venerdì, 31 luglio 2009
19:06

Carissimi cineasti italiani...

E' andata come doveva e alla fine ha prevalso, non tanto il buon senso, quanto una strategia differente, più articolata ed incisiva. Niente  blocco della Mostra ma il trasferimento armi e bagagli,  della protesta al Lido. Niente black carpet (malaugurante) almeno per ora. Niente arrampicate sugli schermi per impedire la proiezione, niente tonanti invettive lanciate dai medesimi - Ieri a Parigi noi filmavamo con le nostre macchine da presa volti insanguinati di studenti e operai, e voi qui  continuate con le vostre piccole mondanità, con le vostre critiche meschine su opere imbecilli - che tutta quella roba lì, è acqua passata.

Mostra si, mostra no. Per analogo dilemma o quasi -  raccontano quelli che c'erano e ancora sono alla testa dei tumulti    -  si discusse, qui da noi,  quarant'anni fa, ma allora il fronte della contestazione era  spezzettato ed indebolito da perplessità illustri. Non fu Cannes. Lo si è ricordato in questi giorni di frenetiche assemblee, come un momento di autolesionismo, insomma una  mezza sconfitta.

Oggi al cospetto di una  situazione ben più grave, il Movimento Emergenza Cultura Spettacoli Lavoro, MoVem09, che coinvolge tutti i lavoratori dello spettacolo, non solo gli artisti e gli autori, punta al cuore del problema, reclamando non solo gl'investimenti necessari ma una legge di sistema che garantisca vitalità al settore  più trascurato e colpito dalla politica dei tagli, quello della cultura.

E così ieri l'altro, la conferenza stampa di presentazione della Mostra di Venezia numero 66, temporaneamente occupata dai contestatori, è diventata  l'occasione  di durissimi comunicati -  prima letti e poi, ridotti a coriandoli, lanciati verso la platea - e di irresistibili gags. Come la pseudo lettera di Bondi recitata da Purgatori, o i contributi del gentile pubblico  - A Müller, si c'hai le palle, chiudi 'a Mostra -

Ma se intanto Citto Maselli ha cambiato in corsa il titolo del suo film - che da Anni luce è diventato Ombre Rosse - se  Placido è intenzionato a trasformare la conferenza stampa de Il grande sogno in tribuna della protesta, se i precari occuperanno, per tutta la durata della Mostra, la spiaggia demaniale , se il titolo a Venezia una Mostra  rosso shocking risulta il preferito dalle gazzette, qualcosa sta accadendo davvero.

Ottenere risultati concreti non sarà semplice, con l'estate di mezzo e Tremonti irremovibile sul fronte del diniego. Tuttavia tra le altre opportunità, Venezia offrirebbe quella del confronto diretto con gli  spettatori che sono poi l'anello mancante della catena.

I film della Mostra? Ah quelli...avant de partir, al solito. 

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lunedì, 27 luglio 2009
09:45

Fede pigliatutto

Fede 01

Quello di Federica non è stato precisamente un tragitto da favola bella in cui l' happy end è parte integrante della trama, ma una corsa a ostacoli - anche se la specialità è un'altra - in cui  trionfi e sconfitte si sono alternati con cadenza estenuante. 

Forse una norma nello schema generale delle cose, salvo che a sedici anni  - tanti ne aveva quando ha cominciato con le gare importanti - l'andamento discontinuo di prestazioni cui si sono investiti tempo, energie ed aspettative, può diventare  un handicap dagli esiti disastrosi. Lei però - e questa probabilmente è  la chiave della sua forza - ha subito capito che il suo  problema era nella testa e con disinvoltura racconta di essersi avvalsa di un sostegno psicologico. Un' esperienza non lieve da aggiungere alla fatica dell'allenamento e a quella di crescere.

Tralascio ogni retorica sull'esempio che Fede può incarnare in epoca di scorciatoie per ottenere il successo, la sua storia parla chiaro e non c'è bisogno di aggiungere altro. Val la pena, tuttavia, di festeggiare Federica Pellegrini per il suo bel risultato, esito di un efficace e faticoso combinato di  intelligenza, impegno ed ambizione. Merita tutto perchè ha dato tutto. Ha ragione sua madre.

