mercoledì, 21 gennaio 2009
14:04

Hard work

aretha

Togliamoci subito il pensiero : Lui balla come un orso ubriaco e lei con quella redingote canarino un po' saccocciona se la batte in sobrietà solo con il cappello di Aretha Franklin. Sull'abito bianco con applicazioni bomboniera indossato nelle diverse feste, invece stendiamo un vel pietoso.

Ovvero : e chi se ne frega. Ci sarebbe mancato altro che - protocollo a parte - uno che sta per annunciare al Paese e al mondo, di voler ricondurre parte della produzione in USA, esibisse una moglie in abiti francesi o italiani.

Evasa la pratica "troviamo un difetto ad Obama e alla sua famiglia", possiamo compiacerci di pensarla, per  una volta almeno, come i tre quarti della stampa planetaria : il discorso è stato, per la parte programmatica, ineccepibile. Chi cercava elementi di discontinuità con l'amministrazione precedente, non ha durato fatica a trovarne in un differente modo di concepire il tema della sicurezza, nelle intenzioni dialoganti con il mondo islamico, in quel porre l'accento sull'uguaglianza come origine di civiltà e di progresso.

Saltati a piè pari i  passaggi retorici - che sono come la redingote sciovinista : inevitabili -  la richiesta nemmeno troppo insistente, dell'intervento divino - ma quella è una nazione che il potere temporale non sa nemmeno cosa sia e  dunque se lo può permettere - si può dire che Obama abbia tirato le fila dei temi trattati nella lunga campagna elettorale.

Tutto qui ? Si domanda l'unico Editoriale italiano in controtendenza. Certo sono mancate le barzellette e le battute un po' grossier, allusioni e ammiccamenti nemmeno l'ombra. Parterre di belle donne, non pervenuto. E pure nella cosidetta squadra, solo persone d'esperienza e comprovata capacità. Manco una star. Tutto qui?

Tutto qui  : in quanto detto e nei provvedimenti già assunti, e in quell' hard work ( il cospicuo versante calvinista di colei che qui scrive, ha tanto apprezzato). Un duro lavoro ci attende.

E qui non si può far a meno di tornare con la mente agli sciampagnoni nostrani, quelli che un paio di punti di Pil in meno o in più...e fa lo stesso, quelli che è Natale!! ...e consumate, mi raccomando e infine quelli che ce la faremo anche se, a tutt'oggi,  non si è capito bene come.

Obama senza doppiopetto Caraceni a tutte le ore, senza sorriso a mille denti stampato perennemente sulla faccia, senza trucco e senza inganno (e con una cravatta a fiocco per la sera, da passare per le armi chi gliel'ha annodata), impartisce lezioni di stile. Stile in Politica s'intende. Il resto delle considerazioni dal tutto qui? in poi,  se non fossero gravi, sarebbero fuffa. Anzi noia.

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martedì, 20 gennaio 2009
10:54

Buon Giorno, America

 

Ieri una sedicente analista politica, per di più eletta nelle file del PDL, ha dichiarato pubblicamente che Obama su Guantanamo avrebbe seguito i consigli dei predecessori repubblicani che, nel passaggio delle consegne, gli avevano suggerito di " guardarsi le carte" prima di procedere alla chiusura ( io auspicherei demolizione con spargimento di sale sulle macerie) dell'orrendo luogo di detenzione e tortura.

Grande dritta del personale politico repubblicano e grandissimo acume dell'analista di cui all'oggetto. Ma tanto per dire come da destra e da sinistra si tenda a buttare acqua sul fuoco del sacrosanto diritto all'entusiasmo per un risultato politico che, come lo giri lo giri, epocale lo è davvero. E tale dovrebbe essere per ognuno, indipendentemente dal credo politico.

Spoil-sport, killjoy, wet blanket, party-pooper sono tutte espressioni del vocabolario inglese che traducono l'italiano guastafeste. Pessima inclinazione dell'animo che peraltro in psichiatria porta un nome terribile e imbevuto di oscuri presagi.

Da domani sarà doveroso ricordare a Barack Hussein Obama, di Guantanamo, della Palestina, dell'Iraq, dell'Afghanistan  ...ma oggi lasciateci essere felici. Perchè il nuovo inquilino della Casa Bianca, costruita dagli schiavi, vi entra da Comandante in Capo. Proprio lui, discendente di schiavi. Un sogno si avvera.  

Di tanto in tanto il cammino dell'Umanittà sembra segnare il passo, in altri casi arrestarsi, in altri ancora tornare indietro. Quando però si tratta di  balzi in avanti, bisogna gioire. Il sale su Guantanamo è un'inevitabile tappa di quel cammino. Che la fortuna assista Barack Hussein Obama. E noi tutti.

Scritto da sedlex in: americana
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lunedì, 19 gennaio 2009
18:24

...history? In history we'll all be dead!

Non so perchè ci si aspettasse da questo W di Oliver Stone un taglio più espressamente militante  o di denunzia esplicita dei guasti della presidenza di George Bush . Come gli altri biopic dello stesso Stone, il film  è costruito su di un tema chiave, ma se per JFK furono i misteri intorno all'assassinio di Dallas e per Nixon il Watergate, per George W Bush il filo conduttore non può essere altro che il potere distruttivo della mediocrità soprattutto se connessa ad un ego spropositato.

W è  basato su una storia vera ma questa storia è stata nascosta a lungo e per raccontarla c’è voluto il lavoro investigativo di numerosi giornalisti che tra il 2003 e oggi hanno raccolto molto materiale su un personaggio come Bush che prima era stato decisamente sottovalutato. So che anche in Italia state vivendo una storia che ha qualche somiglianza con questa. Non bisogna mai sottovalutare personaggi come questi. Ed è stata proprio questa sottovalutazione che ha permesso a Bush di fare tutto quello che ha fatto

Oliver Stone

Comunque la si pensi - su W e non solo - una cosa è certa : si potrà guardare stasera sulla 7 questo film, con la consapevolezza che domani a mezzogiorno, quando i codici segreti nucleari saranno passati di mano, il mondo intero potrà sentirsi un po' più al sicuro.

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martedì, 11 novembre 2008
19:09

Costruire democrazia ( sempiterne stelle e strisce)

stars and stripes forever5020165

C'è un detto in uso a Washington che più o meno recita così :  solo in due circostanze puoi far sgombrare un eletto dal seggio che occupa al Congresso : se viene sorpreso a letto o con una donna molto morta o con un bambino molto vivo.Tanto per dire come la bianca ( e bellissima) testa di Ted Kennedy, non sia un fatto inconsueto, come pure non lo sono per altri, gli 11 mandati, corrispondenti a diversi lustri di onorato servizio, che poi, a dirla tutta, si risolve nel ricevere schiere di lobbisti, distribuire favori,  riceverne e raccogliere fondi elettorali quando ve ne sia necessità. Cioè di frequente.

Tutto questo mentre i due principali partiti che in campagna elettorale sembrano macchine  imponenti, partecipate ed oliatissime,  per il resto del tempo si riducono ad entità evanescenti e a tratti, sin poco distinguibili l'uno dall'altro.

Non per niente, e da anni,  la fiducia che i cittadini ripongono nel Congresso di Camera e Senato è sotto al 20%

Dico ciò a beneficio dei recenti  entusiasmi filoamericani, spesso legati ai fautori della politica vicina alla gente - ma poi se domandi loro come ci si deve regolare quando ti accorgi che la gente vuole impiccare l'immigrato al palo più alto, non sanno rispondere - o di quelli del rinnovamento - ma se poi  domandi loro di quali contenuti  riempire il nuovo,ti parlano di ricambio della classe dirigente in termini anagrafici, ovvero fanno come Berselli nel suo ultimo Sinistrati che in 181 pagine al netto dell'indice dei nomi, ne destina solo 23 ad un  che fare più disperato e discutibile del resto della sua storia sentimentale di una catastrofe politica, (libro invero piacevole, quantunque apocalittico) -

Insomma tutti coloro che guardano all'America, pensando di poterne replicare i modelli qui da noi, dovrebbero invece riflettere sulla connaturata propensione al cambiamento di quel popolo, tratto caratteristico che coniugato con l' effettiva possibilità di liberarsi di  quello che si ritiene, non funzioni, è tra i motivi del successo di Obama.

In tutto questo, un ruolo speciale l'hanno svolto le Primarie, consentendo agli elettori di esercitare un reale potere nella designazione del candidato. Tant'è che in entrambi i campi, si sono verificati risultati in controtedenza rispetto alle volontà  dei  partiti. Anche Mc Cain era un outsider in casa repubblicana.

Eh sì, gli Stati Uniti sono proprio una grande democrazia, (la più grande che il denaro possa comprare, per dirla con Greg Palast ) comunque la si pensi però, una democrazia incardinata su regole che la maggior parte dei cittadini segue perchè condivide, trova utili  e su  un Sistema in grado di punire severamente i grandi e i piccoli trasgressori. E' tutta lì la certezza di potersi liberare di quello che non funziona.

Ora, noi perdiamo molto tempo per correre dietro ai rialzi, alle tinture, alle battute, ai loft e al discutere sul  come si deve discutere e soprattutto come si deve comunicare quel che si è discusso ( cioè nulla)  ma nemmeno un briciolo di tutte queste energie ci viene in mente di investire nel pretendere che si costruisca anche da noi una democrazia tale da consentire al figlio dell'operaio di diventare presidente della repubblica.

A partire da vicino vicino, da quella legge elettorale  che ci vede poco coinvolti ma che così com'è, ci sottrae potere decisionale. Stabilire come si smazzano le poltrone non è un passo verso il famoso ricambio ? Proporre primarie istituzionalizzate, non realizza nei partiti maggior democrazia? E ancora sul federalismo, sulla riduzione del numero degli eletti in camera e senato, sull'abolizione del bicameralismo perfetto e su tutto quanto fu l'asse portante, non solo della campagna elettorale del PD, ma della sua stessa costituzione.

Perchè siamo sempre pronti a denunziare la nostra scarsa mobilità, il malfunzionamento dell'ascensore sociale, ma non c'interroghiamo mai veramente sul perchè dal parlamento, alle banche, alle aziende, all'università, il nepotismo è così radicato?Davvero siamo convinti che un'opportuna regolazione non riesca a contrastare il fenomeno?

Forse  in quanto detto non c'è tutto il rinnovamento che molti si aspettano, certo che però avviare una simile riflessione sarebbe un buon inizio. A meno di pensare che tutto ciò sia meno interessante del vuoto rivendicare più spazio  negli organismi dirigenti o dei dibattiti sul trilocale di Veltroni a Manhattan.

Scritto da sedlex in: americana, democrat
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giovedì, 06 novembre 2008
14:56

La giacchetta di Barack

Obama 30

Questa corsa all'obamizzazione, prevedibile ma, quantomeno nella gente comune, non sempre connessa con la logica di stare ad ogni costo col vincente, magari ci mena buono e introduce nel dibattito politico, che qui da noi  trascura un po' troppo quel che succede altrove, qualche elemento interessante.

