mercoledì, 29 aprile 2009
11:28

Miriam non Miriam

Strasburgo

Hanno ragione coloro i quali attribuiscono a Silvio Berlusconi la capacità di aver prima sconvolto e poi ridefinito i termini del dibattito politico, qui da noi. Prova ne è che ad ogni apparir di ragazzotta di belle speranze, sulle liste elettorali del PDL - dunque dalla Gardini in poi, non una novità -  le reazioni dei fieri oppositori  immancabilmente vengono modulate, per linguaggio ed argomenti, su quella che viene ritenuta essere, la portata dell' evento. Beatamente coinvolti in una querelle all'insegna dell' uguale e contrario, si replica volgarmente a qualcosa che si ritiene volgare.  

E vai col tango del trito repertorio misogino e della terminologia più vieta, manco fosse colpa di quelle sprovvedute se la politica si è così ridotta.

Ma il punto non sono ovviamente le ragazze  e anche se il tema della presenza femminile è stato  posto in modo intelligente da Sofia Ventura, si tratta di allargare la riflessione ad un terreno più ampio di cui la reificazione delle donne  è uno dei pilastri,  ma non il solo.

Perchè una cosa è certa :  o il  problema della compilazione delle liste diviene un caso che riguarda in generale il modo in cui gli apparati di partito, provvedendo in via esclusiva  all'autoconservazione, selezionano una classe dirigente funzionale alla propria immagine,  oppure continueremo in eterno a moraleggiare con ridicole varianti del dove andremo a finire, per via di  quattro belle figliole definite scioccherelle e inadatte per profilo, al ruolo in questione.

Che si tratti di collocamento per principi azzurri e starlette o di prepensionamenti eccellentissimi, il problema è uno solo. Ed è politico. Mi spiace, per lo spessore di Luigi Berlinguer che indiscutibilmente si pone a distanze siderali da quello di qualunque blasonato o ballerina o soi disant gggiovane - trombato alle Politiche e riproposto come una minestrina riscaldata alle Europee -  ma la faccenda è metodologica e  riguarda anche un tipo di candidatura come la sua.

Finchè saranno logiche partitiche spicciole e interessi di bottega a soprintendere la scelta dei candidati, ognuno provvederà a sistemare i suoi avendo per  la testa ben altro che la  rappresentanza. A nessuno è dato di mettere il naso in casa d'altri ma se si desse al meccanismo delle primarie un valore istituzionale, sono convinta che le candidature improbabili sarebbero sensibilmente ridotte, quantomeno un'investitura più democratica conferirebbe un senso differente  alle scelte.

Le liste elettorali delle Europee sono - complessivamente e trasversalmente -  brutte. A chi ha a cuore il  buon andamento dei nostri interessi a Strasburgo, non rimane che sperare nella continuità degli staff tecnici, più in grado dei nostri politici di orientarsi nella complessità della normativa europea e delle questioni internazionali. Ma qualcuno pensa all'importanza del Parlamento Europeo? O siamo tutti a sfogliare la margherita se Miriam Bartolini questa volta  sia in combutta col consorte o ce la faccia a presentargli infine,  il conto del matrimonialista?

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mercoledì, 25 marzo 2009
17:38

Estrella estrellita

serracchiani

Deobora Serracchiani, consigliere provinciale, che non è  Amélie e manco Heidi, ma -  mi dicono e non ho dubbi - un tostissimo avvocato del lavoro di Udine, oltre che invadere il web e la stampa nazionale è finita pure su El Pais e da quanto par di capire, domani sera - o prossimamente -  sarà ospite della nuova trasmissione della Bignardi.

Va benissimo, nell'un caso e nell'altro. Tutti coloro i quali si dicono, a vario titolo, preoccupati  dell'eventuale esposizione con relativa possibilità di massacro mediatico, dovrebbero riconsiderare il famoso video, dal quale inequivocabilmente si evince che Debora Serracchiani è in grado di badare a se stessa e di gestire l'improvviso successo come si conviene ad una persona adulta, equilibrata e capace.

Se poi qualcuno aveva ancora dubbi sul fatto che persone non coinvolte nelle dinamiche d'apparato, siano capaci di chiarezza al punto di richiamare l'attenzione non solo dei numerosi passeggiatori, bloggatori twittatori, oramai immancabili in ogni consesso - ma è davvero necessario che il mondo sappia in tempo quasi reale che il leader o il sottopanza,  alle ore 10.00 , si sono soffiati il naso? - ma di un consistente pezzo di Partito abitualmente estraneo alle celebrazioni autoreferenziali, pensi alla Serracchiani e si domandi se non sia il caso di aprire un confronto funzionale e serio con i circoli. Magari si scopre che di Serracchiani è pieno il Partito e  si va alle Primarie con le idee più chiare. Magari lo spariglio tanto atteso, è solo a un passo.

Il nodo da sciogliere non è l'età o l'identikit della nuova leadership o se le Primarie sono più belle e interessanti  del Congresso, ma ancora una volta come si governano le differenze. E oserei aggiungere, come si sta nelle istanze di partito. Debora che, non a caso, riscuote consensi perchè interpreta il sentimento di molti, lo ha dimostrato. Fosse anche solo per questo, evviva lei.

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sabato, 14 marzo 2009
20:05

Che barba, che noia

Tra il Cioni di pattuglia -  che abbiamo preso il graffitaro -  e il Renzi additato futuro leader nazionale - che vuol cambiare la costituzione e il welfare - ci sarà pure dell'Altro in questo partito (che non c'è) e nella città di Firenze, messi in scena da Annozero giovedì scorso.

Certo abbiamo potuto vedere  la Casa del Popolo semideserta quando si parla di politica e affollata nei pomeriggi dedicati al liscio - dopo Giuseppe Bertolucci il fatto sembrava non essere più un segreto  ma tant'è, la visione della tombola, ci è stata riproposta come inequivocabile  segno dei tempi -

E ci hanno pure  mostrato  gli abitanti di un quartiere malmesso e degradato, fortemente determinati all' astensione punitiva di gruppi dirigenti e/o governanti pervicaci e sordi. Ma fondamentalmente c'è lui, il vincitore delle primarie, il nuovo, il giovane, l'Obama italiano, tutto maglioncini pastellini occhiali e ciuffo, in perfetta rispondenza col curriculum demo-margheritino classico, dal passaggio negli scout a quello in  Comunione e Liberazione  dove - non viene detto ma tanto sarà così - ha imparato il mestiere, che miglior Scuola d'Impresa di quella, crediate, non fu mai vista.

C'è da dire però che a forza di correre dietro a questa benedetta comunicazione politica può capitare che ci si dimentichi facilmente proprio del contendere, cioè della Politica. E infatti ad Annozero più che parlare di malfunzionamenti non si fa. Le ricette non sono mai interessanti. Meglio il Cioni a caccia di writers e il Renzi a rincorrere i macellai e gli chef illustri per piazzette e  mercati rionali.

Ma la di là delle definizioni sempre pronte - e sempre quelle - a lasciare di stucco, volendo passare dalla narrazione ai fatti, invece sono proprio i 100 punti per Firenze. Quelli su cui Renzi ha costruito la sua vittoria alle primarie, unitamente al resto del corredo : lo staff, il portavoce i ciclisti con la pettorina, i suoi volontari insomma e quel gran correre  in lungo e in largo per la città a promuovere se stesso. Dimenticavo Internet. Siti in stile .Obamiano beninteso.

Cosa aggiungere allora su quei cento punti programmatici, sedicenti innovativi, titolati ad effetto  -  Segui la multa, Ripartire dalla Zeta, Paline parlanti e così via - ? Di sicuro che a questi giovani - o vecchi - aspiranti amministratori non farebbe male viaggiare un po' di più,  una qualsiasi capitale europea da chiunque governata - ma va bene anche Istambul mica c'è bisogno per forza della Ville Lumière - per capire intorno a quali Idee  cresce e si evolve una città, come viene recuperato il vecchio ed allocato il nuovo, come si riqualifica un'area e chi, al di là degli esecutori materiali  a smuovere la benedetta economia, dovrebbero essere i fruitori. A vantaggio di chi, si rivoltano le città come calzini. In funzione di quali politiche.

Invece niente : semplifichiamo, razionalizziamo tagliamo, ricuciamo compagini amministrative, cacciamo i politici e mettiamo i tecnici, istituiamo - parola magica - le Holding. Ma per fare cosa? Non certo per istituire serie commissioni di verifica dei contratti e degli appalti o modalità di affidamento che ne aumentino la trasparenza. L'innovazione alle volte più che nell'informatizzazione si nasconde tra le pieghe insospettabili di buone procedure.

Nè c'è ombra di politiche sociali, se si eccettuano scarni e  generici riferimenti buoni ad Abbiategrasso come a  Grottaferrata. Non ci sono  centri antiviolenza, consultori, programmi di integrazione scolastica, tavoli interreligiosi, politiche per l'infanzia. Di colpo sono spariti da Firenze i poveri, gl'immigrati, le donne e i bambini. In compenso ci sono molti navigatori satellitari e quel tanto di tecnologia che fa nuovo in avanzata. E a parte aprire i bar di notte e fare il Cinema d'Estate, il deserto.

Non so se Matteo Renzi abbia la stoffa del leader nazionale, fin qui s'è visto solo uno stile disinvolto ed autocompiaciuto, da narcisetto in diretta. E siccome molto mi fido del giudizio di quelli della tombola, l'allusione alla smania di protagonismo e ad una marcata attenzione a fattori marginali, per quanto scontata, un po' m'impensierisce.

Ma non perchè l'accostamento - inappropriato - con Enrico Berlinguer, proposto dalla scaletta, rimanda a fasi in cui il nuovo si ricercava , senza che fosse identificato necessariamente  attraverso l'adozione di criteri generazionali, ma per il grosso potere che oramai ha assunto la forma rispetto ai contenuti : Matteo Renzi con i suoi cento punti, non dimentichiamolo, ha vinto le primarie e ad un certo punto bisognerà sin sperare che sia lui a vincere le elezioni e a governare Firenze.

