domenica, 30 novembre 2008
15:10

Il negativo della pellicola

Manco si fosse trattato del componimento di uno scolaro, a Cannes, la critica criticante non badò a spese. E fu così che dopo la visione di  Palermo Shooting,  decretò : fumoso, velleitario, noioso, confuso e saccente.

Eppure basterebbe  che la stessa meticolisità con la quale talvolta i critici si industriano a trovare del buono in  lavori di poco conto, fosse investita nel vedere i film - solo  quello, niente - si fa per dire -   di più. Un' operazione indispensabile,  prioritaria rispetto all'abituale rincorrere quadrature in schemi narrativi ellittici, ovvero l'individuare i  generi, o l'interpretare misteri che misteriosi non sono affatto. Il che si rivela vieppiù inutile, se applicato al modo di fare cinema di Wenders che intenzionalmente conduce a perdersi in luoghi spazio-temporali mai visitati, più percorsi mentali che veri e propri tragitti.

Insomma, certe forzature esegetiche richiamano l'idea della Morte al lavoro assai più  di quanto  faccia Wenders nel suo racconto. Che in fin dei conti, ruota intorno ad un dipinto - Il trionfo della Morte  - custodito in palazzo Abatellis a Palermo - raccontando  il regista, prima di tutto, con altre immagini, quell'immagine. Chi ce lo ha detto? Wenders stesso, in millanta interviste. Atteniamoci dunque ai fatti o quantomeno approfittiamo del filo conduttore che ci viene generosamente offerto:

Miracolosamente sfuggito ad un incidente stradale, un fotografo di successo, roso da insostenibili malesseri, arriva a Palermo da Düsseldorf e vede in uno scatto, le proprie persecutorie ossessioni, incarnate da un arciere incappucciato. Il dialogo che ne seguirà,  imprevedibilmente sereno e senza paura, sarà rivelatore dell'intero impianto. E tra realtà e visione, resurrezione e morte possiamo goderci l'elegante fotografia, una splendida colonna sonora e le belle immagini dei sogni e dei fantasmi risolte in digitale.

Detto questo però è importante puntualizzare che anche se faccio un largo uso delle nuove tecnologie, l'importante è che la loro funzione resti quella di guardare e capire la realtà. Mi fa orrore pensare che fra qualche anno nessuno ricorderà più cosa sia un negativo. Credo di non esagerare nel dire che questa è una delle rivoluzioni più radicali del nostro tempo, perché con il digitale è mutato anche il nostro approccio alla morte e alla mortalità. Ormai percepiamo ogni cosa come immortale e abbiamo perso completamente coscienza del nostro essere mortali. Personalmente ho visto la morte due volte da vicino e ho provato una sensazione di attesa. La morte è un punto di vista privilegiato per guardare la propria vita, l'unico che consente di farlo in modo radicale. È questo il messaggio del film: rivedere la propria vita. Spero che le frecce del mio affresco "colpiscano" anche voi.

Wim Wenders

 

 

Palermo Shooting è un film di Wim Wenders. Con Campino, Giovanna Mezzogiorno, Dennis Hopper, Olivia Asiedu-Poku, Letizia Battaglia, Harry Blain, Sebastian Blomberg, Inga Busch, Alessandro Dieli, Melika Foroutan, Irina Gerdt, Gerhard Gutberlet, Francesco Guzzo, Wolfgang Michael, Anna Orso, Jana Pallaske, Lou Reed, Udo Samel, Axel Sichrovsky, Giovanni Sollima. Genere Drammatico, colore 124 minuti. - Produzione Germania 2008. - Distribuzione Bim -

 

 

Scritto da sedlex in: cannes 2008, la fabbrica del cinema
commenti: commenti (popup) | commenti
venerdì, 28 novembre 2008
09:32

Chi sei

Mumbay5

Di lui e dei suoi compagni - circa duecento, più o meno della stessa età -  conosciamo la fisionomia e  degli attentati di cui si sono resi responsabile a Mumbai , siamo stati informati, in alcuni casi in tempo reale, grazie ai media mainstream, alle tecnologie e alla Rete ( twitter, blog, persino flickr ).

C'è tuttavia uno scarto enorme tra la possibilità di conoscere e divulgare particolari, anche i più  infinitesimali, e il fatto che di tutto il resto, cioè di quel che è dietro questi giovani terroristi,  non si sappia praticamente nulla. Come se quegli stessi  particolari, il kalashnikov, lo zainetto, lo sbarco dal gommone, la precisione simultanea degli attacchi, fossero inutili ai fini della quadratura del cerchio. In questo contesto,  persino l'aver individuato un  braccialetto arancione al polso dei componenti il  Commando, è risultato fuorviante.  

Rivendicano la strage i Deccan Mujaheddin, sigla fin qui sconosciuta, con tipico linguaggio jiadista. Così giovani. E pronti a morire. Per cosa? C'entra Al Qaeda? Fanno parte di una comunità locale? Sono sovvenzionati dal Pakistan? Dove si sono addestrati?

Nessun meticoloso citizen journalism, nessuna Intelligence, nemmeno quelle più equipaggiate, sembra essere in grado di dare una risposta. Solo congetture.

 Un attentato l'anno, negli ultimi tre anni, nella sola Mumbai. In questo caso  però sappiamo, analizziamo, commentiamo ed esecriamo,  solo per la presenza nei luoghi delle stragi, di cittadini occidentali.

Ci sono stati attacchi, tuttavia,  anche in  Bangalore, Jaipur, New Dehli, Rajastan. Una carneficina fitta di luoghi, se la guardi su di una mappa, ma che spesso finisce nelle pagine interne dei giornali.

 A meno di potersene servire per agitare Mostri e chiedere misure restrittive nei confronti dei cittadini di religione islamica che vivono qui da noi, in genere, tutto tace.

Siamo nelle mani di  questi figli di un temporale, come li avrebbe definiti qualcuno? Probabilmente,  ma soprattutto sono state  politiche internazionali perdenti e  sconsiderate ad accentuare i drammi e a buttare benzina sul fuoco, negli ultimi anni. E ad esporci. Speriamo sia finita quell'epoca.

Scritto da sedlex in: guerra e pace
commenti: commenti (popup) | commenti
mercoledì, 26 novembre 2008
13:16

Trasgressione a buon mercato

Cayo paloma 3

Qui non si arriva alle siderali distanze che Cacciari pone tra sè e il  Palinsesto -  Isola dei famosi? E che è? -  e qualche puntata del reality a cura della premiata ditta Endemol, la si è pur vista. Abbastanza per farsi un'idea.

Confesso che mi sarebbe piaciuto osservare di più  la Luxuria alle prese con l'abituale clima improbabile e sgangherato dei realities, lei che quando faceva spettacolo, aveva spesso rivisitato  Trash e Kitch in chiave di intelligente ed ironica parodia ( c'è anche una dignitosa filmografia in cui è  interprete) .