Obama non è l'esplosione inattesa della voglia di invertire la rotta degli elettori statunitensi ma egli stesso l'incarnazione di un cambiamento che nella testa e nel profondo dell'animo degli americani, è già avvenuto. Differentemente da quanto capita spesso in politica : la voglia di cambiare, senza essere disposti a cambiare noi stessi, quel che poi diventa un fertile terreno per l'inverarsi di logiche gattopardesche.

Ed è proprio il colore della pelle di Barack Obama, la spia inequivocabile di questo mutamento. Assai più di un afroamericano : un meticcio. La prova vivente della società in complessa evoluzione.

Dunque lasciamo pure che lo si tiri un po' per la giacchetta, in questi giorni si sente affermare qualsiasi cosa : che Obama è per le coppie gay e non lo è, che è per l'aborto e che non lo è,  che è più vicino alla destra che alla sinistra o viceversa, che è un esponente dell'elite liberal o che ha uno spirito autenticamente popolare e via dicendo.

Non vale la pena, al di fuori di ambiti ufficiali, di aggiustare il tiro o di frenare gli entusiasmi. Non c'è niente di male se ognuno vuol  appropriarsi di una figura, a conti fatti, estremamente positiva. Obama esce da una campagna elettorale ipercontrollata da severissimi esperti. Alla fine di queste corvee in cui anche i particolari più infinitesimali, vengono  vagliati, essere riuscito a sembrare egualmente naturale e spontaneo, è già un risultato incredibile. Doveva convincere e vincere, cioè piacere alla gente. E (fortunatamente) ci è riuscito.

 Di qui a poco però, Obama sarà alle prese con problemi, i più gravi che si possano immaginare dai tempi di Roosevelt, con una stritolante macchina del potere, con le enormi aspettative che un'elezione come la sua, importa. Dovrà trovare una difficile quadratura tra questi elementi. Un banco di prova importante per sè, per il Partito Democratico, ma anche per i suoi sostenitori. L'universale consenso è destinato a scemare per lasciare il posto ad altre stagioni.

Il messaggio di Chicago conteneva forti allusioni alle difficoltà dell' immediato futuro in termini di comprensione delle scelte.Ma ... Io sarò sempre onesto con voi,  ha concluso. Un buon inizio.

nell'illustrazione Obama segue i risultati elettorali in televisione

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mercoledì, 05 novembre 2008
17:49

Eco da un altro mondo

Mc Cain13

Stanotte qualcuno del pubblico, durante il discorso di McCain,  ha provato a fischiare al primo accenno del nome Obama. La foto qui sopra non esprime del tutto il disappunto, ma non c'è stato bisogno d'altro che quel gesto di riprovazione, le mani che respingono, una  smorfia infastidita  e il fischio è rimasto per aria. Il resto del discorso è stato pronunciato in un silenzio quasi perfetto.

Magari il fair play, il riconoscimento della sconfitta, il rendere omaggio al vincitore, il dire che comunque quel giorno sarebbe stato importante per gli afroamericani, fanno parte del bagaglio di un politico di lunga esperienza e per di più - officer and gentlemen - cresciuto in una famiglia con una consolidata tradizione militare e poi educato all'Accademia Navale. Un comportamento di circostanza, si potrebbe dire, ma il corpo non mente mai : il fastidio per quel fischio, era autentico.

Sono immagini che qui da noi, abituati come siamo alla pratica di umiliare l'avversario come metodo di confronto politico, arrivano davvero come eco dell'altro mondo. Qui la destra coglie addirittura l'occasione per ricordare a Veltroni che ha vinto Obama, mica il PD italiano e che dunque si faccia da parte e lasci lavorare chi si è aggiudicato il consenso. Mentre Romano Prodi ancora aspetta la telefonata di felicitazioni per aver vinto le Politiche del 2006.

Ma che male abbiamo fatto ?

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mercoledì, 05 novembre 2008
07:18

We have overcome

Martin_Luther_King_Jr_NYWTS

This is our moment, this is our time. Da Memphis 1968 a Chicago 2008. Quarant'anni per chiudere una fase. E anche se le sfide  non sono certo al termine, chi ha messo al centro del proprio modo di pensare la politica e di agire, il tema dei Diritti, vive oggi un momento speciale  . E' stata una notte piuttosto lunga e incerta ma stamane, almeno le parole della celebre canzone  possono essere cambiate we have overcome. Ce l'abbiamo fatta.

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lunedì, 03 novembre 2008
17:50

Change we need

Certo la questione  razziale, il tema più menzionato insieme alle complicazioni della macchina elettorale, in quest'ultimo tratto che separa  Barack Obama dal risultato definitivo, esiste. Tuttavia le previsioni  hanno rivelato esserci negli Stati Uniti, non solo un gran numero di americani bianchi pronti a sostenere un uomo di colore a guida della Casa Bianca,  ma che la maggior parte degli americani di origine latina o asiatica voterà per lui - per non parlare dei cittadini che appartengono oramai almeno a due razze -  scongiurando così il rischio di un'ulteriore dinamica legata al colore della pelle.

La politica dell'identità razziale nata negli anni novanta sullo stigma del politicamente corretto, cioè di quella oscenità autoassolutoria che nelle sue forme degenerative autorizzava chiunque ad evitare di fare i conti con i propri istinti peggiori,  ha le ore contate. E con essa muoiono anche le istanze neocon, le guerre sante, e la paura delle invasioni barbariche. Ne resteranno retaggi, cascami,  ma non condizioneranno più le scelte politiche.

Nemmeno nell'ipotesi disperata che vincesse McCain, si prefigurerebbe un ritorno al passato. Poichè sulla presa di distanza di  quel passato lo stesso candidato repubblicano ha impostato la propria campagna: Io non sono Bush   

Il declino del movimento conservatore americano è iscritto nei mutamenti demografici e razziali, nel fallimento di un intero sistema di regolazione economica e sociale. Un combinato di disparati conservatorismi animati da principi quali l'anticomunismo, i forti investimenti militari, la diffidenza nei confronti dello Stato, la reazione ai movimenti di liberazione degli anni sessanta e più di recente la paura del terrorismo, crolla sotto i colpi del fallimento in Iraq o del meltdown di Wall Street ovvero nel fatto che nonostante la nomina alla Corte Suprema dei conservatori Alito e Roberts non si sia riusciti a riconsiderare la storica sentenza Roe vs Wade e l'intera legislazione sull'aborto che ne scaturì. Tutto questo mentre le Corti dei singoli stati  dal Massachussetts al Connecticut alla California, continuano a regolarizzare i matrimoni gay, oramai dato di fatto acquisito in vaste zone del paese.

Tramonta l'epoca inaugurata da Ronald Reagan e da Margaret Thatcher, i blue collar sottratti vent'anni fa ai democratici dal mix spavaldo ed irridente di ottimismo capitalistico e senso di rivalsa culturale nei confronti delle elite liberal, sono sempre più poveri e delusi. Politiche modellate per arricchire i privilegiati non possono essere destinate ai vari Joe the Plumber.

I conservatori non sembrano più in grado di riflettere il paese che cambia.

Di qui ai prossimi giorni sapremo quali siano stati gli elementi deteminanti di una scelta ma comunque vadano le cose, la defezione di Colin Powell resterà per sempre l'emblema di un particolare tipo di cambiamento. Non un semplice endorse. Ognuno lo ricorda all'ONU, agitare la fiala di veleno nucleare - Questa in mano a Saddam può distruggere il mondo in poco tempo. Questa è la ragione per cui l'America interviene -

4187 americani morti in Iraq e un numero imprecisato di soldati offesi a vita, nella mente e nel corpo, per una menzogna. Un' entità numerica mai calcolata ma esorbitante, di vittime civili. E per sovrapprezzo,  lo scempio di Abu Graib. Questo è il seguito della storia, questo il motivo per cui Powell si è pubblicamente  vergognato di essersi prestato all'inganno.

Non lo appoggio perchè abbiamo lo stesso colore della pelle so che è cristiano ma anche se fosse musulmano non farebbe alcuna differenza, perchè ricordo un soldato che partì diciottenne per l'Iraq ed è sepolto ad Arlington e sulla sua lapide c'è la mezzaluna. Lo voto perchè è giovane e ha l'intelligenza e la curiosità necessarie per cambiare questo Paese e per non isolarlo dal mondo.

E' stato da quel momento che Obama non ha più smesso di salire nei sondaggi. Se Obama vince, un sistema politico e culturale che ha portato gli Stati Uniti sull'orlo del tracollo, sarà definitivamente sconfitto.

Varrà anche per noi che a distanze siderali non potremo fare a meno di considerare quanto degli elementi fondanti della cultura e della politica della nostra Destra si ispirano al modello Reagan, Thatcher , Bush. E trarne le dovute conseguenze.

Scritto da sedlex in: americana, election day 2008
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sabato, 18 ottobre 2008
10:00

Fin du Régime

Arugula eating elitist  lo ha definito  McCain , un elitario mangia rughetta, ma non perchè come vorrebbe far credere la propaganda repubblicana, il contendente democratico,  incurante della crisi, si sia pubblicamente  lamentato dell'aumento del prezzo di un genere - la rucola appunto - che in America viene venduto a prezzi proibitivi, ma semplicemente perchè  arugola-eating è l'epiteto con il quale vengono definiti ironicamente i radical chic. Tanto per ribadire quanto ce ne corre tra un ex combattente in Vietnam  e un ex professore di Diritto Costituzionale presso la Chicago University. Di qui  la trovata di McCain di tirare in ballo durante l'ultimo dibattito televisivo ,  Joe the Plumber ovvero  Joe Wurzelbacher, non propriamente un idraulico ma un aspirante piccolo imprenditore che dopo un comizio a Toledo in Ohio, aveva chiesto conto a Obama del tetto di 250.000 dollari al di sotto del quale il programma dei democratici prevede importanti riduzioni fiscali e che - a suo modo di vedere - penalizzarebbe l'eventuale progetto di acquisizione dell'impresa in cui attualmente  lavora. Ed è a lui, preoccupato dalla risposta di Obama sulla necessità di lanciare un piano di sostegno per la classe media attraverso la redistribuzione della ricchezza, che McCain si è rivolto nominandolo un numero imprecisato di volte   Joe, io ti aiuterò non solo a comprarti l'attività per cui lavori da una vita, ma terrò le tue tasse basse e darò a te e ai tuoi dipendenti la possibilità di avere un'assistenza sanitaria che vi potrete permettere". Bum.

 A questo punto Obama non ha voluto essere da meno  :  Parlo direttamente a te Joe, se sei lì e ci stai guardando: sai di quanto ti alzerò le tasse? Zero"  e fa il segno congiungendo  pollice e indice  E le taglierò a chi ha bisogno: l'idraulico, l'infermiera, il vigile del fuoco, l'insegnante, il giovane imprenditore. E ricordiamoci che il 98 per cento dei piccoli imprenditori guadagna meno di 250mila dollari l'anno. Sensato  (ma quanto guadagna un idraulico  ancorchè in proprio in Ohio?)

