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Parole grosse

Mi dispiace per Crozza e per la sua divertente copertina dell'altra sera a Ballarò, ma gli sceneggiatori di Perry Mason erano affiancati da fior di consulenti. Per cui, data la proverbiale pignoleria americana, difficilmente avrebbero consentito la messa in onda di castronerie del tipo la legge è uguale per tutti ma non nelle sue applicazioni o peggio che il Premier, grazie ad un po' di latinorum e qualche giravolta ...oplà, potesse tramutare la sua identità segreta e da primus inter pares, diventare primus super pares, senza passare per il Via. Cioè senza i dovuti correttivi costituzionali. Roba da scompigliare la permanente al fil di ferro della immutabile Della Street. Ergo, non è a quella scuola che possono essersi formati i legali del premier. Siamo seri.
Ma ora che grazie alla Consulta, la legalità è ristabilita, dove abbiano studiato i fidi difensori della Corona poco conta. Al momento sono di scena i Défilé dei caudatari con le dichiarazioni indispettite - la bocciatura del Lodo, nulla cambierà - è la più diffusa, seguita a ruota dalla recita di antiche litanie : toghe rosse, fumus persecutionis, complotti di poteri forti, sentenze politiche e via salmodiando.
Da ultimo, poichè il Presidente della Repubblica ha lasciato intendere di non essere disponibile a pasticci - vedi ricorso anticipato alle urne - ne' a tollerare nuove leggi ordinarie che blocchino alcune fattispecie di processo, la rabbia investe anche il Quirinale. Altro che Lodo Alfano, nei confronti del quale Giorgio Napolitano ha sempre dimostrato gran serietà istituzionale e moderazione. Qui si attacca il Presidente per aver sbarrato diverse vie di fuga.
Più che eversivi quelli della PDL sembrano isterici, quanto al peronismo di Berlusconi a me pare che il premier abbia, in questi ultimi tempi, molto più di Evita che di Juan Domingo.
Archiviato il ricorso alla piazza - francamente manifestare contro una sentenza è un po' troppo anche per il populismo più hard - annuncia gran battaglie nelle aule di tribunale che ospiteranno i suoi contenziosi, onde smascherare e irridere i nemici. E va benissimo, perchè sia ben chiaro, qui non si aspetta altro che di veder ristabilita la verità.
Perchè a ben vedere proprio nulla nulla, la sentenza non cambia. Magari non ci saranno scenari da tregenda, dimissioni, ne' elezioni, ne' governi tecnici o di salute pubblica. Tuttavia, una cosa è certa : il premier ora dovrà farsi processare, ovvero attendere fiducioso tutta la corrispondenza che le Procure vorranno inviargli.
Userà la solida maggioranza che si è assicurato per governare e non solo come alibi magari mischiando il dato elettorale con quello del gradimento nei sondaggi. E pazienza se dovrà sottrarre un po' di tempo all'Ufficio cui è demandato per presenziare a qualche udienza. Non è forse sereno lui, rispetto alle accuse? Non sono ferratissimi e combattivi i suoi avvocati?
Quanto a noi, più che scandalizzarci per la pessima considerazione che questo governo non fa mistero di nutrire nei confronti delle Istituzioni - ne abbiamo ben donde, lo so, ma anche quella pratica rischia di divenire stucchevole se rimane l'unica forma di opposizione - abbiamo ottimi motivi di compiacerci della vitalità dei nostri anticorpi costituzionali.
Ci sono de' Giudici a Berlino! aveva risposto il famoso Arnold, mugnaio di Postdam a chi lo minacciava d'esproprio, la sua fiducia fu poi premiata. E la storia si ripete ci sono dei giudici alla Consulta! Anche la nostra fiducia ha potuto aver ragione dell'arroganza.

















Accogliendo la Corte tutte le richieste dell'Accusa, David Mills è stato condannato a quattro anni e sei mesi ma grazie al Lodo Alfano tale sentenza non costituisce tecnicamente condanna a Silvio Berlusconi che è fuori dal processo, per ora. 








