giovedì, 25 giugno 2009
02:27

En attendent ( apriamo 'sto tag )

In attesa di conoscere le opzioni politiche - e se del caso di contribuire a formularne ulteriori - si apprende che tutti i candidati alla segreteria vogliono il rinnovamento, indistintamente rifiutano le vecchie logiche, come un sol uomo  disdegnano le correnti  e c'hanno pure un sacco di giovani da inserire in squadra. Qualcuno è persino giovane di suo.

Intanto domani c'è Direzione Nazionale per l'approvazione dei regolamenti congressuali che saranno pure complicati - mai viste regole per smazzare le poltrone che siano semplici - ma hanno il pregio di evitare pasticci del tipo ( tanto per fare un esempio)  che la mozione che la vuole cotta si allei con la mozione che la vuole cruda per battere tutti insieme quelli che la vogliono al dente. Con tanti saluti, se ciò potesse accadere, al senso delle primarie e   alla chiarezza della cosidetta linea politica che tutti reclamano unica, netta e intellegibile.

Fin qui niente di nuovo, compreso un gran dafare per i retroscenisti e non solo quelli dei giornali, nonchè un rimpallarsi da un gruppo all'altro di espressioni del tipo : ma questi qui non dicono come -  sottinteso, lo fanno questo rinnovamento - e che garanzie ci sono etc etc.

Schizzetti di veleno qua e là sulle dichiarazioni d'intenti e il prevedibile avvio della campagna denigratoria - ingiusta e speciosa peraltro -  contro la Serracchiani, completano l'affresco. Del resto la ragazza le ha tutte : è giovane, è donna, è capace e ha avuto successo. Qualunque sarà la sua scelta, questo, ahimè, non è che l'inizio.

Ciò detto, poichè non è mai troppo presto per ammassare le truppe, sono ufficiosamente iniziate le relative operazioni con qualche piccolo spariglio in termini di chi sta con chi e un minimo di rimescolamento delle carte. Non sto qui ad annoiare su quel che ha detto Gentiloni a Rutelli. Sui giornali c'è già tutto.

Et moi...? E io resto al momento in attesa e pure con qualche perplessità di tipo, almeno per l'occasione,  Bettiniano - distante da Bersani e poco convinta da Franceschini -  Un po' perchè registro tra i più assidui frequentatori di assise congressuali,  la stessa mia fastidiosa sensazione di de- ja -vu e poi perchè  so per certo, che per quanto partecipata e attiva possa essere la fase, difficilmente un congresso risponde in pieno alle aspettative. E in questo caso, ne avverto molte. E infine perchè senza piattaforme politiche non resta che giocare a comporre e scomporre le compagini. Ha ragione, al solito, Chiamparino, quel che conta è la politica non con chi stanno gli amici.

Aspettiamo dunque il quarto e forse quinto uomo - il terzo c'è già ed esordisce domani -  Aspettiamo il Lingotto (dal quale io spero vivamente esca qualcosa di più che un semplice endorsement) . Aspettiamo una donna?

Ecco, questo proprio non pare all'ordine del giorno.

Ma poichè l'ultima cosa che vorrei fare è gettare acqua sul fuoco - semmai un po' di benzina, visto il clima, di apparente attivismo ma in sostanza  po' soporifero - ovvero esercitare lo sgradevole  ruolo nevrotico - distruttivo di quella che tanto già si sa come va a finire, intanto apro il Tag, l'entusiasmo verrà. 

 Nell'illustrazione Le serment  des Horaces di David. La stagione è pittorica, si vede.

Scritto da sedlex in: congresso congresso
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, 24 giugno 2009
20:32

Avete rotto

Abitualmente non nutro troppo entusiasmo per Gramellini, il suo stile troppo allisciante, saggio e piacionico, mette a dura prova il mio istinto di lettrice. Infatti oggi,  cercando altro, ho comperato La Stampa e   Questo   articolo , mi  ha molto indignata. Ecco perchè :

Io non so se sopravviva un genere di maschio chiamiamolo da terza via, quello cioè che considera la seduzione come un fatto intimo, in cui gl'interessati - e non le masse sapientemente addomesticate da periodici e trasmissioni specializzate - si accordano più o meno tacitamente, senza ricorso a formule precotte di tacchi, ritocchi, spacchi e minigonne. Soprattutto senza moralistici incasellamenti e discriminazioni, e, per piacere, senza nemmeno troppo dispiego di terminologia d'antàn,  misteri  femminili e coltivazioni intensive di sogni oltre la passerella. Concetti ammuffiti.

Insomma, se nemmeno nel settore e in quelle circostanze, si può essere se stessi e dunque liberi, allora quando?

Per storia personale e forse educazione, a me costa un grande impegno rimanere indifferente rispetto a quel che sta succedendo. Usi, costumi, abbigliamenti e/o atteggiamenti sopra  e fuori le righe, niente è nuovo e tuttavia sono le particolari circostanze a determinare meraviglia e in alcuni casi, scandalo.

Ad ogni buon conto, penso anche che sia sin troppo facile bollare come volgari, ignoranti e sguaiate quelle ragazze. C'è di più in queste storie, tanto da far apparire le mise o l'eloquio come un fatto di assoluta marginalità. 

Credo che almeno un tentativo di uscire fuori dalle modalità del giudizio sommario, vada compiuto, particolarmente quando ciò che appare è così invariabilmente  clichè da imporre, al contrario, la buona abitudine del sospetto. E poi l'accusa di volgarità è un vecchio trucco, un buon paravento dietro al quale si nasconde il timore di passar per moralisti. Tutti maestri di stile al cospetto della ragazzotta di provincia overdressed.   

