sabato, 28 febbraio 2009
13:11

Tutt'altra Onda


Bastano pochi giorni per trasformare una classe di annoiati e scettici studenti bavaresi in pericolosi fanatici sostenitori del peggior regime totalitario. Herr Wenger carismatico insegnante dall'impeccabile curriculum  antagonista, vuol dimostrare che il nazismo non è un fantasma sepolto nei libri o in filmati d'epoca, così avvia un esperimento didattico attraverso il quale la lezione di storia - l'Autocrazia è il tema - diviene un laboratorio di  cieco  consenso. Il modello educativo, tra divise, gesti di riconoscimento, disciplina, individuazione del nemico da perseguire e degli amici in cui riconoscersi, costruisce con poca spesa, identità e senso di appartenenza, lavorando su un crescendo di dinamiche perverse che sono poi brodo di coltura di ogni fondamentalismo.

Ma per essere davvero efficace, la narrazione non può che sfuggire di mano, prendere pieghe imprevista e sfociare in tragedia. Un film allarmante, simbolico, al cospetto del quale porsi senza difese banalizzanti o spirito di sufficienza per lo smaccato - e probabilmente non del tutto volontario -  intento pedagogico. Qualcosa  che  non si limita alla fiction ma  scivola via oltre lo schermo. Forse l'effetto più controverso e meno gradito di questo lavoro.

Crisi economica, xenofobia, iniquità sociale generano, incertezze e malesseri che non possono essere affrontati  senza strumenti improntati ai valori della Democrazia.Invece ci vengono a raccontare tutt'altra storia, attraverso una serie  di riproposizioni e  ritorni a... nazionalismi, radici, tradizioni, ordine e  disciplina, senza contare che proprio in ambito scolastico si appunta la rivalutazione di metodi selettivi ed autoritari.

(Tratto dal libro di Todd Strasser Il Segno dell'Onda in cui si raccontano gli esiti di analogo esperimento didattico condotto però nel 1967 a Palo Alto, negli Stati Uniti)


L'onda è un film di Dennis Gansel. Con Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich, Jacob Matschenz Titolo originale Die Welle. Drammatico, durata 101 min. - Germania 2008. - Bim

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sabato, 28 febbraio 2009
09:48

Meglio niente

Beppino Englaro è indagato per omicidio e insieme a lui l'equipe medica che ha dato corso alla sentenza con la quale la suprema corte, mesi orsono, sancì l' ammissibilità della sospensione delle cure per Eluana. Data la vistosa mole di esposti che cittadini ed associazioni si sono premurati di far pervenire  in Procura negli ultimi mesi,  nessuna meraviglia.Tant'è che ogni figura professionale coinvolta nelle operazioni previste dal protocollo medico, era già da tempo costituita in associazione, proprio per meglio far fronte ad eventuali procedimenti.

Una storia infinita questa,  messa in piedi a bella posta, nonostante esigue siano le reali possibilità che Beppino e i medici siano incriminati . Ma così funziona il senso civico di questi onesti cittadini che non esitano a impegnare le corti ( compresa quella europea) con inutili procedimenti, pur di affermare un Principio che perde sempre più la valenza etica, per assumere quella più politica della prepotenza e dell'accanimento giudiziario a scopo intimidatorio. Nemmeno qui sarebbe lecito meravigliarsi della protervia, ma abituarsi al peggio risulta un esercizio difficile per chi crede che la Giustizia serva soprattutto a regolare i meccanismi di civile convivenza.

A questo punto non rimane che sperare che la Procura, una volta appurata l'infondatezza delle accuse, proceda d'ufficio per calunnie.

In tutto questo, almeno una buona notizia c'è. La discussione della legge sul testamento biologico che allo stato si annuncia come un pasticcio liberticida, inservibile e comunque limitativo di ciò che già è consentito, potrebbe slittare ad altra data.

Facciamo pure ad altro governo, poichè quel che si profila è inevitabilmente un provvedimento peggiorativo delle attuali condizioni. Meglio niente. E' l'unico modo per far sopravvivere inalterati quei principi che tutelano i diritti della persona. Può sembrare una rinuncia, una sconfitta e invece, a ben vedere,  è l'unica ipotesi vincente. Almeno per ora.

 

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lunedì, 23 febbraio 2009
06:04

Hannah

 

Un film che non è nella prospettiva della vittima corre sempre  grossi rischi. E' dunque un buon segnale che l'Academy abbia superato le feroci polemiche che ne hanno accompagnato l'uscita, conferendo il premio ad un' interpretazione intensa e determinante.

Siamo forse al tramonto di certo moralismo di lettura - e non è ai rilievi di presunto  voyerismo pedopornografico che alludo -  Se così fosse, questo premio avrebbe più significato di quello attribuito a Sean Penn per Milk . Altro segnale che le cose cambiano. Almeno da quelle parti.

Nell'illustrazione Kate Winslet in The reader

Scritto da sedlex in: oscar 2009
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domenica, 22 febbraio 2009
09:52

Di poche parole

 

 Primo, non dar retta agli americani che intorno a questo film hanno montato un caso che non finisce più, per le scene erotiche, la giovane età di lui e quella più matura di lei. Esagerati. E moralisti senz'appello.

Secondo, non dar retta alla critica di casa nostra che ha tacciato The Reader di essere un lavoro ambiguo e melenso. Di ambiguità fino ai limiti del fastidio - e comunque sarebbe un disagio che dovremmo tenerci ben stretto - non potrebbe fare a meno questo tipo di storia, mentre un tocco di melo forse attenua la generale atmosfera di dannazione & colpa. Vero è che la musica incalza, s'insinua e allude, moltiplicando l'effetto drammatico ma ciò è esattamente quel che fa una brava colonna sonora quando vuol sostenere l'impegno dello sceneggiatore. E questa obbedisce alla regola senza essere poi troppo ruffiana.

Terzo lasciarsi guidare dalla chiave di lettura nascosta tra le pieghe di in una lezione che il professor Rohl (Bruno Ganz) impartisce agli allievi :  non è l'Etica a sostenere lo spirito di una nazione, ma il Diritto che è figlio della storia. Ergo non si possono giudicare i nazisti con tribunali formati dai vincitori.

Storia, articolata su tre livelli temporali, dell' iniziazione sessuale del giovanissimo Michael da parte di una misteriosa trentenne che durante i loro incontri, come rito maniacale e propedeutico al sesso, si fa leggere romanzi e racconti.

