giovedì, 08 ottobre 2009
21:50

Parole grosse

perry mason

Mi dispiace per Crozza e per la sua divertente copertina dell'altra sera a Ballarò,  ma gli sceneggiatori di Perry Mason erano affiancati da fior di consulenti. Per cui, data la proverbiale pignoleria americana, difficilmente avrebbero consentito la messa in onda di  castronerie del tipo la legge è uguale per tutti ma non nelle sue applicazioni o peggio che il Premier, grazie ad un po' di latinorum e qualche giravolta ...oplà, potesse tramutare la sua identità segreta e da primus inter pares, diventare primus super pares, senza passare per il Via. Cioè senza i dovuti correttivi costituzionali. Roba da scompigliare la permanente al fil di ferro della immutabile Della Street. Ergo, non è a quella scuola che possono essersi formati i legali del premier. Siamo seri.

Ma ora che grazie alla Consulta, la legalità è ristabilita, dove abbiano studiato i fidi difensori della Corona poco conta. Al momento sono di scena i Défilé dei caudatari con le dichiarazioni indispettite - la bocciatura del Lodo, nulla cambierà -  è la più diffusa, seguita a ruota dalla recita di antiche litanie :  toghe rosse, fumus persecutionis, complotti di poteri forti, sentenze politiche e via salmodiando.

Da ultimo, poichè il Presidente della Repubblica ha lasciato intendere di non essere disponibile a pasticci - vedi ricorso anticipato alle urne -  ne' a tollerare nuove leggi  ordinarie che blocchino alcune fattispecie di processo, la rabbia investe anche il Quirinale. Altro che Lodo Alfano, nei confronti del quale Giorgio Napolitano ha sempre dimostrato gran serietà istituzionale e moderazione. Qui si attacca il Presidente per aver sbarrato diverse vie di fuga.

Più che eversivi quelli della PDL sembrano isterici, quanto al peronismo di Berlusconi a me pare che il premier abbia, in questi ultimi tempi, molto più di Evita che di Juan Domingo.

Archiviato il ricorso alla piazza - francamente manifestare contro una sentenza è un po' troppo anche per il populismo più hard - annuncia gran battaglie nelle aule di tribunale che ospiteranno i suoi contenziosi, onde smascherare e irridere i nemici. E va benissimo, perchè sia ben chiaro, qui non si aspetta altro che di veder ristabilita la verità.

Perchè a ben vedere  proprio nulla nulla, la sentenza  non cambia. Magari non ci saranno scenari da tregenda, dimissioni, ne' elezioni, ne' governi tecnici o di salute pubblica. Tuttavia, una cosa è certa :  il premier ora dovrà farsi processare, ovvero attendere fiducioso tutta la corrispondenza che le Procure vorranno inviargli.

Userà la solida maggioranza che si è assicurato per governare e non solo come alibi magari mischiando il dato elettorale con quello del gradimento nei sondaggi. E pazienza se dovrà sottrarre un po' di tempo all'Ufficio cui è demandato per presenziare a qualche udienza. Non è forse sereno lui, rispetto alle accuse? Non sono ferratissimi e combattivi i suoi avvocati?

Quanto a noi, più che scandalizzarci per la pessima considerazione che questo governo non fa mistero di nutrire nei confronti  delle Istituzioni - ne abbiamo ben donde, lo so, ma anche quella pratica rischia di  divenire stucchevole se rimane l'unica forma di opposizione -  abbiamo ottimi motivi  di compiacerci della vitalità dei nostri anticorpi costituzionali. 

Ci sono de' Giudici a Berlino! aveva risposto il famoso Arnold, mugnaio di Postdam a chi lo minacciava d'esproprio, la sua fiducia fu poi premiata. E la storia si ripete ci sono dei giudici alla Consulta! Anche la nostra fiducia ha potuto  aver ragione dell'arroganza.

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venerdì, 19 giugno 2009
20:56

La supercazzola ( mamma, m'ero persa lo schema)

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L'intervista è un capolavoro da capo a piè, dunque  vale la pena di leggersela tutta. Ma il punto in cui Mavalà, supera se stesso nella nobile arte  di dire assolutamente  nulla - eccettuate un paio di castronerie di natura tecnico giuridica, come sosterrebbe lui con il sussiego che il caso richiede  -  è il seguente :
Scusi, avvocato, ma come le è venuto in mente di parlare di «uti­lizzatore finale» quando c’è di mezzo una donna?

Il termine 'utilizzatore finale' era riferito a una domanda di natu­ra tecnico giuridica. Il codice utiliz­za in materia varie dizioni — tra cui prostituzione, pornografia, ma­teriale pornografico — tutte conno­tate da disvalore giuridico e riferite a norme che distinguono con gran­de chiarezza diverse responsabili­tà. Ecco, si trattava dell’esemplifica­zione di uno schema giuridico.
Ecco.
Resta inteso che la domanda di natura tecnico-giuridica era semplicemente se Berlusconi fosse innocente o colpevole e che il resto è aria fritta, fumo negli occhi, cavoli a merenda. Lo schema giuridico è servito. Mavalà, mavalà, mavalà....insomma.
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giovedì, 18 giugno 2009
11:37

Ma come parli?

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Ma da dove l'ha tirato fuori  il termine utilizzatore finale l'avvocato Mavalà ? Non certo dai codici che in materia di prostituzione - esercizio, sfruttamento o induzione che sia - adottano  definizioni più congrue e civili. Cliente contraente, per esempio. Visto che di quello si tratta.

Utilizzatore finale è un termine che, nel caso in questione, non ha dignità giuridica, è una brutta espressione in lingua  italiana, e come eventuale metafora fa direttamente ribrezzo.

Tanto per dire che si può soccorrere il proprio datore di lavoro, assistito, capo,  senza bisogno d'infangare il resto del mondo, uccidere il linguaggio e screditare una professione che di tutto ha oramai bisogno, meno che di ulteriore discredito.

 

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sabato, 28 febbraio 2009
09:48

Meglio niente

Beppino Englaro è indagato per omicidio e insieme a lui l'equipe medica che ha dato corso alla sentenza con la quale la suprema corte, mesi orsono, sancì l' ammissibilità della sospensione delle cure per Eluana. Data la vistosa mole di esposti che cittadini ed associazioni si sono premurati di far pervenire  in Procura negli ultimi mesi,  nessuna meraviglia.Tant'è che ogni figura professionale coinvolta nelle operazioni previste dal protocollo medico, era già da tempo costituita in associazione, proprio per meglio far fronte ad eventuali procedimenti.

Una storia infinita questa,  messa in piedi a bella posta, nonostante esigue siano le reali possibilità che Beppino e i medici siano incriminati . Ma così funziona il senso civico di questi onesti cittadini che non esitano a impegnare le corti ( compresa quella europea) con inutili procedimenti, pur di affermare un Principio che perde sempre più la valenza etica, per assumere quella più politica della prepotenza e dell'accanimento giudiziario a scopo intimidatorio. Nemmeno qui sarebbe lecito meravigliarsi della protervia, ma abituarsi al peggio risulta un esercizio difficile per chi crede che la Giustizia serva soprattutto a regolare i meccanismi di civile convivenza.

A questo punto non rimane che sperare che la Procura, una volta appurata l'infondatezza delle accuse, proceda d'ufficio per calunnie.

In tutto questo, almeno una buona notizia c'è. La discussione della legge sul testamento biologico che allo stato si annuncia come un pasticcio liberticida, inservibile e comunque limitativo di ciò che già è consentito, potrebbe slittare ad altra data.

Facciamo pure ad altro governo, poichè quel che si profila è inevitabilmente un provvedimento peggiorativo delle attuali condizioni. Meglio niente. E' l'unico modo per far sopravvivere inalterati quei principi che tutelano i diritti della persona. Può sembrare una rinuncia, una sconfitta e invece, a ben vedere,  è l'unica ipotesi vincente. Almeno per ora.

 

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giovedì, 19 febbraio 2009
10:47

Non solo lodi ( ma anche pacchetti)

AzzeccagarbugliAccogliendo la Corte tutte le richieste dell'Accusa, David Mills è stato condannato a quattro anni  e sei mesi ma grazie al Lodo Alfano tale sentenza non costituisce tecnicamente condanna a Silvio Berlusconi che è fuori dal processo, per ora. 

Salvo che la Corte Costituzionale non si pronunzi contro il Lodo. Il verdetto si prevede entro il mese prossimo.

Caso vuole però, che nel pacchetto di Norme sulla Giustizia approvato dal Consiglio dei Ministri il 7 febbraio scorso, ce ne sia una che prevede che  le sentenze passate in giudicato potranno essere prova in dibattimenti successivi solo nei processi di mafia, terrorismo e reati punibili con l'ergastolo.

Se il Parlamento approvasse tali Norme, la sentenza Mills non potrebbe essere usata contro il Premier, ça vas sans dire, che l'intera serie di Provvedimenti sarà inserita di gran carriera nell'agenda parlamentare. Hai visto mai fosse invalido il Lodo, c'è sempre il pacchetto.

Ecco spiegato perchè a Palazzo ( Grazioli) minimizzano e considerano la condanna a Mills una non notizia. E che? Forse un uomo ha azzannato un cane? chiosa uno dei tanti Spin.

Per carità. Screditano i giudici che solo in quanto politicizzati, non hanno voluto tener conto dei memoriali scagionanti e ancorchè postumi di Mills, annunciano appelli sicuramente vittoriosi - è scritto nel cielo, si vede -   e si cuciono le leggi addosso. In effetti dov'è la notizia  (in senso di novità )?

Nell'illustrazione, Azzeccagarbugli - quello vero - di Gonin

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giovedì, 29 gennaio 2009
08:35

Tutti sanno benissimo

Gianni Alemanno sa benissimo che lo stupratore di Fiumicino, scontando la misura cautelare a casa propria, è tecnicamente in stato di detenzione, sottoposto cioè a limitazoni quali il divieto, ovviamente, di uscire di casa ma anche di ricevere visite, telefonare, usare internet. Non gli pioverà nella cella, ma questo, io spero  sia (ancora considerato)  inauspicabile per qualsiasi detenuto. Comunque l'indagato non si trova in Hotel e men che meno a piede libero come ambiguamente ha lasciato intendere qualche giornale e lo stesso sindaco che nondimeno tralascia occasione pubblica  per lamentarsi del lassismo e della manifesta ingiustizia della decisione del magistrato. Un'istituzione che si schiera contro un'altra istituzione. Alè.

Angiolino Alfano sa benissimo che gl'ispettori, inviati presso il tribunale, battendo con scrupolo la grancassa, altro compito non hanno se non di verificare sulla correttezza procedurale, dunque NON entreranno nel merito delle scelte, ma i passaggi di natura tecnica che quelle scelte hanno contribuito a determinare, controlleranno. Questo vuol dire che a meno di grosse castronerie, le decisioni assunte,  rimarranno tali. Cionondimeno, dichiarandosi anch'egli assai preoccupato per l'avvento di tutto  questo clima da manica larga, lavora su impossibili aspettative mentre,  invece di riflettere su possibili modifiche alla legge, corre in Parlamento, insieme ad altri preoccupatissimi, per far approvare la legge sulle intercettazioni. Che poi è quel che più interessa in questo momento.

Franco Frattini sa benissimo che una volta acclarata la colpevolezza dei cittadini romeni indagati per lo stupro di Guidonia, gli stessi potranno scontare la pena in Romania, a patto che consentano al proprio trasferimento in quelle carceri. Cionondimeno con molta enfasi annuncia che appena possibile - cioè dopo tre gradi di giudizio - i colpevoli saranno accompagnati oltre frontiera, come se il trattato di Strasburgo del 1983, non esistesse.

Antonio Di Pietro sa benissimo che le eccezioni di incostuzionalità  sollevate sul Lodo Alfano non sono affatto scontate, che in merito pende il parere della Consulta e che il Capo dello Stato, per quelli che sono i suoi poteri,   non poteva far altro che promulgare quella legge. Sa anche che, in altra circostanza e precisamente in occasione della bagarre tra le Procure di Catanzaro e di Salerno, l'intervento di Giorgio Napolitano, che sarà pure un uomo d'età ma appare tutt'altro che sonnecchiante, è stato salvifico di una situazione che già deteriorata, rischiava il parossismo.  Cionondimeno non gli pare il vero, quando è possibile, di attaccare il Presidente, spesso con espressioni offensive ed ambigue. Stessa sorte subiscono il CSM organo di autogoverno e l'ANM ente di tutela e rappresentanza, per aver disposto il trasferimento del magistrato Apicella, gli uni e per non essersi opposti al medesimo provvedimento, gli altri. La Consulta curiosamente viene lasciata fuori dalle invettive . Tornerà buona per un'altra volta.

Si dirà che in politica è scontato seppur riprovevole, l'uso strumentale della mezza verità - quando non del falso - per il raggiungimento di un tornaconto. Nei casi in questione, il tentativo di speculare sul clima d'incertezza è evidente. Chi è al governo e sta per varare una riforma della Giustizia che presumibilmente vedrà limitata l'autonomia della magistratura e chi è all'Opposizione ed è sempre in famelica ricerca di facili crediti.

 Qui però non si tratta in nessun caso di tutelare l'interesse dei cittadini alla sicurezza o ad una giustizia che funzioni, ma in maniera poco responsabile di aumentarne le ansie e le paure.

Poichè nessun provvedimento si sta assumendo ne' è in calendario, sulla misura cautelare, ne' sulla velocità dei procedimenti, ne' sulla riforma del codice. Quanto alle Forze dell'Ordine, dati i consistenti tagli alle risorse loro destinate, c'è da credere che più di quel che fanno, sarà difficile riescano a fare.

Ergo, i cittadini - e ahimè le vittime - dovranno accontentarsi delle dichiarazioni di Alemanno, di Alfano e di Frattini. Al più potranno consolarsi, accendendo il televisore che a getto continuo rimanda  le sequenze del tentativo di linciaggio di Guidonia. Anche quello sapientemente utilizzato per reclamare una severità che si sa in partenza impraticabile, nei confronti dei colpevoli s'intende. La folla inferocita serve.

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giovedì, 15 gennaio 2009
22:08

Lo strano caso delle mancate estradizioni

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Qui il caso di Cesare Battisti c'entra poco, sia chiaro, inutile soffermarsi sulle caratteristiche del  singolo episodio, magari per rifare il processo o cogliere l'occasione per chiamare in causa strumentalmente chi invece andrebbe sostenuto nel difficile compito di rielaborare un lutto. Come pure non sono interessanti le liste degli Esimi Sostenitori o quelle dei  Convinti Detrattori, entrambe interne ad una medesima logica che comunque  non sostiene l'indispensabile, in questi casi,  sforzo raziocinante.

Men che meno coloro i quali ogni volta che viene respinta una richiesta di estradizione, sostengono essere il paese dal quale proviene il rifiuto, poco titolato alla bisogna, per non avere la necessaria civiltà e tradizione giuridica. Se tutti sono indegni di decidere, non si capisce bene che li facciamo a fare i trattati internazionali. Scambiamoci i prigionieri e non se ne parli più.

Più scomposte sono le reazioni, più si allontana l'idea del superamento dell'ottica punitiva come centrale, più il filo conduttore è la punizione, più sfuma la finalità che gli ordinamenti liberali attribuiscono alla sanzione penale.

 Speriamo dunque che di fronte all'ennesimo rifiuto da parte di un paese straniero, di trasferire un detenuto nelle nostre carceri, ci sia la possibilità di una riflessione più approfondita, così da rendersi conto che  le ragioni di contrarietà siano tutte riconducibili ad un unico tipo di problema. Poichè non è solo il Brasile, ma anche il Canada, la Gran Bretagna, il Giappone, l'Argentina, il Nicaragua, tutti  paesi che salvo rarissime eccezioni, non concedono estradizioni all'Italia. Ecco, in massima parte, il perchè :

Un nodo chiave è dato dalla difficoltà di rendere difendibili sul piano internazionale norme varate negli anni dell'emergenza, tra i settanta e gli ottanta, e ancor di più la cultura e la prassi che ne sono derivate : la collaborazione premiata, l'assunzione delle dichiarazioni dei collaboratori come elemento probatorio, l'attribuzione di responsabilità in concorso morale in una accezione piuttosto estesa del concetto, l'automatismo nell'attribuzione del massimo della pena edittale, senza bilanciamento con possibili attenuanti. Il persistere di tali elementi è riscontrabile nel gran numero di sentenze tendenti al massimo della pena. Il che contribuisce a determinare un quadro di inaffidabilità nell'amministrazione della giustizia presso i nostri interlocutori stranieri. In qualche caso anche in maniera eccessiva e preconcetta ma non si può dire sia la norma.

Di qui la recente decisione del Brasile di concedere lo status di rifugiato politico a Cesare Battisti. Analoghi motivi di perplessità del resto, avevano animato le scelte della Francia da Mitterand a Chirac nei confronti di altri soggetti, proprio in considerazione del particolare contesto culturale in cui in Italia avvenivano attribuzioni di responsabilità penale.

E' insensato che per correre dietro alla suggestione forte del colpevole a spassarsela sul lungomare di Bahia, si rinunzi ad analizzare il problema nella sua interezza a fornire ai cittadini elementi di riflessione. Particolarmente laddove si dimostra che un atteggiamento teso a fare i conti col proprio passato, sarebbe utile proprio nell' interesse  dell' amministrazione della giustizia che certo non si avvantaggia di questa cattiva reputazione sul piano internazionale.

