in dissolvenza con brusio di ammirazione per l'istituzionale fair play . Nei futuri servizi sarebbe ricordato per l'aplomb.

E invece no. Bisogna cavalcare l'opinione più volgare reperibile su piazza e rendersene interprete. Scampagnata, carnevalata o che so io. Nei futuri servizi sarà difficile  che non sia ricordato per la stizza.

Salvo che nel prosieguo dell'intervista non gli si domandi dell'evasione fiscale, visto che manco a farlo apposta, qualche ora prima della scampagnata, sono stati resi noti i dati sui redditi del 2007 dai quali inequivocabilmente si evincono i 100 miliardi e passa, pari a 7 punti di PIL, tale è il costo del mancato introito nelle casse dello Stato che dobbiamo sopportare. Finalmente un primato europeo.

Qui la replica del ministro si tinge di fatalismo con l'incipriata cinefila  di profilo medio - E' il paese, bambola - e pur  senza aggiungere il finale alla citazione - And there's nothing you can do about it. Nothing! - si affretta a sintetizzarne il senso : il problema è strutturale. Boing.

Lo si fosse chiesto ad un impiegato dell'Agenzia delle Entrate, sarebbe comprensibile ma un Ministro con emme maiuscola e pretesa efficientistico riformatrice, dovrebbe squadernare le misure assunte e quelle in programma. A campanello : un.. due.. tre... : abbiamo fatto questo e quello e ancora faremo questo e quell'altro. Ma poichè in nome della semplificazione, più che smantellare il poco che il perfido Visco era riuscito a mettere in campo per contrastare l'evasione, non si è fatto, l'unica risposta possibile consiste nel buttarla in caciara.

In realtà ci sono conti che ancora tornano nel nostro Paese : sono quelli della manifesta diseguaglianza, ma qui è meglio non interrogare il ministro che altrimenti ripolvererebbe tutte le leggende sulla bontà dello stimolo a fare meglio che un tale disastro dovrebbe produrre. Film  a confortare l'ottimismo, ce ne sarebbero in quantità.

Sulla manifestazione di ieri la si può pensare come si vuole, se fosse o meno opportuna, se Franceschini dovesse o non dovesse... se Epifani sia o non sia.. Tutto si può discutere, tranne  il fatto che chi tira la carretta ne abbia ben donde di lamentarsi e, se del caso, scendere in piazza. Magari senza doversi sobbarcare di ironie ministeriali. Gira che ti rigira a quelli del governo, maiuscoli o minuscoli che siano, è sempre la manifestazione libera del dissenso a infastidire. Eppure  that's the democracy, baby. The democracy! And there's nothing you can do about it. Nothing!

 

Scritto da sedlex in: palazzo
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venerdì, 03 aprile 2009
11:30

Too good to be true

Le ricette per far fronte allo sfracello  fanno già parte di un cantilenante repertorio destinato a perdere senso : ammortizzatori, investimenti, ricerca, istruzione, spesa sociale, aiuti alle imprese, infrastrutture, turismo - inoltre questa è , ci viene ricordato da altra cantilena,  una crisi di Sistema che viene da lontano. Ciò dovrebbe significare,  per esempio, che Madoff in un sistema differentemente strutturato, non avrebbe potuto frodare 50 miliardi di dollari ai suoi investitori attraverso un metodo già sperimentato (e sanzionato) in altre circostanze.

Lo avrebbe potuto fermare una rete di regole e di controlli istituzionali ma anche un differente atteggiamento dei risparmiatori che evidentemente mai si sono chiesti che strade prendessero i loro quattrini per avere profitti così ragguardevoli. Se lo avessero fatto, si sarebbero ben presto resi conto che il metodo fondato sul rimborso agli  investitori utilizzando esclusivamente le somme versate da nuovi clienti, era matematicamente  destinato a fallire. Madoff ha truffato molti tra enti fondazioni e singoli risparmiatori ma,  nel corso del tempo, ha anche  fatto sì che altri si arricchissero. Dev'essere stata l'eco del mirabolante risultato a scoraggiare  ogni curiosità  sulla strategia.

 Quando si parla di crisi di sistema si dovrebbe anche aggiungere - o forse  premettere - l'aggettivo culturale. Il problema è lo Stato disse Reagan non più tardi di trent'anni fa. Troppe tasse troppe lungaggini, troppa ingerenza pubblica, in una parola troppe regole. I risultati a distanza di anni, sono sotto gli occhi di tutti. Madoff ha agito impunemente in un contesto in cui la deregulation faceva da padrona ma è stata anche la cultura del facile arricchimento ad alimentare ogni sua impresa.

Anche qui da noi, che  solo in minima parte e solo di sguincio, siamo stati investiti dalla bufera  Madoff, il Governo da qualche tempo menziona il libero mercato palesando l'esigenza di una regolazione.

Salvo poi non tralasciare  sede per esaltare lo spirito decisionista e  tacciare le istanze democratiche di essere il vero freno per un corretto sviluppo. Ma i rimedi economici e finanziari non saranno sufficienti a contrastare la crisi se dovranno intervenire in un contesto privo  del funzionamento delle Camere, della Giustizia,   dell'indipendenza della magistratura , della correttezza dell'Informazione, dell'autorevolezza del sindacato. Tutte istituzioni,in un modo o nell'altro, fatte segno in questo momento, di un attacco frontale da parte del Governo.

Non c'è paese al mondo che intenda affrontare la crisi approntando una riduzione di Democrazia. Noi sì e anche senza il ricorso a terminologie apocalittiche quali l'avvento di un nuovo  regime, è di tutta evidenza che sarà facile approfittare proprio della contingenza per realizzare provvedimenti illiberali che non faranno che aggravare la già precaria situazione.

Il versante buono del nostro provincialismo - il salvifico troppo bello per essere vero -  la cui assenza ha impedito alle vittime di Madoff di tutelarsi, non basterebbe ad arginare la deriva autoritaria che la nuova cultura efficientista sottende e vorrebbe anticipare, che gli squali sono innumerevoli, non solo di razza finanziaria. 

Nell'illustrazione il  Lipstick building, sulla Lexington avenue a Manhattan, sede degli uffici di Madoff

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venerdì, 20 marzo 2009
13:13

Un singolare caso di coscienza

Poichè le storture non possono che generare altre storture, il semplice annuncio dell'introduzione del reato di clandestinità, ha già prodotto soddisfacenti risultati in termini di miglioramento della convivenza civile : due casi di lebbra a Milano e due di TBC sempre al Nord. Se tanto mi da tanto, si può immaginare cosa potrebbe accadere se la Legge passasse così com'è. Cioè come Lega Nord, per bocca di Umberto Bossi stesso,  desidera.

Il reato in questione, perseguibile d'ufficio, è ovviamente connesso con l'obbligo di denunzia da parte di qualunque pubblico funzionario nell'esercizio delle sue funzioni : dalla maestra, al medico, al vigile urbano e via di seguito. Inutile che ci vengano a raccontare la fandonia della discrezionalità. Proprio per questo, non c'è associazione di medici o d'insegnanti che non si sia risentita.

E sarà pure una manovra prematrimoniale in vista dei congiungimenti futuri o una manovra punto e basta, ma fatto è che i 100 e passa eletti nel PDL richiedenti al premier la non apposizione del voto di fiducia al provvedimento, suscitano involontariamente, una riflessione : può un insieme di norme destinate alla " sicurezza" - quindi concernenti disposizioni di natura tecnico - amministrativa o di ordine pubblico -  costituire, in Democrazia, un problema di coscienza?

A quanto pare sì, visto il preciso richiamo dei firmatari. Ma se ciò accade significa che c'è qualcosa di abnorme nella ratio che presiede simili proposte. Abnorme come l'idea che le leggi non debbano regolare, garantire, tutelare e, se del caso, sanzionare, ma semplicemente essere in armonia con il lato più oscuro e inconfessabile  di un elettorato da vezzeggiare, blandire e  al quale quasi nessuno più ha voglia di spiegare quali origini abbiano paura e idiosincrasia per l'altro.

L'efficienza non conta ed infatti questi provvedimenti non sono fatti per il funzionamento o per il risultato,  come pure attesta la  Bossi Fini, gran moltiplicatrice di clandestinità e altri disastri,  ma nella loro insensatezza, per creare disservizi a catena. Il che andrebbe già bene rispetto al rischio epidemie di mali dei quali pensavamo di aver dimenticato il nome e che puntualmente si manifesterebbero ove mai gl'immigrati per timore, prendessero a disertare gli ambulatori medici.

Due destre e forse anche tre, si schierano domani alla Fiera di Roma. Se dall'incontro/scontro non ci si aspettano clamorose rotture, non è nemmeno lecito attendersi l'emergere di un'idea di società autenticamente conservatrice. Qualcosa di netto e definito che possa garantire, se non forme di buon governo, quantomeno la possibilità di confrontarsi su terreni dignitosi e con regole del gioco chiare.

L'unica idea di società  , quantunque perversa e rovinosa - ma coerentemente strutturata - al momento, viene espressa solo dalla Lega. Con conseguenze di cui ognuno può rendersi facilmente conto .

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sabato, 28 febbraio 2009
09:48

Meglio niente

Beppino Englaro è indagato per omicidio e insieme a lui l'equipe medica che ha dato corso alla sentenza con la quale la suprema corte, mesi orsono, sancì l' ammissibilità della sospensione delle cure per Eluana. Data la vistosa mole di esposti che cittadini ed associazioni si sono premurati di far pervenire  in Procura negli ultimi mesi,  nessuna meraviglia.Tant'è che ogni figura professionale coinvolta nelle operazioni previste dal protocollo medico, era già da tempo costituita in associazione, proprio per meglio far fronte ad eventuali procedimenti.

Una storia infinita questa,  messa in piedi a bella posta, nonostante esigue siano le reali possibilità che Beppino e i medici siano incriminati . Ma così funziona il senso civico di questi onesti cittadini che non esitano a impegnare le corti ( compresa quella europea) con inutili procedimenti, pur di affermare un Principio che perde sempre più la valenza etica, per assumere quella più politica della prepotenza e dell'accanimento giudiziario a scopo intimidatorio. Nemmeno qui sarebbe lecito meravigliarsi della protervia, ma abituarsi al peggio risulta un esercizio difficile per chi crede che la Giustizia serva soprattutto a regolare i meccanismi di civile convivenza.

A questo punto non rimane che sperare che la Procura, una volta appurata l'infondatezza delle accuse, proceda d'ufficio per calunnie.

In tutto questo, almeno una buona notizia c'è. La discussione della legge sul testamento biologico che allo stato si annuncia come un pasticcio liberticida, inservibile e comunque limitativo di ciò che già è consentito, potrebbe slittare ad altra data.

Facciamo pure ad altro governo, poichè quel che si profila è inevitabilmente un provvedimento peggiorativo delle attuali condizioni. Meglio niente. E' l'unico modo per far sopravvivere inalterati quei principi che tutelano i diritti della persona. Può sembrare una rinuncia, una sconfitta e invece, a ben vedere,  è l'unica ipotesi vincente. Almeno per ora.

 

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giovedì, 19 febbraio 2009
10:47

Non solo lodi ( ma anche pacchetti)

AzzeccagarbugliAccogliendo la Corte tutte le richieste dell'Accusa, David Mills è stato condannato a quattro anni  e sei mesi ma grazie al Lodo Alfano tale sentenza non costituisce tecnicamente condanna a Silvio Berlusconi che è fuori dal processo, per ora. 

Salvo che la Corte Costituzionale non si pronunzi contro il Lodo. Il verdetto si prevede entro il mese prossimo.

Caso vuole però, che nel pacchetto di Norme sulla Giustizia approvato dal Consiglio dei Ministri il 7 febbraio scorso, ce ne sia una che prevede che  le sentenze passate in giudicato potranno essere prova in dibattimenti successivi solo nei processi di mafia, terrorismo e reati punibili con l'ergastolo.

Se il Parlamento approvasse tali Norme, la sentenza Mills non potrebbe essere usata contro il Premier, ça vas sans dire, che l'intera serie di Provvedimenti sarà inserita di gran carriera nell'agenda parlamentare. Hai visto mai fosse invalido il Lodo, c'è sempre il pacchetto.

Ecco spiegato perchè a Palazzo ( Grazioli) minimizzano e considerano la condanna a Mills una non notizia. E che? Forse un uomo ha azzannato un cane? chiosa uno dei tanti Spin.

Per carità. Screditano i giudici che solo in quanto politicizzati, non hanno voluto tener conto dei memoriali scagionanti e ancorchè postumi di Mills, annunciano appelli sicuramente vittoriosi - è scritto nel cielo, si vede -   e si cuciono le leggi addosso. In effetti dov'è la notizia  (in senso di novità )?

Nell'illustrazione, Azzeccagarbugli - quello vero - di Gonin

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lunedì, 16 febbraio 2009
00:35

Scienza e coscienza

Il fatto che Ignazio Marino pensi ad un referendum abrogativo prima ancora che sia stata licenziata la legge, anzi, che ne sia reso noto addirittura il testo, esprime molto delle difficoltà e dell'atteggiamento sostanzialmente rinunziatario del fronte laico.

Primo fra tutti il  PD che in realtà sulla questione dovrebbe organizzare un referendum interno, viste le plateali divisioni, evitando di nascondere le magagne dietro il rispetto di improbabili questioni di coscienza.

Coscienze che potrebbero agevolmente superare la prova del voto UNITARIO - cioè il NO alle proposte del PDL - e uscirne linde e immacolate, se solo la formulazione di  una proposta alternativa,  lasciasse libere le scelte individuali dei pazienti,  attribuendo al rapporto di cura la dignità e l'importanza che compete al momento centrale di  ogni decisione in materia di salute.

Per fare ciò non occorre mettere in campo grandi mediazioni, ne' artifici politici o  legislativi : si tratta semplicemente di modellare una posizione sul combinato disposto di quanto già è scritto nel nostro Ordinamento, il che consentirebbe oltretutto di liberare il dibattito politico dalle secche, per esempio, dei proVita vs i ProMorte ovvero del dar da bere agli assetati, prescrizione evangelica di tutto rispetto, ma che nella diatriba in questione si evidenzia speciosa e fuorviante. Poichè se è vero  che ogni paziente costituisce un caso a sè, ogni valutazione  del legislatore in tal senso, diviene automaticamente inadeguata.

Tutto quanto si trova entro i confini stabiliti dagli articoli 2, 13 e 32   della Costituzione, del Codice Deontologico, della Legge sul servizio sanitario nazionale e dei trattati internazionali sottoscritti,  non può determinare Problema di Coscienza alcuno. Accertata la volontà del paziente nelle forme di legge, è il rapporto di cura a sciogliere le controversie sulla natura della malattia, o su cosa s'intende per cura e cosa no, evitando  i rischi eutanasia, omicidio del consenziente o altre stravaganti fattispecie più volte agitate dal centro-destra.  Mentre il votare leggi che limitino quanto disposto dal nostro Ordinamento, crea invece un problema politico concreto. Poichè  al di fuori dei Principi stabiliti e del  criterio di  Scienza e Coscienza non si va proprio da nessuna parte.

In soldoni : va bene il partito pluriculturale senza che ciò implichi la mannaia della conta ma ...o si posseggono strumenti per far convivere dignitosamente le molteplici sensibilità o forse conviene cogliere la palla al balzo delle minacciate scissioni.

Come si pensa di affrontare un referendum con un fronte interno così spezzettato? Soprattutto alla luce delle ultime esperienze di astensionismo alla prova referendaria sulla fecondazione assistita. Senza dimenticare che l'ampia compagine di telespettatori che ha preferito guardare il Grande Fratello piuttosto che i programmi di approfondimento o i talk, la sera in cui è morta Eluana Englaro, esprimono, all'interno dell'evidente disinteresse, la probabile volontà di delegare ad altri, la risoluzione di problemi che importano cognizioni scientifiche o giurisprudenziali.

Forse è bene non scaricare sui cittadini il peso dell'insipienza della politica. Se si dovesse perdere un simile referendum, sarebbe poi più difficile modificare la legge, ove si verificasse un cambio di maggioranza. Evento auspicabile, possibilmente in questa vita.

(la foto l'ha scattata Jimmyjazz . La mano è di una delle statue che sono innanzi alla Corte di Cassazione,)

 

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giovedì, 29 gennaio 2009
08:35

Tutti sanno benissimo

Gianni Alemanno sa benissimo che lo stupratore di Fiumicino, scontando la misura cautelare a casa propria, è tecnicamente in stato di detenzione, sottoposto cioè a limitazoni quali il divieto, ovviamente, di uscire di casa ma anche di ricevere visite, telefonare, usare internet. Non gli pioverà nella cella, ma questo, io spero  sia (ancora considerato)  inauspicabile per qualsiasi detenuto. Comunque l'indagato non si trova in Hotel e men che meno a piede libero come ambiguamente ha lasciato intendere qualche giornale e lo stesso sindaco che nondimeno tralascia occasione pubblica  per lamentarsi del lassismo e della manifesta ingiustizia della decisione del magistrato. Un'istituzione che si schiera contro un'altra istituzione. Alè.

Angiolino Alfano sa benissimo che gl'ispettori, inviati presso il tribunale, battendo con scrupolo la grancassa, altro compito non hanno se non di verificare sulla correttezza procedurale, dunque NON entreranno nel merito delle scelte, ma i passaggi di natura tecnica che quelle scelte hanno contribuito a determinare, controlleranno. Questo vuol dire che a meno di grosse castronerie, le decisioni assunte,  rimarranno tali. Cionondimeno, dichiarandosi anch'egli assai preoccupato per l'avvento di tutto  questo clima da manica larga, lavora su impossibili aspettative mentre,  invece di riflettere su possibili modifiche alla legge, corre in Parlamento, insieme ad altri preoccupatissimi, per far approvare la legge sulle intercettazioni. Che poi è quel che più interessa in questo momento.