E della successiva casuale scoperta di una verità più volte atroce, quando otto anni dopo l'improvvisa sparizione, ritroverà la donna coinvolta in un processo per la strage di trecento prigioniere ebree. Assisterà al dibattimento  nell'ambito degli studi in giurisprudenza ai quali nel frattempo si sta dedicando e apprenderà così che Hanna è stata una SS e che il medesimo rito del farsi leggere libri, infliggeva alle sue vittime prima di spedirle nella camera a gas.

 Analfabeta, potrebbe essere scagionata dalla sua stessa condizione - il processo ruota intorno ad un ordine scritto - ma è tale la vergogna di dichiararsi incapace di leggere e scrivere che si farà condannare, mentre Michael che invece  sa, preferirà tacere. La lezione del professor Ganz non lo ha convinto.

Vent'anni di galera, le due vite tornano apparentemente a dividersi segnate ciascuna dal senso di colpa, complici silenziose ed inermi di differenti tragedie. Ma non ci sono assoluzioni ne' condanne  ne' redenzioni - non ce n'è del resto bisogno - solo rimangono inalterati interrogativi scabrosi. Certi drammi hanno solo bisogno di spiegazioni.

Winslet di poche parole eppure bravissima ad incarnare la follia di una generazione perduta.

The reader è un  film di Stephen Daldry. Con Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Karoline Herfurth, Linda Bassett, Hannah Herzsprung, Jeanette Hain, Susanne Lothar, Kirsten Block, Volker Bruch, Matthias Habich. Genere Drammatico, colore 124 minuti. - Produzione USA, Germania 2008.

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domenica, 22 febbraio 2009
07:18

Alla fine ha vinto Maria

Il fatto è che il Festival è come Pasqua e Natale, puoi pure fare l'albero postmoderno o mettere l'uovo in braccio alla sorpresa ma quando arrivano i parenti  a colazione, ti rendi conto che è inutile : la festa comandata è inemendabile, manco la stricnina nella minestra o la sventagliata di kalashnikov al posto del dessert, potrebbero qualcosa Non a caso anche lì funziona la tautologia...Natale è Natale esattamente come  Sanremo è Sanremo

Le modalità festivaliere in genere si alternano : un anno 'o famo strano e quello dopo chiamiamo Pippo Baudo. Una tantum, cioè quando proprio  gli ascolti rischiano il crollo per sopraggiunta saturazione e serve un salvataggio, viene convocato con rullo di tamburi e sei puntate propedeutiche da Vespa, il terzista per eccellenza: Paolo Bonolis. Quello capace di mettere insieme l'avanguardia, il pop, il canto gregoriano  e la romanza, accontentando così più o meno tutti. 

E infatti quest'anno  facevi prima a dire chi mancava e soprattutto cosa,  tra il sesso direttivo - ancorchè senza amore -  nella terza  (o forse quarta?) età, il melting pot, i rifiuti di Napoli,  l'intero pacchetto sicurezza -  ronde escluse - stipato nei refrain di Masini e  Luca che era gay e adesso sta con lei. Roba che se Grillini non gli avesse dato una mano, Povia sarebbe tornato a casa subito, lui e tutta la sua tornata di ta tse bao edificanti.

Gran pigia pigia anche tra cast e ospiti :   Allevi e Bacharach, con gli scrittori famosi che inviano la missiva, gli attori che la leggono, l'étoile,  Mina che canta in contumacia una romanza da tenore, inquietanti reunion del trapassato  remoto, l'ultima rockstar, la penultima rivelazione pop, il più grande batterista, il doppio premio Oscar, gl'indossatori lasagnoni al posto delle vallette sceme, le playmates vitaminizzate e un collegamento col Palazzo di Vetro. 

Persino Benigni in nome della discontinuità ha rinunziato a Dante e all'amore universale per tornare a quel po' di satira politica che le circostanze consentono. Poi legge Wilde, Grillini applaude in piedi prima d'intervenire sulla felicità della coppia omosessuale di lunga durata. Nessuna audacia. Preparate i fazzoletti.

Ovvio che in tutto questo minestrone qualcosa che ti piace, alla fine, la trovi per forza.  Soprattutto se la contropragrammazione Mediaset è stata particolarmente generosa col Festival, mentre si fa strada il sospetto che questo lievissimo calcar la mano sulla kermesse anarco situazionista , serva in realtà a mimetizzare l'inconsistenza delle canzoni in gara.

Tolti Pravo e Tricarico, il resto è un po' convenzionale. Non voglio dire sgradevole, ma insomma, tutta qui la canzone italiana ? Meglio le nuove proposte, si sbattono di più, steccano meno e tra parole e musica riescono ad essere più originali, ma li fanno cantare a notte fonda e tutto si perde.

E poi ci sono loro. Laurenti, spalla ben sincronizzata e Bonolis esponente di spicco della patafisica televisiva, uno che all'ennesima polemica sul  cospicuo cachet, risponde strillando al tentativo di delegittimazione, manco fosse il Quirinale. Signore indiscusso del congiuntivo ben messo e dell'eloquio spropositatamente forbito, parla per ore senza dire niente, però....che dialettica ..chiosa Al Bano, sospirando.

Per l'ultima serata ci siamo superati, abbiamo avuto i metalmeccanici, il presidente albanese sorridente dal palco, il divo Cassel, la divina Lennox, una ricercatrice precaria incinta e la De Filippi in veste di presentatrice. Quest'ultima  a riprova del fatto che quel muro - tra RAI e Mediaset - è stato abbattuto. Parola di Bonolis. Stamo tutti qua. Lui lo annuncia trionfante e a metà del Paese si gela il sangue. Alla fine vince Marco Carta della scuderia di Amici. Anche l'ultima barriera è stata infranta.Volemose bene e tiramo a campà.

L'intento, la missione dell'intero spettacolo insomma, alla fine, ci viene svelato :  sarebbe quello di mostrare, attraverso la musica, il Paese, anticipando così le inevitabili considerazioni del sociologo ritardatario, domani. Ma quel che riesce a venire fuori di prepotenza è solo lo stereotipo,  una macchietta tragicomica più finta e assurda di Papaveri & Papere. Del resto qui da noi, successo o fa rima con eccesso, o non è.

Che s'ha da fà. E pensare che il servizio pubblico potrebbe tranquillamente fregarsene dell'Auditel, lasciando gli altri da soli a scannarsi per gli ascolti. Si avrebbe un po' più di qualità e competizioni meno avvilenti.

Anche se c'è da dire che queste prove ansiogene dello strafare di Bonolis  hanno il pregio di sfuggire spesso di mano e quando accade, regalano momenti esilaranti. Come la modella in body painting che tenta il colpaccio salendo sul palco, ma viene portata via in mezzo a due gendarmi stile Pinocchio,  mentre il bravo presentatore in tuxedo luccicante,  raccomanda Piano per carità...non ha fatto niente, era ...arrivata in pace.