Insomma questo tirare Joe the Plumber per la manica è andato avanti un bel pezzo, tanto che l'interessato - un tipo simpatico, vagamente somigliante a Mastro Lindo - ha confessato a posteriori, non senza un pizzico di civetteria, di trovare un po' surreale il fatto di essere nominato in una campagna presidenziale. Joe voterà quasi sicuramente repubblicano avendo trovato un po' troppo socialista il proposito redistributivo di Obama ma, a parte non l'aver capito che se vincessero i democratici pagherebbe meno tasse di quanto crede, si è rivelato per McCain l'ennesimo boomerang: ci hanno poi pensato i media a scoprire qualche macchiolina nella condotta di colui  che voleva essere l'incarnazione del sogno americano e che invece si è scoperto avere  un passato di contribuente non proprio impeccabile e che, dopo la sconfessione dell’Unione degli idraulici e dei gasisti del New Hampshire : I veri idraulici sono preoccupati per parecchie delle proposte di McCain non sembrerebbe neanche appartenere ufficialmente alla categoria.

Ma a parte tutto questo, è proprio in questi giorni che il cavallo di battaglia di Reagan ( e dei repubblicani negli anni a seguire) il governo non è la soluzione ma il problema viene costantemente smentito. L'America ha avuto modo di sperimentare per trent'anni i fasti dell' ideologia  della deregulation e del lasciar fare al mercato. Oggi che a causa del tracollo finanziario,  la domanda di governo,  di stato e di norme, di leggi salvataggio, si fa più pressante, McCain appare ancor più vecchio di quanto non lo sia realmente. E di questo suo essere nonostante le sue ripetute proteste - Io non sono Bush -  un esponente dell'Ancient Régime, se ne avvantaggia Obama,  arugula eating o  taxing and spending,  secondo gli avversari ma, che riconosce allo  Stato il ruolo di guida della vita e dell'economia del Paese. Un'era, il cui tracollo è idealmente sancito dal conferimento del Nobel per l'Economia a Paul Krugman, professore a Princeton e da sempre coerentemente critico verso le derive del neoliberismo di stampo conservatore, sta per finire. Spetterà al futuro presidente inaugurarne un'altra. A meno di grandi sorprese, secondo i sondaggi, questa possibilità dovrebbe essere data a Obama che dovrà fare i conti con una delle sfide più ardue dai tempi di  Roosevelt. Non è nella modalità delle campagne elettorali americane, esprimere nei dettagli i programmi, ma Obama guadagna punti perchè oggi, agli occhi dell'opinione pubblica incarna la volontà di soccorrere i più deboli. Speriamo che al di là del grande segno di cambiamento che la sua elezione produrrebbe, quelle aspettative siano premiate. Ora la sua priorità è vincere. Dopodichè dovrà rimboccarsi le maniche.

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Era inevitabile che Joe the Plumber,  detto anche Joe Sixpack  ( la confezione da sei, delle lattine di birra) scatenasse la fantasia dei disegnatori satirici, soprattutto dopo la scoperta dei suoi problemi con il fisco. La simbologia più utilizzata rimane in ambito idraulico : il WC e questo aggeggio sturalavandini sono i più  in voga. Discretamente in auge  anche associare la sincerità di McCain a quella di Joe.

Scritto da sedlex in: americana, election day 2008
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giovedì, 05 giugno 2008
17:31

Stand with Hillary

Dice un adagio (ammuffito e quantomai consolatorio) che dietro un grande uomo, c'è sempre una grande donna. Non so se ciò corrisponda a verità,  cioè se sia davvero possibile questo trasferimento di grandezza da una femmina ad un maschio. Una donna può , a spese tristemente sue, incaricarsi dell'ambizione di un uomo, fare in modo che sia circondato di atmosfere rassicuranti e preziose che poi renderanno più agevole l'andare per il mondo pronto e duro di lui , può creare le condizioni al contorno di un'irresistibile ascesa, può, ingoiando  il rospo, essere indispensabile a salvargli la faccia : andare in televisione a dire che no, che non è successo niente, che sono tutte sciocchezze. Niente di più. In questo ultimo caso, per esempio, Bill Clinton è diventato agli occhi di tutti, di sicuro un uomo molto fortunato ma è rimasto lo sporcaccione traditore che era. Dunque ognuno alla fine mantiene la propria individualità. La grandezza è non trasferibile. Mentre sono in molti a giurare che l'onnipresente coniuge abbia nuociuto alla campagna della consorte. Ma sono illazioni. Una cosa invece è più sicura e accertata : dietro una grande donna, c'è sempre una grande madre. In quel caso è l'esempio a fare la differenza. Per questo è già pronta la spilla Chelsea in '16. The pantsuits have been passed to a new generation .Il tutto a incorniciare la faccetta sorridente ( e assai migliorata) della piccola. Se son rose fioriranno alle prossime presidenziali. Appunto nel 2016. La tempra di Hillary Rodham quasi mai si smentisce.

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domenica, 10 febbraio 2008
02:08

Thinking points (il metodo Reagan)

Ronald Reagan , o meglio il suo stratega principale Richard Wirthlin aveva capito che una scelta elettorale è più improntata sulla capacità del candidato di entrare in sintonia con la gente che sul vero e proprio programma politico e che sono i valori, l'autenticità, la capacità di ispirare fiducia e di offrire un modello in cui identificarsi a determinare il voto. Reagan era considerato una persona vera ed aveva instaurato un rapporto  così viscerale che l'elettorato  lo sostenne anche dopo aver capito che la sua politica economica non avrebbe dato impulso al Paese. Incarnava  un ' idea di America in cui si riconoscevano i repubblicani , gli elettori indipendenti e persino una larga fetta di democratici. Metodologicamente Obama guarda molto a Reagan, la sua proposta è diametralmente opposta ma la sua idea ricorrente di unire il paese e di colmare il deficit di empatia  tra politica e cittadini permea i suoi discorsi esaltando il pragmatismo del fare politico che produce risultati concreti per le classi più deboli e i ceti medi in notevole difficoltà in questo momento negli Stati Uniti. A differenza di Hillary Clinton che ha sempre sottovalutato l'acume politico di Reagan, ritenendo che il successo  ottenuto per il prevalere della personalità sulla politica fosse in qualche modo, illegittimo . Al centro di queste Primarie però, non ci sono solo i candidati ma una profonda divisione nel Partito Democratico : la prima è una triangolazione :  spostarsi a destra per ottenere più voti,è stato uno dei motivi di successo di Bill Clinton e anche Hillary pensa di fare altrettanto quando parla di Bipartisansheep.Per Obama invece questo termine significa  riconoscere che i principi morali progressisti sono gli stessi di tutti gli americani,in questo modo non è costretto ad annacquare i suoi principi per apparire bipartisan.Poi c'è il gradualismo cioè la determinazione di Hillary a far passare una alla volta  una serie di decisioni ben strutturate e concrete mentre Obama crede nelle scelte coraggiose e nella costruzione di un movimento del quale farsi interprete. Entrambi i metodi, hanno guadagnato un maggior numero di elettori alla causa democratica, basti pensare al supermartedì e alla quantità di indipendenti che ha votato per i democratici sottraendo,dati alla mano, voti ai repubblicani ed è un bene che nelle prossime settimane altri elettori abbiano la possibilità di essere raggiunti dai messaggi e dalle sollecitazioni di Hillary e di Obama.Intanto le primarie e i caucuses di stanotte in Kansas, Louisiana, Nebraska e Isole Vergini se li è aggiudicati Obama raggiungendo i 1039 delegati contro i 1100 di Hillary e con buona probabilità accadrà altrettanto negli stati  in cui si voterà dal 10 al 19 febbraio , Maine, Maryland ,Columbia Virginia, Wisconsin e Haway che però attribuiscono pochi delegati. Una nuova  resa dei conti è prevista il 4 marzo con Texas, Ohio, Vermont e Rodhe Island ma in quel caso il raffronto inevitabile sarà con i repubblicani.In realtà tutto lascia intendere che sarà la Convention con i Superdelegati a decidere chi correrà la partita finale.

Scritto da sedlex in: americana, caucus, primary
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mercoledì, 06 febbraio 2008
09:09

Che bella cosa ( a nation vote )

obama20Il lungo programma elettorale della CNN segue  primarie e  caucuses del supermartedì riuscendo nell'impresa  di interessare anche quando sfiora gli argomenti classicamente ostici delle complicate ingegnerie elettorali (non tutti gli stati seguono le stesse regole) Per fare questo si avvale di tecnologie spettacolose (ma funzionali) e di una discreta compagine di commentatori, analisti, giornalisti ed esperti in sondaggi. Dopo un paio d'ore di carte geografiche e numeri ti accorgi che il programma tiene il ritmo e fila liscio per il semplice motivo che in studio mancano i politici, non tanto quelli interessati che presidiano i rispettivi headquarters circondati da famiglie ( McCain oltre che moglie patinata esibisce la mamma novantaseienne che pare sua sorella) e sostenitori, quanto quelli che invece da noi sgomitano per occupare i palinsesti, dalle ricette al liscio passando per lo sport e che in analoga circostanza sono soliti presenziare l'affluenza dei dati continuando a berciare o ad attribuirsi vittorie. Anche in caso di evidenti disfatte. Come dire le solite facce ma quel che è peggio - qualunque cosa accada - sempre gli stessi argomenti. L'informazione politica senza i politici. Che bella cosa.

poll8 Obama non viene contattato da studio per la dichiarazione di rito e nemmeno affida il compito ad un portavoce, così pure Hillary e McCain, di tutti viene mostrato il discorso di ringraziamento.Poi si torna all'analisi del voto. Manco a dire che i politici in America non si servano dei media. O forse proprio per questo, perchè ne considerano seriamente le potenzialità e i rischi. Pochi paralleli possono essere tracciati tra quel paese e il nostro, per ovvi motivi.Certo però che se la politica da noi rinunciasse ad un uso dissennato delle presenze televisive, ci guadagneremmo tutti.  

poll2

Al momento non è possibile conoscere i dati definitivi, si sa che Hillary si è aggiudicata il maggior numero di delegati e che Obama può invece contare su una quantità maggiore si stati, che McCain sbanca il supermartedì ma che Huckabee, il candidato repubblicano che corre senza particolare appoggio del Partito e con mezzi infinitamente più contenuti rispetto a quello dei suoi avversari in entrambi i campi , colpisce il segno negli stati più autenticamente repubblicani.Infine che, repubblicani o democratici, il meccanismo delle primarie sta evidenziando un dato incontrovertibile : per quanto potenti possano essere le Unions o i Partiti, gli elettori stanno scegliendo il loro candidato secondo criteri che con le indicazioni degli apparati hanno poco a che vedere.

Poll clinton21867228E mano mano che aumenta il successo degli outsider - anche Obama in qualche modo lo è - la partecipazione e l'entusiasmo crescono mostrando che la domanda di cambiamento non viene solo dagli stati tradizionalmente attenti alla politica  ma dal cuore del paese , dagli stati del sud che premiano Huckabee , dal Conneticut dal Minnesota e dallo Utah in cui vince Obama. Senza parlare del risultato del Massachussetts appannaggio tradizionale della famiglia  Kennedy in cui vince Hillary nonostante l'endorsment del governatore dello stato, di Kerry e dello stesso clan kennediano.Così come sembrerebbero messi i risultati ,nessun candidato democratico ha la certezza di essere il predestinato per lo scontro finale.In questo momento sarebbe folle pensare ad un ticket, il prosieguo della corsa con candidati contrapposti, garantisce ampia partecipazione e poi nessuno, ne' Hillary ne' Obama,  ha intenzione (giustamente) di fare il vice. Buon segno.