Non ci fosse stato Staino a segnalare il punto di debolezza di una candidatura esclusivamente da dare in pasto alla comunicazione, pur nell'ingenerosità della definizione - pollo da batteria - si sarebbe potuto pensare, al solito,  di tenersi il vecchio, se questo è il nuovo. E invece bisognerà continuare a cercare. Ma per carità : possibilmente lontano da Renzi.

Nell'illustrazione il Nettuno di Piazza della Signoria

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venerdì, 20 febbraio 2009
19:13

Casting

Scorpione 0cea

Stamane sul Foglio, Giuliano Ferrara - che conosce assai bene le dinamiche interne ai vari partiti della sinistra che hanno preceduto la nascita del PD -  traccia un breve excursus, una storia  degli ultimi venti e forse più, tribolati anni  della nostra vita  di quadri, dirigenti e militanti semplici di quei partiti,  l'editoriale è titolato  il teorema dello scorpione.

Al confronto delle tante fesserie e luoghi comuni che si leggono in queste ore tra giornali e web, sulla successione e sui possibili scenari, quelli che si raccontano nell'articolo, quantomeno sono fatti. Realmente accaduti e di cui, a mio avviso, si dovrebbe tenere conto. La lettura di quei fatti messi così brutalmene in sequenza, sostiene, ove mai ce ne fosse bisogno, una miglior comprensione di quanto sta accadendo oggi.

Forza e coraggio dunque, domani non si va ad un casting per scegliere il segretario, si va a ratificare la soluzione più rapida, democratica ed istituzionale possibile : Dario Franceschini.

A meno di non avere altre idee per la zucca e maggioranze che le supportino,  la soluzione meno pasticciata è quella della reggenza fino al congresso. L'unica che consenta di tenere insieme il partito in vista delle primarie per scegliere i candidati alle future sfide elettorali  e per continuare, meglio che si può, a far fronte, senza ulteriori traumi,  all'attività politica e a quella parlamentare.

Non ha gran senso eleggere ora, in tutta fretta, un uomo o una donna e la relativa lista, senza averne  discusso, mettendolo in relazione con altri, il progetto. Credo che l'esigenza più sentita  sia di valutare il futuro gruppo dirigente soprattutto sulla scorta dei contenuti politici e delle strategie di cui si farà portatore. Per fare ciò, le Primarie che oltretutto comporterebbero una modifica statutaria, non bastano, serve una verifica congressuale.

Vediamo un po' se per una volta almeno, si riesce ad evitare che un ennesimo esercizio di arte sicaria bruci di qui alle elezioni, personaggio e progetto.

Il nuovo che ci serve oggi è la compattezza, la fine dei mugugni, delle lagne, delle smanie di protagonismo e delle ansie di collocazione di questo e di quell'altro.

Che non si perda mai più di vista lo scorpione.

Scritto da sedlex in: democrat
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mercoledì, 18 febbraio 2009
14:07

Vecchie novitĂ 

Non per la sconfitta elettorale, ne' per le dimissioni che si è amareggiati. L' una e le altre, qualunque sia la lettura, rimangono l'esito naturale di catene di eventi ben circostanziati. Il voto politico alle amministrative, il leader pesantemente tacciato d'inadeguatezza che impone all'intero partito una verifica. E perchè ciò accada non può far  altro che dimettersi. Per sè, perchè in questi mesi nulla gli è stato risparmiato e per il progetto riformista che la sua particolare situazione di difficoltà rischia di compromettere. Cosa ci si aspettava?

Ma sono le reazioni, è  la pochezza di quel che gira intorno a preoccupare seriamente e a non lasciar sperare  in un futuro migliore. A partire da quelli che stamane e per tutto il giorno  si  sono scervellati intorno alla successione, come se si trattasse di sostituire il segretario uscente con  l'uomo o con la donna giusti e non eventualmente con il Progetto del quale il futuro leader dovrebbe essere l'incarnazione. Se non va il segretario non va nemmeno la sua piattaforma, come viene ufficialmente chiamata. Quella votata da tre milioni e mezzo di cittadini alle primarie. Mi fa sorridere questo ritenere Bersani, Scalfarotto, Cuperlo, Renzi, Finocchiaro o Bindi che hanno altre visioni, intercambiabili con Veltroni quando sono proprio le differenze d'impostazione ad aver determinato lo sconquasso. Non dico d'interrogare il buon senso in certi frangenti, ma quantomeno lo Statuto andrebbe tenuto nel dovuto conto. Immediato o tardivo che sia il congresso, sarà quella l'istanza decisiva in cui saremo chiamati a decidere:  l'uomo o la donna e il relativo progetto.

 Manco a dirlo, i più scontenti e delusi poi, sono i fieri oppositori, quelli che avevano giocato d'anticipo, avviando la campagna per la leadership con tanto di autocandidature, nel bel mezzo di una tornata elettorale e di non poca importanza, per giunta. La sottrazione improvvisa, impone loro atteggiamenti autenticamente propositivi. Vedremo se dal cappello uscirà fuori la tradizionale lenzuolata o la solita pezza calda.

Vedremo il coraggio... Facile fare il tiro al piccione ben appostati nelle retrovie, più difficile è scendere in campo a viso aperto, mettersi in gioco, assumersi responsabilità. Forza, vediamo chi si accolla il prosieguo, l'onere di tenere in piedi la baracca e quello della prossima sconfitta.

Quanto tutto questo faccia parte di un corredo di vecchie eredità, non sto nemmeno a dirlo. Ci sono stati momenti in cui nemmeno è sembrato che si fosse passati ad altro partito, altri ancora in cui la sensazione di essere di nuovo coinvolti in meccanismi in tutto e per tutto simili a quelli che hanno stritolato Prodi è stata nettissima. Persino i nuovi arrivati, invece che disattivare dinamiche perverse, si sono inseriti  agevolmente nel gioco. Perfettamente integrati, fin da subito.

Stasera un gruppo di loro ha pubblicato un comunicato dichiarandosi disposto a continuare la battaglia culturale del PD. Seguono firme. Un po' tardi per la dichiarazione d'intenti. La sensazione infatti è che nonostante l'uso disinvolto della tastiera, del blackberry e del social network, non abbiano capito molto bene quel che è successo. 

 

Scritto da sedlex in: democrat
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lunedì, 16 febbraio 2009
00:35

Scienza e coscienza

Il fatto che Ignazio Marino pensi ad un referendum abrogativo prima ancora che sia stata licenziata la legge, anzi, che ne sia reso noto addirittura il testo, esprime molto delle difficoltà e dell'atteggiamento sostanzialmente rinunziatario del fronte laico.

Primo fra tutti il  PD che in realtà sulla questione dovrebbe organizzare un referendum interno, viste le plateali divisioni, evitando di nascondere le magagne dietro il rispetto di improbabili questioni di coscienza.

Coscienze che potrebbero agevolmente superare la prova del voto UNITARIO - cioè il NO alle proposte del PDL - e uscirne linde e immacolate, se solo la formulazione di  una proposta alternativa,  lasciasse libere le scelte individuali dei pazienti,  attribuendo al rapporto di cura la dignità e l'importanza che compete al momento centrale di  ogni decisione in materia di salute.

Per fare ciò non occorre mettere in campo grandi mediazioni, ne' artifici politici o  legislativi : si tratta semplicemente di modellare una posizione sul combinato disposto di quanto già è scritto nel nostro Ordinamento, il che consentirebbe oltretutto di liberare il dibattito politico dalle secche, per esempio, dei proVita vs i ProMorte ovvero del dar da bere agli assetati, prescrizione evangelica di tutto rispetto, ma che nella diatriba in questione si evidenzia speciosa e fuorviante. Poichè se è vero  che ogni paziente costituisce un caso a sè, ogni valutazione  del legislatore in tal senso, diviene automaticamente inadeguata.

Tutto quanto si trova entro i confini stabiliti dagli articoli 2, 13 e 32   della Costituzione, del Codice Deontologico, della Legge sul servizio sanitario nazionale e dei trattati internazionali sottoscritti,  non può determinare Problema di Coscienza alcuno. Accertata la volontà del paziente nelle forme di legge, è il rapporto di cura a sciogliere le controversie sulla natura della malattia, o su cosa s'intende per cura e cosa no, evitando  i rischi eutanasia, omicidio del consenziente o altre stravaganti fattispecie più volte agitate dal centro-destra.  Mentre il votare leggi che limitino quanto disposto dal nostro Ordinamento, crea invece un problema politico concreto. Poichè  al di fuori dei Principi stabiliti e del  criterio di  Scienza e Coscienza non si va proprio da nessuna parte.

In soldoni : va bene il partito pluriculturale senza che ciò implichi la mannaia della conta ma ...o si posseggono strumenti per far convivere dignitosamente le molteplici sensibilità o forse conviene cogliere la palla al balzo delle minacciate scissioni.

Come si pensa di affrontare un referendum con un fronte interno così spezzettato? Soprattutto alla luce delle ultime esperienze di astensionismo alla prova referendaria sulla fecondazione assistita. Senza dimenticare che l'ampia compagine di telespettatori che ha preferito guardare il Grande Fratello piuttosto che i programmi di approfondimento o i talk, la sera in cui è morta Eluana Englaro, esprimono, all'interno dell'evidente disinteresse, la probabile volontà di delegare ad altri, la risoluzione di problemi che importano cognizioni scientifiche o giurisprudenziali.

Forse è bene non scaricare sui cittadini il peso dell'insipienza della politica. Se si dovesse perdere un simile referendum, sarebbe poi più difficile modificare la legge, ove si verificasse un cambio di maggioranza. Evento auspicabile, possibilmente in questa vita.