Nella foto Tricarico, subito eliminato

Scritto da sedlex in: string of pearls
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venerdì, 20 febbraio 2009
19:13

Casting

Scorpione 0cea

Stamane sul Foglio, Giuliano Ferrara - che conosce assai bene le dinamiche interne ai vari partiti della sinistra che hanno preceduto la nascita del PD -  traccia un breve excursus, una storia  degli ultimi venti e forse più, tribolati anni  della nostra vita  di quadri, dirigenti e militanti semplici di quei partiti,  l'editoriale è titolato  il teorema dello scorpione.

Al confronto delle tante fesserie e luoghi comuni che si leggono in queste ore tra giornali e web, sulla successione e sui possibili scenari, quelli che si raccontano nell'articolo, quantomeno sono fatti. Realmente accaduti e di cui, a mio avviso, si dovrebbe tenere conto. La lettura di quei fatti messi così brutalmene in sequenza, sostiene, ove mai ce ne fosse bisogno, una miglior comprensione di quanto sta accadendo oggi.

Forza e coraggio dunque, domani non si va ad un casting per scegliere il segretario, si va a ratificare la soluzione più rapida, democratica ed istituzionale possibile : Dario Franceschini.

A meno di non avere altre idee per la zucca e maggioranze che le supportino,  la soluzione meno pasticciata è quella della reggenza fino al congresso. L'unica che consenta di tenere insieme il partito in vista delle primarie per scegliere i candidati alle future sfide elettorali  e per continuare, meglio che si può, a far fronte, senza ulteriori traumi,  all'attività politica e a quella parlamentare.

Non ha gran senso eleggere ora, in tutta fretta, un uomo o una donna e la relativa lista, senza averne  discusso, mettendolo in relazione con altri, il progetto. Credo che l'esigenza più sentita  sia di valutare il futuro gruppo dirigente soprattutto sulla scorta dei contenuti politici e delle strategie di cui si farà portatore. Per fare ciò, le Primarie che oltretutto comporterebbero una modifica statutaria, non bastano, serve una verifica congressuale.

Vediamo un po' se per una volta almeno, si riesce ad evitare che un ennesimo esercizio di arte sicaria bruci di qui alle elezioni, personaggio e progetto.

Il nuovo che ci serve oggi è la compattezza, la fine dei mugugni, delle lagne, delle smanie di protagonismo e delle ansie di collocazione di questo e di quell'altro.

Che non si perda mai più di vista lo scorpione.

Scritto da sedlex in: democrat
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giovedì, 19 febbraio 2009
10:47

Non solo lodi ( ma anche pacchetti)

AzzeccagarbugliAccogliendo la Corte tutte le richieste dell'Accusa, David Mills è stato condannato a quattro anni  e sei mesi ma grazie al Lodo Alfano tale sentenza non costituisce tecnicamente condanna a Silvio Berlusconi che è fuori dal processo, per ora. 

Salvo che la Corte Costituzionale non si pronunzi contro il Lodo. Il verdetto si prevede entro il mese prossimo.

Caso vuole però, che nel pacchetto di Norme sulla Giustizia approvato dal Consiglio dei Ministri il 7 febbraio scorso, ce ne sia una che prevede che  le sentenze passate in giudicato potranno essere prova in dibattimenti successivi solo nei processi di mafia, terrorismo e reati punibili con l'ergastolo.

Se il Parlamento approvasse tali Norme, la sentenza Mills non potrebbe essere usata contro il Premier, ça vas sans dire, che l'intera serie di Provvedimenti sarà inserita di gran carriera nell'agenda parlamentare. Hai visto mai fosse invalido il Lodo, c'è sempre il pacchetto.

Ecco spiegato perchè a Palazzo ( Grazioli) minimizzano e considerano la condanna a Mills una non notizia. E che? Forse un uomo ha azzannato un cane? chiosa uno dei tanti Spin.

Per carità. Screditano i giudici che solo in quanto politicizzati, non hanno voluto tener conto dei memoriali scagionanti e ancorchè postumi di Mills, annunciano appelli sicuramente vittoriosi - è scritto nel cielo, si vede -   e si cuciono le leggi addosso. In effetti dov'è la notizia  (in senso di novità )?

Nell'illustrazione, Azzeccagarbugli - quello vero - di Gonin

Scritto da sedlex in: palazzo, palazzi di giustizia
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mercoledì, 18 febbraio 2009
14:07

Vecchie novitĂ 

Non per la sconfitta elettorale, ne' per le dimissioni che si è amareggiati. L' una e le altre, qualunque sia la lettura, rimangono l'esito naturale di catene di eventi ben circostanziati. Il voto politico alle amministrative, il leader pesantemente tacciato d'inadeguatezza che impone all'intero partito una verifica. E perchè ciò accada non può far  altro che dimettersi. Per sè, perchè in questi mesi nulla gli è stato risparmiato e per il progetto riformista che la sua particolare situazione di difficoltà rischia di compromettere. Cosa ci si aspettava?

Ma sono le reazioni, è  la pochezza di quel che gira intorno a preoccupare seriamente e a non lasciar sperare  in un futuro migliore. A partire da quelli che stamane e per tutto il giorno  si  sono scervellati intorno alla successione, come se si trattasse di sostituire il segretario uscente con  l'uomo o con la donna giusti e non eventualmente con il Progetto del quale il futuro leader dovrebbe essere l'incarnazione. Se non va il segretario non va nemmeno la sua piattaforma, come viene ufficialmente chiamata. Quella votata da tre milioni e mezzo di cittadini alle primarie. Mi fa sorridere questo ritenere Bersani, Scalfarotto, Cuperlo, Renzi, Finocchiaro o Bindi che hanno altre visioni, intercambiabili con Veltroni quando sono proprio le differenze d'impostazione ad aver determinato lo sconquasso. Non dico d'interrogare il buon senso in certi frangenti, ma quantomeno lo Statuto andrebbe tenuto nel dovuto conto. Immediato o tardivo che sia il congresso, sarà quella l'istanza decisiva in cui saremo chiamati a decidere:  l'uomo o la donna e il relativo progetto.

 Manco a dirlo, i più scontenti e delusi poi, sono i fieri oppositori, quelli che avevano giocato d'anticipo, avviando la campagna per la leadership con tanto di autocandidature, nel bel mezzo di una tornata elettorale e di non poca importanza, per giunta. La sottrazione improvvisa, impone loro atteggiamenti autenticamente propositivi. Vedremo se dal cappello uscirà fuori la tradizionale lenzuolata o la solita pezza calda.

