sabato, 31 maggio 2008
03:10

La meravigliosa Alexandra

L'idea che proprio questo film fosse un'opera di regime (putiniano) solo perchè affrontando il tema della guerra in Cecenia, preferisce indagare il  versante della tragedia esistenziale su entrambi i fronti, piuttosto che quello delle responsabilità - peraltro a tutti note - del Cremlino, guardando Alexandra, non trova particolare fondatezza. Eppure intorno a questa presunzione, la critica  lo scorso anno a  Cannes, dove il film era in concorso,  s' è accapigliata in un modo inusuale, differentemente cioè da  quanto normalmente accade in termini di consensi, quando c'è di mezzo un'opera di Aleksandr Sokurov. Qualcuno ha persino definito Alexandra un passo falso, un film minore rispetto alla trilogia dei tiranni o alla magnifica Arca Russa.

Magari capita  - ma  questo a tutto vantaggio di una necessaria, dato il tema,  immediatezza -  che il linguaggio cinematografico risulti un po' meno ermetico.Ovvero il Cinema tutto, e questo succede a livello mondiale, sta ponendosi il problema di una modifica profonda al modo d'intendere il film di attualità e denunzia dei problemi che affliggono il nostro tempo. Più di un regista, Coppola per esempio , sostiene che il modo migliore per parlare di guerra è non mostrarne le immagini e Sokurov esorta a non indulgere nel poetico, filmando  storie  di conflitti. Trovo sensata ed infinitamente più efficace,  la rinunzia dei cineasti agli schemi narrativi  tradizionali. L'orrore è inesprimibile, dice Sokurov. Il dolore che ne consegue, aggiungerei, ha tali e tante sfumature da poter essere espresso al riparo dal rischio del convenzionale e della scontatezza. Per il resto, il film è imperdibile (anche se sarà facile perderlo, visto che esce,con un anno di ritardo,  in poche città e poche copie, parte questa settimana e parte  la prossima). Il lungo e disagevole viaggio di una nonna, interpretata da Galina Vishenevskaya, incantevole soprano, esordiente attrice di grande intensità, per visitare il nipote nel suo accampamento in Cecenia e la breve permanenza tra i soldati, sono l'occasione per mostrare con drammatica semplicità il deserto e la disperazione che le guerre invariabilmente producono. Girato in luoghi autentici tra vere postazioni militari - un mese intero tra le rovine di Grozny e dintorni - completamente immerso in un beige seppiato da dimensione metafisica e costruito su tempi narrativi di solenne lentezza, Alexandra, torna anche ai temi di Madre e Figlio, delle relazioni parentali, dell'essere madre come tramite comunicativo con i soldati  russi del campo ma anche con le donne cecene incontrate al  mercato con le quali ha naturalmente molto da condividere.  Galina Vishenevskaya e a suo marito, il maestro Rostropovich, Sokurov aveva già dedicato una delle sue elegie : l'Elegia della vita, un'esortazione alla libertà artistica e un omaggio a questa coppia di musicisti così importanti per il ventesimo secolo.

Alexandra è un film di Aleksandr Sokurov. Con Galina Vishnevskaya, Vasili Shevtsov. Genere Drammatico, colore 92 minuti. - Produzione Russia 2006. - Distribuzione Movimento Film

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lunedì, 24 marzo 2008
18:43

Complici Chet Baker e Summertime

Al festival di Cannes esiste un premio che si chiama  Coup de coeur . Bikur Ha-Tizmoret - titolo italiano  La banda -  opera prima del  giovane regista israeliano Eran Kolirin , lo scorso anno ha partecipato alla sezione Un Certain Regard, aggiudicandosi a pieno titolo quel riconoscimento

banda 2

Forse la banda musicale egiziana che sbarca a Telaviv per suonare all'inaugurazione di un centro culturale arabo e che per un banale errore di pronunzia, finisce in una piccola città isolata  nel deserto, si ritrova in un territorio estraneo più che ostile. Se però insieme alla necessità di comunicare entrano in campo l'empatia, il senso dell'umorismo e la musica, la storia prende tutta un'altra piega.

banda 5

Ci saranno così scambi di confidenze tra la proprietaria dell'unico ristorante e il colonnello egiziano e finanche una sorta di education sentimentale  che il bellone del complesso musicale impartisce al  giovane imbranato del villaggio. Più che il messaggio di fratellanza che comunque è presente e non stona, il film è molto arguto e attento nell'indagine dei rapporti tra i personaggi. Per tutto il tempo mi sono tornate alla mente le parole di Yehoshua che ha definito il popolo israeliano stufo  ( ha detto proprio così) di guerra e difficili convivenze. In quelle espressioni ho ritrovato intero il desiderio del regista di fuggire  dal paradigma del conflitto per liberare un immaginario ironico, seduttivo, lontano dall'intransigenza che soffoca le culture.Omaggio del giovane regista al cinema egiziano di qualche tempo fa , a Omar Sharif  e Fatem Hamana e alle dolenti melodie di Om Kalshoun.Non perdete questo piccolo gioiello del nuovo cinema israeliano.