Anche per questo mi era spiaciuto il taglio sociopoliticoculturalmilitante che alla vigilia della partenza per l'Honduras, la Vladimir aveva inteso conferire alla sua partecipazione. Era un po' come rinnegare le sue indubbie doti artistiche in favore di un non meglio identificato messaggio politico, in quel caso ritenuto - non si capiva bene  per quale motivo - intrinsecamente più nobile.

Tuttavia, per quel che ho visto del programma e per quel che se ne è scritto, mi sentirei di escludere che la connotazione politica, sia stata al centro dell'essere naufraga tra i naufraghi, di Vladimir . Ma ora che si è aggiudicata il premio, il di lei successo, torna ad assumere la valenza di fenomeno socialmente rilevante.

Le associazioni gay e transgender esultano strillando al cambiamento epocale, Ferrero le offre candidature europee,  e specularmente, i detrattori dichiarano che senza ombra di dubbio, questo è l'ennesimo segnale della morte della sinistra. Come da copione.

Per quel che ne so io,  non è inusuale in questi format che il pubblico prediliga la persona che mostri più intelligenza o buon senso, fu il caso di Lori Del Santo -  una finta tonta con molto più sale in zucca di quanto possa apparire - o di Sergio Múñiz o Walter Nudo, modelli - comportamentali,  oltre che per professione -  che all'interno della dinamica del gioco, avevano dimostrato  una certo senso della misura tanto più marcato quanto più  messo a confronto con le modalità sguaiate ed urlanti del resto della compagnia. 

Credo che però,  nel caso di Luxuria, nemmeno questo tipo di  savoir faire abbia giocato un ruolo centrale nell'acquisizione del consenso. Piuttosto Vladimir,  dal quale ci si attendevano esplosioni, cinguettii e trasgressioni, si è distinta per il suo comportamento del tutto normale.

Il che ha significato sfiorare il moralismo facendo la spia su presunte liaison e corna che  compagni di gioco avrebbero inflitto a rispettivi inconsapevoli partners nella vita, ovvero ingaggiare dispute verbali con Patrizia, contessa De Blanc, sul fatto che l'Italia è una Repubblica e non una Monarchia e che dunque si decida anche lei a cedere un po' delle sue  brioches al popolo , oppure sentenziare sul significato di  espressioni in slang col marito di Ivana Trump,  un giovanotto,  che pur avendo in quel caso ragione, è antipatico e poco televisivo a prescindere.

Insomma Luxuria ha dimostrato in tutto e per tutto di poter essere la concorrente ideale. Votarla in massa deve aver avuto  lo stesso significato  che assume l'amico gay, quello che tutti si vantano di avere ed esibiscono come prova inconfutabile di tolleranza & liberalità.

Salvo poi inorridire e dar battaglia se costui  pretenda la reversibile o l' eventuale intervento chirurgico pagato dalla mutua, mai sia, se vuole adottare un figlio, fulmini e saette se lo desidera avere con l'eterologa nel senso di inseminazione. O più semplicemente se vuol essere libero di indossare l'abbigliamento che crede, che si tratti del gay pride, dell'abito nuziale col velo per andare a sposarsi o del foureau per prendere il the con le biscugine monarchiche , poco interessa.

Luxuria in proposito non  ha dimostrato di sostenere le grandi rivendicazioni della Prima Ora. Così, è divenuto più facilmente il simbolo della trasgressione alla portata di tutti.  Ha convinto e vinto. Di qui però a festeggiare l'avvio di un processo di grande  mutazione sociale, ce ne corre.

Guarda caso, nelle ore in cui Luxuria festeggiava la vittoria, un transessuale veniva assassinato a Roma, mentre qualche giorno prima, alcuni gay, avevano denunciato l'impossibilità di prendere in affitto appartamenti, per i ripetuti dinieghi di padroni di casa. Pretesto addotto : la diversità degli aspiranti inquilini.

Altre storie. Differenti da Vladimir che ha sostenuto di meritare il cospicuo premio per essersi messa in gioco fisicamente, esteticamente, con i capelli bianchi e i difetti fisici. Mediti pure chi questa impresa compie ogni giorno, con l'aggiunta di abilità conquistate a costo di sacrifici, ma senza enfasi ne' medaglie, e per soprattutto per compensi di gran lunga inferiori.

Dice Paolo Ferrero con ardita acrobazia  lessicale che Vladimir Luxuria è un modello antropologico molto positivo . A me sembra solo l'ennesimo personaggio che va ad accomodarsi buon ultimo nel rutilante mondo del similvero, quello in cui vince chi si mette più in evidenza, chi sa farsi valere. Qualcosa che col valere non ha niente in comune. La cultura di riferimento è quella solita : puntare tutto sull'essere diversi, somigliando però il più possibile alla figlia della portiera. Un po' di qua e un po' di là.

Crederci sempre. Arrendersi mai.

Scritto da sedlex in: string of pearls
commenti: commenti (popup) | commenti
lunedì, 24 novembre 2008
11:27

Il lato chiaro di questa società

La pazienza l'emo persa, essendo questo uno striscione romano, in altre città l'eventuale perdita della virtù dei forti, può essere declinata a piacimento

La violenza sulle donne non è l'esito di una devianza eccezionale, ne' responsabilità di degenerati. E' il lato chiaro di questa società, della sua cultura, della sua organizzazione e di politiche che, umiliandone la condizione, ricacciano le donne in casa, il luogo meno sicuro, quello in cui sono più esposte.

Ce lo hanno chiarito sabato scorso anche le studentesse dell'Onda : tra i disoccupati, le donne sono le ultime a trovare un lavoro, tra le precarie le prime a perderlo, ma staranno a casa anche quelle che non potranno più usufruire del tempo pieno per i loro figli . Le donne, pagano la crisi - slogan caro alle surfiste - più di tutti gli altri.

Scritto da sedlex in: venticinque novembre
commenti: commenti (popup) | commenti
lunedì, 24 novembre 2008
00:58

Necessariamente insostenibile

Il bambino che credeva  vittima di un rapimento e che le viene restituito non è suo figlio. La polizia di Los Angeles, spregiudicata e corrotta, vuole risolvere le indagini a tutti i costi e  insiste fino a rinchiudere in manicomio lei, Christine Collins -  la madre del piccolo - dopo averla  bollata come persona difficile  e questo   solo perchè si oppone alla versione degl'investigatori. Sarà sottoposta a terapie violente ed umilianti, somministrate senza particolari formalità, così come consentito dalla legge di allora. 

Il caso specifico non sarà risolto, ma indagando sul mistero della scomparsa del bambino, si scopriranno gli omicidi seriali di un pedofilo che sarà poi mandato a morte, come una sorta di colpevole predestinato però, dunque senza che in tutto questo si possa rinvenire  la benchè minima idea di giustizia.