Fede09

Federica Pellegrini oro e record mondiali nei 400 stile libero. Prima donna a scendere sotto i quattro minuti.Le foto sono prese dal Corriere della Sera.

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sabato, 25 luglio 2009
17:57

Renato Nicolini candidato ( spero)

nicolini

Essendo partito con ritardo, è possibile che Renato Nicolini abbia difficoltà con la raccolta delle  firme per la presentazione della sua candidatura a segretario. Il dibattito congressuale, in caso di esito negativo, perderebbe così un contributo importante.

Se invece ce la dovesse fare, ogni riserva rispetto alla mia personale collocazione all'interno del Congresso, cadrebbe e non solo per il richiamo ad esperienze condivise o perchè in quel che Nicolini dice  ritrovo la mia storia - che già non sarebbe poco -  ma perchè nella sua proposta politica c'è quel che, a mio parere, assolutamente manca alla discussione :  un'idea precisa di cultura, di società e infine di futuro.

Qui  il suo blog  con indicazioni varie nonchè il video con la presentazione della candidatura. Da ascoltare con attenzione. Comunque vada.

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sabato, 25 luglio 2009
08:01

I nuovissimi mostri

 

Se è vero che il cinema si fa col cuore e con le idee - e in queste circostanze sempre si trova qualche bell'ingegno che rifrigge l'antica tiritera - è altrettanto vero che senza quattrini, le idee rimangono nel cassetto e il cuore finisce , se sei fortunato, a battere solo per pochi intimi.

Capita dunque che il Fondo unico per lo spettacolo, da questo Esecutivo considerato - come del resto l'intera partita della Cultura -  voce di spesa e non  investimento, si assottiglia e su iniziativa di Tremonti passa dai 460 milioni del 2008  ai 378 di quest'anno, con buona pace -  anzi all'insaputa, così almeno si giustifica -    del ministro poeta, eternamente attonito, Bondi e degli addetti al ramo, Carlucci e Barbareschi. 

In compenso, nel più puro stile governativo detto della Dissociazione e della Sconnessione,  tax shelter e tax credit,  sono state acquisite. Benissimo. Ma senza adeguati fondi, ciò significa che saranno detassati gli utili di operazioni che non si potranno nemmeno avviare.

Bel colpo. Ricorda un'altra inutile detassazione prodotta all' esordio di questo governo. E manco male che a Milano - rullino i tamburi e sia dato fiato ai (sempre allertati) tromboni - si aprono gli studi della Cinecittà del Nord. Che senza non se ne sarebbe potuto fare, pena l'avvilimento dato da overdose  di  visione romanescocentrica della vita, di tutti i cittadini di Quarto Oggiaro e dintorni.

Le speranze di veder almeno ripristinato l'antico stanziamento, sono così esigue da imporre la mobilitazione dell'intera categoria. A  rischio gli spettacoli, la cultura, una delle più forti possibilità di ripresa e  duecentomila posti di lavoro. Così, lunedì scorso, manifestazione con attori registi e maestranze davanti a Montecitorio ampiamente documentata dalla stampa e ieri sera, delegazione ( ristretta e prestigiosissima) a seguire i lavori Parlamentari.

Per il resto, i vari comitati dovranno discutere e concordare le iniziative, dunque lo sciopero a oltranza e si parla, pur con qualche perplessità di bloccare il festival di Venezia ( Roma, no? Essù.. due piccioni con una fava).

Ma il fatto che colpisce di più in questa chiamata alle armi sotto la canicola - lunedì a Roma, si bolliva -  è l'assoluta disinvoltura dei maestri Montaldo, Scola, Maselli, Lizzani, Monicelli.

Li si penserebbe  stanchi, non tanto per età - il cinema, come è noto, allunga la vita di chi lo fa e di chi lo ama - ma perchè di queste scalate a Montecitorio, per dirla con Montaldo, sono zeppe le cronache dagli anni 60 in poi. E invece niente, qualcuno di loro addirittura tira le fila dell'organizzazione, altri discutono animatamente, si fanno sentire, non mancando ad uno solo degli appuntamenti.