Per quanto possano far sorridere le dichiarazioni del ministro di giustizia brasiliano Stavo cercando informazioni sul tipo di punizione che hanno sofferto gli apparati illegali di repressione che agirono in Italia in quel periodo, e che erano legati alla mafia e alla Cia. Devo saperlo perché, se questi apparati sono ancora intatti, c'è un rischio per Battisti, in analoghi casi, anche l'Italia si è rifiutata di concedere estradizioni.

Nell'illustrazione la citata spiaggia di Bahia

 

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giovedì, 25 dicembre 2008
08:52

A chi giova ( e a che gioco giochiamo)

Dopo aver ucciso l'Informazione, la Narrazione si accinge a uccidere anche la Giustizia. Ordinanze più voluminose di Guerra & Pace -  e spesso analogamente strutturate - all'interno delle quali per reperire un reato, ci vuole il lanternino, inchieste condotte col metodo della pesca a strascico, ipotesi di reati associativi a go - go - e quand'è così, si sa, il dubbio che le prove scarseggino si fa consistente - Pagine e pagine di intercettazioni recanti notizie irrilevanti quando non improbabili : Barbara Palombelli che a teatro, come tutti,  ci va a vedere gli spettacoli , diventa responsabile del Festival Internazionale di Napoli, analogamente accade per  Roberta Carlotto Reichlin che in effetti dirige il Mercadante ( ma solo quello), Polito che si chiama Antonio diventa improvvisamente Nino e va a finire nel tritatutto insieme a  Roberto Morassut e al figlio di Di Pietro. Contestazioni? Zero. In soli dieci giorni l'affaire Pescara si sgonfia e il sindaco D' Alfonso, dimessosi a causa della misura cautelativa, torna libero e anche se molto resta da appurare, è indubbio che producendo la prima ordinanza l' arresto, gli effetti sotto il profilo istituzionale sono stati gravissimi.(scioglimento del Comune)

Al quadro che emerge e che - reati o non reati -  resta desolante per quanto riguarda contesti e comportamenti personali, si aggiungono gli errori - un po' troppi a questo punto  -  veri e propri, un comportamento di alcuni magistrati per certi versi disinvolto e quello dell'Informazione Romanzata, più che mai. Non ci vuol molto a capire che pur volendo allontanare dalla mente ipotesi complottiste, siamo  nel pieno di una fase delicata, in cui nell'abituale tirare l'acqua al proprio mulino della Politica, s'insinuano rischi, vuoi per l'autonomia della magistratura da sempre nel mirino della Destra, alla quale non pare il vero di reclamare un pacchetto di provvedimenti di riforma del CSM o per la separazione delle carriere o più semplicemente che limiti l'uso delle ( necessarie) intercettazioni, vuoi per la stessa Democrazia. Al cospetto di tutto questo, a chi giova demolire e mettere fuori gioco il principale Partito d'Opposizione?

Passi  che al capitolo Questione Morale la fantasia revanchista si scatena e le panzane fioccano. Passi che tra le esclamazioni in galera, in galera in galera ovvero dimissioni, dimissioni dimissioni, dei detrattori, ce ne fosse uno solo che si preoccupi di attenersi ai fatti - intesi come accadimenti ma anche come basica conoscenza del funzionamento delle istituzioni - o che valuti le ricadute di ogni scelta suggerita.  Passi che in quest'ansia di pulizia e rettitudine, con etica, morale, e moralismo - tre distintissime categorie delle quali conviene sempre marcare le differenze - si usa confezionare una padellata di polpette indigeste e grondanti malafede da somministrare al gentile pubblico che se le sorbisce a mò di pacificazione  con la propria, non sempre specchiata, coscienza civile. Passi dunque tutto ...ma che lo scenario richiami alla vigilanza e alla cautela prima ancora  che all'anatema, dovrebbe far parte quantomeno del senso politico da conferire alle nostre analisi.

Garantisti sempre e vicini ai giudici, a patto che non siano malati di protagonismo ed esprimano professionalità. Ma una classe politica borderline non può essere estirpata dai tribunali ne' da partiti organizzati sul modello di Pol pot. Personalmente un partito che impone le dimissioni agli eletti, io non lo voterei manco morta, come non voterei mai un partito le cui regole non armonizzino con il nostro ordinamento. Mentre invece volerei a mettermi in fila per scegliere candidati e organismi dirigenti. Sta tutta lì la differenza, nel potere degli elettori di scegliersi e di votare la squadra che si ritiene più idonea.

(Natale mi sta antipatico ma l'unica persona alla quale mi sentirei di fare gli auguri oggi, è quella ritratta nella foto)

Scritto da sedlex in: palazzi di giustizia, democrat
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giovedì, 11 dicembre 2008
09:01

In paradiso tu vivrai

 

Ci siamo. E' arrivato il momento di mettere mano alla Giustizia. Da largo Chigi a piazza del Quirinale, si va per vie maestre denominate del Corso, Quattro Novembre e Nazionale, ma ci si può arrivare anche percorrendo un dedalo di stradine laterali. Lo aveva pur dichiarato all'indomani delle elezioni : e adesso nessuno mi ferma. La partenza fu  l'Immunità. Quando sarà completata l'Opera - di smantellamento  dell'obbligatorietà dell'azione penale e di separazione delle carriere -  comunque  Silvio Berlusconi si sarà avvicinato al traguardo un po' di più.

Del resto ieri, ai margini della presentazione dell'ennesimo libro di Bruno Vespa,  il Premier è stato cristallino, quantomeno nell'esposizione del tragitto : nessun dialogo con i (riesumati per la circostanza) Marxisti trattino Leninisti dell'Opposizione. Per cambiare la Carta Costituzionale faremo da soli, poi ci rivolgeremo al Popolo (alludendo al referendum confermativo dell'art 138). Dunque nessun contributo della minoranza sarà valutato. Forte dei sondaggi - manco dei consensi - saranno sufficienti gli esiti contabili del quesito binario: SI o NO.

L'antietica al potere esige meccanismi penali regolabili  al variare del tornaconto. L'azione penale obbligatoria - Incubo Berlusconiano, così come la separazione delle carriere ne rappresenta il  Sogno -  sta per divenire discrezionale, cioè asservita al potere politico che presumibilmente stilerà l'elenco - quel reato sì e quello no - Nella prospettiva di una lunga stagione di occupazione del Potere, torna utile la possibilità di rimuovere ogni fastidioso impedimento.

Il referendum  elimina l'impaccio  di ottenere la maggioranza dei due terzi del parlamento ma è anche un'incognita. Si tratterà di spiegare agli elettori come stanno le cose.  

I caudatari sono già all'opera. Prontuario alla mano - la Giustizia non funziona! E' lenta. Farraginosa Politicizzata Vendicativa.. a Orologeria ! - ed ecco a voi la Panacea, il Paradiso in terra. Come accadde già per la Scuola e per la Sicurezza, molto sarà nelle mani di chi racconta il Paese. E di chi detiene i mezzi diffusione del Racconto.

Per la separazione delle carriere invece non serve nemmeno scomodare il Popolo, si fa tutto  da noi. Inquadrati i pubblici ministeri in una carriera separata dai giudici, ridotti a  organo requirente puro e semplice, operativi su materiale raccolto dalla  polizia, l'esecutivo avrà pieno controllo sull'amministrazione della giustizia. Il gioco è fatto.

Bene ha concluso Ezio Mauro nell'editoriale di oggi su Repubblica  : Siamo quindi davanti non a una riforma, ma a una modifica nell'equilibrio dei poteri, che va ancora una volta nella direzione di sovraordinare il potere politico supremo dell'eletto dal popolo, facendo infine prevalere la legittimità dell'investitura del moderno Sovrano alla legalità. Eppure, è il caso di ricordarlo, la funzione giurisdizionale è esercitata "in nome del popolo" perché nel nostro ordinamento è il popolo l'organo sovrano, non il capo del governo. Altrimenti, si torna allo Statuto, secondo cui "la giustizia emana dal Re, ed è amministrata in suo nome".

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sabato, 06 dicembre 2008
06:48

Salerno - Catanzaro (andata e ritorno)

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Nell'ambito della trentennale Saga denominata Guerra tra le Procure d'Italia, tra carabinieri inviati da Salerno che sequestrano atti di un'indagine in corso a Catanzaro e Carabinieri inviati da Catanzaro che sequestrano il "sequestrato", l'intervento del Presidente della Repubblica, checchè ne dica Antonio Di Pietro, si rivela provvidenziale, non fosse altro perchè continuando di questo passo, ad una  vicenda già complicata di per sè, si sarebbero aggiunte altre iniziative, rendendo così il tutto più simile ad una matassa inestricabile che a una vicenda giudiziaria

L'esperienza insegna poi, che questi conflitti tra Poteri dello Stato, non solo non giovano alla credibilità delle istituzioni, essendo vissuti dai più, e non a torto,  come incomprensibili  diatribe,  ma soprattutto, nel caso si tratti di Giustizia,  non sono in alcun modo utili ne' al compimento delle indagini, ne' alla celebrazione dei relativi processi. Ne deriva un senso di spaesamento e sfiducia dei cittadini, nei confronti della possibilità di veder tutelati i propri interessi, del quale francamente potremmo fare meno.

Così mentre  Salerno tenta di impedire indagini in corso ( le solite, Poseidone e Why not) a Catanzaro, Catanzaro risponde con un' ulteriore inchiesta su Salerno. Tutto questo con scambi di avvisi di garanzia tra magistrati  e messa sotto accusa, da parte di Salerno, di tre esponenti del Consiglio Giudiziario e da parte di Catanzaro, contro le toghe di Salerno, per abuso di ufficio e interruzione di pubblico servizio. I fascicoli al momento sono tornati a Catanzaro. 

Questo caso, che tutti definiscono giustamente  limite o senza precedenti - ma per tipologia, niente affatto inusuale - semplice non è, ma nemmeno poi troppo kafkiano.

 L'inchiesta, com'è noto, un tempo affidata al giudice De Magistris, contiene tra le altre,  ipotesi sul presunto coinvolgimento di Romano Prodi e Clemente Mastella in fatti  la cui pubblicità, provocò direttamente o indirettamente la caduta del governo e la fine anticipata della legislatura.

Su tutta questa corposa materia, ha già valutato  un GIP, il Tribunale del riesame e la Corte di Cassazione. Mentre specificatamente sulle procedure e i metodi adottati per mettere insieme le indagini,  si è pronunziato il Procuratore generale della Cassazione, il CSM e di nuovo la Cassazione, respingendo il ricorso di De Magistris avverso queste ultime decisioni. In nessun caso De Magistris ha avuto ragione dei procedimenti in questione.

Se ne deduce che la Procura di Salerno col suo comportamento smentisce di fatto  l'operato dei propri  organi di autogoverno.

Sostiene il Quirinale in una nota : se Salerno si fosse limitata a chiedere copia degli atti dell'inchiesta, invece che procedere al sequestro, di fatto non sarebbe successo nulla.

E infatti una simile modalità, evidentemente sottende il volere dei giudici di rendere quantomai pubblici i risultati di un' inchiesta che, indipendentemente dalla rilevanza penale ( fin qui scarsa), rivela comunque un sistema di gestione del potere perverso ed inammissibile.

E siamo d'accordo che tra le due cose  non c'è rapporto d'interdipendenza. Ma il compito dei magistrati è portare a termine il lavoro investigativo, celebrare i processi e punire i colpevoli, non sostituirsi alla Politica.

Poichè resta inteso che in costanza di questo scontro dei Titani e delle Giurisdizioni, l'attenzione si concentra esclusivamente su delicate questioni procedurali, mentre  le indagini Poseidon e Why not  subiscono l'ennesimo arresto.

Sostiene Di Pietro che un sistema trasversale si muove per bloccare Why Not. Seppure fosse, la Procura di Salerno ci avrebbe messo del suo a favorire  ulteriori stop.

Il futuro è già segnato : quest'oggi il CSM ascolterà i Pubblici Ministeri, nei giorni successivi  presumibilmente  nuove audizioni interesseranno  entrambe le Procure dove anche  il Guardasigilli ha inviato i suoi ispettori. Tutto questo  mentre il Procuratore Generale di Cassazione ha aperto un'istruttoria avviando già gl'interrogatori.

Ciò detto non stupisce affatto che il principale indagato Antonio Saladino, dopo ben dieci istanze ai PM, sia stato ascoltato solo dalla Procura di Paola. Sì ma relativamente ad altra indagine.

Tra Salerno e Catanzaro, una puntatina a Roma al CSM o in Cassazione, una sosta in televisione e un'altra a farsi intervistare dai giornali, dove lo si poteva trovare il tempo?

Scritto da sedlex in: palazzi di giustizia
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domenica, 16 novembre 2008
06:26

Requiescat

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Il prontuario dell'esponente cattolico di maggioranza, non contempla risposte di merito. Nelle apparizioni televisive, nelle dichiarazioni, nessuno si prende la briga di approfondire, dimostrare o misurare. Ogni argomento, marchiato dalla ripetitività ossessiva di espressioni pronunziate in spregio al verosimile, all'etica, al decoro, mira semplicemente a circoscrivere la libertà della persona entro limiti  che ne impedirebbero il diritto a tutelare la propria salute e a condurre un'esistenza dignitosa.

 Rispetto a questo, non c'è chiacchiericcio sulla natura dell'alimentazione forzata o sull'accertamento della volontà di Eluana, che tenga. Men che meno speciosi paralleli con l'eutanasia potrebbero mettere in discussione quanto era già scritto nel nostro Ordinamento e che  la sentenza della Cassazione, sulla scorta di corpose relazioni scientifiche e di una puntuale esegesi giurisprudenziale, ha sancito, soprattutto nella parte in cui si esclude che in simili scelte definite personalissime , sussista  il coinvolgimento di  un interesse pubblico. Una legge sul testamento biologico sarebbe auspicabile solo entro il perimetro costituzionale disegnato dalla sentenza.

Ma non è aria. E mentre da alcune parti si negano le strutture sanitaria, da altre si mette in scena la farsa del cavillo fraudolento che lascia poco sperare nella futura sobrietà della disputa. Storpiato, come oramai è d'uso, il contraddittorio, devastato il lavoro dei tribunali, la solita ibridazione che non serve a nulla e che anzi,  in alcuni casi complica e aggrava i problemi, sarebbe  dietro l'angolo. Meglio niente. Magari il silenzio, se ne siamo capaci.

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giovedì, 13 novembre 2008
10:46

Aspettando

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Ogni volta che gli viene rivolta  l'abusata  domanda - cosa prova? - Beppino Englaro risponde parlando di Eluana, o al più di una condizione genitoriale, sempre espressa però , in termini di disagio esistenziale, mai emotivo.

Beppino avrebbe potuto servire il suo dolore sui piatti d'argento dei talk show della sera, magari autoassolvendosi  con  quella  visibilità che sembra oramai indispensabile  al successo  di ogni causa. Invece ha scelto di tenere un contegno differente, per  consentire più spazio al tema civile e dei diritti, piuttosto che a quello dell'ambito  privato.

Ha resistito con dignità alla violenza che procedure complicate infliggono a chi, ha visto uno spiraglio nella Giustizia. E  predisponendosi  ad un'attesa che quando non è vana, prelude ad altre attese ed altre ancora  genera, ha imparato a sue spese a vivere in una dimensione che noi possiamo solo immaginare.

Tutta la scienza e la coscienza del mondo dovrebbero soccorrere  il suo essere padre e cittadino. Comprese quelle sedi istituzionali,  le stesse che invece di tutelarne i diritti, hanno consegnato lui e sua moglie al superamento di altri ostacoli e ad altre attese.

E da ultimo la tempestiva intromissione del Pontificio Consiglio per la salute che con espressioni pesanti ed irrispettose, ha espresso anticipata condanna su eventuali decisioni della più alta magistratura di un altro Stato.

Nelle mani di magistrati - eccellentissimi supremi giudici - chiamati a decidere su correttezze procedurali , non è solo la liberazione di Eluana dalla sua triste condanna ma il diritto di Beppino e di sua moglie a vivere il dolore del distacco, elaborando un lutto che dura da diciotto anni.

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mercoledì, 17 settembre 2008
20:01

Il rintraccio di Svetlana nel Paese dei Balocchi

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Ma quale prostituta pagherà quei 200 euro? È assurdo costruire nuove fattispecie penali quando il processo non si può fare: è impossibile fare processi a extracomunitari irreperibili.

...dice il procuratore capo di Trento Stefano Dragone, nel tentativo di ricondurre al buon senso  la ministra invasata, il sindaco mezzo fascista, i comitati dei residenti che gli si deprezza il bilocale  e tutto il resto della comitiva di onesti cittadini plaudente il decreto antiprostitute. Già perchè uno dei problemi più seri per l'amministrazione della giustizia e che riguarda in particolare gli extracomunitari, è proprio l'identificazione e la reperibilità dei soggetti. Ma questo si sa, è il Governo dei Miracoli e infatti non tarda ad arrivare la secca replica della ministra Carfagna , ovvero di Madame Simonetta Matone,  riconoscibile dal piglio e dal bon ton, in tutto e per tutto  simili a quelli di un wrestler a fine carriera, portatrice sana di jabot maculati, habituée di Vespa e magistrato, nonchè Capo di Gabinetto alle Pari Opportunità : 

Non sono a conoscenza di norme costituzionali che prevedano la valutazione preventiva dei ddl da parte dei magistrati. Saranno le forze dell'ordine a identificare i fermati, poi ci sarà un regolare processo e la condanna sarà eseguita al momento del rintraccio.