Franco Frattini sa benissimo che una volta acclarata la colpevolezza dei cittadini romeni indagati per lo stupro di Guidonia, gli stessi potranno scontare la pena in Romania, a patto che consentano al proprio trasferimento in quelle carceri. Cionondimeno con molta enfasi annuncia che appena possibile - cioè dopo tre gradi di giudizio - i colpevoli saranno accompagnati oltre frontiera, come se il trattato di Strasburgo del 1983, non esistesse.

Antonio Di Pietro sa benissimo che le eccezioni di incostuzionalità  sollevate sul Lodo Alfano non sono affatto scontate, che in merito pende il parere della Consulta e che il Capo dello Stato, per quelli che sono i suoi poteri,   non poteva far altro che promulgare quella legge. Sa anche che, in altra circostanza e precisamente in occasione della bagarre tra le Procure di Catanzaro e di Salerno, l'intervento di Giorgio Napolitano, che sarà pure un uomo d'età ma appare tutt'altro che sonnecchiante, è stato salvifico di una situazione che già deteriorata, rischiava il parossismo.  Cionondimeno non gli pare il vero, quando è possibile, di attaccare il Presidente, spesso con espressioni offensive ed ambigue. Stessa sorte subiscono il CSM organo di autogoverno e l'ANM ente di tutela e rappresentanza, per aver disposto il trasferimento del magistrato Apicella, gli uni e per non essersi opposti al medesimo provvedimento, gli altri. La Consulta curiosamente viene lasciata fuori dalle invettive . Tornerà buona per un'altra volta.

Si dirà che in politica è scontato seppur riprovevole, l'uso strumentale della mezza verità - quando non del falso - per il raggiungimento di un tornaconto. Nei casi in questione, il tentativo di speculare sul clima d'incertezza è evidente. Chi è al governo e sta per varare una riforma della Giustizia che presumibilmente vedrà limitata l'autonomia della magistratura e chi è all'Opposizione ed è sempre in famelica ricerca di facili crediti.

 Qui però non si tratta in nessun caso di tutelare l'interesse dei cittadini alla sicurezza o ad una giustizia che funzioni, ma in maniera poco responsabile di aumentarne le ansie e le paure.

Poichè nessun provvedimento si sta assumendo ne' è in calendario, sulla misura cautelare, ne' sulla velocità dei procedimenti, ne' sulla riforma del codice. Quanto alle Forze dell'Ordine, dati i consistenti tagli alle risorse loro destinate, c'è da credere che più di quel che fanno, sarà difficile riescano a fare.

Ergo, i cittadini - e ahimè le vittime - dovranno accontentarsi delle dichiarazioni di Alemanno, di Alfano e di Frattini. Al più potranno consolarsi, accendendo il televisore che a getto continuo rimanda  le sequenze del tentativo di linciaggio di Guidonia. Anche quello sapientemente utilizzato per reclamare una severità che si sa in partenza impraticabile, nei confronti dei colpevoli s'intende. La folla inferocita serve.

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mercoledì, 07 gennaio 2009
22:17

Diplomazia al lavoro

Oggi il problema è Hamas. Capisco chi vorrebbe negoziare ma l'Unione europea e Israele giustamente non l'hanno fatto....Dopo cinque minuti dalla fine della tregua Hamas ha ripreso a lanciare razzi contro Israele continuando un'azione francamente sconsiderata......
Se Hamas avesse detto sì
" al cessate il fuoco "Israele si sarebbe già fermata", ma "la disponibilità di Hamas non c'è stata e per ora non c'è. L'organizzazione terroristica palestinese non è un interlocutore politico e rifiuta tutto quello che la comunità internazionale propone".

Franco Frattini

Nel momento in cui l'impegno dei negoziatori è teso - come sempre in questi casi - a ricercare, in calce ad un difficile accordo, formule  che non urtino le suscettibilità e non umilino l'orgoglio delle parti in conflitto, sembra impossibile che un ministro degli esteri possa usare espressioni di tale disinvolta parzialità. Eppure Franco Frattini queste parole ha pronunziato in sede di Audizione, all'indomani del bombardamento israeliano della scuola ONU dei profughi - 42 morti da aggiungersi agli altri, oltre 600, dei giorni scorsi,  e manco l'ombra di un terrorista o di una rampa di cosidetto missile in quelle aule - consegnando così il nostro paese al ruolo meschino, defilato e poco dignitoso, sul piano internazionale, di cieco supporter. Nemmeno gli americani, impegnati con Mubarak a scambiare il controllo del valico di Rafah e dei tunnel scavati sottoterra contro lo stop dell'avanzata di terra di Tsahl, osano un simile linguaggio. Le responsabilità hanno un peso differente a seconda dei punti di vista, ma comunque la si pensi, la tregua è obiettivo minimo ed indispensabile, ottenerla importa un lavoro in cui è necessario rimuovere dalla trattativa ogni elemento di partigianeria ad evitare che il dialogo degeneri creando un ulteriore zona di conflittualità. A meno di credere nella bontà  della prova di forza, della lezione da infliggere ai terroristi, analisi spicce e giudizi sommari andrebbero evitati. Umiliare Hamas o peggio, auspicarne lo sterminio significa assottigliare le possibilità  dei moderati di Fatah. Significa gettare le basi per non finirla mai.

Dunque, dimentico oltretutto, di quanto è in gioco su quel palmo di terra, origine di tutti i conflitti con il mondo islamico e incurante delle minacce costituite da Hezbollah o delle centinaia di martiri pronti a intervenire, il problema, secondo Frattini, è Hamas al quale non è nemmeno sufficiente aver vinto le elezioni per essere definito  interlocutore politico. Che acume.



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lunedì, 29 dicembre 2008
13:47

Palati fini ( non sparate sul pianista)

Allevi

Ci sono critici musicali celebratissimi, veri conoscitori della materia che considerano Tchaikovsky e Rachmaninov roba da trogloditi. Immagino perchè la  musica di questi due compositori, semplice, anche se solo all'apparenza, risulta più orecchiabile e dunque destinata ad incontrare il favore del grosso pubblico.

Non sono musicista anche se - in virtù di reminescenze varie - conosco le note e leggo gli spartiti. Dunque potrei esprimermi forse su di un'esecuzione ma francamente ho sempre pensato che se  Luciano Berio a me dice poco, forse il  problema è mio, non di Berio.

La quasi totalità del pubblico affida le proprie scelte musicali alla gradevolezza o meno che un ascolto puramente sensoriale restituisce - che altro sennò? Forse che insegnamo educazione musicale nelle nostre scuole? - Per questo le consonanze sono più in auge delle contemporanee dissonanze, l'irrompere di archi come se piovesse, vende più della spinetta e gli ottoni sparati a mò di contraerea, più dell'arpa birmana. Anche per questo la Patetica va a ruba e i Kindertötenlieder fanno la muffa sugli scaffali. Non solo Berio è negletto ma per l'appunto anche Mahler, Alban Berg e tanti tanti altri. 

Qualcosa di simile vale per il giovane Allevi che in realtà ha quarant'anni ( c'è speranza per tutti) e che di recente ha fatto drizzare i capelli alla nobile schiatta dei Critici, dei Musicisti di Stato, dei giornalisti e dei blogghisti per aver diretto e interpretato al pianoforte musiche proprie (e forse altrui) durante l'annuale concerto di Natale del Senato della Repubblica.

Allevi mi risulta essere uno che vende molto, non posseggo i suoi dischi ma ho ascoltato superficialmente qualche brano utilizzato dalla pubblicità : non è Liszt, mai potrebbe divenire il mio preferito, ma nemmeno mi è sembrato l'emblema di questo capitombolo agl'inferi del Buon Gusto Nazionale.

Piuttosto per come  son messe le cose, non mi stupisce che la scelta sia caduta su di lui. Quale migliore emblema dell'air du temps,  di un quarantenne che ancora viene annoverato tra i giovani, che vende abbastanza,  è telegenico e suona il piano.. benino per quel che suona : cioè musica commerciale. Qualcuno dice classica? Mi sfuggono i criteri di catalogazione, in questo momento.

Quante storie. Cosa ci si aspettava dal Governo Berlusconi ? Il clavicembalo ben temperato? Ma quello è roba noiosa, non è ottimista, il popolo poi si deprime. Nel concerto di Natale 2008,  è racchiusa esattamente l'idea di cultura di questo governo. E nella risposta scandalizzata, specularmente, la puzzetta sotto al naso di chi a questa Idea si oppone.

Se ne faccia una ragione Uto Ughi e prima ancora di sparare sul pianista, riconsideri l'idea di reindirizzare i sacri furori verso altri obiettivi....facciamo...chessò...il Presidente del Consiglio? Il  Ministro della Cultura ?  Quello che sega i contributi e a cui piacciono tanto le Commissioni Censorie? Quello che Allevi o non Allevi, se ne frega dei Conservatori? Ecco proprio lui. Altrimenti  diventa una questione di gusti, terreno spinoso, perche  se è vero che non sono tutti uguali, cioè tutti sullo stesso livello, indistamente tutti sono degni di rispetto.

Ne' con Allevi ne' con Ughi, con la convinzione che uno rappresenti un'Idea, nella migliore delle ipotesi, sballata e ambigua   e nell'altro siano malriposte le nostre speranze di contrastare quell'Idea opponendone un'Altra.

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giovedì, 09 ottobre 2008
12:45

Essere Mara

Carfa

 

Va da sè che l'imperativo categorico sul far della mutazione, dev'essere stato : scordatevi del calendario, delle chiome fluenti, delle curve pronunciate e dell'effetto bagnato. Quale altro motivo al mondo potrebbe spingere una donna di trentadue anni a combinarsi come sua zia, se non l'esigenza di  rendere inequivocabili, i tratti di un cambiamento a trecentosessanta gradi ? Annullare il proprio passato. Che tema avvincente. Al cinema.  

Siccome però il cambiamento è tutto di facciata, lo spettacolo continua,  solo che al posto della scollatura profonda e della bigiotteria vistosa, oggi c'è di nuovo  che non si esce di casa senza una camicetta, un maglioncino, un foularino  che sottendano, costi quel che costi,   riservatezza e compunzione. Un monumento all'Inappuntabile. Una sorta di total look da personcina seria e perbene. Magari un po' troppo total,  per essere vero, soprattutto per essere davvero il suo.

Anche da Stefania Prestigiacomo ci si sarebbe potuto aspettare  uno stile ministerial tranquillo, ma in quel caso, forse perchè meno integralista - e decisamente più intelligente e appassionata - qualche smagliatura nel Progetto, chessò un orecchino un po' troppo colorato e pendente, una ciocca fuori posto, una nota vivace,  denotano umana presenza dietro l'attenzione alla mise.

Qui invece niente : dal caschetto integrale, al broncio, all'occhio sgranato, al colletto irreprensibile, pare tutto dipinto. E tutto rigorosamente in stile, come si dice in questi casi. Il fatto è che Mara Carfagna non deve solo esibire una nuova identità ma deve soprattutto dimostrare di essere preparata e adatta al ruolo che ricopre.

E qui è un po' più complicato. E siccome dimostrare di essere - qualsiasi cosa -  è una tale fatica da non lasciar libere energie  per altre attività, gli scivoloni si susseguono. Non tanto quando si tratta di declinare i propositi di questo governo in merito ai servizi - l'ultima in ordine di tempo è la disinvolta proposta degli asili nido condominiali  e il cielo sa cosa ci volle per aprirne 18 a norma in luoghi di lavoro, figuariamoci nelle abitazioni - quanto fronteggiare impreviste domande da parte degl'interlocutori.

  Ed è esattamente questo il momento in cui l'aplomb comincia a vacillare. Ne sa qualcosa Ritanna Armeni che sere fa, tentava di piazzare un concetto e che è stata più volte interrotta dalla stizzita ministra, con espressioni del tipo lei dice sciocchezze ! Già. L'abito fa di sicuro il monaco, ma per i miracoli ci vuole il know how.  Oppure quando tratta di difendere il perimetro in cui crede di aver infilato se stessa. Allora no : Allora a domanda (di Mentana ) risponde a campanello e senza gobbo :  Veronica Lario mica alludeva a lei, in quella famosa lettera aperta al consorte. Ma ad altro. 

Pur  di tirarsi fuori d'impaccio, nega l'evidenza e  inguaia ulteriormente lo sponsor, così galante con le signore e così cortese. Oh finalmente la nebbia si dirada, e nella classica riproposizione di un ruolo già noto , si può rinvenire un briciolo di verità. Gratta gratta riemerge la soubrette della commedia all'italiana anni 50  - pur senza la magia dei suoi artefici -   E con Mara non bisogna nemmeno grattare troppo.

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domenica, 24 agosto 2008
03:31

Temperie culturale

min 4

Da quando ho assunto la responsabilità di ministro ho avanzato alcune proposte per cambiare uno stato di cose non più tollerabile. Voglio ricordarne alcune. Voto di condotta, divisa scolastica, insegnamento dell' educazione civica, ritorno al maestro unico, rilancio degli istituti tecnici e della formazione professionale. Autorevolezza, autorità, gerarchia, insegnamento, studio, fatica, merito. Sono queste le parole chiave della scuola che vogliamo ricostruire, smantellando quella costruzione ideologica fatta di vuoto pedagogismo che dal 1968 ha infettato come un virus la scuola italiana.

Mariastella Gelmini Quarant'anni da smantellare Corriere della Sera 22 agosto 2008

Mentre il ministro Bondi con spensierata civetteria si vanta di non capire nulla di arte moderna e annuncia l'istituzione del solito comitato censorio sul contributo pubblico alla cinematografia  - alle volte qualche spettatore, stanco delle mistificazioni televisive,  dovesse rivolgere al cinema la propria ansia di sapere come stanno le cose - il ministro Gelmini declina il suo progetto di riforma della scuola, com'è nella migliore tradizione delle accademie militari :  in termini di guerra batteriologica, tracciando inoltre un percorso che ricalca in tutto e per tutto il più classico dei discorsi da bar. Come  dire a noi c'hanno rovinato il dottor Spock e il 68 invece che la guera ( una sola r) e le donne . Mica i governi che abbiamo avuto nel quarantennio successivo. Ora, se il vuoto pedagogismo, consta del principio democratico del diritto alla formazione, il ministro non si disturbi a includere nella sua lunga marcia verso il futuro, l'insegnamento dell'educazione civica.  Data la patente contraddizione, a qualche meritevole discente potrebbero non tornare i conti. Col rischio che intorno alle scuole si ricominci a disselciare, poi me la saluti la gerarchia e soprattutto l'ineffabile e ardito distinguo :  autorità slash autorevolezza - qui invece che al bar, siamo saliti sul tram - Senza considerare che tutta questa logica da castigamatti,  fatta di voti di condotta e divise, fatica e smantellamenti, lascia poco spazio all'affermazione di un principio sovrano : apprendere dovrebbe essere soprattutto un (impegnativo) piacere. Da un ministro, in genere, ci si attendono progetti strutturali, informazioni sui finanziamenti, indirizzi guida, qui, mai sia, ci si discosta dal tema disciplinare ci s'imbatte in concetti di recupero della tradizione che manco la destra più convinta oramai legge in questi termini :
Noi vogliamo una scuola che insegni a leggere, scrivere e far di conto. Una scuola in cui si torni a leggere I Promessi Sposi e dove non si dica più che lo studente dovrà "padroneggiare gli strumenti espressivi ed argomentativi indispensabili per gestire l' interazione comunicativa verbale in vari contesti"
Di favorire la formazione di uno spirito critico, non si parla. Un po' asfittico come progetto ministeriale del terzo millennio per la formazione culturale e professionale dei giovani e, insieme, la costruzione del futuro di una nazione. Leggiamo pure i Promessi Sposi ma facciamone un uso migliore di quello prospettato dal ministro.
C'è poco da scherzare : che si tratti di istruzione, di  sicurezza, di immigrazione, di sviluppo, di tasse  o di stato sociale, nessuno dei provvedimenti di questo esecutivo, scalfisce davvero la sostanza delle cose, tantomeno ne rimuove le storture . Gelmini non fa eccezione, qualitativamente non propone nulla diverso dai soldati nelle strade o dal presidio delle frontiere o dal licenziamento dei fannulloni nella pubblica amministrazione. Guai però a sottovalutare la cultura che sottende la politica degli annunci roboanti e dei provvedimenti shock. Dietro al fumo, c'è un progetto consistente di smantellamento di un sistema di Diritti che oggi vengono spacciati come la palla al piede di questo paese. Qualsiasi progetto autoritario comincia a lavorare così :  prima la cultura ivi compresa la libertà di stampa messa in seria crisi dall'abolizione indiscriminata dei finanziamenti all'editoria, poi la scuola e a seguire tutto il resto finchè dell' ideologia politicamente corretta come la chiama il ministro nel suo  dizionario dei luoghi comuni, non rimarrà  che un ricordo. Queste le idee di modernizzazione. Ai tempi del colera.