Mentre invece mi  sembra tanto più volgare e sguaiato chi coglie l'occasione per i discorsetti di circostanza, chi  contrappone a quel modello femminile, un altro ritenuto più virtuoso e intrigante - a me una raccolta di firme per abolire il termine dal vocabolario, per piacere - solo perchè lascia intravedere la coscia invece che sbattertela in faccia. O perchè entra in Comunione ( si, e Liberazione) invece di presentare richiesta di concessione edilizia per i propri terreni al paesello. 

E meno male che una volta c'era da scegliere tra essere madonne o puttane. Adesso pare proprio che non ci si salvi, con tanto di prontuario per sedurre l'uomo colto e raffinato che - sappiatelo -  è taaaanto diverso da quei cafoni al potere. Niente microgonne prego, meglio lo spacco, un po' di stile, che diamine. Spè che mi ripulisco gli occhi.

A nessuno viene in mente che la donna che ti cammina accanto in genere, tra lavoro casa e pupo da portare a pianoforte o dove va lui,  c'ha altro per la testa che stare a compiacere, spacchi o non spacchi, il maschio intellettualmente sensibile di turno. Ogni tanto, cari signori,  perchè non provate l'ebbrezza di farvi piacere una, così com'è? Ovvero come le va di essere. O come può. 

Magari lasciare a casa  fantasie prepuberali, si rivela un'esperienza più eccitante del tacco dodici. Su, che ce la potete fare.

E magari, se si sparge la voce, anche quelle volgari lo diventano un po' meno.

Avete rotto con queste storie. Poi sappiamo come va. Giacchè lo spacco o l'intravedo e non vedo dei miei sgabelli, altro non  è se non  la ciliegina sulla torta che si tira in ballo  quando la torta non c'è. Crescete una volta per tutte. E, se del caso, curatevi. Ne trarremo tutti, donne e uomini, gran beneficio.

Nell'illustrazione un particolare da  Madame Marcotte de Sainte Marie di Ingres.Un grande dipinto ( Louvre)

Scritto da sedlex in: disinformazione
commenti: commenti (35)(popup) | commenti (35)
lunedì, 22 giugno 2009
20:15

Di qua e di lĂ  dal tunnel (con gli occhialetti stereoscopici)

Dietro una porticina segreta  nella nuova casa in cui Coraline & Famiglia si sono da poco trasferiti, si apre un tunnel  e in fondo al tunnel , si scopre l'esistenza di una dimensione parallela, un universo speculare in cui tutto appare più bello. Un mondo   perfetto, che sarà divertente conoscere, del quale sarà facile entusiasmarsi, ma che - come in ogni favola che si rispetti -  non tarderà a rivelarsi in tutta la sua  pericolosa illusorietà.

Coraline vi troverà genitori più premurosi, condiscendenti e simpatici dei suoi, vicini di casa più cordiali  e persino un paesaggio dai  colori più vividi. Ma per poter  rimanere in questa dimensione felice, le verrà richiesto un pegno terribile. 

La ragazzina dovrà così far ricorso a tutta la sua inventiva e  al suo coraggio per liberarsi dalla trappola in cui si è lasciata trascinare.

Alice nel paese delle meraviglie ma anche l'Invasione degli ultracorpi e tanto altro ancora, in questa favola confezionata con modalità avveniristiche mescolate a tecniche artigianali -  potenziate dallo stereo 3D più  animazione stop motion - ma tradizionalisssima nei suoi aspetti narrativi terribili e nel suo messaggio edificante sul coraggio, sulle false illusioni e sulle aspettative indotte. Un contrasto di grande impatto per definire meglio  il tema chiave del guardare il mondo ad occhi aperti. Spalancati.

Tratta dall'omonimo libro del prolifico Neil Gaiman, Coraline è un film raffinatissimo, lavorato con cura minuziosa. Da vedere e rivedere possibilmente nei cinema attrezzati.

(In questo  Trailer  vengono spiegati i trucchi del film.)

Coraline e la porta magica è un film di Henry Selick. Con Dakota Fanning, Teri Hatcher, Ian McShane, Keith David, Jennifer Saunders, John Hodgman, Dawn French, Robert Bailey Jr., Aankha Neal, George Selick, Hannah Kaiser, Harry Selick, Marina Budovsky, Emerson Hatcher, Jerome Ranft. Genere Animazione, colore 100 minuti. - Produzione USA 2008. - Distribuzione Universal Pictures

Scritto da sedlex in: la fabbrica del cinema
commenti: commenti (6)(popup) | commenti (6)
domenica, 21 giugno 2009
12:34

Disastri & Disastri

Un film che parla di morte, destino e felicità con ironica delicatezza, riuscendo a non  essere mai deprimente, merita ogni considerazione. Così devono aver pensato anche le giurie dei numerosi concorsi sparsi per il mondo che nei ben quattro anni di attesa - il film è del 2005 - prima di arrivare nelle nostre sale, hanno decretato a questo Look booth ways dell'australiana Sarah Watt, ogni possibile riconoscimento. 

 Look booth ways -  Amori e disastri -  titolo metaforico ispirato da un cartello stradale. In un torrido  week end ad Adelaide, s'incrociano i destini del fotografo  che scopre di avere un cancro, dello scrittore scavezzacollo che apprende  della sua terza paternità, dell'artista ossessionata dagli incidenti che ha appena perso suo padre e di un giovane uomo che giocando col suo cane finisce sotto un treno il cui macchinista sebbene incolpevole rischia egualmente un crollo nervoso .

Guarda in entrambe le direzioni  prima di passare, suggerisce il cartello di cui sopra. Preziosa indicazione, qualsiasi sia l'attraversamento da compiere, anche se non è precisamente alla prudenza che  allude l'invito . Piuttosto alle diverse angolature, ai differenti punti di vista e alla stupidità di certi interrogativi  a senso unico che capita di porsi rispetto alle strettoie della vita e che coinvolgono un malinteso concetto di destino e di felicità.

Anche le immagini si adeguano ai diversi registri e così l'estroso talento della Watt si cimenta con inserti di  brani animati e sequenze fotografiche in un mix di realtà e fantasia estremamente piacevole.