Anche questo è un teorema e postula il conflitto tra legittimità e legalità. Sembra un rompicapo e invece non lo è. Basta guardarsi intorno : da un lato l'indifferenza per l'universalità dei diritti, per il rispetto delle regole e delle procedure che oramai trova cittadinanza in territori insospettabilmente trasversali, dall'altro il sostegno alle maniere forti, alla concentrazione dei poteri, all'antiparlamentarismo, al decisionismo (alla semplificazione !). La sintesi ci viene somministrata quotidianamente : gli elettori si sono espressi e tanto basta. Ed è per questo che qualunque richiamo, per esempio, al rispetto della Costituzione è nullo : voi avete giuridicamente torto perchè noi abbiamo politicamente ragione ci viene ripetuto. La forza del consenso rende nulla la forza del diritto : lo sfregio più grande da infliggere ad una democrazia. Ma la Costituzione non ammette simili ragionamenti non c'è consenso che possa giustificare la violazione di forme e limiti che essa stabilisce. E forme e limiti realizzano un sistema di equilibrio tra poteri che garantisce democrazia. Da una parte il Potere rafforzato dal consenso, dall'altra Regole improntate a Principi universalmente condivisi la cui salvaguardia è posta nelle mani dell'indipendenza della magistratura. Abbandonando il filo conduttore rappresentato dalla Carta, il cerchio potrebbe chiudersi con un conflitto insanabile tra una legittimità illegale e una legalità illegittima. Ancora un apparente rompicapo ma basta pensare agli ultimi provvedimenti varati dal governo e tutto diventa più chiaro. Ma oggi la Costituzione è in difficoltà non perchè sia vecchia ed obsoleta ma perchè la società, immersa com'è nel senso d'insicurezza che determina diffidenza e frantumazione dei rapporti, non riesce ad intravedere futuro ed è in questa assenza che si determinano orientamenti ad esiti autoritari. L'Opposizione a questo punto non può solo invocare la legalità, non basta. Il senso della sua missione da un lato è più evidente dall'altro più difficoltoso se deve devolvere ogni energia a dissipare il sentimenti radicati e convinzioni collettive, a promuovere solidarietà, in una parola : a ricostituire il legame sociale frantumato. D'altro canto, sostenere la legalità traballante nella sua legittimità, significa rinunziare ad opporsi alla deriva autoritaria.O l'opposizione riprende il filo di una critica della società impietosa o le truculente affermazioni di richiesta del sangue dell'antagonista si materializzeranno e passando dalle parole ai fatti, diverranno ulteriore pretesa del nostro sangue.



Difficile pensare ad un'etica della vita scollegata dal Principio di Responsabilità e se è pur vero che trent'anni fa gli strumenti di diagnosi prenatale erano meno evoluti rispetto a quelli odierni è altrettanto vero che la legge 194 è stata, rispetto alle possibili innovazioni tecnologiche e al progresso della scienza medica , egualmente saggia e lungimirante nel sancire la possibilità di sottoporsi ad aborto terapeutico oltre i 90 giorni , senza fissare limiti temporali , affidando ogni valutazione in tal senso, al rapporto medico paziente. All'interno di questo spazio che oggi si tende a mostrare come un vuoto legislativo, è inscritto il principio della maternità cosciente e responsabile, il diritto alla salute della madre e del concepito , il codice deontologico e l'obbligo espresso di rianimare il feto abortito vivo. La gestazione è convivenza di due soggetti dipendenti uno dall'altro, entrambi titolari di diritti potenzialmente in contraddizione, l'articolo 6 e 7 della legge 194 sono un miracolo d'equilibrio nella tragica circostanza in cui il riconoscimento pieno dei diritti di uno, potrebbe tradursi nella negazione dei diritti dell'altro, risolvendo nel contempo il problema dell' incostituzionale obbligo di portare a termine la gravidanza costi quel che costi e l' incostituzionalità della la pura e semplice volontà della donna e cioè il suo diritto potestativo sul concepito.Atteggiamenti dogmatici non appartengono alla cultura delle donne e sui temi della maternità responsabile sarà sempre possibile stabilire un confronto.Non sul terreno delle intimidazioni morali però, tantomeno della criminalizzazione o peggio di strane equiparazioni aborto/pena di morte.Nel referendum confermativo del 1981 questo Paese percepì il Dramma e la Necessità stabilendo che il difficile lavoro di sintesi tra differenti istanze che era alla base della Legge 194 , andasse preservato.Quello spirito noi dovremmo tutelare senza pasticci, chiedendo che le eventuali innovazioni tecnologiche vengano messe al servizio della tutela del diritto alla salute della madre e del concepito sulla strada già delineata dalla legge 194.
