venerdì, 29 febbraio 2008
17:32

Quante storie...( se otto milioni vi sembran pochi )

tricarico

Primum Auditel . Ma non avendo ancora imparato a coniugare la qualità con il box office, si rimane nella terra di nessuno con un contenitore ibrido, non dissimile da quelli che la televisione somministra abitualmente. Con la bionda e con la mora, rintanate nei rispettivi ruoli, che convivono col fischio di De Andrè, la coreografia di Gino Landi  con i licenziati e le mise di Ferrè (negli unici due abiti della collezione in cui cita Capucci) con i precari, più una valanga di messaggi edificanti, una consistente dose di luoghi comuni  vecchi e di ultimissimo conio e molti spot . Niente di male, in fondo il potpourri apparentemente sconclusionato è la ricetta che sta alla base di Blob, ma in quel caso  il motore è la satira e il filo conduttore un montaggio fortemente allusivo.Qui invece ci si prende sul serio . Ad ogni buon conto  per essere uno spettacolo che poggia su una formula antiquata  e che nonostante tutti gli sforzi e gli ammicchi, si destina ogni anno di più, ad un pubblico anzianotto, gli otto milioni di telespettatori  che diventano dieci, quando l'Irregolare si ammanetta per cantare fuori concorso,non sono poi una gran tragedia.Raccolta pubblicitaria stimata in quaranta milioni , da ricontrattare o compensare per il futuro, a parte La televisione generalista è morta (da un bel pezzo) come ci viene ripetuto , ma non sarà il Festival a seppellirla definitivamente. In tutto questo, la musica si comporta come può, perso il suo ruolo centrale, procede per conto proprio, qualche lampo, qualche caduta ,un po' di premi. Al solito. Salvo che in televisione la ripetitività uccide più che altrove, tra una settimana tutto sarà dimenticato così si potrà procedere a designare il prossimo innovatore o a confermare chi già c'è ( è indifferente). A meno che non si voglia cominciare a falcidiare dalla prima fila, giù in platea ( non sarebbe indifferente).

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giovedì, 28 febbraio 2008
17:16

Se l'Evento non c'è (meglio inventarlo)

Qui non si è guardato Sanremo non già perchè si sia esclusivamente dediti ai quintetti d'archi, alla Qualità Totale, o all'ascolto di  performances di sceltissime avanguardie, ex o in carica che siano (tutto cambia meno l'avanguardia). Ne' si è totalmente insensibili al fascino del Nazional Popolare da Vola - colomba - bianca - vola - diglielo - tu, ai giorni nostri. Semplicemente da tre giorni tre, per motivi di servizio , si torna a casa, troppo tardi alla sera, giusto in tempo per il Dopofestival di Elio e le Storie Tese, pregevole anzichenò, quantunque le speranze che il match Luzzatto Fegiz vs Cutugno portasse all'annullamento totale dei contendenti, siano durate l'espace d'un matin. Pace (pubblica!) fatta tout de suite come da protocollante Costume Nazionale.Che amarezza. Essendo però discretamente interessata alle sorti  della tripletta Tricarico - Cammariere - Gazzè e libera per tempo in serata , provo ad allestire il desco e l'apparecchio televisivo per amici egualmente desiderosi capire perchè se, come tutti dicono, L' Evento non c'è , se ne parli tanto, ovvero perchè il calo di ascolti sia più analizzato, discusso e rilanciato di quanto quel  terzo di elettori, probabili astenuti nel voto di aprile, meriterebbe .Ovviamente non sarà questo il vero piatto forte della serata ma, da domani si potrà conoscere anche il parere della Tenutaria sul Festival 2008 . Manca solo quello, a quanto sembra.

Nell'illustrazione l'avanguardista Faithfull Marianne in concorso a Sanremo nel 1967 con il brano " Quando ballai con lui " il cui testo, per decenza, si evita di riportare

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giovedì, 28 febbraio 2008
08:43

Johnny canta (meglio di tanti altri)

La vendetta è un sentimento nobile per Oscar Wilde e un piatto freddo per altri. In questo caso la vendetta è un pasticcio di carne ( una delle poche pietanze edibili della tradizione britannica ) per cui va pazza tutta Londra, e che la signora Lovett, lunare imprenditrice gastronomica, vende nella sua bottega, presumibilmente rifiutando di rivelare l'ingrediente segreto. 

