domenica, 29 marzo 2009
09:35

Cronaca di una morte dimenticata

Un giovane entusiasta che ama  - ed è quindi impegnato a valorizzare - il proprio lavoro, è una mina vagante anche se fa l'impiegato del catasto, figurarsi se ha scelto il mestiere di fare informazione.

C'è un modo dello stare al mondo che non può esimersi dal continuo interrogare ciò che accade. Si riescano o meno ad ottenere risposte, quel modo è vissuto come sovversivo di un ordine delle cose che non è solo appannaggio delle organizzazioni criminali.

Interrogarsi è il primo importante passaggio sul tragitto del costruirsi un'Etica. Se ciò si realizza su scala sociale, difficilmente le cose restano come sono. Per questo chi ha un'etica ed un'integrità,  ha molti nemici naturali ma anche insospettabili detrattori nella tendenza fatalista e distruttiva di quell'entusiasmo che sta alla base della voglia di cambiare.

Giancarlo Siani viene ucciso non solo per l'importanza delle rivelazioni - esito di un lavoro scrupoloso d'indagine -  ma perchè il  suo semplice continuare a stare al mondo, avrebbe infranto più di un teorema, in primo luogo quello che vede la mafia, impermeabile alla giustizia, come  unica, ineludibile prospettiva.

C'è nel film di Marco Risi un linguaggio essenziale e maturo che, dal traveling aereo iniziale ai titoli di coda, molto si adopera nel seguire il filo del racconto, disegnando il ritratto dell'antieroe : un giovane uomo reso vulnerabile dall'età, dalle proprie contraddizioni e dalla solitudine in  un contesto di fatto ostile . Sostenuto in questo, anche dall'interpretazione sfumata ed estremamente rispettosa del personaggio di Libero De Rienzo, il film è alimentato da un continuo conflitto che in virtù di una scelta cinematografica  del tutto  intenzionale  non viene risolto, ne' sospeso.

Il film non dovrebbe richiamare troppo il confronto con Gomorra, trattandosi di due stili narrativi differenti ma soprattutto di una materia che nell'arco di oltre vent'anni è profondamente cambiata. Tuttavia a Risi, nulla nel settore dei parallelismi fantasiosi è stato risparmiato, nemmeno il raffronto col padre Dino. Ne' il ricorso all'iconografia di genere, quantunque da quando le telecamere ci hanno mostrato, dopo il loro arresto, le vere abitazioni dei camorristi, non è più chiaro se gli stili prediletti, siano dettati dal cinema o se il cinema si sia ispirato a tali tendenze d' arredamento.

Va invece dato merito a Risi per la tenacia spesa in una realizzazione che, nel corso del tempo, ha incontrato parecchi ostacoli. Ma soprattutto per essere riuscito nell'impresa di un film non didascalico che nel contempo consente una visione agevole anche da parte di chi, troppo giovane, nulla può sapere di quella stagione.

Nelle illustrazioni il set e l'antieroe a bordo della sua antiautomobile

Fortapasc è un film di Marco Risi. Con Libero de Rienzo, Valentina Lodovini, Michele Riondino, Massimiliano Gallo, Ernesto Mahieux, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Gianfranco Gallo, Antonio Buonomo, Duccio Camerini, Marcello Mazzarella, Daniele Pecci, Ennio Fantastichini, Renato Carpentieri, Gianfelice Imparato. Genere Drammatico, colore 108 minuti. - Produzione Italia 2008. - Distribuzione 01 Distribution

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sabato, 28 marzo 2009
07:28

Presente passato utopia

Un ingovernabile - ma solo all'apparenza - flusso di ricordi,  dilaga nei centoquaranta minuti di questo racconto epico, implacabile, di dolorosa ed autentica  bellezza. Mentre spazi e tempi  in continuo spostamento danno vita ad una metamorfosi narrativa in cui instabilità e violenza sono rese da un'espressività cinematografica da incubo, Hailé Gerima si rivela un potente narratore, proprio nell' abile impresa di  dare una direzione precisa ancorchè non meccanica, a quegli spostamenti.

 Storia del ritorno - dopo la deposizione dell'imperatore Selassiè e l'avvento del colonnello Menghistu -  di Anbember che, come molti della sua generazione, ha vissuto e studiato medicina in Germania, speranzoso nel cambiamento e nel  fervore rivoluzionario che percorre Addis Abbeba negli anni 80  e determinato a rendere disponibile al suo popolo ciò di cui si è reso edotto : il suo sapere di medico ma anche quanto  è stato dell'esperienza politica maturata nei movimenti universitari.

  Troverà un paese egualmente preda della violenza, della corruzione e dalla degenerazione ideologica. Rientrerà - dopo essere scampato ad un massacro e costretto ad una pubblica autocritica -  nella Germania dell'est, dove nel frattempo è caduto il muro e dovrà subire un'aggressione neonazista.

Il nuovo ritorno in patria avverrà a ridosso della fuga di Menghistu, cercando rifugio nel suo villaggio d'origine. Ma laddove, tempo addietro era terra rigogliosa ora c'è un  deserto senza pace, percorso da manipoli armati che rapiscono i bambini per farne dei soldati.

Questo è diventata  Teza - l'aramaica rugiada del mattino - regione dell'Etiopia e titolo del film.

 Quand'è così, si arriva a rimpiangere il villaggio dell' infanzia senza luce elettrica e sin, sull'onda della disperata nostalgia e dei ricordi, a riabilitare il tiranno Selaissiè, anche se solo come fautore del panafricanismo e combattente dell'invasione coloniale italiana.

  Si fa presto a dire La meglio gioventù etiope. L'ottica è completamente differente, anche se la rigidità di certi schematismi che non lascia spazio ad altre sensibilità se non quelle prescritte da un ideologismo devastante, somiglia in qualche modo ad altri errori commessi. Altri luoghi, stesso tempo. Gerima critica apertamente quegli errori della sua generazione.