D'altronde come astenersi : sotto i loro (e i nostri occhi) sta accadendo qualcosa che oltrepassa e perfeziona il feroce Immaginario che portò diritto alla realizzazione di opere come i Mostri, Boccaccio 70 e di tante altre commedie dette all'italiana. Se dovessero sentirsi superati anche solo per un attimo, non potrebbe essere altro che per questa Realtà che ci è toccata in sorte e che ha scavalcato anche il peggiore degl'incubi a 26 fotogrammi il secondo.

Nell'illustrazione Citto Maselli, Cristina Comencini, Mario Monicelli nelle tribune di Montecitorio

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mercoledì, 22 luglio 2009
13:54

Piacere alle donne

Vero è che ascoltare le ultime  registrazioni dell'affaire D'Addario, è come ravanare nell' Indifferenziata, come pure è vero che a voler separare quei rifiuti, ci si rende immediatamente conto di come le autentiche scorie tossiche siano quelle meno riconoscibili, celate come restano, nelle apparenze innocue di alcuni dettagli : dalla manifestazione di lui in accappatoio bianco abbagliante, al letto con le tende - e figurati se quell'altro burino ripulito dell' amico  Putin, perdeva l'occasione di un omaggio fortemente allusivo  -   ai charms del Buon Ricordo a forma di tartarughina o di farfalla - ma se ne hai già uno e questo è un doppione, cara,  lo puoi regalare a qualcuno -   fino ai  porta un'amica o ai telefonici  tesoro, bacio, bacione ciao, ciao.

Il resto del vomitevole  repertorio -  lui che si vanta, lei che ne asseconda il narcisismo -  è roba di normale amministrazione, dunque da stoccare nel collettore principale. Così fan tutti/e. A Palazzo, è il prezzo che si paga per un posto vicino al sole, in questo il premier è inflessibile e parzialmente indifferente ai generi  : da tutti pretende ammirazione e gratitudine  incondizionate.

Le esalazioni venefiche della stupidità provengono dunque da quel tipo di  discarica in cui, in una cornice assolutamente volgare, va in scena  come unica rappresentazione, il sottocutaneo  disprezzo per il genere femminile, quello che, alla bisogna,  trascolora in galanteria pelosa, appiccicaticcia, melliflua.

Forte del proprio ruolo, il premier riceve in casa sua ragazzotte rese docili dall'ansia di riscatto sociale o dalla difficoltà a ritagliarsi un qualunque ruolo,  per poi  speculare su questo effettivo stato di debolezza ovvero sull' ignoranza di sè e  sulla scarsa fiducia nelle proprie capacità di farcela senza sponsor.

Possibile che un uomo che ha denaro, potere, consenso, abbia bisogno anche di questo tipo di conferme?

Scrive la stampa estera dopo le pubblicazioni di ieri : allora è tutto vero.  C'è di che annegare  in un mare di imbarazzo. Sesso contro favori, denaro , quando non candidature o cariche, non è la massima espressione di etica pubblica che un presidente del consiglio possa rappresentare. Qualcuno ha ancora voglia di parlare di privacy violata?

Ovvio che Mavalà non trovi di meglio che negare addirittura il fatto. Ovvio che gli alleati strillino all'abuso, alla menzogna e al complotto. Strategie consumate ma di breve respiro. Fino alla prossima testimonianza, filmato, foto, registrazione, memoriale, instant book. Le ragazze sono una ventina, non c'è di che stare allegri. E i fatti sono fatti, al di là delle considerazioni di contorno.

Nel frattempo, ma era fatale, il consenso scivola via, attestandosi intorno al 50%. Un evento fisiologico, appena lambito dalla questione degli  scandali. Dicono. Ma c'è uno studio, avverte che le prime defezioni sono di provenienza femminile. Il premier ama le donne, ci è stato ripetuto a mò di giustificazione, più volte in questi ultimi tempi. Magari è solo successo che qualcuna si sia accorta di non essere poi così amata.

Nell'illustrazione : Odalisca con schiava di Ingres

 

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domenica, 19 luglio 2009
06:02

Chi ha paura dell'ex Fenomeno® ?