Peccato la tardiva distrubuzione in sole diciannove copie - dunque affrettarsi -  questo film meriterebbe di essere visto per alcune sue piccole virtù, non ultima quella di risollevare lo spirito

Scritto da sedlex in: la fabbrica del cinema
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
venerdì, 19 giugno 2009
20:56

La supercazzola ( mamma, m'ero persa lo schema)

honore3020826704_26b97c6260_o
L'intervista è un capolavoro da capo a piè, dunque  vale la pena di leggersela tutta. Ma il punto in cui Mavalà, supera se stesso nella nobile arte  di dire assolutamente  nulla - eccettuate un paio di castronerie di natura tecnico giuridica, come sosterrebbe lui con il sussiego che il caso richiede  -  è il seguente :
Scusi, avvocato, ma come le è venuto in mente di parlare di «uti­lizzatore finale» quando c’è di mezzo una donna?

Il termine 'utilizzatore finale' era riferito a una domanda di natu­ra tecnico giuridica. Il codice utiliz­za in materia varie dizioni — tra cui prostituzione, pornografia, ma­teriale pornografico — tutte conno­tate da disvalore giuridico e riferite a norme che distinguono con gran­de chiarezza diverse responsabili­tà. Ecco, si trattava dell’esemplifica­zione di uno schema giuridico.
Ecco.
Resta inteso che la domanda di natura tecnico-giuridica era semplicemente se Berlusconi fosse innocente o colpevole e che il resto è aria fritta, fumo negli occhi, cavoli a merenda. Lo schema giuridico è servito. Mavalà, mavalà, mavalà....insomma.
Scritto da sedlex in: palazzo, palazzi di giustizia
commenti: commenti (5)(popup) | commenti (5)
venerdì, 19 giugno 2009
09:45

Tu nun canusce 'e ffemmene

Palazzo Grazioli 0840

Giuliano Ferrara almeno in una cosa ha ragione, affidare la propria difesa al quadrangolare  amici - alleati -  legali - dipendenti,  è stato da parte del premier  una imperdonabile leggerezza. Un po' perchè un personaggio istituzionalmente rappresentativo certe faccende le sbriga in prima persona - dov'è finito il rapporto privilegiato- col- popolo-offresi-no- intermediari? -  un po' perchè il teorema Mavalà - cadute di stile a parte - presenta qualche crepa.

Per  eccesso di congettura, vedi l'interpretazione in chiave Rossella - il premier non ha bisogno di pagare -  insomma come dire : tutte si sentirebbero onorate - sia quando il taglio Mavalà, diventa, ma solo apparentemente, un po' troppo forense - il premier non sarebbe penalmente perseguibile anche nel caso che la sua accusatrice dicesse il vero -

Resta inteso che nessun legale avveduto metterebbe le mani avanti in questo modo.

In entrambe le circostanze, nell'ansia di negare un addebito se ne suggeriscono altri, ovvero il quadro di conduzione diciamo spensierata  - tra pizza e champagne, divani, voli di stato e motoscafi scortati dai carabinieri - dell' esistenza del Presidente , non viene minimamente scalfito. 

Che poi a ben vedere è quel che conta. E laddove, sotto qualsiasi costellazione tranne quelle dittatoriali, all'uomo di governo viene richiesta sobrietà, qui tutti coloro  che sono impegnati nella difesa strenua dell'innocenza del cavaliere, in realtà non fanno altro che confermarne lo stile di vita, diciamo sopra le righe. Che male c'è a circondarsi di gente giovane?

Non è stravagante vedere personaggi che delle strategie comunicative hanno fatto la ragion d'essere di questa politica, annaspare in uno spericolato gioco da caduta dei gravi  : più giustificano, minimizzano, argomentano e peggio è? 

Ma la più grossa la raccontano - uomini di mondo, fini conoscitori dell'animo femminile, intellettuali organici, direttori editoriali e via dicendo -   quando alludono alla donna origine di questa nuova tornata di scandali.

C’è una cosa che non capi­sco: come sia possibile che a una donna va­da bene il passare per sempre come quella dei mille più mille, cena e dopocena...d’ora in avanti chiunque parlerà di lei, sarà su quello. Devono averla pagata parecchio. Insinua Carlo Rossella in un intervista al Corriere

Eccome no. Prima le paghiamo, anche per partecipare ad una cena e poi ci lamentiamo di quanto siano mercenarie, corruttibili e ispiratrici di grandi complotti.

Ovviamente qui sfugge completamente la portata di un movente fondamentale  : la consapevolezza, di essere stata usata oltre il consentito e senza adeguata contropartita.

Nella testa di questa signora sono venuti meno i termini di un accordo che la vedeva merce di scambio. Alla luce dello stravolgimento in atto di valori, rapporti, usi e costumi,  come darle torto ? Sarà mica lei l'inventrice di questa nuova cultura?

Vendetta? Anche. Ma quello casomai è un effetto. La causa è soprattutto l'orgoglio ferito. E di quello ognuno ha un personale concetto. Non solo la letteratura pullula di donne che per rivalsa arrivano a distruggere se stesse.

Qui si tratta di molto meno, tutto sommato.

Ma come si fa a mettere a repentaglio il proprio ruolo istituzionale  di custode di segreti di ogni fatta, con tale leggerezza? Problema centrale diventa quello della ricattabilità del premier. Non si scappa.

Ad ogni nuovo passaggio, rivelazione, intervista, tornano in mente  parola dopo parola, le dichiarazioni di Miriam Bartolini, la moglie offesa in altra dignità cui si deve l'apertura di questa crisi.

Tutto quadra dunque, ben oltre Noemi. Difficile far passare il Presidente del Consiglio come un ingenuo farfallone in balia delle virago approfittatrici. Anche questa, nel caso,  sarebbe letteratura. E non delle migliori.