Banda 6

 

La banda è un film di Eran Kolirin. Con Sasson Gabai, Ronit Elkabetz, Saleh Bakri, Khalifa Natour. Genere Commedia, colore 90 minuti. - Produzione Israele, Francia 2007. - Distribuzione Mikado -

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venerdì, 22 febbraio 2008
13:56

Elogio delle piccole resistenti (innamoratevi di Marjane)

Ottantamila disegni tutti  rigorosamente realizzati a mano e tutti in bianco e nero ( tranne il corpo al presente di Marjane che è rosa e Parigi che è a colori ) in commosso omaggio al neorealismo Italiano. Niente ricorso al digitale ma il cielo sa, cosa riesce a fare e che ci tiene  quel carboncino, tra luci ombre, chiaroscuri  e  caratterizzazioni. Ben seicento sono i personaggi, tanti ne occorrono a definire il mondo di Marjane, bambina cresciuta in una famiglia benestante, colta, comunista, in conflitto col regime dello Scià prima e dell'Ayatollah che molte speranze iraniane disilluse, poi . Irresistibile la carica ironica e rivoluzionaria nella narrazione di alcuni  paradossi : ragazzini costretti a ricorrere al mercato nero per un disco degli Abba ,il maschilismo di certi fidanzati o la fuga in una comunità punk (ma poi Dio le appare in sogno ed ha la barba di Marx).Tra storia,autobiografia e  poesia, Persepolis è un film contro tutti gl'integralismi, non solo quelli tipici iraniani .Premio della giuria a Cannes lo scorso anno e nomination all'Oscar 2008 .Ira funesta del ministro della cultura di Teheran (e chissene frega).Versione originale in lingua francese doppiata da Chiara Mastroianni e Catherine Deneuve ( la mamma di Marjane) versione italiana doppiata da Paola Cortellesi e Sergio Castellitto ( il papà ).

Persepolis è un  film di Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud. Genere Animazione, colore 95 minuti. - Produzione Francia, USA 2007. - Distribuzione Bim

Nelle foto in alto : Marjane redarguita dalle maestre islamiche.

In basso : Marjane da piccola, cresciuta nel mito di Bruce Lee,tiranneggia la sua  ( rassegnata) famiglia

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domenica, 23 dicembre 2007
11:42

Quando la risata seppellisce machismo e nostalgia

Ho sempre dubitato che i parrucchieri  fossero quei luoghi del tutto futili intorno ai quali  ama esercitarsi, con tutta la malignità di cui è capace, l'  Immaginario maschile. E non solo perchè da brava cinematografara  ho  amato  Donne di Cukor o la Moglie del soldato o Steel Magnolias ma semplicemente perchè è la stessa realtà  a contraddire il cliche dell'aggregazione femminile ciacolante, superficiale e pettegola quando si trova  all'ombra della cosmesi in fiore .

 

Caramel è la pasta di zucchero e limone  usata nel mondo arabo per la depilazione e dunque anche a Beirut nel salone di bellezza di tre donne indipendenti e in aperto contrasto con la realtà che le circonda. All'interno de Au trois coleurs, così si chiama emblematicamente il salone, c'è tutto il Libano con i suoi pregiudizi (cristiani e musulmani) le sue tradizioni e la sua cultura che tende ad emarginare le donne. Melodramma, commedia e cinema popolare si mescolano in questo bel film d' esordio per Nadine Labaki (che è anche una delle protagoniste),il collante è la scrittura classica della commedia elegante,raffinata e sensuale che ci propone l'incrocio di storie raccontate senza ovvietà e con dialoghi irresistibili.

 

La macchina da presa difficilmente esce dal salone,le poche volte lo fa per insistere  su scorci di Beirut, case, strade, paesaggi avvolti nella luce speciale di quei luoghi, quel tanto  che basta ad infliggere acute fitte di nostalgia alla povera spettatrice.Chi ci è stato, sa. Musica di Khaled Mouzanar.Attrici non professioniste di eccezionale bravura ( e bellezza ). Presentato a Cannes 2007 alla Quinzaine des Réalizateurs.