(la foto l'ha scattata Jimmyjazz . La mano è di una delle statue che sono innanzi alla Corte di Cassazione,)

 

Scritto da sedlex in: palazzo, democrat
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giovedì, 25 dicembre 2008
08:52

A chi giova ( e a che gioco giochiamo)

Dopo aver ucciso l'Informazione, la Narrazione si accinge a uccidere anche la Giustizia. Ordinanze più voluminose di Guerra & Pace -  e spesso analogamente strutturate - all'interno delle quali per reperire un reato, ci vuole il lanternino, inchieste condotte col metodo della pesca a strascico, ipotesi di reati associativi a go - go - e quand'è così, si sa, il dubbio che le prove scarseggino si fa consistente - Pagine e pagine di intercettazioni recanti notizie irrilevanti quando non improbabili : Barbara Palombelli che a teatro, come tutti,  ci va a vedere gli spettacoli , diventa responsabile del Festival Internazionale di Napoli, analogamente accade per  Roberta Carlotto Reichlin che in effetti dirige il Mercadante ( ma solo quello), Polito che si chiama Antonio diventa improvvisamente Nino e va a finire nel tritatutto insieme a  Roberto Morassut e al figlio di Di Pietro. Contestazioni? Zero. In soli dieci giorni l'affaire Pescara si sgonfia e il sindaco D' Alfonso, dimessosi a causa della misura cautelativa, torna libero e anche se molto resta da appurare, è indubbio che producendo la prima ordinanza l' arresto, gli effetti sotto il profilo istituzionale sono stati gravissimi.(scioglimento del Comune)

Al quadro che emerge e che - reati o non reati -  resta desolante per quanto riguarda contesti e comportamenti personali, si aggiungono gli errori - un po' troppi a questo punto  -  veri e propri, un comportamento di alcuni magistrati per certi versi disinvolto e quello dell'Informazione Romanzata, più che mai. Non ci vuol molto a capire che pur volendo allontanare dalla mente ipotesi complottiste, siamo  nel pieno di una fase delicata, in cui nell'abituale tirare l'acqua al proprio mulino della Politica, s'insinuano rischi, vuoi per l'autonomia della magistratura da sempre nel mirino della Destra, alla quale non pare il vero di reclamare un pacchetto di provvedimenti di riforma del CSM o per la separazione delle carriere o più semplicemente che limiti l'uso delle ( necessarie) intercettazioni, vuoi per la stessa Democrazia. Al cospetto di tutto questo, a chi giova demolire e mettere fuori gioco il principale Partito d'Opposizione?

Passi  che al capitolo Questione Morale la fantasia revanchista si scatena e le panzane fioccano. Passi che tra le esclamazioni in galera, in galera in galera ovvero dimissioni, dimissioni dimissioni, dei detrattori, ce ne fosse uno solo che si preoccupi di attenersi ai fatti - intesi come accadimenti ma anche come basica conoscenza del funzionamento delle istituzioni - o che valuti le ricadute di ogni scelta suggerita.  Passi che in quest'ansia di pulizia e rettitudine, con etica, morale, e moralismo - tre distintissime categorie delle quali conviene sempre marcare le differenze - si usa confezionare una padellata di polpette indigeste e grondanti malafede da somministrare al gentile pubblico che se le sorbisce a mò di pacificazione  con la propria, non sempre specchiata, coscienza civile. Passi dunque tutto ...ma che lo scenario richiami alla vigilanza e alla cautela prima ancora  che all'anatema, dovrebbe far parte quantomeno del senso politico da conferire alle nostre analisi.

Garantisti sempre e vicini ai giudici, a patto che non siano malati di protagonismo ed esprimano professionalità. Ma una classe politica borderline non può essere estirpata dai tribunali ne' da partiti organizzati sul modello di Pol pot. Personalmente un partito che impone le dimissioni agli eletti, io non lo voterei manco morta, come non voterei mai un partito le cui regole non armonizzino con il nostro ordinamento. Mentre invece volerei a mettermi in fila per scegliere candidati e organismi dirigenti. Sta tutta lì la differenza, nel potere degli elettori di scegliersi e di votare la squadra che si ritiene più idonea.

(Natale mi sta antipatico ma l'unica persona alla quale mi sentirei di fare gli auguri oggi, è quella ritratta nella foto)

Scritto da sedlex in: palazzi di giustizia, democrat
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venerdì, 19 dicembre 2008
16:44

Chi è garantista

giustizia 2243 

Chi è garantista vuole che le Leggi siano rispettate, che le indagini seguano il loro corso protette dal segreto istruttorio, che i processi siano celebrati senza lungaggini, che una volta individuati i colpevoli siano loro comminate pene proporzionate al reato commesso. Chi è garantista coniuga l'intransigenza del principio di legalità col principio di non colpevolezza, unico antidoto contro le degenerazioni.

Ma essere garantisti non appartiene al campo delle opzioni. E' quel che lo stesso rispetto della legge ci suggerisce di essere. In questo non c'è misura alla quale adeguarsi : o lo si è o si è fuori dal perimetro di legalità. E di civiltà.

Si lo so, un atteggiamento garantista non è utile allo sfogo, ne' al lavoro dei comici, ne' a quello dei narratori, non fa vendere i giornali, non aumenta l'audience,  non rende simpatici e non consola gli afflitti. E probabilmente fa anche perdere  consensi. Ma che spettacolo offre chi è capace solo di invocare la galera?

Tornano le inchieste giudiziarie e, senza che se ne fossero mai andate, le connessioni perverse tra politica e affari. Buon lavoro agl'inquirenti. Nella certezza però  che la questione morale riguardi le singole coscienze e le singole responsabilità, non le intere compagini. Ma soprattutto che le ventate giustizialiste servono assai poco allo scopo. Che rimane quello di coniugare moralità pubblica e bene comune attraverso un Fare Politico efficace.

Se invocare le manette e istruire processi mediatici fosse servito a qualcosa, con Tangentopoli, stagione pur necessaria,  avremmo risolto tutti i problemi di corruttela. Così non è stato e ciò a riprova del fatto che la Giustizia, non può svolgere con successo, compiti  che sono propri della Politica. Pena un esiziale conflitto.

Oggi l'ordinanza della Procura di Napoli, al di là dei rilievi penali,  ci consegna un quadro che rispetto ad allora, è mutato solo per alcuni particolari, mentre il metodo di addomesticare le procedure per acquisire commesse è sempre lo stesso. Come lo è  l'atteggiamento di chi si fa parte diligente per rendere possibili simili operazioni. Non più per il Partito ma per sè. Che importa? Le ricadute per la collettività, sempre le stesse rimangono : un'economia di mercato finta, drogata e, come se non bastasse, servizi scadenti.

Se le cose stanno così, serve un cambio di passo, non solo volti nuovi per il ricambio della classe dirigente, non solo regole di trasparenza -  che ne avremmo, volendo, da riempire i volumi -

So che il segretario del PD Veltroni in mattinata ha difeso le persone oneste che di quel partito fanno parte. Bene ha fatto. Ma l'ulteriore scatto d'orgoglio che gli si richiede, è di precisare quale Progetto di innovazione ha intenzione di mettere in campo e su quali gambe dovrà  procedere questo rinnovamento. Commissariare il Partito locale, laddove si sono manifestate storture, può essere utile, ma non basta.

Diversamente quel garantista che guarda alla Politica come unica ratio per uscire fuori dall'impasse, rimarrà sempre più solo e straniato. E consapevole di una realtà difficile da modificare, sempre più stranito. 

 

 

Scritto da sedlex in: democrat
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martedì, 02 dicembre 2008
09:48

Toglietevelo dalla testa ( Massimo della chiarezza)

Quando ci sarà bisogno di trovare un nuovo leader, io credo che dovrà essere una persona di un'altra generazione...non è più cosa per noi..
A questo punto è il tempo di una nuova generazione: noi dobbiamo dare una mano perché questa generazione possa affermarsi e prendere nelle sue mani il destino della sinistra e spero del paese

Massimo D'Alema, domenica 30 novembre, a Crozza Italia

La generazione internettiana che nel PD chiede il ricambio, il rinnovamento e il turn over,  molto si sta compiacendo del fatto che Massimo D'Alema, domenica scorsa, abbia pronunziato le parole di cui alla premessa.

E anche chi scrive, come altri del resto, vorrebbe vedere il cambiamento. Salvo che se il nuovo non esprime le proprie posizioni po-li-ti-che che s'immaginano discontinue rispetto al tanto vituperato establishment in modo chiaro e articolato, sia propensa a  tenersi il vecchio, almeno sa di che morte  morirà, ovvero dove e come andare a contrastare quel che non le garba. Sempre quando sarà il momento.

Senza considerare un dato di fatto incontrovertibile e assolutamente fuori da qualsiasi benaltrismo, e cioè dello scarso appeal che un problema di rinnovo delle classi dirigenti ha presso l'elettorato del PD in questo momento. Basterebbe fermarsi ad ascoltare i discorsi, anche solo quelli del bar o dell'autobus, per capire che assai più che la disfida generazionale, quel che interessa è capire quanto possa incidere l'Opposizione in un ottica di miglioramento, ovvero di superamento della disastrata contingenza. Su questo s'interrogano gli elettori. E chi scrive.

Strano poi, per  tornare alla trasmissione,  che nessuno si sia accorto di quel passaggio del discorso, riguardante la perdita di credibilità  della politica, in cui lo stesso D'Alema, rispondendo a Crozza ,  ha affermato come sia stata proprio la crisi dei grandi partiti e  l'ingresso in massa della società civile nei luoghi della Rappresentanza, a determinare il fenomeno di scadimento. Aggiungendo, qualora non fosse sufficientemente  chiaro,  una piccola notazione autobiografica sul proprio excursus ( prima la FIGCI, poi gl'incarichi regionali, poi quelli nazionali  etc etc, in una sorta di training irrinunziabile  di cuo  le organizzazioni politiche si avvalevano onde poter selezionare i dirigenti.