Nell'illustrazione : bandiera su Palazzo Grazioli di Dave Coombs

 

Scritto da sedlex in: palazzo
commenti: commenti (6)(popup) | commenti (6)
giovedì, 18 giugno 2009
11:37

Ma come parli?

Honore_Daumier_018

Ma da dove l'ha tirato fuori  il termine utilizzatore finale l'avvocato Mavalà ? Non certo dai codici che in materia di prostituzione - esercizio, sfruttamento o induzione che sia - adottano  definizioni più congrue e civili. Cliente contraente, per esempio. Visto che di quello si tratta.

Utilizzatore finale è un termine che, nel caso in questione, non ha dignità giuridica, è una brutta espressione in lingua  italiana, e come eventuale metafora fa direttamente ribrezzo.

Tanto per dire che si può soccorrere il proprio datore di lavoro, assistito, capo,  senza bisogno d'infangare il resto del mondo, uccidere il linguaggio e screditare una professione che di tutto ha oramai bisogno, meno che di ulteriore discredito.

 

Scritto da sedlex in: palazzo, palazzi di giustizia
commenti: commenti (10)(popup) | commenti (10)
giovedì, 18 giugno 2009
06:42

Questo son io per te

Lo sposo non uscì da casa  sua bensì, dopo avervi trascorso la notte, da quella di suo fratello, non essendo opportuno ai fini scaramantici dormire, la sera prima, sotto lo stesso tetto con la sposa e parimenti disdicevole il rientro, seppur temporaneo, nella casa natale.

Incontrò dunque la propria madre solo venti minuti prima della cerimonia. Il tempo di un' aggiustatina e di un fazzoletto pulito cacciato in tasca alla bruttiddio, nascosti  dietro le colonne. Non essendo la cravatta ne' i gemelli un'abitudine consolidata, si erano resi necessari piccoli interventi qua e là, onde riparare al mezzo disastro. E il fazzoletto di stoffa, si sa, qualcuno, al bisogno, te lo porge ed è subito  Gentilezza (e buone maniere).

Un paio d'ore dopo lo sposalizio, in una sala gremita di ospiti, lo sposo con il consueto piglio da procedura d'urgenza, gridò da un capo all'altro - Mammaaaa !! Dov'è che si siede l'uomo? Destra o sinistra? -

Mentre la sera prima in vena di domande fondamentali e solenni sulla vita, le aveva chiesto  - Mamma, com'è che tu non sei diventata terrorista? -

Donna Letizia, la capocolonna ( mancata) Questo son io per te?

(il figlio si è sposato la scorsa settimana, la cerimonia sarà replicata a Las Vegas tra dieci giorni. Così, per allegria. Idea brillante. Ma noi non ci saremo. Noi, non-ci sa-re-mo. Pfui )

Nell'illustrazione le colonne del Campidoglio che fecero da boudoir.

Scritto da sedlex in: la madre dello sposo
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
mercoledì, 17 giugno 2009
09:12

All day and all of the night

 

Richard Curtis brillante sceneggiatore di Quattro matrimoni ed un funerale e di Notting Hill, nonchè regista di Love Actually, mette mano a questo The Boat that rocked - da noi I love Radio Rock -  con la verve consueta ed un discreto talento per il racconto corale metropolitano. Dunque Londra, amatissima - e si vede -  città  che abilmente piazza sullo sfondo di tutte le sue storie, rendendone la presenza, elemento indispensabile allo svolgimento.

Non è di cup of tea, ne' di torri dell'orologio, ne' di cambi della guardia che si tratta, piuttosto del saper cogliere in alcuni elementi della quotidianità,  strade qualsiasi o portoncini colorati o ringhiere o panchine o bricchi o barattoli di marmellata, i tratti inequivocabili del carattere londinese. Questo film è girato prevalentamente su di una nave, quantunque ogni tanto  sbarchi a terra e si trasferisca in città, ma più acutamente  londinese di così non potrebbe essere.

Siamo nel 1966,  negli anni ruggenti del pop britannico governati tuttavia dal cipiglio odioso dei conservatori di stampo reazionario. Età dell'oro del motown, di Martha and the Vandellas, dei Kinks e dei Procol Harum che la BBC trasmetteva un paio d'ore a settimana, mentre una pletora di emittenti allestite su pescherecci incrociava  al largo del Mare del Nord, ad una distanza tale da non incorrere nelle sanzioni che la severa legge inglese imponeva ai trasgressori di orari e concessioni.

Maghi delle frequenze in Fm e folli dj,  governavano questi vascelli pirata a bordo dei quali per i venticinque milioni e passa di ascoltatori, le trasmissioni non finivano mai.

Antesignana della flotta che ne seguì l'esempio in tempi rapidissimi,  fu Radio Caroline scatenata, libertaria e pazzesca emittente di cui questo film racconta le vicissitudini .

 Perseguitata dal feroce "Ministro" , tuttounprogramma, Kenneth Branagh - We have their testicles in our hands, Twatt, and it feels good - e teatro di esperienze di vita in comune - tutti uomini più una cuoca, ma non mancano visitatrici e visitatori ad animare il già delirante ménage -   iniziazioni ed educazioni sentimentali, celebrazioni nuziali tra goliardia e voglia di inventarsi il futuro,  la nave fila liscia come il film. Ovviamente di tutto quanto accade, la musica segna puntualmente  il ritmo .

Quaranta sono i brani della colonna sonora ruffiana e tutta protesa ad una inevitabile operazione nostalgia da I can see for miles  a Eleonore dei Turtles a Stay with me baby di Duffy a Dancing in the street a Nights in white satin dei Moody Blues.