Tratto da una storia vera, resa la sceneggiatura  ancor più aderente alla realtà da un'indagine accurata su materiali d'epoca - ma la verità è la virtù più importante del pianeta, ama dire  Eastwood - questo film si colloca sulla direttrice tracciata da una produzione che con Mystic River, Un mondo perfetto etc,  nell'analisi impietosa della società americana, racconta  i passaggi dolorosi della  perdita d'innocenza di quel  paese. Mischiando i generi, senza tralasciare l' horror e finanche lo splatter,  in un crescendo di atrocità  che comunque preludono alla sconfitta, Eastwood scrive un altro capitolo sulla fine del Sogno Americano. Un film straziante, di indispensabile violenza in ogni suo passaggio. Particolarmente  nel racconto dell'esecuzione del pedofilo.

Di quale pace parlate? - si chiede Eastwood - Dopo uno spettacolo simile, quale tranquillità sperate di ritrovare? È per questo che ho voluto filmare questa scena con il più grande realismo, il rumore del collo che si spezza quando il corpo oscilla nel vuoto, i piedi che si agitano al momento dell'agonia... è insopportabile da vedere, ed è questo l'effetto che cercavo.

Impeccabile Malcovich nella parte del predicatore radiofonico che sosterrà, la battaglia di Christine. Toccante Angelina Jolie e, manco a dirlo, straordinario, lucido, indipendente tessitore, Clint Eastwood. Nessuna Palma a Cannes ( altre ingiustizie)  ma meritatissimo premio alla carriera, per il regista.

 

Changelling è un film di Clint Eastwood. Con Angelina Jolie, John Malkovich, Jeffrey Donovan, Colm Feore, Jason Butler Harner, Amy Ryan, Michael Kelly, Devon Gearhart, Kelly Lynn Warren, Gattlin Griffith, Michelle Martin, Frank Wood, Devon Conti, J.P. Bumstead, Debra Christofferson, Russell Edge, Peter Gerety, Pamela Dunlap. Genere Drammatico, colore 140 minuti. - Produzione USA 2008. - Distribuzione Universal Pictures

Scritto da sedlex in: cannes 2008, la fabbrica del cinema
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, 21 novembre 2008
08:35

Toh...un film

rachel-getting-married-88

Veramente ce n'è in giro un altro paio,  forse tre, ma diciamo che dopo il Festival di Roma e qualche settimana di quaresimali passati  in sala a sciropparsi inutili visioni, questo Rachel Getting Married, potrebbe rimettere in pista il piacere di andare al cinema. Dunque, qui abbiamo Anne Hataway, già sulla via della disintossicazione da ruoli zuccherosi di aspiranti principesse, aspiranti donne in carriera, aspiranti giornaliste,  dopo  Havoc di Barbara Kopple, in cui tra parolacce e versi di Jay - Z e Tupac, completava il quadretto della bad girl, dedicandosi anima e corpo  al sesso svelto e al crack. Una grande riabilitazione.

Che prosegue con  Rachel getting married, dove  interpreta il ruolo del corpo estraneo, della pecora nera, il cui momentaneo ritorno in famiglia per il  matrimonio della sorella maggiore, provoca tensioni, alimenta nevrosi e  scombussola equilibri, come si conviene ad una vera problem child  che oltretutto custodisce assieme ai suoi,  un terribile segreto.

Ma soprattutto abbiamo Jonathan Demme, regista  indipendente dalla eclettica traiettoria artistica , che per raccontare la festa di nozze di un uomo d'affari di colore con una ragazza bianca della media borghesia agiata e liberal dell'East Coast, convoca sul set  una bella combriccola di amici, compagni e familiari  che poi sono il  poeta  sino-americano Beau Sia,  attori come Anna Deavere Smith,  cineasti del calibro di Roger Corman e Anisa George, musicisti world,  iracheni, greci e palestinesi, solisti alla chitarra (come suo figlio Brooklyn)  e amici delle Pantere nere (come il cugino Bobby ). Più una scuola di samba a ravvivare le coreografie.

Aggiungi,  in un simile contesto, una colonna sonora con  i ritmi di Zafer Tawil e altri  sound  - del jazzista Donald Harrison jr., del percussionista arabo d'America Johnny Farraj con il suo ria, del trombettista iracheno e suonatore di santoor Amir Elsaffar, della vocalist siriana Gaida Hinnawi, con la sua personale interpretazione del maqam arabo, del pianista greco Dimitrios Mikelis - e la parata transculturale, pre elezione di Obama ed in suo onore, come da dichiarazioni veneziane, è servita.

Intanto piccoli miracoli compiono, la camera a mano ( spesso digitale) che si lancia nella mischia dei festeggiamenti o irrompe in casa e le riprese in tempo reale. Demme non vuole che il pubblico sia fuori del film . E riesce nell'impresa di non escluderne mai la presenza.

Così mentre il  microcosmo familiare si scompone e si ricompone, tra gare di crudeltà verbale  e boxing match tra consanguinei , è impossibile che l'elemento multirazziale, nemmeno troppo di sottofondo, appaia per quel che è : la vera risorsa contro lo sfascio del Sistema America.

Regole narrative saggiamente scombinate da  Jenny Lumet, figlia di Sidney, sceneggiatrice di talento, ricercata e fantasiosa. Una delle felici scoperte di questo film.

Niente premi a Venezia. Ingiustamente.

rachel-getting-married-91

Rachel sta per sposarsi (Rachel getting married ) è un film di Jonathan Demme. Con Anne Hathaway, Rosemarie DeWitt, Mather Zickel, Bill Irwin, Anna Deavere Smith. Drammatico, durata 114 min. - USA 2008. - Sony Pictures
Scritto da sedlex in: venezia 2008, la fabbrica del cinema
commenti: commenti (popup) | commenti
mercoledì, 19 novembre 2008
15:07

La bella politica

cavallo08112m

Non c'è niente di male ad ammettere che il PDL abbia ritirato, dopo aver opposto una breve resistenza, la candidatura Pecorella a giudice della Corte Costituzionale. Anzi non c'è niente da ammettere : è la verità.

Che poi tra Pecorella e Orlando ci siano differenze abissali, è tanto vero quanto ininfluente, soprattutto quando si parla di metodo e non di merito.

Confondere i due piani equivale ad un' inesplicabile  scalata agli specchi. Alla fine della quale la verità rimane tale e quale,  e cioè  che la PDL ha ritirato una candidatura sulla quale non c'era possibilità di convergenza, mentre PD e IDV hanno insistito oltre ogni ragionevole chance di successo, con la candidatura Orlando.

Poi ci lamentiamo di non riuscire a trovare formule comunicative efficaci.

Men che meno, quando ad Omnibus un  passaggio di bigliettini tra La Torre PD, e Bocchino PDL, intercettato dalla regia e mandato in onda da Striscia la Notizia, rivela uno scenario in cui quelli che dovrebbero essere aspri contraddittori, altro non appaiono se non come un artefatto gioco delle parti, in cui il contendere c'entra pochissimo.

Io non lo posso dire...ma il precedente della Corte ? Pecorella.. sta scritto nel (non più) misterioso foglietto che stamane Antonello Piroso ha mostrato al pubblico e successivamente consegnato al Direttore del Riformista. Per gli usi consentiti, come si dice in questi casi.