Nell'illustrazione : il Ministero della Pubblica Istruzione ( anche se pare il Mocambo, con palmizi e tutto)

Scritto da sedlex in: palazzo
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giovedì, 31 luglio 2008
18:36

Un caso di regressione istituzionale

Beppino

Vincenzo Carbone,  primo presidente della Corte di Cassazione, sceso in campo di recente per il caso Englaro è stato netto  : La Corte si è espressa nell'esercizio della sua funzione giurisdizionale , affermando un principio di Diritto,  sulla base  della interpretazione costituzionalmente orientata della legislazione vigente. Mentre la Corte d' Appello di Milano, nella sua autonomia e valutando in concreto le prove raccolte, ha deliberato che potessero essere sospese alla Englaro, l'idratazione e l'alimentazione forzata. Insomma, sostiene giustamente Carbone, in entrambi i casi, i giudici hanno svolto scrupolosamente il proprio lavoro. Non sono stati dello stesso avviso  i 40 senatori ( Quagliarello, Cossiga e altri)  firmatari di una mozione  che chiede al  Senato di sollevare un conflitto tra Poteri dello Stato nei confronti della Corte di Cassazione. La mozione assume  che il giudice  abbia violato il Principio della Separazioni dei Poteri e abbia leso le attribuzioni del Parlamento Legislatore, adottando una pronuncia creativa, nel vuoto normativo conseguente alla mancanza di una legge applicabile. La questione discussa dieci giorni fa in Commissione Affari Costituzionali, è stata posta ai voti quest'oggi in Aula, ottenendo l'approvazione. Se, come prevedibile, il Senato confermerà il voto della Camera, sarà compito della Corte Costituzionale appurare l'esistenza o meno di un Conflitto tra poteri dello Stato. Siamo ad una iniziativa senza precedenti all'interno della quale, per sovrapprezzo,  è annidata una tale forma di cieca e subdola violenza da non giustificare nemmeno il più innocuo atteggiamento interlocutorio. Eppure quella sentenza, lungi dal aver creato Diritto, ruota intorno a Principi e Norme presenti nel nostro Ordinamento ed esplicitamente  vi si riferisce  : gli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione, la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina del Consiglio d' Europa, la Carta dei diritti fondamentali dell' Unione europea, la legge sul Servizio sanitario nazionale del 1978, gli articoli del Codice di deontologia medica con richiami a sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione. Dove sarebbe il vuoto normativo? Dove l'indebita supplenza? . I giudici si sono mossi con coerenza su di un percorso quasi obbligato, se  si fossero rifiutati di decidere, vi sarebbe stato un caso clamoroso di "denegata giustizia". Essi non hanno "condannato a morte" Eluana. Hanno adempiuto al loro difficile dovere, applicando principi e norme generali ad un caso concreto, così come, prima di loro, avevano fatto giudici di corti nazionali e internazionali, dagli Stati Uniti, alla Gran Bretagna, alla Germania (tutte decisioni scrupolosamente ricordate dalla Cassazione). Beppino Englaro non meritava  quest'aggressione ne' che il suo dolorosissimo caso fosse materia per un ennesimo conflitto tra Politica e Giustizia. Egli chiede solo che di  Eluana siano rispettati i voleri e la dignità ma ogni volta che nella sua pluriennale battaglia per i Diritti, riesce a conquistare una parvenza di risultato, infiniti ostacoli vengono posti sul suo percorso. La novità  dei giudici costituzionali, non avrebbe influenza diretta sulle scelte di Beppino che comunque sta già combattendo altre guerre per rimuovere altri impedimenti ma certo ci piacerebbe che su questa investitura popolare che ultimamente sembra autorizzare tutto, finanche il  conferimento all'Assemblea Parlamentare della  natura di giudice di estrema istanza, la Corte si esprimesse con nettezza onde evitare che un caso di corretta amministrazione della Giustizia venga ricordato come un caso di regressione culturale e istituzionale. 

 

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giovedì, 24 luglio 2008
22:54

Nessuno lo ferma ( teorema due)

Anche questo è un teorema e postula il conflitto tra  legittimità e legalità. Sembra un rompicapo e invece non lo è. Basta guardarsi intorno : da un lato l'indifferenza per l'universalità dei diritti, per il rispetto delle regole e delle procedure che oramai trova cittadinanza in territori insospettabilmente trasversali,  dall'altro il sostegno alle maniere forti, alla concentrazione dei poteri, all'antiparlamentarismo, al decisionismo (alla semplificazione !).  La sintesi ci viene somministrata quotidianamente : gli elettori si sono espressi e tanto basta. Ed è per questo che qualunque richiamo, per esempio, al rispetto della Costituzione è nullo : voi avete giuridicamente torto perchè noi abbiamo politicamente ragione ci viene ripetuto. La forza del consenso rende nulla la forza del diritto : lo sfregio più grande da infliggere ad una democrazia. Ma la Costituzione non ammette simili ragionamenti non c'è consenso che possa giustificare la violazione di forme e limiti che essa stabilisce. E forme e limiti realizzano un sistema di equilibrio tra poteri che garantisce democrazia. Da una parte il Potere rafforzato dal consenso, dall'altra Regole improntate a Principi universalmente condivisi la cui salvaguardia è posta nelle mani dell'indipendenza della magistratura. Abbandonando il filo conduttore rappresentato dalla Carta, il cerchio potrebbe chiudersi con un conflitto insanabile tra una legittimità illegale e una legalità illegittima. Ancora un apparente rompicapo ma basta pensare agli ultimi provvedimenti varati dal governo e tutto diventa più chiaro. Ma oggi  la Costituzione è in difficoltà non perchè sia vecchia ed obsoleta ma perchè la società, immersa com'è nel  senso d'insicurezza che determina diffidenza e frantumazione dei rapporti, non riesce ad intravedere futuro ed è in questa assenza che si determinano  orientamenti ad esiti autoritari. L'Opposizione a questo punto non può solo invocare la legalità, non basta. Il senso della sua missione da un lato  è più evidente dall'altro più difficoltoso se deve devolvere ogni energia a dissipare il sentimenti radicati e convinzioni collettive, a promuovere solidarietà, in una parola : a ricostituire il legame sociale frantumato. D'altro canto, sostenere la legalità traballante nella sua legittimità, significa rinunziare ad opporsi alla deriva autoritaria.O l'opposizione riprende il filo di una critica della società impietosa o le truculente affermazioni di richiesta del sangue dell'antagonista  si materializzeranno e passando dalle parole ai fatti, diverranno ulteriore pretesa del nostro sangue.

Nell'illustrazione Pace e giustizia di Giovambattista Tiepolo

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giovedì, 24 luglio 2008
09:06

Nessuno lo ferma ( teorema )

Il teorema ha una premessa che vede il capo del governo perseguitato dalle Toghe, pertanto da un Potere, come si affrettano a rimarcare i caudatari e gl'intellettuali organici, nemmeno eletto dal popolo. Inutile precisazione, ma tanto per valorizzare ulteriormente quell'ampio consenso di cui gode la compagine governativa . Per contrappeso si potrebbe dire che la Giustizia è anche l'unico territorio che il Governo ancora non controlla e nemmeno saremmo pari.  Dunque, in una tale situazione qual'è la priorità  per un paese democratico ? Aver ragione del fumus persecutionis ? Celebrare i processi? Macchè. Il bene supremo è non intralciare l'attività di governo, non distogliere il Premier  dal suo compito istituzionale. Tanto basta ad affermare  che il Lodo Alfano non confligge con  l'assioma degli eguali sancito dall'articolo 3 della Costituzione, essendo la possibilità di guidare il paese in tutta tranquillità,  un interesse che sulla bilancia metalegislativa vale più dell'eguaglianza . Quindi - si sostiene sempre da parte dei reggicoda - è sufficiente una legge comune. Possiamo immaginare ipotesi costituzionali invalide, ma tant'è: il cerchio si chiude. E dentro al cerchio  abita la copertura per ogni sorta di reato, ivi compresi quelli incompatibili con l'ufficio governativo. E poichè, come promesso, adesso nessuno lo ferma,  il lodo altro non è se non  la prima tappa verso lo sconcio dell'impianto giurisprudenziale, normativo ed organizzativo. Poi si annunciano separazione delle carriere -  ovvero procure governative - e abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale. La riforma del CSM fa ovviamente parte della cura. Il governo che doveva  ridare la vista ai ciechi smaterializzare i rifiuti ( pluf ) di Napoli, arricchire tutti e spezzare le reni alla Cina, s'incammina verso la costruzione di una  repubblica autocratica e presumibilmente del malaffare senza nemmeno bisogno di riforme ne' di leggi costituzionali. Speriamo che l'ascesa sia - almeno - resistibile.

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giovedì, 17 luglio 2008
12:21

L'agguato, la vendetta ( e la sentenza)

Non si commentano le sentenze . Non ci piove. E poi siamo solo al primo grado - 180 udienze, 360 testi, 155 parti civili con i loro 50 avvocati, più 60 difensori degl'imputati - e   l'appello è già stato annunciato. Tempo verrà per ulteriori disanime. Nelle more però andrebbe evidenziato che se a Genova - Bolzaneto si fosse potuto sostituire  il reato di abuso di autorità - già importante di per sè, viste le circostanze,  ma meno specifico - con il reato di tortura, le cose sarebbero andate diversamente, in termini di entità delle pene comminate, ma soprattutto  di significato complessivo dell'intero Procedimento. Ci sarebbe piaciuto che il disegno di legge relativo  approvato dalla Camera in dicembre 2007 con voto bipartisan (compreso emendamento di Forza Italia sull' inapplicabilità dell' immunità diplomatica) avesse potuto compiere il suo naturale iter.  Così non è stato, la XV legislatura stroncata, più o meno , sul nascere, tra le altre buone cose, avrebbe da ascriversi anche questo tentativo di colmare una evidente, contraddittoria, lacuna del codice. Si ha un bel dire dobbiamo fare in modo che queste cose non accadano più  ma poi in termini concreti una legge vale più di un lungo procedimento come Bolzaneto è stato e sarà. Ma non commentare la sentenza non ci esime dal valutare quanto va oltre il chi ha picchiato chi  e perchè o se ci fossero dietro quegli inqualificabili episodi di violenza morale e materiale, altrettanto inqualificabili regie o piani preordinati della mattanza. Questo, al momento non è dato sapere, anche se dai giornali trapela ( le motivazioni della sentenza non sono state ancora rese pubbliche ) che la Corte l'abbia, per Bolzaneto, escluso, appuntando com'era prevedibile l' attenzione sulle responsabilità individuali. Ma in nessuna Corte potrà essere trascinata mai la Responsabilità gravissima della gestione dell'Ordine Pubblico di quelle giornate. Invece che regia, possiamo chiamarla Mario, ma quello è. Ed è che a Genova da parte delle forze dell'ordine, si è cercato lo scontro, la prova di forza, si sono  inseguiti manifestanti che ripiegavano, colpiti quelli che procedevano  con le mani alzate, sono stati selvaggiamente picchiati i passanti e i giornalisti, si è consentito a industurbati  provocatori e  black block di assaltare il carcere o procedere ad ogni sorta di devastazione, al preciso scopo di tendere la  trappola. Prima l'agguato, poi la vendetta. Queste sono state via Tolemaide, il Lungomare,  la Diaz e  Bolzaneto . E per questa insensatezza è morto Carlo. Se non c'è stata strategia preordinata, allora vuol dire - qualunque cosa sia scritta  nella sentenza che comunque riconosce l'abuso di autorità  - che ci sono circostanze in cui le forze dell'Ordine hanno un margine di autonomia troppo ampio per un paese che si dice democratico. Un lungo e complesso procedimento come quello in questione, avrebbe potuto essere  affiancato dall' istituzione della famosa Commissione Parlamentare d'inchiesta, contro la quale si espressero con voto contrario il Centro Destra e l'Italia dei  valori, per l'appunto motivando con l'inopportunità di esporre le forze dell'ordine ad un possibile danno d'immagine. I conti tornano.

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giovedì, 10 luglio 2008
15:00

Il lodo alla gola

Condicio sine qua non, l'emendamento blocca processi sparisca dal decreto sicurezza, è l'approvazione in tempi rapidi del Lodo Alfano. Casini ieri ha definito  baratto l'astensione dell'UDC in sede di Commissione, promettendo ulteriori chiarimenti quest'oggi in aula. Presumibilmente dirà che la norma blocca processi, oltre a difettare di requisiti costituzionali,  comporterebbe gravi danni all'amministrazione della giustizia : migliaia di processi sospesi oggi, graverebbero tra un anno sulla già oberata normale amministrazione. Quindi la scelta dell'UDC sarà non ostacolare l'adempiersi di quello che viene considerato il  male minore : l'immunità sino alla fine del mandato per le alte cariche dello Stato. Quanto al PD, la posizione di netta contrarietà può essere attenuata dalla rinunzia all'ostruzionismo, se la blocca processi viene ritirata ed accolti due emendamenti a miglior chiarimento della non reiterazione dell'immunità. Siamo ad una delle pagine peggiori della vita politica in questi ultimi anni , non tanto per lo scambio che è una pratica consolidata, ma per l'entità del ricatto che sovrintende tutta l'operazione. Se sarà approvato il Lodo è possibile che si risolva  l'attrito tra magistratura e governo, tra Governo e  Quirinale e che i rapporti tra Opposizione e Maggioranza si normalizzino e con essi - si auspica - anche una ripresa dell'attività parlamentare fin qui, tutta incentrata a risolvere i casi giudiziari del Premier. Se fossimo in un paese normale anche lo scudo dell'immunità sarebbe, magari con qualche correttivo riguardante reati e cariche, un provvedimento normale. Se ne potrebbe parlare come di un istituto di  garanzia, un contrappeso all'indipendenza della magistratura. Così non può essere, segnati come siamo da questa quindicinale anomalia, non riusciamo nemmeno a pensare ad un provvedimento in astratto,come si dovrebbe. Ed è per questo che oggi la maggioranza si assume una grande responsabilità : quella di far approvare un provvedimento che  in molti ritengono addirittura di natura costituzionale, con il voto contrario dell'opposizione. Il Lodo in questione è una brutta legge, non ci sono paragoni ne' analogie possibili con paesi che ne adottano di simili. Estende al presidente del consiglio  l'immunità che abitualmente è dei capi di stato, allarga la rosa dei reati non processabili, fino a comprendere quelli comuni. Siamo lontani da quell'idea di Politica che si vuole  immune perchè in grado di processarsi da sè. Siamo ad un'ipotesi truffaldina sostenuta da un  ricatto. Di questo almeno, si spera, che gl'italiani abbiano consapevolezza .

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martedì, 08 luglio 2008
13:38

Si potrebbe tutti quanti andare...

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...a Piazza Navona oggi pomeriggio, i buoni motivi nemmeno mancherebbero, la democrazia è in pericolo e  l'indignazione è come il dolore secondo Shakespeare, bisogna che abbia voce . Poi, benedicenti Micromega, Repubblica  e l'Italia dei Valori, la lista delle adesioni eccellenti si allunga e ad ogni nome - ohhhhhh - anche la nota delle  motivazioni, delle perplessità e dei distinguo, si arricchisce. Abbiamo Pardi, Furio Colombo, Guzzanti figlia, Camilleri, Eco, Travaglio, Ravera, Celestini, Hack e tanti altri ancora.  Ma chiunque abbia più di quindici anni, oramai sa bene che la partecipazione ad una protesta è tanto subordinata al chi c'è quanto al chi manca  - non, irrilevante questione - a  chi marcia in testa e perchè. In questione, inutile negarlo,  è il modo di fare opposizione, un nobile argomento, intorno al quale saremmo in molti a voler prendere la parola, se non fosse posto in chiave di competizione tra IDV che si propone come unico baluardo contro la degenerazione e  PD accusato di poca reattività nei confronti della maggioranza quando non di inciucio . Come dire che la contesa è tutta domestica e che Di Pietro contende a Veltroni il primato, pescando però in un bacino di consensi che è sempre il medesimo. Magari sarebbe il caso di cominciare a rivolgere la parola a quei cittadini che votano  centro destra ma che berlusconiani non sono affatto. Magari, in tal caso,  per rendere più interessanti le argomentazioni , le rogne giudiziarie e le avventure erotico sentimentali del cavaliere, non bastano. E anche a noi aficionados non farebbe male sentire cos'hanno da dire Di Pietro and co sull'impoverimento del Paese, sulle impronte ai ragazzini Rom, sulla politica caritatevole di Tremonti, sulla militarizzazione di La Russa, sul nucleare di Scajola o sullo smantellamento  che Brunetta e Sacconi hanno in animo di eseguire quanto a diritti dei lavoratori. Dov'è che vogliamo andare a cercare l'essenza vera delle politiche della destra e dare battaglia ? In questi provvedimenti o nel fatto che Berlusconi sia un essere indegno, un satiro telefonico, pieno di avvocati e di Procedimenti sul gobbo? La piazza di oggi pomeriggio è variegata e tuttavia rispettabile, viene impropriamente paragonata ai girotondi di buona memoria, ma quelli, pur con tutti i loro limiti, nacquero da un'iniziativa spontanea e per tutto il tempo che furono in vita, seppero interpretare un malcontento sotterraneo della sinistra rispetto alla propria classe dirigente. Al loro interno c'era la sinistra sociale e la società civile ( a proposito di chi manca, oggi a piazza Navona ) , avevano nella zucca un'idea di Società e di Giustizia da non asservire al Capo del Governo e però che fosse tale da non ammazzare i poveri cristi. Non li ho mai frequentati ma li ho visti all'opera : per il loro porsi come intelocutori attivi, per la loro volontà di dialogo che nulla aveva a che vedere con l'offerta di un contraltare, erano altro . Probabilmente oggi a  piazza Navona manca qualcuno che dal palco dica Con questi movimenti non si vince ! No, non ci sono motivi al mondo, per augurare alla manifestazione di oggi pomeriggio l'insuccesso.Tranne forse uno :  che Giorgio Napolitano sia lasciato fuori dalle polemiche, proprio per il ruolo di equilibrato garante, fin qui svolto. Poi si può discutere su tutto ..il PD, l'IDV, il Lodo, lo scambismo, l'immunità ....persino se la palma del miglior oppositore se l'aggiudica Di Pietro o Veltroni, persino se la piazza di stasera sia di sinistra o di destra ...ma non bisognerebbe mai dimenticare che il primo argine contro la barbarie è proprio la buona tenuta delle Istituzioni. Chi ha a cuore la Giustizia, dovrebbe saperlo molto bene .