Tutta roba, per chi scrive, da scuola elementare, infanzia o giù di lì,  ma non per questo meno evocativa,  soprattutto della gran meraviglia che suscitava l'ascolto di quella musica, così diversa da tutte le altre, così sovvertitrice di ordini, usi e rapporti. E di una città,  in cui attualmente magari si incontrano le stesse facce che trovi sotto casa, ma che allora era decisamente un altro mondo.

 

The Boat That Rocked è un film di Richard Curtis. Con Philip Seymour Hoffman, Bill Nighy, Rhys Ifans, Nick Frost, Kenneth Branagh, Tom Sturridge, Chris O'Dowd, Rhys Darby, Katherine Parkinson, Talulah Riley, Ralph Brown, Sinead Matthews, Emma Thompson, Gemma Arterton, January Jones, Tom Wisdom, Jack Davenport. Genere Commedia, colore 135 minuti. - Produzione Gran Bretagna, Germania 2009. - Distribuzione Universal Pictures

Scritto da sedlex in: la fabbrica del cinema
commenti: commenti (6)(popup) | commenti (6)
martedì, 16 giugno 2009
07:34

Like a directress

Che Madonna potesse avere un talento innato per la regia, come racconta in diverse interviste  Eugene Hütz, mitragliante leader della Gogol Bordello, band esercente con profitto il genere gipsy, qualcuno dice rock, qualcuno dice punk e interprete del film Filth and Wisdom , non si fa fatica a crederlo. Basterebbe guardare le sue clip e le inverosimili  mise en scène dei suoi concerti, per capire come Louise Veronica Ciccone abbia un' attitudine particolare per qualsiasi forma di spettacolo 

E per il cinema. Attrice intensa da Cercasi Susan disperatamente a - soprattutto ! - Evita - a Sai che c'è di nuovo, annovera tra le sue performances, un unico scivolone, quando insieme all'ex marito s'è messa in testa il remake di Travolti da un insolito destino, film bruttarello già di partenza e come se non bastasse, d'impossibile rifacimento  con storia e personaggi troppo local  per essere esportati altrove.

Era dunque nelle cose che lei, diva fin nel midollo, manager accorta di se stessa, ma soprattutto artista incantevole e pignola,  qualsiasi cosa faccia - cantare, ballare, scrivere, recitare, adottare bambini africani - mettesse a profitto tutti questi talenti messi insieme e si cimentasse nella regia.

Presentato ad una Berlinale delirante, passato per Torino film festival e distribuito dalla Sacher, Filth and Wisdom arriva nelle sale italiane accompagnato dal bollino di qualità di Nanni Moretti. E già non è poco.

A seguire, intorno al film che nel frattempo è divenuto Sacro e Profano si sono addensati pareri contrastanti e prevedibili  malignità. Sorvoliamo. La verità è che quest'operina  è davvero bella ed eccentrica, percorsa da divertente ironia, con tocchi  delicati pur nel contesto spericolato ed irriverente.

Madonna insomma  ce la mette tutta,  riuscendo nell'impresa di tenere a bada certe sue tendenze artistiche al troppo che stroppia  - il troppo Kitch, il troppo pop, la provocazione troppo facile e l'inveterata abitudine al marketing - concedendosi la libertà di un lavoro dal taglio indipendente, molto concentrato su di una storia movimentata ed infine romantica :

    Tre personaggi alle prese con le proprie aspirazioni nella Londra  del degrado suburbano, il loro sbarcare il lunario in settori diametralmente opposti a quelli ambiti, senza però lasciarsi sfiorare da qualsivoglia angoscia da abbrutimento - e dico poco -   sottooccupazionale e se tristezza talvolta affiora , appartiene al passato di ognuno, mai al presente. 

Uno canta in un gruppo Underground, ma si mantiene prostituendosi, percuote col frustino clienti masochisti, fingendosi un cavaliere o giocando alla scuola,  un'altra studia danza classica ma lavora in un locale di lap dance e un'altra ancora, vorrebbe andare volontaria in Africa e invece le toccano una farmacia e le avances del proprietario indiano, infelicemente sposato  e con tanto di invadente tribù al seguito.

Insieme condividono un appartamento che ha come vicino di casa un poeta cieco innamorato di AK il fustigatore che non trova di meglio da fare che sottrargli versi per metterci su le sue musiche.

Sacro e profano dunque, come in ogni esistenza ovvero come le facce di un' unica medaglia. Qui però pur nell'apparente discesa agl'inferi, primeggiano sensibilità, allegria e pulizia interiore, com'è di chi ha sogni e combatte perchè ci crede.

Onore al merito di Eugene Hütz, faccia da schiaffi (anzi da cinema), grido di battaglia Think globally fuck locally - come lo scriverei volentieri sui muri - delle sue doti di attore della sua colonna sonora e della sua versione di Isla Bonita (canzone del cuore, ebbene sì)

 

Sacro e profano è un film di Madonna. Con Eugene Hutz, Holly Weston, Vicky McClure, Richard E. Grant, Inder Manocha, Elliot Levey, Francesca Kingdon, Clare Wilkie, Olegar Fedoro, Ade, Elena Buda, Stephen Graham. Genere Commedia, colore 80 minuti. - Produzione Gran Bretagna 2007. - Distribuzione Sacher

Scritto da sedlex in: la fabbrica del cinema
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
lunedì, 15 giugno 2009
21:59

A quell'omm

 

 

della meaA me quel suo modo di comporre e cantare politico non è mai piaciuto, ho sempre pensato che tra i suoi testi e quella che comunemente viene definita retorica ci fosse un confine troppo tenue perchè potessero nascere  vere emozioni. Della sua produzione mi porto dietro solo  A quell'omm, un brano dedicato ad Elio Vittorini e Se qualcuno ti fa morto scritta per il Che.

Per il resto la sua figura resta legata a cori sgangherati con maltrattamenti di strumenti musicali vari. Un modo talvolta finto di stare insieme, un tipo di socialità  che non ho amato vivere e che non amo ricordare. Lui non ne ha colpa, ma tant'è : la sua musica si è prestata.