Grillo

Certo sventolare questioni territoriali, sotto il naso di Beppe Grillo, non è stata una gran mossa. Data la complessiva fragilità dell' impianto partitico e l'intento chiaramente provocatorio del richiedente tessera e possibilità di candidatura, c'erano diverse strade da percorrere prima di mettere mano alla soluzione strettamente statutaria, evitando così di  passare per quelli che non vorremmo mai essere : rigidi burocrati.

Una soluzione era quella di accettare che Grillo dicesse la sua, che  sottoponesse candidatura e proposta politica ai diversi passaggi precongressuali, Primarie comprese. Ovvero che gli si opponessero circostanziatamente motivazioni di carattere politico.

In un congresso di partito  vince la maggioranza, pertanto chiunque può ambire alla scalata, nello stesso tempo, poichè quello stesso partito va preservato da intenti distruttivi, ogni ambizione è lecita purchè  in armonia con valori, prerogative e missione politica che la Formazione esprime. In questo caso, forse, mettere al lavoro lo Statuto avrebbe avuto un senso. Concludendo, al di là delle cose dette in passato, Grillo può essere in sintonia con quei valori? Nel dubbio, meglio un pubblico confronto che un pretestuoso diniego.

Invece si è temuta la manovra entrista -  termine obsoleto, prelevato dal basso politichese d'antàn, rivelatore di antiche paranoie   -  e questo sarebbe ancora niente se, con l'occasione, quei timori non fossero apparsi in tutta la loro scabrosa evidenza.

Leggero o pesante, liquido o solido  che lo si voglia, in questo partito, invece  Beppe Grillo ha posto nemmeno troppo indirettamente una questione elementare di democrazia e, a mio sommesso parere, l'episodio della sua candidatura rivela una connaturata tendenza all' istinto di fuga di certi elementi dell' establishment.

La formula congresso-presepe con i gggiovani, i vecchi, i padri e le madri nobili, i fondatori, i duellanti,  gli outsider - purchè siano di professione -  i laici, i teodem e quant'altri, andrebbe accuratamente evitata. Quello sì, che sarebbe un remake  di Helzapoppin, per dirla con Fassino, persona stimabilissima, ma che evidentemente non ha visto con gli occhi giusti  quel bel film e i suoi magnifici tormentoni.

Non posso pensare ad un congresso che non rispecchi la nostra travagliata realtà di donne e di uomini di centro-sinistra alle prese con rosiconi epocali. I quali, sia ben chiaro,  non speriamo di risolvere con un colpo di bacchetta magica ma quantomeno di allineare, di mettere a tema,  di rendere disponibili al dibattito e pronti per essere tradotti in proposte politiche. Se Grillo fa parte di questo universo o egli stesso rappresenta un rosicone, lasciamo che dica la sua. Se non dovesse piacerci, possiamo sempre batterlo. Democraticamente. ( e se la solfa dovesse essere la solita, molti di noi sono già pronti)

Nell'illustrazione uno spettacolo di Grillo, la foto è di  Molinari

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venerdì, 10 luglio 2009
10:48

Più first lady di così

Va da sè che dell''unica vera  first lady del G8, ignoriamo lo stilista, il gioielliere,  il fiorista e la pietanza prediletta.  Non è ricordata per  celebri caschetti, ne' indossa , pur essendo sempre correttamente abbigliata - famose giacche.

Eppure, comunque la si pensi,  Angela Dorothea Merkel, curriculum impeccabile di donna di scienza ed esponente politico di spicco, dal 2005 presiede un governo detto di Große Koalition e che comprende l'SPD, la CDU e il CSU, impresa non facile  visto che si tratta di mettere insieme  socialdemocratici e cristiano sociali, esercizio che porta avanti con successo e che anzi  l'ha indotta a smussare qualche tendenza conservative di troppo, esponendo con ciò se stessa ai  rilievi dei suoi compagni di partito, il più ricorrente  quello di aver subito, in corso d'opera, una sorta di processo di socialdemocratizzazione.

Angela Merkel in realtà ha avuto il merito di comprendere i cambiamenti della politica e della società, tanto che la sua (tradizionale) scarsa fiducia nei magici poteri dell'economia di mercato, è tornata di attualità  con la crisi mondiale che quella stessa fiducia ha messo così platealmente in discussione.