Così è nel Paese dei Balocchi . Nel paese reale invece capita che se la polizia ferma Svetlana la Moldava che, come tutte,  declina false generalità, dichiarando, con un pretesto qualsiasi, di essere senza documenti, più che portarla in caserma per impronte digitali e denunciarla, non può. Dopodichè Svetlana si dilegua, mentre il  fascicolo intestato ad un fantasma, comincia il suo  viaggio ai confini della realtà, compiendo  un tragitto che terrà occupati gli uffici di giustizia inutilmente e per anni. Ma a  che servono le sagge osservazioni del dottor Dragone ? I pareri tecnici di coloro i quali ben conoscono le ricadute di certi provvedimenti? La costituzione non lo prevede. Ebbene non resta che allargare le braccia ( o forse incrociarle?) e aspettare a piè fermo i regolari processi . Sempre dopo il rintraccio-ciò. Quando il sistema ti vuol sommergere a tutti i costi, prenderlo per il culo è il minimo che si possa fare.  

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giovedì, 31 luglio 2008
18:36

Un caso di regressione istituzionale

Beppino

Vincenzo Carbone,  primo presidente della Corte di Cassazione, sceso in campo di recente per il caso Englaro è stato netto  : La Corte si è espressa nell'esercizio della sua funzione giurisdizionale , affermando un principio di Diritto,  sulla base  della interpretazione costituzionalmente orientata della legislazione vigente. Mentre la Corte d' Appello di Milano, nella sua autonomia e valutando in concreto le prove raccolte, ha deliberato che potessero essere sospese alla Englaro, l'idratazione e l'alimentazione forzata. Insomma, sostiene giustamente Carbone, in entrambi i casi, i giudici hanno svolto scrupolosamente il proprio lavoro. Non sono stati dello stesso avviso  i 40 senatori ( Quagliarello, Cossiga e altri)  firmatari di una mozione  che chiede al  Senato di sollevare un conflitto tra Poteri dello Stato nei confronti della Corte di Cassazione. La mozione assume  che il giudice  abbia violato il Principio della Separazioni dei Poteri e abbia leso le attribuzioni del Parlamento Legislatore, adottando una pronuncia creativa, nel vuoto normativo conseguente alla mancanza di una legge applicabile. La questione discussa dieci giorni fa in Commissione Affari Costituzionali, è stata posta ai voti quest'oggi in Aula, ottenendo l'approvazione. Se, come prevedibile, il Senato confermerà il voto della Camera, sarà compito della Corte Costituzionale appurare l'esistenza o meno di un Conflitto tra poteri dello Stato. Siamo ad una iniziativa senza precedenti all'interno della quale, per sovrapprezzo,  è annidata una tale forma di cieca e subdola violenza da non giustificare nemmeno il più innocuo atteggiamento interlocutorio. Eppure quella sentenza, lungi dal aver creato Diritto, ruota intorno a Principi e Norme presenti nel nostro Ordinamento ed esplicitamente  vi si riferisce  : gli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione, la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina del Consiglio d' Europa, la Carta dei diritti fondamentali dell' Unione europea, la legge sul Servizio sanitario nazionale del 1978, gli articoli del Codice di deontologia medica con richiami a sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione. Dove sarebbe il vuoto normativo? Dove l'indebita supplenza? . I giudici si sono mossi con coerenza su di un percorso quasi obbligato, se  si fossero rifiutati di decidere, vi sarebbe stato un caso clamoroso di "denegata giustizia". Essi non hanno "condannato a morte" Eluana. Hanno adempiuto al loro difficile dovere, applicando principi e norme generali ad un caso concreto, così come, prima di loro, avevano fatto giudici di corti nazionali e internazionali, dagli Stati Uniti, alla Gran Bretagna, alla Germania (tutte decisioni scrupolosamente ricordate dalla Cassazione). Beppino Englaro non meritava  quest'aggressione ne' che il suo dolorosissimo caso fosse materia per un ennesimo conflitto tra Politica e Giustizia. Egli chiede solo che di  Eluana siano rispettati i voleri e la dignità ma ogni volta che nella sua pluriennale battaglia per i Diritti, riesce a conquistare una parvenza di risultato, infiniti ostacoli vengono posti sul suo percorso. La novità  dei giudici costituzionali, non avrebbe influenza diretta sulle scelte di Beppino che comunque sta già combattendo altre guerre per rimuovere altri impedimenti ma certo ci piacerebbe che su questa investitura popolare che ultimamente sembra autorizzare tutto, finanche il  conferimento all'Assemblea Parlamentare della  natura di giudice di estrema istanza, la Corte si esprimesse con nettezza onde evitare che un caso di corretta amministrazione della Giustizia venga ricordato come un caso di regressione culturale e istituzionale. 

 

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giovedì, 24 luglio 2008
22:54

Nessuno lo ferma ( teorema due)

Anche questo è un teorema e postula il conflitto tra  legittimità e legalità. Sembra un rompicapo e invece non lo è. Basta guardarsi intorno : da un lato l'indifferenza per l'universalità dei diritti, per il rispetto delle regole e delle procedure che oramai trova cittadinanza in territori insospettabilmente trasversali,  dall'altro il sostegno alle maniere forti, alla concentrazione dei poteri, all'antiparlamentarismo, al decisionismo (alla semplificazione !).  La sintesi ci viene somministrata quotidianamente : gli elettori si sono espressi e tanto basta. Ed è per questo che qualunque richiamo, per esempio, al rispetto della Costituzione è nullo : voi avete giuridicamente torto perchè noi abbiamo politicamente ragione ci viene ripetuto. La forza del consenso rende nulla la forza del diritto : lo sfregio più grande da infliggere ad una democrazia. Ma la Costituzione non ammette simili ragionamenti non c'è consenso che possa giustificare la violazione di forme e limiti che essa stabilisce. E forme e limiti realizzano un sistema di equilibrio tra poteri che garantisce democrazia. Da una parte il Potere rafforzato dal consenso, dall'altra Regole improntate a Principi universalmente condivisi la cui salvaguardia è posta nelle mani dell'indipendenza della magistratura. Abbandonando il filo conduttore rappresentato dalla Carta, il cerchio potrebbe chiudersi con un conflitto insanabile tra una legittimità illegale e una legalità illegittima. Ancora un apparente rompicapo ma basta pensare agli ultimi provvedimenti varati dal governo e tutto diventa più chiaro. Ma oggi  la Costituzione è in difficoltà non perchè sia vecchia ed obsoleta ma perchè la società, immersa com'è nel  senso d'insicurezza che determina diffidenza e frantumazione dei rapporti, non riesce ad intravedere futuro ed è in questa assenza che si determinano  orientamenti ad esiti autoritari. L'Opposizione a questo punto non può solo invocare la legalità, non basta. Il senso della sua missione da un lato  è più evidente dall'altro più difficoltoso se deve devolvere ogni energia a dissipare il sentimenti radicati e convinzioni collettive, a promuovere solidarietà, in una parola : a ricostituire il legame sociale frantumato. D'altro canto, sostenere la legalità traballante nella sua legittimità, significa rinunziare ad opporsi alla deriva autoritaria.O l'opposizione riprende il filo di una critica della società impietosa o le truculente affermazioni di richiesta del sangue dell'antagonista  si materializzeranno e passando dalle parole ai fatti, diverranno ulteriore pretesa del nostro sangue.

Nell'illustrazione Pace e giustizia di Giovambattista Tiepolo

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giovedì, 24 luglio 2008
09:06

Nessuno lo ferma ( teorema )

Il teorema ha una premessa che vede il capo del governo perseguitato dalle Toghe, pertanto da un Potere, come si affrettano a rimarcare i caudatari e gl'intellettuali organici, nemmeno eletto dal popolo. Inutile precisazione, ma tanto per valorizzare ulteriormente quell'ampio consenso di cui gode la compagine governativa . Per contrappeso si potrebbe dire che la Giustizia è anche l'unico territorio che il Governo ancora non controlla e nemmeno saremmo pari.  Dunque, in una tale situazione qual'è la priorità  per un paese democratico ? Aver ragione del fumus persecutionis ? Celebrare i processi? Macchè. Il bene supremo è non intralciare l'attività di governo, non distogliere il Premier  dal suo compito istituzionale. Tanto basta ad affermare  che il Lodo Alfano non confligge con  l'assioma degli eguali sancito dall'articolo 3 della Costituzione, essendo la possibilità di guidare il paese in tutta tranquillità,  un interesse che sulla bilancia metalegislativa vale più dell'eguaglianza . Quindi - si sostiene sempre da parte dei reggicoda - è sufficiente una legge comune. Possiamo immaginare ipotesi costituzionali invalide, ma tant'è: il cerchio si chiude. E dentro al cerchio  abita la copertura per ogni sorta di reato, ivi compresi quelli incompatibili con l'ufficio governativo. E poichè, come promesso, adesso nessuno lo ferma,  il lodo altro non è se non  la prima tappa verso lo sconcio dell'impianto giurisprudenziale, normativo ed organizzativo. Poi si annunciano separazione delle carriere -  ovvero procure governative - e abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale. La riforma del CSM fa ovviamente parte della cura. Il governo che doveva  ridare la vista ai ciechi smaterializzare i rifiuti ( pluf ) di Napoli, arricchire tutti e spezzare le reni alla Cina, s'incammina verso la costruzione di una  repubblica autocratica e presumibilmente del malaffare senza nemmeno bisogno di riforme ne' di leggi costituzionali. Speriamo che l'ascesa sia - almeno - resistibile.

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martedì, 15 luglio 2008
11:24

Ci basta quel che abbiamo

Beppino 22

Una legge non può togliere la vita. Non può regolare la morte E' vero. Ma nemmeno obbligare a sottoporsi ad una terapia  o a un trattamento. Ora, prima che i termini di questo dibattito che, al di là delle diatribe, ha per tema lo stato irreversibilmente vegetativo  di una creatura e le sofferenze indicibili della sua famiglia - lo vorrei sottolineare, basterebbe aver seguito il calvario di Beppino Englaro in questi ultimi anni, per capirlo -  diventino una querelle tra il Partito del Meglio Vivere VS il Partito del  Meglio Morire, prima che l'accanimento terapeutico e il precetto evangelico del dar da bere agli assetati vengano, dopo essere stati messi sullo stesso piano, tirati in ballo, manco nel settore si potessero stabilire regole generali che prescindano dalla volontà delle persone, dai pareri dei medici o da quello dei giudici chiamati ad esprimersi, sarà il caso di riflettere su quel che già fu il tema dibattuto per Welby : bene il testamento biologico a patto che la Norma non vada ad inerpicarsi nelle casistiche e le voglia enumerare tutte - qui si e qui no, questa malattia si e questa no, mangiare è una terapia? E bere cos'è? - A queste condizioni, meglio lasciar perdere. Ogni caso ha la sua particolarità. La legge non può regolare tutti gli aspetti dell'esistenza, tantomeno  essere chiamata a  esprimersi su scelte private in materia di vita o di morte, pena, come puntualmente accade, l'intromissione della politica per fissare burocraticamente limiti e paletti che mal si conciliano con l'eccezionalità di ogni singola storia. Ci basta quel che abbiamo, ed è  tra l'Ordinamento e i Codici Deontologici che va cercata la risposta. Lasciamo che la decisione sia degli interessati. Altrimenti non c'è alternativa : lo Stato Etico che decide una volta per sempre e per tutti è assai  più insidioso dello straparlare dei Vescovi, i quali fanno lo stesso mestiere dei politici e dei direttori dei giornali : prendere voti , garantirsi il potere, vendere copie. Che c'entra tutto ciò con Eluana? Beppino Englaro, i medici, i giudici  ne sanno più di tutti i politici e i giornalisti messi insieme. E sono in scienza, coscienza e prudenza  infinitamente  più saggi. E liberi .

Qualcuno obietterà che l'articolo 579 cp  -  omicidio del consensiente con quindici anni di reclusione - e l'impossibilità per alcune famiglie  di sostenere un iter giudiziario lungo e costoso, sono due ottimi motivi per fare una buona legge. Sono d'accordo, con una sola riserva. Penso alle storture derivate dall'aver messo le mani sulla legge per la fecondazione assistita. Penso che allo stato, il rischio incombente sia l'effetto negativo che l'ingerenza dei vescovi abbia sul legislatore. Non parlo di pressioni dirette ovviamente, ma di quel meccanismo perverso secondo il quale, per tacitare le obiezioni dei cattolici, qui da noi,  non  si cerchi di trovare una giusta sintesi con le posizioni laiche ma si tenda piuttosto all'opera di collazione e dunque al pasticcio. La legge già consente, il passaggio successivo consisterebbe nella prescrizione e all'interno di questo discorso, andrebbe l'impossibile determinazione di una casistica esaustiva. Questo Paese non è pronto per scrivere una Norma autenticamente laica e come tale astratta. Per questo,  preferirei che almeno per il  momento, le cose rimanessero come sono.

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sabato, 21 giugno 2008
12:09

Che sia ben chiaro...

Tribunale milano

L' accusa è d' avere pagato David Mills, avvocato londinese, affinché dichiarasse il falso su fondi neri esteri. La prospettiva di una condanna -  il massimo della pena è otto anni, art. 317 ter c. p., o sei, se fosse applicato l' art. 377 (indurre al falso chi abbia la facoltà d' astenersi) - produrrebbe una non trascurabile anomalia : un Presidente del Consiglio interdetto dai pubblici uffici. Impossibile scalare il Colle con una simile macchia sulla condotta . Ecco il perchè di provvedimenti assurdi, distanti da ogni logica normativa e sintassi legale, dei raggiri al capo dello Stato, dei toni isterici e violenti, degl'insulti ai magistrati e al Capo dell'Opposizione, reo - a sentire Silvio Berlusconi - di aver prodotto un disavanzo di bilancio furbescamente e speciosamente chiamato buco durante il suo mandato a Sindaco di Roma. Come se un saldo negativo di bilancio, fosse la stessa  cosa che la corruzione di un testimone, come se l' eventuale  imperizia avesse lo stesso valore  che il dolo.  Se il futuro che si delinea concerne: i soldati per la strada, il Capo del Governo immune, una pletora di provvedimenti illiberali o, a scelta demagogici o che sfiorano l'incostituzionalità, la Giustizia a la carte e l'Informazione col bavaglio, bene fa Veltroni a sottrarsi all'impegno dialogante sulle riforme istituzionali e a chiamare i cittadini alla mobilitazione. Non sarà il ritorno al fascismo ma questa sguaiatezza istituzionale, di sicuro non è migliore di un regime. Inutile che il Premier contrapponga la volontà degli elettori che lo hanno sostenuto numerosi contro quella dei magistrati, per quanto tiepido possa essere l'appeal che le rogne giudiziarie del cavaliere suscitano  presso i suoi sostenutori, non credo che il mandato che gli è stato attribuito comprenda un postulato d'innocenza a prescindere dai giudizi. Qui si amministra ancora la Giustizia in nome del popolo italiano.Tutto.

