sabato, 08 settembre 2007
14:17

Spavarottizziamoci (madamina, il catalogo è questo)

frecceMi piace citare qui la moglie di Michelangelo Antonioni signora Enrica Fico : io posseggo tutta la creatività di Michelangelo che sarà libera come è stato libero il suo autore.Vuol dire che per quanto è nelle sue possibilità di erede ( e sono molte), si guarderà bene dal far mercato dell'opera del Maestro.Già..tutto quanto c'è di documentato, detto, scritto o dipinto,  di un artista rinomato,post mortem, diventa oro per una filiera interminabile di enti,società,case di produzione ed editrici  etc. E questo è uno dei motivi per i quali la grancassa mediatica batte a distesa per la morte di Luciano Pavarotti e spiace dire che l'Indotto, poi si materializzi invariabilmente nella persona del Presidente della Repubblica, di quello del Consiglio,del Ministro della Cultura e di sottosegretari a piacere.Compreso nell'happening , l'esoso solcare i cieli di Modena, da parte di un'altra gloria nazionale : le Frecce Tricolori.Il consenso, si sa, arriva per strade nemmeno troppo misteriose .Il Corriere della Sera,tra ieri e oggi, pubblica due articoli  timidamente discordanti che sintetizzo : attese le gran doti di comunicatore,manager,benefattore.. Luciano Pavarotti non conosceva la musica ( e quindi studiare  comportava a lui e al suo tapeur, una fatica triplicata ) non teneva la nota ( e quindi l'orchestra doveva corrergli dietro, non parliamo di chi doveva cantare con lui) . Tutto ciò vuol dire che nei duetti con le pop star, c'era caso che qualcuna di queste , fosse più musicale del tenore.Oramai siamo abituati a non scandalizzarci più del rapporto - pare ineludibile - tra Arte e Mercato, magari sarebbe il caso di azzardare che uno squilibrio in favore del Mercato, condiziona l'Arte fino a massacrarla.Non è ineluttabile, ma nel momento in cui stiamo celebrando i funerali ad un grande manager, comunicatore, benefattore etc e se proprio dobbiamo includere nella lista anche il tenore,dobbiamo pensare a tempi molto andati e a platee assai più ristrette,direi che non ci sono dubbi,questo è uno di quei casi in cui il Re è Nudo ma per farlo regnare ancora, bisogna che tutti lo immaginino in abiti sfarzosi.E' una falsificazione che provoca le reazioni a catena di cui sopra e coinvolge gl'insospettabili, ma tant'è : si risolve in un pessimo incentivo per chi pensa di poter cantare Verdi senza  l'ausilio delle Spice Girls.

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lunedì, 13 agosto 2007
07:04

Sempre libera

Maria 127

Si sa bene che il melodramma richiede una specie di dilatazione dei sentimenti, dei gesti, degli atteggiamenti, ecc. Con la Callas si può arrivare a tutto ciò con molta facilità, perché lei vi è portata, però con un controllo, con una finezza, con un gusto straordinari... al contrario di molti altri cantanti per i quali il cantare un'opera è una cosa definita da tre o quattro gesti di maniera, che ripetono per tutto il corso dello spettacolo

Luchino Visconti

Nel 1979 ,mentre lavoravo ad un documentario su Maria Callas, poi presentato nell'ambito delle celebrazioni per il secondo anniversario della morte , mi è capitato d'incontrare persone -  esperti o semplici appassionati - che avevano avuto la fortuna di assistere ad esibizioni dal vivo della soprano.Indistintamente tutte, erano rimaste colpite, di sicuro dall' incredibile bellezza e versatilità del timbro della voce di Maria ma soprattutto dalla sua capacità di essere ad un tempo soprano e attrice,attitudine fin lì, trascurata dai cantanti lirici che si erano sempre limitati ,come pure ricorda Visconti, ad affidare le loro interpretazioni  a gesti tradizionali e di routine - Tosca che indietreggia strabuzzando gli occhi, orripilata innanzi alla lasciva aggressività di Scarpia,Violetta che dopo la festa in casa propria, tende l'orecchio alla finestra per ascoltare la voce di Alfredo che si allontana nella notte o Butterfly che strapazza il figlioletto sospingendolo verso il console americano a mò di presentazione o Salomè che invece di danzare davanti al profeta, se ne sta dritta impalata al centro della scena, nello splendore del suo quintale e passa  .Gesti   talmente ripetitivi e dissociati rispetto alla drammaticità o alla gioia suggeriti dal testo, da sfiorare in qualche caso, il ridicolo.Credo che nell'ambito della recitazione lirica esista un prima e un dopo Maria Callas la presenza scenica e l'inclinazione drammatica della quale, erano talmente marcati da non sfuggire  a Visconti che la diresse in una memorabile Traviata ma nemmeno   a Pier Paolo Pasolini che la scelse per il suo film Medea.Maria Callas conferì vitalità a personaggi impolverati dall'assenza di dramma scenico, restituendo via via a Butterfly l'età adolescenziale a Violetta  quella superficialità che nel nello svolgersi degli eventi,  si trasforma ora in consapevolezza ora in senso di responsabilità , a Norma i toni soavi e patetici della dell'istinto materno dolente e frustrato (l'andante Teneri figli ha del miracoloso ).Callas inventò con successo,  la formula del soprano drammatico di agilità.Nondimeno, il fatto che una voce scura e corposa si cimentasse in virtuosismi di alto livello vocalistico ,spiazzò la critica e le assicurò l'apprezzamento del pubblico.Ma anche quando, dopo gli anni 60, la sua voce  apparirà in grave declino Maria riuscirà egualmente a tenere testa ai suoi personaggi mascherando l' evidente erosione del registro acuto e la diminuita agilità della voce, con il fraseggio sempre altero,perentorio, da dominatrice.Rispetto all'importanza e alla mole  del Lavoro dell'Artista mi è sempre sembrato inutile e fastidioso affiancarvi la biografia patinata,gli amori sfortunati e il panfilo Cristina. Una tristezza infinita era impressa nel suo sguardo e non l'abbandonava mai come quel senso di solitudine inutilmente ingioiellato o abbigliato Chanel ,Biki e Dior.