Nelle illustrazioni (in attesa di tabelle)

Obama cura l'elettorato giovane in fila per votare in Illinois

Hillary esulta dopo aver appreso il risultato di New York

Un veterano al seguito di McCain

Bill Clinton controlla a distanza il voto di Hillary

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mercoledì, 30 gennaio 2008
08:35

State of the Union (in casa repubblicana)

Mc CainGeorge W. Bush pronunzia il suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione in coincidenza con le primarie repubblicane in Florida. - Pazienza in economia e costanza in guerra! - ha raccomandato al futuro presidente. Come dire : beccatevi la recessione che avanza e continuate a inviare truppe in Iraq . L'intero discorso ha funzionato da assist per Mac Cain che, ad urne aperte (ma in America si può), ne ha riannodato i fili con i temi classici della propria campagna soprattutto nei numerosi passaggi dedicati alla speranza (che altro sennò?) Poi, incassato il risultato del 36%,  ha annunciato  l'intenzione di ispirare il proprio mandato presidenziale alla rivoluzione di Ronald Reagan, il che è indubbiamente musica per le orecchie dell'anziano e repubblicanissimo elettorato locale. Dunque McCain vince le primarie in Florida onorando i sondaggi, un po' meno le aspettative del Partito,  più propenso a sostenere Romney. Questo potrebbe essere il momento per Rudolph Giuliani che molto aveva puntato su queste primarie della e su quelle della California, di tirare i remi in barca per entrare in squadra con Romney (e quindi presumibilmente in eventuale staff presidenziale) ma sono illazioni che qua e là spuntano sui giornali. Giuliani, che porta a casa un risultato assai deludente, ha già dichiarato ai propri sostenitori  che continuerà a battersi fino alla fine : The responsibility of leadership doesn’t end with a single campaign. If you believe in a cause, it goes on and you continue to fight for it, and we will. I’m proud that we chose to stay positive and to run a campaign of ideas. Rudolph finoinfondo come direbbero negli States.Ma è ancora tutto da vedere.

Tabelle del New York Times  (le primarie erano solo repubblicane ma i democratici hanno votato lo stesso pur non potendo eleggere in Florida alcun delegato.Vince Hillary Clinton) Foto di John McCain trionfante con immancabile famiglia.

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lunedì, 28 gennaio 2008
08:56

Like my father (in casa democratica)

kennedy600Il più interessante è stato il caucus democratico di Las Vegas che si è tenuto nei casinò nonostante la fiera opposizione del Partito ad utilizzare le case da gioco come sede di assemblee e consultazioni, tanto che rispetto ad apposito ricorso, si è dovuto pronunciare il Tribunale dello Stato del Nevada. Battuti in quella sede, i democratici hanno potuto riprendersi incassando una vivacissima, oltre che consistente, partecipazione. Il salone del Bellagio zeppo di elettori divisi, come da regolamento, in tre gruppi  con gli oratori pro e contro  , cinque minuti a testa a cercare di convincere gl'indecisi  o guadagnare qualche mutamento di rotta in proprio favore, sono stati un bel vedere anche per noi che quanto a scelta di candidati, invece di avvicinarci ad un metodo democratico ce ne allontaniamo sempre più . L'immagine della democrazia al lavoro, ci regala al Bellagio sussulti d' entusiasmo.Sarà che quello adottato nel caucus , è il metodo che il vecchio PCI utilizzava per scegliere le candidature non più tardi di dieci anni fa. E anche in quelle occasioni, non mancavano la verve ne' i colpi bassi. Ma tornando agli Stati Uniti, più in generale  ,  in queste primarie si registra che ,  messo a punto  il dato relativo al  numero dei partecipanti,  più numerosi (almeno sin qui) del previsto, i sondaggi cominciano a recuperare attendibilità  e il voto  a rivelare connotatazioni differenti rispetto alle  previsioni all'indomani delle consultazioni di midterm . Non era infatti assolutamente scontato che Obama riuscisse a convogliare su di sè i voti della comunità nera o che le donne facessero quadrato intorno alla candidatura di Hillary Clinton che al momento sembra catturare anche il voto degl'ispanici.In entrambi i casi,  collocazione upper class e carriere prestigiose si temeva potessero rendere difficoltoso  il processo d'identificazione degli elettori dei ceti più deboli con il proprio candidato. Altro tipo di sorprese ha rivelato il caucus sempre in Nevada dove il sindacato dei croupiers e degli addetti alle case da gioco, aveva indicato Obama ed è stato invece sconfessato dagli iscritti che massicciamente hanno preferito Hillary.

obamaTanto di guadagnato per i democratici se il voto oltre che crescere manifesta una volontà di autonomia degli elettori . Adesso non rimarrebbe che stemperare i toni e dire addio ai pettegolezzi magari serbando energie e vis polemica per lo scontro finale, quello con i repubblicani i quali manco a dirlo, volano nei sondaggi nazionali (Romney e McCaine sono avanti sia a Hillary che a Obama). Intanto il New York Times sceglie i candidati meritevoli di nomination finale nei campi avversi - Clinton e McCaine - anche se l'editoriale  di ieri , firmato Caroline Kennedy è di aperto sostegno ad Obama definito come l'unico erede del bagaglio dei valori di  papà e come ispiratore di un  forte coinvolgimento dei giovani a queste consultazioni.  Il clan  - Edward Kennedy  si pronuncerà ufficialmente oggi o domani - non è più quello di una volta ma questa decisione  è un fatto di sicuro rilievo per Obama .Tutto è ancora in gioco  e fino a martedì 5 febbraio non si potranno avere idee precise sugli indirizzi generali. Obama nel frattempo si è assicurato il South Carolina come da previsioni e come accadde pure la volta scorsa al reverendo Jesse Jackson ,  particolare che Bill Clinton  non ha mancato di rilevare.

 Tabelle riepilogative del New York times     e foto nautica nemmeno troppo allusiva...insomma quand'era presidente Clinton ricorda l'acidulo Times, erano tutti sulla stessa barca.Infine Obama esultante in South Carolina.E vorrei vedere...

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lunedì, 14 gennaio 2008
14:36

No Diritti No Oscar

Mi scervellavo per trovare trame originali ma non ero in vena a quanto pareva e le trame non erano abbastanza originali.O forse lo erano troppo.Fatto sta che nessun produttore le voleva

Joe Gillis - William Holden bello che morto mentre galleggia nella piscina di Norma Desmond.  Incipit di Viale del tramonto

Se la trasmissione dei Golden Globe ieri somigliava più ai Quaresimali che alla consueta fiammeggiante parata, se gli studios sono deserti e non c'è verso di avviare le lavorazioni di colossi quali  Demoni e Dei, sequel del Codice da Vinci o Nine, musical ispirato a Fellini Otto e mezzo, se David Letterman e Jay Leno , look insolitamente antagonista e militante con lunghe ed incolte barbe ,vanno in onda col permesso in deroga,rilasciato dal tosto, tostissimo, Writers Guild of America, se le serie televisive più amate nel mondo (Desperate, Lost, Doctor House) rischiano di bloccarsi sul più bello, se non c'è candidato in corsa per White House che non inauguri il caucus, le primarie , la grigliata con gli elettori, senza dichiarare la propria solidarietà agli scioperanti , il motivo è da ricercarsi nell'ultima puntata di un match tra Creativi e Majors, le cui  conseguenze squisitamente glocal, stanno bloccando,indotto incluso, l'intera macchina dello spettacolo americana.Tra perdite secche e mancati introiti, una partita in rosso questa, che  supera  tranquillamente una delle nostre Finanziarie.

Gli sceneggiatori  non sono nuovi a queste levate di scudi non solo sul fronte economico ma anche per ritrovare una misura di controllo sulle proprie idee. Già nel 1988 lo scontro durò mesi accendendosi  sui diritti d'autore derivanti dalla vendita  degli homevideo. Una bazzecola se si pensa ad oggi e a quanto Internet con tutti gli annessi, dagli Ipod ai videofonini, in assenza, ora come ai tempi dell'homevideo, di un model businness, complichi i termini della vertenza.

Di questa complicazione si fanno scudo le Majors impegnate ad assicurarsi un futuro lucroso sulle piattaforme emergenti.Gli studios sono divisioni  in mano a colossi globali come Time Warner, Paramount, News Corp di Murdoch (Fox) , imperi dediti all'ibridazione: news ,editoria, new media,viedeogame, cuore pulsante della fabbrica dello spettacolo, officina  di format, serie, miniserie, e telefilm. Internet ,che ha già archiviato la sua funzione sperimentale di incubatore democratico di controcultura, è il ricco veicolo per accedere ai mercati globali giovanili,vedi i recenti acquisti di network come My Space da parte di Murdoch,o Facebook  che è partecipata di Google e Microsoft. Senza contare che Internet è la  nuova frontiera della Pubblicità Mirata e su misura, come mai prima era successo. Un 'operazione delicata da gestire possibilmente senza interferenze da parte della manodopera. Contemporaneamente anche la creatività si confronta con le incognite di un terreno inesplorato dove lo sceneggiatore deve adattarsi all'universo virale di You Tube ma anche a quello polimorfo di Guitar Hero.Ecco perchè sul Sunset Boulevard si gioca una partita importante che coinvolge l'intera sfera della comunicazione infotainment, i quotidiani e l'intera nebulosa della cultura. Dunque, dopo aver messo al tappeto i Golden Globe Awards e incassato la solidarietà di moltissimi attori di Hollywood, i writers si preparano a boicottare la notte degli Oscar - scrittissima - chi non ricorda i duetti tra palco e platea tra Woopy Goldberg e Roberto Benigni ,le battute tra Steve Martin, pronto a contenere le proteste delle star per Iraqui Freedom e un parterre senza smoking e con poca voglia di fare una vera festa.? Se l'Oscar venisse sospeso , sarebbe un evento senza precedenti. Del resto questi eredi di  Faulkner, Scott Fitzgerald, Wilder ma anche di Lang, Lubitsch, Brecht e tanti altri della diaspora ebreo austro tedesca, considerati bassa manovalanza, chiamati da Jack Warner, schmucks - cretini,  in yiddish - hanno ragione da vendere. E mentre il temporaneo black out di entertainment rischia di mandare in onda una valanga di produzioni senza copione ( lo sciopero del 1988 coincise con l'avvento dei reality) è ancora da capire  cosa determinerà l'attuale vertenza e il riallineamento epocale che l'ha determinata. Per ora : no Diritti , no Oscar. E così sia...