Il mistero però, con buona pace di tutti i media che su  quel biglietto ricameranno a piacimento nelle ore a seguire,  è tutto racchiuso in quel io non lo posso dire.

Il senatore La Torre non lo può dire per rispetto all'alleato Italia dei Valori ?

Che non lo dica allora, assumendosi la responsabilità di una posizione francamente insostenibile, ma quantomeno chiara. 

Ovvero  dica apertamente cosa accade. Cioè che Di Pietro, al quale in questi giorni, è stato più volte richiesto di fornire una rosa di nomi in alternativa , si è rifiutato, insistendo su Orlando.

Certo che subito dopo un simile outing, a La Torre toccherebbero risposte a domande imbarazzanti, del tipo ma che alleato è uno che si comporta come Di Pietro?

Ma questa è un'altra storia. Non si può mascherare oltre certi limiti, l'errore di avere scelto alleati inaffidabili. Ma sono conti che si regolano direttamente. Non ci si può attendere che lo faccia l'avversario in vece nostra.

Poi è inevitabile che vada come è andata , cioè nel ridicolo e nella confusione.Con tanti saluti alla Bella Politica e annessi propositi della Prima Ora.

Scritto da sedlex in: democrat
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
martedì, 18 novembre 2008
13:51

Il presidio della posizione

rai

Dice Villari : non mi dimetto perchè sento di rappresentare la soluzione del problema. Il problema sarebbe quello di presiedere la commissione di vigilanza RAI dopo le tortuose vicende legate al fallimento  della candidatura Orlando. Eletto Villari con designazione unilaterale e i voti della sola maggioranza, non è che si siano determinate storture in ambito costituzionale o di regolamento. Ma dato il susseguirsi degli eventi e il particolare contesto, nessuno può cavarsela asserendo che poichè non ci sono state violazioni, la presidenza Villari è regolare e dunque va bene.

Vero è, che dopo le  ripetute bocciature della candidatura Orlando, sarebbe stato utile che l'Italia dei Valori presentasse una rosa di nomi in alternativa, non fosse altro per  evitare che inutili radicalizzazioni esponessero un fianco politicamente - e numericamente -  troppo debole.  Se all'avversario è data la possibilità di selezionare un rappresentante in campo opposto, è scontato che  la scelta cada, non già su colui che meglio incarna il ruolo di garanzia,  ma sul  più malleabile. Sotto questo profilo Villari ha il curriculum ideale : ottimi rapporti con la destra e un percorso di esperto  saltatore da una formazione e l'altra.

Data però l'esigenza di una candidatura differentemente espressa, per lo stesso particolare regime di monopolio di buona parte degli assetti televisivi, si rende  indispensabile una figura sulla quale convergano i consensi. Ovvio che il PD chieda le dimissioni del neoeletto presidente o, in alternativa, che mediti nei suoi confronti,  il provvedimento disciplinare. Scelte maturate al di fuori del partito o del gruppo parlamentare e comunque in disaccordo con gli stessi, non sarebbero tollerate manco in una formazione anarchica. Inutile che si strilli al ritorno dello stile PCUS. Non c'è elettore del PD che io conosca e che in questo momento non si stia chiedendo come si è potuto arrivare a questo ennesimo cul de sac, ma soprattutto se il criterio di affidabilità e di condivisione del progetto, rientrino ancora nei parametri con i quali si scelgono i candidati da inserire nelle liste elettorali. E gli alleati.

Ma per tornare a Villari e al suo stravagante modo d'intendere il concetto di problema e di risoluzione del medesimo, l'elezione a presidente - a suo dire -  conferirebbe alla sua persona  il rilievo politico di uomo cerniera, ruolo indispensabile  nella difficile arte del dialogo tra opposizione e maggioranza.Il che ovviamente rende necessario il presidio della posizione.  Non so davvero, immaginando quale futuro. Certo è curioso un presidente che promuove il dialogo sulla propria successione, senza manifestare la benchè minima intenzione di dimettersi.

Ma probabilmente la chiave di tutto sta proprio in quel presidio della posizione, buttato lì da Villari, con disinvolta spensieratezza. E nel rifiuto di Di Pietro di adire al compromesso : una nuova candidatura o la rinunzia ad avere un presidente dell'Italia dei Valori. In entrambi i casi, mi sembra,  ci si allontani dal problema politico, ovvero dalla tutela dell'interesse comune, per far luogo al vero motivo della disputa : un problema di poltrone e dunque, cosidetto di casta. Spero che Veltroni, in evidente difficoltà, si cavi d'impaccio, decidendo in entrambe le circostanze, quello che molti si attendono. Un bel calcio nel sedere agli amanti del presidio. Rilanciato da tutti i notiziari della sera. E in perpetuo su You tube.

Scritto da sedlex in: democrat
commenti: commenti (5)(popup) | commenti (5)
domenica, 16 novembre 2008
06:26

Requiescat

palazzaccio413806192_d5b10c9f60

Il prontuario dell'esponente cattolico di maggioranza, non contempla risposte di merito. Nelle apparizioni televisive, nelle dichiarazioni, nessuno si prende la briga di approfondire, dimostrare o misurare. Ogni argomento, marchiato dalla ripetitività ossessiva di espressioni pronunziate in spregio al verosimile, all'etica, al decoro, mira semplicemente a circoscrivere la libertà della persona entro limiti  che ne impedirebbero il diritto a tutelare la propria salute e a condurre un'esistenza dignitosa.

 Rispetto a questo, non c'è chiacchiericcio sulla natura dell'alimentazione forzata o sull'accertamento della volontà di Eluana, che tenga. Men che meno speciosi paralleli con l'eutanasia potrebbero mettere in discussione quanto era già scritto nel nostro Ordinamento e che  la sentenza della Cassazione, sulla scorta di corpose relazioni scientifiche e di una puntuale esegesi giurisprudenziale, ha sancito, soprattutto nella parte in cui si esclude che in simili scelte definite personalissime , sussista  il coinvolgimento di  un interesse pubblico. Una legge sul testamento biologico sarebbe auspicabile solo entro il perimetro costituzionale disegnato dalla sentenza.

Ma non è aria. E mentre da alcune parti si negano le strutture sanitaria, da altre si mette in scena la farsa del cavillo fraudolento che lascia poco sperare nella futura sobrietà della disputa. Storpiato, come oramai è d'uso, il contraddittorio, devastato il lavoro dei tribunali, la solita ibridazione che non serve a nulla e che anzi,  in alcuni casi complica e aggrava i problemi, sarebbe  dietro l'angolo. Meglio niente. Magari il silenzio, se ne siamo capaci.

Scritto da sedlex in: palazzi di giustizia
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, 13 novembre 2008
10:46

Aspettando

e7

Ogni volta che gli viene rivolta  l'abusata  domanda - cosa prova? - Beppino Englaro risponde parlando di Eluana, o al più di una condizione genitoriale, sempre espressa però , in termini di disagio esistenziale, mai emotivo.