Gli articoli della Costituzione che proprio oggi compie sessant'anni, si rivelano sempre più uno strumento potente ed efficace per affrontare e risolvere problemi più complessi dell’organizzazione sociale, della stessa vita quotidiana. Gli esempi sono davanti a noi : Un semplice articolo della Costituzione che è poi quello che, riconoscendo il diritto alla salute, vieta di imporre trattamenti che contrastano con il rispetto della persona umana, proscioglie l'anestesista del caso Welby . Successivamente l
Nel giorno delle esequie di Enzo Biagi, Annozero ne ha ricordato la figura con una puntata dedicata all' Informazione. Giustissimo, sebbene i microfoni spianati sul Presidente del Consiglio e sul Ministro delle Comunicazioni chiamati a rispondere dell'iter della legge Gentiloni sulla soglia della camera ardente, non siano apparsi di grande eleganza. Del resto il giornalista se non è un po' barbarico, che giornalista è? Ad ogni buon conto, in studio si è colta l'occasione per parlare di editto bulgaro, ostracismo,di condizionamenti,di politica invadente di lottizzazione e di Rai. Non di Qualità che pure credo, sia stato uno degli assilli di Enzo Biagi ma è sottinteso che quando in una trasmissione (o altrove) si è molto impegnati a interpretare il ruolo di Martiri del Sistema non si ha molto tempo per occuparsi d'altro.Viene da pensare che appena un mese fa dopo aver visto una delle puntate più fumose della Saga Santoriana, siamo andati a dormire con la netta convinzione di vivere in un Paese dove i Ministri Indagati rimuovono i Giudici Scomodi con la connivenza del Parlamento Intero . Nella stessa circostanza i magistrati presenti - Forleo e De Magistris - con o senza metafore letterarie di un certo impatto, hanno lasciato intendere di essere costantemente nel mirino di pressioni e di istituzionali inviti alla prudenza.Nei giorni successivi una bagarre giurisprudenzialpolitica ha occupato, tra dichiarazioni,chiarimenti smentite e articoli sui giornali, il dibattito nazionale.Infine si è capito che non c'era nulla da capire, atteso che il Ministro di Giustizia avesse agito senza strappi alle procedure e che ogni altra considerazione poteva essere sospesa in attesa del verdetto del Consiglio Superiore della Magistratura al quale è stata correttamente affidata la valutazione dell'intera vicenda De Magistris . Per quanto invece riguarda Clementina Forleo ieri l'altro è stata ascoltata dalla Prima commissione del Csm al quale ha riferito di :
La discussione delle norme sulla sicurezza richiederebbe un impegno più collegiale e meno demagogico di quel che ci tocca in questi giorni , vuoi perchè in questione sono provvedimenti da assumersi per il Bene Comune,vuoi per le complicanze che fatalmente insorgono quando si devono connettere Norme con il resto del nostro Ordinamento e con le Disposizioni Comunitarie ma soprattutto quando dispositivi che pure sembrano sacrosanti vanno a scontrarsi con l'Attuabilità o con la Compatibilità Amministrativa. La Tolleranza Zero,per chi non lo sapesse,è un lusso che questo paese non può permettersi non solo per ottime ragioni di natura culturale ma perchè richiederebbe un perfetto funzionamento del Sistema che dai commissariati alle aule di tribunale agli istituti di detenzione , spesso non riesce nemmeno a garantire la normale amministrazione,figuriamoci il resto.Ciò detto, chiunque in questa circostanza tragica abbia colto l'occasione per regolare conti che con la sicurezza non c'entrano o che per suscitare facili consensi abbia alzato i toni o peggio, lanciato proposte delle quali già in partenza si conosce l' inattendibilità sul piano giurisprudenziale, somiglia più allo sciacallo che al politico.Un capitolo a parte poi lo meritano quelli che intendono rispondere ad una legittima domanda di sicurezza, anteponendo questioni di principio o di natura ideologica.Va tutto bene ma intanto che maturi nei cittadini una differente coscienza civile,che si mettano in atto politiche d'inclusione o che s'insegni infine ai maschi a rispettare le donne,qualcosa bisogna fare.Stigmatizzare il poco che si è potuto, davvero non aiuta nessuno.Le donne sono vittime di efferatezze fuori ma soprattutto dentro le famiglie in cui vivono,i lampioni andrebbero accesi prima in casa che per la strada e sono talmente vittime da essere persino utilizzate come pretesto per giustificare sentimenti razzisti, aggiungendo come se ne ve ne fosse bisogno, efferatezza ad efferatezza.Questo nessuna lo vuole tuttavia i criminali vanno assicurati alla giustizia e nel caso di stranieri, comunitari o meno che siano, è indubbio che l'azione penale e il governo dell'ordine pubblico diventano difficoltosi se non inefficaci quando sono impossibili l'identificazione e l'espatrio.Allontanati inutili sentimenti di rabbia, sono questi i due elementi intorno ai quali focalizzare l'attenzione perchè non bastano i provvedimenti, c'è bisogno di coordinamento con i paesi di provenienza con i quali restringere la rete ma in modo tale da non intrappolarvi gl'incolpevoli e non è semplice.Prima che si scateni la caccia al romeno,bisogna agire.