Un'affermazione importante, forse l'unica pronunziata  in senso davvero antagonista rispetto alla visione veltroniana del  Partito leggero  ( all'americana, insomma)

Se si connettessero le due espressioni, il quando ci sarà bisogno e l'elogio del ceto politico del passato (della Prima Repubblica, in sostanza),  mi pare che i Rinnovatori o aspiranti tali,  avrebbero pochissimo da compiacersi. Secondo D'Alema, leadership e rappresentanza non dovrebbero essere affidate troppo a quella società civile  di cui sono  esponenti.

Il toglietevelo dalla testa del titolo sia detto senza aggressività, ne' riguarda  le chanches di successo di coloro i quali aspirano a sostituirsi alla attuale classe dirigente. I migliori auguri, anzi. 

Ma egualmente toglietevi dalla testa che uno scontro aperto tra D'Alema e Veltroni avvenga mai. Men che meno sul rinnovamento delle classi dirigenti. Quando ci sarà bisogno troveranno una ricomposizione. Questa storia dello Storico Contrasto, che concerne pochissimo questioni di merito, riguardando più specificatamente faccende interne, di direzione del Partito, dura da oltre  dieci anni, dal 1994, per dire.  

Era Storico già alla nascita.  Gonfiato  da mediaticità. Si nutre soprattutto di teste docili.

Dunque, se nella testa ci sono obiettivi, progetti, che li si portino avanti. Senza fare giochi di sponda con l'Uno o con l'Altro. Chi vuole il ricambio pensi all'Ulteriore. Alla fine potrà prevalere solo chi avrà la forza ( delle idee, dei numeri). Sparigliando. E dunque rinnovando. Sul serio.

per le foto di D'Alema io continuo a servirmi di una sezione del suo sito personale titolata "cose mai viste" in cui i lettori si divertono a commentare immagini buffe del titolare. Anche questa è prelevata da lì.

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mercoledì, 19 novembre 2008
15:07

La bella politica

cavallo08112m

Non c'è niente di male ad ammettere che il PDL abbia ritirato, dopo aver opposto una breve resistenza, la candidatura Pecorella a giudice della Corte Costituzionale. Anzi non c'è niente da ammettere : è la verità.

Che poi tra Pecorella e Orlando ci siano differenze abissali, è tanto vero quanto ininfluente, soprattutto quando si parla di metodo e non di merito.

Confondere i due piani equivale ad un' inesplicabile  scalata agli specchi. Alla fine della quale la verità rimane tale e quale,  e cioè  che la PDL ha ritirato una candidatura sulla quale non c'era possibilità di convergenza, mentre PD e IDV hanno insistito oltre ogni ragionevole chance di successo, con la candidatura Orlando.

Poi ci lamentiamo di non riuscire a trovare formule comunicative efficaci.

Men che meno, quando ad Omnibus un  passaggio di bigliettini tra La Torre PD, e Bocchino PDL, intercettato dalla regia e mandato in onda da Striscia la Notizia, rivela uno scenario in cui quelli che dovrebbero essere aspri contraddittori, altro non appaiono se non come un artefatto gioco delle parti, in cui il contendere c'entra pochissimo.

Io non lo posso dire...ma il precedente della Corte ? Pecorella.. sta scritto nel (non più) misterioso foglietto che stamane Antonello Piroso ha mostrato al pubblico e successivamente consegnato al Direttore del Riformista. Per gli usi consentiti, come si dice in questi casi.

Il mistero però, con buona pace di tutti i media che su  quel biglietto ricameranno a piacimento nelle ore a seguire,  è tutto racchiuso in quel io non lo posso dire.

Il senatore La Torre non lo può dire per rispetto all'alleato Italia dei Valori ?

Che non lo dica allora, assumendosi la responsabilità di una posizione francamente insostenibile, ma quantomeno chiara. 

Ovvero  dica apertamente cosa accade. Cioè che Di Pietro, al quale in questi giorni, è stato più volte richiesto di fornire una rosa di nomi in alternativa , si è rifiutato, insistendo su Orlando.

Certo che subito dopo un simile outing, a La Torre toccherebbero risposte a domande imbarazzanti, del tipo ma che alleato è uno che si comporta come Di Pietro?

Ma questa è un'altra storia. Non si può mascherare oltre certi limiti, l'errore di avere scelto alleati inaffidabili. Ma sono conti che si regolano direttamente. Non ci si può attendere che lo faccia l'avversario in vece nostra.

Poi è inevitabile che vada come è andata , cioè nel ridicolo e nella confusione.Con tanti saluti alla Bella Politica e annessi propositi della Prima Ora.

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martedì, 18 novembre 2008
13:51

Il presidio della posizione

rai

Dice Villari : non mi dimetto perchè sento di rappresentare la soluzione del problema. Il problema sarebbe quello di presiedere la commissione di vigilanza RAI dopo le tortuose vicende legate al fallimento  della candidatura Orlando. Eletto Villari con designazione unilaterale e i voti della sola maggioranza, non è che si siano determinate storture in ambito costituzionale o di regolamento. Ma dato il susseguirsi degli eventi e il particolare contesto, nessuno può cavarsela asserendo che poichè non ci sono state violazioni, la presidenza Villari è regolare e dunque va bene.

Vero è, che dopo le  ripetute bocciature della candidatura Orlando, sarebbe stato utile che l'Italia dei Valori presentasse una rosa di nomi in alternativa, non fosse altro per  evitare che inutili radicalizzazioni esponessero un fianco politicamente - e numericamente -  troppo debole.  Se all'avversario è data la possibilità di selezionare un rappresentante in campo opposto, è scontato che  la scelta cada, non già su colui che meglio incarna il ruolo di garanzia,  ma sul  più malleabile. Sotto questo profilo Villari ha il curriculum ideale : ottimi rapporti con la destra e un percorso di esperto  saltatore da una formazione e l'altra.

Data però l'esigenza di una candidatura differentemente espressa, per lo stesso particolare regime di monopolio di buona parte degli assetti televisivi, si rende  indispensabile una figura sulla quale convergano i consensi. Ovvio che il PD chieda le dimissioni del neoeletto presidente o, in alternativa, che mediti nei suoi confronti,  il provvedimento disciplinare. Scelte maturate al di fuori del partito o del gruppo parlamentare e comunque in disaccordo con gli stessi, non sarebbero tollerate manco in una formazione anarchica. Inutile che si strilli al ritorno dello stile PCUS. Non c'è elettore del PD che io conosca e che in questo momento non si stia chiedendo come si è potuto arrivare a questo ennesimo cul de sac, ma soprattutto se il criterio di affidabilità e di condivisione del progetto, rientrino ancora nei parametri con i quali si scelgono i candidati da inserire nelle liste elettorali. E gli alleati.

Ma per tornare a Villari e al suo stravagante modo d'intendere il concetto di problema e di risoluzione del medesimo, l'elezione a presidente - a suo dire -  conferirebbe alla sua persona  il rilievo politico di uomo cerniera, ruolo indispensabile  nella difficile arte del dialogo tra opposizione e maggioranza.Il che ovviamente rende necessario il presidio della posizione.  Non so davvero, immaginando quale futuro. Certo è curioso un presidente che promuove il dialogo sulla propria successione, senza manifestare la benchè minima intenzione di dimettersi.

Ma probabilmente la chiave di tutto sta proprio in quel presidio della posizione, buttato lì da Villari, con disinvolta spensieratezza. E nel rifiuto di Di Pietro di adire al compromesso : una nuova candidatura o la rinunzia ad avere un presidente dell'Italia dei Valori. In entrambi i casi, mi sembra,  ci si allontani dal problema politico, ovvero dalla tutela dell'interesse comune, per far luogo al vero motivo della disputa : un problema di poltrone e dunque, cosidetto di casta. Spero che Veltroni, in evidente difficoltà, si cavi d'impaccio, decidendo in entrambe le circostanze, quello che molti si attendono. Un bel calcio nel sedere agli amanti del presidio. Rilanciato da tutti i notiziari della sera. E in perpetuo su You tube.

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martedì, 11 novembre 2008
19:09

Costruire democrazia ( sempiterne stelle e strisce)

stars and stripes forever5020165

C'è un detto in uso a Washington che più o meno recita così :  solo in due circostanze puoi far sgombrare un eletto dal seggio che occupa al Congresso : se viene sorpreso a letto o con una donna molto morta o con un bambino molto vivo.Tanto per dire come la bianca ( e bellissima) testa di Ted Kennedy, non sia un fatto inconsueto, come pure non lo sono per altri, gli 11 mandati, corrispondenti a diversi lustri di onorato servizio, che poi, a dirla tutta, si risolve nel ricevere schiere di lobbisti, distribuire favori,  riceverne e raccogliere fondi elettorali quando ve ne sia necessità. Cioè di frequente.

Tutto questo mentre i due principali partiti che in campagna elettorale sembrano macchine  imponenti, partecipate ed oliatissime,  per il resto del tempo si riducono ad entità evanescenti e a tratti, sin poco distinguibili l'uno dall'altro.

Non per niente, e da anni,  la fiducia che i cittadini ripongono nel Congresso di Camera e Senato è sotto al 20%

Dico ciò a beneficio dei recenti  entusiasmi filoamericani, spesso legati ai fautori della politica vicina alla gente - ma poi se domandi loro come ci si deve regolare quando ti accorgi che la gente vuole impiccare l'immigrato al palo più alto, non sanno rispondere - o di quelli del rinnovamento - ma se poi  domandi loro di quali contenuti  riempire il nuovo,ti parlano di ricambio della classe dirigente in termini anagrafici, ovvero fanno come Berselli nel suo ultimo Sinistrati che in 181 pagine al netto dell'indice dei nomi, ne destina solo 23 ad un  che fare più disperato e discutibile del resto della sua storia sentimentale di una catastrofe politica, (libro invero piacevole, quantunque apocalittico) -

Insomma tutti coloro che guardano all'America, pensando di poterne replicare i modelli qui da noi, dovrebbero invece riflettere sulla connaturata propensione al cambiamento di quel popolo, tratto caratteristico che coniugato con l' effettiva possibilità di liberarsi di  quello che si ritiene, non funzioni, è tra i motivi del successo di Obama.