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venerdì, 23 maggio 2008
10:05

Ansiolitico di massa

In attesa di capire quali macchinazioni inventerà il nuovo governo per aggirare una legge (la Bossi Fini), nei casi di individui privi di permesso di soggiorno (quindi clandestini oggi e futuri delinquenti tra breve ) ma egualmente occupati nel nostro paese (quindi con lavoro nero), prendiamo per buone le parole di Tremonti che vorrebbero questa prima attività legislativa  volta a togliere un po' d'angoscia alle famiglie, in presumibile affanno per problemi di carattere economico con aggravio di  senso d'insicurezza da immigrazione clandestina delinquente e incontrollata. Resta inteso che per le famiglie preda di angoscia data da un uso sempre più disinvolto dello strumento penale e della misura detentiva, non resta che l'assunzione di un ansiolitico, atteso che in aperta contraddizione con il Principio Guida di sicura efficacia elettorale - Padroni in casa nostra -  gli stranieri irregolari,  più che scacciarli, si tenda a farne ospiti  di carceri o strutture assimilate, introducendo  il reato di immigrazione clandestina. E passi che gl'istituti di pena  siano sovraffollati e le Corti non abbiano affatto bisogno che decine di migliaia di processi, ancorchè per direttissima, vadano ad aggiungersi al già complicato esistente, ma solo un alieno può pensare che affidando un'espulsione al nostro sistema giudiziario, l'attuazione ne risulti agevolata. Se poi si pensa che tutto questo trambusto di forze dell'ordine, istituti di pena, tribunali e direttissime, si creerebbe per colpire individui considerati pericolosi a prescindere, si ha un'idea esatta dell'utilità sociale di queste trovate. Va detto, che l'intero pacchetto denominato di Sicurezza, è tutto intriso di questo spirito risolutivo delle complicanze. D'altronde che razza di provvedimento è, quello che trasforma una condizione personale in reato? E  le aggravanti per i reati commessi da stranieri? Che ne sarebbe della parità di trattamento riferita alla responsabilità personale? Certo,  come dice Maroni, in altri paesi il reato di immigrazione clandestina c'è, ma differenti sono i contesti costituzionali e le modalità che regolano l' accesso al sistema giudiziario, due condizioni dalle quali il legislatore non  può prescindere. Come pure resta attivo, equo ed infinitamente più rassicurante di mille inasprimenti,  il principio costituzionalmente valido che mette in guardia lo stesso legislatore dall'assumere provvedimenti che prescindano da accertata o presunta pericolosità dei soggetti responsabili  introducendo sanzioni penali  tali da rendere problematica la verifica di compatibilità con i principi di eguaglianza e proporzionalità. Insomma in uno Stato Democratico carcere e strumenti penali non sono utilizzabili ad libitum dal legislatore. Resta da capire se l'attuale governo è davvero convinto di poter porre rimedio all'immigrazione clandestina e alla problematica afferente, attraverso provvedimenti impraticabili oltre che a serio rischio di essere rispediti al mittente dopo l'esame di compatibilità costituzionale, ovvero si serva delle maniere spicce per farne materia di annunci roboanti in chiave ansiolitica. Se così fosse, non sarebbe una buona notizia per la democrazia, tantomeno per il superamento delle numerose problematiche . Non rimane che sperare nelle preoccupazioni dei datori di lavoro di badanti asiatiche e sudamericane prossime alla trasvolata oceanica regolarizzatrice e nei giudici costituzionali ( ai quali si deve il bel linguaggio della sentenza n. 22 del 2007, alcuni passaggi della quale sono citati in corsivo)

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martedì, 05 febbraio 2008
12:43

Coscienti e responsabili

manibDifficile pensare ad un'etica della vita scollegata dal Principio di Responsabilità e se è pur vero che trent'anni  fa gli strumenti di diagnosi prenatale  erano meno evoluti rispetto a quelli odierni è altrettanto vero che la legge 194 è stata, rispetto alle possibili innovazioni tecnologiche e al progresso della scienza medica , egualmente saggia e lungimirante  nel sancire  la possibilità di sottoporsi ad aborto terapeutico oltre i 90 giorni , senza fissare limiti temporali  , affidando ogni valutazione in tal senso, al rapporto medico paziente. All'interno di questo spazio che oggi si tende a mostrare come un vuoto legislativo, è  inscritto il principio della maternità cosciente e responsabile, il diritto alla salute della madre e del concepito  , il codice deontologico e l'obbligo espresso di rianimare il feto abortito vivo. La gestazione  è convivenza di due soggetti dipendenti uno dall'altro, entrambi titolari di diritti potenzialmente in contraddizione, l'articolo 6 e 7 della legge 194 sono un miracolo d'equilibrio nella tragica circostanza in cui il riconoscimento pieno dei diritti di uno, potrebbe tradursi nella negazione dei diritti dell'altro, risolvendo nel contempo il problema dell'  incostituzionale obbligo di portare a termine la gravidanza costi quel che costi  e l' incostituzionalità della la pura e semplice volontà della donna e cioè il suo diritto potestativo sul concepito.Atteggiamenti dogmatici non appartengono alla cultura delle donne e sui temi della maternità responsabile sarà sempre possibile stabilire un confronto.Non sul terreno delle intimidazioni morali però, tantomeno della criminalizzazione o peggio di strane equiparazioni aborto/pena di morte.Nel referendum confermativo del 1981 questo Paese percepì il Dramma e la Necessità stabilendo che il difficile lavoro di sintesi tra differenti istanze che era alla base della Legge 194 , andasse preservato.Quello spirito noi dovremmo tutelare senza pasticci, chiedendo che le eventuali innovazioni tecnologiche vengano messe al servizio della tutela del diritto alla salute della madre e del concepito sulla strada già delineata dalla legge 194.

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sabato, 22 dicembre 2007
12:40

Sessanta !

Gli articoli della Costituzione che proprio oggi compie sessant'anni, si  rivelano sempre più  uno strumento potente ed efficace per affrontare e risolvere problemi più complessi dell’organizzazione sociale, della stessa vita quotidiana. Gli esempi sono davanti a noi :  Un semplice articolo della Costituzione che è poi quello che, riconoscendo il diritto alla salute, vieta di imporre trattamenti che contrastano con il rispetto della persona umana, proscioglie l'anestesista del caso Welby  . Successivamente la Corte di Cassazione, riprendendo indicazioni della Corte Costituzionale, ha poi ribadito che il diritto alla identità sessuale è fondato sull’articolo 2, che tutela la libera costruzione della personalità. Nella discussione sulle coppie di fatto è sempre l’articolo 2 a ricordarci che devono essere tutelati i diritti derivanti dal far parte di una formazione sociale.Ultima in ordine di tempo arriva l'ordinanza, con valore di sentenza, che contraddice la legge sulla fecondazione assistita. Il giudice ha accolto il ricorso di una coppia e ha stabilito che le linee guida che vietano la diagnosi preimpianto degli embrioni sono inapplicabili perché contro la legge stessa e contro la Costituzione. È possibile quindi la diagnosi preventiva se c'è il rischio di trasmettere una grave malattia genetica, è lecito rifiutare il numero obbligatorio di tre embrioni se una gravidanza gemellare può compromettere la salute della donna. Questi casi che, insieme a molti altri, smentiscono la tesi di una Costituzione inattuale anche nella sua prima parte. Invece La Costituzione si conferma sempre più capace di guardare lontano, tanto che sono proprio i problemi posti dai mutamenti culturali e dalle novità tecnologiche a trovare risposte nelle norme costituzionali, senza che sia sempre necessario ricorrere a nuove leggi. Ed è la forza dei valori in essa riconosciuti che smentisce anche la tesi di una società priva di riferimenti forti, prigioniera ormai di derive relativistica. Ma ci sono anche altre conferme dell’attualità del modello costituzionale italiano. Analizzando qualche tempo fa i problemi delle identità nazionali e dell’integrazione, Jean-Paul Fitoussi ha scritto  L’uguaglianza di fronte alla legge è certamente un principio essenziale, ma debole; che andrebbe quindi completato con una concezione più esigente dell’ uguaglianza, grazie a un impegno della repubblica proporzionale all’entità dell’handicap di ogni suo cittadino, per liberarlo dal peso della sua condizione iniziale. Ma questo è esattamente lo schema che si ritrova nell’ articolo 3 della Costituzione che, ribadito il principio dell’eguaglianza formale, lo integra appunto con l’obbligo della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Un’indicazione, questa, particolarmente importante per cogliere la dimensione complessiva dell’eguaglianza, non riducibile alla parità delle condizioni di partenza. Proprio le innovazioni scientifiche e tecnologiche impongono la considerazione dell’eguaglianza come risultato. Ad esempio, per garantire effettivamente l’accesso alle cure e ai farmaci, l’accesso alla conoscenza reso possibile da Internet non basta affermare in astratto il pari diritto di ciascuno, se poi le condizioni materiali e culturali creano condizioni di disuguaglianza e di esclusione. La Costituzione rivela così una specifica virtù. Obbliga a fissare lo sguardo su un orizzonte largo, a valutare l’intero contesto in cui si collocano le questioni da affrontare. A qualcuno, tuttavia, questo contesto appare incompleto, amputato da una adeguata considerazione del mercato e della concorrenza, che meriterebbero una più adeguata dignità costituzionale. Ma è davvero così? La libertà dell’iniziativa economica privata è affermata esplicitamente in apertura dell’articolo 41, e questa formulazione dovrebbe essere ritenuta soddisfacente da chi vuole che il mercato abbia un suo spazio costituzionale. Certo, quell’articolo afferma poi che l’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con la sicurezza, la libertà, la dignità umana: e qualche avventato riformatore ha proposto di riscriverlo eliminando ogni vincolo o limite all’attività d’impresa.

Ma i nuovi interventi legislativi sollecitati dal dramma delle morti sul lavoro confermano l’attualità e l’essenzialità, dunque l’ineliminabilità, del riferimento alla sicurezza. É il limite rappresentato dal rispetto della dignità è un segno ulteriore della lungimiranza della Costituzione. Due anni fa la Corte di giustizia delle Comunità europee, un organo certo non sospetto di ostilità al mercato, ha adottato proprio la linea indicata dall’articolo 41 fin dal 1948, affermando che il principio di dignità deve essere sempre tenuto presente nel valutare la legittimità delle attività economiche. Ancora. La vita quotidiana ci parla del precariato. Ricordiamo, allora che l’articolo 36 stabilisce che la retribuzione deve garantire al lavoratore ed alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa. Questa norma è già servita per respingere la tesi di chi pretendeva che la legittima misura della retribuzione fosse solo quella che si limitava a garantire la mera sopravvivenza del lavoratore. Oggi ci ricorda che nessuna esigenza produttiva può giustificare la miseria salariale alla quale sono costretti tanti lavoratori; e che le tanto invocate politiche della famiglia non possono consistere solo in interventi pubblici, ma esigono pari attenzione per il modo in cui si configurano concretamente i rapporti tra dipendenti e datori di lavoro. Questa lettura della Costituzione non serve soltanto per sottolineare l’attualità della sua prima parte (altra questione è la buona «manutenzione» della seconda parte). Ne conferma la vitalità nelle aree più sensibili della vita sociale, nelle materie in cui più acute si manifestano le esigenze individuali. Una progressiva e crescente vicinanza della Costituzione ai cittadini può divenire una via per riconciliarli con le istituzioni. Una impresa che sembra troppo spesso disperata, ma che non può essere abbandonata, a meno che non ci si voglia rassegnare ad una definitiva regressione culturale e politica, ignorando anche la nuova penetrazione nella società dei principi costituzionali.
Ma l’auspicabile consapevolezza culturale e politica esige un’attenzione intensa per un’interpretazione della Costituzione che ne utilizzi le potenzialità per dare risposte alle nuove domande ininterrottamente poste dalle diverse dinamiche che percorrono la società. Che cosa diventa la libertà di circolazione in un mondo sempre più videosorvegliato? La libertà di comunicazione quando si conservano tracce di ogni nostro contatto elettronico? La libertà di manifestazione del pensiero nell’era di Internet? La libertà personale quando si moltiplicano le forme di controllo del corpo? E bisogna guardare alla conoscenza come bene comune, alla Rete come il più grande spazio pubblico che l’umanità abbia conosciuto, ai nuovi intrecci tra genetica e costruzione del corpo, alla questione ambientale che in Italia fu possibile affrontare proprio partendo dalle norme costituzionali su paesaggio e salute. Questioni ineludibili. Se libertà e diritti non vengono considerati nel nuovo ambiente tecnologico, si rischia una drammatica riduzione delle garanzie costituzionali. Le capacità prospettica della Costituzione deve essere utilizzata per mettere a punto una agenda dei diritti consapevole di un futuro che è già tra noi. L’annunciato rinnovamento della politica deve guardare in questa direzione.

 

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venerdì, 09 novembre 2007
02:01

Tutto qui? ( Martiri del Sistema )

AnnozeroNel giorno delle esequie di Enzo Biagi, Annozero ne ha ricordato la figura con una puntata dedicata all' Informazione. Giustissimo, sebbene i microfoni spianati sul Presidente del Consiglio e sul Ministro delle Comunicazioni chiamati a rispondere dell'iter  della legge Gentiloni sulla soglia della camera ardente, non siano apparsi di grande eleganza. Del resto il giornalista se non è un po' barbarico, che giornalista è? Ad ogni buon conto, in studio si è colta l'occasione per parlare di editto bulgaro, ostracismo,di condizionamenti,di politica invadente di lottizzazione e di Rai. Non di Qualità che pure credo, sia stato uno degli assilli di Enzo Biagi ma è sottinteso che quando in una trasmissione (o altrove) si è molto impegnati a interpretare il ruolo di Martiri del Sistema non si ha molto tempo per occuparsi d'altro.Viene da pensare che appena un mese fa dopo aver visto una delle puntate più  fumose della Saga Santoriana, siamo andati a dormire con la netta convinzione di vivere in un Paese dove i Ministri Indagati rimuovono i Giudici Scomodi con la connivenza del Parlamento Intero . Nella stessa circostanza  i magistrati presenti - Forleo e De Magistris - con o senza metafore letterarie di un certo impatto, hanno lasciato intendere di essere costantemente nel mirino di pressioni e di istituzionali inviti alla prudenza.Nei giorni successivi una bagarre giurisprudenzialpolitica ha occupato, tra dichiarazioni,chiarimenti smentite e articoli sui giornali, il dibattito nazionale.Infine si è capito che non c'era nulla da capire, atteso che il Ministro di Giustizia avesse agito senza strappi alle procedure e che ogni altra considerazione poteva essere sospesa  in attesa del verdetto del Consiglio Superiore della Magistratura al quale è stata correttamente affidata la valutazione dell'intera vicenda De Magistris . Per quanto invece riguarda Clementina Forleo ieri l'altro è stata ascoltata dalla Prima commissione del Csm  al quale ha riferito di : 

Un colloquio amichevole nel corso del quale il procuratore generale di Milano Mario Blandini avrebbe consigliato al gip Clementina Forleo di essere prudente, cioe' di depositare, come prevede la legge, solo le intercettazioni strettamente attinenti all'inchiesta sulle scalate bancarie; facendole presente anche di essere venuto a conoscenza della preoccupazione del leader diessino Massimo D'Alema che finissero con il diventare pubbliche anche sue conversazioni personali, in cui avrebbe espresso giudizi poco lusinghieri su suoi colleghi di partito, come il segretario Piero Fassino.(Ansa)

Tanto rumore per nulla. O troppo poco per giustificare, il clima avvelenato,le manifestazioni di solidarietà,le ricadute, il senso di smarrimento che i cittadini possono aver provato di fronte al fatto che non ci si può sentire tutelati se gl'intralci alla Giustizia sono così scientifici,puntuali come si è voluto far credere.Non mi sono trovata d'accordo con il giudice Forleo per una serie infinita di motivazioni che ho già espresso altre volte ma sono altrettanto convinta che di tutta la confusione che è scaturita ( e che invariabilmente le si è ritorta contro in termini anche di evidente sofferenza ) lei abbia responsabilità assai circoscritte.Tornando all'Informazione credo che oltre alle puntate in cui si evidenziano in termini drammatici, le storture di cui siamo vittime, sarebbe doveroso imbastire un Puntatone in cui si fa chiarezza sull'intera Questione dei Giudici, nei termini in cui realmente è , abbandonando il ricorso ai toni scandalistici,sull'accaduto non sarebbe male, porgere le scuse al Ministro Mastella trattato un po' come la pezza da piedi del giornalismo arrembante.Ma mi rendo conto che sarebbe troppo pretendere.


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venerdì, 02 novembre 2007
09:05

Prima che sia tardi

MadnessLa discussione delle norme sulla sicurezza richiederebbe  un impegno più collegiale e meno demagogico di quel che ci tocca in questi giorni , vuoi perchè in questione sono provvedimenti da assumersi per il Bene Comune,vuoi per le complicanze che fatalmente insorgono quando si devono connettere Norme con il resto del nostro Ordinamento e con le Disposizioni Comunitarie ma soprattutto quando dispositivi che pure sembrano sacrosanti vanno a scontrarsi con l'Attuabilità o con la Compatibilità Amministrativa.  La Tolleranza Zero,per chi non lo sapesse,è un lusso che questo paese non può permettersi non solo per ottime ragioni  di natura culturale ma perchè richiederebbe un perfetto funzionamento  del Sistema che dai commissariati alle aule di tribunale agli istituti di detenzione , spesso non riesce  nemmeno a garantire la normale amministrazione,figuriamoci il resto.Ciò detto, chiunque in questa circostanza tragica abbia colto l'occasione per regolare conti che con la sicurezza non c'entrano o che per suscitare facili consensi abbia alzato i toni o peggio, lanciato proposte delle quali già in partenza si conosce l' inattendibilità sul piano giurisprudenziale, somiglia più allo sciacallo che al politico.Un capitolo a parte poi lo meritano quelli che intendono rispondere ad una legittima domanda di sicurezza, anteponendo questioni di principio o di natura ideologica.Va tutto bene ma intanto che maturi nei cittadini una differente coscienza civile,che si mettano in atto politiche d'inclusione o che s'insegni infine ai maschi a rispettare le donne,qualcosa bisogna fare.Stigmatizzare il poco che si è potuto, davvero non aiuta nessuno.Le donne sono vittime di efferatezze fuori ma soprattutto dentro le famiglie in cui vivono,i lampioni andrebbero accesi prima in casa che per la strada e sono talmente   vittime da essere  persino utilizzate come pretesto per giustificare sentimenti razzisti, aggiungendo come se ne ve ne fosse bisogno, efferatezza ad efferatezza.Questo nessuna lo vuole tuttavia i criminali vanno assicurati alla giustizia e nel caso di stranieri, comunitari o meno che siano, è indubbio che l'azione penale e il governo dell'ordine pubblico  diventano difficoltosi se non  inefficaci quando sono impossibili l'identificazione e l'espatrio.Allontanati inutili  sentimenti di rabbia, sono questi i due elementi intorno ai quali focalizzare l'attenzione perchè non bastano i provvedimenti, c'è bisogno di coordinamento con i paesi di provenienza con i quali restringere la rete ma in modo tale da non intrappolarvi gl'incolpevoli e non è semplice.Prima che si scateni la caccia al romeno,bisogna agire.