Un film appassionato e, nel suo genere, militante. Soprattutto un film che pur intriso di cosmica tristezza, non rinuncia alla speranza e all'utopia. Senza l'egida di Hollywood, non si prevedono folle al botteghino. Ma..... chi soffre di mal d'Africa e d'altre patologie connesse, si prepari  a inevitabili ricadute. Quindi si affretti.

Teza è un film di Hailè Gerima. Con Aron Arefe, Abiye Tedla, Takelech Beyene, Teje Tesfahun, Nebiyu Baye Drammatico, durata 140 min. - Etiopia, Germania, Francia 2008. - Ripley's Film.

 

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mercoledì, 25 marzo 2009
17:38

Estrella estrellita

serracchiani

Deobora Serracchiani, consigliere provinciale, che non è  Amélie e manco Heidi, ma -  mi dicono e non ho dubbi - un tostissimo avvocato del lavoro di Udine, oltre che invadere il web e la stampa nazionale è finita pure su El Pais e da quanto par di capire, domani sera - o prossimamente -  sarà ospite della nuova trasmissione della Bignardi.

Va benissimo, nell'un caso e nell'altro. Tutti coloro i quali si dicono, a vario titolo, preoccupati  dell'eventuale esposizione con relativa possibilità di massacro mediatico, dovrebbero riconsiderare il famoso video, dal quale inequivocabilmente si evince che Debora Serracchiani è in grado di badare a se stessa e di gestire l'improvviso successo come si conviene ad una persona adulta, equilibrata e capace.

Se poi qualcuno aveva ancora dubbi sul fatto che persone non coinvolte nelle dinamiche d'apparato, siano capaci di chiarezza al punto di richiamare l'attenzione non solo dei numerosi passeggiatori, bloggatori twittatori, oramai immancabili in ogni consesso - ma è davvero necessario che il mondo sappia in tempo quasi reale che il leader o il sottopanza,  alle ore 10.00 , si sono soffiati il naso? - ma di un consistente pezzo di Partito abitualmente estraneo alle celebrazioni autoreferenziali, pensi alla Serracchiani e si domandi se non sia il caso di aprire un confronto funzionale e serio con i circoli. Magari si scopre che di Serracchiani è pieno il Partito e  si va alle Primarie con le idee più chiare. Magari lo spariglio tanto atteso, è solo a un passo.

Il nodo da sciogliere non è l'età o l'identikit della nuova leadership o se le Primarie sono più belle e interessanti  del Congresso, ma ancora una volta come si governano le differenze. E oserei aggiungere, come si sta nelle istanze di partito. Debora che, non a caso, riscuote consensi perchè interpreta il sentimento di molti, lo ha dimostrato. Fosse anche solo per questo, evviva lei.

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lunedì, 23 marzo 2009
13:04

He's just not that into you (farsene una ragione)

Se l'unica   risposta razionale  a molti allarmati dubbi pseudoamorosi, deve essere fornita da Sex and the city o da  un chick flick o da un blockbuster - ma non ci si precipiti, si può attendere tranquillamente l'uscita al noleggio o il passaggio televisivo - qualcosa non funziona in certi modi che le ragazze hanno d'intendere i meccanismi che presiedono la conquista del partner di sesso  maschile.

Ovvero laddove  lo studio di pur utili strategie da tavolo, comincia ad essere percorso da troppi quesiti destinati a rimanere inevasi, quelli del tipo  perchè non chiama - perchè non risponde - perchè non mi vuole incontrare -  perchè non lascia sua moglie - e s'impantana in consolatorie improbabili interpretazioni di silenzi, sottrazioni e reazioni che in realtà non hanno nessun bisogno di essere interpretati : He's just not that into you : La verità è che non gli piaci abbastanza. Può sembrare umiliante ma rischia di diventarlo solo al cospetto del  troppo insistere.

Gli uomini sono meno complicati di quanto non vengano disegnati dalla fantasia femminile con  le sue generose pretese di conferire dignità ad ogni infantilismo. Quando non ad ogni furbizia o mascalzonata.

Non un gran lavoro ma egualmente utile proprio perchè la banalità delle situazioni  è tale da indurre lo scatto d'orgoglio. Ergo, se avete amiche - in primavera poi certe situazioni dilagano peggio di un'epidemia - rose dai dubbi, accompagnatele al cinema oppure -  He's just not that into you - regalate loro una mattonella con su scritto il tormentone, da piazzare in cucina.

Il vero mistero invece è come abbia potuto Drew Barrymore produttrice, schierare un simile battaglione di dive e divi  e - infatti non è la recitazione che fa difetto -  convincerli ad interpretare una piéce così gracile da sembrare inesistente. Il cachet, non può essere la risposta, sono in troppi per essersene aggiudicato uno appetibile. La frase in questione, tratta dall'episodio Il silenzio è d'oro della sesta stagione di Sex and the city è già un must in America e l'immagine della protagonista che per buona parte del tempo fissa un telefono che dopo il primo appuntamento , si rifiuta di squillare, un monito per ognuna.

Divertente il sito del film  con il test : otto passaggi per capire se una coppia può durare ( domande irresistibili)

He's Just Not That Into You è un film di Ken Kwapis. Con Ben Affleck, Jennifer Aniston, Drew Barrymore, Jennifer Connelly, Kevin Connolly, Bradley Cooper, Ginnifer Goodwin, Scarlett Johansson, Justin Long, Leonardo Nam, Brandon Keener, Sasha Alexander, Morgan Lily, Michelle Carmichael, Trenton Rogers, Kristen Faye Hunter, Sabrina Revelle, Zoe Jarman, Alia Rhiana Eckerman, Julia Pennington, Renee Scott, Chihiro Fujii, Sachiko Ishida, Claudia DiMartino, Carmen Perez, Traycee King, Délé, Busy Philipps, Eunice Nyarazdo, Anita Yombo, Niki J. Crawford, Natasha Leggero, Anna Bugarin, Angela Shelton, Frances Callier, Rod Keller, Brooke Bloom, Marc Silverstein, Rene Lopez, Annie Ilonzeh, Mike Beaver, Kris Kristofferson, Shane Edelman, Bill Brochtrup, Stephen Jared, Melanie Stephens, Nicole Steinwedell, Erik David, Jarrett Grode, Alex Dodd, Kai Lennox, Wilson Cruz, Cory Hardrict, Hedy Burress. Genere Commedia, colore 129 minuti. - Produzione USA 2009. - Distribuzione 01 Distribution