Beppino avrebbe potuto servire il suo dolore sui piatti d'argento dei talk show della sera, magari autoassolvendosi  con  quella  visibilità che sembra oramai indispensabile  al successo  di ogni causa. Invece ha scelto di tenere un contegno differente, per  consentire più spazio al tema civile e dei diritti, piuttosto che a quello dell'ambito  privato.

Ha resistito con dignità alla violenza che procedure complicate infliggono a chi, ha visto uno spiraglio nella Giustizia. E  predisponendosi  ad un'attesa che quando non è vana, prelude ad altre attese ed altre ancora  genera, ha imparato a sue spese a vivere in una dimensione che noi possiamo solo immaginare.

Tutta la scienza e la coscienza del mondo dovrebbero soccorrere  il suo essere padre e cittadino. Comprese quelle sedi istituzionali,  le stesse che invece di tutelarne i diritti, hanno consegnato lui e sua moglie al superamento di altri ostacoli e ad altre attese.

E da ultimo la tempestiva intromissione del Pontificio Consiglio per la salute che con espressioni pesanti ed irrispettose, ha espresso anticipata condanna su eventuali decisioni della più alta magistratura di un altro Stato.

Nelle mani di magistrati - eccellentissimi supremi giudici - chiamati a decidere su correttezze procedurali , non è solo la liberazione di Eluana dalla sua triste condanna ma il diritto di Beppino e di sua moglie a vivere il dolore del distacco, elaborando un lutto che dura da diciotto anni.

Scritto da sedlex in: palazzi di giustizia
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
martedì, 11 novembre 2008
19:09

Costruire democrazia ( sempiterne stelle e strisce)

stars and stripes forever5020165

C'è un detto in uso a Washington che più o meno recita così :  solo in due circostanze puoi far sgombrare un eletto dal seggio che occupa al Congresso : se viene sorpreso a letto o con una donna molto morta o con un bambino molto vivo.Tanto per dire come la bianca ( e bellissima) testa di Ted Kennedy, non sia un fatto inconsueto, come pure non lo sono per altri, gli 11 mandati, corrispondenti a diversi lustri di onorato servizio, che poi, a dirla tutta, si risolve nel ricevere schiere di lobbisti, distribuire favori,  riceverne e raccogliere fondi elettorali quando ve ne sia necessità. Cioè di frequente.

Tutto questo mentre i due principali partiti che in campagna elettorale sembrano macchine  imponenti, partecipate ed oliatissime,  per il resto del tempo si riducono ad entità evanescenti e a tratti, sin poco distinguibili l'uno dall'altro.

Non per niente, e da anni,  la fiducia che i cittadini ripongono nel Congresso di Camera e Senato è sotto al 20%

Dico ciò a beneficio dei recenti  entusiasmi filoamericani, spesso legati ai fautori della politica vicina alla gente - ma poi se domandi loro come ci si deve regolare quando ti accorgi che la gente vuole impiccare l'immigrato al palo più alto, non sanno rispondere - o di quelli del rinnovamento - ma se poi  domandi loro di quali contenuti  riempire il nuovo,ti parlano di ricambio della classe dirigente in termini anagrafici, ovvero fanno come Berselli nel suo ultimo Sinistrati che in 181 pagine al netto dell'indice dei nomi, ne destina solo 23 ad un  che fare più disperato e discutibile del resto della sua storia sentimentale di una catastrofe politica, (libro invero piacevole, quantunque apocalittico) -

Insomma tutti coloro che guardano all'America, pensando di poterne replicare i modelli qui da noi, dovrebbero invece riflettere sulla connaturata propensione al cambiamento di quel popolo, tratto caratteristico che coniugato con l' effettiva possibilità di liberarsi di  quello che si ritiene, non funzioni, è tra i motivi del successo di Obama.

In tutto questo, un ruolo speciale l'hanno svolto le Primarie, consentendo agli elettori di esercitare un reale potere nella designazione del candidato. Tant'è che in entrambi i campi, si sono verificati risultati in controtedenza rispetto alle volontà  dei  partiti. Anche Mc Cain era un outsider in casa repubblicana.

Eh sì, gli Stati Uniti sono proprio una grande democrazia, (la più grande che il denaro possa comprare, per dirla con Greg Palast ) comunque la si pensi però, una democrazia incardinata su regole che la maggior parte dei cittadini segue perchè condivide, trova utili  e su  un Sistema in grado di punire severamente i grandi e i piccoli trasgressori. E' tutta lì la certezza di potersi liberare di quello che non funziona.

Ora, noi perdiamo molto tempo per correre dietro ai rialzi, alle tinture, alle battute, ai loft e al discutere sul  come si deve discutere e soprattutto come si deve comunicare quel che si è discusso ( cioè nulla)  ma nemmeno un briciolo di tutte queste energie ci viene in mente di investire nel pretendere che si costruisca anche da noi una democrazia tale da consentire al figlio dell'operaio di diventare presidente della repubblica.

A partire da vicino vicino, da quella legge elettorale  che ci vede poco coinvolti ma che così com'è, ci sottrae potere decisionale. Stabilire come si smazzano le poltrone non è un passo verso il famoso ricambio ? Proporre primarie istituzionalizzate, non realizza nei partiti maggior democrazia? E ancora sul federalismo, sulla riduzione del numero degli eletti in camera e senato, sull'abolizione del bicameralismo perfetto e su tutto quanto fu l'asse portante, non solo della campagna elettorale del PD, ma della sua stessa costituzione.

Perchè siamo sempre pronti a denunziare la nostra scarsa mobilità, il malfunzionamento dell'ascensore sociale, ma non c'interroghiamo mai veramente sul perchè dal parlamento, alle banche, alle aziende, all'università, il nepotismo è così radicato?Davvero siamo convinti che un'opportuna regolazione non riesca a contrastare il fenomeno?

Forse  in quanto detto non c'è tutto il rinnovamento che molti si aspettano, certo che però avviare una simile riflessione sarebbe un buon inizio. A meno di pensare che tutto ciò sia meno interessante del vuoto rivendicare più spazio  negli organismi dirigenti o dei dibattiti sul trilocale di Veltroni a Manhattan.

Scritto da sedlex in: americana, democrat
commenti: commenti (5)(popup) | commenti (5)
lunedì, 10 novembre 2008
12:35

A tutta pagina (ma che belle che sono..)

La prima pagina allude ad una celebre pubblicità.

La seconda ad un noto conduttore.

La terza è dedicata ad una ministra.

La quarta agli studenti...

Oggi, abituale giorno di riposo, il Manifesto esce egualmente. Solo  con quattro vignette firmate Vauro. Una per pagina. A tutta pagina.

Tanto non le pubblico. Che aspettate?