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martedì, 23 ottobre 2007
08:53

Cul de Sac II (processi all'aria aperta)

Sarà anche una personale  fissazione ma nella vicenda di Catanzaro, la fuga di notizie , che secondo Antonio Di Pietro non dovrebbe essere condannata perchè  nel caso di Politici indagati, i cittadini hanno diritto di sapere, rischia di produrre effetti indesiderati, paralizzando le indagini sull'Inchiesta Why not. Proprio quello che non si voleva accadesse nell'interesse comune. Intanto a chi è giovata la bagarre? I cittadini non hanno capito granchè se non che il Guardasigilli ha probabilmente tentato di trasferire l'inchiesta quando ha scoperto, dai giornali, di essere indagato. Il che non è nemmeno detto, ne' potrà mai dirsi, visto che oltre a non esserci con i tempi - l'ispezione è stata disposta prima che Mastella fosse indagato - nessun atto compiuto dal  Ministro  è eccepibile dal punto di vista formale o fuori dalle sue prerogative, che De Magistris era sotto ispezione anche ai tempi di Castelli , che l'inchiesta è stata avocata su iniziativa autonoma del Procuratore Capo e proprio a causa del clamore mediatico nonchè del presumibile conflito tra il magistrato titolare e il Ministro, e soprattutto che i processi alle intenzioni e le malizie servono ad alzare polveroni di cui francamente non abbiamo bisogno, tantomeno giovano alle indagini . Ciò detto non si capisce bene perchè Mastella dovrebbe dimettersi visto che a suo carico non emerge, almeno fin qui,  proprio nulla.Da questo punto di vista anche l'invocazione di Cesare Salvi - o l'inchiesta torna a De Magistris o andiamo tutti a casa - appare incomprensibile. In tutto ciò, il minimo che possa fare il Capo dello Stato è preoccuparsi per le sorti dell'inchiesta che passando di mano in mano rischia di arenarsi. Alla fine della fiera, atteso che il Consiglio Superiore della Magistratura deve ancora pronunciarsi, la fuga di notizie, che impropriamente passa per diritto all'informazione, ha prodotto solo danni. I processi in piazza negano l'essenza del Diritto che è tale proprio per sottrarre il giudizio agli Umori e ai Poteri.O si corregge il tiro o questo diventa un altro gigantesco cul de sac, non tanto per il Governo quanto  per l' interesse di tutti.

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venerdì, 12 ottobre 2007
18:09

Sardus pater

Mappa_SardegnaChissà cosa passava per la testa all'anziano - mi si dice - giudice di Hannover, quando ha emesso la sentenza  di condanna  con  sconto di pena,  per attenuanti etniche e culturali, nei confronti di un uomo di ventinove anni, reo di stupro. L'etnia e la cultura meritevoli d'indulgenza da parte della Corte, appartengono alla remota isola di Sardegna, terra in cui , alle fidanzate ex , e magari pure a quelle in carica, usa  imporre violenti trattamenti a suon di botte e prepotenze di natura varia . La sentenza è di un anno fa ma per motivi a me ignoti, è stata divulgata solo adesso .Non conosco in maniera approfondita il codice penale tedesco ma il fatto che la Germania abbia dato i natali ai migliori filosofi del Diritto,aumenta le mie perplessità. Appartenessi a  una di quelle associazioni separatiste i cui simpaticissimi adepti , ogni tanto vanno a ricordare ai proprietari di vascello alla rada nei vari porticcioli , che la Sardegna non è una zona franca da calpestare a piacimento, mi recherei ad Hannover per un girotondo almeno. L'armonia tra Diritto e Diritti, gran rompicapo delle  società multiculturali e materia di dispute politiche e giuridiche , non può essere risolta riconoscendo pedissequamente tutte le usanze, tantomeno inventandosele. E' singolare poi come i giudici di tutto il mondo,  si ricordino il rispetto delle tradizioni altrui, solo quando  vittime sono le donne . Sono quelle infatti,  le migliori circostanze in cui dar segno di apertura mentale e soprattutto tolleranza  e così per motivi religiosi si giustificano uccisioni di mogli adultere e figlie scavezzacollo, infanticidi più tentati suicidi  per lo scorno di essere abbandonate dal marito, senza considerare il vasto assortimento di usanze matrimoniali penalizzanti per la sposa , in giro per il pianeta.Tutte degne dell'attenzione di magistrati, giurie e giurati.Insomma dove c'è Patriarcato c'è mitezza della pena.Non si può sbagliare.

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giovedì, 04 ottobre 2007
11:40

Butta la chiave (dei delitti e della tele)

A sentire certi, le modifiche da  apportare alla legge Gozzini, dovrebbero essere tali da conferire una sorta d' infallibilità alla Magistratura di Sorveglianza, il che ovviamente non è possibile, tanto più che occupandosi tale provedimento di Benefici e non di Diritti, nessun automatismo può essere previsto.Il ruolo del magistrato che ha il compito di decidere se il detenuto sia meritevole o meno di accedere ai Benefici di Legge, rimarrebbe centrale ed irrinunziabile, qualunque modifica si voglia apportare. Il Giudice si potrà far assistitere, nel suo difficile compito da Periti e Giuristi (come del resto è stato anche nel disgraziato caso di Piancone) ma al dunque - Perito dei Periti - Scienza e Coscienza rimarranno, i suoi unici strumenti di valutazione.  Lo spirito della Gozzini è tutto inscritto nel Principio Costituzionale  di Rieducazione della Pena approvata dal Parlamento nel '75 e modificata nell'86 sulla scorta di una precisa indicazione della Corte Costituzionale, la quale aveva dichiarato come, il legislatore fosse obbligato a prevedere norme che, a fronte di una lunga condanna, rendessero possibile rivedere col passare del tempo se la condanna era ancora utile e necessaria oppure no, o se addirittura non contrastava col principio di rieducazione della pena.Ora,a fronte del Dettato Costituzionale e di risultati soddisfacenti - le cifre indicano che la commissione di reati durante la misura è stata ben al di sotto dell' 1% - non si capisce bene perchè si debba mettere in discussione l'intero impianto della Legge  che già contiene sufficienti tutele ed esclusioni E ciò sia detto nel pieno rispetto delle vittime ma anche di quel 99% di detenuti ( e delle loro famiglie) che hanno potuto riabilitarsi proprio grazie alla Gozzini.Indigna che la discussione sui Benefici di Legge in televisione, incroci quella sulla insufficienza delle carceri,manco lo Stato spedisse al lavoro i detenuti perchè negl'istituti di pena non c'è posto.Spiace che l'Informazione carente, incompleta e faziosa, taccia sull'alta percentuale di rifiuti delle richieste di Benefici magari approfittando della presenza in studio ( o dell'assenza) del Guardasigilli in difficoltà per motivi che con la Giustizia hanno ben poco a che vedere.

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venerdì, 14 settembre 2007
22:54

Buonafede

Adesso l'ultimo gioco in città è rifare le bucce alla proposta di legge d'iniziativa popolare del Fenomeno, per rinvenire in essa, incongruenze di natura Costituzionale.Come se non fosse stato chiaro fin da subito, che per correre dietro agli sproloqui del Pifferaio, si sarebbero dovuti rivedere la Costituzione, i Codici e più di un  Principio Fondamentale. L'ultima -  rendere ineleggibile anche chi ha patteggiato - fa sorridere non fosse altro perchè,se così fosse, un 'annosa questione giurisprudenziale, vedrebbe risolto ogni insito dilemma. Alle volte basta poco.   A nessuno viene però in mente il nodo politico che sottace questo sventolio di proposte inattendibili. Con tutto il trionfalismo del quale una simile operazione non potrebbe mai fare a meno, si portano i cittadini  in piazza a combattere una battaglia persa in partenza.Si vuol forse fare della prevedibile sconfitta un ulteriore motivo di recriminazione? Il Sistema cattivone che boccia le buone, ancorchè scritte con i piedi, leggi ? Se così fosse si tratterebbe di una discreta manipolazione. A proposito di democrazia. Diretta, per giunta. Credo  improbabile che al Fenomeno sia sfuggita l'illegittimità di alcune proposte cardine - Parlamento pulito! - E come ? Un calcio al  Principio di  Garanzia e un altro a quel particolare irrilevante che è l'interdizione dai pubblici uffici, perpetua o temporanea che sia . In fondo  a che cosa serve la magistratura? Per questo le accuse di populismo impallidiscono di fronte alla smaccata Malafede. Prepariamoci al peggio : questo è solo l'anticipo di future battaglie giustizialiste, quelle che in genere servono solo a stabilizzare il Sistema e a mettere in croce i poveri cristi.

Spiace dirlo, i reati sono tutti odiosi (anche l'abusivismo ) ma,lista alla mano e a ben vedere, i 23 parlamentari definiti wanted , tranne che per un caso , difficilmente sono stati condannati per pene superiori a due anni, tale durata non consegue l'interdizione dai pubblici uffici (quindi l'ineleggibilità). Tre anni  per l'interdizione temporanea e cinque per quella perpetua, sono i limiti fissati dalla Legge.Io non credo giovi a nessuno la sensazione di vivere vittime del costante arbitrio, per di più avallato da Istituzioni preposte a nostra tutela e dal  Parlamento.La cosa più seria che ci si possa augurare, è il ripristino del voto di preferenza.E che siano i cittadini a decidere.

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giovedì, 23 agosto 2007
14:20

la gggente deve sapere

Uh che bello il post di Antonio Di Pietro sull'inchiesta di Garlasco intitolato Processi in piazza . Parole sagge sull'esposizione mediatica e sul danno che può comportare al sereno svolgimento delle indagini (si dice così). Peccato che poi quando si è trattato di porre un limite concreto alla fuga di notizie  innalzando consistentemente l'importo delle ammende per i trasgressori (giornalisti ed editori) , lo stesso Di Pietro ,in una trasmissione di Anno Zero,si sia unito al coro  degli sbandieratori della Libertà di Stampa che  -  la ggggente deve sapere ! - lamentavano un eccesso di severità dovuto di sicuro alla volontà della classe politica di nascondere le proprie malefatte . Ecco qui  : la ggggente sa, spesso ancor prima degli inquirenti, grazie ad uno spiegamento di microfoni e taccuini che oramai è divenuto prassi intorno alla scena del crimine e nei dintorni.Inutile dire che in queste condizioni acchiappare il colpevole (pure lui sa e si regola di conseguenza) non è propriamente più semplice che se le indagini si svolgessero nel prescritto riserbo. Ed è anche inutile invocare la privacy, poichè quello che i giornalisti scrivono e la ggggente sa, spesso deriva direttamente dalle dichiarazioni di protagonisti e comprimari. Che privacy vogliamo invocare sul diluvio di dichiarazioni , memoriali,fotomontaggi,smentite e conferme dei parenti e degli amici della vittima sul proprio ruolo nella vicenda ?. Quanto alla segretezza, conosciamo anche le prossime mosse degl'inquirenti che c'informano i notiziari della sera , dopo aver ascoltato il principale indagato, si concentreranno  sul passato della vittima e sui parenti della stessa . La ggente sa e poi di quel che sa, fa quel che crede,compreso istruire  processi paralleli con tanto di sentenza. In tutto ciò, la presenza di Corona a Garlasco pare del tutto appropriata e in perfetta sintonia con l'ambientazione e la temperie culturale.

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domenica, 12 agosto 2007
19:00

A forza di essere vento

romEva , Danchiu, Lenuca e Dengiu, bruciati vivi  in una baracca sotto un cavalcavia a Livorno, non meritano la stessa indignazione e la stessa enfasi con la quale ,in questi giorni, in nome di Giustizia ,si tacciano di complicità con gli assassini e i malfattori, Magistrati che compiono il proprio dovere . Eppure questi quattro ragazzini sono l'incarnazione dell'Ingiustizia più odiosa e insopportabile : quella che deriva da povertà ed emarginazione.Disprezzati e allontanati da tutti,rimosse le loro condizioni di vita,ridotti al rango di fastidioso problema, saranno fin da domani , ulteriormente oltraggiati dai se e dai ma che da sempre accompagnano le considerazioni sul popolo rom. Se così sarà, il loro degrado non sarà molto dissimile al nostro.Una critica radicale alla Società non può prescindere dalla condanna del razzismo e dell'emarginazione sotto qualsiasi forma si presentino.Qualcuno ha rivendicato Giustizia per Eva, Danchiu, Lenuca e Dengiu ? Chi pagherà per queste povere vite?

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lunedì, 23 luglio 2007
13:31

Libera nos,Massimo

dSe le telefonate sono, come sembra, sempre quelle, la complicità consapevole dovrà essere dimostrata.Come non ho idea, ma sarebbe interessante seguire l'iter. Fossi , però, D'Alema, Fassino e quant'altri, pur di evitare il riproporsi periodico del medesimo tormentone, starei al gioco. Ragazzi, fatelo per noi, liberateci dall'incubo dell'esame in diretta tivvù ,delle inflessioni della voce nel dire "abbiamo una banca" (che poi manco avete avuta).Pretendete di essere iscritti nel registro degli indagati : è l'unico modo per difendersi, nell'unico luogo che conta in questi casi. E non state a perdere tempo con inutili considerazioni procedurali, la legge Boato, il ruolo del pm, quello del gip : se sia o meno lecito in un' ordinanza pronunciarsi su persone non indagate.A chi volete che interessino questi bizantinismi ?Tanto il Garantismo è un vecchio arnese e presto lo diventerà anche lo Stato di Diritto.L'importante è friggere i presunti colpevoli sulla graticola, possibilmente coram populo e per l'intima soddisfazione dello stesso, ferma l'opportunità di chiunque di dire la propria  : prima  durante e dopo l'operazione .La libertà di espressione connessa alla delegittimazione della politica, innanzitutto. E questo è quanto sul tema : i Barbari, più che alle porte, sono tra noi.

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giovedì, 12 luglio 2007
17:56

Gentlemen's agreement

cassazione

Ieri, dopo l'approvazione  del benedetto (in tutti i sensi) art 1  della Riforma, passato per un solo voto,ci hanno lasciato intravedere l'ipotesi di un accordo, sventolando sotto al nostro naso, questa storia del gentlemen's agreement - mai concetto fu meno appropriato, non solo a definire i rapporti tra maggioranza e opposizione ma anche quelli tra componenti della medesima coalizione - Ma questo è l'amaro calice che ci tocca bere, prima l'ennesima diatriba sulle prerogative dei senatori a vita, poi la riunione dei capigruppo e il conseguente accordo -  gentlemen's agreement  appunto - poche ore dopo, disatteso. Stamane,è vero, ,non è successo nulla, nel senso che l'emendamento passato, mette di fatto in minoranza il governo ma non stravolge l'impianto della riforma,la questione infatti è infinitesimale e riguarda il trasferimento dei magistrati che desiderano cambiare funzione in quei distretti (due o tre) che non coincidono con le province .Tuttavia,pensando al futuro imminente, ci si domanda cosa ne è stato del gentlemen's agreement,di quel patto cioè, tra gentiluomini  e che si avvale di un solo garante : l'onore.Così mentre il Guardasigilli si affida all'Aula e l'Italia dei Valori minaccia di non votare l'articolo che consente agli avvocati la presenza come membri di diritto dei consigli giudiziari, nelle persone   dei presidenti degli ordini regionali, altro gruppo di Gentlemen provenienti da differente Casta,  minaccia lo sciopero  in nome del leso privilegio . Il testo che l'Aula dovrebbe licenziare, è l'esito di una travagliata mediazione e affronta solo parte dei problemi della Giustizia, particolarmente in relazione alla separazione delle carriere, necessaria per spezzare quel vincolo di amicizia e complicità che lega tra loro i magistrati sia inquirenti sia giudicanti e sovente impedisce la cosiddetta terzietà del giudice.Non si vede il perchè dello sciopero, visto l'estremo equilibrio ed apertura del testo.Non c'è da augurarsi che si proceda speditamente all'approvazione entro il 31 luglio,termine ultimo, scaduto il quale, sarebbe inevitabile il ritorno della Castelli,fatto che improvvisamente sembra interessare la sola Opposizione.Ulteriore prova che della Giustizia, non importa un fico secco a nessuno.