Gli appassionati dello specifico femminile in politica come propensione a ingentilire e a infiocchettare, o al più ad occuparsi di pari opportunità o d'infanzia, accettino la lezione di uno specifico differente, quello che ispira  provvedimenti sull'istruzione con corredo di stanziamenti da capogiro : 18 miliardi di euro per ricerca e università, 750 milioni per l'istruzione delle minoranze linguistiche e la creazione di nuovi posti di lavoro.Tanto per dire.

E infatti  va sottolineato che se  la Germania oggi accetta di essere un paese d'immigrazione, lo si deve a lei. Come a lei si deve parte della stesura del protocollo di Kyoto.( e grazie ad una sua iniziativa  l'UE si è impegnata a tagliare del 20% le emissioni di CO2 e ricavare il 20% dell'energia da fonti rinnovabili)

Un gran senso della missione storica ed un corretto rapporto con il suo essere donna di Potere, non fanno notizia come un cambio d'abito o di pettinatura. Ma Angela Dorothea Merkel, di tutto questo non ha bisogno. Prudente, pragmatica, riservata capace di creare consenso e  consapevole del suo successo - un 70 % di apprezzamento da parte dei tedeschi, di cui non si parla mai - e determinata a sfruttarlo fino in fondo. Più first lady di così.

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giovedì, 09 luglio 2009
06:20

Right or wrong my country

Essendo il G8 superato dal G20, tutte le chiacchiere sul clima, sulla crisi , sulla centralità della persona e del lavoro, sul protezionismo - ma non avevano già detto no? - sui paradisi fiscali - ma non avevano già stilato la nota mondiale, bianca grigia o nera a seconda della condiscendenza di quei paesi? - e sull'Africa, lasciano il tempo che trovano.

Siamo dunque al cospetto di generiche dichiarazioni , studiate apposta per mettere d'accordo più o meno tutti,  salvo che quell'intenso lavorio spesso nemmeno basta a strappare il placet di qualche paese in irresistibile ascesa - Cina ed India, per esempio - che si guarda bene dall'impegnarsi entro il 2050 a ridurre le emissioni  per la quota stabilita ( ridicola in verità).

In tutto questo è facile concludere come queste iniziative siano occasioni d'incontro ma sostanzialmente megaspot per i paesi che vi partecipano. Inutili alla fine anche se tutti convengono che è meglio esserci.

Anche  my country è fortemente impegnato a rifarsi la faccia dopo le ultime incresciose vicende,  ma la perdita di credibilità prescinde dal sapere o meno organizzare l'agenda dei lavori. Dopo un decennio di deriva economica, il nostro peso specifico all'interno di questi consessi è pressocchè nullo, e il nostro paese non risponde più ai requisiti per partecipare al summit.

Ce lo ricorda The Guardian, che risponde a Silvio Berlusconi, passando dalle semplici ipotesi ai fatti : Indice di libertà economica ? Siamo al 76° posto. Trasparenza? Al 55°. Non parliamo poi dei nostri politici considerati meno affidabili di quelli  pakistani, senegalesi e bielorussi. La lista è lunga e ogni voce è un dito nella piaga : scuola, donne, giustizia. Ce n'è per tutti i gusti.

Poi arriva la ciliegina sulla torta, tutta dedicata allo sbandierato consenso del Premier  : Il leader è inadatto ma gl'italiani che se lo tengono invece di mandarlo a casa, evidentemente sono adatti al loro leader. Bingo. 

In presenza di consessi internazionali si possono tenere i toni bassi quanto si vuole ma credo che non basti, la nostra reputazione - che è altro dal fare bella figura - sembra comunque compromessa. E anche se è chiaro che non di tutto lo sfracello ha colpa il premier, è altrettanto chiaro che non sarà certo lui a tirarci fuori dall'impasse.

Per questo suonano stonate e goffe le accaldate colazioni per signore in cui, lustrati gli ottoni e appuntato qualche festone,  assieme alla non-carbonara dello chef di grido,  alle gentili ospiti vengono somministrate anche le non politiche sociali e d'integrazione della città di Roma. C'erano una volta e adesso non ci sono più. Salvo poi correre ai microfoni per celebrare l'eleganza e le affinità elettive con la first lady americana. Eccome no : tel quel.