Vedremo il coraggio... Facile fare il tiro al piccione ben appostati nelle retrovie, più difficile è scendere in campo a viso aperto, mettersi in gioco, assumersi responsabilità. Forza, vediamo chi si accolla il prosieguo, l'onere di tenere in piedi la baracca e quello della prossima sconfitta.

Quanto tutto questo faccia parte di un corredo di vecchie eredità, non sto nemmeno a dirlo. Ci sono stati momenti in cui nemmeno è sembrato che si fosse passati ad altro partito, altri ancora in cui la sensazione di essere di nuovo coinvolti in meccanismi in tutto e per tutto simili a quelli che hanno stritolato Prodi è stata nettissima. Persino i nuovi arrivati, invece che disattivare dinamiche perverse, si sono inseriti  agevolmente nel gioco. Perfettamente integrati, fin da subito.

Stasera un gruppo di loro ha pubblicato un comunicato dichiarandosi disposto a continuare la battaglia culturale del PD. Seguono firme. Un po' tardi per la dichiarazione d'intenti. La sensazione infatti è che nonostante l'uso disinvolto della tastiera, del blackberry e del social network, non abbiano capito molto bene quel che è successo. 

 

Scritto da sedlex in: democrat
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martedì, 17 febbraio 2009
13:09

..under unusual circumstances

My name is Benjamin Button and I was born under unusual circumstances. While everyone else was agin', I was gettin' younger...

Ci sono voluti Mark Twain, Francis Scott Fitzgerald, un - ma solo all'apparenza - insospettabile  regista, uno sceneggiatore di razza e un cast incredibile - basti leggere la sfilza di nomi in calce -  oltre che un budget da capogiro, per mettere insieme queste tre ore di autentico Cinema . Come dire, la mano del cielo.

Artificioso, paradossale, struggente e prodigioso come si conviene ad ogni film Epico che si rispetti, con un' ulteriore misteriosa qualità : la trasposizione particolarmente attenta, quasi a sfiorare la pignoleria  del Pedissequo, del testo di Scott Fitzgerald . Sceneggiatura che viene altresì dilatata in modo da prolungare la storia fino ai giorni nostri. Tanto per aggiungere carne al fuoco, inserendo un tocco di stringente attualità dentro la cornice fantastica che inquadra la narrazione.

Nasce vecchio - nell' Età del jazz  - e muore neonato - ai tempi dell'uragano Katrina - , un rompicapo in termini esistenziali con complicanze  a non finire. Innanzi a sè la prospettiva del tutto speciale del ringiovanire mentre gli altri invecchiano. Gli acciacchi di un vecchio e l'età di un bambino. Una lunga esperienza e l'età di un ragazzo.    Stravaganze che si materializzano nel rapporto d'amore con Daisy, in un rincorrersi di età che ad un certo punto diverranno compatibili. Ma solo apparentemente.

Tredici nominations per questo trionfo dell'Assoluto Artificiale, dagli effetti speciali al trucco - Brad Pitt ritorna bellissimo dopo un paio d'ore di progressivi ringiovanimenti, Cate Blanchett in certi momenti sembra avere il viso di porcellana  - al finto seppia, al digitale, alla improbabile storia. Graphic novel, come si dice, ma delle più pittoriche mai realizzate.

 

Il film ha un sito web ricchissimo con una sequenza di trailers particolarmente significativa.Più l' interessante ripresa di una discussione tra attori e regista.

Il curioso caso di Benjamin Button è un film di David Fincher. Con Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Julia Ormond, Jason Flemyng, Taraji P. Henson, Lance E. Nichols, Elias Koteas, Faune A. Chambers, Donna DuPlantier, Jacob Tolano, Ed Metzger, David Jensen, Joeanna Sayler, Mahershalalhashbaz Ali, Fiona Hale, Jared Harris, Joel Bissonnette, Marion Zinser, Deneen Tyler, Elle Fanning, Patrick T. O'Brien, Richmond Arquette, Robert Towers, Ilia Volokh, Wilbur Fitzgerald, David Paterson, Josh Stewart, Louis Herthum, Ted Manson, Tom Everett, Paula Gray, Rampai Mohadi, Troi Bechet, Phyllis Somerville, Clay Cullen, Edith Ivey, Joshua DesRoches, Christopher Maxwell, Don Creech, Taren Cunningham, Myrton Running Wolf, Stephen Taylor, Devyn A. Tyler, Adrian Armas, Ashley Nolan, Katta Hules, Rus Blackwell, Chandler Canterbury, Charles Henry Wyson, Spencer Daniels. Genere Drammatico, colore 159 minuti. - Produzione USA 2008. - Distribuzione Warner Bros Italia

Scritto da sedlex in: oscar 2009, la fabbrica del cinema
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lunedì, 16 febbraio 2009
00:35

Scienza e coscienza

Il fatto che Ignazio Marino pensi ad un referendum abrogativo prima ancora che sia stata licenziata la legge, anzi, che ne sia reso noto addirittura il testo, esprime molto delle difficoltà e dell'atteggiamento sostanzialmente rinunziatario del fronte laico.

Primo fra tutti il  PD che in realtà sulla questione dovrebbe organizzare un referendum interno, viste le plateali divisioni, evitando di nascondere le magagne dietro il rispetto di improbabili questioni di coscienza.

Coscienze che potrebbero agevolmente superare la prova del voto UNITARIO - cioè il NO alle proposte del PDL - e uscirne linde e immacolate, se solo la formulazione di  una proposta alternativa,  lasciasse libere le scelte individuali dei pazienti,  attribuendo al rapporto di cura la dignità e l'importanza che compete al momento centrale di  ogni decisione in materia di salute.

Per fare ciò non occorre mettere in campo grandi mediazioni, ne' artifici politici o  legislativi : si tratta semplicemente di modellare una posizione sul combinato disposto di quanto già è scritto nel nostro Ordinamento, il che consentirebbe oltretutto di liberare il dibattito politico dalle secche, per esempio, dei proVita vs i ProMorte ovvero del dar da bere agli assetati, prescrizione evangelica di tutto rispetto, ma che nella diatriba in questione si evidenzia speciosa e fuorviante. Poichè se è vero  che ogni paziente costituisce un caso a sè, ogni valutazione  del legislatore in tal senso, diviene automaticamente inadeguata.

Tutto quanto si trova entro i confini stabiliti dagli articoli 2, 13 e 32   della Costituzione, del Codice Deontologico, della Legge sul servizio sanitario nazionale e dei trattati internazionali sottoscritti,  non può determinare Problema di Coscienza alcuno. Accertata la volontà del paziente nelle forme di legge, è il rapporto di cura a sciogliere le controversie sulla natura della malattia, o su cosa s'intende per cura e cosa no, evitando  i rischi eutanasia, omicidio del consenziente o altre stravaganti fattispecie più volte agitate dal centro-destra.  Mentre il votare leggi che limitino quanto disposto dal nostro Ordinamento, crea invece un problema politico concreto. Poichè  al di fuori dei Principi stabiliti e del  criterio di  Scienza e Coscienza non si va proprio da nessuna parte.