Nelle illustrazioni : corteo di novembre scorso a Hollywood Boulevard, Ben Stiller picchetta gli stabilimenti della Universal e uno dei classici e transnazionali simboli di ogni protesta (gonfiabile)

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venerdì, 04 gennaio 2008
08:02

Vincono Obama e Huckabee (Hillary come Ségolène)

03caucus-1Succede a Hillary quel che successe a Ségolène: irresistibile ascesa nei sondaggi e nella curiosità dei media  all'inizio, sostanziale tenuta per mesi  e mesi in testa alla classifica poi, con l'avvicinarsi delle verifiche elettorali , una lenta erosione di consensi fino alla realizzazione di  un risultato insoddisfacente. Nel caso di Ségolène molto giocò la , nemmeno troppo, misoginia di molti giornali  e il tiepido appoggio del Partito Socialista Francese. Quanto a Hillary , la cui candidatura , al contrario, è sostenuta con forza dal Partito Democratico, è possibile che l'essere sulla scena politica in ruoli preminenti, da parecchi anni, non favorisca la piena identificazione del personaggio con  il cambiamento (l'espressione più usata di questa campagna) di cui l'America, anche su versanti opposti , sente estremo bisogno . E' pur vero che i risultati dell'Iowa hanno sconvolto le attese anche in area repubblicana dove Mike Huckabee , l'uomo definito dagli avversari venuto dal nulla,tradizionalista,antiabortista titolare di una campagna condotta con modeste risorse , più giocata sul porta a porta che sull'uso di Internet e delle tecnologie,favorito per sovrapprezzo dall'assenza di Rudolph Giuliani, si è aggiudicato il caucus staccando Romney di ben nove punti.Supporters entusiasti per  il discorso di ringraziamento del vincitore  Obama Nessuno avrebbe detto che io sarei potuto arrivare fin qui. Poi ha ribadito i punti del programma : assistenza medica,ambiente,incentivi alle aziende che non delocalizzano la produzione, fine della schiavitù del petrolio.Infine Democratici e Repubblicani, dopo aver ringraziato gli elettori, sono partiti per il New Hampshire.Tra quattro giorni si replica.(qui sotto tabelle elettorali del New York Times)

Democrats   %
Obama   38%
Edwards   30   
Clinton   29   
Richardson   2   
Biden   1   
Dodd   0   
Others   0   
100% reporting

 

Republicans   %
Huckabee   34%
Romney   25   
Thompson   13   
McCain   13   
Paul   10   
Giuliani   3   
Others   0   
96% reporting

 

 
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sabato, 10 novembre 2007
21:45

Tough guys don't dance ( e nemmeno muoiono)

Mailer

Norman Mailer  (come pure  James Baldwin ed altri) rappresenta una specie di Scoperta dell'America almeno per un paio di generazioni di lettori.C'è una vena e una struttura narrativa che Mailer ha mantenuto viva e attiva fino al suo ultimo The Castle in Forest, che allora smentiva due convinzioni pregiudizievoli : uno che l'America fosse solo quello che ci veniva raccontato : il razzismo, il Viet-nam, la durissima repressione dei movimenti di protesta ,l'altra che il Grande Romanzo fosse un fenomeno esclusivamente europeo.L'America  che mi piace è cominciata, assai prima della musica,della poesia e delle Black Panthers,proprio da lui. Da Il nudo e il morto, dalla Costa dei barbari  dal Parco dei Cervi e dalla biografia di Marilyn Monroe. Norman Mailer è di quegli scrittori che regalano il piacere del leggere, quel senso di  soddisfazione che si prova quando ci si siede e si apre il libro e in cui è nascosto un impercettibile brivido sulla schiena.

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sabato, 25 agosto 2007
23:10

Se ad essere malata è l'America

sicko05Michael Moore, a Roma per presentare il suo Sicko (un termine che in slang vuol dire malato) mette in guardia le platee stracolme di fans  e ministri , soprattutto dalla tentazione americanizzante.Saremo anche la più grande potenza al mondo - precisa - ma abbiamo un'attesa di vita inferiore alla vostra, a causa del servizio sanitario  completamente in mano alle assicurazioni private, con tutto quel che ne consegue.E quel che ne consegue è raccontato attraverso le testimonianze dei malati respinti dagli ospedali per coperture assicurative insufficienti, dai pompieri di Ground Zero abbandonati ai propri enfisemi dopo l'11 settembre,  agl'infortunati sul lavoro costretti a scegliere quale dito della mano farsi ricucire dato il costo differenziato di ciascun intervento per ciascun dito.Storie di ordinaria ingiustizia che culminano col viaggio verso Guantanamo di tre imbarcazioni nel provocatorio e vano tentativo di far curare alcuni pompieri nell'ospedale del carcere o nell'elenco, in ordine alfabetico, delle malattie alle quali le assicurazioni  rifiutano la copertura, sulle note di Star wars.Iperbolico,comico,situazionista, dal ritmo narrativo incalzante, questo film ha guadagnato al suo autore oltre che la Palma d'Oro a Cannes ,anche una sequela di guai giudiziari che vanno dalla violazione dell'embargo alle numerose citazioni da parte delle case farmaceutiche. - Noi tutti  - aveva detto dal palco del Kodak Theatre, ringraziando per l'Oscar a Bowling for Columbine - siamo qui per documentare la realtà ma viviamo in un' epoca fasulla...- Allora si riferiva alla Menzogna  in virtù della quale l'Iraq era stato invaso, oggi sembra ammonire che il servizio sanitario americano così brillantemente rappresentato nei telefilm ER o Doctor House, non è precisamente come viene descritto.

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venerdì, 27 luglio 2007
04:42

Town hall multimediale

CNN & You tube

Per l'incontro televisivo tra i candidati democratici (in studio) e i cittadini  (via You Tube), Anderson Cooper anchormen CNN,  aveva raccomandato agl'internauti : video della durata di tre minuti e domande  very creative .I circa tremila invii dai quali  sono state selezionate poche decine di performances, hanno sicuramente premiato le attese, se si pensa al tizio che interloquisce abbracciando per tutto il tempo la propria mitraglietta (chiamata Baby ) o a quello vestito da pupazzo di neve che  pone un quesito sul riscaldamento globale. Il matrimonio internet - televisione ( o meglio la joint venture CNN -You Tube) combinato, in questo caso, per rivitalizzare i rituali un po' smorti del dibattito politico in tv, non ha mancato di suscitare interesse anche se il contrasto tra la scarsa qualità dei filmati, appiccicati come figurine dell'album su uno schermo blu troppo grande e l'importanza dell'allestimento era assai stridente. Impeccabili e a loro agio i candidati,  niente affatto preoccupati dalla spontaneità e dell'irriverenza degl'interlocutori. Al dunque, se accurate selezioni devono precedere questi incontri e abili conduttori tessere le fila del dibattito cui, tra l'altro, al momento della risposta,nemmeno presenziano i vari pistoleri e pupazzi di neve  , non c'è gran differenza tra queste iniziative e quelle abituali tipo talk show se non in una maggiore spettacolarizzazione dell'evento,cosa della quale ,forse,non si sente troppo il bisogno.

Clinton Obama

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sabato, 23 giugno 2007
10:00

Allora chi vince ? ( You and I )

hillary su second lifeCaffetteria, tavola calda americana classica dei 50th.  Hillary Clinton seduta al tavolo come Carmela Soprano nella puntata finale della serie,viene raggiunta dal marito Bill - Allora chi vince ?  - Vedrai  - risponde lei e intanto armeggia col piccolo juke box del tavolo. - Scommetterei su Smouth Mash - pronostica lui -  Tutti in America vogliono sapere come va a finire  - Arriva anche un piatto di carote che Bill guarda contrariato - Penso al tuo bene caro. - Lei, non c'è che dire, è ironicamente angelica . Passa Vincent Curatola  attore della serie di David Chase, guarda intensamente Hillary e poi prosegue. Intanto la monetina è finita nel Juke box.Cut e lo schermo si fa nero come nella bellissima chiusa ellittica dei Soprano's.Appare una scritta che annuncia che You and me di Celine Dion è la canzone vincitrice del sondaggio tra i sostenitori per il leit motiv della campagna elettorale e che rimanda al sito web di Hillary per le donazioni. Eccolo qui  (e sull'immancabile you tube ) il video di Hillary e Bill  aka Carmela e Tony.

Fatti i dovuti scongiuri per Hillary è un discreto momento.Stacca di otto punti Obama agli ultimi sondaggi,incassa finalmente l'appoggio del tentennante, in un primo momento,  Steven Spielberg , vince e convince nei dibattiti televisivi con gli altri candidati democratici  e per non saper ne' leggere e ne' scrivere ,soprattutto per evitare conflitti d'interesse, lei e suo marito hanno liquidato  il portfolio azionario già gestito in blind trust.Dunque si preparano ad affrontare l'immancabile uscita di libri e memoriali diffamatori, con discreta serenità.In questo generale quadro da irresistibile ascesa il meccanismo tende invariabilmente ad incepparsi di fronte al fatto che Hillary ha l'imperdonabile difetto di non essere un uomo.Le accuse parlano di arroganza,instabilità e del permanere di quella crisi coniugale che segnerebb nuovamente la Casa Bianca,qualora fosse eletta.Salvo qualche piccolo ininfluente particolare,sembra di sentire i detrattori della Royal in Francia : troppo di sinistra,troppo di destra, troppo falco,troppo determinata,troppo aggressiva.Tutti meno lei ! etc etc Poco conta poi che il suo antagonista Rudolph Giuliani, sia un personaggio noto per la sua umoralità, per alcuni passaggi del proprio mandato non limpidissimi,per la spettacolarizzazione del suo divorzio annunciato prima ai media e poi a sua moglie e, da ultimo, per capire assai poco di politica nazionale.Giuliani rimane il sindaco dell'11 settembre.Forse il leit motiv della campagna elettorale di Hillary, a parte la zuccherosa You and I,  sarà proprio quella di renderne l'immagine più gradevole accattivante popolare.Il video-parodia sui Soprano's è allusivo,ben congegnato e soprattutto aggancia un tormentone  molto in auge in questo momento tra gli  americani : appunto l'ultima sequenza della serie.

nell'illustrazione una conferenza di Hillary su Second Life

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venerdì, 25 maggio 2007
15:06

Arrivi tu...

bush478519095_709e61a824

In attesa del nove giugno, data in cui sbarcherà in Italia , facciamo un ripasso delle sue ultime dichiarazioni : Geroge W. dice che nel 2005 Al Zarquawi ha ordito tre attentati in America,sventati dalla prontezza della sua mirabolante intelligence.Dice anche che in Afghanistan dovremmo impegnarci di più e condividere il rischio da bravi alleati.D'Alema cui l'aria scocciata viene benissimo,gli ha risposto che da noi gli ordini li da il Parlamento.Guai però a parlargli di assemblee legislative,la sua pretenderebbe addirittura che si fissasse la data del ritiro dall'Iraq.

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giovedì, 12 aprile 2007
15:43

Benvenuta nella gabbia delle scimmie

Kurt57388285_7644912ca4Faccio lo scrittore dal 1949.Sono un autodidatta.Non ho teorie sulla scrittura che potrebbero essere di aiuto agli altri.Quando scrivo divento semplicemente  ciò che sembra che io debba diventare.Sono alto sei piedi e due pollici e peso circa duecento libbre e non sono molto coordinato,se non quando nuoto.Tutta quella carne presa a prestito scrive.