Scritto da sedlex in: la fabbrica del cinema
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sabato, 21 marzo 2009
20:20

Un pesce di nome Brunilde

Sembra facile, innocua, esile la storia -  Andersen o Collodi - della pesciolina rossa che per amore, o fantasia mutante, vuol diventare umana. Ma poi, come spesso accade con Miyazaki, dopo una breve immersione nella bellezza della fauna marina color acquarello, ci si ritrova a fare i conti con le metafore del sottotesto e le relative complicanze. Molto nipponico il tutto, quantunque le tematiche  possano definirsi universali. Dimenticare dunque la martellante,  gommosa canzoncina che nel più tradizionale stile sigla anime, ha preceduto con successo, l'uscita del film nelle sale

Ponyo Ponyo Ponyo pesciolina tu
dal mare azzurro, sei giunta fin quassù
Ponyo Ponyo Ponyo sofficiosa sei
pancino tondo tondo, bambina tu

E concentrarsi - che è meglio - su coraggio, amore, rispetto degli altri, lealtà, rapporto con la natura, mondo soprannaturale. Esorcizzato il melenso e l'infantile ecco qui il Cinema con il suo bagaglio di fantastiche immagini, poesia e colonne sonore colte by Hisaishi. Quanto c'è in questo film dell'universo di Miyazaki san - non si azzardi il  sensei che s'arrabbia - è tutto da scoprire : dalla grande pittura giapponese di Hokusai a Silly Simphonies ad Antoine De Saint Exupery - Petite Prince  ma anche Vol de nuit e Terre des hommes  - a Wagner - e quando è Cavalcata delle Valchirie, interviene direttamente la matita  di Miyazaki, perchè le immagini della surfista Ponyo devono essere quanto più possibile all'altezza .


 

E lo sono. Ma niente computer : 70 artisti, 180.000 disegni - moltissimi per un film di animazione e tutti rigorosamente a mano - a raccontare artigianalmente la Storia  dal punto di vista di un bambino :   Come andò che Brunilde ribattezzata Ponyo ,figlia di un ittiologo pazzo e di una divinità marina, ribellandosi al padre ne provocasse le tsunamiche ire e come, barattando i suoi magici poteri,  guadagnasse il privilegio di un'esistenza - si spera - normale, cioè da essere umano.

 

Ponyo sulla scogliera è un film di Hayao Miyazaki. Titolo originale Gake no ue no Ponyo. Animazione, durata 100 min. - Giappone 2008. - Lucky Red

 
Scritto da sedlex in: venezia 2008, la fabbrica del cinema
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venerdì, 20 marzo 2009
13:13

Un singolare caso di coscienza

Poichè le storture non possono che generare altre storture, il semplice annuncio dell'introduzione del reato di clandestinità, ha già prodotto soddisfacenti risultati in termini di miglioramento della convivenza civile : due casi di lebbra a Milano e due di TBC sempre al Nord. Se tanto mi da tanto, si può immaginare cosa potrebbe accadere se la Legge passasse così com'è. Cioè come Lega Nord, per bocca di Umberto Bossi stesso,  desidera.

Il reato in questione, perseguibile d'ufficio, è ovviamente connesso con l'obbligo di denunzia da parte di qualunque pubblico funzionario nell'esercizio delle sue funzioni : dalla maestra, al medico, al vigile urbano e via di seguito. Inutile che ci vengano a raccontare la fandonia della discrezionalità. Proprio per questo, non c'è associazione di medici o d'insegnanti che non si sia risentita.

E sarà pure una manovra prematrimoniale in vista dei congiungimenti futuri o una manovra punto e basta, ma fatto è che i 100 e passa eletti nel PDL richiedenti al premier la non apposizione del voto di fiducia al provvedimento, suscitano involontariamente, una riflessione : può un insieme di norme destinate alla " sicurezza" - quindi concernenti disposizioni di natura tecnico - amministrativa o di ordine pubblico -  costituire, in Democrazia, un problema di coscienza?

A quanto pare sì, visto il preciso richiamo dei firmatari. Ma se ciò accade significa che c'è qualcosa di abnorme nella ratio che presiede simili proposte. Abnorme come l'idea che le leggi non debbano regolare, garantire, tutelare e, se del caso, sanzionare, ma semplicemente essere in armonia con il lato più oscuro e inconfessabile  di un elettorato da vezzeggiare, blandire e  al quale quasi nessuno più ha voglia di spiegare quali origini abbiano paura e idiosincrasia per l'altro.

L'efficienza non conta ed infatti questi provvedimenti non sono fatti per il funzionamento o per il risultato,  come pure attesta la  Bossi Fini, gran moltiplicatrice di clandestinità e altri disastri,  ma nella loro insensatezza, per creare disservizi a catena. Il che andrebbe già bene rispetto al rischio epidemie di mali dei quali pensavamo di aver dimenticato il nome e che puntualmente si manifesterebbero ove mai gl'immigrati per timore, prendessero a disertare gli ambulatori medici.

Due destre e forse anche tre, si schierano domani alla Fiera di Roma. Se dall'incontro/scontro non ci si aspettano clamorose rotture, non è nemmeno lecito attendersi l'emergere di un'idea di società autenticamente conservatrice. Qualcosa di netto e definito che possa garantire, se non forme di buon governo, quantomeno la possibilità di confrontarsi su terreni dignitosi e con regole del gioco chiare.