In soldoni : va bene il partito pluriculturale senza che ciò implichi la mannaia della conta ma ...o si posseggono strumenti per far convivere dignitosamente le molteplici sensibilità o forse conviene cogliere la palla al balzo delle minacciate scissioni.

Come si pensa di affrontare un referendum con un fronte interno così spezzettato? Soprattutto alla luce delle ultime esperienze di astensionismo alla prova referendaria sulla fecondazione assistita. Senza dimenticare che l'ampia compagine di telespettatori che ha preferito guardare il Grande Fratello piuttosto che i programmi di approfondimento o i talk, la sera in cui è morta Eluana Englaro, esprimono, all'interno dell'evidente disinteresse, la probabile volontà di delegare ad altri, la risoluzione di problemi che importano cognizioni scientifiche o giurisprudenziali.

Forse è bene non scaricare sui cittadini il peso dell'insipienza della politica. Se si dovesse perdere un simile referendum, sarebbe poi più difficile modificare la legge, ove si verificasse un cambio di maggioranza. Evento auspicabile, possibilmente in questa vita.

(la foto l'ha scattata Jimmyjazz . La mano è di una delle statue che sono innanzi alla Corte di Cassazione,)

 

Scritto da sedlex in: palazzo, democrat
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venerdì, 13 febbraio 2009
13:09

Storia di un dolore, di un crimine e di una menzogna

Due lunghe file di profughi percorrono la  stessa strada, l'una in direzione contraria rispetto all'altra. E' l'autunno del 1939, con il  patto  Molotov - Von Ribbentrop, l'Unione Sovietica di Stalin e la Germania di Hitler si sono divise la Polonia, annullandone di fatto i confini .

L'invasione dei due eserciti  è speculare, una manovra a tenaglia avvenuta quasi in simultanea. Infatti uno di quei  tronconi è in fuga dalla Wermacht e l'altro dall'Armata Rossa. La doppia tragedia produrrà  arresti e deportazioni nei campi di prigionia, nonchè nella primavera del 1940, l'esecuzione a freddo - uno ad uno con un colpo alla nuca - di 22.000 prigionieri tra civili e militari  nelle foreste di Katyn, Tver e Kharkov, per ordine del capo della polizia segreta sovietica, Lavrentij Berija, e di Stalin .

Le fosse comuni furono scoperte nel 1943, nell'immediato Mosca attribuì la strage ai nazisti, responsabilità che peraltro non trovarono conferma nemmeno a Norimberga. Al momento del ritrovamento, il quadro politico e militare era completamente stravolto, i  russi erano divenuti un indispensabile alleato per sconfiggere Hitler. Di qui la generale necessità di rimozione di quel capitolo dai libri di storia. Bisognerà attendere il 1990 perchè le autorità russe - Gorbaciov prima e Eltsin dopo - ammettessero le inequivocabili responsabilità russe, rendendo inoltre disponibile alla ricostruzione dei fatti un archivio fitto di documenti.( attualmente di nuovo secretati da Putin)

Katyn comincia con le immagini delle due file di profughi che avanzano e finisce drammaticamente  con lo schermo nero, pochi istanti  che paiono eterni sulle note dell' Agnus Dei di Pendercki.  In mezzo il racconto dolente del massacro ricostruito nella sua dimensione più complessa, quella intima dei diari e delle lettere delle vittime. Andrzej Wajda - che in quell'eccidio perse suo padre,  è un narratore intenso ed appassionato, talmente coinvolgente è il suo modo di fare cinema che durante l'ultima campagna elettorale in Polonia, onde sottrarre se stesso alle pressioni dei politici e il suo lavoro a qualsiasi  strumentalizzazione, ha preferito che il film fosse presentato a elezioni ultimate.

Ottime le interpretazioni ed esperta la regia che in uno stile piuttosto tradizionale, intreccia varie storie, differenti per età e posizione sociale dei protagonisti,  con spostamenti temporali continui, in un crescendo drammatico che prepara il terreno al terribile epilogo. 

Uno dei problemi di questo film è dato dall' impossibilità di rendere un quadro completo dell'accaduto a chi, magari più giovane, ha poca dimestichezza con quelle vicende storiche. Non tanto per l'inoppugnabilità delle prove, quanto per l'estrema articolazione dei contesti,  la comprensione dei quali sarebbe più facile affidare ad un documentario piuttosto che ad un film. Wajda tuttavia ci propone senza enfasi un lavoro corretto, onesto, fortissimo, in cui la ricerca della verità  è prioritaria rispetto alle polemiche alle strumentalizzazioni ed a qualsiasi ragion di stato.

La prima proiezione a Varsavia è stata seguita da un lunghissimo profondo silenzio interrotto solo da chi ha cominciato a pregare per i morti. Il silenzio ha accolto il film anche a Mosca, poi uno spettatore ha chiesto a tutta la platea di alzarsi in piedi e onorare le vittime di Katyn. In quel momento ho capito perchè ho realizzato questo film.

Andrzej Waida

 

 

Katyn è un film di Andrzej Wajda. Con Andrzej Chyra, Maja Ostaszewska, Artur Zmijewski, Danuta Stenka, Jan Englert, Pawel Malaszynski, Magdalena Cielecka, Agnieszka Glinska, Maja Komorowska, Wladyslaw Kowalski, Antoni Pawlicki, Agnieszka Kawiorska, Sergei Garmash, Krzysztof Kolberger, Wiktoria Gasiewska, Joachim Paul Assböck, Stanislawa Celinska, Alicja Dabrowska, Krzysztof Globisz, Oleg Drach, Oleg Savkin. Genere Drammatico, colore 117 minuti. - Produzione Polonia 2007. - Distribuzione Movimento Film -

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mercoledì, 11 febbraio 2009
08:50

Il y a longtemps que je t'aime

longtemps2 Tra Il y a longtemps que je t'aime  a Ti amerò sempre, ce ne corre. Dispiace unirsi al coro di quelli che dicono che qui da noi i titoli dei film vengono tradotti a capocchia ma siccome qui da noi i titoli dei film vengono tradotti a capocchia, tocca fare i coristi.