 Kurt Vonnegut Prefazione (ed autopresentazione) alla raccolta Benvenuta nella gabbia delle scimmie

La stupidità della burocrazia e l'ottuso sadismo del potere hanno trasformato il mondo in un incubo contro cui si battono eroi da operetta.Si tratta di  uno dei più riusciti intrecci di Vonnegut che nella dimensione del racconto breve metteva più che mai a profitto le sue migliori qualità di creatore  di trame insolitamente affascinanti, ricche di digressioni ironiche e solo apparentemente assurde.Dei suoi molti romanzi di mi piace ricordare questa raccolta e la sua gustosissima appendice Come scrivere con stile

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giovedì, 29 marzo 2007
09:37

Intanto a Capitol Hill....(calm down ...)

Il senato a maggioranza democratica ha trovato un consenso sul ritiro delle truppe dall’Iraq entro la primavera del 2008. La bocciatura dell’emendamento repubblicano che voleva slegare l’approvazione dei finanziamenti da una deadline per il disimpegno è un enorme successo politico per i democratici.Bush ha perso le staffe e anche il fair play e assicurando che porrà il veto qualora la legge fosse approvata in via definitiva, ha dichiarato che se dovessero mancare i fondi per le truppe, il popolo americano saprà chi è responsabile .Secca la risposta della speaker della camera Nancy Pelosi:"Calm down with the threats. There is a new Congress in town,We respect your constitutional role. We want you to respect ours."

nancy pelosi

 

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sabato, 03 marzo 2007
09:20

Ingannevole è l'immagine (con nuova prefazione)

Inga102715842_456a53430dDi  J.T.Leroy, veneratissimo autore  di Sarah e di Ingannevole è il cuore, fino ad un anno fa, sapevamo che era nato nel 1980, che aveva alle spalle un'infanzia di abusi  e di vagabondaggi con la madre prostituta dalla quale ad un certo punto era stato abbandonato.Recuperato da un'assistente sociale e da uno psicologo che gli aveva suggerito di raccontare per  iscritto le sue esperienze, aveva dato vita a romanzi ritenuti autobiografici di grande potenza emotiva.Da qui, pubblico adorante,vendite da best seller e lodi sperticate degli autori più cool del momento da Dave Eggers a Zadie Smith . Poi accade che 2006,  il New York Times scrive di avere le prove che J.T. è in realtà tre persone :  una certa Laura Albert  materialmente l'autrice,una tal Savannah sorella del marito della Albert, controfigura per le apparizioni in pubblico e  la Albert di nuovo a impersonare la finta assistente sociale trasformatasi in manager e portavoce di T.J.Sul perchè sia,la Albert  ricorsa a una controfigura, la risposta è scontata, basta  pensare ai meccanismi dell'editoria - spettacolo che probabilmente non ritenendo sufficente pubblicare i   libri  di un autore bravo e sfortunato, ritiene sia utile anche  esibirlo.Assai più interessante invece, è il racconto di Laura Albert sulle ragioni che possono aver indotto una scrittrice non priva di talento a costruirsi una falsa biografia e per di più quella di una vittima.Sostiene la Albert che in realtà quell'identità non desiderabile, è proprio  la sua, che abusi e sopraffazioni non diversamente da J.T, hanno contrassegnato anche la sua infanzia e che il fingersi qualcun altro, l'ha sostenuta nell'ingrato compito di difendersi dai colpi della vita,che indossando maschere ha potuto chiedere aiuto,reclamare attenzione e soprattutto parlare di sè.Queste ed altre considerazioni sono contenute in una lunga intervista che  dell'ultima edizione del libro  Ingannevole è il cuore, è l'interessante introduzione.Penso che certa gente dia per scontato il fatto di essere tenuta in considerazione e non trascurata,ma la mia esperienza è stata quella di una persona completamente ignorata,trattata con indifferenza e disprezzata.Ed è di questo che scrivo.Quello che la Albert esprime è l'indicibile sofferenza di chi, privo d'indentità, non ha gli strumenti per costruirsene una autentica e dunque assembla una storia,finge di essere qualcun altro.Con lei siamo al ribaltamento dell'antico trucco del nome de plume ,dello scrittore cioè che volendosi nascondere,separa la verità del proprio nome dall'invenzione della sua opera.La scrittrice americana ha dovuto inventarsi invece, un corpo perchè la verità consegnata ai suoi romanzi,continuasse a esistere.Sulla patologia che l'affligge indagheranno gli psichiatri e tra questi quelli che sostengono l'identità, essere non un blocco unico ma una sorta di "assemblaggio", avrebbero molto da dire, mentre invece qualche domanda sull'editoria - spettacolo che oramai  tratta  la Albert come un'appestata,s'impone.Quei romanzi  firmati J.T Leroy,ora che abbiamo scoperto non essere stati scritti da un ragazzino efebico e tanto glamour ma da una quarantenne sfigata e di scarso appeal,non sono più dei capolavori? L'opera di una scrittrice stramaledettamente brava che non ha più un'immagine da esibire ma probabilmente altri libri da pubblicare,non interessa più a nessuno? 

Ingannevole è il cuore è un libro di T.J.Leroy tradotto da Marina Testa ed Edito da Guanda.L'edizione che contiene l'intervista con la Albert è del 2007

Nell'illustrazione la locandina del film di Asia Argento tratta dal libro di Leroy e opportunamente corretta dopo la scoperta della vera identità dell'autrice

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domenica, 11 febbraio 2007
23:21

Tutti pazzi per Obama

Anche lui ha pronunziato il suo Presidential Announcement ,lo ha fatto davanti al parlamento dell'Illinois con sottofondo musicale degli U2, citando Abramo Lincoln - una casa divisa al suo interno non può stare in piedi,questo governo non potrà durare in eterno mezzo schiavo e mezzo libero-, promettendo il ritiro dall'Iraq entro la primavera del 2008 e l'assistenza sanitaria per tutti.Avrà anche poca esperienza Barack Obama,senatore da soli due anni,ma l'impatto è fortissimo soprattutto quando mira dritto al cuore dell'amministrazione Bush Negli ultimi sei anni ci è stato detto che il nostro debito crescente non ha importanza, che la nostra ansia per l'aumento dei costi sanitari e l'immobilità dei salari era un'illusione,che il mutamento del clima era una beffa,che discorsi da macho e una guerra mal concepita,possono sostituire la diplomazia e la strategia.Difficile inquadrare le posizioni di Barack Hussein Obama senza calarsi nella realtà americana :rappresentante del ghetto nero di Chicago ma anche laureato ad Harvad,giurista raffinato, tiepido abortista,  favorevole alla pena di morte seppure in casi estremi, assente dal senato all'epoca in cui i repubblicani,sull'onda emotiva procurata dagli attacchi terroristici, esercitavano forti pressioni sui democratici,non si è nemmeno compromesso con posizioni della prima ora ,favorevoli alla guerra in Iraq. Barack ha decisamente tutti i numeri per rappresentare in pieno il Rinnovamento senza scombussolare troppo la mentalità americana : un allampanato avvocato di Spriengfield con famiglia (bellissima ) al seguito,curriculum impeccabile ed eloquio convincente.Un winner amato dai media e da Hollywood (Spielberg non fa mistero di tirargli la volata a suon di cene elettorali, con raccolta di fondi miliardaria).Resta da vedere se nei prossimi mesi la sua campagna riuscirà ad offuscare quella di Hillary Clinton e soprattutto a convincere la comunità african-american,perplessa per l'irresistibile ascesa, e non del tutto convinta a sostenere la candidatura di uno che non aiuta la sua gente,allusione nemmeno troppo sottile al fatto che Obama non ha mai partecipato alle lotte dei neri.

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martedì, 06 febbraio 2007
16:36

Ognuno

Mentre i traduttori finiscono di lavorare intorno a The Castle in the Forest ultimo,in ordine di tempo ,libro di Norman Mailer,  esce, atteso (come merita) Everyman di Philip Roth.Centoventitrè pagine (meno di un pomeriggio, per il fortunato lettore) delle considerazioni di un uomo senza qualità, sulla propria morte che giunge al culmine di una vita che egli stesso definisce deludente seppure densa di avvenimenti e non priva di affetti.Differentemente dalle morality play del medioevo britannico cui il titolo - Everyman - allude, nelle quali i protagonisti in vista della fine, cercano di recuperare il tempo perduto diventando uomini migliori in virtù di percorsi edificanti, il Nostro protagonista (senza nome), s'impegna in un' autoanalisi impietosa, in cui i flashback dei ricordi si mescolano alle considerazioni sull'Oggi scandito dall'abbandono progressivo di prestanza fisica  e salute ,(temi centrali),o dall'ennesima delusione procurata da un talento per la pittura in cui aveva sempre pensato di potersi rifugiare in vecchiaia e che invece, scopre, non esserci nemmeno.Ma indipendentemente dalla trama o dall'interesse che comunque possono suscitare le riflessioni proposte,quel che colpisce di Roth è la scrittura,potente, strutturata priva di orpelli,di compiacimenti intorno  ad un tema quello della Morte che pure è fortemente a rischio di cedimenti verso il lirismo,la nostalgia,il pentimento il recupero della  spiritualità religiosa.Mancando tutto ciò, non rimane che l'osso : la propria mortalità contro la quale combattere tutta la vita ma attraverso la quale, infine,  liberarsi del peso di esistere.

Everyman è un libro di Philip Roth tradotto da Vincenzo Mantovani ed edito da Einaudi

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mercoledì, 24 gennaio 2007
19:30

Criminal Case 05 - 394 (Ciagate)

Più interessante dei toni imploranti e della svolta ecologista di George Bush al penultimo discorso sullo Stato dell'Unione del suo mandato presidenzale, c'è solo quel che accade  nell'aula n 16 della E. Barret Prettyman Us Court House - Gli Stati Uniti d'America contro  Lewis "Scooter" Libby - Qui si celebra il processo all'affermazione di sedici parole con cui George Bush spiegò agli americani che la guerra in Iraq era inevitabile "Il governo inglese ha appreso che Saddam Hussein ha recentemente cercato di acquisire significative quantità di uranio dall'Africa e alla sequela di menzogne e manipolazioni  con cui la Casa Bianca ha tentato in questi anni di nascondere le invenzioni e l'uso di un 'Intelligence improbabile, quanto pataccara.Le 500 tonnellate di Yellowcake,l'uranio grezzo, mai trovato e un solo uomo alla sbarra : il repubblicano Libby, già capo di gabinetto e consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente Cheney, chiamato a distruggere la reputazione di un altro uomo l'ex ambasciatore Joseph Wilson, colui che sfidando la Casa Bianca  rivelò al New York Times di avere ,dopo una missione in Niger,riferito a Bush che la questione dell'uranio era infondata.