 

Scritto da sedlex in: uncategorized
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
domenica, 09 novembre 2008
21:12

La sua cattiva strada (dite a mia madre che non tornerò)

1

La cattiva strada nasce in collaborazione con Francesco de Gregori, nel 1975. Ma come luogo deputato del proprio sistema etico e di valori, Fabrizio de Andrè l'aveva concepita già da tempo. Anzi era proprio lì che aveva cominciato, dalle cattive compagnie - mia madre mi disse: non devi giocare con gli zingari del bosco ma il bosco era scuro l'erba già alta, dite a mia madre che non tornerò - Nei versi di Sally,  che ovviamente non alludono ne' agli zingari ne' alla mamma di De Andrè,  è indicata con nettezza, la  scelta  di chi abbandona i privilegi di una condizione borghese con il suo bagaglio di regole e proibizioni, per adottare una filosofia di vita meno agevole ma più libera. Una strada che è cattiva ma solo perchè impervia.  

Quel tragitto prosegue  nel segno di  François Villon e, attraverso l'ascolto delle sue canzoni, di una vera e propria presa  in carico dell' Universo Brassens,  in una sorta di educazione sentimentale distante appena un soffio da quella politica. Tutto ciò sospingendo De Andrè ad un approdo che ben definiva la sua visione del mondo : il pensiero anarchico di Bakunin, Stirner, e Malatesta.

Tutta la sua produzione viaggerà su questa direttrice. Dalla Città Vecchia a  Preghiera di gennaio fino ad Anime salve, De Andrè non abbandonerà mai la cattiva strada. Più che per un tratto di coerenza, per caparbietà nella convinzione che solo quella zona fosse davvero franca, inibita al Potere.

Diverse iniziative, nel decennale della sua scomparsa, sono già in cantiere, sollecitate da una memoria viva e  vitale che continua a produrre  un atipico fenomeno di diffusione della sua musica, anche tra i giovanissimi.

Tra queste - presentato in anteprima al Festival di Roma, il documentario di Teresa Marchesi  Effedià sulla sua cattiva strada.

Un lavoro di paziente (ed amorevole) collazione di stralci tratti da interviste, clip, concerti, in cui l'assenza di una voce narrante lascia molto spazio alla manifestazione in proprio della  personalità cordiale, aperta di un musicista colto, versatile e con un grande talento per la ricerca e la divulgazione.

Io credo che qui da noi Georges Brassens, pur affidato alle intelligenti cure di Nanni Svampa e Fausto Amodei che avevano preferito tradurre quel francese così denso nei rispettivi dialetti o di Beppe Chierici, raffinato interprete ma pochissimo noto, non sarebbe sopravvissuto nella memoria di ognuno, se Fabrizio de Andrè non se ne fosse appropriato, restituendoci condensata in sei brani, tutta l'essenza della sua vastissima produzione. Così come la curiosità per Mutis, Lee Masters, Pivano, Dylan, Coen, nasceva spontanea, essendo sufficiente una sola canzone o un accenno,  per innescarne il dispositivo.  Un tratto questo di generosità intellettuale come di chi  spalanca al prossimo il suo mondo e lo rende disponibile a nuove appropriazioni.

Tutto questo è contenuto nel DVD e in due libri fotografici (ma non solo), curati entrambi da Guido Harari, uno titolato Fabrizio de Andrè Una goccia di splendore, una biografia corredata da foto inedite e appunti  e un altro Evaporati in una nuvola rock in cui interviene anche Franz di Cioccio che è invece il diario collettivo del tour con La Premiata Forneria Marconi. Entrambi davvero belli corposi ed imperdibili.

E chissà che la Fondazione non voglia anche editare le riprese video del Tributo a Fabrizio De Andrè al Teatro Carlo Felice del 12 marzo 2000. Di quell'evento alcune interpretazioni sono presenti nel dvd : Zucchero,Vasco Rossi e Franco Battiato così commosso da non poter ultimare l'esecuzione di Amore che vieni  amore che vai.

Effedià sulla mia cattiva strada è un documentario di Teresa Marchesi prodotto dalla Fondazione de Andrè 2008

Fabrizio de Andrè, Una goccia di splendore è un libro curato da Guido Harari edito da Rizzoli 2008

Fabrizio de Andrè & PFM Evaporati in una nuvola rock è un libro curato da Franz Di Cioccio e Guido Harari edito da Chiare lettere.2008

Scritto da sedlex in: musica, libri, intègrale
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
domenica, 09 novembre 2008
11:53

E poi..

Giorgiana 2484520866_4c677a7a65_o

Del generale clima di Restaurazione, l' Uomo di Potere, oramai invecchiato, ancora non del tutto fuori dal Gioco - sebbene nell'impossibilità di condizionarne le regole - e che prende a  straparlare, è il classico coronamento .

Nei casi letterari -  siamo a Shakespeare o ai tragici greci, il repertorio è quello -  il manifestarsi della (lucida) follia, induce il pubblico a  riflessioni importanti.

Ma Cossiga tutto è fuori che folle, lo sembrava assai di più quando invece di mandare lettere al capo della polizia e per conoscenza ai giornali, impartiva al medesimo, ordini di servizio un po' meno manifesti.

Fin qui però nessuna novità, a meno che non si consideri sensazionale che l'ordine pubblico, sotto il suo ministero, fosse governato da un'unica Ratio: creare caos e disorientamento.

Qualcosa che sta alla Verità come i poliziotti armati e travestiti da manifestanti  stanno alla tutela delle garanzie costituzionali.

Cossiga teme che il diffuso consenso, la simpatia che questo nuovo movimento degli studenti, naturalmente ispira, destabilizzi l'ordine costituito. Chissà come mai i movimenti in partenza sono tutti lieti e non violenti e poi...

Si provi a leggere il suo ultimo scritto in questa chiave e tutto torna, compreso l'e poi... carico di responsabilità statali. Allora.

Cossiga dovrebbe dire chi sparò a Giorgiana Masi al culmine di una giornata - 12 maggio 1977 -  durante la quale, dati gli eventi, la vittima era sembrata a noi tutti, nel conto .Otto ore di scontri. Manco in guerra.

E passi che le dinamiche sono note e le foto e le controinchieste e il resto ma questa storia della vittima che serve alla causa dello Stato non è solo esibito cinismo. E nemmeno il delirio di un vecchio. Se in tali frangenti, mi piacessero le interpretazioni psicoanalitiche, potrei definire ciò,  impulso a confessare, quello che travalicando il consapevole, prepara il terreno alle  rivelazioni.

Ma Cossiga non dirà proprio nulla, interrogato varie volte, ha risposto che non vuol creare altro dolore. Probabilmente desidera solo essere parte del progetto di restaurazione di cui si diceva all'inizio, un programma a cui ha fornito un decisivo contribuito, insieme ad altri che, diversamente da lui,  preparavano la discesa in campo, iscrivendo il proprio nome in liste segrete.

Forse un ciclo che si pensava chiuso, si sta invece concludendo in questo periodo.

Nella foto, credo l'unica disponibile, Giorgiana Masi, scriminatura al centro e abitino fantasia, nel broncio della fototessera, incredibilmente simile a moltissime ragazze di allora

Scritto da sedlex in:
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
sabato, 08 novembre 2008
06:35

Tutti quelli che ( e sono milioni)

Obama39

.... hanno sottoscritto per la campagna di Obama, stanno ricevendo in queste ore, una e- mail di ringraziamento intestata a loro nome e firmata Barack. Lo stesso vale per i volontari. 