Tanto più che il regista, Philippe Claudel, appartiene alla schiera dei Meticolosi & Attenti alla cura del particolare. Atteggiamento frequente negli  scrittori prestati al cinema, sempre ansiosi di  tradurre in immagini tutti i tic, gli sbrodolamenti descrittivi e le vocazioni intimiste tipiche dei letterati. Il risultato però, almeno per quanto riguarda il nostro Claudel, è un lavoro di notevole pregio, forse un po' troppo leccato in qualche momento, ma trattandosi di troppo che non stroppia, per di più sacrificato sull'altare di un rigoroso impressionismo,  non è lecito lamentarsene.

Figura  chiave è Juliette  una donna di quarant'anni i cui trascorsi  non sono immediatamente svelati e che ritorna a Nancy - cittadina resa più provinciale di quanto non sia in effetti - dopo quindici anni di assenza. Accolta in casa della sorella minore che a malapena conosce e con la quale cerca, riuscendovi, di costruire un rapporto emotivo, turba, come spesso accade quando un corpo estraneo vi s'inserisce, la fragilità di un ordine costituito magari solo all'apparenza. Ogni personaggio della famiglia che accoglie Juliette,  scopriremo, ha un lato oscuro, un segreto, un mistero che la sua presenza  farà emergere con risultati che si possono immaginare.

Film intenso, mai lacrimevole, costruito su di una progressione drammatica disseminata di piccoli colpi di scena, narrazione che lavora su più livelli : la donna che deve ricostruire la sua vita, la famiglia che deve fare i conti con segreti inconfessati, due sorelle che cercano di avvicinarsi....il tutto abilmente mescolato con finezza di racconto e d'analisi.

Un po' Rohmer un po' Hitchcock. Per questo chi scrive, fedele alla consegna, non svelerà di questo film, segreto alcuno.

longtemps1

Ti amerò sempre è un film di Philippe Claudel. Con Kristin Scott Thomas, Elsa Zylberstein, Serge Hazanavicius, Laurent Grevill, Frédéric Pierrot, Claire Johnston, Catherine Hosmalin, Jean-Claude Arnaud, Olivier Cruveiller, Lise Ségur, Mouss, Souad Mouchrik, Nicole Dubois, Laurent Claret, Marcel Ouendeno. Genere Drammatico, colore 115 minuti. - Produzione Francia 2008. - Distribuzione Mikado

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martedì, 10 febbraio 2009
10:00

Alleluja

eluana-englaro2

Alla fine, la corsa contro il tempo se l'è aggiudicata lei, sgattaiolando via all'inglese, sottraendo se stessa alle mani, per qualcuno dei torturatori,  per altri degli amorevoli sanitari, per altri ancora degli assassini.

Soprattutto evitando futuri accanimenti fatti di nuove ispezioni, altre perizie, ulteriori inchieste, scrupolosamente avviate da ministri e sottosegretarie talmente presi dal gioco da aver somatizzato inettitudine e malafede.

Iniziative che presumibilmente sarebbero culminate con l'intervento del  nucleo dei carabinieri spediti ad  interrompere il percorso stabilito dai tribunali e dai medici. Per sopraggiunti atti legislativi, come si dice in questi casi. Fermi tutti.

A noi rimangono pesanti eredità :  a  cittadini onesti, dolorosamente segnati da un'esperienza difficile, che tuttavia mai hanno agito fuori del perimetro di legalità, si è risposto negando l'esistenza di uno  Stato di Diritto. E questo che già sembra abbastanza, non è nemmeno tutto.

Ci sarà tempo nei giorni prossimi per inondare nuovamente questo caso con valanghe di retorica e lacrime di coccodrillo. Al momento però ogni cosa perde senso di fronte ad una sola, umanitaria considerazione :

Dopo diciassette anni,  Eluana Englaro è finalmente libera. Alleluja.

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sabato, 07 febbraio 2009
00:15

AttivitĂ  legislativa ( come la conosciamo noi)

Non è la cattiveria invocata dal Ministro degl'Interni Maroni,  semmai peggio : malafede, confusione, opportunismo che genera provvedimenti dalle ricadute incalcolabili, tra medici delatori, rischio epidemie, badanti divenute fuorilegge, albo dei clochard, ronde e battaglioni, senza che ciò serva a risolvere uno solo dei problemi che ci si propone di affrontare.  Il tutto al solo scopo di alimentare la fabbrica dei consensi. 

E questo è ancora niente. Dopo la defatigante corvée securitaria, la beffa estrema di scaricare sul Presidente della Repubblica, che altri comportamenti istituzionali, rispetto al decreto che vieta la sospensione dell' alimentazione forzata ai pazienti in stato vegetativo irreversibile, non avrebbe potuto tenere, ogni responsabilità sul caso Englaro. A costo di scatenare una catena di conflitti istituzionali senza precedenti, si procede egualmente con il proposito di licenziare una leggina. Un'esibizione di forza inaudita per il nostro assetto, accompagnata da dichiarazioni minacciose sulla volontà di cambiare la Costituzione e riformare la Giustizia. Una conferenza stampa memorabile disegna il ruolino di marcia. E c'è persino chi  benedice loro, le insegne.

A nulla valgono, le difese immunitarie dell'organismo collettivo - Carta, leggi, codici, tribunali, magistratura - tutto vogliono disarmare. E vogliono vincere. Anche se il prezzo è la sopravvivenza in stato vegetativo di una povera creatura, poichè la posta in gioco è ben altra. 

I caudatari sono già all'opera sulla carta stampata e in televisione : un paese moderno non può essere oberato da quest'eccesso di contrappesi. Il progresso esige decisionismo. Il decreto dunque è stato trasformato in proposta di Legge da sottoporre all' Aula - o in Commissione, vedremo -   per un' approvazione a tamburo battente. Del resto bisogna far presto, non c'è tempo per soluzioni condivise. Favorevoli ? Tot, Contrari ? Tot, Astenuti? Tot. le Camere approvano. Così si fa.

Cosa ci vogliono indurre a sperare con l'avvio di questa corsa contro il tempo ? Che Eluana Englaro muoia prima che il legislatore abbia compiuto l'opera? Bisognerà mantenere i nervi saldi, una delle caratteristiche precipue di questo dibattito dissennato è ritrovarsi, seppur su terreni contrapposti, a condividere con l'interlocutore inimmaginabili livelli di perversione. Questo avviene quando si smarrisce la strada maestra del rispetto delle regole. E delle persone. Ovvero quando si vogliono scardinare equilibri su cui è fondata la democrazia e la convivenza civile. Una china che questo governo, in ogni sua manifestazione, sembra preferire ad ogni altra.

Nell'Illustrazione la Stella della Repubblica, la foto l'ha scattata mrtambourine ed io l'ho parzialmente riprodotta

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venerdì, 06 febbraio 2009
00:03

Why would I want to talk to David Frost?