Meglio attribuire ad Ivan Della Mea i meriti che gli competono e che sono tantissimi : il lavoro svolto insieme ad altri con Bella Ciao o successivamente l'impegno profuso nella direzione dell'Istituto Ernesto De Martino. Meglio i suoi articoli sul Manifesto, meglio i suoi libri. Meglio cioè quel ruolo d'intellettuale che probabilmente rifuggiva e che invece gli calzava a pennello.

L'illustrazione  è dell'associazione aut aut .

 

 

 

Scritto da sedlex in:
commenti: commenti (popup) | commenti
domenica, 14 giugno 2009
09:07

Tacchi & Ritocchi

C'è bisogno di rivoluzione femminile nel mondo, costruita su una rivoluzione culturale

Ha detto Gheddafi all'Auditorium rivolto ad una affollata platea di signore - 700 circa e molto PDL style come da tacco & ritocco  di rito -  ministre, imprenditrici, parlamentari professioniste, presenze femminili significative, almeno secondo l'accezione che il Cerimoniale ha inteso conferire al termine.

 Un capo di stato che voglia incontrare le donne per un'iniziativa sullo specifico non si trova tutti i giorni. Tuttavia c'era nel discorso di Gheddafi, in tono con gli altri pronunciati a Roma e cioè altalenante, tra parabole, citazioni da Matilde Serao, espressioni teoricamente condivisibili ed inedite visioni storiche, qualcosa di più che il consueto andamento contraddittorio.

E così se le case sono prigioni, anche il lavoro lo è. Scelga la donna in quale galera vuol soggiornare. Tutta qui la libertà che le è  consentita. Sorprendente interpretazione del pensiero della differenza.

Naturalmente di rendere case e lavoro un po' meno somiglianti agl'istituti di pena, non se ne parla. Quello sarebbe il programma di governo di un paese democratico in cui parlamento e istituzioni pullulano di presenze femminili. Siamo lontani. In Libia come da noi.

Secondo il colonnello invece, la rivoluzione delle donne è il corollario di una non meglio identificata rivoluzione culturale, quindi qualcosa di subalterno. Un controsenso che gli si manifesta attorno, personificato dalle Pretoriane - occhi belli. Pronte a tutto.

Ci fosse stato spazio per le repliche ci si sarebbe potute avventurare,  chiarendo che quella che il colonnello chiama rivoluzione femminile sarebbe già di per sè una rivoluzione culturale fatta e finita. E che nessuno meglio di lui potrebbe raccontare  cos'ha significato in termini di progresso dell'intera società, l'istruzione femminile nei paesi africani in cui si è potuta praticare.

Ma cane pazzo  parla per ultimo, incassando applausi a scena aperta, appena venati da qualche sussulto di riprovazione. In un'atmosfera in cui anche la prolusione di Mara Carfagna è sembrata dura ed  elevatissima. Ma con buona pace delle prime file , tra fondamentalismo e modernità, non c'è possibilità di mediazione. Nemmeno col ritocco.

 Nelle illustrazioni ( di Rizzo Emmevi ) sopra : una sostenitrice libica. Sotto, in prima fila Santanchè Prestigiacomo e Matone.

Scritto da sedlex in:
commenti: commenti (6)(popup) | commenti (6)
mercoledì, 10 giugno 2009
07:00

Ci mancava solo lui

Villa Pamphili
Scritto da sedlex in:
commenti: commenti (12)(popup) | commenti (12)
martedì, 09 giugno 2009
14:24

And the winner is..

Berlusconi non sfonda, il PD tiene, l'antisarkozismo non paga, la maggioranza regge, l'astensione dilaga, smotta l'Spd, tracolla Zapatero, Verdi e Bloqo de izquierda in ascesa, Linke in stallo...Pasoch in rimonta.

Qualunque sia la formula scelta a definire il risultato elettorale, mi permetto di segnalare in aggunta alla nota, la vittoria del voto de panza, inutile che Scalfari si sbatta anticipando a sabato l'omelia - bellissima peraltro - della domenica sull'atteggiamento raziocinante da tenere al cospetto delle urne. Il voto - ma anche l'astensione - de panza, miete allori un po' dovunque.

Qui da noi  contiamo addirittura due  formazioni de panza, entrambe  a mordere il sedere rispettivamente agli schieramenti principali. Due risultati speculari, belli tondi, due contenitori  in cui far convergere tutte le istanza emotive, i celodurismi, i voti di protesta e gl'istinti più bassi e inconfessabili dell'elettorato . L'offerta politica ne risulta così arricchita riuscendo i due partiti  a coprire ogni tipo di esigenza. Per esempio uno vanta un'organizzazione storica collaudata  e l'altro è più nuovo, più rustico,  entrambi sono giustizialisti ma solo uno è xenofobo, solo uno è protezionista, solo uno è antiberlusconiano. solo uno è latentemente antieuropeista. Insomma il populismo e il sentimento pre-politico di casa nostra si scapriccia e può essere variamente rappresentato. A destra  come a sinistra.

Vero è che di Europa si parla assai poco e se ai commentatori e ai politici,  di qualunque risma, dell'Unione importa un fico secco, figuriamoci agli elettori che nella migliore delle ipotesi pensano a Strasburgo associandone la funzione alle complicanze della burocrazia, alla pizza col ragù che però sempre pizza si può chiamare o alla mancata tutela del ficofiorone .

Di qui la sfiducia nella possibilità dell'Europa stessa di far fronte a problemi più seri degl'impedimenti che incontra il vino fatto con i piedi. Vedi la crisi economica. E se la disillusione alimenta il dato astensionista, il disagio nondimeno  penalizza i governi in carica nei singoli paesi  e infine  colpisce i partiti di sinistra eredi della tradizione socialdemocratica.