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lunedì, 23 giugno 2008
16:21

Greetings from Sherwood

Sherwood

Certo la Robin Tax - tassare i ricchi per redistribuire ai poveri - suggestiva e tanto accattivante da essere stata lo spot di parecchie  campagne elettorali  americane, consta di un solo trascurabile inconveniente : quello di essere una tassa che facilmente si ri-trasferisce sui cittadini sotto forma di aumento dei prezzi. Sperare che la Compagnia Petrolifera XYZ, si arrenda al balzello senza rivalersi sui consumatori, appartiene all'area della  leggenda quasi quanto l'arciere di Sherwood. E che l'intera trovata sia invece, in tutto e per tutto, degna di Giovanni il Re Fasullo d'Inghilterra e dello Sceriffo di Nottingham , è indicato dalla scarsa reattività  alle variazioni di prezzo tipica della domanda di carburante. I consumatori per difendersi dovrebbero cambiare radicalmente abitudini, ci vorrebbero anni per spegnere qualche luce e chiudere le macchine in garage, quindi XYZ ha tutto il modo di praticare gli aumenti  che vuole, senza particolari preoccupazioni di  contraccolpi sulle quantità vendute. E' vero che Tremonti  nel Decreto ha fatto inserire un articolo  in cui espresso è il divieto di traslare le maggiorazioni d'imposta sui consumatori ma è altrettanto vero che ampi settori del mercato energetico, non essendo regolamentati non sono altresì soggetti a prezzi amministrati in virtù di direttive comunitarie....come dire: un cortese invito del Governo ma niente di più. La metà dei proventi di questo prelievo sarà destinato alla copertura finanziaria delle carte prepagate per generi alimentari e bollette. Il resto prenderà altre strade ( ignote al momento) . Nulla è dato sapere dei beneficiari, se non che verrà seguito un criterio anagrafico e anche qui, non è ben chiaro perchè solo agli anziani  e non ai giovani disoccupati per esempio, ma soprattutto perchè lo Stato dovrebbe sobbarcarsi  dell'onere organizzativo - stampa distribuzione gestione amministrativa delle card -   quando potrebbe erogare direttamente i quattrini agli aventi diritto. Nelle pieghe della Robin Tax, ci sono macchinazioni a non finire, dalle royalties per l'estrazione del petrolio su territorio nazionale, al prelievo sulla rivalutazione delle scorte di magazzino ( che non sono tutte su territorio oltre che costituire in gran parte, l'intoccbile riserva strategica )  all'incremento dell'IRES sull'intera filiera petrolifera (dalla produzione alla distribuzione) e sulla stessa generazione e commercializzazione dell'energia elettrica. Ma non sarebbe stato più semplice attingere dai dividendi che lo Stato deve incassare dall' Enel e che oltretutto sarebbero stati soldi veri già pronti per l'eventuale uso? Evidentemente si, ma allora avrebbe dovuto davvero pagare lo Stato.  Alla fine della fiera nessuno conosce l'importo del gettito ma una cosa è certa : che nonostante tutti i marchingegni non sarà elevatissimo e che  le card saranno finanziate dall'aumento dei prezzi. Altro che socialismo reale tremontiano. Da noi agli anziani insomma,  non senza l'importante mediazione pubblicitaria di Tremonti Nottingham. E con questo il governo ha messo a posto anche  i poveri. Va a dir male della creatività  e della sveltezza ( nove minuti di consiglio dei ministri) che qui a Sherwood - per chi non se ne fosse ancora accorto - è tornato a splendere il sole.

Nell'illustrazione la foresta di Sherwood.Quella vera.

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sabato, 21 giugno 2008
12:09

Che sia ben chiaro...

Tribunale milano

L' accusa è d' avere pagato David Mills, avvocato londinese, affinché dichiarasse il falso su fondi neri esteri. La prospettiva di una condanna -  il massimo della pena è otto anni, art. 317 ter c. p., o sei, se fosse applicato l' art. 377 (indurre al falso chi abbia la facoltà d' astenersi) - produrrebbe una non trascurabile anomalia : un Presidente del Consiglio interdetto dai pubblici uffici. Impossibile scalare il Colle con una simile macchia sulla condotta . Ecco il perchè di provvedimenti assurdi, distanti da ogni logica normativa e sintassi legale, dei raggiri al capo dello Stato, dei toni isterici e violenti, degl'insulti ai magistrati e al Capo dell'Opposizione, reo - a sentire Silvio Berlusconi - di aver prodotto un disavanzo di bilancio furbescamente e speciosamente chiamato buco durante il suo mandato a Sindaco di Roma. Come se un saldo negativo di bilancio, fosse la stessa  cosa che la corruzione di un testimone, come se l' eventuale  imperizia avesse lo stesso valore  che il dolo.  Se il futuro che si delinea concerne: i soldati per la strada, il Capo del Governo immune, una pletora di provvedimenti illiberali o, a scelta demagogici o che sfiorano l'incostituzionalità, la Giustizia a la carte e l'Informazione col bavaglio, bene fa Veltroni a sottrarsi all'impegno dialogante sulle riforme istituzionali e a chiamare i cittadini alla mobilitazione. Non sarà il ritorno al fascismo ma questa sguaiatezza istituzionale, di sicuro non è migliore di un regime. Inutile che il Premier contrapponga la volontà degli elettori che lo hanno sostenuto numerosi contro quella dei magistrati, per quanto tiepido possa essere l'appeal che le rogne giudiziarie del cavaliere suscitano  presso i suoi sostenutori, non credo che il mandato che gli è stato attribuito comprenda un postulato d'innocenza a prescindere dai giudizi. Qui si amministra ancora la Giustizia in nome del popolo italiano.Tutto.

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giovedì, 19 giugno 2008
11:20

Que reste-t-il

Coloro i quali sostenevano che  la presente legislatura avrebbe segnato il tramonto delle leggi ad personam, confidando magari nel fatto che le pratiche concernenti Silvio Berlusconi ed il suo controverso rapporto con la Giustizia, fossero state tutte evase nel corso dei suoi precedenti mandati , s'erano evidentemente dimenticati  del processo Mills :  Milano 17 giugno 2008 ore 12.30 : Nicolò Ghedini, parlamentare del Pdl e difensore di fiducia di Silvio Berlusconi, ha depositato nella cancelleria della quinta sezione della Corte d'Appello di Milano l'istanza di ricusazione del giudice Nicoletta Gandus - Come dire.. una dichiarazione di guerra . Ed eccoci di nuovo  alle prese con il ritorno al Passato anzi all'Antico. Insomma, è bastato il rischio di una sentenza di condanna di primo grado nel processo Mills, per veder sfumare l'aplomb dello Statista, del Premier in versione istituzionale tutto buoni rapporti col Presidente della Repubblica e civile e costruttivo dialogo con l'Opposizione. Giusto il tempo di inviare al presidente del Senato una lettera in cui si lamentano atteggiamenti persecutori da parte dei giudici, e d'inserire nel decreto sicurezza - il mezzo più veloce sulla via dell'approvazione  - un paio di emendamenti, uno sulla formazione dei ruoli con precedenza ai processi per i reati più gravi, l'altro che sospende i processi per reati con pene inferiori ai dieci anni iniziati prima del 2002 e non ancora arrivati alla prima sentenza, e l'intero corso della legislatura prende un'altra piega. Ometto la pletora di furbizie di contorno targate PDL, per non annoiare. Ad ogni buon conto, se torna il Berlusconi antigiudici torna anche l'Opposizione senza se e senza ma. In soldoni, e senza che le anime belle si adontino del fatto che ad ogni piè sospinto,  si rammentino i rapporti di forza - vale a dire l' espressa volontà dellla maggioranza del popolo italiano - questo significa un'estenuante attività parlamentare fatta di emendamenti, voti contrari, filibustering che, nella maggior parte dei casi, danno come risultato zero, anzi no, danno come risultato quello che gli undici punti di distanza e una compagine di governo coesa, consentono. S'è visto ieri. Sul piano politico, un' altrettanto intensa campagna d'informazione che metta a nudo e sveli le ignominie e le ricadute di certi provvedimenti all'apparenza salutari, attende necessariamente l'Opposizione: Dice  correttamente D'Avanzo su Repubblica di ieri  :

Forse sarebbe meglio affrontare tutti coloro (e sono moltissimi, i più) che sono sordi ai guai giudiziari di Berlusconi e pensano che "vabbè, è un corruttore, ma per me va bene lo stesso...". Forse bisogna informarli che, non di Berlusconi si discute, ma della loro, personale sicurezza. Perché se, come sostiene l'avvocato del Cavaliere, diventano reatucci la rapina semplice, il furto in appartamento, l'omicidio colposo degli ubriaconi al volante, il sequestro di persona non a scopo di estorsione (non erano i partiti di governo a suggerire che le zingarelle portano via i bambini dalla culla?), la sicurezza in pericolo non è quella del capo del governo e del suo legale, ma di chi è esposto a questi reati.

Sacrosanto. Qualcuno si avvilisce se rammento che il PD o chi per lui, per raggiungere quell'opinione pubblica che sui temi della sicurezza giustizia e ordine pubblico, ha subito un'azione corrosiva delle proprie facoltà di giudizio, proprio a causa dell'Informazione, non dispone degli stessi strumenti propagandistici e proprietari sui quali la compagine di governo può contare? Che quando noi s'è finito di fare controinformazione su Giustizia & Sicurezza, vanno in onda decine di telegiornali a dire tutto il contrario? E con ciò toccano milioni di utenti ? Chi l'ha fatto per davvero il lavoro della controinformazione se la sente tutta addosso l'impotenza e la sensazione di goccia nel mare. Ma per tornare a Bomba e cioè ad una posizione che non da ieri si andata delineando all'interno del PD, circa la processabilità del premier come prioritaria o meno, rispetto ai reali problemi del Paese, direi che è accaduto quel che sempre accade quando si disgiunge il piano etico da quello politico. Si può ammettere una trattazione separata in fase di elaborazione strategica, ma poi bisogna trovare la sintesi, altrimenti si rischia l'allontanamento dalla buona politica. Ci giochiamo il dialogo? E sia. Personalmente sono schierata su questa linea, con avvertenza che chi vuole passare alla Storia come Statista e non come il Furbastro che s'è fatto gli affari propri, qui ha da passà . Sotto questo aspetto, non mi pare che Veltroni abbia mostrato particolari perplessità, anche se più di un problema si apre nei confronti degli elettori del PD che sul tema delle Riforme e del Dialogo come inedito della fase politica a venire, ha impostato la propria campagna elettorale. E delle aspettative disattese, in una democrazia che si rispetti, agli elettori bisogna dar conto.


Veltroni, infine, dovrebbe abbandonare il feticcio del dialogo (come se in ballo fosse quello, e soltanto quello) e spiegare alla gente (non sola la sua) quale iniziativa politica, istituzionale, sociale da domani intende muovere per evitare che la sicurezza diventi, per gli italiani meno protetti, un tiro birbone di Iddu. Non è scritto nei vangeli che una società postideologica debba lasciar cadere un'idea di interesse pubblico o ammutolirsi dinanzi all'"intollerabile".

Ah come ha ragione D'Avanzo, assai citato peraltro in queste povere pagine elettroniche. Ma il dialogo non è un feticcio . E' assai di più,  è il Metodo per costruire le Regole e le regole servono per affrontare appunto quello che c'è in ballo. Non a cuor leggero si può abbandonare quella strada, perchè quel che resta è davvero poco e quel che c'è in ballo rischia seriamente di non esserlo più per sopraggiunta archiviazione delle istanze migliori. Sbaglierò, ma vedo avanzare posizioni terziste e quartiste, l'unica speranza è che qualsiasi decisione futura voglia assumere il PD, sia limpida ed intellegibile.

Piccola nota in calce,  perchè vedo che la personale tendenza a non far parte del coro delle lamentele - sfogatoio, cercando magari laddove è possibile di contribuire con argomentazioni  altre, passa spesso per castrante invito alla rassegnazione :  Quando rammento che non si sono vinte le elezioni -  e in che termini, è il dato che più di tutti segnerà questa legislatura - non intendo con ciò promuovere alcun sentimento di afflitta impotenza. In una contesa democratica c'è sempre chi perde, non per questo è destinato al silenzio. Ma che si voglia organizzare la rivoluzione, l'ostruzionismo parlamentare, il seminario, il gazebo o il tè delle cinque, i termini della debacle  restano un dato incontrovertibile, non vedo perchè debbano essere letti in termini dissuasivi. A meno di pensare che, qualunque sia l'aria che tira, chiunque siano gl'interlocutori, qualsiasi i rapporti di forza,  una semplice Testimonianza per quanto Nobile, possa essere sufficiente ed esaurisca i doveri di un' Opposizione costumata, una presa d'atto della Realtà appare quantomeno necessaria. E questo nonostante la sinistra abbia un curioso rapporto con i Dati di Fatto che spesso tende a rimuovere, probabilmente perchè ritenuti negazione del sogno e morte di ogni utopia. Schematismi. A cosa servirebbe altrimenti la politica se non a coniugare i sogni con la realtà ? Rispetto a questo un ragionamento che impegni  una visione più realistica delle cose  e un atteggiamento più laico, sarebbe infinitamente più costruttivo e con ogni  probabilità, elettoralmente e socialmente più vincente.

Al Presidente del Consiglio una cosa viene  bene : cantare con discreta intonazione, tono correttamente nostalgico e inappuntabile pronunzia, la canzone di Trenet che è nel titolo.

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mercoledì, 11 giugno 2008
17:42

Il più amato

Brunetta

Non si capisce bene perchè la notizia dei nove licenziati ATM ( tutti per giusta causa, anzi sacrosanta ) debba essere contrabbandata come indizio di rinnovata  severità  ed efficienza, nonchè merito indiscusso delle magie di un governo che da quando è  in carica, tutti sollecita a diventare migliori. E meno male che il sindacato avverte che l'ATM, anche governando esecutivi più mollaccioni, abbia fin qui viaggiato ad una media di 35 risoluzioni contrattuali l'anno. Parecchie in verità, se fossero tutte per giusta causa comincerei a preoccuparmi. Che fa il Responsabile aziendale, invece di governare la risorsa umana, dorme? Non ha letto il Piano Industriale ? Trentacinque licenziati l'anno, sono un discreto fallimento sul terreno dell' Organizzazione del Lavoro , anche  in costanza di bilanci in attivo,  come da precisazione velenosetta del vice sindaco di Milano. Ma queste sono ipotesi destinate ad essere definite con disprezzo di scuola. E che  la scuola sia poi quella che tira avanti le grandi imprese nel mondo, poco importa. Ad ogni buon conto, il più amato dagli italiani, in questo momento, è Renato Brunetta che ancor prima di mettere mano alla ristrutturazione l'aveva pur detto di contare sul sostegno del 95% degl'italiani e che si è dato  un anno di tempo per rimettere in sesto la Pubblica Amministrazione e siccome lo spot d'insediamento si è risolto in due parole chiave :  licenziamenti e fannulloni, i cittadini hanno tirato un respiro di sollievo : era ora. In realtà   il Piano Industriale presentato a fine maggio non dice niente di nuovo di quel che è già stato annotato dai predecessori, qui, a  parte l'abuso di aziendalese, tra customer's satisfaction ( i can get no...) e project financing o common assessment framework, oltre  l'ennesima ridefinizione del ruolo dei dirigenti, si apprende che lo stop del tourn over rimarrà, come (insostituibile, secondo me) fonte di  finanziamento per gl'incentivi ai meritevoli, non unica per la verità, le altre deriveranno dal risparmio dei materiali di consumo e nella vendita degl'immobili. Più che  oh finalmente ci sarebbe di che dire, speriamo bene. Vedremo come tutto questo empito di buoni propositi verrà travasato nel Decreto di prossima uscita. Al momento vien solo fatto di rammentare un po' a tutti  che il settore pubblico non è fatto solo di impiegati ma di medici, infermieri, vigili del fuoco, insegnanti e che la tipologia di servizio fa la differenza quando si tratta di affrontare organizzazione, economia e ottimizzazione. Sono curiosa di vedere come se la sbroglia Brunetta, in questi casi, con la misurazione e valutazione delle organizzazioni pubbliche . Intanto il contratto degli statali che sarebbe stato doveroso affrontare, subisce un curioso trattamento : prima la trattativa sulle misure antifannulloni ,con tanto di introduzione del reato di truffa aggravata per i malati immaginari ( sennò come fa a rimanere nel cuore di noi tutti?) poi in un secondo momento l'avvio del negoziato ma solo dopo un serio impegno del sindacato  a collaborare nel programma di ristrutturazione della macchina statale. Sempre che il ministro riesca a mantenere il  tavolo in entrambe le fasi. Magari qualcuno si alza e se ne va, come è già successo . Al momento siamo ancora alla richiesta  di Epifani di chiarimenti in merito agli orientamenti precisi che intende assumere .In seguito vedremo se Brunetta è destinato a rimanere nei nostri cuori o a essere soppiantato dal Guardasigilli o dal Ministro degl'Interni magari per qualche nuova trovata sull'immigrazione o sui Rom. Ho idea che dopo la luna di miele, bisognerà aspettare la crisi del settimo anno per vedere luce.Sempre che non si tratti di amore eterno.