L'operazione si risolse nel dare Wilson in pasto alla stampa, soprattutto "bruciando",la di lui moglie Valerie Plame,agente sotto copertura della CIA.Fuga di notizie dunque ma anche spergiuro in un paio di circostanze .Tuttavia dopo due anni di indagini in cui l'ombra dell'ex sottosegretario di Stato Richard Armitage si è materializzata più d'una volta dietro alle "soffiate",  il Procuratore Patrick Fitzgerald ha stabilito che  imputato in questo processo debba essere uno solo,ieri la sua requisitoria di apertura è stata a dir poco affascinante, rivolto alla giuria popolare di fresco insediata, ha detto "Dimostrerò contro ogni ragionevole dubbio che Libby è un ladro di verità.Ma voi non dovete dimenticare come questa storia è cominciata : le sedici parole del Presidente.Non dovete chiedervi  se la guerra in Iraq è stata o meno giusta.Dovete chiedervi perchè Libby abbia spergiurato sulla Bibbia. Non da meno è stato l'avvocato di Libby, Tedd Wells che ha avvisato la giuria che il sua assistito "ha una sola colpa, non aver ricordato correttamente ciò che era logico non ricordasse.Essere diventato l'agnello sacrificale della Casa Bianca,in cambio della salvezza di Karl Rove,linfa vitale del Presidente"

Scritto da sedlex in: americana, palazzi di giustizia
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lunedì, 22 gennaio 2007
17:24

Bobby,il meglio di Hollywood

Il meglio di Hollywood - Helen Hunt,Demi Moore,Antony Hopkins,Harry Belafonte, Eliah Wood, Sharon Stone, Emilio e Sheen Estevez - a paga sindacale ( non bassissima ma certo, niente a che vedere con  i cachet ai quali ognuno di loro è abituato) per ricostruire, non la vicenda dell'assassinio di Robert Kennedy ma ,attraverso venti storie che da quella tragedia furono influenzate, lo spirito del tempo e particolarmente la speranza in un mondo migliore da cui quel tempo era  così profondamente segnato

Un progetto importante, ambizioso,  costato anni,un lavoro complesso nei contenuti e nel messaggio, strutturato  su consultazioni di materiale d'archivio,Bobby rappresenta l'occasione perduta, per il ragazzino nero che dopo la morte del reverendo King vede in Kennedy,l'unica speranza, per il ragazzo che sposa la sconosciuta per evitare il Viet nam ma anche per la ragazza venuta dall' Ohio col sogno di diventare una star o per il cameriere che preferirebbe vedere una partita dei Dodgers piuttosto che subire turni massacranti.

"Da quel 5 giugno siamo diventati sempre più  cinici e rassegnati e credo sia questo uno dei motivi per i motivi per cui ci troviamo a questo punto.Ed è veramente straziante" Estevez Sheen,il regista  sostiene che la data dell'assassinio di Robert Kennedy è importante per capire,un'occasione per chi non c'era e per chi se lo è dimenticato di scoprire lo spirito di un tempo lontanissimo che potrebbe tornare.Montaggio sorprendente.Sharon Stone stellare.Precisissima e minuziosa ricostruzione d'epoca attraverso costumi,scenografie e finanche fotografia.

Scritto da sedlex in: americana, la fabbrica del cinema
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domenica, 21 gennaio 2007
14:43

Ci sono e ci sono per vincere

Voglio che voi vi uniate a me, non solo per la campagna ma per un confronto sul futuro del nostro paese, sulle riforme coraggiose ma concrete che sono necessarie per superare i sei anni di fallimenti dell'amministrazione Bush". Per questo, "nei prossimi giorni voglio parlare direttamente con il popolo americano e iniziero' invitandovi a unirvi a me in una serie di conversazioni sul web".

Sarà una campagna elettorale all'insegna delle note di colore, dei sui tailleur e delle rassicuranti tappezzerie Laura Ashley con le quali saranno rivestiti i divani e le poltrone durante i futuri video o  le interviste che rilascerà da casa.E' il prezzo che dovremo pagare e che include anche l'allusione pressocchè costante ai tradimenti del marito, probabile futuro first gentlemen d'America.Ma lei fa confezionare un video in cui annuncia che correrà per le presidenziali e non ce n'è più per nessuno : straccia ai sondaggi persino Barack Obama,il più amato dai media.La verità è che Hillary Rodham Clinton,curriculum da docente universitaria, da avvocato e da senatrice che fa tremare i polsi,non ha da proporre solo la stoffa dei suoi divani o l'elegante gestione della scappatella coniugale, quel che più conta è che darà filo da torcere all'avversario repubblicano chiunque esso sia.Sanità Ambiente Diritti e Iraq i temi forti del suo programma e del suo impegno per superare i fallimenti di Bush.Non c'è che da augurarle di farcela.

Nelle immagini il gay pride di New York City del 2005

Scritto da sedlex in: americana
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venerdì, 19 gennaio 2007
11:33

Macchiavelli per imprenditori hip hop e altro

Mi aveva meravigliato sapere che i due volumi di Robert Greene ,uno intitolato Le 48 leggi del Potere e l'altro Le 35 strategie della Guerra, facessero parte delle consultazioni abituali di  Bill Gates,Fidel Castro, Tony Blair e di molti altri capi di stato.Visti da lontano quei due testi avevano tutta l'aria del tipico prodotto americano di stampo comportamentista - "Come lasciare vostro marito in tre giorni" o "Come trovare un lavoro che vi renderà ricchi e soddisfatti"-.La lettura di entrambi, ha rivelato tutt'altra natura,  confermando così, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto i pregiudizi (pseudo)culturali siano i peggiori nemici di chi insegue un po' di conoscenza .Anzi a tal proposito  c'è solo di che dispiacersi che il terzo volume The art of Seduction non sia stato ancora tradotto.Somigliante in parte ad manuale Tao di quelli che facevano impazzire i managers di wall street negli anni ottanta,Le 48 leggi del potere è strutturato in altrettanti capitoli recanti ognuno la legge,la sentenza, l'osservanza della legge, la chiave e l'opposto.Un ricco corredo di riferimenti e note a margine (il margine laterale ...e in rosso per giunta)  derivanti da indagini storico filosofiche  svolte con accuratezza, arricchisce la trattazione contribuendo in maniera appropriata alla corretta lettura particolarmente delle sentenze.Il potere di cui trattasi non è considerato mai in chiave di  esclusivo tornaconto personale e seppur alla legge n 11 si può leggere : Rendete le persone dipendenti, la n 26 recita senza dubbio  Preservate pulite le vostre mani. Dice Greene che aspirare al potere non è male,tutti noi lo facciamo chiedendo semplicemente attenzione ma siamo anche molto ipocriti rimanendo così mezze volpi o mezzi leoni affetti da sentimenti biblici di gelosia ed avidità.Dice anche che il suo più grande desiderio è che la  legge n 22 l'arte di sapere quando fermarsi  possa servire a lasciare l'Iraq.Robert, democratico convinto, infatti con i suoi libri  sembra più voler contrastare la gestione distorta del potere e i suoi squali, indicando strade e comportamenti che non siano di piagnucolosa autodifesa.Non stupisce quindi apprendere come le quarantotto leggi siano diventate la bibbia dei rapper alle soglie della seconda evoluzione del hip hop .Superata la cultura gangsta o dello spaccone di strada, gli artisti neri hanno capito che per uscire dalla trappola dello sfruttamento discografico dovevano diventare imprenditori di se stessi,creando le loro etichette.Le 48 leggi che non richiedono una lettura lineare, facevano al caso loro.Tanto che l'ineffabile Robert sta lavorando all'edizione pocket delle 48 leggi per ragazzi di strada con la collaborazione del rapper e neoimprenditore 50 cent. Reintitoleranno l'opera le 50 leggi.

Uno uomo che voglia fare in tutte le parte professione di buono,

conviene rovini infra tanti che non sono buoni.Onde è necessario a

uno principe,volendosi mantenere,imparare a potere essere non

buono et usarlo secondo la necessità.

Il Principe  Niccolò Macchiavelli 1496 1527

Le 48 leggi del potere è un libro di Robert Greene  tradotto in italiano da Angelini,Bua Manganello,Menga ed edito da Baldini Gastoldi Dalai editore

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domenica, 07 gennaio 2007
16:17

A wishful dictionary made in U.S.A

Più di mille definizioni contro la lingua,la cultura e la società dell'America d'oggi,oltre duecento estensori del calibro  di Kurt Vonnegut,Johnatan Franzen,Stephen King, Michael Cunningham,questo Futuro dizionario d'America editato in un immaginario 2034, continua la tradizione anglosassone,più che statunitense, di Orwell, Lewis Carrol e Johnatan Swift. Utilizzando tecniche di punning ed efficaci non-sense ,propone neologismi e parole ri-semantizzate , appartenenti ad un'epoca, quella di Bush ,oramai trascorsa, non a caso lo stesso lemma Bush curato da Paul Aster riconduce il sostantivo alla sua area semantica di competenza Famiglia velenosa di cespugli (shrubs) oggi estinta.L'America evocata da questo dizionario dell'utopia contemporanea è un luogo ashscroftato,dove chi ha fissazioni religiose è giudicato inadatto all'esercizio dei pubblici uffici.Dove nelle edicole si vendono truespapers ossia i "veridiani",organi di stampa quotidiana centrifugati nell' "onestizzatore",macchina capace di eliminare il contenuto fasullo,correttamente stimato nell' 83% di quanto precedentemente pubblicato.Dove ci sono i paxpayers contribuonisti, gente che avendo ottenuto dal Fisco la possibilità di scegliere la destinazione dei propri versamenti,indica unicamente "scopi pacifici".Si tratta di un domani ipercondriaco dove ogni cosa si avvicina alla perfezione.Ma l'ipercondria secondo la stessa definizione del Dizionario "può denotare autoinganno e volontà del soggetto di non riconoscere il problema".

L'idea che il mondo possa essere come lo diciamo  può apparire ingenua ma al centesimo great! terrific ! Wow ! Excellent! il sospetto comincia ad insinuarsi se non a farsi realtà.L'America è il suo linguaggio .Il suo spirito diventa l'anima delle parole che vengono usate.L'energia,l'ottimismo, l'entusiasmo si esprime a grandinate di Cool !.Sono espressioni che danno coraggio che aiutano a varcare la soglia del futuro.La sensazione  è che a forza di evocare una realtà positiva ,fantastic !, quella si materializzi anzi sia già lì.L'eliminazione dalla lingua parlata dei termini negativi non è sufficiente.Il passo decisivo è la loro conversione.Così terrific! o dramatic! possono essere rispettivamente le definizioni di un abbigliamento elegante o di un panorama mozzafiato.Non intendono dire spaventoso come sarebbe letteralmente ma meraviglioso.Così quel senso di spavento si trasforma in meraviglia di fronte al sublime.Anni d'induzione all'ottimismo hanno prodotto un distacco dalla realtà in larga parte dell'America e per riportarla con i piedi per terra è tempo di dire le cose come sono.Ecco allora che un nutrito gruppo di scrittori anticonformisti prova a piegare il futuro ai propri desideri,non con l'impegno politico ma con quello linguistico,creando parole e affidando alla realtà,il compito di adeguarvisi rendendo il significato come un dato di fatto e non come qualcosa di sperato : 

 

SLOUDGE - sost da slow lento e sludge melma.COMMELMA : ore e ore di analisi e commenti,in genere sui canali satellitari d'informazione che seguono le notizie dell'ultimora,vale a dire eventi che sono appena accaduti e che quasi sempre (ma non necessariamente) si attengono alla legge non scritta dei notiziari televisivi."Senza sangue il tg langue".La maggior parte della commelma si produce intorno ai tavoli luccicanti dove uomini bianchi sovrappeso discutono di argomenti quali : il complotto della sinistra,la responsabilità fiscale,le politiche isolazioniste di revisionismo.Agli inizi del XXI secolo,alcuni esperti di Commelma venivano pagati milioni di dollari,non solo per dimenare il doppio mento davanti alle telecamere ma anche per tenere discorsi pubblici e scrivere libri.Alla conferenza stampa del presidente sono seguite tre ore di commelma su MSNBC e sei ore di Commelma su Fax

Stephen King

RUMSFELD - sost dal nome di Donald Rumsfeld,ministro della difesa americano durante la presidenza di George W. Bush : chi riesce a tollerare senza difficoltà le vittime di guerra.