In tutto questo, un ruolo speciale l'hanno svolto le Primarie, consentendo agli elettori di esercitare un reale potere nella designazione del candidato. Tant'è che in entrambi i campi, si sono verificati risultati in controtedenza rispetto alle volontà  dei  partiti. Anche Mc Cain era un outsider in casa repubblicana.

Eh sì, gli Stati Uniti sono proprio una grande democrazia, (la più grande che il denaro possa comprare, per dirla con Greg Palast ) comunque la si pensi però, una democrazia incardinata su regole che la maggior parte dei cittadini segue perchè condivide, trova utili  e su  un Sistema in grado di punire severamente i grandi e i piccoli trasgressori. E' tutta lì la certezza di potersi liberare di quello che non funziona.

Ora, noi perdiamo molto tempo per correre dietro ai rialzi, alle tinture, alle battute, ai loft e al discutere sul  come si deve discutere e soprattutto come si deve comunicare quel che si è discusso ( cioè nulla)  ma nemmeno un briciolo di tutte queste energie ci viene in mente di investire nel pretendere che si costruisca anche da noi una democrazia tale da consentire al figlio dell'operaio di diventare presidente della repubblica.

A partire da vicino vicino, da quella legge elettorale  che ci vede poco coinvolti ma che così com'è, ci sottrae potere decisionale. Stabilire come si smazzano le poltrone non è un passo verso il famoso ricambio ? Proporre primarie istituzionalizzate, non realizza nei partiti maggior democrazia? E ancora sul federalismo, sulla riduzione del numero degli eletti in camera e senato, sull'abolizione del bicameralismo perfetto e su tutto quanto fu l'asse portante, non solo della campagna elettorale del PD, ma della sua stessa costituzione.

Perchè siamo sempre pronti a denunziare la nostra scarsa mobilità, il malfunzionamento dell'ascensore sociale, ma non c'interroghiamo mai veramente sul perchè dal parlamento, alle banche, alle aziende, all'università, il nepotismo è così radicato?Davvero siamo convinti che un'opportuna regolazione non riesca a contrastare il fenomeno?

Forse  in quanto detto non c'è tutto il rinnovamento che molti si aspettano, certo che però avviare una simile riflessione sarebbe un buon inizio. A meno di pensare che tutto ciò sia meno interessante del vuoto rivendicare più spazio  negli organismi dirigenti o dei dibattiti sul trilocale di Veltroni a Manhattan.

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domenica, 26 ottobre 2008
07:46

Ara Massima d'Ercole

salva07

 

Se è vero che l'efficacia di un' iniziativa  politica si misura anche dalle reazioni dell'avversario, questa manifestazione  più che un successo, è stata un trionfo con apoteosi Walteriana a coronamento dell'affresco.

I numeri a questo punto ce li conferma la stizza del PDL, del resto abbiamo capito che basta poco a far innervosire il capo del governo : Cinque o sei persone a casa di Veltroni per riannodare i fili della naufragata trattativa Alitalia, qualche migliaio di studenti, genitori e insegnanti a catalizzare l'attenzione oltre i sondaggi, una manifestazione di popolo serenamente tosta. E il cerone scolora insieme allo smagliante ed eterno sorriso.

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mercoledì, 22 ottobre 2008
14:16

Knock on doors

obama denver2786254247_9b8280af78_oLa notizia non consiste  tanto nel fatto che che Giovanna Melandri, italoamericana con doppia cittadinanza, faccia  Knock on doors per Obama, in quel di Filadelfia. Ma che i democratici di Obama organizzino ancora i porta a porta per gl'indecisi, mentre i democratici di Veltroni, in analoga circostanza - l'ultima campagna elettorale -  abbiano ritenuto di ridurre questa pratica, confidando quasi esclusivamente sulla copertura mediatica di cui, in effetti, ha goduto il  tour del segretario, e sulle iniziative dei candidati. Più qualche ammennicolo di nuova, per il simpatizzante medio, concezione legato all'uso della Rete, ma sul cui funzionamento, ancora non si hanno le idee chiare.

Saranno anche importanti, e oramai irrinunziabili, la mediaticità di una campagna, i cospicui finanziamenti, gli spot, le cene coi notabili, i siti internet, i blog, myspace e tutto il resto del corredo - e Obama in tal senso è attrezzato come non mai - ma poi alla fine, con gli indecisi, quello che funziona di più è  il contatto diretto. Un elenco di nomi stilato da chi conosce la tal  porzione di territorio e i relativi orientamenti, perchè evidentemente ci ha lavorato,  l'appuntamento, collettivo o individuale che sia, e il confronto diretto, nel tentativo di soccorrere con successo le incertezze. Con tanti cari saluti a facebook.

Per carità, non che con questo si sarebbero rovesciate le carte sul tavolo della storia, a Obama per spopolare - e ancora non è detto - oltre che i potenti mezzi e le sue indubbie qualità, gli ci sono voluti una guerra, l'impoverimento del paese, il crollo dell'Impero e due mandati Bush che avrebbero ucciso qualunque continente. Ma intanto, se nonostante le condizioni assai favorevoli rispetto al risultato, la tensione è tale da mobilitare volontari oltreoceano, per ascoltare ed eventualmente convincere gl'indecisi, significa che la modalità classica, un senso di efficacia ancora lo conserva. E in epoca di difficoltà a rettificare le informazioni distorte, per inadeguatezza di mezzi, rispetto all'insostenibile spiegamento proprietario della controparte, qualcuno che viene a sciogliere qualche incertezza vis à vis, vale oro. Non un improponibile  ritorno al passato di defatiganti campagne capillari - che poi, sempre di controinformazione  erano fatte - ma un sitema integrato di mediaticità, tecnologia e rapporto diretto con le persone. Se si fa per Obama...

nell'illustrazione pasticcini "elettorali" a Denver

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sabato, 12 luglio 2008
07:57

Un mondo che parla con sé, di sé

L'altra sera, ospite di Matrix, Veltroni ha detto : se alla sinistra, come argomenti, togli :  la mancanza di progetto, quella di democrazia interna e di un grande dibattito da avviare nel paese, si avvilisce. Sono considerazioni  che condivido. Non fosse altro perchè  tra chiudi e apri partiti , in questi ultimi anni, i temi propri dell'autoreferenzialità hanno sempre occupato uno spazio spropositato rispetto al resto. Insomma si è trascorso molto più tempo a discutere di  forme partito, rinnovi di classi dirigenti, quote e correnti, piuttosto che della società, della vita reale, ottenendo così sostanzialmente due risultati : uno quello di non rinnovare affatto quanto aveva eventuale urgenza di essere rinnovato, due, quello di rendere incomprensibile il proprio discorso all'esterno, alle persone comuni, determinando con ciò un conseguente allontanamento del partito dalla stessa società. I medesimi concetti sono stati al centro dell'intervento di Veltroni, ieri pomeriggio,  all'assemblea dei Mille  il cui topic  Superare il passato, liberare il futuro: la necessità di uccidere il padre  al di là degl'intenti provocatori,  pone più di un interrogativo - ma non è un po' tardiva per un gruppo di ultraquarantenni questa esigenza parricida? E posta sul terreno delle rivendicazioni non assegna comunque al discorso un carattere  invariabilmente subordinato? - Non stupisce che Veltroni rispetto alle intenzioni omicide abbia avuto buon gioco a rispondere . Uccidete pure il padre, uccidete chi vi pare, ma non diventate come lo zio e il nonno. Il rischio c'è ed è serio nel momento in cui dalla relazione del portavoce non s'intuisce il tipo d'iniziativa politica cui s'intende dar seguito. Si parla di potenziamento della rete di rapporti che il gruppo ha saputo costruire e dei blog come veicolo ed interazione. Pertanto ancora di metodo. Ma che cosa veicolano questi blog ? Presumibilmente Informazione. Auspicabilmente corretta. Ma è sufficiente ciò  per essere vicini alla società? E non è forse questo uno strumento che seppur utilizzato con intelligenza e professionalità, raggiunge solo un nucleo ristretto di cittadini? Vizi che vengono dal passato, non siate separati dalla società come è successo anche a una parte della nostra classe dirigente. Non rannicchiatevi in una discussione su voi stessi, ma aprite le porte, fate irrompere la vita reale nelle vostre discussioni. Se volete maggiore innovazione io ci sto e sono il primo a chiedervi di collaborare. E' l'invito finale  del segretario .Ecco qualcosa che ancora latita dai nostri discorsi politici, mantenendoli nel vano dell'astrazione :  il filtro della propria esperienza,della propria pratica comune. Quel modo non autocompiaciuto di partire da sè per connettersi agli altri. Non distanziarsi dalla società significa anche questo.