Da storica intervista televisiva, a pièce teatrale  di successo, a film,  ritrovando il racconto, in quest'ultima trasformazione, un brillante condensato di tre differenti generi. Consacrato da cinque nominations di quelle pesanti, including the best picture, come avvertono le locandine e i trailers, omaggio alla fatica di mettere in scena, lo storico match  in cui David Frost, anchor inglese privo di qualsiasi credito politico, incalzò talmente Richard Nixon, unico presidente degli Stati Uniti ad essersi dimesso,  da indurlo ad ammettere per la prima volta in pubblico le sue responsabilità nello scandalo Watergate. Ma anche storia degli antefatti, dei retroscena, del come si arrivò allo scontro televisivo, attraverso una lunga preparazione e ad un misurarsi reciproco assai simile a quello dei lottatori o dei pugili.

I protagonisti - Shenn e Langella - sono gli stessi della commedia di Peter Morgan, dunque da una parte pienamente avvezzi ai ruoli, dall'altra impegnati a moltiplicare gli sforzi innanzi alla cinepresa che a differenza del pubblico in teatro, scruta e mette a fuoco ogni dettaglio, così implacabile  da rendere evidente la più piccola falsificazione o il più infinitesimale degli errori. Bravi nel rendere l'uno, il presidente caduto in disgrazia che passò il resto della sua vita a cercare di risorgere, l'altro in quelli del conduttore d'intrattenimento per il quale quell'intervista rappresentò l'avvio  di ben diverse fortune professionali. Un Ron Howard inatteso in grado di rendere quell'evento sensazionale e i relativi  colpi  bassi come un'elegante raffinata partita a scacchi. Un gran bel film.

 Qui è possibile vedere The original Watergate  interviews, il vero scontro a fuoco del 1977 andato in onda per la televisione inglese in quattro puntate.

Frost/Nixon è un film di Ron Howard. Con Frank Langella, Michael Sheen, Kevin Bacon, Rebecca Hall, Toby Jones Titolo originale Frost/Nixon. Drammatico, durata 122 min. - USA 2008. - Universal Pictures

 

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martedì, 03 febbraio 2009
16:11

Navtej

La categoria Cattivo suonerebbe impropria e sinistra già  nelle dichiarazioni di un politico qualsiasi, figuriamoci in quelle di un ministro all'indomani di un'aggressione e questo anche se i possibili destinatari delle cattiverie  istituzionali dovessero - come si è affrettato a spiegare Maroni -  essere gl'immigrati clandestini, uno status che non implica automaticamente l'appartenenza ad una fattispecie criminale. Atteso che, seppure fosse, severo, resta un' espressione del vocabolario  più adatta a definire dignitosamente un atteggiamento governativo.

Certo nell'enfasi  - di lisciare il pelo alle masse oramai versate ad applaudire il linciaggio dello straniero -  la parola grossa scappa. Anche se miglior  fabbrica di clandestinità della legge Bossi Fini, non fu mai vista. Così ben orchestrata da sospingere  in condizione d'irregolarità anche i possessori di permesso di soggiorno o da impedire con ogni forza che lavoratori -  nei cantieri, nei campi, come in molte delle nostre case - guadagnino la dignità di un'esistenza  alla luce del sole, per se stessi e per la collettività, costretta con ciò, a sopportare i guasti del cosidetto sommerso.

Ma il ministro reclama cattiveria. Perchè la bontà -  modulo le espressioni attestandomi sulla linea delle nuove  frontiere del linguaggio - a suo dire, produce immigrazione incontrollata e l'immigrazione disturba la quiete dei cittadini perbene. Ovvio che poi il disappunto di costoro,  generi episodi d'intolleranza.

Ma tra le pieghe di una vicenda  che ci affrettiamo a non definire razzista, che vogliamo per forza catalogare come  l'esito di  un disagio giovanile diffuso o della cattiva educazione che genera individui annoiati e privi di valori,  spunta  invece  la piccola storia di Navtej che ha perso il lavoro entrando, grazie ai buoni uffici della Bossi Fini , a far parte della schiera dei clandestini, quindi dei senza tetto,  che è stato mandato via dalla meno pericolosa Stazione Termini, perchè il sindaco di una grande città, campione di Scaricabarile, Chi la spara più grossa e  Fatti più in là, pretende ordine e pulizia nel suo territorio e che  infine, approdato in un posto qualsiasi, è stato malmenato cosparso di benzina ed incendiato da un gruppo di disgraziati che non aveva di meglio da fare che prendersela con chi è socialmente percepito come un niente, un mucchio di stracci abbandonato in stazione. Nemmeno un essere umano. Navtej, del resto, mica è un ragazzo, è un marocchino, chiosano irridenti gli amici dei presunti criminali. Dio mio, che giovanile disagio. E che mancanza di valori.

Ma perchè, la legge, le istituzioni, hanno saputo fare  di meglio degli aggressori?

Non c'è passaggio che chiunque definirebbe a rischio, negli ultimissimi avvenimenti della  vita di Navtej, così come ci è stata raccontata,  che avrebbe potuto essere evitato, se solo questo paese avesse Istituzioni funzionanti. Ne' buone ne' cattive : solo efficienti. Rispondenti ad un disegno. Uno qualsiasi. Ma che tale sia . Dirò una cosa enorme : persino l'orribile istituto  dell' espulsione senza fondato motivo, sarebbe stata meglio del fuoco. Nemmeno le ipotesi scellerate sulle quali costruiscono il consenso, riescono a mettere a punto, i nostri governanti buoni.

Leggi, servizi sociali, forze dell'ordine, associazioni di volontariato... niente e nessuno è stato in grado di evitare il peggio. Credo che con Navtej e con quelli come lui, noi siamo già abbastanza  cattivi per poter immaginare di diventarlo ulteriormente. Oltre c'è solo la violenza. Ma anche quella già viene praticata da tempo.

Scritto da sedlex in: zeitgeist
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lunedì, 02 febbraio 2009
21:26

Sweet home?