Il prossimo ( e qui da noi, siamo già a quota quattro) che avendone trovata una nella propria mailbox, se ne meraviglia elogiando, commosso, l'impareggiabile sensibilità dello Staff o ne pubblica il testo inglese, manco si trattasse di un invito personale per il the, su carta intestata White House, e non  di normale attività di mailing, d'uso presso  ogni comitato elettorale che si rispetti ( anche dalle nostre parti...ebbene sì) , sarà proposto per il premio " Periferia dell'Impero". 

Mai seguito un pochettino più dappresso la campagna elettorale di un candidato in patria, fratello?

E questo vale anche - anzi, a maggior ragione - per i componenti della Direzione Nazionale del Partito Democratico italiano, non eletti direttamente alle Primarie ma nondimeno membri effettivi, in quota al Segretario. Del quale episodio, non si registrò, ne' allora ne' mai, analoga vanteria, ne' orgoglio, ne' menzione, ne' gratitudine, ne' meraviglia.Tralascio il nome, tanto hanno capito tutti chi è.

 nell'illustrazione Barack e Michelle Obama dopo aver ringraziato personalmente i supporters italiani

Scritto da sedlex in:
commenti: commenti (15)(popup) | commenti (15)
giovedì, 06 novembre 2008
14:56

La giacchetta di Barack

Obama 30

Questa corsa all'obamizzazione, prevedibile ma, quantomeno nella gente comune, non sempre connessa con la logica di stare ad ogni costo col vincente, magari ci mena buono e introduce nel dibattito politico, che qui da noi  trascura un po' troppo quel che succede altrove, qualche elemento interessante.

Obama non è l'esplosione inattesa della voglia di invertire la rotta degli elettori statunitensi ma egli stesso l'incarnazione di un cambiamento che nella testa e nel profondo dell'animo degli americani, è già avvenuto. Differentemente da quanto capita spesso in politica : la voglia di cambiare, senza essere disposti a cambiare noi stessi, quel che poi diventa un fertile terreno per l'inverarsi di logiche gattopardesche.

Ed è proprio il colore della pelle di Barack Obama, la spia inequivocabile di questo mutamento. Assai più di un afroamericano : un meticcio. La prova vivente della società in complessa evoluzione.

Dunque lasciamo pure che lo si tiri un po' per la giacchetta, in questi giorni si sente affermare qualsiasi cosa : che Obama è per le coppie gay e non lo è, che è per l'aborto e che non lo è,  che è più vicino alla destra che alla sinistra o viceversa, che è un esponente dell'elite liberal o che ha uno spirito autenticamente popolare e via dicendo.

Non vale la pena, al di fuori di ambiti ufficiali, di aggiustare il tiro o di frenare gli entusiasmi. Non c'è niente di male se ognuno vuol  appropriarsi di una figura, a conti fatti, estremamente positiva. Obama esce da una campagna elettorale ipercontrollata da severissimi esperti. Alla fine di queste corvee in cui anche i particolari più infinitesimali, vengono  vagliati, essere riuscito a sembrare egualmente naturale e spontaneo, è già un risultato incredibile. Doveva convincere e vincere, cioè piacere alla gente. E (fortunatamente) ci è riuscito.

 Di qui a poco però, Obama sarà alle prese con problemi, i più gravi che si possano immaginare dai tempi di Roosevelt, con una stritolante macchina del potere, con le enormi aspettative che un'elezione come la sua, importa. Dovrà trovare una difficile quadratura tra questi elementi. Un banco di prova importante per sè, per il Partito Democratico, ma anche per i suoi sostenitori. L'universale consenso è destinato a scemare per lasciare il posto ad altre stagioni.

Il messaggio di Chicago conteneva forti allusioni alle difficoltà dell' immediato futuro in termini di comprensione delle scelte.Ma ... Io sarò sempre onesto con voi,  ha concluso. Un buon inizio.

nell'illustrazione Obama segue i risultati elettorali in televisione

Scritto da sedlex in: americana, election day 2008
commenti: commenti (popup) | commenti
mercoledì, 05 novembre 2008
17:49

Eco da un altro mondo

Mc Cain13

Stanotte qualcuno del pubblico, durante il discorso di McCain,  ha provato a fischiare al primo accenno del nome Obama. La foto qui sopra non esprime del tutto il disappunto, ma non c'è stato bisogno d'altro che quel gesto di riprovazione, le mani che respingono, una  smorfia infastidita  e il fischio è rimasto per aria. Il resto del discorso è stato pronunciato in un silenzio quasi perfetto.

Magari il fair play, il riconoscimento della sconfitta, il rendere omaggio al vincitore, il dire che comunque quel giorno sarebbe stato importante per gli afroamericani, fanno parte del bagaglio di un politico di lunga esperienza e per di più - officer and gentlemen - cresciuto in una famiglia con una consolidata tradizione militare e poi educato all'Accademia Navale. Un comportamento di circostanza, si potrebbe dire, ma il corpo non mente mai : il fastidio per quel fischio, era autentico.

Sono immagini che qui da noi, abituati come siamo alla pratica di umiliare l'avversario come metodo di confronto politico, arrivano davvero come eco dell'altro mondo. Qui la destra coglie addirittura l'occasione per ricordare a Veltroni che ha vinto Obama, mica il PD italiano e che dunque si faccia da parte e lasci lavorare chi si è aggiudicato il consenso. Mentre Romano Prodi ancora aspetta la telefonata di felicitazioni per aver vinto le Politiche del 2006.

Ma che male abbiamo fatto ?

Scritto da sedlex in: americana, election day 2008
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
mercoledì, 05 novembre 2008
07:18

We have overcome

Martin_Luther_King_Jr_NYWTS

This is our moment, this is our time. Da Memphis 1968 a Chicago 2008. Quarant'anni per chiudere una fase. E anche se le sfide  non sono certo al termine, chi ha messo al centro del proprio modo di pensare la politica e di agire, il tema dei Diritti, vive oggi un momento speciale  . E' stata una notte piuttosto lunga e incerta ma stamane, almeno le parole della celebre canzone  possono essere cambiate we have overcome. Ce l'abbiamo fatta.

Scritto da sedlex in: americana, election day 2008
commenti: commenti (7)(popup) | commenti (7)
lunedì, 03 novembre 2008
17:50

Change we need

Certo la questione  razziale, il tema più menzionato insieme alle complicazioni della macchina elettorale, in quest'ultimo tratto che separa  Barack Obama dal risultato definitivo, esiste. Tuttavia le previsioni  hanno rivelato esserci negli Stati Uniti, non solo un gran numero di americani bianchi pronti a sostenere un uomo di colore a guida della Casa Bianca,  ma che la maggior parte degli americani di origine latina o asiatica voterà per lui - per non parlare dei cittadini che appartengono oramai almeno a due razze -  scongiurando così il rischio di un'ulteriore dinamica legata al colore della pelle.