Un libro, attribuito  a Malcom Rymertre ma probabilmente scritto collettivamente in una bottega ottocentesca, due versioni cinematografiche e una televisiva (Schlesinger alla regia e Ben Kinsley, fantasticamente istrionico, ai rasoi ) , un musical che Stephen Sondheim mette  in scena a a Broadway (567 repliche e 8 Tony Awards) con Angela Lansbury e Len Cariou, che diventò meta dei pellegrinaggi di famiglie in vacanza. Il tutto per raccontare la storia di un killer seriale, già uomo risolto e felice, divenuto incompreso e disperato per colpa del  giudice Timothy Spall che, innamorato della di lui moglie,  gli ha inflitto un'ingiusta condanna al solo scopo di allontanarlo e usurparne sposa e  figli.

Un soggetto che Tim  Burton,  al quale Sweeney è sembrato avere un che di  Edward Mani di Forbice, ha rimaneggiato con estrema cura, senza dimenticare i maestri di riferimento Mario Bava e Vincent Price e i disegnatori americani Chas Addams e Edward Gorey. Risultato : uno shock culturale dove il macabro diventa un inconsapevole simbolo ( Burton dice che non fa apposta ma che l'accostamento è fatale ) di tragica contemporaneità. Cosa non si farebbe  per amore e per vendetta  e così Sweeney, reduce dalle colonie penali  australiane, trovando la sua famiglia distrutta, cambia nome e mette su una barber shop  dove,  con calma e metodo, aspettando che anche il giudice vi  faccia tappa, per ingannare l'attesa , sgozza i suoi clienti, li getta   in una botola che comunica direttamente con il laboratorio di cucina,comparto lavorazione delle carni,   della  signora Lovett, cadaverico feticcio erotico , che nel frattempo è divenuta sua amante. Lei divorata dalla passione e lui dalla vendetta. Non rimane loro gran tempo per comunicare, per questo Lovett si concede il sogno dell'esistenza di una coppia qualsiasi cantando By the sea o Little Priest. Anche Depp - Sweeney, canta  praticamente per tutto il tempo, avendo Burton ridotto i dialoghi all'osso (quasi un film muto, ha osservato) e mentre il sangue che dalla sottile striatura dell'inizio, diventa quasi un fiume che scorre sotto la città, si materializza più di un'intuizione geniale , non ultima  quella di dare ad un lavoro orrorifico e feroce ,le sembianze del classico musical natalizio.

Il passaggio dal palcoscenico allo schermo non è dei più semplici,anche se la critica americana ha insinuato essere quest'opera degna dei musical di Vincente Minnelli.Burton riesce perfettamente nell'opera di trasposizione e soprattutto in quella di far cantare tutti (non professionisti) in modo impeccabile.Qui sopra un esempio classico di come il regista inseritosi nel set per dirigere Depp  ( o farsi dirigere, non è chiaro) sembra, anzi è , parte del film, nonostante l'abbigliamento contemporaneo e il fatto che trattasi di una pausa della lavorazione.Oscar a Ferretti e Lo Schiavo per la scenografia.

Sweenwy Todd il diabolico barbiere di Fleet street è un film di Tim Burton. Con Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Sacha Baron Cohen, Laura Michelle Kelly, Timothy Spall, Anthony Stewart Head. Genere Musical, colore 116 minuti. - Produzione USA, Gran Bretagna 2007. - Distribuzione Warner Bros Italia

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martedì, 26 febbraio 2008
07:18

Il romanticismo del Male ( Oil !!!!)