Chissà cosa passava per la testa all'anziano - mi si dice - giudice di Hannover, quando ha emesso la sentenza di condanna con sconto di pena, per attenuanti etniche e culturali, nei confronti di un uomo di ventinove anni, reo di stupro. L'etnia e la cultura meritevoli d'indulgenza da parte della Corte, appartengono alla remota isola di Sardegna, terra in cui , alle fidanzate ex , e magari pure a quelle in carica, usa imporre violenti trattamenti a suon di botte e prepotenze di natura varia . La sentenza è di un anno fa ma per motivi a me ignoti, è stata divulgata solo adesso .Non conosco in maniera approfondita il codice penale tedesco ma il fatto che la Germania abbia dato i natali ai migliori filosofi del Diritto,aumenta le mie perplessità. Appartenessi a una di quelle associazioni separatiste i cui simpaticissimi adepti , ogni tanto vanno a ricordare ai proprietari di vascello alla rada nei vari porticcioli , che la Sardegna non è una zona franca da calpestare a piacimento, mi recherei ad Hannover per un girotondo almeno. L'armonia tra Diritto e Diritti, gran rompicapo delle società multiculturali e materia di dispute politiche e giuridiche , non può essere risolta riconoscendo pedissequamente tutte le usanze, tantomeno inventandosele. E' singolare poi come i giudici di tutto il mondo, si ricordino il rispetto delle tradizioni altrui, solo quando vittime sono le donne . Sono quelle infatti, le migliori circostanze in cui dar segno di apertura mentale e soprattutto tolleranza e così per motivi religiosi si giustificano uccisioni di mogli adultere e figlie scavezzacollo, infanticidi più tentati suicidi per lo scorno di essere abbandonate dal marito, senza considerare il vasto assortimento di usanze matrimoniali penalizzanti per la sposa , in giro per il pianeta.Tutte degne dell'attenzione di magistrati, giurie e giurati.Insomma dove c'è Patriarcato c'è mitezza della pena.Non si può sbagliare.
Eva , Danchiu, Lenuca e Dengiu, bruciati vivi in una baracca sotto un cavalcavia a Livorno, non meritano la stessa indignazione e la stessa enfasi con la quale ,in questi giorni, in nome di Giustizia ,si tacciano di complicità con gli assassini e i malfattori, Magistrati che compiono il proprio dovere . Eppure questi quattro ragazzini sono l'incarnazione dell'Ingiustizia più odiosa e insopportabile : quella che deriva da povertà ed emarginazione.Disprezzati e allontanati da tutti,rimosse le loro condizioni di vita,ridotti al rango di fastidioso problema, saranno fin da domani , ulteriormente oltraggiati dai se e dai ma che da sempre accompagnano le considerazioni sul popolo rom. Se così sarà, il loro degrado non sarà molto dissimile al nostro.Una critica radicale alla Società non può prescindere dalla condanna del razzismo e dell'emarginazione sotto qualsiasi forma si presentino.Qualcuno ha rivendicato Giustizia per Eva, Danchiu, Lenuca e Dengiu ? Chi pagherà per queste povere vite?