L'unica idea di società  , quantunque perversa e rovinosa - ma coerentemente strutturata - al momento, viene espressa solo dalla Lega. Con conseguenze di cui ognuno può rendersi facilmente conto .

Scritto da sedlex in: palazzo
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mercoledì, 18 marzo 2009
09:12

Che barba che noia che rabbia ( quei bravi ragazzi)

L'ultima borchia al ritratto di famiglia prima dello scioglimento del partito - che avverrà sabato prossimo -  la scolpisce Bruno Vespa schierando in studio cinque esponenti AN di differenti generazioni e tre giornalisti  - Pansa, Feltri e  Sansonetti - a garantire pluralismo e a commentare il tutto.

Certo, per costruire un'immagine dignitosa al Movimento Sociale - antesignano di Alleanza Nazionale -  che fu fondato nel 1946 da un gruppo di ex repubblichini, non è sufficiente un semplice sforzo di fantasia ma per quanto riguarda il conduttore - che ce vò? - la semplice allusione alle ignominie  compiute dai partigiani - sennò Pansa che ce sta a ffà? - e alle relative persecuzioni - mica provvedimenti dei tribunali -  all'indomani della liberazione e oltre,  basta e avanza per riequilibrare il quadro fornendo ampia motivazione . Insomma tra fucilatori e fucilati, sostenitori delle leggi razziali e no, è tutta una gran marmellata dei tempi lontani. Riconciliamoci.

Le persecuzioni e il famoso arco parlamentare restano al centro dei primi cinquanta minuti di trasmissione perchè - concorda anche Pansa - i missini furono di fatto emarginati dalla vita politica italiana, con grave danno per la Democrazia e per noi tutti.

Flebili  allusioni agli appoggi esterni di certi governi - vedi Tambroni - tra i più illuminati di cui questo paese ha potuto disporre, non scalfiscono la granitica  tesi della conventio ad escludendum .

Non parliamo poi delle  ripetute violazioni alla legge Scelba o i reati di attentato alla Costituzione o Istigazione all'insurrezione armata, in carico a Giorgio Almirante e che tennero impegnati Giunta delle autorizzazioni a procedere e Parlamento fino a tutto il 1974 . Ovvero il fatto che l' MSI ispirasse i propri modelli a quelli dei regimi  reazionari di   Salazar, Papadopoulos e Franco e che da ultimo, inneggiasse ad Augusto Pinochet senza nessun  pudore.

Infatti non se ne parla. Ci prova Sansonetti ma con poco esito.

Più che una lustratina all'immagine con abbondante dose di omissis, sembra direttamente un' opera di   Falsificazione. Del resto, esaurito l'alibi  dei crudeli partigiani, forse che non s'erano materializzate nel frattempo le Brigate Rosse? E dunque. Tutto torna. Le radici sono salve.

Peccato che la nascita delle  BR risalga al 1970 e che già dall' aprile 1968, Giorgio Almirante, padre nobile del partito,  avesse personalmente guidato una squadraccia da 200 mazzieri reclutati nelle palestre di Caradonna, per ripulire la Sapienza occupata dai rossi. Che poi erano i ragazzini delle scuole medie superiori convenuti per uno sciopero. Proprio il  16 di marzo,  stessa data della trasmissione.Tante volte il destino... Ma su questo, buio totale.

Peccato che i perseguitati della generazione di mezzo, bravi ragazzi, tutti covo del Colle Oppio a Roma e casa di Julius Evola a Corso Vittorio, a far ballare i tavolini a tre gambe oppure a farsela con gli stragisti, i massoni, le spie e i cultori dell'alchimia e della cabala, avessero per la testa ben altro che le Brigate Rosse alle quali sopravvissero oltre il 1989, data dell'ultima prodezza conosciuta del primo cittadino.

Ma nemmeno di tutto questo si fa cenno e in men che si dica, archiviata la Roma clericofascista dei bracieri accesi e delle mimetiche per commemorare i nostri morti - se l'iconografia non è decadente che gusto c'è -  ci si ritrova in men che si dica proiettati a Fiuggi e a Gerusalemme. Fini monda il partito dai peccati suoi, le persecuzioni sono finite e si comincia a risalire la china. Come se avessero mai smesso.

Ovvio che lo sdoganamento definitivo avviene ad opera di Silvio Berlusconi che inaugurando un supermercato della Bassa, dichiara che se fosse stato romano, tra Fini e Rutelli, avrebbe votato Fini. E' il segnale.

Tutta qui la favola bella della Destra Buona le cui bravate altro non sono se non il riflesso delle malefatte della Sinistra Cattiva. E se tutto è dimenticato già da oggi, chissà cosa sarà di un passato non certo limpido quando, a fusione avvenuta diventeranno un sol partito con quelli del PDL.

Con un solo leader - loro non hanno problemi di contrasti tra Fini e Berlusconi - Una sola anima - loro non sono come il PD - Una sola identità - infatti tra destra sociale e  liberali, infondo che differenza c'è? - Un solo Pantheon - hanno anche quello - dal quale non sono esclusi Gobetti e Flaiano, Fellini e Leone. Tanto sono tutti morti, più che rivoltarsi nella tomba, non possono.

Meno male che l'ora è oramai tarda e la disinformazione può raggiungere solo i fascisti senza speranza e gl'insonni, dato che chiunque provvisto di buona memoria è rimasto senza parole, mentre spera in una presidenza RAI decisionista o in un qualche accidente che tolga a Vespa almeno la metà dello spazio che malamente occupa.

Nell'illustrazione Almirante alla Sapienza, sulle scale del Rettorato,  si compiace della spedizione punitiva

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domenica, 15 marzo 2009
19:31

What the hell does everybody want with my Gran Torino?