Ergo ne risulta favorita  l'affermazione di forze euroscettiche, quando non xenofobe che fondano le loro fortune sulla paura da invasione barbarica e sul senso d'insicurezza che ne discende. Formazioni che non possono esser annoverate certo tra le fila della destra tradizionale cosidetta di governo. Prova ne è che i Tories inglesi - partito che non potrebbe mai riscuotere il mio consenso ma  per il quale credo sia lecito nutrire una certa considerazione - stanno seriamente pensando di dar vita ad un gruppo a parte in seno al parlamento europeo. Conservatori va bene, populisti forcaioli e fascistoidi è un'altra storia.

Il disastro impone un mutamento di rotta, vedremo se la sinistra europea sarà in grado di fare conti definitivi con la crisi culturale e politica che investe la propria tradizionale impostazione socialdemocratica, oramai obsoleta e in rotta di collisione dalla caduta del muro in poi.  Dopo trent'anni forse è il caso di chiudere quel tipo di  partita avviando una stagione autenticamente  riformista.

Ma per tornare all'orticello di casa  la perdita del PD - 7% dei voti -  quantunque siano note le direzioni che hanno preso -  non può definirsi un risultato soddisfacente,non perchè  ce la passiamo meglio che gli altri in Europa, portiamo in dote al futuro gruppo un discreto numero di eletti il che nulla toglie al risultato che è di evidente sconfitta.

Anche il PD ha da affrontare la sua battaglia politica e culturale.

Certo viene da sorridere che nel momento in cui si cercano consensi per vincere i ballottaggi, si facciano anche discorsi di lungo respiro su future (strutturali) alleanze. Ma questo fa parte di un costume politico improntato al senso dell'opportunità. Tutto non si può mica avere.

Al momento l'unico risultato di cui compiacersi  è il silenzio - sono quasi tre giorni - del  Premier. Che pace, pur nella disfatta.

Nell'illustrazione Picos de Europa ( Spagna sett. Asturias)

 

Scritto da sedlex in:
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
sabato, 06 giugno 2009
00:15

Il mare può attendere

E' chiaro che nessun Sassoli, Scalfarotto, Serracchiani, seppur eletti a furor di popolo riuscirebbero a fare il miracolo, cioè scalfire di un solo millimetro il senso di disagio - che si vorrebbe politico  ma che spesso assume connotazioni di carattere esistenziale - che dilagando già da molto tempo,  si sta  risolvendo in proposito astensionista.

Ne' con l' elezione, costoro potrebbero porre mano efficace alle questioni politiche - quelle sì - che attanagliano il PD. La verità è che qualcosa sta finendo, non è detto che non possa rinascere, ma ognuno in cuor suo sa bene, che se ciò dovesse accadere, niente sarebbe come prima. Disperarsi è comprensibile ma per fare in modo che insieme a quel qualcosa non si dissolva l'intero patrimonio oggi riconducibile ad una sola parola : democrazia, bisogna agire. E scegliere. Si dirà che anche l'astensione è una scelta e su questo si potrebbe convenire, ma sulla pessima qualità politica del sottrarsi in un momento di grande difficoltà, qui da noi, ma anche in Gran Bretagna, in Olanda e altrove, non ci sono dubbi.

Per questo è puerile pensare che l'astensione produca un qualsiasi effetto che non sia rafforzare i conservatori, su scala europea. Per questo può essere tanto congrua la posizione di chi non vota per disinteresse, quanto insulsa quella di chi va in spiaggia  nell'illusione di dare un segnale.

L'attuale posta in gioco è di vitale importanza, gli equilibri del futuro Parlamento saranno decisivi per governare la crisi economica, scrivere le regole per  un nuovo modello organizzativo della finanza e del capitalismo, nonchè ridisegnare un percorso di sviluppo meno anarcoide e dissennato, più solido e coerente per il futuro.

Ogni democratico non può che augurarsi che un simile progetto sia compiuto in sintonia con quanto al di là dell'oceano sta disponendo il presidente Obama. Ecco perchè è fondamentale che l' Alleanza dei Socialisti e Democratici -  nuova denominazione del gruppo parlamentare del PSE -   abbia un numero eletti  superiore al PPE, il Partito Conservatore europeo.

Tutto qui, il resto sono marginalissime, inefficaci, chiacchiere. Il mare come il cielo  possono attendere. Nel frattempo  sarebbe più civile cercare di  contrastare lo scivolamento a destra del vecchio continente. Impresa ardua ma non disperata. Buona fortuna a tutti noi.

Nell'illustrazione Il Ponte Europa a Coimbra.

 

Scritto da sedlex in:
commenti: commenti (7)(popup) | commenti (7)
giovedì, 04 giugno 2009
19:48

Il montaggio è tutto!

Sarà che il principio  che soprintende l' interdisciplinarità resta per me, oltre che un insostituibile ferro del mestiere, un assillo al quale sono particolarmente affezionata, sarà che l'idea di un ritratto del Novecento da costruire, attraverso un 'operazione di vero e proprio montaggio - in senso cinematografico, sì - di brani letterari, filosofici, teatrali, musicali  oltre a quadri, fotografie e spezzoni di film, è incredibilmente attraente, vitale  e consona all'arco di tempo in questione, sarà che nel lavoro di collazione, la possibilità di abolire ogni tipo di gerarchia operando su interferenze ed attriti oltre che su associazioni, trasforma  il Novecento da secolo per definizione  breve a secolo interminato e (per vocazione) interminabile...

Saranno tutte queste cose messe insieme, ma la lettura - che poi non è solo lettura - di questo Ritratto del Novecento, mi ha fatto seriamente rimpiangere il non aver avuto modo di partecipare alle quattro serate dedicate rispettivamente alla Psicologia, al Montaggio, alle Avanguardie e alla Lotta di classe, tenutesi a Bologna dal 12 al 16 dicembre 2005 e il 2006,  di cui questo libro raccoglie i materiali preparatori.

