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Sotto al macadam
Au moment de l'érection des barricades, on avait retrouvé sous le macadam l'ancien pavement de Paris, et sous les pavés - immédiatement utilisés de la façon que l'on devine - le lit de sable sur lequel ils étaient posés. Le symbole était vraiment trop beau !.

Sous les pavés, la plage , sotto il selciato la spiaggia - poi fu anche il titolo di un bel film - è uno degli slogan più significativi del maggio, ancor più dell'arcinoto e situazionista l'imagination au pouvoir o dell'anarchico il est interdit d'interdire. Cosa ci fosse sotto il selciato della rue Gay Lussac la notte del 10 maggio, io non potevo sapere, perchè avevo undici anni e di quelle barricate tirate su abbattendo alberi e ammonticchiando pietre, ricordo solo gli studenti in un visibile stato di eccitazione, una sorta di coraggio fisico che bucava il video del televisore di casa davanti al quale ero seduta. L'illuminazione non sopraggiunse nemmeno trascorsi un paio d'anni quando, conquistata la quarta classe ginnasiale, quelle barricate e quel coraggio divennero affare anche mio. Ci volle un po' più di tempo per comprendere la portata formidabile di liberazione culturale, personale, sessuale che ha cambiato la faccia della società francese (ma anche di quella italiana,tedesca, americana.. ) e che si deve ai metodici disselciatori di rue Gay Lussac , agli occupanti dell' Odéon o dell'Ecole des Beaux Arts e ad altri disobbedienti sparsi per il mondo. Nessuno avrebbe potuto immaginare che risultati duraturi si sarebbero ottenuti ben oltre il semplice dato politico . Ed è sotto questo aspetto che un altro slogan assume significato, se è vero che la barricade ferme la rue mais ouvre la voie, diventa più chiaro anche cosa fosse nascosto sotto al macadam.





















Che saremmo divenuti tutti notai lo aveva già detto Brel sei anni prima che Ionesco inscenasse l'ignobile gazzarra dalle finestre della sua casa parigina passando così alla Storia e nei talk show come lucida figura d' intellettuale preveggente. Da una manchette su Libération vedo che anche in Francia si celebra il quarantennale, mi piacerebbe sapere, Cohn Bendit a parte, che tipo di notaires sono diventati loro, l'oscura massa des indesiderables, come da fulminante ancorchè presidenziale definizione .Il presidente era De Gaulle mica storie. In Italia il 1968 durò dieci anni, come dire che nell'arco di tempo che va da Vive sa vie a Saturday night fever, si agitarono diversi mondi . Fu un treno insomma, sul quale riuscirono a saltare almeno un paio di generazioni, il che oggi significa un moltiplicarsi di eventi commemorativi, quindi convegni e presentazioni a raffica di opere operine romanzi e pamphlet, taluni interessanti, nel lodevole tentativo di ricostruzione, altri versati all' esercizio abusivo della professione di storico ma anche di narratore, esegeta, cantore, altri ancora, dediti al pentitismo o all'anatema. E' fatale che in tutto questo rimescolamento di suggestioni più che di analisi e riflessioni , si perda il dato portante dell'intero periodo, che fu di profonda e vitale critica alla società. Peccato perchè ,a ben vedere, gli unici punti fermi della vita di oggi, sono i bersagli prediletti di quella stagione : Dio Patria e Famiglia e persino il Potere che da ossessione del pensiero politico, è divenuto non più simbolo di sopraffazione ma di sicurezza per i cittadini. Nella società dominata dal marketing, in cui la rilevazione del gusto medio, detta legge indifferentemente, alla produzione industriale come alle scelte di governo, differenza e senso critico vengono vissute con ostilità perchè isolano e dividono. L'anticonformismo del brisons des vieux ingranages è guardato con sospetto, esattamente come lo sono l'impegno politico e il rifiuto di modelli condivisi. Unici rifugi sono la Famiglia con tutta la pletora dei suoi rassicuranti rituali e la Fede, nelle sue manifestazioni più parossistiche ed improbabili. La rivoluzione è importante per esserci stata. La sua esistenza rivela ai contemporanei e a tutte le generazioni che seguiranno, la possibilità d'intervenire attivamente sulla storia e su un destino spezzando il dogma dell'ineluttabilità. Sono convinta che i giovani che ci chiedono di farci da parte, di abbandonare i privilegi ottenuti dalle lotte sindacali e dei quali probabilmente saremo gli ultimi a godere, per far luogo alle nuove generazioni, non abbiano idea in che tipo di società ci siamo mossi da ragazzi, non solo moralista e bacchettona ma ostile , priva di mobilità, con l'ingresso all'università precluso a chi non veniva dai licei e con i licei frequentati solo dai figli dei ricchi. Nessuno ci ha detto Prego accomodatevi. Noi però siamo passati lo stesso. Ogni generazione deve fare la sua rivoluzione culturale. Per questo quegli anni col loro anacronismo ci dicono ancora : un 'altra vita è possibile. Estrema, avventurosa, eccessiva, magari grottesca e ridicola . Ma mai noiosa, rassegnata, subita.