Se le telefonate sono, come sembra, sempre quelle, la complicità consapevole dovrà essere dimostrata.Come non ho idea, ma sarebbe interessante seguire l'iter. Fossi , però, D'Alema, Fassino e quant'altri, pur di evitare il riproporsi periodico del medesimo tormentone, starei al gioco. Ragazzi, fatelo per noi, liberateci dall'incubo dell'esame in diretta tivvù ,delle inflessioni della voce nel dire "abbiamo una banca" (che poi manco avete avuta).Pretendete di essere iscritti nel registro degli indagati : è l'unico modo per difendersi, nell'unico luogo che conta in questi casi. E non state a perdere tempo con inutili considerazioni procedurali, la legge Boato, il ruolo del pm, quello del gip : se sia o meno lecito in un' ordinanza pronunciarsi su persone non indagate.A chi volete che interessino questi bizantinismi ?Tanto il Garantismo è un vecchio arnese e presto lo diventerà anche lo Stato di Diritto.L'importante è friggere i presunti colpevoli sulla graticola, possibilmente coram populo e per l'intima soddisfazione dello stesso, ferma l'opportunità di chiunque di dire la propria : prima durante e dopo l'operazione .La libertà di espressione connessa alla delegittimazione della politica, innanzitutto. E questo è quanto sul tema : i Barbari, più che alle porte, sono tra noi.
Non più tardi di un anno fa, le polemiche che precedettero l'approvazione della legge sull'Indulto, si rivelarono un'insostituibile opportunità per comprendere come la pubblica opinione si misurasse con i temi del carcere , della funzione rieducativa della pena e delle garanzie della persona. Allora, più che in ogni altra circostanza, si ebbe la sensazione che qualcosa di diverso dall'ansia di giustizia, tenesse le fila dei ragionamenti e delle valutazioni dei - moltissimi in verità - contrari a quel provvedimento. Un diffuso sentimento di paura sapientemente instillato dai fautori dell'allarme permanente e accuratamente rimescolato dai media,accompagnò il dibattito in ogni sua fase, in un clima di crescente irrazionalità.In buona sostanza si sosteneva che la rimessa in libertà di un numero consistente di detenuti avrebbe aumentato il tasso di criminalità e seriamente compromesso la sicurezza dei cittadini. Una preoccupazione di tutto rispetto che tuttavia, sottaceva un'idea della Giustizia come ritorsione e del carcere come luogo esclusivamente punitivo ma soprattutto di rassicurante allontanamento sociale . Ad un anno di distanza i dati del Viminale smentiscono quelle preoccupazoni : circa 26.400 detenuti hanno usufruito dello sconto di pena senza che ciò abbia prodotto danni significativi alla tenuta della legalità nel nostro Paese.Al 20 giugno 2007, il tasso di recidiva è del 17,20% cioè ben al di sotto dell'ordinario livello che per la popolazione carceraria complessivamente ammonta al 60%.Al dato della recidiva se ne possono aggiungere altri.A far rientro sono i più giovani ,gl'italiani più che gli stranieri, coloro che hanno già subito carcerazioni in passato ma soprattutto coloro che non hanno avuto accesso alle cosidette misure alternative.Di contro le carceri si sono svuotate con gran vantaggio per le condizioni di vita dei detenuti e per la possibilità di utilizzare al meglio le insufficienti risorse destinate all'attività di recupero . Senza considerare il potenziamento dei servizi di assistenza ai
Ieri sera quando Barbacetto, ospite di Matrix per l'affaire Corona, ha ri-tirato fuori la faccenda della pubblicazione e conoscibilità degli atti d'indagine, ri-attizzando con i presenti , polemiche sul come e il quando,avrei voluto piangere.Si ri-comincia - ho pensato - E invece no. Provvidenziali furono i tre chili abbondanti di Codice di Procedura Penale - cara visione - materializzatisi tra le mani dell'avvocato di Corona, per l'occasione collegato dal proprio studio (professionale).Anch'egli aveva lo sguardo perso,anch'egli avrebbe voluto parlare del contendere, cioè di Corona e della problematica afferente .Nelle sue parole - non vorrei che la mia presenza fosse collegata a informazioni distorte - uno scoramento a me fin troppo noto.La lettura dell'articolo 114 cpp è sopraggiunta come un balsamo per le mie pene.