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lunedì, 04 giugno 2007
03:47

Fenomenologia del pidocchietto* e dell'exploitation

tarantino

Inutile andare al cinema a vedere Grindhouse - A prova di morte - e poi torturarsi con il vecchio interrogativo  se sia Tarantino  un genio o una sòla, poichè in questo,come in altri casi, la terminologia e le definizioni  si sovrappongono sino ad assumere un unico significato.Alla fine un genio è quasi senpre una sòla.Narrano le leggende,numerose intorno alla realizzazione di questa pellicola, che durante il primo week end di programmazione , Quentin  abbia attraversato Los Angeles a bordo della sua Mustang gialla e nera, in lungo e in largo per spiare le reazioni del pubblico dislocato in ben otto zone della città.Il film sembra sia piaciuto molto ma ciò non è stato sufficiente a rimpolpare il vorace box office, reso ancor più esigente dai 55 milioni di dollari impiegati per confezionare il film.Cosa che ha indotto Tarantino a tornare alla moviola per rimaneggiare il montaggio, reinserendo una serie di spezzoni  scartati in prima battuta.Va subito detto che i Grindhouse sono i cinema in cui negli anni settanta si proiettavano i B e anche C movies a due per volta, abbinando generi quali il catastrofico,l'erotico,l'horror ,il fantascientifico,lo splatter .Tutta la filmografia di Tarantino risente delle visioni di questi giocattoloni senz'arte ne' pretese,prodotti di pura evasione, totalmente privi di qualsiasi senso e sceneggiatura coerenti e, come se non bastasse, somministrati al pubblico in  proiezioni che spesso s'interrompono,saltellanti e con pellicole rovinate, effettacci che il regista addirittura riproduce qua e là combinate ad inserti di biancho e nero.Libero sfrontato ed anarchico assolutamente fuori da ogni schema ,questo film è la storia di uno stuntman, Kurt Russel,grandissimo attore

tarantino011 - ancorchè orgoglioso elettore di Bush ma nessuno è perfetto  - serial killer sui generis di ragazze pettinate e abbigliate come nei 70th, tutte shorts e sandaletti.Nata come opera a quattro mani ,il secondo regista è Rodriguez, se ne sono, alla fine, fatti due film - Death Proof appunto di Tarantino e Planet Terror che sarà proiettato alla fine dell'estate.Tarantino è il più cinefilo dei registi,non c'è cultore o filmofago che si rispetti che non eriga in cuor suo un altarino ai pidocchietti,ai filmacci e alle maratone  a perdifiato - Fulci - Corman -Bava - Gordon Lewis senza le quali mancherebbero i Fondamentali,le Basi  per comprendere i rocamboleschi snodi narrativi del cinema impropriamente definito "d'autore".tara4

 

* pidocchietto è il cinema di periferia con poltrone di legno ed altre scomodità

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martedì, 22 maggio 2007
21:22

Il cinema italiano a Cannes

centochiodi

Negli anni 70 portammo sulla croisette i contadini de l'Albero degli zoccoli  e quelli di Padre e Padrone.Nel 1977, presidente della giuria che, tra aspre polemiche, premiò il film dei  Taviani, era Roberto Rossellini.Su Paese Sera un suo articolo precisava :  Il film premiato a Cannes è stato prodotto dalla Televisione Italiana. Esso rappresenta la parte più avanzata, più rigorosa e coerente e di più alto livello civile e culturale del cinema italiano. E’ la prima volta che in un Festival come quello di Cannes vince un film prodotto al di fuori dei gruppi di potere del cinema commerciale. A Cannes 2007 non abbiamo film in concorso (non succedeva dal 2000) ma le proiezioni di Centochiodi  di Ermanno Olmi e Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti nella giornata dell'Hommage au cinema italien hanno riscosso oltre dieci  minuti di applausi e standing ovation da accapponare la pelle.Da mesi ci viene riferito che il nostro cinema sta vivendo un momento felice grazie al box office che finalmente rende  merito alle fatiche di chi fa questo mestiere.Certamente questo discorso vale per la commedia generazionale ma il cinema d'autore quando c'è ,soffre e le produzioni sono fragili e discontinue.Ora che anche Cannes, escludendo i nostri film dalla competizione, conferma questa stortura, vanificando i facili trionfalismi,viene spontaneo di guardare ai film in concorso ai Tarantino ai Coen ai Kusturica ai Wong Kar -way,grandi realizzatori di prodotti di qualità ,popolari e ad un tempo sperimentali.L'esclusione ha indignato molti qui da noi ma se è vero che non tutti i mali vengono per nuocere,autori,produttori ,imprenditori, politici, dovranno trarre le opportune conclusioni.Abbiamo bisogno di una legge che sostenga il nostro cinema nella non facile impresa di ritrovare la sintesi tra la cultura di questo paese e la sua gente.Com'era nella metà degli anni settanta quando quello stato di grazia ha generato Opere  alle quali oggi, sarebbe impossibile finanche pensare.