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martedì, 03 luglio 2007
22:48

..meno che in Danimarca e Svezia

Il rapporto del Viminale dal quale sono state prelevate le informazioni  sull'Indulto , concerne più in generale, i dati sulla criminalità in Italia . La lettura di questo rapporto che viene pubblicato con cadenza annuale, non manca mai di riservare sorprese. Netta e costante è la diminuzione dei reati e significativo il confronto con altri paesi: il tasso di omicidi è minore di quello di Finlandia e Olanda,così il numero dei furti d'auto : meno che in Francia, Danimarca, Svezia, e Inghilterra,i furti d'appartamento meno di quanti se ne registrino in Svizzera , Danimarca , Francia , Belgio. Sia chiaro :  il crimine deve diminuire, ne' sarebbe utile ragionare di questi dati in termini banalizzanti o consolatori, quello che è davvero curioso è la percezione che ognuno di noi ha,  di vivere comunque in una società tanto più  violenta ed insicura di quello che rivelano i numeri di questi studi. I motivi probabilmente risiedono nella sempre  più rapida diffusione delle notizie, via radio, televisione e internet . Ai primi del novecento, con reati a dir poco quintuplicati rispetto ad oggi ,un omicidio o una strage venivano riferiti da un articolo di giornale e spesso con ritardo. Oggi siamo in grado di conoscere in tempi rapidi qualunque particolare: dall'efferato delitto al furto nel pollaio del paesino più remoto, per non parlare delle immagini che spesso  si accompagnano alle notizie rafforzandone la drammaticità .Di qui la sensazione di vivere in una società che somiglia sempre più ad un film dell'orrore.Non è ovviamente tutto , una consistente responsabilità è da attribuirsi  a quei leaders politici e a quei movimenti che hanno fatto della questione "sicurezza" una posizione di rendita per  l'acquisizione di consensi e profitti.. In qualsiasi parte del mondo la destra si adopera per accrescere l'ansia securitaria, speculando su paure naturali e leggittime.Bush,Sarkozy ,La Lega al nord Italia , devono il loro successo al dispiego elettorale  di ricette quali  Legge & Ordine e Tolleranza Zero : più repressione, più controlli sugli immigrati, più discriminazioni.Tutte misure che, ovunque siano state  praticate ,sono riuscite solo ad alimentare odio e violenza in una infinita spirale di eventi criminali.La risposta alla domanda di sicurezza dei cittadini risiede forse, in una conoscenza meno superficiale del problema, dalla quale far discendere misure efficaci sul piano della prevenzione  e della certezza della pena.Come dire un programma di governo che investe non solo gl'Interni ma dalle Infrastrutture,alla Giustizia,ai Ministeri dedicati al Welfare alla Famiglia e alle Pari Opportunità.Già ..i dati della violenza parlano inequivocabilmente di delitti che nascono e si consumano tra le mura domestiche ,vittime ,per così dire designate,le donne ai danni delle quali per il 62,4 % ha infierito il partner. Dati di un disastro rispetto al quale i Politici dell'Allarme non investono in spot elettorali,  ne' in crociate,ne' in slogans.Meglio concentrare  l'attenzione sul Nemico ,sulla Minaccia  rappresentata dall'immigrato (1 su 5 nella statistica degli autori del crimine e quasi tutti clandestini ,il resto sono nostri connazionali) e lasciar fuori la la Famiglia , luogo di ogni  rassicurazione, dedicando ad essa,feste di piazza e celebrazioni. 

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martedì, 03 luglio 2007
20:01

Far presto

carcereNon più tardi di un anno fa, le polemiche che precedettero l'approvazione della legge sull'Indulto, si rivelarono un'insostituibile opportunità per comprendere come la pubblica opinione si misurasse con i temi del carcere , della funzione rieducativa della pena  e  delle garanzie della persona. Allora, più che in ogni altra circostanza, si ebbe la sensazione che qualcosa di diverso dall'ansia di giustizia, tenesse le fila  dei ragionamenti e  delle valutazioni  dei  - moltissimi in verità - contrari a quel provvedimento. Un diffuso sentimento di paura sapientemente instillato dai fautori dell'allarme permanente e accuratamente rimescolato dai media,accompagnò il dibattito in ogni sua fase, in un clima di crescente irrazionalità.In buona sostanza si sosteneva che la rimessa in libertà di un numero consistente di detenuti avrebbe aumentato il tasso di criminalità e seriamente compromesso la sicurezza dei cittadini.  Una preoccupazione di tutto rispetto che tuttavia, sottaceva un'idea della Giustizia come ritorsione e del carcere come luogo esclusivamente punitivo ma soprattutto di rassicurante allontanamento sociale . Ad un anno di distanza i dati del Viminale smentiscono  quelle preoccupazoni : circa 26.400 detenuti hanno usufruito dello sconto di pena senza che ciò abbia prodotto danni significativi alla tenuta della legalità nel nostro Paese.Al 20 giugno 2007, il tasso di recidiva è del 17,20% cioè ben al di sotto dell'ordinario livello che per la popolazione carceraria complessivamente ammonta al 60%.Al dato della recidiva se ne possono aggiungere altri.A far rientro sono i più giovani ,gl'italiani più che gli stranieri, coloro che hanno già subito carcerazioni in passato ma soprattutto coloro che non hanno avuto accesso alle cosidette misure alternative.Di contro le carceri si sono svuotate con gran vantaggio per le condizioni di vita dei detenuti e per la possibilità di utilizzare al meglio le insufficienti  risorse destinate all'attività di recupero . Senza considerare il potenziamento  dei servizi di assistenza ai nuovi giunti  ad evitare atti di autolesionismo e suicidi .Se la situazione rimanesse com'è ,cioè con questi numeri, l'indulto sarebbe stata così  un' ottima occasione per dare alla carcerazione una forte impronta trattamentale. Bisogna far presto però . Molto resta ancora da realizzare prima che le carceri tornino a contenere nuovi esuberi,di sicuro una riforma del Codice Penale e, obbiettivo a breve, che la legge sull'immigrazione già varata dal Consiglio dei Ministri, compia l'iter parlamentare  liberando le celle dai colpevoli di illeciti amministrativi (mancanza di permesso di soggiorno).Se ciò accadrà non sarà stato inutile quel provvedimento isolato ed eccezionale .Diversamente le carceri torneranno a riempirsi vanificando gli sforzi che in questi mesi hanno sopportato gli operatori del settore.

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sabato, 16 giugno 2007
14:31

Ricorsi..

E' di solare evidenza che al signor Enrich Priebke  sia stato riservato durante tutto il tempo della sua detenzione,un trattamento specialmente favorevole che contrasta con la forma e la sostanza delle norme riguardanti l'esecuzione della pena

Presentati due  ricorsi uno da parte dell'Anfim (associazione Martiri Fosse Ardeatine) al Tribunale Militare contro il provvedimento che consente a Priebke di lasciare gli arresti domiciliari per motivi di lavoro, l'altro alla Procura della Repubblica da parte della Comunità Ebraica di Roma,   affinchè indaghi   se effettivamente Priebke meritasse tale benevolo trattamento in relazione alle norme applicate,al suo reale stato di salute,oppure qualcuno in suo favore,abbia abusato del suo ufficio,illecitamente prendendo per buone le carte che il detenuto gli andava sottoponendo ed abbia altrettanto illecitamente abusato della propria discrezionalità per invadere il terreno dell'arbitrio.Come dire che si spera di riaprire il processo.

Tra le aggravanti Priebke annovera quella di non essersi mai pentito della Strage.Ognuno del resto è quello che è.E questo suo essere inamovibile rispetto alle proprie responsabilità autorizza noi a considerare lui quello che appunto dimostra di essere : un vile assassino.

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sabato, 02 giugno 2007
11:21

Non c'è pace

codiceIeri sera quando Barbacetto, ospite di Matrix per l'affaire Corona, ha ri-tirato fuori la faccenda della pubblicazione e conoscibilità  degli atti d'indagine, ri-attizzando con i presenti , polemiche sul come e il quando,avrei voluto piangere.Si ri-comincia - ho pensato - E invece no. Provvidenziali furono i tre chili abbondanti di Codice di Procedura Penale - cara visione -  materializzatisi tra le mani dell'avvocato di Corona, per l'occasione collegato dal proprio studio (professionale).Anch'egli aveva lo sguardo perso,anch'egli avrebbe voluto parlare del contendere, cioè di Corona e della problematica afferente .Nelle sue parole - non vorrei che la mia presenza fosse collegata a informazioni distorte - uno scoramento a me fin troppo noto.La lettura dell'articolo 114 cpp è sopraggiunta come un balsamo per le mie pene.

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lunedì, 23 aprile 2007
12:05

Particolarmente in materia di Giustizia

Non mi piacciono gli allarmismi.Meno che meno in materia di Giustizia.Meno ancora se di allarmi infondati, ci si serve per concludere che quanto a tutela dei diritti ,un governo vale l'altro.Ora, un governo, per quanto antidemocratico,oligarchico e puzzone possa essere, per arrivare a valere quanto il governo Berlusconi deve impegnarsi parecchio.Particolarmente in materia di Giustizia .Cinque anni di rullo compressore,di provvedimenti illiberali,di leggi ad personam sono difficili da emulare.Tuttavia è bastato poco a questo Governo per essere tacciato di essere la fotocopia dell'altro.

E' il caso del Provvedimento “Disposizioni in materia di intercettazioni telefoniche ed ambientali e di pubblicità degli atti di indagine” che va sotto il nome di Decreto Mastella (peraltro annunciato e provocato  da recenti, incresciosi episodi di cronaca,),che è stato licenziato dalla Camera con voto pressocchè unanime ed è  in attesa dell'approvazione del Senato.

Il testo è attualmente tacciato di minare la libertà di stampa, per contenere dispositivi che priverebbero i cittadini di conoscere le indagini della magistratura e in certi casi anche i processi di primo e secondo grado.Così leggo in Rete, in un accorato appello o articolo per la salvezza delle libertà democratiche.A scriverlo è un giornalista che va per la maggiore.Non per questo infallibile. Ora a parte il linguaggio approssimativo ed ambiguo, secondo il quale,dopo tale decreto , ancora un po' e i processi dovrebbero celebrarsi a porte chiuse e gli atti della magistratura essere secretati sempre e comunque,va chiarito   che in materia di conoscibilità degli atti sono state apportate dal decreto Mastella,modifiche  al  Codice di Procedura Penale  che non comportano sostanziali novità ai fini della pubblicazione degli atti, come viene detto dall'articolo in questione Non è una novità  non poter pubblicare atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari ,ovvero fino al termine dell'udienza preliminare, come non è una novità che se si procede al dibattimento, non è consentita la pubblicazione, anche parziale, degli atti del fascicolo per il dibattimento se non dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, e di quelli del fascicolo del pubblico ministero , se non dopo la pronuncia della sentenza in grado di appello.

Come non è una novità che  anche dopo che l'indagato è venuto legittimamente a conoscenza dell'atto di indagine, (a seguito, ad es., di perquisizione, di sequestro, di accertamento tecnico non ripetibile o di interrogatorio), l'atto stesso può   non  essere oggetto di divulgazione e questo in base in base all'ultimo comma dell'art. 329 :  il p.m. ha ancora la facoltà - per precise "necessità investigative" ulteriori - di disporre, mediante apposito decreto motivato, il permanere della cd. segretazione con "divieto di pubblicare il contenuto di singoli atti o notizie specifiche relative a determinate operazioni.

Perchè allora tanto chiasso? Per i trenta giorni di carcere o, in alternativa, una multa da 10mila a 100mila euro per chi pubblica o diffonde il contenuto di atti di indagine e di intercettazioni telefoniche?

Perchè in base a questo decreto, i magistrati devono rendere conto alla Corte dei Conti dell'attività investigativa relativa alle intercettazioni,  dell'anno precedente?

Per il divieto di pubblicare informazioni su persone che  con l'inchiesta non hanno nulla a che vedere?

 

 L'esercizio della libertà di stampa, comportando delle responsabilità, può essere sottoposto a certe formalità, condizioni, restrizioni e sanzioni previste per legge, le quali costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla prevenzione del delitto, alla protezione della reputazione e dei diritti altrui o a garantire l'autorità e l'imparzialità del potere giudiziario"  Lo dice la  Convenzione europea dei diritti dell'Uomo del 4.11.1950 resa esecutiva in Italia dalla L. 848 del 1955. (art 10)

Dove sono queste novità illiberali ?. Il diritto di una collettività  di essere informata  deve essere  connesso alla maggiore efficacia possibile delle investigazioni preliminari affidate al pm ed alla pg - ad una concreta tutela di quello che è stato, sinteticamente, definito segreto investigativo

I limiti alla divulgabilità degli atti di indagine preliminare si collegano inequivocabilmente alle esigenze investigative

Il protrarre il divieto di pubblicazione di atti del fascicolo del p.m. anche a dopo il termine delle indagini preliminari, trova fondamento nel fatto di evitare una distorsione delle regole dibattimentali, cosa che si realizzerebbe ove il giudice formasse il suo convincimento sulla base di atti che dovrebbero essergli ignoti, ma che, in mancanza del suddetto divieto, potrebbe conoscere completamente per via extraprocessuale attraverso i mezzi di informazione.
In sostanza, il solo criterio oggettivo cui è possibile ancorare la distinzione tra l' "atto" ed il suo "contenuto" è quello che vieta la pubblicazione integrale (con virgolette) del testo dell'atto, ma non la pubblicazione e la diffusione delle informazioni che se ne possono ricavare .

Esiziale è, a proposito di libertà d'informazione , questo spargere notizie prive di fondamento, preconizzando improbabili ricadute sulla vita democratica Come richiamato dal nostro Ordinamento, l'informazione è responsabilità e oserei aggiungere conoscenza.Ergo :  se non si è sicuri di quello che si scrive su  un determinato argomento, meglio passare ad altro.A meno che non si abbiano secondi fini.Ma questa è un'altra storia.


 

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domenica, 15 aprile 2007
13:10

Omicidio volontario oggettivamente politico

iraqui freedom207718027_fba0ecfbabE' l'accusa formulata a carico di Luis Mario Lozano ed è determinata dal ruolo che Nicola Calipari ricopriva al momento della sua uccisione ,cioè quello di massimo rappresentante dello Stato Italiano,impegnato, per conto della presidenza del Consiglio in un 'operazione di contrasto al terrorismo  (il tentativo di liberare la giornalista Giuliana Sgrena).A tutti gli effetti l'azione di Lozano è considerata contro lo Stato Italiano,di qui discende l'oggettivamente politico dell'accusa.Il processo sarà celebrato il 17 aprile nell'aula bunker del carcere di Rebibbia ma Lozano non ci sarà.La Procura di Roma in realtà, non ha potuto nemmeno  dar luogo alla più banale delle procedure : l'accertamento d'identità,poichè il Governo degli Stati Uniti ha sempre respinto il trasferimento in Italia dell'Imputato.Come se non bastasse, secondo il Dipartimento di Giustizia di Washington, il caso è chiuso, ce lo hanno fatto sapere aggiungendo,bontà loro, che nessun'altra informazione sarà fornita al Governo Italiano.Per loro l'unica inchiesta valida rimane il rapporto del Multi National Corps Iraq,il documento del gruppo d'indagine congiunto.Per la Terza Corte d'Assise di Roma invece la partita è apertissima  e vista l'imputazione di omicidio volontario (ha sparato per uccidere),i giudici cercheranno di capire se esistano responsabilità "superiori" cioè se Mario Lozano abbia ricevuto l'ordine di rimanere al chek point 541 oltre l'orario consentito, anche dopo, cioè, che l'ambasciatore John Negroponte diretto all'aereoporto di Baghdad ,motivo per cui era istituito il posto di blocco,fosse passato.Curiosa circostanza,oltretutto contraria a tutte le regole d'ingaggio.Stendiamo un velo pietoso  sull'operato del  Multinational Corps Iraq che di "multi" aveva ben poco,essendo il ruolo  di partecipazione alle indagini degli italiani piuttosto sfumato,praticamente ci hanno fatto fare gli osservatori mentre interrogatori e rilievi sono stati tutti svolti da funzionari USA (vedi restituzione dell'auto su cui viaggiava Calipari dopo due mesi).Stendiamo un altro velo pietoso sulla pesante violazione di diritto internazionale per il quale l'omicida di Nicola Calipari morto in territorio straniero non avrebbe potuto essere giudicato da uno Stato Terzo (gli USA) e sorvoliamo anche sull'ultimo cambio(dieci giorni fa) di Presidente di Corte d'Assise.Accontentiamoci di qualche pronostico....facciamo...Omicidio colposo, che salva capra e cavoli garantisce l'incolumità del soldato che verrebbe in quel caso arrestato solo se mettesse piede nell'area  Schengen?Che metterebbe al riparo da ogni calunnia il Dipartimento di Stato che è stato comunque citato al processo dai legali della Sgrena per rispondere in solido se l'accusa di omicidio volontario fosse confermata? Vediamo chi scommette...

Nota : Resta inteso che io considero Lozano vittima della guerra.Un ispanico che si arruola in cambio del permesso di soggiorno o di una vita migliore non può essere colpevole

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lunedì, 19 marzo 2007
02:11

Tutto il potere alla magistratura

3avocatsUna legge per i telefonini a scuola,una per la violazione del segreto istruttorio,una per precisare meglio il concetto di cura (per quando la si voglia rifiutare),una per tutelare i diritti dei crostacei,una per sancire quelli di chi va a trans,un'altra per ribadire i diritti di chi,costi quel che costi, vive di un solo imperativo categorico : informare i lettori sulle storie di chi va a trans,una per proibire la pubblicazioni delle foto di chi va a trans.Mentre si aspetta che una Riforma Giudiziaria faccia piazza pulita delle migliaia di fattispecie penali o civili obsolete,per ogni questione si richiede a gran voce una Legge un Decreto,un Provvedimento del Garante, ad hoc .Dalla culla alla bara la nostra vita rischia di essere oggetto dell'attenzione occhiuta del legislatore e di conseguenza del magistrato che, tempo dieci anni, dovrà stabilire pure la morte più idonea del gambero da cocktail.Tramonta così, l'ipotesi della Regolazione gestita  in ambiti differenti dai tribunali o dai parlamenti.Nella astrazione del Diritto non abitano solo i lauti compensi degli Studi Professionali chiamati a interpretare una Norma ritenuta troppo "generale" ma insospettabili spazi di libertà.Per i presidi che vogliono insegnare il corretto uso del telefonino, come per tutti gli altri, funziona un sistema di connessioni che tra Norma Regolamenti e Deontologia Professionale produca l'effetto di una soluzione che non sia buona per tutte le stagioni e sotto tutte le latitudini ma, egualmente valida ed equa,risolva problematiche specifiche.La legge è uguale per tutti ma prospetta infiniti rimedi per situazioni che eguali non sono.Tutto il resto è vieto paternalismo che con la Giustizia ha poco a che fare.