L'altra faccia del Sogno Americano  è un Incubo che  da Cimino a Huston a Ford a Griffith, senza tralasciare  James Dean e Spencer Tracy,  il cinema ci ha servito in differenti versioni . Nel caso del temerario There will be blood, uscito in Italia col titolo Il petroliere,  lo spirito intrinseco dell'esperienza americana, è incarnato dall'infernale protagonista Daniel Plainview che, ossessionato dalla ricchezza intraprende la sfida del petrolio con una tensione non dissimile da quella con la quale Achab  s'incapriccia e tartassa Moby Dick. Una tale mefistofelica impresa, ovviamente non può essere condotta attorniati da famiglie e affetti ma esige assoluta solitudine onde poter coltivare in pace, le  classiche, maniacali ossessioni di contorno. Capitalismo ed Evangelismo ,forze portanti dell'epopea a stelle e strisce sono coprotagoniste di questo bel colosso minimal  tratto dal libro    Oil !  anno 1927, scritto dal  giornalista muckraking, Upton Sinclair. Se qualche morboso spettatore, dopo aver visionato il terzo o quarto film americano della stagione ,sta chiedondosi se per caso non  sia in atto da quelle parti, un processo di romanticizzazione del Male, la risposta è senza ombra di dubbio : SI. Prova ne è che interrogati sull'argomento ,registi,sceneggiatori e produttori rispondono senza timidezza che poichè l'epoca è di transizione e l'orrore impazza,tanto vale indagarne gli anfratti con la massima cura. E indagando indagando...Grazie tante signori, ci state regalando splendide emozioni attingendo spesso da buona letteratura ma...la sensazione è che abbiate bisogno di una nuova stagione. Hillary o Obama, fate voi. Noi incrociamo le dita. Per voi e per noi.

 

 

IL PETROLIERE è Un film di Paul Thomas Anderson. Con Daniel Day-Lewis, Paul Dano, Kevin O'Connor, Ciarán Hinds, Dillon Freasier, Colleen Foy. Genere Drammatico, colore 158 minuti. - Produzione USA 2007. - Distribuzione Buena Vista

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lunedì, 25 febbraio 2008
12:50

Vince il caschetto

Non ci sono nomination  per le pettinature, se ci fossero state, il parrucchiere di Bardem  se ne sarebbe aggiudicate un paio di cui una, in contumacia,  per Mireille Mathieu ispiratrice della coiffure qui sopra . Al cospetto di questo  caschetto ben appiccicato, carrè , con tirabaci appena accennati , l'arma micidiale di cui si serve lo psicopatico omicida, diventa acqua fresca. Ed è così che il cattivo moltiplica le sue possibilità  interpretative  guadagnando un posto nell'Olimpo dei Perversi, gomito a gomito con Charles Laughton. Che dire dunque, di questo film dei Coen bello desertico e sanguinolento ? Tutto è stato scritto la settimana scorsa , comprese le laudi sperticate per il ritorno dei fratelli ad un cinema meno mainstream ( ma che c'era di male in Ladykillers e in Prima ti sposo e poi ti rovino?) e più nei registri dell'autorialità spinta. Eclettici, ironici, depistanti, cinefili ( e non è facile trovarne tra i registri) fino al midollo, anarchici nella caparbia determinazione di non voler rispettare le regole di alcun genere cinematografico, i Coen celebrano la loro rinascita artistica ( ma che c'era di male in Ladykillers etc...) portando sullo schermo un romanzo di Cormac Mc Carthy No country for old men (leggere anche quello ) e a casa, quattro statuette che,  di sicuro, non saranno che l'inizio di una lunga teoria di premi. Storia di una valigetta dei sogni scovata in un mucchio di cadaveri , piena di quattrini e di un marchingegno che segnalando la posizione  si tira dietro  folli e multipli  inseguimenti. Magnifica, poetica carneficina . Vista due volte di seguito.Che il distributore sappia.