Evidentemente, su quel piano,( quello della recitazione ) oggi, sono molto migliorati tutti i cantanti. Facciamo l'esempio di quel George che faceva Erode in Salomé. Quello, per me, è un grandissimo attore: è già attore lui come natura, perché oggi vengono su già con l'esigenza di recitare, oltre che di cantare. Tutto ciò dipende da una revisione dello spettacolo lirico non solo in Italia ma in tutto il mondo. Revisione e ringiovanimento del materiale melodrammatico, insomma

Luchino Visconti

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venerdì, 08 dicembre 2006
13:27

A noi si schiude il ciel

Certo, pretendere da Zeffirelli  un allestimento dell'Aida sobrio ed essenziale, sarebbe stato come sperare che Letizia Moratti avesse presenziato all' Evento, priva delle cotonature e dei volants d'ordinanza (niente a che vedere con lo smoking di Penati o con la grazia un po' passè della signora Borrelli, perfetta con la sua piccola broche decò di diamanti a trattenere la sciarpina in velluto di seta ).

Quindi non si capisce bene perchè, stamane i giornali dedichino tanto spazio a demolire il glitter,gli scaloni, i  simulacri dell'antico Egitto sparsi un po' per tutta la scena, per non parlare degli stendardi dei gonfaloni e delle colonne istoriate, una vera orgia del trovarobato con il quale Zeffirelli, in genere, film ,opere o salotto di casa,lenisce il suo horror vacui.

Chi ricorda altri allestimenti (Otello,Traviata,Cavalleria Rusticana) non può che confermare che questa Aida sia in tutto e per tutto allineata con lo stile Zeffirelliano.D'altro canto, si sa, il pubblico dei melomani,è un po' conservatore e quando qualcuno s'è provato a piazzare Butterfly in un bordello o su una livida  spiaggia con tanto di mare,le critiche e i mugugni si sono sprecati.Bene dunque ha fatto Zeffirelli a somministrare al pubblico, l'Esasperazione che tanto piace e cioè quel che  l'immaginario ottocentesco in pieno delirio esotico, vedeva nell'Antico Egitto.Non ci siamo mossi di lì?Parrebbe proprio di no.Anzi abbiamo titillato ogni fantasia con spruzzate di effetto Las Vegas.Anche Vittorio Sgarbi del resto lo ha detto "Non c'è altro modo di fare un'opera come Aida".Magari non è proprio così ..ma la tentazione di dare addosso a Borrelli che aveva trovato un po' kitch la messa in scena,è stata troppo forte.

Una simile operazione, non poteva non essere accompagnata che dal talento e dall'estro di un costumista del calibro di Maurizio Millenotti ma dalle immagini, si ha la sensazione che la bellezza dei costumi un po' si perda tra l'oro e l'argento,i bracieri sempre in attività  e gli angeli della morte o pipistrelli che in due circostanze si sono messi a svolazzare per la scena.

Ma venendo al dunque, cioè all'opera che Radio 3 ha trasmesso in diretta ieri sera,si può dire che Riccardo Chailly ha diretto un' orchestra (e un coro) che ha ben assecondato con suono, precisione e rispetto dei particolari che spesso vengono taciuti (bellissimo il preludio nel clima notturno del terzo atto), il desiderio del maestro di realizzare un'Aida in cui si lavora di fino a quando la partitura lo consente(terzo e quarto atto) e si bombarda quando la partitura lo esige (primo e secondo atto).Un po' deludenti i cantanti che pur possedendo, come nel caso di Violetta Urmana, una voce assai bella e raffinata, hanno reso un'interpretazione un po' incolore e a tratti finanche noiosa.Roberto Bolle, non era previsto che cantasse e così, per radio, non lo si è potuto nemmeno ammirare  ma dalle cronache e dalle immagini del telegiornale apprendiamo che ,quanto a prestanza perlomeno, era da togliere il fiato

Che la sua interpretazione della coreografia di Vassiliev ,fosse stata tra le più apprezzate si è ben compreso dal silenzio perfetto in cui si è svolta.La sua quasi totale nudità ha rapito il pubblico, offuscando a tratti le grazie della ballerina afro-americana Myrna Kamara che nonostante l'andazzo erotico e audace delle movenze,s'è dovuta accontantare stamane, di brevi e distratti accenni della stampa.