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sabato, 03 marzo 2007
13:41

Gli ermellini colpiscono ancora

Il mero rapporto di convivenza more uxorio non è idoneo a integrare l'aggravante prevista in caso di violenza alla moglie.

Tanto perchè i DICO non servono ma per la tutela dei diritti dei conviventi basta attivare il codice penale,quello civile e il regolamento di condominio che tanto - secondo alcuni politici, più cortesi e meno ligi agli ordini del Sovrano Straniero - lì c'è scritto tutto, la Suprema Corte, con interpretazione millimetrica di un articolo del codice penale, il 577 (che prevede l'aggravante per la sola commissione del reato di lesioni, nei confronti della moglie),annulla la condanna a due mesi di reclusione di un cinquantenne di Potenza, reo di aver picchiato la sua compagna e la tramuta in una multa da mille euro.Pertanto le botte non sono uguali per tutti, se sei una moglie puoi usufruire del privilegio a te conferito dal  carattere di tendenziale stabilità e riconoscibilità che un vincolo matrimoniale comporta e che le convivenze more uxorio si sognano.Ma noi questo lo sapevamo già e per questo rivendicavamo una Legge,  in assenza della quale, il Discrimine tra unioni di fatto  i matrimoni si riverbera fino a usare due pesi e due misure in materia di lesioni e violenze.Aberrante ma conseguenziale.Quando in un paese si allarga la forbice tra Esperienza e Diritto ed Esperienza e politica,l'aria che tira,non è affatto buona.

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mercoledì, 24 gennaio 2007
19:30

Criminal Case 05 - 394 (Ciagate)

Più interessante dei toni imploranti e della svolta ecologista di George Bush al penultimo discorso sullo Stato dell'Unione del suo mandato presidenzale, c'è solo quel che accade  nell'aula n 16 della E. Barret Prettyman Us Court House - Gli Stati Uniti d'America contro  Lewis "Scooter" Libby - Qui si celebra il processo all'affermazione di sedici parole con cui George Bush spiegò agli americani che la guerra in Iraq era inevitabile "Il governo inglese ha appreso che Saddam Hussein ha recentemente cercato di acquisire significative quantità di uranio dall'Africa e alla sequela di menzogne e manipolazioni  con cui la Casa Bianca ha tentato in questi anni di nascondere le invenzioni e l'uso di un 'Intelligence improbabile, quanto pataccara.Le 500 tonnellate di Yellowcake,l'uranio grezzo, mai trovato e un solo uomo alla sbarra : il repubblicano Libby, già capo di gabinetto e consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente Cheney, chiamato a distruggere la reputazione di un altro uomo l'ex ambasciatore Joseph Wilson, colui che sfidando la Casa Bianca  rivelò al New York Times di avere ,dopo una missione in Niger,riferito a Bush che la questione dell'uranio era infondata.

L'operazione si risolse nel dare Wilson in pasto alla stampa, soprattutto "bruciando",la di lui moglie Valerie Plame,agente sotto copertura della CIA.Fuga di notizie dunque ma anche spergiuro in un paio di circostanze .Tuttavia dopo due anni di indagini in cui l'ombra dell'ex sottosegretario di Stato Richard Armitage si è materializzata più d'una volta dietro alle "soffiate",  il Procuratore Patrick Fitzgerald ha stabilito che  imputato in questo processo debba essere uno solo,ieri la sua requisitoria di apertura è stata a dir poco affascinante, rivolto alla giuria popolare di fresco insediata, ha detto "Dimostrerò contro ogni ragionevole dubbio che Libby è un ladro di verità.Ma voi non dovete dimenticare come questa storia è cominciata : le sedici parole del Presidente.Non dovete chiedervi  se la guerra in Iraq è stata o meno giusta.Dovete chiedervi perchè Libby abbia spergiurato sulla Bibbia. Non da meno è stato l'avvocato di Libby, Tedd Wells che ha avvisato la giuria che il sua assistito "ha una sola colpa, non aver ricordato correttamente ciò che era logico non ricordasse.Essere diventato l'agnello sacrificale della Casa Bianca,in cambio della salvezza di Karl Rove,linfa vitale del Presidente"

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martedì, 09 gennaio 2007
17:02

Aspettando l'Espresso

Oramai non c'è che da sperare che Fabrizio Gatti,strappi le bucole dalle orecchie  di sua cugina ,dimostri che non è in grado d'intendere e di volere,e si faccia internare nel Manicomio Giudiziario di Aversa (ooops OPG) un posto dove con 12 minuti di trattamento psichiatrico settimanale, lo Stato assolve i  suoi obblighi  di cura e recupero delle persone che gli sono affidate .Basterà un reportage sui letti di contenzione della Stanza Coerciti ,sulle malattie,sul sudiciume e sugli ergastoli bianchi, perchè il Guardasigilli si decida ad inviare un'ispezione ? Basterà sapere che ad Aversa (come a Castiglione a Montelupo a Reggio Emilia e a Barcellona) scontata la pena per il reato ascritto (che qui si chiama misura di sicurezza), se il magistrato di sorveglianza ritiene che sussistano motivi di pericolosità sociale, proroga il periodo ?Che un reato per il quale è prevista una pena di sei mesi, può diventare internamento di anni?Qui non c'è riforma che ha consentito la chiusura dei manicomi,non c'è indulto non c'è trasferimento in strutture residenziali, che tengano.Pertanto sono fuori delle mura di Aversa anche dignità e diritti.Quattro milioni di euro l'anno di spesa per una struttura che serve solo a riprodurre dolore.

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venerdì, 01 dicembre 2006
13:58

Imprevedibili ermellini

Finisce qui. Con una decisione alquanto sorprendente la Cassazione cancella i processi e le sentenza di primo e secondo grado dell'affaire SME (cinque anni di condanna per Previti, sette per il giudice Squillante, quattro per l'avvocato Pacifico).Milano, secondo la Suprema Corte non era sede competente ,il quid  sta probabilmente nel luogo in cui sono avvenuti i pagamenti in denaro ricevuti da Squillante e nel fatto che il resto degl'imputati fosse residente a Roma. Gli imputati e Cesare Previti innanzitutto, avevano eccepito l'incompetenza degli uffici di Milano nell'udienza preliminare e al Tribunale della Libertà,contro il primo grado e nel processo d'appello .Ancora la Suprema Corte nel 2003, quando è stata interpellata  aveva stabilito che Milano era competente a decidere quel caso.Ora nell'ultimo decisivo atto il ripensamento,la Cassazione smentisce se stessa dimostrando una volta di più, come la Giustizia Italiana non riesca a rispettare e osservare la prevedibilità, che con l'uguaglianza giuridica,l'imparzialità,il carattere non arbitrario,è un valore essenziale di una buona amministrazione giudiziaria.E' l'imprevedibilità della decisione della Corte Suprema,la sua contraddittorietà rispetto a decisioni analoghe degli stessi giudici di leggittimità, che sprigiona aria di compromesso.I giudici non se la sono sentita  ne' di confermare le condanne, ne' di cancellarle, ne' di modificarle.L'incompetenza territoriale deve essere apparsa un utile modo per lasciare che le cose finiscano da sole senza assumersi l'onere di giudicare le responsabilità degli imputati.In attesa di conoscere le motivazioni, non sembra essere questa una buona giustizia.Ora si torna a Perugia per chiudere la storia giudiziaria di Previti con un finale oramai classico : la Prescrizione.Nel nome della Legge.

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giovedì, 30 novembre 2006
15:12

Fumi

Non convince neanche un po’ la decisione della Procura di Roma di indagare il direttore di Diario, Enrico Deaglio, per un reato, "la diffusione di notizie false, esagerate e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico", che emana lo sgradevole profumo del codice Rocco. Libro e Dvd- inchiesta sono stati scandagliati a dovere e ne sono emersi, in questi giorni, i punti deboli.Tuttavia nessuno, a quanto sembra, è ancora riuscito a spiegare come mai il crollo del numero schede bianche si sia verificato in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale. Ma ammettendo pure che l'inchiesta giornalistica non sia stata condotta alla perfezione (cosa che è da provare ) e non abbia risposto ai criteri anglosassoni reclamati da Giuliano Amato e che gli autori siano giunti a conclusioni sbagliate, in cosa consista la fattispecie di "allarme sociale" non  è del tutto chiaro.Se dovessero affermarsi i criteri stabiliti dalla Procura di Roma, dovremmo cominciare dedicare una Sezione Speciale, per tutti i giornalisti che esagerando,per esempio, con le notizie sull'influenza,la mucca pazza e la Sars hanno messo in agitazione migliaia di persone .E' vero che i giornalisti non possono scrivere impunemente cose false, ma il ricorso alla fattispecie generica  delle notizie "esagerate e tendenziose" va ben oltre i reati di diffamazione e relativi procedimenti civili di risarcimento danni. La verità è che l'inchiesta giudiziaria sull'inchiesta giornalistica, sa di paternalismo e di censura e come se non bastasse, di pregiudizio.In tutta questa storia infatti ,rimane in piedi un dubbio : come mai se Deaglio denunzia i brogli viene indagato e se la stessa denunzia fa Berlusconi con CDL al seguito,come è accaduto dopo il 9 aprile, non succede niente.

Dice Anna Serafini che i temi eticamente sensibili dovrebbero essere valutati da maggioranza e opposizione al fine di   licenziare provvedimenti condivisi.Come darle torto, atteso che anche il concetto di Etica sia condiviso e soprattutto che non risieda nel bilancino e non corrisponda al peso di 500 mg e che non significhi, oltre quella ridicola quantità, da 1 a 20 anni di galera ove mai la  presunzione di spaccio dovesse trovare fondamento. Le commissioni Sanità e Giustizia dovrebbero ogni tanto incrociare i dati in loro possesso , e trovare equilibrio e sintesi tra chi tende a riempire le carceri e chi sta lavorando alle depenalizzazioni,cioè a svuotare questi magnifici istituti di riabilitazione per giovani tossicodipendenti.

Scritto da sedlex in: palazzi di giustizia
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venerdì, 24 novembre 2006
18:11

Violenza costituita (Giovanni Sanfratello)

Pochi riferimenti sui giornali di stamane sono per Giovanni Sanfratello, vittima secondo la sentenza della I Corte d'Assise di Roma,di Aldo Braibanti che ne aveva "assoggettato la volontà". Prove del plagio erano state le idee libertarie e atee professate dal Sanfratello, la sua scelta di dedicarsi alla pittura e la vita in comune con Braibanti.Il giovane aveva ventitré anni, era legalmente residente a Roma, e indipendente. Poiché non era disposto affatto a riconoscere che idee e comportamenti non fossero l'esito di una sua libera scelta, ma di una sua riduzione in "schiavitù" da parte del suo amico, Sanfrantello fu rapito dalla famiglia ,con la violenza internato, con la violenza sottoposto a elettroshock, con la violenza massacrato moralmente e fisicamente: gli si chiedeva, in buona sostanza, di tornare ad amare i suoi genitori, di tornare a credere nella religione e in Dio, di accusare Braibanti, di addebitare al plagio i rapporti omosessuali probabilmente intercorsi fra di loro. Quando, dopo la condanna di Braibanti,Sanfratello fu lasciato in "libertà condizionata" dal prof. Trabucchi, del manicomio di Verona, gli si vietò di leggere libri che non fossero almeno precedenti al 1870.
Nel corso del processo  tutta la stampa bempensante si era dedicata  con cura meticolosa al linciaggio e alla diffamazione di Braibanti  e indirettamente di Sanfratello come pure la violenza assurda e terroristica della requisitoria del PM Loiacono. Fioccarono riferimenti a "squallidi giacigli", a "pratiche contro natura", alla difesa "dell'innocenza e dei diritti del giovane, dell'adolescente", alla "riduzione a cosa", al "plagio" di una persona - il Sanfratello - che aveva l'incredibile torto di aver rifiutato, ventenne, di vivere nella sua famiglia clericale e autoritaria, e di condividerne valori e comportamenti. Inimmaginabile: solo il "diavolo comunista" Braibanti poteva essere responsabile di tanto... Uno dei periti ufficiali, da allora rivelatosi anche ufficialmente un fascista, dichiarava a destra e a manca che s'erano così saldati i conti con la pretesa cultura antifascista (Braibanti era stato un eroico resistente, torturato dai nazisti); il giudice Falco, che s'erano così
fatti i conti con la pretesa cultura psicanalitica.
Di Giovanni Sanfratello, cioè di quel che ne restò,dopo il suo "salvataggio" da parte dell'Italia "cattolica", "pura", "maestra del giure", "virile", "ordinata", insomma democristiana e fascista, se ne ebbero notizie nel 1982 dalla prefazione di un libro di Mario Appignani sulle carceri :  un giovane malconcio drogato non solo dal manicomio, annichilito dalla medicina,dalla famiglia e dalla cattiva giustizia.Poi più nulla.
 La sua vicenda sembra esemplare: la società, accorsa in difesa della famiglia e dell'ordine, lo aveva "assistito". Questa "assistenza" ne aveva fatto un rottame, un "violento contro se stesso", il minimo che alla scuola d'obbligo della Violenza Costituita possa accadere. Giovanni Sanfratello aveva in pochi mesi vissuto intensamente la trafila di centinaia di migliaia di giovani presi a carico, per volontà della Repubblica , dalle Istituzioni che predicano "amore", "dedizione", "sacrificio", rispetto della vita.

 

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venerdì, 24 novembre 2006
17:15

Magie di parole (lei è omosessuale?)

Per converso si è vista la forte personalità del Braibanti: un uomo adulto, volitivo, esperto, sottile, dialettico, controllato, tenace, "omosessualmente intellettuale". Ha un vizio che deve soddisfare e che invade tutto il suo Essere psichico, che lo muove e lo domina; è indubbiamente colto anche se disarmonizzato e non integrato, ma è anche ambizioso, orgoglioso, immodesto; fisicamente svantaggiato, ha per legge di compensazione esaltato - ed è portato a sopravvalutare - le sue doti intellettive. Però è praticamente un fallito: scrive libri che nessuno legge; quasi cinquantenne, vive ancora una vita fatta di miseria, di panini imbottiti, di panni lavati da sé, di carità della madre, del fratello, degli amici. E' preda di sete di potere, di dominio di rivincita, professa monismo e anarchismo, combatte la famiglia, società e Stato; disprezza la scuola e la morale; ripudia il conformismo dei più perché i più sono la gente fisicamente, psichicamente e sessualmente sana, normale, hanno cioè quel che a lui è stato negato.

Corte d'Assise di Roma atti del processo ad Aldo Braibanti

Se è vero che l'imputato,colpevole o innocente che sia,è un essere umano solo, nel momento più tragico della sua esistenza,noi non risarciremmo mai abbastanza Aldo Braibanti,non solo per l'ingiusta detenzione ma per essere stato sottoposto ad un processo che segna una delle pagine più ambigue e vergognose che la Giustizia Italiana abbia mai scritto.La logica della "vittima designata" che si rinviene negli atti giudiziari fin dal linguaggio utilizzato,mobilitò in favore di Braibanti intellettuali del calibro di Umberto Eco,Guido Calogero, Alberto Moravia ed indusse Leopoldo Piccardi a reindossare la toga,per un memorabile patrocinio che se non servì ad assolvere Braibanti, tuttavia ebbe notevole influenza sulle successive decisioni dei giudici costituzionali in materia di abrogazione del reato di plagio.

Prima di raccontare come si svolsero i fatti una piccola considerazione :

Centinaia di migliaia di pagine di dottrina volta alla disanima del carattere diverso delle leggi e delle disposizioni, non mi convinceranno mai ad accettare la distorsione  per la quali,si è o non si è delinquenti a seconda della classe, del ceto,dell'appartenenza politica o degli stili di vita, e non a seconda se quel che si è fatto o che si fa rientri o meno in fattispecie penali.Il processo Braibanti era intessuto di questa distorsione che incarna, ieri come oggi, uno dei modi più odiosi di fare Cattiva Giustizia.