Non è un paese per vecchi è un film di Ethan Coen, Joel Coen. Con Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson, Kelly MacDonald, Garret Dillahunt, Tess Harper. Genere Thriller, colore 122 minuti. - Produzione USA 2007. - Distribuzione Universal Pictures

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sabato, 23 febbraio 2008
09:03

Con Z de Zapatero

No es lo mismo . Il PSOE ha interamente fasciato un palazzo en la Gran Via di Madrid con questo slogan che punta direttamente ai disillusi e agli astensionisti che da quelle parti sono in prevalenza giovani.  Anche in Spagna si vota , con toni da tregenda tardofranchista , i vescovi sono sul piede di guerra, non fosse altro perchè il PP di Mariano Rajoi antagonista di Zapatero , ha esplicitamente rinunciato all'assist integralista dichiarando subito di essere favorevole all'aborto e di non voler smantellare l'impianto legislativo del precedente governo su divorzio breve e riconoscimento delle unioni di fatto. Come se non fosse bastato già l'atteggiamento niente affatto complice di sua maestà cattolica Juan Carlos I che dopo aver sistemato Chavez a Santiago del Cile, si è dedicato anche ai vescovi e al Ferrara spagnolo, Jimenez de Losantos - Ho detto a Rouco Varela ( l'arcivescovo di Madrid ) che preghino meno per me e la monarchia e si occupino più della Conferenza Episcopale che controlla la Cope - La Cope è la radio dalla quale de Losantos trasmette ogni giorno proclami, improperi e insulti  contro Zapatero definito ora come figlio dell'esorcista ora come  diavolo fatta persona e che tra l'altro, ha chiesto al re, colpevole di troppa condiscendenza verso il PSOE,  di abdicare . Juan Carlos aveva un rapporto amichevolissimo con Sandro Pertini che lo stimava profondamente. Ora se ne capisce fino in fondo il motivo. Ma, campagne denigratorie a parte,i cattolici sono in entrambi gli schieramenti e il voto potrebbe risentire del richiamo di Santa Madre Chiesa. Incrociamo le dita . Per il resto Zapatero imposta giustamente la campagna sulla valorizzazione dei risultati  ottenuti , in quattro anni di governo la crescita complessiva (economica ,culturale,politica) del paese è un dato inequivocabile e anche se rimangono sul piatto problemi irrisolti quali la riforma della legge sull'aborto, piuttosto antiquata e restrittiva ( è comunque ancora da depenalizzare il reato, per i casi non previsti) e quella sull'eutanasia,la Spagna ha acquistato sicurezza e dinamismo tali, da superare agevolmente l'Italia per reddito pro-capite e non solo. A Mariano Rajoi non rimane che la solita cantilena sui risultati che non sarebbero proprio tutti dovuti alla gestione Zapatero ma che verrebbero dalla buona conduzione precedente ,quella di Aznar.Ovvero tentare la Carta Universale della Sicurezza o del difficile rapporto con i separatisti baschi, un neo a dire il vero, quest'ultimo , nel generale successo della politica del PSOE. In vista della stretta finale , però , la sfida si è colorita di offerte a rilancio e mentre Rajoi promette aumenti delle pensioni e defiscalizzazione alle lavoratrici madri , Zapatero promette nuovi posti di lavoro con incremento di asili nido fino a 300.000 posti.Un palleggio destinato a farsi più serrato in vista dell'atteso faccia a faccia televisivo o cara a cara ,come lo chiamano loro.

Zapa3

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venerdì, 22 febbraio 2008
13:56

Elogio delle piccole resistenti (innamoratevi di Marjane)

Ottantamila disegni tutti  rigorosamente realizzati a mano e tutti in bianco e nero ( tranne il corpo al presente di Marjane che è rosa e Parigi che è a colori ) in commosso omaggio al neorealismo Italiano. Niente ricorso al digitale ma il cielo sa, cosa riesce a fare e che ci tiene  quel carboncino, tra luci ombre, chiaroscuri  e  caratterizzazioni. Ben seicento sono i personaggi, tanti ne occorrono a definire il mondo di Marjane, bambina cresciuta in una famiglia benestante, colta, comunista, in conflitto col regime dello Scià prima e dell'Ayatollah che molte speranze iraniane disilluse, poi . Irresistibile la carica ironica e rivoluzionaria nella narrazione di alcuni  paradossi : ragazzini costretti a ricorrere al mercato nero per un disco degli Abba ,il maschilismo di certi fidanzati o la fuga in una comunità punk (ma poi Dio le appare in sogno ed ha la barba di Marx).Tra storia,autobiografia e  poesia, Persepolis è un film contro tutti gl'integralismi, non solo quelli tipici iraniani .Premio della giuria a Cannes lo scorso anno e nomination all'Oscar 2008 .Ira funesta del ministro della cultura di Teheran (e chissene frega).Versione originale in lingua francese doppiata da Chiara Mastroianni e Catherine Deneuve ( la mamma di Marjane) versione italiana doppiata da Paola Cortellesi e Sergio Castellitto ( il papà ).