Parcheggiata la Ford Gran Torino verde al centro della storia, Kowalski - Eastwood siede nella  veranda della sua casa di Detroit che, come da allusiva inquadratura dal basso, pare l'Abramo Lincoln del Campidoglio. Un cimitero di lattine di birra vuote e l'espressione rabbiosa e disgustata - almeno per buona parte del film - raccontano la difficoltà ad accettare probabilmente l'età, la recente perdita della moglie ma soprattutto quel senso d'impotenza che nemmeno il Garand e la Colt 45 custoditi gelosamente in casa - ma pronti all'uso -  riescono ad attenuare. Walt Kowalski non sopporta il mondo così com'è diventato e gl'inveisce contro tutto il possibile repertorio di insulti fantasiosi e politicamente spietati.

Del resto, combattere in Corea e lavorare cinquant'anni alla Ford, per poi avere un figlio che guida una Toyota o ritrovarsi il quartiere invaso da quegli stessi musi gialli incontrati in Indocina , non è il massimo per un americano conservatore che più americano e conservatore di così, non si potrebbe.

Ma c'è di nuovo che a conoscerli meglio quei coreani così attaccati alle loro tradizioni somigliano più a Walt di quanto non gli somiglino i suoi figli. Per non parlare di quei debosciati dei nipoti. Così è possibile che un insospettato legame paterno con  due adolescenti asiatici perseguitati dalle gang, si stabilisca e divenga ragione di vita ( e non solo ) e che nel training  che insegni loro a difendersi ma anche a divenire americani, l'umore migliori. Rimane il senso d'impotenza che però si risolverà nel sacrificio - offerta di se stesso come opportunità di giustizia.

Carrellata e compendio di tutti i personaggi interpretati da Eastwood nella sua carriera. Lucida riflessione sulla fragilità illusoria di certi colossi dai piedi d'argilla, sul cinismo che tutto travolge tranne che l'integrità e il coraggio. Gran maliconia, grandi rimorsi, grandissimo Eastwood.

 

Gran Torino è un film di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, Austin Douglas Smith, John Carroll Lynch, William Hill, Chee Thao, Choua Kue, Brooke Chia Thao, Scott Eastwood, Xia Soua Chang, Cory Hardrict, Geraldine Hughes, Brian Howe, Brian Haley, Dreama Walker, Nana Gbewonyo, John Antony, Doua Moua, Sarah Neubauer, Lee Mong Vang. Genere Azione, colore 116 minuti. - Produzione USA 2008. - Distribuzione Warner Bros Italia

Scritto da sedlex in: la fabbrica del cinema
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sabato, 14 marzo 2009
20:05

Che barba, che noia

Tra il Cioni di pattuglia -  che abbiamo preso il graffitaro -  e il Renzi additato futuro leader nazionale - che vuol cambiare la costituzione e il welfare - ci sarà pure dell'Altro in questo partito (che non c'è) e nella città di Firenze, messi in scena da Annozero giovedì scorso.

Certo abbiamo potuto vedere  la Casa del Popolo semideserta quando si parla di politica e affollata nei pomeriggi dedicati al liscio - dopo Giuseppe Bertolucci il fatto sembrava non essere più un segreto  ma tant'è, la visione della tombola, ci è stata riproposta come inequivocabile  segno dei tempi -

E ci hanno pure  mostrato  gli abitanti di un quartiere malmesso e degradato, fortemente determinati all' astensione punitiva di gruppi dirigenti e/o governanti pervicaci e sordi. Ma fondamentalmente c'è lui, il vincitore delle primarie, il nuovo, il giovane, l'Obama italiano, tutto maglioncini pastellini occhiali e ciuffo, in perfetta rispondenza col curriculum demo-margheritino classico, dal passaggio negli scout a quello in  Comunione e Liberazione  dove - non viene detto ma tanto sarà così - ha imparato il mestiere, che miglior Scuola d'Impresa di quella, crediate, non fu mai vista.

C'è da dire però che a forza di correre dietro a questa benedetta comunicazione politica può capitare che ci si dimentichi facilmente proprio del contendere, cioè della Politica. E infatti ad Annozero più che parlare di malfunzionamenti non si fa. Le ricette non sono mai interessanti. Meglio il Cioni a caccia di writers e il Renzi a rincorrere i macellai e gli chef illustri per piazzette e  mercati rionali.

Ma la di là delle definizioni sempre pronte - e sempre quelle - a lasciare di stucco, volendo passare dalla narrazione ai fatti, invece sono proprio i 100 punti per Firenze. Quelli su cui Renzi ha costruito la sua vittoria alle primarie, unitamente al resto del corredo : lo staff, il portavoce i ciclisti con la pettorina, i suoi volontari insomma e quel gran correre  in lungo e in largo per la città a promuovere se stesso. Dimenticavo Internet. Siti in stile .Obamiano beninteso.

Cosa aggiungere allora su quei cento punti programmatici, sedicenti innovativi, titolati ad effetto  -  Segui la multa, Ripartire dalla Zeta, Paline parlanti e così via - ? Di sicuro che a questi giovani - o vecchi - aspiranti amministratori non farebbe male viaggiare un po' di più,  una qualsiasi capitale europea da chiunque governata - ma va bene anche Istambul mica c'è bisogno per forza della Ville Lumière - per capire intorno a quali Idee  cresce e si evolve una città, come viene recuperato il vecchio ed allocato il nuovo, come si riqualifica un'area e chi, al di là degli esecutori materiali  a smuovere la benedetta economia, dovrebbero essere i fruitori. A vantaggio di chi, si rivoltano le città come calzini. In funzione di quali politiche.

Invece niente : semplifichiamo, razionalizziamo tagliamo, ricuciamo compagini amministrative, cacciamo i politici e mettiamo i tecnici, istituiamo - parola magica - le Holding. Ma per fare cosa? Non certo per istituire serie commissioni di verifica dei contratti e degli appalti o modalità di affidamento che ne aumentino la trasparenza. L'innovazione alle volte più che nell'informatizzazione si nasconde tra le pieghe insospettabili di buone procedure.