Il 12 ottobre 1964 Ippolito Sanfratello presentò alla Procura della Repubblica di Roma una denuncia contro Aldo Braibanti, accusandolo di plagio nei confronti del figlio, Giovanni Sanfratello. Nell'esposto si sosteneva che Braibanti, grazie al potere che esercitava sul figlio, aveva assoggettato quest'ultimo a sé sia sotto l'aspetto psichico sia dal punto di vista fisico, in quanto omosessuale.
Il procuratore Loiacono aprì immediatamente l'istruttoria, che sarebbe durata per ben quattro anni, nonostante la legge imponesse, trascorsi quaranta giorni dall'apertura del fascicolo, il passaggio del procedimento al giudice istruttore.
Fu chiamato agli interrogatori, tra gli altri, anche Piercarlo Toscani, il quale affermò di essere anch'egli vittima di Braibanti, non lesinando al procuratore i particolari più intimi della sua passata relazione con quest'ultimo. Quelle parole, insieme ad altre, sono state poi trasformate - come avrebbe notato successivamente Umberto Eco - in "magie di parole", distorsioni della realtà, utili a guidare l'interpretazione dei fatti nel senso voluto dagli accusatori.
Il 5 dicembre 1967 Aldo Braibanti fu arrestato e rinchiuso a Regina Cœli per aver sottoposto "Toscani Piercarlo    e   Sanfratello   Giovanni   al   proprio potere in modo da ridurli in totale stato di soggezione", secondo l'articolo 603 del Codice penale.
Qualche mese dopo, dal 12 giugno al 13 luglio 1968 si svolse, alla Corte d'Assise di Roma, il processo, che vide Ippolito Sanfratello e Piercarlo Toscani costituirsi parti civili. A difesa di Braibanti testimoniarono, tra gli altri, Sylvano Bussotti, Marco e Piergiorgio Bellocchio.
Il processo assunse subito, i toni della caccia alle streghe. Non Braibanti fu dipinto come un essere diabolico, un corruttore di giovani, si utilizzò la sua produzione artistica, filosofica o poetica e persino i suoi interessi scientifici per farne oggetto di disprezzo o per trovarvi i segni della volontà di plagiare. Si reinterpretarono banali fatti della vita quotidiana e di relazione fra le persone in chiave ossessiva; ma soprattutto si utilizzò tutto il campionario di stereotipi e di pregiudizi antiomosessuali disponibili, per portare sul banco degli imputati, oltre al "cattivo maestro", anche l'omosessuale Braibanti. Nelle domande della pubblica accusa e dei rappresentanti delle parti civili, nelle loro arringhe, nelle questioni poste dai giudici e nei loro pronunciamenti (innanzitutto nella sentenza), emerge chiaramente il tentativo di condannare l'omosessualità, reso evidente, ad esempio, dalla domanda a bruciapelo del PM Loiacono a un testimone della difesa, Sylvano Bussotti: "Lei è omosessuale?". 
I tentativi di sostenere che l'aspetto omosessuale del caso non aveva minimamente interessato i giudici e compromesso quindi il verdetto furono molteplici : tutti i documenti rimasti ci dicono l'esatto contrario.
Nonostante la difesa che Giovanni Sanfratello fece dell'imputato (indicata anzi dall'accusa come una delle prove dell'avvenuto plagio), la Corte condannò Braibanti a nove anni di prigione meno due per meriti resistenziali. Il successivo appello, più di un anno dopo, confermò l'impianto della sentenza, riducendo però la pena a quattro anni meno due. Nel 1971 una sentenza della Corte di Cassazione confermò il giudizio d’appello. Braibanti era intanto uscito di prigione alla fine del 1969.

Dopo questo processo l'articolo 603 del Codice Penale che pure contava illustri e fieri sostenitori,fu abrogato dalla Corte Costituzionale nel 1981, con una sentenza che avallò indirettamente gli argomenti usati dagli avvocati di Braibanti negli anni precedenti. In particolare la Corte stabilì che la norma si riferiva a "situazioni o comportamenti irreali o fantastici o comunque non avverabili [… e che] devono considerarsi inesistenti o non razionalmente accertabili.

 

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giovedì, 16 novembre 2006
02:04

Panopticon

Il filosofo e giurista Jeremy Bentham nel 1791 ideò questo modello di costruzione detentiva di cui parla Michel Foucault nel suo libro "Sorvegliare e Punire" sottotitolo Nascita della prigione.

 

All'esterno un edificio ad anello , al centro una torre tagliata da grandi finestre che si aprono verso la faccia interna dell'anello stesso. La costruzione periferica è divisa in celle.Esse hanno due finestre una rivolta verso l'interno corrispondente alla finestra della torre e l'altra verso l'esterno, che permette alla luce di attraversare la cella da parte a parte.
Alla periferia una costruzione ad anello.Al centro una  torre tagliata da larghe finestre che si aprono verso la faccia interna dell'anello,la costruzione periferica è divisa in celle che occupano ciascuna tutto lo spessore della costruzione,esse hanno due finestre una verso l'interno corrispondente alla finestra della torre,l'altra verso l'esterno permette alla luce di attraversare la cella da parte a parte.Basta alloa mettere un sorvegliante nella torre centrale,ed in ogni cella rinchiudere un detenuto,un pazzo,uno scolaro.Per effetto del controluce,si possono cogliere dalla torre i prigionieri nelle celle.Tante gabbie,altrettanti piccoli teatri ,in cui ogni attore è solo perfettamente individualizzato e costantemente visibile.Ciascuno al suo posto,rinchiuso in una cella è visto di faccia dal sorvegliante,ma i muri laterali gli impediscono di entrare in contatto con i compagni.E' visto ma non vede,oggetto di un'informazione,mai soggetto di una comunicazione.
Lo stato di cosciente visibilità del detenuto, assicura il funzionamento automatico del potere anche in assenza di sorveglianti.Questo sistema garantisce disciplina, l'isolamento dei detenuti evita ribellioni.
L'assoggettamento reale nasce meccanicamente da una relazione fittizia, in modo tale che non c'è bisogno di far ricorso alla forza per costringere un condannato alla buona condotta,il pazzo alla calma,l'operaio al lavoro,lo scolaro all'attenzione,l'ammalato all'osservanza delle prescrizioni.Il panoptismo costituiva il procedimento tecnico della coercizione.Esso non ha cessato di operare in profondità delle strutture giuridiche della società,per far funzionere i meccanismi effettivi del potere contro il quadro formale che questo si era dato.

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sabato, 28 ottobre 2006
18:05

Un po' di legalese

La settimana scorsa nel blog dei Lillà  (temporaneamente trasformato in blog dei Melograni),la Scrivente nonchè Tenutaria, ha trascorso qualche ora,  per discutere con i preoccupati frequentatori del salotto ,sulla modifica alla legge sul diritto d'autore in Finanziaria che era loro sembrato  limitare l'uso delle citazioni, dei rimandi, e dei copia/incolla, pane quotidiano di blog e affini .Il termini del dibattito sono contenuti nel post/9671719  .L'articolo incriminato appartiene al decreto legge 262 del 3 ottobre 2006 e recita :

 

Art. 32.
Riproduzione di articoli di riviste o giornali
1. All'articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il
comma 1, e' inserito il seguente:
«1-bis. I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la
riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali,
devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i
suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le
modalita' di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i
soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle
categorie interessate. Sono escluse dalla corresponsione del compenso
le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165.».

In realtà come si può leggere più che di una modifica si tratta di una integrazione  :

Legge 22 aprile 1941
Capo V
Eccezioni e limitazioni

Sezione I - Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni

Art. 65

1. Gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, e gli altri materiali dello stesso carattere possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi, se la riproduzione o l'utilizzazione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell'autore, se riportato.

2. La riproduzione o comunicazione al pubblico di opere o materiali protetti utilizzati in occasione di avvenimenti di attualità è consentita ai fini dell'esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo, sempre che si indichi, salvo caso di impossibilità, la fonte, incluso il nome dell'autore, se riportato.

Ora, se è vero che l'ambiguità del legalese, in questa occasione,s'è dispiegata in tutta la sua potenza è altrettanto vero che connettendo i due disposti, non emergevano,a sommesso parere della Tenutaria Scrivente, preoccupazioni tali , per il diritto all'informazione nei blog,da dover giustificare una sommossa, piuttosto si rendeva necessario, un chiarimento al legislatore. Che puntualmente è arrivato : Riccardo Franco Levi , ispiratore della modifica nonchè sottosegretario alla Presidenza del Consiglio precisa che si tratta di  "una base giuridica per la riscossione dei diritti d'autore sulle rassegne stampa".Insomma un modo per regolare meglio l'attività di chi fotocopia articoli per usi commerciali (come i service che realizzano appunto le rassegne)o la pratica di alcune testate di ripubblicare articoli altrui.Una questione tra editori o poco
più.Come volevasi dimostrare dunque.A questo punto Lilas può darne ampia notizia ai suoi lettori, riproducendo parzialmente o integralmente il presente post ,ovvero riassumendone il senso,a suo piacimento.Importante mi sembra invece che si solleciti ancora il Legislatore a fare chiarezza sulle rassegne stampa delle organizzazioni no profit.Le altre,cioè quelle for profit , com'è giusto, paghino.Dura lex.

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mercoledì, 27 settembre 2006
13:53

Ventitre anni,dieci mesi,diciassette giorni

silvia baraldiniche sempre l' ignoranza fa paura... ed il silenzio è uguale a morte"...(Francesco Guccini, Canzone per Silvia)

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lunedì, 31 luglio 2006
16:47

Mandati

Andrebbe ancora bene se questo ammuffito ( a causa delle argomentazioni) dibattito sull'indulto,riuscisse a mettere in luce  le reali condizioni del sistema carcerario in Italia.Così non sarà e se il terreno del dibattito si sposta sulle madri in pericolo invece che concernere la mancata rieducazione dei figli detenuti,rischiamo d'impantanarci e di non venire più via dalla solita logica di vieto moralismo ,inutile ,in primo luogo, alla risoluzione del problema evidenziato da quelle stesse madri .Il carcere,come il manicomio ai tempi suoi, ( e questo dibattito un po' mi ricorda l'altro) è un grande tabù.L'idea di segregare e allontanare individui pericolosi o malati, è rassicurante e vecchia quanto l'uomo e metterne in discussione l'efficacia ,significa minare  un  malinteso senso di sicurezza fondato per lo più sulla rimozione del problema.Poco importa infatti che le carceri siano nei fatti,macchine moltiplicatrici di criminalità ,(come i manicomi di allora furono assurdi moltiplicatori di follia) e quindi  a loro volta, sistemi di reiterazione, assai più minacciosi per la sicurezza della collettività.Tuttavia quello che sconcerta di più in questo dibattito, non è tanto la sottaciuta  fiducia nel sistema carcerario come unica misura di contrasto alla criminalità, quanto i disordinati effetti che produce il vacillare di un altro falso mito :quello del compromesso come idea negativa e deleteria  dell'arte di governare .Come se connettere i diversi dati che concorrono alla definizione di un problema e trarne conclusioni per scelte operative che tengano conto dei distinti elementi,delle forze in campo,degli interessi e delle priorità, fosse un lavoro sporco,un amaro calice,una triste necessità,difficile per di più,da rappresentare agli elettori.Manco se noi tutti vivessimo su Marte e le nostre esistenze fossero estranee a logiche compromissorie o alla ricerca rocambolesca del male minore.L'idea del governo come arte di "fare le cose" sembra sancire per alcuni, il definitivo svilimento della politica, mentre privilegiare l' ideologia e le derivanti questioni di principio è ritenuto di per sè, un fattore nobilitante dell'azione politica.Peccato che la realtà idi cui facciamo parte è, oltre che complessa,in continuo movimento,peccato che in virtù di questo, i metri di giudizio di natura ideologica non siano più in grado di offrire  interpretazioni esaustive,peccato che il mandato degli elettori possa riassumersi nell'imput "governate" e non nella raccomandazione " rendete una nobile testimonianza al paese". Vista l'importanza della sfida e le future questioni all'ordine del giorno, sarà forse utile  riconsiderare il senso di essere "forza di governo" inclusa la necessaria implicazione,  di non poter essere nel contempo, forza di opposizione.

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sabato, 29 luglio 2006
16:05

Mostri

Farebbero meglio a dire che sono contrari per principio al provvedimento di clemenza, piuttosto che speculare sulla casistica, agitando mostri e spargendo a piene mani veleno e cattiva informazione.Stamane sulla stampa è di turno il mostro, l'efferato delitto, il parricida, la matricida, lo stragista  e chi più ne ha più ne metta. E in questo bell'affresco di criminali ,come poteva mancare Erika De Nardo?La quale sconta una condanna a 16 anni, oltre al carcere dovrebbe , secondo la sentenza, essere sottoposta a intervento terapeutico adeguato al suo disturbo di personalità.Tutto quello che potrebbe ottenere da quest'indulto , essendo minorenne all’epoca dei fatti, è l'accesso ai benefici di legge, permessi  o misure alternative (comunità) ,tra poco più di un anno. Ma sempre detenuta resterebbe. La rassegna  prosegue con Pietro Maso,condannato a 30 anni per aver ucciso entrambi i genitori ,lui  invece usufruisce già dei benefici di legge,con l’indulto la sua uscita dal carcere anziché nel 2021 potrebbe avvenire  nel 2018 .E ancora Vito Corso, l’autore della strage di Rozzano: per ammazzare due pregiudicati, sparò tra la folla uccidendo una bambina e un anziano. Sconta 20 anni di carcere. Ora potrebbero diventare 17, calcolando quelli già scontati potrebbe chiedere permessi premio tra 7 o 8 anni.Di quale libertà stiamo parlando?Due sono le cose :o l'ansia giustizialista porta qualcuno a ritenere le misure alternative e il regime di semilibertà troppo tenere e lassiste, o sui giornali stamane si raccontano le balle, dimenticando che nessun reinserimento o rieducazione si potrebbe ottenere senza quei benefici di legge, poichè una cosa è certa,ed è che in carcere non è  garantito il recupero  o la terapia psichiatrica,ove necessaria, previsti dal nostro ordinamento.Piuttosto che tranquillizzarsi all'idea dell'assoluta detenzione di EriKa,la Società avrebbe molto da preoccuparsi per la  sua mancata rieducazione E’ un amarissimo calice questo indulto ma è impossibile lavarsi le mani di questo doppio stato di necessità.

 Intervenire per decongestionare l´insostenibile situazione carceraria (creando nel contempo i presupporti per una riforma organica del sistema penale) è perciò cosa buona e giusta, responsabile e seria. Ma se qualcuno profitta dello stato di necessità per infilarci la soluzione di casi particolari, ecco che i problemi si complicano. Nella pretesa di estendere l´indulto ai reati finanziari e di corruzione (altrimenti di indulto manco a parlarne!) si può vedere il tentativo di strumentalizzare la sofferenza di migliaia di detenuti per ottenere benefici anche per altri soggetti, quei "colletti bianchi" che già beneficiano del fatto che il nostro sistema penale si caratterizza ormai per la compresenza di due distinti codici: uno per i cittadini "comuni" e l´altro per i "galantuomini" (cioè le persone giudicate, in base al censo, comunque per bene...); "galantuomini" che a volte pretendono addirittura di essere liberati da ogni regola mediante condoni o leggi "ad personam". Ora, appoggiarsi ad un problema di carattere generale (la situazione delle carceri) per farne la sponda utile a risolvere un problema di pochi (si calcola che siano un´ottantina i "colletti bianchi" in espiazione di pena, oltretutto quasi sempre "extra moenia", cioè fuori del carcere), non è come legiferare brutalmente "ad personam", ma è espressione di una logica che appare contigua, apparentata a quella che nella passata legislatura ha prodotto proprio un susseguirsi tale di leggi "ad personam" da mettere a rischio lo stesso equilibrio istituzionale. Ed ecco il dilemma: il riaffiorare, sia pure per vie indirette, di logiche siffatte è un prezzo accettabile, perché senza subirlo sarebbe impossibile risolvere il grave stato di necessità di cui si è detto? Oppure si tratta di uno strappo troppo profondo per consentire un bilanciamento, alla fin fine tollerabile, di esigenze tutt´affatto diverse? Chi pensa nel primo modo, potrebbe parlare di (mezzo) miracolo. Chi preferisce il secondo parlerà di (mezzo) inciucio. Spetta alla coscienza di ciascuno scegliere. Come nel caso dell´articolo 416-ter del Codice Penale (scambio elettorale politico-mafioso) emerso da ultimo nel dibattito parlamentare.

Giancarlo Caselli L'Unità del  27.07.06

 

 

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giovedì, 27 luglio 2006
05:37

I manettari

Marco Travaglio su Repubblica del 25 luglio denunzia i presunti benefici che l' indulto procurerebbe ai responsabili di inquinamento da amianto e di altre cause di morte e malattia tra i lavoratori.Lo stesso indulto poi potrebbe essere responsabile,secondo Travaglio,  del mancato risarcimento alle vittime nonchè di "mandare in fumo il maxiprocesso" contro i boss svizzeri e italiani dell'Eternit.C'è di più : "grazie all'amnistia di 5 anni, annunciata per la ripresa autunnale, non verserebbero nemmeno un euro alle vittime e ai loro familiari.L'articolo ,ancorchè contenga una serie di falsità e l'annuncio di una prossima ammnistia che non risulta essere nelle intenzioni o nel calendario del governo (in autunno poi...) ,ha avuto un forte impatto nel dibattito della sinistra, tanto che nella giornata tra ieri l'altro e ieri , si sono sprecate le smentite e le precisazioni, di cui un paio,autorevoli, direttamente dall'aula di Montecitorio.Dunque oramai lo sanno anche i sassi che l'indulto non estingue il reato,tantomeno annulla gli eventuali  risarcimenti e che i processi di cui parla Travaglio si devono ancora,per la maggior parte, celebrare.Spiace, anzi no :fa proprio incazzare che il Fronte Manettaro per catturare l'attenzione dei lettori e la loro eventuale opinione contraria al provvedimento di clemenza,debba ricorrere a effettacci  da  Grand Guignol e non risparmi di spargere allarmismo e aspettative di ammnistia nei parenti di quelle vittime.Ma quello che davvero indigna è che da questo nobile dibattito, sia completamente assente la condizione disumana delle carceri e la sorte dei poveretti,degli immigrati che subiscono con la loro sofferenza una pena aggiuntiva.Rispetto a questo i 66 che otterrebbero uno sconto con l'indulto e che  difficilmente andrebbero in galera (Cesare Previti è già nella sua casa di piazza Farnese ,ai domiciliari  con quattro ore di libertà al giorno) non possono costituire gli epigoni di una catastrofe morale.

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