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martedì, 20 maggio 2008
13:24

Pogrom ( ogni cosa ha un nome)

Varcata la frontiera che poi, ironia della sorte, frontiera nemmeno è più, tutti quelli che incontri  ti chiedono dei Pogrom (e, in secondo battuta, dei Rifiuti di Napoli). Visti da lontano i problemi italiani non riescono ad assumere,  come si sarebbe pensato (o sperato) alla partenza, contorni attenuati. Anzi. Qualcosa di molto grave è successo al senso civico di questo paese se di fronte alle devastazioni dei campi rom e alle retate, nessuno s'indigna concretamente. Lo leggi negli occhi degl'interlocutori stranieri che magari hanno già avuto a che fare con questi problemi nei loro rispettivi paesi  e che sanno come la pensi. In realtà - cerchi di spiegare -  le mancate risposte procurano ulteriori sensi di smarrimento se, la calcolata rinunzia dell'intera classe politica a porre i necessari distinguo alla Minaccia che oramai il Diverso ma, quel che è peggio, il Povero, costituisce per la gente cosidetta perbene, si traduce in esplicito avallo del pogrom. Ecco che minaccia e paura diventano una sorta di rendita politica. Che senso avrebbe, altrimenti, stigmatizzare frettolosamente gl'incendi nei campi e, nel contempo, offrire la sponda attenuante dell'esasperazione, ai cittadini che vivono in quartieri a ridosso delle baraccopoli ? Davvero si pensa che seppur alte percentuali di devianza, giustifichino la deroga al principio giuridico della responsabilità individuale? In quale modo s'intende  recare un buon servizio al ripristino della legalità se in nome di un sentimento erroneamente spacciato per popolare, si rifiutino principi elementari di convivenza civile?  Non è un caso che sia  sparita da ogni progetto ma anche dal lessico abituale di queste circostanze, ogni Misura che travalichi l'Emergenza,  non dico la Riforma Giudiziaria ma almeno quegli accorgimenti legislativi che renderebbero meno tortuoso il corso dei processi per i reati minori, non dico una politica di servizi ma almeno di strutture destinate, come è negli accordi con la Comunità Europea, mentre invece si fanno strada forme aberranti di punizione della clandestinità sulla scorta di criteri aleatori di pericolosità sociale. La sensazione è che di emergenza, in paura, in minaccia, non si risolva alcun problema. Davvero nessuno, vuol tentare un discorso veramente e interamente politico, sul fatto che il senso di sicurezza non può risiedere solo nella cacciata di centoquarantamila rom? Davvero lo sfruttamento di donne e bambini di cui i rom sono accusati e in molti casi giustamente, può essere assunto ad alibi e magari risolto spostando gli accampamenti un po' più in là?  Se nessuno indicherà  nel razzismo e nell'intolleranza gl'istinti in assoluto più bassi con i quali una collettività dovrebbe fare i conti, che ne sarà non solo dei rom che probabilmente sopravviveranno a questo ennesimo assalto, ma di noi stessi così ridotti a ostaggi della Paura senza il soccorso di strumento alcuno : democratico, civile, solidaristico, di buon senso ed infine, umano? Per questo suona insensata la raccomandazione odierna dei Vescovi di non buttarla in politica, invece è proprio lì che dovrebbe andare a finire tutta questa vicenda. Lì o come Cristo comanda. Così ce n'è per tutti, per chi ha da guidare il Paese con strumenti non solo di propagandistica repressiva, per chi ha da fare l'Opposizione senza sfigurare la propria immagine  e anche per chi, stando a quanto afferma, avrebbe  da assolvere una missione terrena in un modo più incisivo e spregiudicatamente cristiano.

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mercoledì, 14 maggio 2008
21:35

Questi due

veltroni berlusconi

L'unico rischio -  fregature a parte -  è rappresentato dalla  possibilità che il clima di dialogo si risolva in condivisione di responsabilità ( e di eventuali insuccessi ) soprattutto rispetto alla stagione recessiva che avanza. La questione di mantenere distinti i ruoli è dirimente ed è qui, non nei proclami,  che si giocano le vere questioni identitarie e le differenze culturali tra le due compagini.  Il resto sono illazioni, e se si tratti o meno di bluff, di tranello, d'imboscata o quel che l'è, lo scoprireremo solo vivendo, per dirla col cantante. E per arrivare a capirne di più, non ci toccherà nemmeno vivere troppo : primo banco di prova sarà la Rai, a seguire la questione dei Regolamenti Parlamentari da mettere sul piatto prima possibile, onde evitare che eventuali esodi di eletti dai rispettivi gruppi, generi altri gruppi, vanificando così la volontà degli elettori che particolarmente in questo, si è espressa con nettezza. In tutta questa nuova fase non vedo niente di epocale : è nella logica del rapporto democratico tra governo e opposizione alternare scontro e confronto a seconda delle circostanze, cioè dei provvedimenti da assumere. Sono stati questi ultimi quindici anni segnati dalla netta prevalenza della contrapposizione e del filibustering parlamentare a produrre aberrazioni quali riforme istituzionali tagliate con l'accetta, votate a maggioranza e poi smentite successivamente dal Referendum, egualmente è accaduto con Pensioni e Giustizia per non parlare di quel capolavoro che è la legge sulla fecondazione assistita. Se il nostro Paese appare bloccato, parte della responsabilità va attribuita a questa conduzione : cioè all'assenza di dialogo e di compromesso tra le parti politiche. A quei due che si stringono la mano alla fine del dibattito sulla fiducia, ripristinando un'abitudine e una buona regola democratica, non rimane che vedere l'uno le carte dell'altro. A noi di sperare nella riuscita dell'impresa.

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giovedì, 08 maggio 2008
21:04

L'aria che tira

E così, semplifica di qua e aggira una procedura di là - ma dopo verrà qualcuno a spiegare che non sempre, e non tutti, i passaggi istituzionali sono da considerarsi  cerimonie protocollari ? - il nuovo governo ha giurato fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione. Vista da vicino, la nuova compagine è snella, più giovane del consueto ed esprime quattro donne delle quali  due persino con portafoglio. Il quadro è così ben delineato da rendere ogni lettura quasi superflua. Il consenso acquisito, le sfide a venire e le esperienze trascorse, hanno suggerito al Presidente del Consiglio la formula per mettere insieme una squadra che, al di là dei naturali problemi di equilibrio tra le diverse componenti, ora più che mai , è la sua squadra. E fedeltà sembra essere stato il criterio che più di ogni altro ha guidato il lavoro del Premier quand'era ancora in pectore. Non c'è gran rinnovamento e non ci sono facce nuove, ma di che stupirsi? La maggioranza degli italiani ha votato proprio per questo tipo di governo. E di questa chiarezza e rispondenza, ognuno dovrebbe compiacersi. La vera semplificazione è tutta lì : il leader che piace agli elettori e i ministri che piacciono al leader. L'imprinting della Lega per sbrogliare i nodi cruciali, i temi forti della futura legislatura:  immigrazione, sicurezza, riforme, gli uomini del Premier ai ministeri chiave : Economia e Giustizia. Una mirabile tessitura che fonda la sua ragione d'essere, la  sua solidità e, presumibilmente  la sua futura armonia  sugli undici punti di vantaggio  guadagnati sull'avversario. Potenziali  conflitti, in queste condizioni, non potranno essere che appianati, inutile sperare  in divergenze in grado di  minare la stabilità. La trascorsa esperienza - una coalizione troppo ampia, animata da controversie, ricattabile per  un margine di vittoria esiguo - ha stimolato, comprensibilmente, una forte esigenza di governance e di concentrazione del potere decisionale. Allo stato attuale, tutte queste condizioni sono state talmente onorate che senza un ruolo di rilievo dell'Opposizione, si rischia l'appiattimento ovvero il farsi spazio di forme di decisionismo che eludendo ogni complessità finiscono con lasciare le questioni irrisolte . Questo governo può far da solo e fare anche molto male a questo Paese se lascia prevalere la sindrome dell' autosufficienza. Per questo non mi dicono niente di buono la modalità di  avvicendamento Taiani - Frattini alla  Comunità Europea e tutta l'irritualità post elettorale vissuta e presentata come semplificazione. Ne' la presenza femminile sacrificata a logiche di equilibrio o l'assenza di figure autorevoli di rilievo istituzionale - sembra davvero curioso che l'attivismo e l'esposizione mediatica di Michela Brambilla siano destinati a risolversi in un probabile ruolo di sottogoverno, che le competenze di Giulia Bongiorno, o il prestigio di Marcello Pera non siano stati impiegati nella Giustizia, ministero chiave nella lotta alla criminalità e quindi contiguo alla risoluzione del problema della Sicurezza, affidato invece alle cure di Angelino Alfano che affianca alla scarsa esperienza anche una obiettiva mancanza di autonomia. L'aria che tira peraltro largamente anticipata durante la fase pre-consultazioni, nelle piccole cose, nei linguaggi, negli atteggiamenti proni, nei paternalismi, nella sbandierata ammirazione dell'uomo solo al comando, non parla il linguaggio della democrazia e dove non c'è democrazia non brillano nemmeno funzionamento e sviluppo. Prima ancora di preoccuparsi se questo governo sarà o meno per Silvio IV, un buon viatico per il Colle e quale modello presidenziale adotterebbe nel caso, bisognerebbe preoccuparsi di costruire  le Regole come da promesse di campagna elettorale di recente conclusa. In attesa : lunga vita a Giorgio Napolitano.

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mercoledì, 23 aprile 2008
08:48

La boccata d'aria ( ghe pensi mì )

Alitalia 34

In un'azienda normale, che normalmente perde un milione al giorno e che oltre ad essere sull'orlo del fallimento, non è un modello di efficienza e nemmeno quello che comunemente viene definito un buon affare, si sarebbe allontanato l'unico compratore credibile ( rimasto)  e chiesto un finanziamento ad un istituto bancario per tirare a campare la produzione , solo se una cordata di emiri sperperoni (ed improvvidi ) avesse stipulato un patto di sangue con la proprietà e messo sul piatto un'offerta da capogiro a fronte di un piano industriale da maghi del know how. Ma Alitalia, si sa, di normale non ha nemmeno la spillatrice dell'ufficio acquisti. Dunque, continua la saga, il tempo passa  e il conto da pagare sale. In compenso, al posto della cordata degli emiri sperperoni, abbiamo la boccata d'aria - come l'ha definita Fini  - 300 milioni di Euro ( 150 in più del previsto su richiesta di Berlusconi) del Prestito Ponte, necessaria a garantire il funzionamento del servizio fino a conclusione di nuove trattative. E questo intanto smentisce la favoletta di campagna elettorale sull'entità del cash flow e sul largo margine di autonomia che, da una parte avrebbe spostato  di qualche mese l'ombra di un fallimento, dai  più ritenuto imminente, e dall'altra, consentito di trattare col massimo della tranquillità e, se del caso, di esaminare  offerte di altri acquirenti . Offerte e acquirenti che allo stato ancora non si sono materializzati. Oggi invece lo Stato interviene in tutta fretta, attivando una procedura che per motivi di ordine pubblico (ovvero a fronte del prosieguo di un servizio essenziale) deve essere richiesta a Bruxelles per l'avallo  e finanziata dal Ministero degli Interni per non risultare come un  aiuto statale alle imprese, e per questo, stigmatizzato dalle normative comunitarie. Niente paura però,  il prestito sarà restituito a fine anno a condizioni di mercato, cioè al tasso d' interesse corrente. Una bella consolazione . Peccato che essendo lo Stato proprietario di Alitalia al cinquantanove per cento ( e se s'indaga sul resto della proprietà, forse anche qualcosina di più) ogni perdita, interesse passivo o dissesto, gravi comunque sulle spalle del contribuente appunto per quel cinquantanove per cento. Resta inteso che questo oneroso pannicello caldo, non ha effetto alcuno sulla perdita che noi continueremo a sostenere con quattrini nostri   che nessuno mai ci restituirà. In compenso il premier in doppiopectore scravattato  Caraceni,  potrà far colazione con Cossiga e con tutti quelli che riterrà, facendo vanto di efficienza meneghina " ghe pensi mi ". E chissà perchè, proprio per questo, più  che una rassicurazione, ha il sapore di una minaccia.

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martedì, 22 aprile 2008
12:07

Ci sarebbe il primo conto da pagare

ali

Far danni prima ancora di essersi insediati a Palazzo Chigi non è  impresa da tutte le forze politiche  ma questo è esattamente quello che è successo con il ritiro di Air France dalla trattativa per l'acquisizione di Alitalia. Defezione del resto, ampiamente prevista nonchè auspiacata dalla neomaggioranza. Chiedere ad Air France, da parte di Alitalia, di chiarire la situazione legale successiva alla rottura delle negoziazioni,  tecnicamente significa volersi mettere al riparo dalle penali che intervengono quando una trattativa è ancora in piedi e  si cercano altri partner. La risposta, che è stata fatta pervenire al Tesoro, e non all'Alitalia, non poteva non sancire la fine dei negoziati. Il via libera che si attendeva per poter procedere ufficialmente all'acquisizione di nuove offerte, ora c'è. Allo stato, se non interviene un aumento di capitale sociale il fallimento è pressocchè automatico. Il progetto Air France in tal senso, prevedeva l'impegno di un miliardo , ora c'è da vedere se la cordata italiana supportata da alcune banche farà altrettanto. Nel consorzio potrebbe esserci Aeroflot, con una quota non superiore al 49% di Alitalia, per evitare la perdita dei diritti di volo. Finisce qui l'unica speranza concreta di trattativa trasparente, con piano industriale attendibile proposta dal più grande vettore al mondo: Air France. Comunque vada, una sola prospettiva è sicura : lo Stato si appresta a immettere nella voragine Alitalia altri 150 milioni di quattrini pubblici a fondo perduto. Il gioiello di famiglia è rientrato nelle disponibilità dei proprietari  che possono essere grati ad un modo di fare affari secondo il quale  sono sempre gli altri  ad assumersi  rischi e  costi. In primis i lavoratori, nel gongolio generale che ieri sera ha accolto la notizia,  nessuno li ha nominati e a seguire i contribuenti anche quelli assenti dal chiacchiericcio stucchevole del salottino bianco di regime.

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giovedì, 03 aprile 2008
11:11

Finisce qui ( orgoglio & curatori )

Alitalia ha perduto il connotato costitutivo dell'impresa e in senso tecnico dovremmo definirla come un'azienda di consumo, al pari di una famiglia o di un'opera benefica». Alitalia «distrugge, non crea valore aggiunto: non solo il suo capitale, la sua stessa liquidità è in via di esaurimento.Questo il gioiello ( la definizione è di Padoa Schioppa )che si era messo sul mercato per la cessione e che avrebbe dovuto stimolare compratori per le sue alte potenzialità .Intorno a questo bene di famiglia, del quale siamo proprietari al 49%, il Mercato ha sviluppato l'attenzione che si presta ad un'impresa che prima di cominciare a produrre utili necessita di un robusto programma di ristrutturazione e rilancio, segnata da relazioni sindacali che all'estero vengono considerate perverse, un alto costo del lavoro, un hub di troppo, il tutto dislocato  in un paese di cui l'instabilità politica è un dato strutturale. L'ultima avventura conclusasi ieri con l'abbandono della trattativa da parte dell'unico compratore rimasto - Air France - era cominciata alla fine di gennaio dello scorso anno col posizionamento di un numero di imprese e cartelli  variamente costituiti.  Si sarebbe potuto far di meglio? Si può sempre fare  meglio, sebbene in questo caso, termini di paragone non ce ne siano molti, visto che per Alitalia nei cinque anni di governo del centro destra, non si è fatto proprio nulla, se non consentire che perdite si aggiungessero ad altre perdite che, via via  ripianate, senza apportare sostanziali correttivi, potevano solo concorrere a determinare un punto di non ritorno. In questi giorni ci è stato più volte detto quanto l'offerta Air France non fosse congrua e l'atteggiamento del governo incline alla svendita. Nessuno però ci ha spiegato rispetto a quale altra offerta corredata da piano industriale, fosse stata stimata l'incongruità. In cambio  Silvio Berlusconi  ha  calato l'asso della solita cordata fantasma, quella che quando se ne determina la circostanza, spunta fuori dal cappello, scombina quel che può,magari favorisce qualche amico  e poi finisce sul tavolo del magistrato. Poco conta se i nomi degli imprenditori del nord siano rimasti top secret,  a parte l'andirivieni  con rinunzia finale di figli illustri. La riservatezza in affari, si sa. Era naturale che campagna elettorale, trattativa e mercato azionario, tre circostanze in cui la riservatezza può essere invece tralasciata per dar luogo a strombazzamenti vari , fossero investiti di una simile uscita. Quando si dice la forza di una proposta.  Qualcuno a questo punto , deve aver pensato di poter utilizzare la cordata come una sponda per alzare la posta con Air France, non c'è altra spiegazione al rimaterializzarsi nella trattativa di ieri, della proposta concernente il mantenimento in Alitalia delle attività deficitarie di AZ Service. Sempre quel qualcuno, pensava anche di avere tutto il tempo davanti per articolare la trattativa, ovvero che Air France avesse una volontà così incrollabile di aggiudicarsi la posta da accettare l'ennesima penalizzante clausola. Così non è stato . La liquidità , con buona pace del ministro Bianchi, va assottigliandosi e la compagnia ha pertanto i minuti contati, Spinetta invece era così distante dalle controparti da non avere ricevuto nemmeno il mandato per trattare le sopraggiunte novità. Sembra impossibile essersi lasciati scappare l'unica possibilità credibile di cessione della compagnia . Le soluzioni a questo punto , a meno di colpi di scena, seguono i percorsi obbligati e non meno onerosi per la Collettività , del Fallimento attraverso l'Amministrazione Controllata. Ne' i lavoratori ne' i contribuenti ne saranno avvantaggiati.Non parliamo del servizio. Alitalia è un emblematico compendio delle nostre impossibili privatizzazioni  e cessioni : aziende che non sono interessanti per gli acquirenti a causa della poca competitività sul mercato, incapaci di rendere servizi improntati a criteri di economia ed efficienza, spesso irrecuperabili per l'insistenza di pesanti condizionamenti politici e sindacali e delle quali continuiamo  nonostante tutto a rimanere proprietari e a pagare i costi : nel caso di Ferrovia e Poste, dopo elaborate e onerose ristrutturazioni , socio di riferimento è rimasto il Ministero delle Finanze per quote che sfiorano il 60% , nel caso di Alitalia, dopo averne , anno per anno  ripianato i bilanci , la bancarotta, prospettiva che in Belgio e Svizzera ha visto risorgere compagnie decimate per organico e servizi. E meno male che la vituperata proposta francese era la più umiliante per il servizio, i lavoratori e per l'orgoglio nazionale al quale, oggi come oggi, non rimane che la tutela del Curatore.