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mercoledì, 25 giugno 2008
18:18

Spifferi

Democratic PartyPrimo spiffero : D'Alema  "Riformisti e democratici" (Red), costola di Italianieuropei. Vassallo  "Fondazione scuola di partito". Fioroni and co  "Quarta fase" ( con rivista). Fassino, "Pensiero democratico". Letta  "Trecentosessanta gradi". Rutelli  "I Coraggiosi"  e - ultima in ordine di apparizione - Controcorrente di Giovanna Melandri, la corrente di quelli contro le correnti, starring nientepopodimenochè Giuliano Amato,  grand deserteur della riunione di Red al Farnese, dov'era atteso in quanto copresidente di Italianieuropei, ieri pomeriggio. In agenda poi ci sarebbe  la riunione dei Mille  che senza mezzi termini dichiarano di voler uccidere il padre (curioso ordine del giorno ma.. problemi, come si dice in questi casi, loro ). E' ignoto se questo parricidio comporti necessariamente il farsi corrente o fondazione o quel che l'è, ma questo lo sapremo dopo l'assise  di luglio (o forse mai, che è lo stesso). Questa, più o meno, la mappatura delle Correnti a stasera. Devo dire che non considero tutto questo movimento ( ce n'è parecchio) un sintomo di crisi che casomai, si evidenzierebbe altrove. Del resto seppur meno esposte ai rumors e alla mediacità,  all'interno del PCI ci sono sempre state, ne sanno qualcosa Giorgio Napolitano e Armando Cossutta, entrambi capofila di rispettive compagini, attivissime e quasi mai allineate, lo dico così  ..tanto per citare un paio di esempi di quanto sia nuovo, il nuovo che ci avanza. E va da sè che non siamo nemmeno al Passato che ritorna, se ognuna di queste organizzazioni riuscisse ad attirare con le proprie iniziative,  l'interesse di cittadini politicamente non schierati, a immettere energie altre nel circolo chiuso di dinamiche stranote,  questa fioritura tardo primaverile sarebbe persino un bene. Così purtroppo non sarà, ognuno parteciperà ad un numero imprecisato di riunioni, con gli amichetti propri ( sempre quelli, perchè oramai nemmeno chi sta con chi provoca sussulti rispetto all'andazzo generale, sonnacchioso anzichenò) e poi quando sarà il momento i più bravi presenteranno il conto. Cioè in soldoni chiederanno la rappresentanza nelle liste elettorali di futura compilazione. Davvero crediamo ancora alla Befana?

Il secondo spiffero arriva da qui  - gran delusione - e cioè dalla oramai consueta  rampogna del neo designato Wittgenstein  ( dunque non eletto come gli altri) alla Direzione Nazionale, peraltro su proposta del Segretario del PD Veltroni (ma de eso no se habla). Che strazio ...ma è ovvio che essere giovani non basta esattamente come non basta  essere vecchi, ma sta storia finirà col diventare  un tormentone senza senso se non viene quantomeno mutato il registro. Intanto perchè nel caso di specie i gggiovani  hanno mediamente quarantacinque anni, il che non li colloca propriamente all'interno della categoria classicamente intesa, e poi perchè molto più semplicemente l'idea che conoscere il mondo coincida con avere confidenza con Facebook o con la Rete è di una banalità sorprendente. Le uniche credenziali possibili, sono i voti riportati da qualche esponente del citato elenco alle primarie o peggio alle elezioni. Che altro? Con tutto il rispetto per i curricula di tutto rispetto, in una organizzazione democratica contano le proposte, quelle che  ancora non ci è capitato di conoscere. Le aspettiamo da un anno a questa parte. In mancanza, stiamo ascoltando esclusivamente  le lamentazioni che poi vengono  rimpallate dai blog,  ma quanto può durare? Tutti dicono che il problema è culturale ( e vai col tango della nuova cultura) che  bisogna trovare altri linguaggi su sicurezza, legalità e giustizia per rivolgere ai cittadini le nostre proposte che - attenzione! - non devono essere  costruite sulla scorta di  quelle della destra ma autentiche originali e in armonia con la nostra formazione di sinistra. E poi? E poi basta.Tutti si fermano lì. Al limite ci  si  lamenta, mentre tra un sospiro e una sgranata d'occhi  ci si interroga smarriti su cosa faccia l'Opposizione. Forse continuiamo ad essere  in balia delle vecchie nomenclature perchè il  nuovo che qualcuno va squadernando da mesi  non poggia su un'iniziativa politicamente dignitosa?

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lunedì, 23 giugno 2008
08:47

Con Veltroni senza se e con un solo ma

Walter23

Mentre la nave affonda, le beghe interne del Partito Democratico risultano interessanti all'elettore di buona volontà, quanto l'orario invernale degli autobus di Topeka, Kansas . E di beghe interne, vere e presunte, erano pieni i giornali già da prima  dell'incontro di venerdì a Roma, quando ogni testata che si rispetti ha dedicato  - oh, ma che eccitazione!  - quel tanto di spazio, alla mappatura delle Fondazioni o correnti che dir si voglia. Alcune vistose assenze e l'intervento di Parisi in sede di dibattito, hanno poi fatto il resto, contribuendo con ciò a delineare un quadro di disaffezione e contrasti interni di cui francamente non si sentiva il bisogno. Non discuto il disorientamento, la delusione o il disaccordo che ciascuno dovrebbe avere il diritto di rivendicare, tuttavia qualche obiezione è sembrata  un pochettino di maniera, per esempio  se l'assemblea fosse o meno qualificata e in che misura, ad eleggere la Direzione Nazionale, avrebbe potuto essere un ottimo contendere statutario del quale si investire , per tempo ovvero a suo tempo  quelli che hanno scritto le Regole . I quali mi risulta fossero numerosi e di variegata impostazione, nonchè legittimamente designati a svolgere quella funzione. Che poi le correnti, con o senza  richieste di cambi di vertice, impazzino, non è una novità di particolare rilievo ne' un fenomeno che nasce col Partito Democratico, come non lo sono le rivolte generazionali ancorchè guidate da personaggi con vent'anni di partito sulle spalle, tutti rigorosamente vissuti da postazioni, minimo dirigenziali. Così, poichè ognuno dichiara essere il proprio malumore  rappresentativo di istanze profondamente sentite e numericamente rilevanti,  Veltroni farebbe bene a fare un congresso  su mozioni contrapposte prima delle elezioni europee : la conta -  ma non solo quella - si rende necessaria a sciogliere le ambiguità e anche a capire la reale consistenza  dei referenti sociali di ciascuna compagine : altrimenti le oligarchie non sono solo quelle che governano il Partito ma anche quelle che al governo del partito, più o meno velatamente,  si oppongono. Tanto per capire se al di là delle geremiadi sulla mancanza di democrazia interna e il mancato ricambio generazionale o del tormentone Prodi si Prodi no, alleanze si alleanze no, antiberlusconismo si antiberlusconismo no, esista un qualche solido progetto di cambiamento, chessò una linea politica, un gruppo dirigente contrapposto all'attuale. Allo stato, mi sembrerebbe più importante rispondere ai cittadini che si interrogano su quale ruolo stia svolgendo l'Opposizione nel Paese, che dare ascolto ai rumori fuori e dentro la scena. Un congresso si rende necessario. Sarebbe questo, per me, adesso , l'unico ma da dirimere sulla via del fare chiarezza.

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sabato, 03 maggio 2008
12:39

Tenere botta ( facciamoci del bene)

PD sede Un paio d'ore e, più passate a leggere le geremiadi post sconfitta dei titolari di blog e siti, legati, iscritti, eletti o trombati nelle liste del Partito Democratico, mi hanno chiarito le idee sull'entità e sulla qualità della protesta contro la mancanza di democrazia interna nel partito stesso. Devo confessare che più di risollevare il morale già duramente provato dalla disfatta - qualcosa si muove? Macchè - sono piombata, come se ce ne fosse ulteriore bisogno, nello sconforto più totale. Non che non condivida in linea di massima i  rilievi che vengono posti alla nomenklatura ma solo perchè, una volta tanto, in calce alla lista delle doglianze, mi piacerebbe facesse capolino un'avvisaglia del  che fare di buona memoria. Non sarebbe poi male, che a margine di tali dibattiti,si tenesse conto  che un Partito sedicente Democratico, in occasione di critiche all'interpretazione del criterio di rappresentanza, dovrebbe riflettere quantomeno sul tipo di regole che si è dato con  le Primarie, considerando come, le pur legittime aspirazioni di cambio di vertici e compagini varie, possano risolversi esclusivamente tenendo conto di quelle regole. In sostanza se la classe dirigggente non va,  c'è un solo modo di sostituirla : diventare maggioranza al congresso, proponendo una nuova dirigenza e un nuovo segretario. Come si ottiene ciò? Convincendo gl'iscritti con proposte alternative politicamente dignitose. Altrimenti non c'è scampo, sono tutte uguali le nomenklature del mondo esattamente come sono tutte uguali le opposizioni alle stesse, con il risultato che all'affresco autoreferenziale già abbondantemente declinato nelle lamentele, si aggiungono nuovi personaggi, tingendosi l'atmosfera generale con i colori inquietanti dell'impotenza. Veltroni è stato eletto poggiando la sua candidatura su liste omogenee ad un progetto politico. E' impensabile che il segretario governi il partito con altri che non siano quelli che le primarie hanno designato direttamente ed indirettamente. Il nodo è tutto lì. Allora perchè io sento parlare di cambiamento senza che - tranne in un caso conclamato - in ciò venga anche inclusa la carica  di segretario?. Si abbia allora il coraggio di mettere in discussione il nome di Veltroni invece che di menare il can per l'aia prendendosela, ora con i singoli candidati ( le poche donne sono i bersagli preferiti,tra l'altro ), ora con non meglio identificate sedi informali di decisione dai nomi suggestivi...caminetti, salotti e - new entry nel gergo populista - ora pure le terrazze. Chi ragiona in questi termini o solo di questo, va cercando rassicurazioni per sentirsi autorizzato a non fare i conti con una durissima realtà italiana. Ecco perchè sarebbe gradita un'analisi onesta che si avventuri oltre la campagna elettorale, che non individui i motivi della sconfitta solo in quella e soprattutto che si ponga il problema del futuro e cioè di  quale opposizione fare: Sotto questo aspetto la discussione è stata assai povera di considerazioni.Si potrà riempire quel vuoto? Potrà il configurarsi di una nuova cultura precedere la scelta di nuove classi dirigenti? O dobbiamo aspirare al nuovo senza conoscerne i contorni? Chi ha qualche anno conosce assai bene la discussione sui contenitori che è senz'altro da annoverarsi tra gli errori più frequenti del passato.Tenere botta - ci mandano a dire - Nel contempo però cerchiamo anche di farci del bene.