 A vederle tutte quante in fila, Carfagna Gelmini e Rauti in Alemanno - tre campionesse delle pari opportunità, della tolleranza e della fedeltà al capo -   ieri veniva in mente una cosa sola : che per rimpiazzare una first lady ci si sono messe in tre. E la modestia del risultato, non è valsa la fatica.

Nell'illustrazione gli attivisti  dell'organizzazione umanitaria Oxfam indossano le maschere dei leaders mondiali. La performance, nel praticello davanti al tempio di Giano Bifronte è stata di grande impatto e la messa in scena molto ben fatta

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domenica, 05 luglio 2009
21:43

Bellissime ( finalmente )

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A partire da lunedì 6 luglio sulla terza rete, ore 23.55, la Rai trasmette in cinque puntate settimanali  Bellissime e Bellissime 2 di Giovanna Gagliardo. Un documentario nato  da un lavoro paziente e meticoloso  di ricerca e collazione di immagini di repertorio, filmati, fotografie, canzoni, interviste che ricostruiscono il percorso evolutivo delle donne, dai primi anni del secolo scorso fino ad oggi.

A Giovanna Gagliardo, intellettuale, regista documentarista sceneggiatrice , si devono lavori  importanti - il bellissimo  Maternale, Caldo Soffocante, Via degli Specchi, più una serie di film scritti e diretti insieme a Miklos Janksò -  Vizi Privati e pubbliche virtù, La pacifista, ed altri -

Bellissime, tra i tanti meriti,  annovera quello di esporre i fatti con la nettezza e la lucidità del punto di vista femminile, oltre a costituire un indispensabile e ragionato strumento di conoscenza per coloro che, troppo giovani ( o troppo distratti), hanno una visione del movimento delle donne come fenomeno folclorico strappato da un contesto di cui invece è stato profondamente parte. Non perdetelo ( particolarmente la prima parte, attualmente introvabile in Dvd)

( nell'illustrazione, la bellissima Giovanna Gagliardo)

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domenica, 05 luglio 2009
08:01

En résumé ( jusqu'à maintenant)

A meno di clamorose sterzate - vedo che oggi Zingaretti scrive una lettera aperta a Serracchiani per i dovuti chiarimenti -  il dibattito precongressuale sembra avviato sulla china dell' annosa polemica fra nuovismo e passatismo. Come dire che a vent'anni dalla svolta del PCI, il tempo è trascorso invano. Come dire che se continuasse così, l'autoreferenzialità, rischio che ogni congresso un po' si porta dietro, da possibilità diventerebbe certezza con immaginabili conseguenze.

Ne' a sventare tale iattura, sono sufficienti le dichiarazioni d'intenti, i tonanti richiami al passato o al futuro, le  differenziazioni tra nuovo e nuovista - che manco si sono aperte le danze e già ci sono arrivate fin sulla cima dei capelli -  il partito degl'iscritti e quello degli elettori, quello strutturato su territorio e quello liquido o spray , le primarie si, no, forse, nonchè le lagne sulla cattiveria degli apparati. Sia gradita l'occasione alle varie mozioni di specificare com'è che si intende battere questo governo, oltre che con quale forma partito. Io credo che una buona parte degl'iscritti voglia scegliere sulla scorta di proposte. Il nemico sarebbe là fuori, vale la pena di ricordarselo ogni tanto.

Dunque, compito delle terze e quarte opzioni sarebbe anche quello di  tirare fuori il dibattito dalle secche in cui, pur mostrando la consueta vivacità, si è impantanato. In tal senso, Ignazio Marino per propria formazione e impostazione politica, possiede numerose chanches. A patto che non faccia della laicità - tematica alla quale il suo nome è invariabilmente legato -  l'ultima frontiera dell'ideologismo, la sua candidatura si presenta ricca di opportunità.

Rende infine lieti - e per davvero -  pur con tutte le riserve e le critiche qui, più volte espresse, che il lavoro del gruppo adoperatosi in questi ultimi tempi alla ricerca di un'alternativa possibile, abbia trovato naturale esito in questa formula destinata oltretutto a riscuotere consensi e non solo a fare ammuina, magari con prospettive suicide di belle morti ovvero di entusiasmanti sconfitte.