Persepolis è un  film di Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud. Genere Animazione, colore 95 minuti. - Produzione Francia, USA 2007. - Distribuzione Bim

Nelle foto in alto : Marjane redarguita dalle maestre islamiche.

In basso : Marjane da piccola, cresciuta nel mito di Bruce Lee,tiranneggia la sua  ( rassegnata) famiglia

Scritto da sedlex in: cannes 2007, oscar 2008, la fabbrica del cinema
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venerdì, 22 febbraio 2008
07:40

Il sorriso del vincitore ( ten)

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L'ultima volta che mi è capitato di vedere Obama in un programma televisivo, l'ho trovato attraente e davvero friendly mentre portava ad uno dei seggi  di Washington DC una scatola delle (immangiabili) ciambelle di Dunkin' Donuts. Di lì a poco, avrebbe stravinto il Potomac, costringendo Hillary Clinton, addirittura ad un cambio di staff. Ma nel preciso istante in cui la camera, ne riprendeva  le immagini, Obama  altro non avrebbe potuto fare se non  compiacersi dell'eccezionale affluenza e del fatto di essere riuscito a stanare i giovani dai campus portandoli  a votare. Il Barack Obama che percorre il vialetto antistante la scuola-seggio a fianco di un  amico infatti, non ha niente di trionfale , è un giovane uomo con un bel po' di responsabilità sulle spalle. Non avendo ancora nozione della vittoria, non si sente obbligato a gesto plateale o largo sorriso in favore di camera alcuno  .Le ali plaudenti di supporters arriveranno ma adesso c'è solo gente che dopo aver votato, viene via dal seggio alla spicciolata. Obama sorride brevemente, qualcuno gli chiede come va " sto andando!" risponde, parafrasando uno dei suoi slogan.  A vederlo però si capisce subito perchè nonostante il suo programma sia meno strutturato di quello di Hillary  e tutti i media gli rimproverino di avere poca esperienza, abbia fatto egualmente man bassa di voti e perchè, nel luogo simbolo dello schiavismo sudista, abbia riportato più di un  risultato inatteso : hanno preferito lui anche le donne e i bianchi , voti in parte sottratti al bacino elettorale di Hillary. In questa marcia trionfale lo hanno soccorso di sicuro il desiderio  - sin repubblicano - degli elettori  di liberarsi di Bush, la paura della recessione, il desiderio di uscire dal disastro dell'Iraq ,  ma soprattutto la sua grandissima capacità di trasmettere entusiasmo e di rinfocolare le speranze. Era così diverso Robert Kennedy, per storia , estrazione sociale, stile e linguaggi  ma aveva un talento speciale. Quel talento era però riflesso sui volti delle persone che lo andavano ad ascoltare, un talento che ricorda, molto da vicino quello di Obama. Dopo Robert Kennedy i più sostengono, l'America smise di sperare, di coltivare il sogno che qualcosa potesse cambiare