Nè c'è ombra di politiche sociali, se si eccettuano scarni e  generici riferimenti buoni ad Abbiategrasso come a  Grottaferrata. Non ci sono  centri antiviolenza, consultori, programmi di integrazione scolastica, tavoli interreligiosi, politiche per l'infanzia. Di colpo sono spariti da Firenze i poveri, gl'immigrati, le donne e i bambini. In compenso ci sono molti navigatori satellitari e quel tanto di tecnologia che fa nuovo in avanzata. E a parte aprire i bar di notte e fare il Cinema d'Estate, il deserto.

Non so se Matteo Renzi abbia la stoffa del leader nazionale, fin qui s'è visto solo uno stile disinvolto ed autocompiaciuto, da narcisetto in diretta. E siccome molto mi fido del giudizio di quelli della tombola, l'allusione alla smania di protagonismo e ad una marcata attenzione a fattori marginali, per quanto scontata, un po' m'impensierisce.

Ma non perchè l'accostamento - inappropriato - con Enrico Berlinguer, proposto dalla scaletta, rimanda a fasi in cui il nuovo si ricercava , senza che fosse identificato necessariamente  attraverso l'adozione di criteri generazionali, ma per il grosso potere che oramai ha assunto la forma rispetto ai contenuti : Matteo Renzi con i suoi cento punti, non dimentichiamolo, ha vinto le primarie e ad un certo punto bisognerà sin sperare che sia lui a vincere le elezioni e a governare Firenze.

Non ci fosse stato Staino a segnalare il punto di debolezza di una candidatura esclusivamente da dare in pasto alla comunicazione, pur nell'ingenerosità della definizione - pollo da batteria - si sarebbe potuto pensare, al solito,  di tenersi il vecchio, se questo è il nuovo. E invece bisognerà continuare a cercare. Ma per carità : possibilmente lontano da Renzi.

Nell'illustrazione il Nettuno di Piazza della Signoria

Scritto da sedlex in: democrat
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martedì, 10 marzo 2009
08:03

Se l'Eden è a ovest

Il clandestino Scamarcio - accusano con severità e pedanteria, i Soliti  - è troppo bello e levigato per essere vero. E dall'ex fuggiasco Gavras, ci si aspettava uno stile di denunzia più incisivo e  militante. Ovvero come introdurre un film sul Pregiudizio attraverso una serie di Stereotipi.

Ma Costa  - splendido ottantenne, ex fuggiasco dall'orribile dittatura, oramai parigino di adozione - pensa a Omero e a Charlot,  distribuendo ampie citazioni  nel racconto, ma soprattutto affrontando volutamente  un tema drammatico - l'immigrazione -  attraverso l'uso di registri narrativi inconsueti.

Ribaltando, l'ottica abituale,  approfittatori, violenti e  stupratori, appariamo noi, ovvero coloro che, in tutti i modi,  cercheranno di appropriarsi del giovanotto immigrato per sfruttarne le prestazioni e le capacità. Il clandestino così, da detestato intruso, diviene oggetto del desiderio. Nemmeno troppo oscuro.

Tra favola e metafora si snoda la vicenda del balcanico Elias che imbarcatosi per necessità  su una delle tante carrette del mare, sogna di raggiungere quello che per lui rappresenta l'Eden : Parigi, vissuta come luogo di tollerante accoglienza.

Gavras qui è abilissimo nel maneggiare il tema del Pregiudizio che non  limita alla pura  rappresentazione ma che serve sul piatto d'argento a  spettatori inconsapevoli, fabbricando con cura un clima di attesa del Peggio che poi si adopera a risolvere in un modo differente.

Una serie di brillanti trovate - Elias conosce solo una decina di parole in francese, parla pochissimo e quando gli capita, si esprime in un lingua inventata - crea gags divertenti che hanno l'andamento delle comiche.

Nel finale Elias è negli Champs Elysées, ha una bacchetta magica tra le mani,  la polizia alle spalle e davanti a sè la possibilità di accendere le luci della Tour Eiffel...

Omaggio ..agli emigranti gente che affronta mille peripezie per inseguire l'utopia. E' necessaria grande personalità per lasciare tutto e arrivare in un paese in cui non sei nessuno e io volevo togliere al popolo dei clandestini un po' di pesantezza, l'alone del pericolo...

Costa Gavras

Verso l'Eden è un film di Constantin Costa Gavras. Con Riccardo Scamarcio, Juliane Köhler, Ulrich Tukur, Anny Duperey, Antoine Monot Jr., Eric Caravaca, Michel Robin, Konstandinos Markoulakis, Florian Martens, Ieroklis Michaelidis, Bruno Lochet, Kristen Ross, Odysseas Papaspiliopoulos, Léa Wiazemsky, Tess Spentzos, Stella-Melina Vasilaki, Gil Alma, Marissa Triandafyllidou, Mona Achache, Alexandre Bancel, Igor Raspopov, Ina Tsolakis. Genere Drammatico, colore 111 minuti. - Produzione Grecia, Francia, Italia 2009. - Distribuzione Medusa -

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domenica, 08 marzo 2009
08:08

Tutta colpa del Califfato

Stamattina prima delle otto, Shinystat segnalava un insolito assembramento di visitatori provenienti dal Kuwait, dall'Arabia Saudita e dall'Egitto. Una decina circa. Chissà cosa li ha spinti fin qui ( spero non la speranza del Califfato Mondiale magari suggerita dal post precedente). Singolare coincidenza che ciò sia avvenuto il giorno otto di marzo e da un paio di sedi governative, impiegati a zonzo per il web di sicuro, ai quali,  già che ci sono,  insieme al benevenuto,  porgerei volentieri la raccomandazione di tenere in gran conto le loro concittadine.

Ciò detto a me la Festa piace. Con o senza fiori e indipendentemente dal primo cittadino che - ricordiamolo - è pro - tempore, mentre  noi un po' di meno.

 Quel che è stato conquistato dall'incendio della Fabbrica fino a oggi, sfidando infinite difficoltà, non è mai stato invano e merita di essere ricordato con ogni riguardo. Sia questo l'incoraggiamento per il tanto che c'è ancora da fare.