Apprezzamenti senza riserve alle comparse, numerosissime, che hanno dovuto sobbarcarsi per tutta la durata dell'opera, di lance ,archi ,frecce, alabarde, lumini e ammennicoli vari (a nessuno pare sia stato consentito di essere a mani vuote) e ai maxischermi distribuiti in Galleria e in alcuni teatri, per poter consentire la visione ai cittadini

che come è noto, a Milano, non possono fruire di grande offerta culturale a prezzi accessibili.Sgarbi e Moratti,appesi nell'armadio gli abiti da cerimonia, si stampino bene in mente, la grazia e il fascino di queste attente spettatrici sedute sul pavimento della Galleria Vittorio Emanuele.Non c'è niente di male ad allestire  passerelle,ogni tanto, ma per il resto,si dovrebbe lavorare  per loro.

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sabato, 28 ottobre 2006
16:40

Speranza Sangue Turandot

Oppure il Sole - l'Anno - il Leone d'Adria  per Gozzi

Oppure l'Anno - l'Occhio - l'Aratro  per Schiller

Oppure la Ragione Umana - il Costume -  l'Arte  per Busoni

Incarnazione dello  spirito barbarico della Cina leggendaria,figura disumana e impersonale (almeno fino alla penultima scena),inaccessibile Dea di Distruzione,Turandot non sembra una creatura vera ma un simbolo ieratico,un'apparizione,"una visione" - come avverte la didascalia - che con un rapido gesto manda a morte il principe persiano che non ha risolto l'enigma.Nel primo atto tace,un'offesa ad una presunta ed essenziale regola dell'opera secondo la quale il personaggio principale sia presentato come personaggio "che canta".Proprio conservando un gelido silenzio Turandot raggiunge l'effetto voluto,cioè di gettare un incantesimo pietrificante sulla folla turbolenta di fronte al palazzo.Solo quando nel secondo atto è provocata nella sua femminilità,ella tradisce qualcosa di simile ai sentimenti umani e canta.

Il che colpisce con la forza raddoppiata dell'effetto ritardato.Altrettanto appropriata è la natura del tre enigmi la cui soluzione è Speranza - Sangue - Turandot tre concetti che nel contesto del dramma  s'investono di una forza quasi primordiale.E questo senso di cosa puramente istintiva ed elementare è in netto contrasto  con gli enigmi intellettuali ed astratti messi in bocca a Turandot da altri autori.

Allo stesso modo, il motivo dell'odio - amore, emerge con maggiore evidenza in Puccini.E ancora, sul contrasto dell'insensata passione di Calaf e l'inumana freddezza di Turandot si concentra nell'opera una luce folgorante : i due protagonisti sono dipinti come eroi sovrumani paragonati ai quali tutti gli altri personaggi  disegnati da Schiller o Gozzi sembrano llillipuziani.Meno felici dal punto di vista del "dramma",sono le soluzioni del terzo atto e mentre i colori eroici e poetici rimangono intatti in Schiller, in Puccini prevale il versante romantico,l'intervento del bacio che ha su Turandot l'effetto dell'incantesimo o nella scena del giubilo innanzi al Divino,quando Turandot invece di annunziare il nome di Calaf canta "Il suo nome è ...amore!".A parte ciò, la sostanza del drammatica non ne risulta sciupata.Tagliate tutte le allusioni pseudo storiche di Gozzi e incentrato il libretto sulla favola pura, se ne accresce non solo l'atmosfera arcaica atemporale  ma anche il significato universale del "tema base" che diviene più vasto,cosa mai accaduta prima nelle opere di Puccini.Ciò che tuttavia rende quest'opera il suo lavoro più ricco è la diversa fusione dei quattro elementi del suo stile :quello lirico sentimentale (Liù),quello grandioso eroico (Calaf e Turandot) quello comico grottesco (le maschere) e quello esotico.Da questa sintesi deriva l'orbita di Turandot.Il canto del cigno di Puccini a completamento della sua carriera creativa.

Turandot è un 'opera di Giacomo Puccini.Libretto di Giuseppe Adami e Giacomo Simoni.Dalla fiaba teatrale di carlo Gozzi.Le immagini appartengono alla versione presentata al Salzburger Festspiele del 2002.

Il praticabile scenico all'interno del quale era collovato il coro,sullo sfondo di un enorme ingranaggio

Personaggi del coro.

Ping Pong Pang

I costumi della rappresentazione sono di Marie Jeanne lecca,le luci di Jeanne Kalman,l'allestimento scenico di David Pountney

Scritto da sedlex in: allopera
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