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mercoledì, 30 gennaio 2008
16:40

Cartoline dalla Vetrata (con Cerimoniali )

Quirinale intAd ogni crisi. Prima di tutto il Cerimoniale : per ogni partito convocato :  assetto minimal :  leader, capogruppo al senato, capogruppo alla camera, portavoce.Ovvero, versione extended : tutti quelli già detti, più  Grande Vecchio (qualora se ne annoveri uno) o personaggio pari prestigio . Drappelli che si avvicendano tra Studio alla Vetrata e, finito il colloquio col presidente, postazione  stampa, un gruppo via l'altro . Certo arrivati fin lì ( il Colle è una bella scarpinata persino in autoblù) i toni si stemperano per cui Bossi deve lasciare il suo  ciapum el canun in anticamera accanto ad analoghi propositi di marce su Roma per reclamare , a consultazione aperte e governo dimissionario, il voto anticipato. Ma non è tutto . Ad ogni crisi , il vocabolario si amplia  governo di scopo ( come le tasse) o governo a termine (come i contratti)  governicchio (come gli avvocati da poco) ma alla fine del giro di consultazioni non c'è variazione lessicale che tenga , ognuno rimane sulla propria posizione. Cioè quelli del cogli l'attimo - al voto! al voto! al voto! -  nella speranza che i sondaggi si materializzino in consensi e che lo scontento porti loro in dono anche gl'incerti e quegli altri del Tempo delle Riforme, della Riforma , magari anche solo del Referendum., sperando di riprendersi e di riallacciare i rapporti con l'elettorato . Ma la crisi non è affare di semplice ingegneria elettorale , già di per sè complessa. Se i temi che pur vengono agitati in scomposte strumentalizzazioni tivvù , avessero una qualche chanche di non essere puri manifesti o capziose testimonianze di cumuli,di dissesti e di obblighi domiciliari, dovrebbero trasformarsi in Volontà , e la Volontà  in Fare Politico e il Fare Politico poggia su Regole e noi sappiamo di averne non più sufficienti a contenere l'urgenza, le necessità, il nostro essere in Europa . Aggiudicarsi la terza insalatiera non sarà sufficiente. La Casa delle Libertà si presenta al voto schierando diciassette formazioni  che sarebbero la versione semplificata di ventisei tra gruppi e partiti .Il leader della coalizione è quello del 1996 e del 2001, il sistema elettorale è lo stesso che connesso con l'eterogeneità della compagine di governo, può  produrre l'ingessatura dell'intero Sistema. I pronostici, per quanto rosei possano essere, assegnerebbero al Senato pochi voti di scarto agli eventuali prossimi titolari di palazzo Chigi  e se è pur vero che il centro destra ha dimostrato miglior capacità di comporre i propri dissensi, non ci sono egualmente garanzie sufficienti di stabilità. Mi colpisce che l'espressione più utilizzata dal centro destra in questo frangente sia perdere tempo riferito alla scrittura di Regole basilari per la democrazia. L'immagine suggerita è quella del Cerimoniale, dei bizantinismi,di un Paese che si ferma mentre il Parlamento si occupa di formalità.Così non è. Abbiamo impiegato un'intera stagione a prendercela con la Casta enumerandone le malefatte, la protervia, la litigiosità l'allontanamento dal paese reale e adesso abbiamo urgenza estrema, di correre a ricostituire quel sistema per di più a regole e personaggi pressocchè immutati? Non abbiamo da perdere che le nostre catene, come diceva quello, a dar retta a Franco Marini non foss'altro per la sua scarsa inclinazione cerimoniale.

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venerdì, 25 gennaio 2008
12:07

Dopo la caduta ( un po' di sobrietà )

Quirinale

Sobrietà uno . Raccontare . (era una notte buia e tempestosa...)

A tarda sera , chez Porta a Porta, dopo ampio dibattito sulla Crisi , Piero Fassino che è uno al quale difficilmente saltano i nervi , sbotta a sorpresa contro un certo modo, definiamolo immaginifico, che ha la stampa di rappresentare la politica: sono presenti in ordine sparso: il solito Vespa e poi Minzolini, Maria Latella,un giornalista dell'Espresso e Gianfranco Fini , muto come una statua perchè - anche giornalista, pertanto in sedicente stato di conflitto d'interessi.Troppo per potersi pronunziare. Motivo occasionale della sfuriata, il fatto che una divergenza di opinioni all'interno del partito democratico sia stata definita come resa dei conti e come l'analisi della situazione attuale, articolata e quantomai complessa, contenesse più illazioni che fatti . Un eccesso secondo Fassino , coronamento di altri eccessi. Li ha elencati tutti, alcuni per la verità più che narrazioni infiorettate, sono invenzioni di sana pianta, vedi la Corte Costituzionale che  sarebbe stata messa sotto pressione da parte di certi politici perchè impedisse il via al referendum. Fassino, non ha tutti i torti. Mi viene in mente quale pessimo servizio ha reso la stampa alla prima Legge Finanziaria , bozze, veline foglietti, conteggi, ordini e contrordini,fanno parte del rituale di qualunque stesura di un testo di legge che nella fattispecie è spesso oggetto di  elaborate mediazioni ma mai come in quel caso, qualunque passaggio fu descritto nei minimi dettagli per essere il giorno dopo smentito.Qualunque capitolo di spesa , si ritrovava un giorno depauperato di fondi necessari alla sopravvivenza di questo o quel servizio e in recupero il giorno dopo. Persino Rita Levi Montalcini fu presa dall'ansia, i giornali davano per persi i Fondi alla Ricerca. Salvo  , previa conversazione chiarificatrice con il Premier,  accorgersi che non era vero. Egualmente accadde, ma stavolta in ambito di liberalizzazioni, con i farmacisti. Al Presidente dell'Ordine, erano  sfuggiti alcuni aspetti non marginali e vantaggiosi per la categoria. Aveva appreso dai giornali le misure, dopo una riunione con Livia Turco, lo sciopero appositamente indetto, fu revocato.Senza modifiche al testo. Come del resto era accaduto con la Montalcini . Tutto quel periodo fu segnato da un' overdose di dati diramati e commentati a spron battuto in cui risultò difficile orientarsi anche per gli addetti. Piero Fassino,si diceva ,  non ha tutti i torti : la Politica non sta offrendo la migliore immagine di sè da numerosi anni a questa parte ma questo non autorizza chi si occupa d'informazione a peggiorare il quadro mischiando i fatti con le opinioni le opinioni con le illazioni le illazioni con le congetture.Non si può aprire un giornale o guardare un servizio in televisione con le idee chiare e concludere lettura o  visione avendo smarrito anche quelle. Questo capita  sempre più spesso. Per esempio perchè Minzolini, presente ieri sera alle esternazioni fassiniane, stamane sulla Stampa insiste con la versione di un Prodi che se si fosse dimesso, avrebbe spianato la strada ad un governo istituzionale?  Non è detto oltre che non essere scritto da nessuna parte. E' l'opinione che diventa Informazione senza passare per la notizia. Sobrietà.

Sobrietà due. Il dibattito politico. (Signor Presidente,Signor Presidente del Consiglio, Signori Senatori....)

Le gazzarre e gl'insulti non hanno certo turbato la (peraltro dubbia)  sacralità delle aule di Montecitorio e Palazzo Madama messa a repentaglio ripetutamente e fin dalle prime legislature dalle intemperanze di esponenti politici a collocazione variabile. Se il Paese si rispecchia nei suoi rappresentanti, non c'è di che meravigliarsi. Pertanto è sin scontato rivolgere un invito alla sobrietà ai protagonisti di match o festeggiamenti. Ho trovato assai più deprimenti le dichiarazioni di voto che in questi giorni si sono susseguite ed è faccenda che riguarda ,con sparute eccezioni, la destra come la sinistra e il centro.Se si fosse voluta una prova ulteriore di come il dibattito politico sia scivolato sotto le suole delle scarpe, sarebbe  bastato l'ascolto degl'interventi in  questi tre ultimi giorni di vita parlamentare per avere la misura della carica autoreferenziale e retorica, ridondante al punto da oscurare, in qualche caso, il dato finale, cioè il voto: difficile evincere dalla dichiarazione del senatore Fisichella da che parte stesse , meno male che lo si sapeva in partenza . Di contro, brilla la vecchia guardia democristiana e comunista , mi duole dire che la migliore e più colta esposizione sui rapporti politica magistratura la si è ascoltata da Cirino Pomicino e che la dichiarazione di voto più politica l'ha resa Francesco Cossiga. Intendiamoci, non che mancassero i Fini Dicitori ma per l'appunto ce n'erano troppi. Per questo ho trovato , al solito, irresistibilmente acuto l'intervento del senatore Milziade Caprili, per Rifondazione , che l'invito alla sobrietà lo ha rivolto nientedimeno che all'ispirata lettura poetica di Clemente Mastella. Ecco io vorrei rispecchiarmi qui : al ritorno della Politica, alla levigatura dell'Inutile, del Superfluo, del Sensazionale. Torniamo all'Osso.

Sobrietà tre .La Sconfitta. (Diciamoci la verità . Diamoci da fare)

Sappiamo bene di che sostanza siano fatte le Sconfitte per averne subite abbastanza e in qualche caso assai più dure di questa. Abbiamo a portata di mano una serie di fattori scatenanti - i pugnalatori  li ha definiti Rutelli stamattina - ai quali addossare frettolosamente le  responsabilità ma forse questo è il momento in cui è più proficuo guardare in casa nostra e senza ricorso alle fustigazioni e alle accuse reciproche, provvedere ai correttivi. Si, va bene, quegli altri sono volgari mascalzoni, inaffidabili e assetati di potere. Niente a che vedere con la nostra nobiltà, la nostra elevatezza di pensiero e le nostre scelte. Verissimo. Ma...abbiamo egualmente bisogno di una rigorosa analisi delle nostre incapacità. Primo tra tutte il nostro mai risolto rapporto con il potere, la nostra inclinazione allo sbriciolamento piuttosto che al suo contrario, la nostra imperizia nell' addivenire ad una sintesi, i nostri atteggiamenti preclusivi ed ideologici,il nostro essere oramai sempre più conservatori di valori che invece hanno natura dinamica, fatta apposta per essere messa a profitto,non da esibire nella vetrina. Non tutto è perduto e anche a volersi immaginare già da subito ,in  un ruolo di Opposizione, meglio che sia in un sistema definito da regole chiare che nella nebulosa che invariabilmente determinerebbe il combinato disposto di una vittoria schiacciante della Destra connessa con un sistema di Regole assurde e penalizzanti per la Democrazia.Ci serve una Legge elettorale prima di andare al voto e un governo di transizione con compiti ben definiti che se ne incarichi. Soprattutto ci serve il tempo della riflessione e della discussione interna.Un esame delle nostre magagne.Anche a noi serve Sobrietà.

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giovedì, 24 gennaio 2008
08:35

Prima della caduta (un bel po' di rumenta)

prodiInseguire la fiducia a Palazzo Madama prevedibilmente senza esito, non significa automatiche elezioni anticipate come tendono a far credere i giornali avvalorando invece la tesi che le dimissioni aprirebbero la strada alla formazione di un governo istituzionale o tecnico (che non sono la stessa cosa). Dunque bene fa Romano Prodi a riportare la crisi in Parlamento e ad inscriverne il decorso in quell'ambito e non altrove. Prodi, al di là di ridicole illazioni sull'attaccamento alla poltrona o su non meglio identificate ambizioni di prosieguo, nonchè su tutte le note di colore  di acquisti e defezioni di questi giorni, in realtà non fa che esercitare il suo diritto dovere di verificare l'esistenza di una maggioranza. Questa intransigenza costituzionale dovrebbe bastare a liberarci dalla rumenta che abilmente ci viene propinata su bisbigli, presunzioni,intercettazioni, inchieste e figlioli, per la circostanza sottoccupati, in lite con altri figlioli notoriamente grandioccupati, contese interessanti quanto la bolletta del gas che con la crisi hanno a che vedere solo nel caso in cui si sia disposti ad ammettere che costituiscono la prova provata che questa volta si muore di cattiva politica e di tanta rumenta. Quella che travalica i cumuli campani. Crisi di sistema.Non semplicemente di  governo. E infatti . Ciò che non s'intravede e che nessun rispetto costituzionale, nessuna riforma elettorale ben articolata, può sostituire, è un cenno di maiuscola Volontà Politica di superare l'impasse. A fronte della crisi che si annuncia, c'è chi vuol precipitarsi alle urne certo di un facile successo,non importa se a regole elettorali immutate, non importa se la correzione di quelle stesse regole ha impegnato il dibattito politico degli ultimi mesi ,  c'è chi vuol cucire addosso alla propria formazione una legge elettorale che moltiplichi magicamente i consensi, infine c'è chi vuole tutto ma particolarmente pensa a ricollocare se stesso e i propri cari, pronto a scivolare tra le fila dei possibili vincitori. Recarsi oggi al senato a rassegnare le dimissioni, significherebbe evitare di esacerbare gli animi e forse di fare terra bruciata intorno alla possibilità di costruire un governo istituzionale che provveda alle Riforme. Soluzione quest'ultima che indubbiamente sarebbe la migliore per il Paese. Ma Romano Prodi ha ragione, il senso di responsabilità non può essere esercizio unilaterale.Ne' una procedura ineccepibile e trasparente può essere interrotta solo perchè in caso contrario qualcuno potrebbe stranirsi. Che ci si conti dunque e che sia chiaro chi sta da una parte e chi dall'altra . Nella fase a seguire, col Quirinale a sorvegliarne i passaggi, sarà più agevole capire chi sacrifica i propri interessi particolari al Bene Comune e chi pur di occupare immediatamente le postazioni, lascerebbe immutate condizioni svantaggiose per la governabilità. Se in nome della chiarezza dev'essere muro contro muro, muro contro muro sia...

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giovedì, 17 gennaio 2008
11:45

Applausi ( Uno, cento, mille, posti al sole)

2500Un sistema di potere che ramifica e riproduce se stesso  sebbene non comporti diretti arricchimenti degl'interessati ( tutti si affannano a dire che stavolta non si evince passaggio di denaro, corruttela brutale , richiesta di tangenti insomma  ) ma solo consolidamento del meccanismo con quel che ne consegue, sta alla base dell'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere.  Il fatto che si possano probabilmente escludere  andirivieni di valige o presenza nelle tappezzerie capitonnè  di imbottiture a base di valuta corrente, non attenua la gravità dei fatti dal punto di vista della moralità e dell'etica politica . Le estreme conseguenze di simili comportamenti, volendo sgomberare il campo dalle inutili digressioni su  arredi e torroncini agli ospiti di casa Mastella, sono presto dette : un colpo inferto alla democrazia e alla logica del buongoverno : un primario, un direttore sanitario, un magistrato  posti a capo di strutture importanti non per le proprie capacità ma per l'appartenenza o meno a gruppi di potere possono determinare con più probabilità di altri, gravi malfunzionamenti.Lo stesso dicasi per appalti assegnati con metodi poco trasparenti e clientelari. E se da una parte è in gioco la democrazia, dall'altra un'economia sempre più drogata e lontana da quel libero mercato di cui tanto si sprofferisce. Quanto di questo sistema sia contenuto nelle intercettazioni sulle quali poggia l'inchiesta, vedremo in seguito . Nel frattempo non c'è di che stupirsi  se il Parlamento non abbia granchè a cuore la messa a nudo, la condanna di un simile metodo che è largamente diffuso. Non c'è di che stupirsi nemmeno se in circostanze come quella di ieri, in cui l'autonomia e la libertà della magistratura sono messe in discussione dal Guardasigilli in persona, pochissime siano le voci di dissenso e l'applauso dell'aula travolga da destra come da sinistra l'oratore.Intendiamoci : nessuno porta l'anello al naso e questi provvedimenti che scattano nei momenti più adatti  non possono far a meno di far riflettere,tuttavia questo non è un buon motivo per generalizzazioni e inutili aperture di  conflitti tra Poteri dello Stato.Nemmeno se ci sembra francamente sproporzionato il provvedimento di custodia cautelare, nemmeno se alla luce di quanto fin qui si legge, il ruolo della signora Mastella non emerga precisamente come quello di reginetta della cupola.Un magistrato due magistrati tre magistrati...non sono la Magistratura come un soldato o due non sono l'Esercito. Questa storia durerà per quel che serve, stemperati gli echi degli ultimi applausi, si è già passati alla fase due :  strumentalizzazione politica. Ognuno come sa e per quel che può.Così dai Rifiuti di Napoli, alla rinunzia di Ratzinger passando per la minaccia dello sciopero generale tutto fa brodo e l'Aula  ne approfitta, Mastella intanto si è dimesso,il suo partito è uscito dalla maggioranza garantendo l'appoggio esterno al governo Prodi, come dire un radioso futuro di mani libere.Proprio quello di cui c'era bisogno.Del resto Mastella è un politico navigato e sa trasformare le traversie in opportunità.Tutto sembrerebbe giocare in direzione di nuove consultazioni elettorali salvo che con la Riforma siamo in alto mare e di nuovo c'è solo che la Corte Costituzionale ha ammesso i quesiti referendari.Meglio di niente, dicono in molti , salvo che se dovessero passare i SI,  avremmo una specie di ibrido che solo in parte risolverebbe i problemi di governabilità e chiarezza. Molto ancora si potrebbe fare ma non sembra questo il clima adatto a concertazioni e accordi trasversali.Nelle more Un posto al sole soap tutta italiana anzi tutta del Centro Produzione Rai TV di Napoli e quivi ambientata, festeggia domani il suo episodio n. 2.500. Non ho seguito la saga per questioni di orario disgraziato ma non importa, il solo titolo in questi giorni,mi pare...tutto un programma.

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giovedì, 03 gennaio 2008
13:54

Non accettiamo provocazioni (innovazione tecnologica)

Ma che cosa significa la moratoria, in termini di realismo politico?
E’ molto semplice. Ai governi occidentali e a chi ci può stare nel resto della terra si chiede di sospendere ogni politica che incentivi la pratica eugenetica, in particolare quella fondata sull’aborto selettivo per sesso o per disabilità. E questo è un obiettivo degno dello stesso impegno messo nella lotta per sospendere l’esecuzione della pena di morte legale. Il secondo obiettivo è affermare la libertà di nascere come uno dei diritti fondamentali dell’uomo, inscrivendolo nella Dichiarazione universale in base alla quale furono costituite le Nazioni Unite. Sono due grandi mete intrecciate tra loro, il no all’eugenetica e la libertà di nascere, che possono essere indicate come un programma civile, politico, etico e umanitario schiettamente indipendente da ogni valutazione confessionale.

Giuliano Ferrara da il Foglio del 3 gennaio 2008.

chaplin

Può essere che io non sappia più cosa sia l'eugenetica ma nemmeno a rivoltarla come un calzino, la legge 194 contiene incentivi sia per detta pratica  che per quella fondata sull'aborto selettivo per sesso e per disabilità. Fuori dei casi previsti dall'interruzione volontaria entro i 90 giorni la legge ammette aborti tardivi : (art.6)

a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;

b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

E in questi casi  sempre la legge prescrive che : (art.7)

Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell'articolo 6 e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto.