E' l'accusa formulata a carico di Luis Mario Lozano ed è determinata dal ruolo che Nicola Calipari ricopriva al momento della sua uccisione ,cioè quello di massimo rappresentante dello Stato Italiano,impegnato, per conto della presidenza del Consiglio in un 'operazione di contrasto al terrorismo (il tentativo di liberare la giornalista Giuliana Sgrena).A tutti gli effetti l'azione di Lozano è considerata contro lo Stato Italiano,di qui discende l'oggettivamente politico dell'accusa.Il processo sarà celebrato il 17 aprile nell'aula bunker del carcere di Rebibbia ma Lozano non ci sarà.La Procura di Roma in realtà, non ha potuto nemmeno dar luogo alla più banale delle procedure : l'accertamento d'identità,poichè il Governo degli Stati Uniti ha sempre respinto il trasferimento in Italia dell'Imputato.Come se non bastasse, secondo il Dipartimento di Giustizia di Washington, il caso è chiuso, ce lo hanno fatto sapere aggiungendo,bontà loro, che nessun'altra informazione sarà fornita al Governo Italiano.Per loro l'unica inchiesta valida rimane il rapporto del Multi National Corps Iraq,il documento del gruppo d'indagine congiunto.Per la Terza Corte d'Assise di Roma invece la partita è apertissima e vista l'imputazione di omicidio volontario (ha sparato per uccidere),i giudici cercheranno di capire se esistano responsabilità "superiori" cioè se Mario Lozano abbia ricevuto l'ordine di rimanere al chek point 541 oltre l'orario consentito, anche dopo, cioè, che l'ambasciatore John Negroponte diretto all'aereoporto di Baghdad ,motivo per cui era istituito il posto di blocco,fosse passato.Curiosa circostanza,oltretutto contraria a tutte le regole d'ingaggio.Stendiamo un velo pietoso sull'operato del Multinational Corps Iraq che di "multi" aveva ben poco,essendo il ruolo di partecipazione alle indagini degli italiani piuttosto sfumato,praticamente ci hanno fatto fare gli osservatori mentre interrogatori e rilievi sono stati tutti svolti da funzionari USA (vedi restituzione dell'auto su cui viaggiava Calipari dopo due mesi).Stendiamo un altro velo pietoso sulla pesante violazione di diritto internazionale per il quale l'omicida di Nicola Calipari morto in territorio straniero non avrebbe potuto essere giudicato da uno Stato Terzo (gli USA) e sorvoliamo anche sull'ultimo cambio(dieci giorni fa) di Presidente di Corte d'Assise.Accontentiamoci di qualche pronostico....facciamo...Omicidio colposo, che salva capra e cavoli garantisce l'incolumità del soldato che verrebbe in quel caso arrestato solo se mettesse piede nell'area Schengen?Che metterebbe al riparo da ogni calunnia il Dipartimento di Stato che è stato comunque citato al processo dai legali della Sgrena per rispondere in solido se l'accusa di omicidio volontario fosse confermata? Vediamo chi scommette...
Una legge per i telefonini a scuola,una per la violazione del segreto istruttorio,una per precisare meglio il concetto di cura (per quando la si voglia rifiutare),una per tutelare i diritti dei crostacei,una per sancire quelli di chi va a trans,un'altra per ribadire i diritti di chi,costi quel che costi, vive di un solo imperativo categorico : informare i lettori sulle storie di chi va a trans,una per proibire la pubblicazioni delle foto di chi va a trans.Mentre si aspetta che una Riforma Giudiziaria faccia piazza pulita delle migliaia di fattispecie penali o civili obsolete,per ogni questione si richiede a gran voce una Legge un Decreto,un Provvedimento del Garante, ad hoc .Dalla culla alla bara la nostra vita rischia di essere oggetto dell'attenzione occhiuta del legislatore e di conseguenza del magistrato che, tempo dieci anni, dovrà stabilire pure la morte più idonea del gambero da cocktail.Tramonta così, l'ipotesi della Regolazione gestita in ambiti differenti dai tribunali o dai parlamenti.Nella astrazione del Diritto non abitano solo i lauti compensi degli Studi Professionali chiamati a interpretare una Norma ritenuta troppo "generale" ma insospettabili spazi di libertà.Per i presidi che vogliono insegnare il corretto uso del telefonino, come per tutti gli altri, funziona un sistema di connessioni che tra Norma Regolamenti e Deontologia Professionale produca l'effetto di una soluzione che non sia buona per tutte le stagioni e sotto tutte le latitudini ma, egualmente valida ed equa,risolva problematiche specifiche.La legge è uguale per tutti ma prospetta infiniti rimedi per situazioni che eguali non sono.Tutto il resto è vieto paternalismo che con la Giustizia ha poco a che fare.



che sempre l' ignoranza fa paura... ed il silenzio è uguale a morte"...(Francesco Guccini, Canzone per Silvia)