Nell'immagine, le attrici del film Due partite  tratte dal bel lavoro teatrale di Cristina Comencini. Un minuscolo omaggio a tutte le  giocatrici di canasta, poker, chemin e briscola della mia famiglia che nel corso del tempo, hanno lavorato per consentire a me  di essere quella che sono

Scritto da sedlex in: otto marzo
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giovedì, 05 marzo 2009
20:13

Sei l'urtima rimasta ...devi esse quella giusta

A Franco Califano maestro di vita e di poesia autore di versi alati del tipo la macchina a lavare ed era ora/ decidi di far colpo quella sera, sul tedio e l'inevitabile  consunzione delle relazioni amorose, oppure Pasquale l'infermiere, m'hai capito/ quello che j'amancava mezzo dito, sul dubbio di paternità al cospetto della compagna friccicarella, la Giunta Capitolina ha affidato la celebrazione ufficiale dell'8 marzo. Concerto Recital al Parco della Caffarella.

Il sindaco deve aver pensato bene di ricorrere ad un artista organico che oltretutto di donne se ne intende, visto che  ieri l'altro a Roma 3, Facoltà di Giurisprudenza,  mentre era ospite di Azione Universitaria, lo stesso Califano - detto Er Califfo  qualora non fossero chiare le inclinazioni -  ha sgranato il consueto rosario:  
Quante donne? Da 1600 a 1700.
Le femministe mi danno del maschilista? Cazzi loro.
Le donne abbondanti sono meglio di quelle risicate .E un filo di cellulite fa libidine.

Contenti loro. Resta il dubbio del possibile ambito culturale o accademico in cui si è svolta una simile conferenza, ma stai a guardà il capello, come è stato pure spiegato, nel corso dell'iniziativa: basta col nozionismo, l'Università come Palestra di Vita, evviva la Poesia.( tutto maiuscolo)

Evviva. Anche se l'aula di Diritto Penale sembra la meno adatta a tenere a battesimo la Nuova Didattica. Non nozionistica bensì Poetica. Mancavano solo  le pallette colorate dell'incursione futurista e il repertorio si sarebbe potuto dire completo.

Sull'8 marzo i dubbi si moltiplicherebbero pure, ma arriva sempre il momento in cui si rimane senza parole. Oppure come dice Michele Serra oggi su Repubblica, meno male che c'è Alemanno che ci tiene allegri con le sue trovate.

Per questo chi non vuole che la festa sia mortificata con la solita paccottiglia xenofobico - securitaria, c'è il corteo del 7 marzo ore 15 dal Colosseo a Campo de' Fiori, promosso dall’assemblea cittadina delle donne di venerdì 20 Febbraio 2009 cioè da AFFI e Casa Internazionale delle Donne  

A ognuno i propri percorsi. A cominciare dalla toponomastica.

Se ci faceva impressione istituzionalizzare la giornata col Centro Sinistra, figuriamoci con la Destra. Se non li conoscete...etc etc. E noi di Roma li conosciamo molto bene.

La foto l'ha scattata Pennarossa e loro sono le donne della Casa Internazionale di Roma

Nel titolo un verso - tra i più raffinati - della canzone del maestro di vita e poesia titolata - bontà sua - " me nnamoro de te"

Scritto da sedlex in: otto marzo, malgremoi
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mercoledì, 04 marzo 2009
00:39

Beautiful freak

Il curriculum da autentico bastardo c'è tutto, a partire  dall'eloquio  - quello di Mickey Rourke che poi premeditatamente è anche quello di Randy  "The Ram" Robinson,  i fuck fuckin, bitch, shit si sprecano,  senza contare l'abuso dell' epiteto frocio in ogni sua sfumatura, roba da far sembrare il classico faggot espressione da signorinelle pallide. Poi c'è il resto della dotazione :  violenze, eccessi, tre arresti, alcol, droghe, fumo legale - Camel senza filtro, per la precisione - qualche film sbagliato,  dieci anni buoni di psicoanalisi.

Guai però a bollare i suoi fallimenti come caduta agli inferi o infiorettare di definizioni le interviste il ritorno di....o il rifritto solo chi cade può risorgere. S'incazza come una belva e risponde per le rime, preferendo il più tecnico autodistruzione a qualunque altro suggestivo giochicchiare con le parole.

E del resto non gli si può dar torto, come dice lui, si ritorna dal bagno o dal bar con un panino in  mano, non da un'esperienza devastante oppure a proposito di looser - un termine ricorrente nel film ma anche quando si allude alla sua personale vicenda  - tiene a precisare che da boxeur non è mai andato al tappeto ( sei vittorie e due pareggi) e che pertanto non gradisce che nessuno dei suoi trascorsi sia sintetizzato in una parola sola o con una formuletta idiota.

Ma...troppo "figlio di puttana" per essere vero. Con troppo carattere ed un' emotività così scoperta da non consentirgli di passare attraverso il tritatutto indenne. Mickey Rourke è quel che si vede : un'anima scorticata.

 Era il migliore, il più desiderato, il più bello tra gli attori della sua generazione. Da vero irlandese si rifiutò di pronunciare una battuta scema contro l'esercito repubblicano , Hollywood lo estromise. Certo non fu per questo che riempì di botte sua moglie, ma tanto per dire che certi guai non hanno quasi mai una sola origine.

Ma poi dove sta scritto che un autentico sex symbol debba attraversare gli anni e le vicissitudini senza una cicatrice,  un segno del tempo con l'aria pulitina di un Cary Grant. Invecchiato bene - si dice - Ecco appunto.

Rourke invece è sfatto, maciullato e ricucito - ma sguardo incredibilmente magnetico, sotto le palpebre gonfie -  e come appare oggi, rappresenta perfettamente la sua storia che in parte è anche quella del film : The Wrestler, Leone d'oro a Venezia, ad illuminare il Lido, un po' mesto nella scorsa stagione.  