Scritto da sedlex in: democrat
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mercoledì, 20 febbraio 2008
16:16

Emma

Emma Bonino nelle liste del Partito Democratico è un valore aggiunto al quale mi spiacerebbe, rinunziare . Non so (e non voglio sapere) quanto valga il suo apporto e quello del Partito al quale appartiene, in termini di voti, seggi, rimborsi. Non perchè voglia disprezzare considerazioni aritmetiche di cui conosco benissimo l'importanza ma perchè in questo caso, si tratterebbe di una perdita  in termini di Qualità Politica ed Umana di difficile rimpiazzo.Con tutto il rispetto per chi la trattativa sta conducendo in queste ore . Con tutto l'affetto e la stima per lei : Emma.

Scritto da sedlex in: elezioni 2008, democrat
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domenica, 17 febbraio 2008
18:47

Si può fare? (di laicità e strumentalizzazioni)

pd costituenteInutile girarci intorno, da quando sono stati presentati  i dodici punti di Programma, l'interrogativo è uno solo e riguarda la totale assenza dall'elenco dei temi cosidetti sensibili. Può un Partito Democratico candidarsi a governare il paese disegnando un progetto di rinnovamento della società senza sfiorare l'intera partita della Laicità e dei Diritti che ruotano intorno al rispetto della dignità della persona?Certamente no.Tuttavia la settimana che è alle nostre spalle, contrassegnata da un grave episodio, quello di Napoli, di violazione dello Stato di Diritto e conseguenti reazioni istituzionali e di piazza inducono a molteplici riflessioni. Una concerne il versante altamente provocatorio del gesto, maturato in un clima odioso di attacco alle libertà civili e di gravi ingerenze di stampo  clericale nella vita pubblica. L'altra più corposa e meno scontata, riguarda il dibattito che ne è seguito e che invece di appuntarsi sulla violazione, sull'accertamento delle responsabilità e sull'azione punitiva ed eventualmente risarcitoria dei soggetti coinvolti è scivolato nel merito della legge 194, sulla sua possibile rivedibilità.Faccenda che non risulta essere tra le priorità  del dibattito politico nazionale, essendo la legge, largamente monitorata (sicuramente più della legge 30),avendo prodotto buoni risultati sul piano della diminuzione complessiva delle interruzioni volontarie ed essendo la questione dell'aborto terapeutico largamente all'attenzione degli enti scientifici preposti  e irrilevanti dal punto di vista statistico i fattori di criticità .Cose che succedono in campagna elettorale, dove per qualcuno è più conveniente parlare di vite potenziali che di vite in atto, di etica piuttosto che di precariato,di grammatica piuttosto che di pratica.Sono stata contenta che Veltroni abbia pronunziato un giudizio definitivo sulla 194 e , non m'interessa a quali scopi e con quanta sincerità, che altettanto abbia fatto Berlusconi. Nessuno può mai dirsi al sicuro in tal senso ma passi importanti sono stati compiuti . Con tutti i dubbi che il caso comporta, credo che la decisione di non comprendere nei dodici punti programmatici i temi sensibili, sia stata la più saggia possibile, trappole provocatorie disseminate per ogni dove, avrebbero ridotto temi fondamentali della nostra vita  ad un vuoto contendere per fruitori di programmi televisivi elettorali. Impossibile affrontare tali argomenti col metro della semplificazione senza scadere nella banalità.Impossibile altresì far fronte ad inevitabili integralismo e strumentalizzazioni. Meglio evitare, anche se appare chiaro che la scelta ubbidisce anche ad un'esigenza del PD di non scompensare un fronte interno con il quale però  il dialogo sui temi della laicità dello Stato non può che essere rimandato.

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lunedì, 15 ottobre 2007
12:21

Mettersi a fare

tele15

Il risultato  supera largamente la somma tra gl'iscritti della Margherita e quelli dei DS. Tre volte tanto. Questa inattesa partecipazione  spiazza, e se  fino a ieri sembrava doversi profilare per la sinistra tutta, lo spauracchio dell' astensionismo , questi tre milioni e passa di cittadini (ma anche, qualche giorno fa, i cinque milioni della consultazione sindacale sul protocollo d'intesa del welfare) oltre che rassicurare sulla credibilità dell'operazione Partito Democratico , mitigano le preoccupazioni rispetto all'altro spauracchio , il disgregante ( e diffuso ) sentimento a-politico, obbligando ad una differente analisi. Stanchi e in parte delusi,forse, ma ancora intenzionati a cambiare  utilizzando gli  strumenti  democratici. Non poco, in epoca di assalto alla casta e di idiosincrasia nei confronti del sostantivo Partito .Dalla ricognizione dei seggi compiuta ieri tra Centro e Periferie di Roma, più che speranze ed aspettative emergevano richieste , prima tra tutte, quella di unità e chiarezza, dopo un anno e più di litigi nella coalizione, spesso incomprensibili e vissuti con vero fastidio dai cittadini , a seguire, fortissime volontà riformatrici .Rispetto a questo, sembrano obsolete ed oziose le discussioni , se svolgerà il PD il ruolo di governo ombra, se significherà definitivo indebolimento di Prodi o se ne determinerà il rafforzamento. Ancor più improbabili, le accuse di democraticismo o giovanilismo (per aver ammesso i sedicenni al voto) quando non di contributo del PD alla fine della politica. Ancora più incredibili poichè provenienti da pulpiti che sono l'esito di scissioni e scissioni delle scissioni, laddove dividersi , viene ritenuto sintomo di purezza e non di frantumante operazione d'Apparato . Senza trionfalismi , nelle mani dell'Assemblea Nazionale e di Walter Veltroni direttamente eletti , come è nelle migliori tradizioni, ora c'è un patrimonio di Richieste da tradurre  in Politiche e di consensi da mettere a profitto. Stamane tutti dicono staremo a vedere ma forse l'atteggiamento migliore è quello di mettersi a fare

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sabato, 13 ottobre 2007
05:54

Intenzione di volo ( un altro trasloco)

FuneralitogliattiQuesto trasloco è  meno travagliato di tutti gli altri . E costa meno fatica perchè è il più urgente :

Qualcuno era comunista perchè glielo avevano detto. Qualcuno era comunista perchè non gli avevano detto tutto.Qualcuno era comunista perchè la storia è dalla nostra parte .Qualcuno era comunista perchè si sentiva solo..

E così via.Giorgio Gaber enumera altre cinquanta buone ragioni per le quali si poteva essere comunisti. Ma soprattutto ...

perchè era una forza, un sogno un volo, era uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

I comunisti erano convinti di poter salvare il mondo. Il loro impegno militante era un investimento su un futuro che pensavano si sarebbe sicuramente realizzato.Ciò non non è accaduto, procurando ad ognuno inevitabili lacerazioni.

No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare..come gabbiani ipotetici. Ed ora? Il gabbiano senza l'intenzione del volo..perchè oramai il sogno si è rattrappito.

Il primo trasloco si compì in seguito ad una dolorosa presa d'atto. Nessuno poteva credere che gli uomini e le donne di quel partito che stava per sciogliersi, discutevano di politica e identità con lo stesso atteggimento di quando   mettendo in discussione  la propria esistenza,ci si smarrisce.Gabbiani ipotetici o senza intenzione di volo,coloro che furono comunisti e quanti si considerano eredi di quella storia, conservano e finanche coltivano una particolare sensibilità per i mali del mondo.E se hanno abbandonato l'idea di salvarlo tutto,tentano almeno di fare qualcosa : e se non si può impedire un massacro in un paese lontano,forse si può aiutare un bambino, magari uno solo, ad uscire dall'inferno di quel paese.E' un sogno rattrappito? C'è in questa scelta dal grande al piccolo, dall'universale al particolare, un cambiamento di ottica e di cultura che preserva il nucleo forte di un' originaria esigenza morale.Il patrimonio politico culturale non è andato disperso.Si manifesta in un modo diverso rispetto ad allora ma si riconosce nell'indignazione con la quale,in cento,in dieci ma anche da soli si reagisce ad un'aggressione razzista, sopravvive nel rifiuto dell'ingiustizia, nella difesa dei deboli,nella voglia di cambiare,se non il mondo,almeno il proprio paese o magari soltanto la propria città,il proprio quartiere.Chi si è occupato di politica alla grande,ai tempi in cui il mondo era diviso in due e tutti eravamo felici di schierarci,può considerare questa una povera eredità,un succedaneo di quella maiuscola Politica che doveva cambiare il destino degli uomini e che disegnava su un'ideale carta geografica i confini del Bene e del Male.E tuttavia se non sono io per gli altri,chi sono io? E se non ora quando?. Una povera eredità? Non tanto povera,non tanto piccola,affidata a coloro che lasciano la Casa per costruirne una nuova.