Kurt Vonnegut

CHIRAQUI  [shee-rak'-ee] sost. chiracheno (dal nome del presidente francese Jacques Chirac, e iraqi, «iracheno»); termine usato in passato per definire chiunque manifestasse sentimenti anti-Bush, in particolare funzionari di grado elevato dell’amministrazione francese.

Paul Muldoon

CRUSADE [kroo sayd] sost crociata 1) (obsoleto) termine razzista di ampia diffusione,invisa alla maggior parte della popolazione musulmana mondiale e di conseguenza evitato nelle conversazioni educate che indica un conflitto o pogrom imperialistico intrapreso al fine di eliminare i cittadini di un paese straniero,civili o militari che siano. 2) Tentativo di genocidio o di distruzione su vasta scala. 3) Sforzo da parte degli evangelizzatori, noti anche come fedeli dislessici, di convertire i passanti,risultante nella morte accidentale  o nell'omicidio preterintenzionale degli evangelizzatori stessi.Condusse la sua crociata battista a Cincinnati dove ovviamente fu investito e ucciso da un autobus 4) Tentativi abortiti di indurre i consumatori ad acquistare prodotti inutili.La crociata della Disney per il nuovo film con Ben Affleck,ha portato ad un nuovo calo nelle azioni.

Rick Moody

FUTURO DIZIONARIO D'AMERICA è un libro curato da Dave Eggers, Jonathan Safran Foer, Nicole Krauss, Eli Horowitz  e tradotto da :

Katia Bagnoli, Paolo Bernagozzi, Matteo B. Bianchi, Luca Briasco, Marco Cassini, Adelaide Cioni, Matteo Colombo, Francesco Colombo, Ivan Cotroneo, Riccardo Duranti, Riccardo Falcinelli, Matteo Falomi, Andreina Lombardi Bom, Tiziana Lo Porto, Dario Matrone, Giorgia Monterubbiano, Enrico Monti, Edoardo Nesi, Francesco Pacifico, Valerio Piccolo, Lorenza Pieri, Veronica Raimo, Martina Testa (cioè i migliori traduttori italiani)

Edito da ISBN

 

 

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venerdì, 05 gennaio 2007
04:28

Il soffitto di marmo e il cielo

Oggi è un giorno storico per il Congresso e le donne di questo paese ,un momento che abbiamo aspettato per oltre 200 anni. Non bisogna mai perdere la fede, abbiamo atteso in lunghi anni di lotte per ottenere i nostri diritti.
Per le nostre figlie e le nostre nipoti oggi abbiamo infranto il soffitto di marmo.Ora per loro, l'unico limite è il cielo.

Il soffitto di marmo è semplicemente quello della cucina di casa.Colpisce nel segno il bel linguaggio del discorso d'insediamento di Nancy Pelosi, da oggi ufficialmente eletta speaker del Congresso con 233 voti su 435.Siamo ad un cambio della guardia con i repubblicani al quale i democratici vogliono conferire  forti connotati di discontinuità.Non meno innotiva della Pelosi, prima speaker donna, del Congresso o del deputato di Minneapolis Keith Ellison che ha giurato sul Corano,è l'Agenda detta delle prime 100 ore : Aumento del salario minimo orario (da 5,15 a 7,25 dollari).Espansione delle ricerche sulle cellule staminali.Norme anti-corruzione per i parlamentari.Limitazione delle agevolazioni fiscali alle compagnie petrolifere.Diminuzione dei costi relativi al  prestito  universitario.Diminuzione del costo delle medicine destinate ai poveri.Sono solo alcuni dei punti di un programma di governo che torna a parlare, seppur timidamente, di questione sociale ma il banco di prova alla vigilia del discorso sullo Stato dell'Unione,rimane l'Iraq,questione di giorni e sapremo quanta possibilità hanno i democratici di contrastare i propositi di Bush,fermamente intenzionato a potenziare il contingente di stanza in quel paese con l'invio di nuove truppe.

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venerdì, 05 gennaio 2007
02:43

The Gavel

 

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giovedì, 09 novembre 2006
07:12

October Surprise

 Una solida maggioranza alla camera bassa è ormai assicurata, mentre per avere la certezza della maggioranza al Senato, dove i risultati di ieri davano i Democrats vincenti per un solo seggio e con un margine infinitesimale, si dovrà attendere il riconteggio dei voti in Virginia I democratici hanno "riconquistato il middle ground", annunciava ieri un analista politico della Cnn, e i sondaggi sembrano dargli ragione: l’America del centro - nel senso politico e geografico del termine - con il voto di martedì ha voltato pagina.I democratici hanno recuperato molti consensi tra l’elettorato femminile: non solamente le donne single, che nella retorica repubblicana dei family values poco si potevano riconoscere, ma anche le donne sposate e le casalinghe, quelle madri di famiglia che per due volte hanno votato la politica di sicurezza firmata George W. Bush e che ora sono deluse dai risultati della guerra al terrorismo. Ma i democratici hanno guadagnato terreno soprattutto nelle classi medie e medio-alte, in quell’America suburbana che, sempre secondo i sondaggi, si sente esclusa dalla ripresa economica degli ultimi anni. I democratici, insomma, hanno recuperato consensi nel cuore geografico degli Stati Uniti: determinanti alla vittoria sono stati il Colorado, il Kentucky, il Michigan, l’Ohio e la Pennsylvania. A Cleveland, tra l’altro, è stato eletto il primo governatore democratico in quasi 16 anni. Non tutti gli analisti, però, concordano nel segnalare una svolta centrista da parte del partito democratico. Certo, negli stati più in bilico sono stati i democratici particolarmente moderati a permettere il sorpasso: merita una particolare attenzione, per esempio, la vittoria in Pennsylvania di Bob Casey, in forza al partito dell’asinello ma che si è fatto conoscere soprattutto per le sue posizioni ultraconservatrici in fatto di aborto e di ricerca scientifica. Anche in Virginia, lo stato che in queste ore sta facendo trattenere il respiro all’America intera, nel dubbio i democratici hanno preferito giocare la campagna sull’amor di patria e, in misura minore, sui valori della famiglia. Eppure, anche l’ala più radicale dei democratici ha guadagnato terreno, soprattutto all’interno del partito: non va sottovalutata la nomina a speaker del Congresso di Nancy Pelosi, prima donna nella storia a ricoprire questa carica e già capogruppo della minoranza alla camera bassa, che non ha mai fatto un mistero delle sue posizioni, considerate da molti “ultraliberal”: favorevole all’aborto e sostenitrice dello stato sociale, la californiana Pelosi è stata uno dei pochi rappresentanti Democrats a opporsi alla guerra in Iraq già nel 2003. Un candidato più “centrista” alla carica di speaker sarebbe stato Herry Reid, il mormone del Nevada capogruppo della minoranza al Senato, ma i democratici hanno preferito puntare su una liberal della California.Più che un riposizionamento al centro dei democratici, le elezioni di medio termine sembrano segnalare una svolta al centro della middle America, quel segmento della popolazione che nei tradizionali valori conservatori non si è mai del tutto riconosciuto, che nell’ultimo decennio, vuoi per l’élitismo dei democratici, vuoi per le promesse di sicurezza dei repubblicani, aveva dato le proprie preferenze al Grand old party, e che dopo i ripetuti flop di Bush ha deciso di voltare pagina. Ciò che in molti si aspettano, invece, è un riposizionamento in senso moderato da parte dei repubblicani, che devono correre ai ripari e correggere il tiro in vista del 2008. Da questo punto di vista, le dimissioni di Donald Rumsfeld potrebbero essere solamente l’inizio.Il trofeo di guerra esibito da George W. Bush a poche ore dalle elezioni di mid term non ha sortito l'effetto desiderato e l'"october surprise" su cui puntava la Casa Bianca è stata tutt'altra.Il voto americano non ha coronato la politica di un presidente nato dalla paura,alimentata in questi anni e rilanciata ad ogni calo di consenso.La primavera del 2003,quando cioè le truppe americane entrarono a Baghdad e proclamarono la vittoria sul paese prescelto per vendicare l'11 settembre,non tornerà.

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mercoledì, 08 novembre 2006
12:43

America has voted for change (ma la vera perla è lei)

[mod]  [del]

Nancy Pelosi se l'è vista con una campagna elettorale tosta e al limite della diffamazione.Chissà come l'avranno dipinta i repubblicani avversari, in tutti quegli spot in cui gliene dicevano,pare, un sacco e una sporta.Titolare di battaglie vincenti contro provvedimenti iniqui dell'amministrazione Bush,cresciuta nel Partito Democratico per via del padre sindaco di Baltimora,cattolica e favorevole all'aborto,è l'incarnazione della donna che sa fare i conti con il potere.Speaker della Camera in pectore (sarebbe la prima donna a ricoprire questo ruolo) rassicura gl'increduli con turbe di figli e nipoti e con l'allure dei suoi sessantasei anni,gloriosamente portati.

 

Scritto da sedlex in: americana, midterm
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mercoledì, 08 novembre 2006
12:11

America has voted for change ( e non è finita qui)

Keith Ellison è il primo musulmano eletto alla Camera.Ha battuto lo sfidante repubblicano e quello indipendente con il 56% dei voti.L'espressione del ragazzetto che gli sta alle spalle,vale più di mille commenti.

Scritto da sedlex in: americana, midterm
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mercoledì, 08 novembre 2006
10:25

American has voted for change ( e Hillary ha stravinto)

I giornali sono pieni di lei, del suo caban giallo e dei turchesi  indossati per andare a votare, nonchè di quel marito, tre passi indietro, in segno di rispetto durante le iniziative pubbliche.Si ha un bel dire che ,repubblicani o democratici,l'America modificherà di poco il proprio assetto e che i problemi rimarranno immutati .Hillary Rodham, senatrice dello stato di New York vincitrice al recente mid term,viatico per la candidatura alla Casa Bianca,fa la differenza.E' stata l'unica first lady a giocare un ruolo politico di primo piano grazie ad un significativo impegno per migliorare il sitema sanitario e per garantire opportunità economiche ed educative alle fasce più deboli della popolazione.Se diventasse Presidente degli Stati Uniti sarebbe un forte segnale di rinnovamento, esaudendo con ciò,non solo il desiderio di vedere una donna alla guida della massima potenza mondiale ma le numerose attese di Pace che in Hillary trovano perfetta incarnazione.

Scritto da sedlex in: americana, midterm
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