E comunque dati alla mano stiamo parlando di aborti effettuati oltre i 90 giorni dal concepimento nella misura del 2,6%. Quelli dopo 20 settimane, lo 0,7. In cifra assoluta, 892 casi. E' fin troppo evidente che le misure contenute nella 194 sono esclusivamente  volte alla tutela della salute della madre e del bambino.Tutto l'iter poi  è governato obbligatoriamente dalla struttura sanitaria pubblica che valuta le circostanze con estrema accortezza e salvo nei casi d'urgenza (imminente pericolo di morte della madre) procede all'intervento dopo numerosi passaggi diagnostici che non escludono l'intervento a supporto di medici specializzati.La trama è talmente fitta da non lasciar spazio a leggerezze.Non si capisce allora il perchè delle ansie di Bondi rispetto alle sorti dei feti abortiti vivi. A meno di pensare che l'innovazione tecnologica con le diagnosi precoci non induca le donne ad abortire perchè il pupo si presenta con gli occhi neri invece che blu. Passi per la scarsa considerazione del genere femminile ma allora i medici? Non sono forse loro che comunque accompagnano il percorso, intervistano visitano, informano e infine,sempre secondo la 194, autorizzano l'intervento?Anche loro rischiano l'ingaggio nella fitta schiera dei selezionatori della razza?

Che inutile dibattito. Come tutta questa campagna che si vorrebbe addirittura internazionalizzare equiparandola a quella condotta con successo sulla pena di morte,appare invece sempre più pretestuosa, rivolta a destabilizzare i precari equilibri interni, quelli della compagine governativa ma anche quelli del Partito Democratico prova ne è che Giuliano Ferrara, continua a sollecitare risposte da Veltroni e anche dopo la risposta piccata di Alfredo Reichlin, presidente della commissione valori del PD, insiste con la richiesta di una presa di posizione del segretario. Ecco qui che sulla capacità di autodeterminazione delle donne e sulla laicità dello Stato si registra l' apertura di nuovi fronti,si sparge nuovo veleno sperando in una radicalizzazione che porti divisioni,che inquini il dibattito quello vero, aperto tra credenti e non credenti una modalità della quale la legge 194 è stato l'emblema .Con la scusa dell'innovazione tecnologica e dei tempi che sono cambiati, si prepara il terreno per un ritorno al passato,a tempi oscuri a conflitti riduttivi ed inutili tra clericali e anticlericali.Non accettiamo provocazioni.

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mercoledì, 05 dicembre 2007
07:18

Lo spazio grande e il tempo lungo

Alla fine del percorso, io voglio riconoscere al Pd il diritto a trovarsi gli alleati che vuole, ma voglio garantire a noi il diritto di tornare all’opposizione.

Supero con riluttanza la perplessità che mi suscita un Presidente della Camera alle prese con problemi di tattica e strategia politica.Ma se il mio modo di pensare è antiquato soprattutto nella convinzione che un maggiore rispetto delle Regole e dei Ruoli  ,aiuti a non poco a districarsi nel caos schizofrenico di cui è preda la Politica, nondimeno Fausto Bertinotti,  nella sue esternazioni a Repubblica , esprime concetti superati, già dibattutti nel corso, oramai, dei secoli  dai socialisti prima e dai comunisti, con maggior sofferenza, dopo . E se è pur vero che nel nostro paese ,e non da un giorno , è in discussione l’esistenza stessa di quel soggetto politico, culturale e sociale che siamo usi definire " sinistra", è altrettanto vero che garantirne l'autonomia e il futuro destinandola all'Opposizione, va al di là del riconoscimento di una sconfitta politica :  è la negazione stessa di ogni strategia, a meno che condannare la sinistra ad una posizione eternamente minoritaria non risponda, secondo Bertinotti , ad un criterio di utilità che al momento mi sfugge e che non evinco dal suo discorso.Ora il punto non è tanto di disporre o meno di quello spazio grande e tempo lungo del quale secondo la dinamica bertinottiana , necessita la costruzione del Disegno, piuttosto sventare il rischio che a forza di parlare di strategie, non si rimanga imbrigliati nelle tattiche.Quelle di sopravvivenza.Hic et nunc.


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venerdì, 30 novembre 2007
14:35

Famola strana due (zero virgola)

Mentre tutto l'arco parlamentare  è  alle prese con marchingegni e ispirazioni geografiche  che  rendano,  via via , la riforma elettorale più lontana possibile dal rischio che il fantasma del Proporzionale  Precedente , torni a manifestarsi con tutto il suo carico di opacità in termini di assetti politici e istituzionali , ovvero che si salvi il sistema bipolare, ovvero che si scongiuri il prodursi  dell'effetto Grosse Koalition, ovvero che si garantisca il pluralismo (cioè la sopravvivenza dei piccoli partiti) , il proliferare delle  proposte afferenti anche ai distinti interessi di bottega , sembra non cavare il ragno dal buco. In questo clima, sarebbe imprudente sperare che dall'incontro Berlusconi - Veltroni di oggi, possa scaturire una soluzione precisa a meno che entrambi non sposino la versione più ispanica della riforma tedesca (soli contro tutti e poi si vede) o sempre che non prevalga l'antica aspirazione di ciascuno : governare con il 51% senza averlo raccolto dalle urne, il che potrebbe essere  garantito dall'esito positivo dell'incombente referendum.In tutti i casi (ivi compreso quello referendario), un intervento coerentemente strutturato  su tre piani - Riforma Costituzionale, Legge Elettorale, Regolamenti Parlamentari, potrebbe rendere attivo e funzionale , il nostro Sistema bloccato.I sistemi elettorali spagnoli e tedesco lavorano su un numero di parlamentari sostanzialmente dimezzato,privi del bicameralismo perfetto e con poteri del Premier rafforzati rispetto al nostro. Senza considerare che è inutile stigmatizzare la frammentazione o pensare di contrastarne gli effetti  a colpi di percentuali di sbarramento, senza un regolamento che impedisca la formazione di gruppi parlamentari fuori dalle liste, i partiti piccoli  tenderebbero a convogliare i propri zero virgola nei partiti più grandi ,salvo poi tornare a scindersi alla prima occasione.A Veltroni l'arduo compito di smaterializzare il ricatto delle elezioni a breve sostituendolo con nuove ipotesi di confronto su Riforme a tutto campo.Dopo esserci goduti una settimana dal clima decisamente migliorato, un cauto ottimismo in tal senso, potremmo anche permettercelo.

continua...

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venerdì, 23 novembre 2007
14:20

A cena col diavolo

Ha ragione Ennio Remondino che ieri ha scritto al Manifesto  : una verità pur arcinota riesce ad impressionare di più se a raccontarla sono i verbali di polizia giudiziaria. A maggior ragione se in quegli  stessi verbali sono contenuti i brogliacci delle solite intercettazioni telefoniche, in tal caso a colpire sono i toni disinvolti di chi pensando  di non essere ascoltato, si esprime con estrema libertà infilando a raffica collane di scorrettezze quando non prefigurabili ipotesi di reato. Ieri sera Silvio Berlusconi in visita da Giuliano Ferrara a Otto e mezzo , minimizzando, ha definito onirico  il linguaggio che ognuno usa al telefono. Invece le cose stanno messe in maniera tale che nessuna espressione metaforica  dell'inconscio,  potrebbe attenuare la Gran Porcata che sta dietro alla liaison manifesta e manifestata senza imbarazzo, tra i due grandi gruppi televisivi nazionali e che va dall'occupazione sistematica di ruoli chiave in Rai  da parte di manager Mediaset, fino all'inevitabile accordo sui palinsesti,sulla gestione delle notizie e , last but no least, sulla raccolta pubblicitaria e sull'onnipresente Endemol dispensatrice di quiz, reality e intrattenimenti vari. Questi disastri sarebbero stati evidenti anche senza le recenti pubblicazioni, basta guardare la televisione per accorgersi di come la totale assenza di qualità del servizio sia rivelatrice di ben altre gravi carenze : la concorrenza tanto per dirne una e di come la creatività  sottoposta invariabilmente allo strapotere del mercato sia praticamente azzerata. Noi paghiamo profumatamente un servizio che oltre ad essere scadente, ci danneggia, non è promotore di cultura, ne' d'informazione, ne' di valori positivi. Al momento, il discorso su quanto questo sistema leda i diritti dei cittadini fruitori del servizio, non trova molto spazio nel dibattito nazionale più impegnato a sottolineare gli aspetti strettamente politici della berlusconizzazione che comunque tal'è perchè attraverso le televisioni,Berlusconi ha vinto la migliore delle sue battaglie : quella culturale. Di sicuro dal punto di vista di Silvio Berlusconi sono Iene e Sciacalli coloro i quali vogliono ricordare a questo Governo, peraltro sacrosantamente ansioso di non legare la propria sopravvivenza all'approvazione di Riforme, che forse è venuto il momento di mettere mano a quel disegno di legge Gentiloni che ha bisogno solo di essere calendarizzato per il passaggio in Aula,  approfittando anche di un nuovo interesse di AN manifestato dalla disponibilità di Gianfranco Fini Non cambiamo idea sulla Gentiloni. È evidente però che una certa urgenza di affrontare l’assetto radiotelevisivo c’è e da  quella del Presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza  Mario Landolfi (sempre in quota AN) che ha recepito l'istanza di alcuni parlamentari della sinistra radicale e ,senza aggiungere altro, immediatamente avviato un'inchiesta conoscitiva.Tutte queste cose Walter Veltroni, discreto conoscitore del sistema audiotelevisivo italiano, le sa molto bene, ne' ignora l'apparente illogicità di sedersi al tavolo per fissare regole con chi le regole puntualmente ignora ma altrettando illogico sarebbe opporre Questioni di Principio perdendo,tra l'altro, il treno del momentaneo sfaldamento del Centro Destra.Inutile credo sia anche  il pressing su Veltroni con relativi inviti a soprassedere.Cenare con il diavolo (espressione idiomatica che in Israele significa dialogare col nemico) si rende a questo punto, un passaggio obbligato.Tutto sta a distinguere il dialogo su legge elettorale e riforme con faccende che vanno dalla data di scadenza del governo Prodi , a ipotesi di accordi su governi futuri  o peggio a ipoteche su leggi a venire : si tratta di  dinamiche e titolarità completamente diverse.Non c'è altro da fare  che indurre il diavolo a farsene una ragione.

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martedì, 20 novembre 2007
12:51

La mossa del cavallo ( e il rischio della crostata)

mattoDiciamola tutta : la mossa del cavallo PD ha sortito l'effetto : sollecitare risposte a destra e a sinistra, creare,assistiti dalla buona sorte, quel tanto di scompiglio nella CDL  che, assieme alla sostanziale tenuta del governo Prodi, ha suggerito al cavaliere di tirare fuori un vecchio sogno dal cassetto. Annunciato il Nuovo Partito, acquisito il placet del guru Giulianone Ferrara, Berlusconi conclama la sua volontà di dialogare con l'avversario ( pardon , con il competitor ) sulla riforma elettorale in termini di proporzionale con sbarramento più o meno alla tedesca ( glissa sul premio di maggioranza ), visto che, a suo dire,il maggioritario che pure sarebbe il sistema ideale per una democrazia compiuta, è impraticabile data la situazione attuale di litigiosità, frammentazione e personalismi spiccati. Ha ragione Veltroni quando dice che quella del cavaliere più che iniziativa politica è una reazione che dai gazebo, al partito nuovo, al proporzionale insegue ed è a ricasco del PD. Ma folklore a parte - bellissimo il numero dei firmatari che cresce a vista d'occhio o i tempi rapidissimi con i quali i Circoli della Libertà aderiscono in massa, appena mezz'ora dopo l'annuncio - un problema c'è. Anzi due. Uno è il ricatto, il do ut des. Se condo Berlusconi ci si siede al tavolo delle trattative solo a patto che, data delle consultazioni alla mano, una volta licenziata la Riforma, Prodi vada a casa. L'altro è rappresentato dal ricordo ancora vivo della bicamerale, il rischio  inciucio insomma, ovvero che da  tutta questa rinnovata volontà di dialogo, nasca una soluzione pasticciata, se non il famoso partito della crostata. Su questo argomento si è a lungo esercitato ieri l'esecutivo del PD. Una cosa è sicura cioè che la trattativa parte da rapporti di forza inimmaginabili appena pochi giorni fa ed  altrettanto certo è  che la linea politica ufficiale di Veltroni, oltre a non contemplare questo tipo di  scambio , (rasserenato il clima, si rende necessario dare tempo al governo di recuperare consensi), è di impiegare tutto il 2008 nella costruzione della riforma elettorale e costituzionale, dei nuovi regolamenti della la Camera per il conferimento di  nuovi poteri al Premier e il superamento del bicameralismo perfetto . Se Berlusconi tentenna sulle Riforme , sarà impossibile dribblare il referendum  con tutte le complicanze per il proporzionale che ciò comporterebbe, e anche se l'annuncio di un nuovo partito non impedisce al PD di mantenere attivi i canali di comunicazione con Fini e Casini, la non volontà Berlusconiana di non discutere altre riforme se non quella elettorale,è un ostacolo serio.Per ora, va dato atto a Veltroni di aver creato nei campi opposti condizioni speculari ed aver costretto Berlusconi a collaborare. Atteso che dal Cavaliere ci si può anche aspettare un improvviso mutamento di rotta,la premonizione di Anna Finocchiaro all'indomani dell'approvazione dlla Finanziaria , si è rivelata attendibile.Davvero pare un altro giorno.

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venerdì, 16 novembre 2007
04:01

Domani è un altro giorno

Con le votazioni a raffica (settecentosedici in nove giorni ) non si sa mai. Così , in un momento decisivo per il Governo che questa volta non ha voluto porre la Fiducia , l'Unione, a scanso di equivoci, rispolvera un metodo infallibile  che però trasforma  l'aula in una specie di stadio. Quando si tratta di un emendamento dell'opposizione che mette a rischio la maggioranza e il presidente di turno chiama le votazioni  ripetendo insistentemente "parere negativo del governo e del relatore" , si alzano le urla dai banchi dell'Unione "rosso, rosso, rosso". E' il richiamo a tutti i senatori del Centrosinistra a schierarsi contro la CdL. Al contrario, quando viene posto in votazione un emendamento del governo o della maggioranza, oppure un articolo, con parere favorevole, si leva il coro "verde, verde, verde" . Rosso e verde sono i colori dei pulsanti che indicano il SI e il NO sul banco di ciascun esponente. Così è più difficile sbagliare. Ma dev'essere stato in questo clima da ordine di scuderia strillato che il senatore Roberto Antonione di Forza Italia, s'è confuso e ha votato con la maggioranza l'emendamento Manzione - Bordon che introduce la Class Action , disciplina dell'azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori , nel nostro Ordinamento. Va da sè che l'emendamento è passato con un solo voto di scarto . Quello di Antonione. Il poveretto, ricevuta la conferma dal tabellone, è scoppiato in lacrime. Altrettanto Confindustria che ha affidato la sua stizza ad un comunicato: un atto di grave di ostilità all'impresa che costituirà un nuovo pesante disincentivo a investire nel nostro Paese che già è agli ultimi posti in Europa per attrazione di capitali stranieri. È un provvedimento rozzo che espone le aziende italiane e i loro lavoratori a gravi rischi. Poche sono le soddisfazioni che riserva la politica di questi tempi ma quest'episodio, ripaga dei molti torti subiti e dei mal di pancia che gli anatemi e i distinguo  di una discreta compagine di oppositori interni formata da Dini, Barbieri, Turigliatto e Saporito hanno procurato (voto non voto) nei giorni addietro. Così passano la Class Action e la Finanziaria mentre il Governo tiene all'ennesima prova. E domani  -  come ha chiosato Finocchiaro aka Scarlett  -  è un altro giorno.

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giovedì, 01 novembre 2007
11:11

Schiarite

geMentre Prodi blinda la Commissione d'Inchiesta sul G8  e rimanda comunque all'Aula la decisione, emergono posizioni a dir poco strabilianti della dissidenza interna all'Unione : Se nel testo della commissione vi sarà una più chiara e netta definizione del campo d'intervento, limitatamente alle sole responsabilità politiche e amministrative con una tassativa esclusione di quelle penali, siamo pronti a dare il via libera. Lui è Boselli, preoccupato delle chine che avrebbero potuto prendere le indagini, al punto da far mancare al voto due esponenti della Rosa nel Pugno  ma al quale non dovrebbe sfuggire che fra inchiesta della magistratura, che mira all'accertamento di  Responsabilità Personali, e Commissione di Inchiesta Parlamentare che invece, per l'appunto, si preoccupa di Responsabilità Politiche, c'è una sostanziale differenza.Per esser chiari, mentre la magistratura indaga e accerta sul comportamento dei singoli appartenenti delle forze dell'ordine o dei dimostranti,  la Commissione dovrebbe,tanto per dirne una ,  interrogarsi sulla presenza di Gianfranco Fini nella Centrale Operativa di Genova . Impedire lo svolgimento delle indagini significa evitare che si accertino eventuali responsabilità dell'allora governo nei disordini di Genova.Che c'entra in tutto questo l'onorabilità delle forze dell'Ordine? E che cosa hanno da vantarsi tanto Mastella e Di Pietro? 