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domenica, 22 aprile 2007
15:20

Cantieri a sinistra (senza piagnistei)

07Ottimisticamente, ieri Anna Finocchiaro, dopo aver delineato i connotati della nascente formazione politica, ha concluso "questa volta non siamo incalzati dalla storia" alludendo probabilmente alla temperie che sospinse il PCI allo scioglimento, dopo la caduta del muro. In realtà la nascita del PD, altro non è se non la tappa largamente annunciata di un percorso che,sempre incalzato dalla storia, indusse Togliatti a richiamare all'ordine e alla legalità le migliaia di militanti scesi in piazza in armi,per vendicare il suo attentato,suggerì ad Enrico Berlinguer lo strappo con Mosca e il riconoscimento della Democrazia come Valore e impose a Occhetto la svolta della Bolognina.Lo sapevano molto bene tutti coloro che, assai prima  della dismissione dei simboli e del nome "comunista",erano fortemente critici nei confronti del partito di Berlinguer, preconizzandone fin dagli anni 60, le derive odierne.Oggi, non un solo evento catastrofico e dirompente, ma mille cataclismi sparsi per il mondo, incalzano ed  esigono risposte.La sinistra tutta  è di fronte ad un problema speculare.La nascita di una formazione democratica e riformista, così come è stata prospettata all'interno del Quarto Congresso dei Democratici di Sinistra,producendo una scissione al proprio interno,pone automaticamente la necessità dell' Unità a sinistra.In questa direzione si colloca un bell'articolo di Armando Cossutta sul Manifesto di ieri. "Che si aspetta per creare aggregazione,massa critica,operatività collettiva,massa unitaria?Si unifichino i gruppi parlamentari,i gruppi consiliari e si chiarisca che si sta producendo unificazione della sinistra senza aggettivi.Si dica che il panorama è cambiato in maniera radicale e dunque va compiuta una scelta adeguata".Quasi mai sono stata d'accordo con Cossutta ma gli ho sempre riconosciuto una certa qual lucidità d'analisi.Se la sinistra radicale e/o antagonista, cogliesse quest'occasione,finirebbero tutti i mal di pancia identitari e i dubbi se diventare forza di lotta o di governo o tutte e due le cose.Se l'effetto PD riuscisse a produrre almeno  unità a sinistra  (oltre che suggerire soluzioni federative a destra)sarebbe già un risultato apprezzabile.Persistere nell'aggregazione come da molte parti, richiedono coloro i quali sentono il peso del Distacco,ha logorato la nostra capacità di generare.Nella convivenza forzata, isterilita dai battibecchi, rischiamo la nostra sopravvivenza .Il problema è politico.E laico deve essere l'approccio. Senza piagnistei. Grazie.

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sabato, 21 aprile 2007
06:40

Saluti comunisti

12Questa volta -  tutti dicono - non c'è la stessa  tensione emotiva dell'altra volta.La tensione emotiva dell'altra volta fu raccontata,con la verve e l' efficacia loro congeniali, dai registi Ettore Scola, con Mario Maria Mario  e Nanni Moretti  con  La Cosa.Nel primo, la vicenda di un gruppo di militanti del PCI alle prese con lo strambuglione politico esistenziale che investì il popolo comunista dopo l'annuncio di Occhetto alla Bolognina, il secondo, il filmato - verità, che più verità non si potrebbe, di una delle assemblee precongressuali della sezione di Testaccio.Il PCI alle soglie di quello che veniva definito  passaggio epocale, era proprio così: militanti incazzati  perplessi,malinconici,  preda di stati d'ansia da salto nel buio o di esaltazione da nuovo che avanza,  il Politico che s'insinuava nel Privato (e viceversa) a condizionarne, in qualche caso decisivamente, addirittura gli eventi. All'epoca Fabio Mussi, occhettiano della prima ora,di quel marasma  ,dal quale sembrava non saremmo  mai usciti vivi  ,aveva trovato una colorita  sintesi.Con alcuni compagni rattristati dalla possibile dimissione di simboli e bandiere, esplose " Ma insomma, basta ! Sembra che vi abbiano tolto la bambola di pezza". Diciassette anni dopo, la nascita di una nuova formazione non poteva avvenire nello stesso clima di emotività scoperte, ne' sarebbe,a mio avviso, salutare rimpiangere quella stagione contrassegnata da appassionati conservatorismi e  da velleità di rinascita.In mezzo un'antica questione romanticamente definita identitaria ma che allora,come ora, concerneva problemi di Sopravvivenza  Politica nel mondo che cambia .L'operazione verticistica, come è stata definita quella relativa al Partito Democratico, è passata nei congressi di sezione senza particolari drammi. Credo che su molti abbia agito quell'ansia  di chiarezza che negli ultimi tempi si era fatta Urgenza.Che siano state Palpitazioni al Senato o Malumori o Manifestazioni  organizzate Per ma anche Contro,ogni volta ci si è domandati se fosse poi così complicato  essere in una coalizione e se il sacrosanto diritto a critica e a dialettica interna, dovesse essere esercitato necessariamente in corso d'opera e come mai, nelle elaborate sedute della Fabbrica del Programma,non si fossero assunti accordi precisi su temi dirimenti quali missioni all'estero, costruzione di caserme,coppie di fatto o quel che è. Ma soprattutto perchè, una volta raggiunta faticosamente la postazione di Governo, non funzionasse per tutti quel collante che si chiama via via Appartenenza,  Priorità, Bene Comune, Fedeltà ai Patti. Allora succede che di quasi nulla possiamo dirci veramente soddisfatti, se non dell'avvio di un processo di chiarificazione.Da una parte una fase Costituente dai confini definiti solo in parte, come del resto è giusto che sia . Dall'altra, ipotesi altrettanto indefinite di cartelli o fusioni  ma la raggiunta libertà, per i dissenzienti, di costruire la propria casa.Liberi tutti dunque.Senza incubi di mediazioni,identità e sensibilità ferite, senza dismissioni di armamentari da glorioso passato,senza traditi e traditori,  lontani da tentazioni di Realpolitik da combinare con l'Ideale,senza preoccupazioni da difficile Rappresentanza di chi, di come e di perchè. L'esperienza di governo avrebbe dovuto essere un banco di prova ben differente,se non si è riusciti a trovare un terreno comune nemmeno in questa circostanza,sarà bene prendere atto di una difficoltà insormontabile.Noi pensavamo che una compagine variegata garantisse ricchezza e abbondanza di correttivi a tentazioni estreme,così perlomeno intendevamo l'idea di  Sintesi.Così non è stato. Non c'è tristezza nei saluti,quel che ha davvero rattristato, caratterizzando malamente  questo ultimo periodo, è stata la discesa agl'inferi della banalità e dell'impolitica  del cosidetto dibattito interno.Chi vive in questo mondo soffrendone la complessità e le ingiustizie non può essere attratto da un dibattito dal quale il fare politico  è perennemente assente o si considerano dirimenti questioni marginali di nomi o collocazioni.Dopo la Sopravvivenza viene il Salvare il Salvabile con chi vuole, con chi c'è e con chi ci crede.

Scritto da sedlex in: democrat
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mercoledì, 18 aprile 2007
12:20

Un nuovo pensiero per questo secolo (al Pantheon andateci voi)

Devo dire che la mia idea di rinnovamento non contemplava affatto l'ipotesi di un Pantheon, vuoi perchè il Tempio di Agrippa, è un monumento celebrativo infinitamente più funereo del necessario, vuoi perchè quest'ansia di trasloco in ulteriori (ennesime) case, socialiste o popolari o liberali che siano,al seguito della galleria degli antenati (e per di più discutendo se il ritratto del nonno sia meglio di quello del prozio o se quello del biscugino tocchi a me oppure a te) mi pare un'inutile pratica. Ciascuno è la storia che è, per darne conto non ha bisogno di esporre le medaglie e nemmeno i santini. Se i processi di beatificazione degli artisti o degli scrittori - De Andrè con l'aureola, per dirne una o Pasolini interrogato costantemente su disastri contemporanei  - chissà che avrebbe detto - mi sembrano operazioni niente affatto rispettose e di pura necrofilia delirante, per i politici, i pensatori, i filosofi , stante l'epoca di grandi capovolgimenti dalla caduta del muro in qua, al senso di inutilità si aggiunge quello dell'inopportunità. Chiunque  , da Togliatti a Berlinguer a Gramsci a Bordiga, fino a Malatesta (così sono contenti tutti) , trovandosi proiettato in questo secolo, avrebbe bisogno di nuove riflessioni,nuove articolazioni dell'analisi, prima di profferir parola e tornare a impartire le istruzioni del caso.Mi ci vedo comunicare a Carlo Marx  che il capitalismo dopo aver fatto man bassa ,ha vinto anche  la più importante delle battaglie : quella culturale. E a Berlinguer che da un momento all'altro...puf ..sono spariti i blocchi e l'assetto mondiale si è stravolto con le annesse minacce alla sicurezza di milioni di donne e di uomini o a Togliatti che la partita oggi si gioca sui Diritti,sull'Ecologia,sulla mancanza di cibo e di libertà di moltitudini nel pianeta. e che l'idea del pacchetto onnicomprensivo del comunismo, all'interno del quale abitava la soluzione di tutti i problemi, è defunta.La nostra ricetta di cambiamento dello stato delle cose è fallita e di fronte alla complessità delle sfide a venire, anche l'idea novecentesca del socialismo, che ha lavorato soprattutto sulle quantità, vuoi per redistribuzione, vuoi per utopia egualitaria è superata.Oggi abbiamo bisogno di discutere di qualità dello sviluppo che non può essere risolta nell'ambito esclusivo e limitato del pensiero liberal democratico.Del resto mi sembrano incredibili anche le etichette : che vuol dire essere socialisti oggi ?: Voler più bene ai lavoratori?Il problema non ha una risposta definita tantomeno possiamo credere che basti l'incentivo distribuito dalle Urne dei Forti, a costruire  un nuovo pensiero, per questo secolo.C'è un passaggio molto incisivo nella Mozione di Piero Fassino che recita più o meno : Non si governa il mondo nuovo senza un nuovo linguaggio.Mi ha convinta.Io dunque non so ancora  se il Partito Democratico sarà la mia nuova casa.So soltanto che potrò rendere disponibile il mio impegno solo nei luoghi in cui si vogliono costruire alleanze e un nuovo linguaggio che veicoli  idee nuove .Il che è tanto di più che limitarsi a recuperare il meglio di una tradizione.La concreta priorità data  alle donne e ai giovani, nella nuova casa, sarà la cartina di tornasole.Altrimenti va bene anche restare a occuparsi dei fatti propri.Se tanto mi da tanto...al Pantheon finiteci voi...

Scritto da sedlex in: di me, democrat
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