La politica dell'identità razziale nata negli anni novanta sullo stigma del politicamente corretto, cioè di quella oscenità autoassolutoria che nelle sue forme degenerative autorizzava chiunque ad evitare di fare i conti con i propri istinti peggiori,  ha le ore contate. E con essa muoiono anche le istanze neocon, le guerre sante, e la paura delle invasioni barbariche. Ne resteranno retaggi, cascami,  ma non condizioneranno più le scelte politiche.

Nemmeno nell'ipotesi disperata che vincesse McCain, si prefigurerebbe un ritorno al passato. Poichè sulla presa di distanza di  quel passato lo stesso candidato repubblicano ha impostato la propria campagna: Io non sono Bush   

Il declino del movimento conservatore americano è iscritto nei mutamenti demografici e razziali, nel fallimento di un intero sistema di regolazione economica e sociale. Un combinato di disparati conservatorismi animati da principi quali l'anticomunismo, i forti investimenti militari, la diffidenza nei confronti dello Stato, la reazione ai movimenti di liberazione degli anni sessanta e più di recente la paura del terrorismo, crolla sotto i colpi del fallimento in Iraq o del meltdown di Wall Street ovvero nel fatto che nonostante la nomina alla Corte Suprema dei conservatori Alito e Roberts non si sia riusciti a riconsiderare la storica sentenza Roe vs Wade e l'intera legislazione sull'aborto che ne scaturì. Tutto questo mentre le Corti dei singoli stati  dal Massachussetts al Connecticut alla California, continuano a regolarizzare i matrimoni gay, oramai dato di fatto acquisito in vaste zone del paese.

Tramonta l'epoca inaugurata da Ronald Reagan e da Margaret Thatcher, i blue collar sottratti vent'anni fa ai democratici dal mix spavaldo ed irridente di ottimismo capitalistico e senso di rivalsa culturale nei confronti delle elite liberal, sono sempre più poveri e delusi. Politiche modellate per arricchire i privilegiati non possono essere destinate ai vari Joe the Plumber.

I conservatori non sembrano più in grado di riflettere il paese che cambia.

Di qui ai prossimi giorni sapremo quali siano stati gli elementi deteminanti di una scelta ma comunque vadano le cose, la defezione di Colin Powell resterà per sempre l'emblema di un particolare tipo di cambiamento. Non un semplice endorse. Ognuno lo ricorda all'ONU, agitare la fiala di veleno nucleare - Questa in mano a Saddam può distruggere il mondo in poco tempo. Questa è la ragione per cui l'America interviene -

4187 americani morti in Iraq e un numero imprecisato di soldati offesi a vita, nella mente e nel corpo, per una menzogna. Un' entità numerica mai calcolata ma esorbitante, di vittime civili. E per sovrapprezzo,  lo scempio di Abu Graib. Questo è il seguito della storia, questo il motivo per cui Powell si è pubblicamente  vergognato di essersi prestato all'inganno.

Non lo appoggio perchè abbiamo lo stesso colore della pelle so che è cristiano ma anche se fosse musulmano non farebbe alcuna differenza, perchè ricordo un soldato che partì diciottenne per l'Iraq ed è sepolto ad Arlington e sulla sua lapide c'è la mezzaluna. Lo voto perchè è giovane e ha l'intelligenza e la curiosità necessarie per cambiare questo Paese e per non isolarlo dal mondo.

E' stato da quel momento che Obama non ha più smesso di salire nei sondaggi. Se Obama vince, un sistema politico e culturale che ha portato gli Stati Uniti sull'orlo del tracollo, sarà definitivamente sconfitto.

Varrà anche per noi che a distanze siderali non potremo fare a meno di considerare quanto degli elementi fondanti della cultura e della politica della nostra Destra si ispirano al modello Reagan, Thatcher , Bush. E trarne le dovute conseguenze.

Scritto da sedlex in: americana, election day 2008
commenti: commenti (3)(popup) | commenti (3)
domenica, 02 novembre 2008
11:44

La spinta propulsiva del (trascorso) ottobre

maggio p 457

Ogni generazione dovrebbe aver diritto alla propria rivoluzione culturale. Ma di qui ad ammazzare ogni volta il Padre, diciamo che ce ne passa. Come dire che un lavorio così  minuzioso, ed estenuante come quello di mettere in seria discussione ogni manifestazione del Potere, potrebbe essere compiuto ad ogni levata di slogan o scazzottata con immancabile squadraccia - qui squadretta, anche se egualmente proterva. E armata. Loro sì che non cambiano mai -

 Vale la pena di ribadirlo, a causa dei reiterati paragoni con i movimenti dei tempi andati, in verità sfinenti, come il parallelo aritmeticamente stravagante dei carabinieri con i bidelli o la presunta connessione baroni - studenti. Roba da propaganda Fide, tanto per riempire i talk show della sera e per spostare l'attenzione dalla politica concretezza  delle questioni che questo Movimento, autonominatosi Onda, pone, per trasferirla  su argomenti forse  più coloriti, ma di nessun interesse.

 Piacerebbe a questo governo una seppur piccola degenerazione, altri scontri e nuove violenze. Ma la voragine tra chi vede al centro del proprio futuro il Lavoro e chi quello stesso tipo di futuro ideologicamente rifiutava, pensando ad altra società, importa atteggiamenti, non solo strategici, differenti.

Qui non si assalta il cielo. Si circonda il palazzo della Pubblica Istruzione nella speranza di un confronto politico che sortisca il risultato. Il che non  minimizza affatto la spinta propulsiva dell'Onda ma al contrario ne garantisce la forza, il consenso, e, si spera, la longevità.

In tal senso questi giovani pur gelosi -  e a buon diritto -  della propria autonomia, hanno capito non solo di aver bisogno di alleanze ma anche quanto ricca di  insidie sia questa stessa pratica. Lo hanno saputo, a loro spese, gli studenti di un municipio di Roma che il giorno antecedente gli scontri di piazza Navona,  hanno inteso manifestare con gli studenti di destra, dai quali poi  hanno saputo  prendere le distanze,   diversificando i cortei. Ancor di più ne sono consapevoli gli universitari, per quanto concerne  il rischio di battaglia conservatrice che la protesta potrebbe assumere,  se rimanesse tale, cioè senza l'elaborazione di proposte in alternativa.

A noi non resta, invece che rimembrare un passato che più passato non si potrebbe,  trarne le lezioni del caso : un governo che  grazie ad un netto consenso è   poco incline a lasciare spazio al controllo democratico, rende, a tratti, inefficace, la sola pratica riformista d'Opposizione. La democrazia ne risulta così, azzoppata. 

Salvo che nel Paese non si muova altro tipo di Opposizione in grado di riattivare l'intero meccanismo.Tutto ciò, in democrazia, corrisponde all'interesse dello stesso Paese. Niente di utopico o di rivoluzionario. Soprattutto niente di criminalizzabile. Anzi.

( un manifesto del maggio parigino 1968 con ben altre indicazioni strategiche)

Scritto da sedlex in:
commenti: commenti (3)(popup) | commenti (3)