 

Davanti ad una casa priva di vie d'accesso,  laddove altri hanno il giardino o il cortile,  loro hanno un'autostrada mai terminata, chiusa da dieci anni, deserta. Loro sono una bizzarra famiglia e utilizzano quello spazio un po' surreale come veranda, parco giochi, solarium, pista di pattinaggio. Si direbbero un gruppo compatto, lieto, giocherellone, ma a ben vedere quella  ricerca di felicità vissuta ai margini, lontana da mode e da rumori nasconde seri squilibri. Quando all'improvviso  l'autostrada sarà ultimata e prenderà a funzionare rendendo loro difficoltosa la sopravvivenza,  reagiranno come sempre : ignorando la realtà fino all'autoesclusione, alla rinuncia,  murandosi in casa per sfuggire ai rumori e all'inquinamento

Opera prima - documentari a parte -  di Ursula Meier, molto apprezzata a Cannes e dalla critica francese in genere. Meno dalle nostre parti, dove il film è stato giudicato cerebrale e un po' troppo metaforico. In realtà la sceneggiatura funziona benissimo mentre cresce il disagio o quando, da piccoli e grandi indizi, viene rivelata la natura sostanzialmente folle  di quell' insieme domestico. Ma essendo la narrazione costruita pietra su pietra, per essere destinata ad un finale tragico, l'happy end che la regista ammette di aver voluto inserire all'ultimo momento, squilibra l'economia del racconto,  risultando spiazzante e curiosamente stonato, quell' improvviso risolversi della tensione, banalmente ...nel trionfo dell'amore.

Il nemico non viene da fuori a turbare una serenità che non esiste e in cui ci  ostiniamo  a credere, il nemico è dentro di noi. Negazione ed autodistruzione procedono di pari passo. Sbaglia la critica che ha bollato questo film come criptico.

Grandissima Isabelle Huppert regina - e probabile artefice - incontrastata dell'Incubo Domestico e magnifica interprete del disastro psichico sotterraneo, ruolo a lei congeniale e già largamente sperimentato.

Futura Presidente della Giuria a Cannes 2009, compito che si propone di assolvere democraticamente con  occhio particolarmente attento al cinema di qualità che però richiami il grosso pubblico. Aspettando un nuovo Fellini. Che arrivi o meno, una cosa è certa : Isabelle sarà all'altezza.

Home è un film di Ursula Meier. Con Isabelle Huppert, Olivier Gourmet, Madeleine Budd, Kacey Mottet Klein, Adélaïde Leroux Drammatico, durata 95 min. - Svizzera, Francia, Belgio 2008. - Teodora Film

Scritto da sedlex in: cannes 2008, la fabbrica del cinema
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lunedì, 02 febbraio 2009
10:46

Dumping

 

Tra le mani i cartelli - tanto per chiedere conto a Gordon Brown  di qualche improvvida dichiarazione - mentre sopra le teste sventola la bandiera del sindacato. Non è un film di Ken Loach con la musica dei Clash. E' la crisi . Se ognuno difende la sua produzione e i suoi lavoratori, il risultato sarà che per essere più competitivi occorrerà costar di meno.

Dunque è' anche la guerra dei poveri. Non per niente fuori campo, lì ad  Immingham nel North Lincolnshire, c'è un gruppo di operai italiani che fa gestacci. Qualche giornale italiano l'ha sin pubblicata. La Lega dichiara : presto succederà anche in Veneto.

E allora? Quali provvedimenti qui da noi ? Ah beh. Noi siamo ottimisti.

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domenica, 01 febbraio 2009
11:19

...e vai con Wagner

tom-cruise-in-valchiria-102458

Bryan Singer, regista di rango alla prova di thriller emozionanti - The Usual Suspects, Legal Eagles, X Men - qui si cimenta con il filone sempreverde dei film sul nazismo, mentre dello stesso Genere stanno per arrivare qui da noi anche altri esemplari  - Good, Ingloriosous Basterd, The Reader - avendo il pubblico italiano già visto DefianceIl bambino dal pigiama a righe. Tutta colpa dell'11 settembre -  dicono - e del ritorno di quel senso di smarrimento e di morte per niente che l'idea delle stragi naziste implica.

Film preceduto e seguito da polemiche a non finire - germaniche specialmente - circa l'opportunità che un esponente di Scientology interpretasse il ruolo di un eroe nazionale ovvero gran preoccupazione per la lunga teoria di disgrazie, contrattempi e abbandoni  durante la lavorazione. Tutto questo fino alle varie Première europee, allorquando al consueto repertorio di rumors  si è aggiunta - nonostante la pignoleria degli sceneggiatori -  la Madre di tutte le Querelles, quella sull'attendibilità storica, sui buoni e sui cattivi etc etc etc

Ciò che invece non è per niente chiaro e che nemmeno William Shirer, storico del Terzo Reich,  rivela, è come fu  possibile che nell'ambito dell'operazione Valchiaria - uno dei dieci o dodici tentativi, purtroppo andati a male, di putsch contro Hitler - l'innesco dei due ordigni da sistemare nella Wolfsschanze, sia stato affidato ad un orbo, con una mano sola e due dita mancanti da quella cosidetta buona. Tale era la condizione di Herr Kolonnel von Stauffenberg - il protagonista - all'epoca dei fatti.

Per il resto su Claus Philipp Maria Schenk Graf von Stauffenberg,  Shirer scrive che il ripensamento sul nazismo fu un po' troppo tardivo e il complotto fortemente sospetto di voler semplicemente sostiruire un gruppo di potere ad un altro, volendo i congiurati eliminare da quel regime solo gli stermini, tenendosi però tutto il resto. Cioè l'idea della Grande Santa Germania.

Mentre altri invece sono convinti che la congiura fu ordita per instaurare una sorta di  regime liberaldemocratico e che il colonnello Claus fosse un eroe. Coraggioso invero lo fu, ma sfortunato oltrechè obiettivamente impedito da quelle sue menomazioni. Ragion per cui, non riuscì ad innescare la seconda delle due cariche previste. Inoltre la riunione presieduta da Hitler non si tenne in quella stanza  ma altrove, poichè era luglio e faceva caldo. L'esplosione ci fu, ma il Führer se la cavò con qualche graffio. I congiurati invece furono passati per le armi il giorno stesso.

Ma qualunque sia la valutazione su Von Stauffenberg e su Cruise, legnoso & assorto, del resto come sempre -  atteso che un conte tedesco elegante ed austero, appartenente alle alte sfere militari, non è che esprima tanto di più - sarebbe un errore pensare a questo film come un prodotto scontatamente hollywoodiano. Molto perchè risente della documentata ed elegante regia, molto perchè il racconto poggia su di una ricostruzione accurata e su ipotesi razionali  in cui i personaggi non risultano, tutto sommato, centrali, col risultato che il rischio retorico santificante sfuma nella storia o nelle storie. Che poi è quel che più conta.  

tom-cruise claus-von-stauffenberg-nel-film-valkyrie-85825

Operazione Valchiria è un  film di Bryan Singer. Con Tom Cruise, Kenneth Branagh, Bill Nighy, Tom Wilkinson, Carice van Houten Titolo originale Valkyrie. Thriller, durata 120 min. - USA, Germania 2008. - 01 Distribution

Scritto da sedlex in: la fabbrica del cinema
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