Se questa è politica, si corre per vincere. Solo così ci si sente davvero responsabilizzati e si possono acquisire sostenitori.

( Nell'illustrazione, (ci soccorre la pittura) Particolare della scuola d'Atene. Raffaello (in Vaticano.)

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mercoledì, 01 luglio 2009
08:06

En attendant due ( cartoline dall'impasse )

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Nel frattempo - sempre a proposito di quarte o quinte opzioni - Chiamparino ha rinunziato e Serracchiani ha formalizzato il suo appoggio a Franceschini. Nessuna di queste decisioni coglie alla sprovvista e  mentre prosperano lo stigma e l'incertezza,  la dimensione dell'attesa si arricchisce di nuove opportunità : Ignazio Marino. Emblema di laicità e garante di testamenti biologici. (e rianimazione..secondo una brillante battuta, meno male che Franco Marini c'è)

Sempreverde il settore Armiamoci e Partite che interamente si rivolge ai titubanti , assicurando loro appoggio morale  nella prospettiva di una bella morte o a scelta, di un' entusiasmante sconfitta. Manca solo che si esorti : chi per la patria muor vissuto è assai e poi possiamo chiudere con la nota delle Massime Eterne.

La metafora del campo di battaglia, ha preso un po' la mano a tutti. A qualcuno - più d'uno per la verità -  però sfugge che cosa sia davvero un Congresso, laddove presentare una mozione e candidature proprie, importa uno sforzo politico e organizzativo di non lieve entità, una presenza su territorio nazionale tale da assicurare le presentazioni in ogni circolo e consensi stimati intorno al 15 % solo per arrivare sani, dignitosi e salvi alla meta.

In mancanza, invece di essere fagocitati prima, lo si sarebbe dopo. Sempre che al vincitore interessino ancora le spoglie. Tanto per mantenere il linguaggio militare. Ci sarebbe poi un aspetto non propriamente politico e forse esistenziale a far da corollario al problema della sconfitta. Ma non è questa la stagione delle sottigliezze. Stai a guardà il capello se quello per cui hai lavorato mesi, rischia la dissoluzione.

In compenso c'è anche chi dice che grazie alla rete si potrebbe vincere ( come no, a briscola).

Non si può stare seduti su di una poltrona vent'anni ci è stato ripetuto da varie parti, in questi mesi. Sacrosanto. Ma per l'appunto in questi giorni è sotto gli occhi di tutti quanto sia difficile fare in modo che ciò non accada.

Senza considerare che l'antico duello che tanto affascina i retroscenisti, non sarebbe l'unico nodo da sciogliere. Quindi di sicuro l'abusata  dinamica  risulterebbe scompaginata, grazie a ulteriori proposte, dopodichè servirebbe un'idea forte di società, di partito e di futuro. E visto che siamo in un Congresso e non all'assemblea di un'associazione culturale, occorrerebbe fosse detto con chiarezza  attraverso quali passaggi si vuol raggiungere ogni obiettivo.

Ce la vogliamo mettere un po' di politica o conta solo chi sta dietro a chi ?

Un'ultima notazione inevitabilmente cinematografara:

Da qualche parte, uno dei siti collegati ai lingottini già piombini,  è spuntato  fuori anche Blade Runner. Sì d'accordo, è per la stracitata battuta di Roy, quella che tutti conoscono e sembra buona in ogni  occasione  I've seen things you people wouldn't believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion...

ma non è che sia poi di grande opportunità, dati i tempi soprattutto, rispolverare una pellicola sui  replicanti che vogliono diventare umani,  che chiedono al creatore - o padre, per gli spettatori  più maligni - la chiave per la sopravvivenza oltre il previsto. Salvo che poi non se ne fa niente e tutti muoiono.

The light that burns twice as bright burns half as long...and you have burned so very, very brightly, Roy.

osserva Tyrell - il creatore - prima di morire per mano di Roy. Ecco appunto. Noi vediamo un po' di bruciare da una parte sola e possibilmente di uscirne vivi.

Nell'illustrazione l'occhio di Roy. Da Blade Runner

 

 

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