Dunque in sessantotto tessere numerate sono contenuti cento interpreti - non i più importanti, secondo Sanguineti ma i più tipici - delle arti  figurative o della letteratura, della musica da  mescolare arbitrariamente ed assemblare in  infinite possibilità di mosaici o performances multimediali  (dai quali inevitabilmente discendono altrettante possibilità di  lettura.)

Il libro, ricca prolusione a parte, non ha testo, ma contiene, tessera dopo tessera,  l'indicazione dei brani o dei testi utilizzati nelle giornate di Bologna, con avvertenza che sia gli autori che i brani o le immagini, possono essere sostituiti ovvero se ne possono aggiungere altri, seguendo il filo di connessioni o rimandi che possono manifestarsi in corso d'opera  . Un manuale aperto dunque, per la scuola, si direbbe, ma anche per i teatri, per il cinema nonchè per personali tragitti esplorativi.

Qui di seguito un esempio. E' tessera n. 43 ( Montaggio) dalla quale mancano  immagini filmate o fotografiche (che invece abbondano in altre tessere) sostituite da una particolare selezione di dipinti di Chagall.

Preludio : i primi minuti di Schelomò per violoncello e orchestra di Ernest Bloch

Lettura di cinque poesie di Nathan Zach :

- Il Cammello di Re Salomone

- Sfavorevole agli addii

- La forma e il paesaggio

- Nessun clamoroso cambiamento

- Confessione

Durante la lettura dei versi sullo schermo vengono proiettate diapositive ricavate da opere di Chagall

- Il violinista

- La donna incinta

- La passeggiata

- Il violinista verde

- La sposa dai due volti

- La fidanzata dal volto blù

- Il guanto nero

- l'Occhio verde

- Resistenza

- Liberazione

- Al crepuscolo

- Sogno di una notte d'estate

- La Guerra

- Il Matrimonio

- Le Luci del matrimonio

- Notturno

- La notte verde

- Autoritratto.

Nelle illustrazioni, due quadri di Chagall della selezione, Il violinista verde e la Passeggiata, (quest'ultima incantevole)

Ritratto del Novecento è un libro di Edoardo Sanguineti  curato da Niva Lorenzini ed edito da Manni

 

 

Scritto da sedlex in: libri, intègrale
commenti: commenti (popup) | commenti
martedì, 02 giugno 2009
08:10

Mellors

certosa2

Nel doppio tentativo - al solito - diffamatorio e di dimostrare come un comportamento presunto sconveniente della consorte, possa autorizzare il Capo del Governo alla menzogna, all' abuso di potere e all'utilizzo improprio dei voli di stato, devote  maestrine di stile e finesse, rivelano infine alla stampa, l'esistenza dell' Amante Segreto di Veronica.

Il quale sarebbe nientedimeno che il Capitano delle Guardie. Chi l'avrebbe mai detto. E anche se da Caterina di Russia  a Diana del Galles, passando per l'amante di Lady Chatterly, la passione con il sottoposto travolge le regine ed eccita l'Immaginario assai più di quanto non farebbe quella con un  loro pari, noi dovremmo considerare tutta la vicenda non solo credibile ma anche, nell'ipotesi remota che fosse vera, rilevante ed assolutoria dei comportamenti del premier.

Ora  è più chiaro a chi giova fare dell'intera questione una  faccenda privata, anzi una storia di corna, da utilizzare a piacimento e chi invece cerca di ricondurre ogni fatto nella giusta dimensione del corretto rapporto con i cittadini e con la stampa. Ed è altrettanto chiaro come qualunque voce dissonante rispetto al Postulato Niccolò Mavalà Ghedini, cuore del piano strategico per restituire l'onore a Papi, debba essere non contraddetta  ma delegittimata, screditata, calunniata, punita.

Così il giovane che ha rilasciato interviste mai smentite, è prezzolato - poi si scopre che a pagare è stato solo il Giornale e non certo Repubblica -   la sinistra non ha idee o è invidiosa, la stampa nazionale ed estera è insufflata dall'opposizione o ne è lo scendiletto ed infine la consorte rea di aver aperto la crisi, oltre che una  sciocca plagiata, sempre, dalla cattiva stampa, è pure una poco di buono che se la intende con la servitù.

Il  resto del piano strategico non brilla ne' per logica ne' per attendibilità : Berlusconi che è tra le altre, editore di testate dichiaratamente dedite al gossip, lamenta la violazione della privacy, dopo aver per anni sfinito il pubblico, sventolando, oltre che le altrui,   le sue storie, le sue ricchezze, i suoi figli, le sue fidanzate, sua madre e una sua vecchia zia scarsamente avvenente seppur compiaciuta davanti allo specchio.

Dunque come se niente fosse,  ha disposto un ricorso al Garante, chiesto e ottenuto il sequestro di foto, in parte scattate in luogo pubblico, parte nella villa sarda, da Berlusconi stesso definite innocenti - ma allora perchè tanto mistero ? - e nelle quali  sono ritratte ragazze più o meno abbigliate, con i connotati resi irriconoscibili dai pixel, nell'incertezza, dichiarata dal fotografo, che si trattasse di minori di anni diciotto, più un capo di stato straniero nudo e ammollo in piscina - ma non disponiamo più di residenze ufficiali  per ricevere autorità di altri paesi ? -

In attesa che la Procura valuti sulle foto e sull'uso dei voli di Stato, una pletora di ragazzotte si lascia intervistare, parte per rivelare l'offerta di cospicue somme messe a disposizione da taluni giornali allo scopo esclusivo di screditare Papi, parte per conclamarne l'assoluta bontà d'animo e correttezza di modi - potrebbe essere mio nonno - dichiara una . E infatti.

Nell'illustrazione la collina artificiale e la panchina panoramica di Villa Certosa

 

Scritto da sedlex in:
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)