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lunedì, 21 maggio 2007
09:20

A Ciascuno il suo (cinema)

Cannes 2007

Tsai Ming Liang, Malesia , Gus Van Sant, America ,Roman Polanski  Francia,  Manoel de Oliveira, Portogallo , Amos Gitai, Israele, Atom Egoyan, Canada ,  Walter Salles, Brasile, Alejandro Gonzalez Inarritu, Messico , il presidente di Cannes Film Festival Gilles Jacob, Elia Suleiman, Palestina , Theo Angelopoulos,Grecia Takeshi Kitano, Giappone ,Michael Cimino America , Jane Campion Nuova Zelanda, Hou Hsiao-Hsien Taiwan , Raymond Depardon Francia ,  Bille August Danimarca , Wim Wenders Germania, Ken Loach, Gran Bretagna ,Ethan and Joel Coen America, Nanni Moretti Italia,Claude Lelouch,Francia , Andrei Konchalovsky Russia , Aki Kaurismaki,Finlandia , Chen Kaige Cina , Abbas Kiarostami Iran,David Cronenberg Canada,Jean-Pierre Dardenne, Belgio,  Luc Dardenne Belgio, Wong Kar-Wai, Cina , Olivier Assayas Francia, Raoul Ruiz,Cile.

Ritratta nella foto di gruppo, la crème de la crème  dei vincitori  delle precedenti edizioni di Cannes Filmfestival.Sono loro i prestigiosi  autori di un film a episodi dedicato al tema delle sale cinematografiche (casette in mezzo alla campagna,palazzi scintillanti).In tre minuti (formato obbligatorio) ogni regista  ha raccontato il luogo delle sue e delle nostre visioni. Le sale cinematografiche, quasi sempre vuote e  buie, rivivono attraverso,simbolismi, nostalgie,genialità burlesche,tenerezze,stramberie,dichiarazioni d'amore a Fellini, Chaplin e ai fratelli Lumière e citazioni prelevate da commedie americane ed elargite  a piene mani insieme a spezzoni della Giovanna d'Arco di Dreyer in un accostamento niente affatto casuale.C'è Jeanne Moreau che diretta da Anghelopulos cerca e infine  trova un uomo,uno spettatore che prende a martellate il vicino,un vecchio cinese che cerca di vedere un film che continuamente si rompe fino a prendere fuoco (la celluloide... ed è subito omaggio ai proiezionisti ) c'è Fred Astaire che canta Heaven danzando nella notte, ci sono padre e figlio che nel dubbio se andare o meno al cinema,infine scelgono di andare allo stadio,c'è Nanni Moretti che parla di sè,di sua madre, del piccolo Pietro e del dismesso cinema Arlecchino di Roma.Una sarabanda di talenti, culture, modalità fanno di questo film dall'andamento necessariamente altalenante il migliore omaggio alle sessanta primavere del festival di Cannes.Chacun son cinéma :

Trois minutes de Theo Angelopoulos

Recrudescence d'Olivier Assayas

The Last dating show de Bille August

The Lady bug de Jane Campion

47 ans après de Youssef Chahine

No translation needed de Michael Cimino

World cinema de Joel & Ethan Coen

At the suicide of the last Jew in the world in the last cinema in the world de David Cronenberg

Dans l'obscurité de Jean-Pierre et Luc Dardenne

Rencontre unique de Manoel de Oliveira

Cinéma d'été de Raymond Depardon

Artaud double bill d'Atom Egoyan

Le Dibbouk de Haïfa d'Amos Gitai

The Electric princess house de Hou Hsiao-Hsien

Anna d'Alejandro Gonzalez Inarritu

Zhanxiou village de Chen Kaige

I travelled 9 000 km to give it to you de Wong Kar-Wai

La Fonderie d'Aki Kaürismaki

Where is my Romeo ? d'Abbas Kiarostami

One fine day de Takeshi Kitano

Dans le noir d'Andrei Konchalovsky

Cinéma de boulevard de Claude Lelouch

Happy ending de Ken Loach

It's a dream de Tsai Ming-Liang

Diario di uno spettatore de Nanni Moretti

Cinéma érotique de Roman Polanski

A 8944 de Cannes de Walter Salles

Le Don de Raul Ruiz

Irtebak d'Elia Suleiman

First kiss de Gus Van Sant

Occupations de Lars Von Trier

En regardant le film de Zhang Yimou

ChacunIl cinema è un'avventura collettiva, perchè, come ha detto molto bene  Walter Salles, un film viene fatto visto e giudicato insieme ad altri .Questo il senso dell'omaggio che Cannes Filmfestival ha voluto tributare alle sale cinematografiche come luoghi di aggregazione e di fruizione.Vedere o sentire qualcosa insieme a persone che non si conoscono, nello stesso luogo e nello stesso momento resta un'esperienza umana importante.Le belle parole di Roman Polanski non mancano di colpire nel segno,mentre a Roma stiamo per perdere,vittima della speculazione edilizia, il cinema Maestoso. 

Scritto da sedlex in: cannes 2007, la fabbrica del cinema
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