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giovedì, 11 ottobre 2007
16:51

C'è vita (oltre Mirafiori)

Magari non sono più capace di leggere nei risultati, ma connettendo i dati della consultazione con quelli più articolati provenienti  dal dibattito nelle assemblee che hanno preceduto il voto dei lavoratori, si dovrebbe avere un quadro d'insieme che non lascia adito a dubbi : vince in larga parte il SI al protocollo sul Welfare pur con tutti i dubbi che vanno dall'insufficienza delle disposizioni relativamente ai lavori usuranti e alla maggior decisione dell'azione di governo rispetto alla flessibilità.Su tutto appare sia prevalso più che una sorta di spirito rinunciatario,il Senso del Possibile  come se ognuno sapesse che apportati alcuni aggiustamenti,non si sarebbe potuto fare di più . Poi c'è una rispettabile minoranza di NO che rifiuta in blocco l'accordo particolarmente insoddisfatta della soglia dell'età pensionabile e di come si è inteso risolvere il problema dello scalone. Ciò detto non si capisce bene perchè non si possa camminare tutti insieme - SI - NO - NI -  in direzione delle modifiche al protocollo che, ove mai si volessero davvero ottenere,importerebbero l'avvio di un ulteriore dialogo, non certo una levata di scudi . Non è un bel vedere questa bagarre sui numeri,questo stracciarsi le vesti al cospetto di una presunta violazione di regole o peggio l'infame dibattito sulla maggiore qualità del No plebiscitario espresso da Mirafiori o dall'Ansaldo  rispetto al SI altrettanto plebiscitario dell'Ospedale San Giovanni di Roma  o della Nuova Pignone di Firenze manco fossero questi ultimi, lavoratori di seconda scelta o meno abilitati ad esprimersi di altri . Così facendo non si ottiene altro che la maggioranza sfinita dal nichilismo del dibattito,si risolva  a contare i voti e a tirare affrettate conclusioni. A chi giova? Non certo ai fautori delle modifiche di questo protocollo.Quanto ai lavoratori, si sono espressi e questo di per sè , dovrebbe incutere il rispetto che il caso richiede.

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martedì, 12 giugno 2007
17:44

Altre onde

15gParliamoci francamente,questa storia del partito di lotta e di governo era già discutibile ai tempi di Togliatti.Non so più quante volte mi è capitato di assistere agli equilibrismi più sfacciati, nel vano tentativo di spiegarne il senso.Facciamola finita, dunque.Lotta e Governo sono i termini di un'antitesi.Il senso critico,la funzione di stimolo,gli infiniti versanti della dialettica interna rimangono un patrimonio prezioso ma non sono che l'esercizio di un  diritto  che con  la lotta ha poco a che spartire.Sotto questo aspetto, il ruolo della sinistra di governo si è rivelato impopolare e nel nostro caso, non ne ha accresciuto la credibilità.Si perdono consensi in Italia  ma anche in Francia e in Scandinavia,con la non lieve differenza che i paesi che sono Democrazia e Stato da molto più tempo,si  sono aggiudicati conquiste inimmaginabili per chi come noi, ancora è alle prese con l'affermazione della Laicità dello Stato.Se sia la sconfitta, causata da una sorta di conservatorismo dal quale è invariabilmente segnata la sinistra, gli strumenti d'analisi della quale, non riescono più a contenere le complesse problematiche del mondo che cambia, non è dato sapere.Qui da noi,nei mesi antecedenti le elezioni politiche, si è molto lavorato intorno ad un Programma che avrebbe dovuto costituire impegno e criterio guida del governo a venire.Una sintesi tra diverse sensibilità,culture,ideologie : tutte quelle che sarebbero state capaci di esprimere le componenti di una coalizione vasta, l'elaborata ricchezza della quale, avrebbe dovuto essere messa a profitto per il raggiungimento dell'obiettivo comune : una coraggiosa stagione di riforme per un paese allo sfascio.L'alchimista Prodi da una parte, e il Nemico da abbattere dall'altra, hanno compiuto il miracolo di una vittoria di misura sì,ma non del tutto impossibile da gestire in termini di governabilità.Alla luce di quanto è accaduto dopo,non possiamo pensare a quell'incrocio di sensibilità se non come ad un boomerang fatto di paletti e divieti.Qualcosa di molesto che ad ogni passaggio importante (politica estera,finanziaria,diritti ) ha puntualmente presentato il conto con effetti disastrosi di provvedimenti spesso pasticciati da troppo rimaneggiamento.L'azione di governo non ne è risultata sempre limpida .Non credo sia soltanto un problema di poca fedeltà ai patti, la vera causa della litigiosità.Tornando al Programma, è possibile che ci si sia accordati sul ruolino di marcia ma che il punto di partenza,cioè una differente analisi della società,da parte delle forze costituenti la coalizione,abbia infine giocato un ruolo decisivo, assai più di quanto si sarebbe potuto prevedere. Oggi la sinistra dovrà analizzare la propria crisi senza ipotesi consolatorie di spallate che in fondo non ci sono state, ne' celebrazioni di piccoli trionfi - Genova è ancora nostra!- ci sarebbe mancato anche che non lo fosse stata.Da più parti,tra ieri e oggi si sono avvicendate le esortazioni a Prodi a portare a termine il programma di Riforme senza mediazioni, anche a costo di sacrificare in tutto ciò la tenuta del governo.Ne cito due tra le più distanti una dall'altra ed al contempo autorevoli, a mio avviso,Michele Salvati e Valentino Parlato.Può essere una strada per finire onorevolmente,non certo per ottenere ciò di cui il Paese ha bisogno:Senza numeri (o senza mediazioni) sarà difficile che oltre la metà dei provvedimenti licenziati dal consiglio dei ministri,trovi il consenso delle camere.Una delle condanne del governo Prodi temo sia quella di andare avanti a condizioni pressocchè immutate,quanto a equilibri interni.Fino a completamento di una riforma elettorale credibile.Finchè dura.

Nell'immagine scrutatori durante il referendum Monarchia Repubblica

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mercoledì, 06 giugno 2007
23:02

Fair play

Visco

Verso la fine, nell'intervento di Anna Finocchiaro e nei commenti di Di Pietro, si è ritrovata la chiave dell'intero dibattito : è l'aula giudiziaria la giusta sede per  quelle valutazioni di cui invece è stato investito il Parlamento.Se in questione fossero invece i concetti di avvicendamento e  spoil system,dovrebbe essere la sede politica ad incaricarsene (ma stiamo pur tranquilli:non accadrà mai).Respinte le mozioni dell'opposizione,la Lega incassa il risultato col consueto democratico rispetto.Nei cartelli esposti ,un'ulteriore chiave di lettura. Rintuzzato l'assalto a Visco, non rimane che la diffamazione.

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mercoledì, 28 febbraio 2007
12:41

Ci sarebbe da vendere cara la pelle (governare è un dovere)

Votare la fiducia con riserva o votare la fiducia annunciando successive dimissioni contraddice il buon senso e lo stesso concetto istituzionale di fiducia. Come se non bastasse, si è fatta  strada (già da  tempo) l'idea dell'elettore che deve farsi carico dei problemi di coscienza dell'eletto e di quest'ultimo che non è sempre obbligato a farsi carico dei problemi dell'elettore, che poi sarebbero quelli del Paese  tout court. Le ultime notizie infine, danno Heidi Giuliani e Franca Rame in serie ambasce per problemi d'interpretazione del ruolo (di senatrici elette nelle rispettive liste).Dev'essere per via di questo andamento schizoide dei messaggi che una nutrita schiera di elettori del centrosinistra, pur consapevole di poter contare su una legge elettorale al momento, penalizzante, ritiene che tornare al voto sia l'unica soluzione possibile. Così ci dicono i sondaggi così mi capita di sentire o di leggere in giro. Non condivido ma posso comprendere. Da giorni oramai il dibattito politico non può che suggerire un'idea spiacevolmente claustrofobica, così ingabbiato com'è nel far quadrare numeri, aspettative, esigenze, realtà e possibilità. In una tale situazione è logico intravedere una via di fuga nelle urne che però nella fattispecie si realizzerebbe nell'essere sbattuti all'opposizione (qualcuno suggestionato dall'idea di fiere resistenze, lo preferirebbe ) ovvero nel tornare al governo più o meno a condizioni immutate. Bene ha fatto Romano Prodi ieri a porre l'accento sull'esigenza di lavorare ad una nuova legge elettorale ma dopo un anno siamo ancora a stabilire le regole del gioco e così all'incoerenza disorientante dei messaggi si aggiunge la desolazione del senso d'impotenza.Speriamo che qualcuno da Palazzo Madama voglia occuparsi delle frustrazioni dell'elettorato legittimamente deluso. In un simile frangente c'è ancora qualche senatore che ha voglia di fare dell'ideologia prima ancora di fare i conti col proprio mandato? Che faccia pure. Dopo però. Adesso ci sarebbe da vendere cara la pelle. Facciano qualcosa di profondamente marxista : siano realistici.Lo chiedono gli elettori. In trepida attesa.

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domenica, 25 febbraio 2007
17:46

In bilico (abbiamo i numeri ma un po' li diamo)

Finocchiaro --240x240L'Iperlettura sembra essere lo strumento chiave in questi giorni di inutili colpevolizzazioni e fantasiose  ipotesi complottiste.Così, se D'Alema in calce ad un'analisi politica sui rischi che procurano alla stabilità di Governo, posizioni eccessivamente ideologizzate,afferma che una sinistra così non serve,trovo logico che le agenzie rilancino, un po' meno che Diliberto risponda che "Senza di noi non si governa".Certo che no.Nessuno lo ha mai messo in dubbio.Peccato che senza governo si governi ancor di meno.Altra menzione speciale meritano quelli che si disperano dinnanzi ai famosi dodici punti, ora perchè mancano i Dico, ora perchè non si fa cenno alla revisione  della legge 30.Se è per questo mancano un sacco di altre cose, ma i dodici punti non annullano l'attività pregressa del Consiglio dei Ministri che in merito ai DICO ha già deliberato rinviando alla discussione alle Camere,non è peregrina dunque l'ipotesi, di trasformare la legge sulle coppie di fatto da Iniziativa del Governo a Iniziativa del Parlamento,liberando così quella parte di consensi che le forze laiche presenti nel centrodestra,hanno fin qui negato per questioni di opportunità politica e non per reale convincimento.Quanto alla legge 30 non mi sembrava fosse comunque prioritaria nell'agenda del governo,tuttavia nessuna  acquisizione di stampo centrista, potrà impedire al Ministro del Lavoro di continuare il suo puntuale lavoro di verifica sulla corretta applicazione della legge, attraverso l'invio di Ispezioni che nel caso di specie, sono accessi di polizia giudiziaria e che non hanno mancato di produrre consistenti risultati nell'ultimo anno,ne' quanto già programmato circa l'assunzione dei precari nella Pubblica Amministrazione potrà essere disatteso.Quel che ho visto e letto in questi giorni m'incoraggia a pensare che una stagione intensa di riforme quantuque indispensabile, non sarà sufficiente e che nemmeno la nascita di nuovi partiti,potrebbe liberarci dal cancro di un dibattito politico scivolato davvero in basso.Ma davvero noi pensiamo che un patto articolato in dodici punti ,condizione necessaria per ripartire, non necessiti di un Garante?E chi meglio del Presidente del Consiglio può incarnare quel ruolo?Lo chiedono le nuove acquisizioni ma lo chiede anche il Presidente della Repubblica.E allora perchè scandalizzarsi  o addirittura pensare a ipotesi da Cancellierato se al punto 11 e 12 Prodi avoca su di se una delle sue prerogative, cioè quella di esprimere la posizione del Governo ? Spiace che qualcuno pensi che bastino un Follini,un accordo in dodici punti e un Premier Garante a cancellare la Storia della Sinistra a ridimensionare il ruolo dei movimenti a veder sparire la Questione Sociale dalla faccia dei nostri progetti.Se l'ancora di salvezza è piantata al centro come lamenta Gabriele Polo sul  Manifesto di oggi, la colpa non è di oscure trame o di conventio ad escludendum,il motivo è tutto politico e sta a noi rimuoverlo : siamo in bilico ma quel che è peggio in questo momento non possiamo nemmeno cadere,pena la perdita ,stavolta si,delle nostre aspettative migliori  e in ogni caso dei nostri sogni :pace,diritti,uguaglianza tornerebbero nel cassetto.Per molti anni.

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giovedì, 22 febbraio 2007
03:16

Le Ceneri

Il mercoledi delle Ceneri era cominciato con i titoli dei giornali ( Maggioranza oppure a casa) poi, un paio di indiscrezioni in tarda mattinata: una, secondo la quale Pininfarina si sarebbe recato al Senato su un'automobile messa a disposizione da Piero Fassino e l'altra che Cossiga, a suo stesso dire,tra le molte telefonate di pressione, alla vigilia del voto, avesse ricevuto, anche quella di Silvio Berlusconi,  preoccupato di un prematuro scivolone di Prodi.Delle due, solo la prima è stata smentita dalla segreteria di Fassino.Quanto alle ore successive, i passaggi salienti della relazione di D'Alema, poi la votazione, le dimissioni, nulla ci è potuto sfuggire : un fiume di parole,congetture, interviste, indiscrezioni e approfondimenti si è riversato su di noi  tentando l'impossibile quadratura  tra scenari futuri, dietrologia e caccia ai "colpevoli".E' la legge elettorale,sono i dissidenti, è Pininfarina - ma no : è stato Andreotti - Grottescamente il governo cade su una  politica estera largamente condivisa,persino il titolare del dicastero è tra i più apprezzati. Che strazio le prove di forza : nessuno vince mai.Di sicuro non ha vinto l'ipotesi di exit strategy o il ritiro dall'Afghanistan che oramai diventerà merce di scambio di futuri accordi ,di sicuro non vincono i DICO, meno che mai i precari,i disoccupati,le comunità di Vicenza e tutte le aspettative riposte in questo governo che arriva dopo i cinque anni peggiori della vita di questo paese e che abbiamo giudicato fin dalla prima settimana d'insediamento, come se fosse in carica da anni.Non si può fare una legge contro il populismo e l'impolitica,non si può nemmeno fare un referendum per mandare a casa il qualunquismo e nemmeno decretare contro gli Ossimori, primo tra tutti quel "di lotta e di governo" che nessuno è stato fin qui capace di coniugare su di un piano diverso  da quello  della contrapposizione.Nei sondaggi,gli elettori che stentano a capire, vanno a collocarsi   tra gl'incerti oppure passano direttamente alla sponda avversaria.Dalla nostra oramai c'è solo il fatto che nessuno vuol andare a nuove elezioni.E il bello è che da questa impasse, solo Romano Prodi ha la capacità di tirarci fuori.

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domenica, 31 dicembre 2006
20:58

Dicci quant'e'

Da una settimana a questa parte ho perso il filo della Finanziaria, nel senso che non riesco più a seguirne le evoluzioni. Non è certo l'informazione ad essere carente, anzi. Sempre più spesso, però le notizie e i dati che arrivano sono, quantomeno controversi. Per esempio ieri l'altro, Rita Levi Montalcini ha obiettato sul capitolo di spesa relativo alla Ricerca, minacciando di non votare la Legge nella sua interezza, se vi fossero stati tagli in quel settore. Ieri sono saltati fuori dal cappello 177 milioni e la Montalcini ha dato il suo assenso, a questo punto si è risentito Fabio Mussi, ministro dell'Università - ma erano fondi già previsti!-. Qui però due sono le cose : o la Montalcini non ha letto il testo e ha scatenato il putiferio senza sapere o Padoa Schioppa è Silvan, in grado di tirare fuori dal cappello 177 milioni dal nulla, senza correggere,cioè,  altri capitoli di spesa.Che dire poi di Mussi il quale  dichiara Mi basterebbe un programma per risalire alle medie Ocse in 5 anni: il che vorrebbe dire ulteriori 5 miliardi all'Università, 7 alla Ricerca. Questo è un anno «magro». Sacrifici devono farne tutti. Si può anche restare sostanzialmente fermi, persino in campi da cui ormai dipende, in tutto il mondo, la qualità e la solidità vera dello sviluppo. Se però si torna indietro, addio.".. Ora la finanziaria si aggira intorno ai trentacinque miliardi,Mussi ne vuole dodici, pari cioè a quanto Padoa Schioppa ha destinato allo sviluppo.Fermiamo il paese?Mettiamo altri balzelli?Insomma perchè chi dice che vuole dodici miliardi,non spiega pure come si dovrebbe fare per reperirli?Visto che è anche Ministro?.È come la tela di Penelope,(per di più corta) montata e smontata sistematicamente, stravolta da quotidiane smentite e rettifiche - si pensi alla tassa di successione o del bollo auto - tanto che ormai è impossibile coglierne la fisionomia complessiva o indovinarne gli obiettivi di fondo (a parte quelli meramente contabili). Molti danno la colpa a Rifondazione, ma addirittura Fausto Bertinotti ha ammesso nei giorni scorsi che la finanziaria ormai è senza anima. Stando dunque alla cronaca, l’ultima traballante norma che appena annunciata già è stata semi-smentita, è la tassa di soggiorno. Dopo la levata di scudi dei comuni e delle associazioni di categoria, il sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi è corso immediatamente ai ripari rassicurando tutti che la norma, che introduce un tributo fino a due euro per i piccoli comuni e fino a cinque per le grandi aree metropolitane, potrebbe essere modificata.L'idea di Finanziaria non blindata,di concertazione,avrebbe potuto significare come  questo governo fosse disponibile a recepire critiche e istanze.Invece è un guazzabuglio ed è dal 30 settembre,cioè dal giorno della sua presentazione, molti sono stati gli smembramenti,gli stralci e le aggiunte il tutto in una catena di affermazioni e smentite che non hanno tardato a dare una sensazione di incertezza e di caos.Ovviamente dietro alle reazioni più virulente ci sono gl'interessi colpiti,tuttavia non era difficile prevederne le obiezioni e risolversi a svolgere consultazioni preventive.Fare l'autocritica per incapacità di "comunicare" agl' Italiani,i termini della manovra,mi sembra un po'limitatitavo.L'impalcatura originaria era buona ma dopo tutto queste modifiche è difficile per chiunque capire se i principi, i criteri guida, siano rimasti ancora quelli.Il governo non cadrà certo per questo,nessuno lo vuole,nemmeno l'opposizione che è ben lieta di aver affidato ad altri la gestione del disastro.A noi,impossibilitati oramai ad orientarci nel caos non rimane che aspettare che ci presentino il conto.Come pure Altan ha ben sintetizzato in una vignetta di qualche giorno fa.

Scritto da sedlex in: palazzo
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