Randy "The Ram" Robinson, un ex  campione  di wrestler, idolo delle folle costretto da un infarto all'inattività, in cerca di un riscatto che può ottenere nell'unico modo che sa : tornare a combattere.

Dietro il suo letto c'è la bandiera a stelle e strisce, nel suo cuore l'heavy metal del Guns and Roses - Bet'chr ass man, Guns N' Roses! Rules e degli Ac/Dc, il decennio  di Reagan e della potenza americana -  Then that Cobain pussy had to come around & ruin it all - cui Clinton e quel frocetto di Cobain misero fine. The fuckin' 90th. In una parola

Si esibirà  contro il campione iraniano, l'Ayatollah. Bandiera nemica - tutto un programma -  sventola sul quadrato contro il grido che sale dalla platea: Usa, Usa, Usa.


I just want to say to you all tonight I'm very grateful to be here. A lot of people told me that I'd never wrestle again and that's all I do. You know, if you live hard and play hard and you burn the candle at both ends, you pay the price for it. You know in this life you can loose everything you love, everything that loves you. Now I don't hear as good as I used to and I forget stuff and I aint as pretty as I used to be but god damn it I'm still standing here and I'm The Ram. As times goes by, as times goes by, they say "he's washed up", "he's finished" , "he's a loser", "he's all through". You know what? The only one that's going to tell me when I'm through doing my thing is you people here.

Darren Aronofsky gli ha cucito il ruolo addosso, il suo sguardo di regista eccentrico col vezzo di cambiare ogni volta genere, è amorevole, pietoso nel seguire il tentativo di risalire la china di Randy "The Ram". La fine, l'unica possibile,  è arcinota.

 

The Wrestler è un film di Darren Aronofsky. Con Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Mark Margolis, Todd Barry Drammatico, durata 109 min. - USA 2008. - Lucky Red

 

 

 

 

 

 

Scritto da sedlex in: venezia 2008, la fabbrica del cinema
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lunedì, 02 marzo 2009
12:16

Omaggio al premierato forte

BARBIE Merkel

Ne ha fatta di strada, in cinquant'anni,  la pupattola superaccessoriata - ville, piscine, fidanzati aitanti e mascelluti, vacanze a Malibù o ad Aspen, interi centri commerciali ai sui piedi(ni),  armadi, scarpiere e forzieri straripanti d'improponibili toilettes  -  una vita da ricca casalinga, solo di recente convertita al lavoro, cioè - non sia mai ! -alla professione sgomitante, come da computer portatile e cartella in cuoio, incluse nella fantasmagorica confezione. Barbie in carriera

Ma non contenta, eccola di nuovo pronta per l'ennesima trasformazione. Terzo millennio :  Non osa ancora  di mettersi a capo  di una Repubblica presidenziale ma si avvicina con  passi rapidi alla meta . Barbie Honour nel cinquantennale della sua nascita, festeggia la donna politicamente più prestigiosa dell'Occidente : la cancelliera tedesca Angela Merkel, riconoscibile dal tailleur scuro e dal taglio dei capelli svelto e severo rispetto agli abituali standard biondo-boccoluti della Barbie classica. Sembra più Hillary, a dire il vero,  ma non fa niente. L'importante è il messaggio . Non più scettro monarchico ma leggio repubblicano in perspex. Si è perso in fantasia e un po' in bellezza ma si guadagna in realistica sobrietà. E in potere. Lamentarsene sarebbe inopportuno

 

Scritto da sedlex in: mode e modi
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domenica, 01 marzo 2009
22:30

Quei loro ( improbabili ) incontri

Più generosi con Ex con  Italians e in qualche caso addirittura con Questo piccolo grande amore, i critici hanno maltrattato, quando non  snobbato, questa rentrée di Giuseppe Piccioni dopo dieci anni  di assenza - ma solo dagli schermi, non certo dal dibattito sul cinema -  Il pretesto un po' abusato, è la ripetizione ossessiva dei temi cari al regista, peraltro bravissimo a raccontare con particolare sensibilità ogni segreta sfumatura  di certi improbabili incontri, dal senso d'inadeguatezza, alla solitudine, allo spaesamento tipici  di  coppie che definiremmo  sbrigativamente malassortite - suore e tintori, cassiere dei  negozi di surgelati e autisti con la passione dei libri di fantascienza o come in questo caso, scrittori e detenute in libertà vigilata - ma che altro non sono se non l'esemplificazione  delle Affinità - altro che elettive - Impossibili. Come se in vita nostra, si parlasse, ci si dibattesse o si soffrisse per qualcosa di diverso.

Quale migliore occasione, dunque, per risolvere tutta questa cospicua materia attraverso la scorciatoia furbesca dell'amour fou ? O dell'amor vincit?  E invece niente. Nel cinema di Piccioni, va come va nella vita, tutto sfuma malinconicamente nell'Inespresso. Di qui probabilmente la delusione di molti, in questo rimanere in sospeso della storia, nel non  naturale epilogo (che poi naturale non è affatto).

Golino, Mastandrea, Bergamasco e Degli Esposti -  non lo dico più - perfetti e a loro agio (o disagio, a seconda). Colonna sonora all'altezza : tutti stracitano i Baustelle ma la vera perla è J'entends siffler le train nell'unica interpretazione  che  restituisce tutta la nostalgia e la tristezza del testo originale :  quella di Richard Anthony

J'ai pensé qu'il valait mieux
nous quitter sans un adieu
je n'aurais pas eu le coeur de te revoir
mais j'entends siffler le train
quec'est triste un train qui siffle dans le soir



Giulia non esce la sera, è un film di Giuseppe Piccioni. Con Valerio Mastandrea, Valeria Golino, Sonia Bergamasco, Domiziana Cardinali, Jacopo Domenicucci Drammatico, durata 105 min. - Italia 2008. - 01 Distribution

 

 

Scritto da sedlex in: la fabbrica del cinema
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