Niente di importante è mai accaduto in questo Paese se non quando qualcuno, da qualche parte, è stato disposto a sperare . Ci sono persone disposte a lottare quando si sentono dire «No, non potete», e loro rispondono invece «Sì, noi possiamo». È così che questo Paese è stato fondato. Un gruppo di patrioti che dichiarava l´indipendenza contro il potente impero britannico; nessuno pensava che avessero la minima chance, ma loro hanno detto: «Sì, noi possiamo». È così che schiavi e abolizionisti hanno resistito a quel sistema perverso, ed è così che un nuovo presidente ha tracciato una strada per fare in modo che non rimanessimo metà schiavi e metà liberi. È così che la più grande delle generazioni ha sconfitto Hitler e il fascismo, ed è riuscita anche a tirarsi fuori dalla Grande Depressione. È così che i pionieri sono andati ad ovest quando la gente diceva che era pericoloso; loro dicevano: «Sì, noi possiamo». È così che gli immigrati si sono messi in viaggio da Paesi lontani quando la gente diceva che il loro destino sarebbe stato incerto, «Sì, noi possiamo». È così che le donne hanno conquistato il diritto di voto, i lavoratori il diritto di organizzarsi, è così che giovani come voi hanno viaggiato verso sud per marciare, fare sit-in e andare in galera, e qualcuno di loro è stato picchiato e qualcuno è morto per la causa della libertà. Ecco cos´è la speranza.

Ha ragione Obama, niente di importante può accadere in politica senza una forte spinta ideale e una buona dose di coraggio.Peccato che Hillary Clinton che pure è una delle teste politiche più brillanti di ambito democratico - basta leggere i suoi progetti di legge sulla Sanità Pubblica o le sue proposte di riforma sociale - non riesca ad ispirare gli stessi sentimenti. Colpa dei pregiudizi di genere o del fatto che la sua candidatura non viene vissuta come un elemento di vera discontinuità con l'establishment, quindi non in linea con l'idea di cambiamento che anima, a destra come a sinistra, il voto di queste primarie. Fatto è che le ultime due prove Hawaii e Wisconsin le infliggono una perdita secca , lo sfaldamento progressivo del blocco sociale  che la sostiene -donne ,anziani e bianchi - sembra inarrestabile. Vero è che le Hawaii sono il paese natale di Obama  e che il Wisconsin è considerato in America  lo stato progressista per eccellenza ma questo non basta a spiegare la misura del successo di Obama che evidentemente conta anche su una sorta di effetto trascinamento secondo il quale le vittorie alimentano nuove vittorie ed entusiasmi.Se così fosse Hillary - battagliera più che mai durante un confronto televisivo con il rivale di questa notte - sarebbe sull'orlo del tracollo anche se i prossimi Stati in calendario - Texas, Ohio e Vermont - che assegnano al vincitore un consistente numero di delegati, potrebbero contribuire a raddrizzare la situazione.Qualcuno già le consiglia il ritiro ma questo è accaduto anche dopo il primo insuccesso in Iowa.Pensare al ticket con Obama sarebbe la cosa più naturale ma il partito Democratico si troverebbe di fronte al problema di scegliere se andare alla sfida finale con una sommatoria di razzismo e misoginia da servire sul piatto dell'avversario e poi Hillary non è tipo da mollare la sfida in corso d'opera anche se le cattive notizie si susseguono senza sosta : ultima la defezione del sindacato dei camionisti i Teamsters guidato da James Hoffa Jr che si è schierato con Obama.ma vista lo scarsissimo seguito delle indicazioni di voto e il fallimento dei sondaggi in diversi stati,la partita si prospetta ancora aperta.(qui si ammira Obama, ma si fa un tifo sfegatato per Hillary)

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mercoledì, 20 febbraio 2008
16:16

Emma

Emma Bonino nelle liste del Partito Democratico è un valore aggiunto al quale mi spiacerebbe, rinunziare . Non so (e non voglio sapere) quanto valga il suo apporto e quello del Partito al quale appartiene, in termini di voti, seggi, rimborsi. Non perchè voglia disprezzare considerazioni aritmetiche di cui conosco benissimo l'importanza ma perchè in questo caso, si tratterebbe di una perdita  in termini di Qualità Politica ed Umana di difficile rimpiazzo.Con tutto il rispetto per chi la trattativa sta conducendo in queste ore . Con tutto l'affetto e la stima per lei : Emma.

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martedì, 19 febbraio 2008
11:13

Parla per te

Amo i cantori della mia generazione . Ogni tanto,  è vero, mi tocca di fare il triplo salto mortale con avvitamento perchè il Mito supera la Leggenda, la Fantasia, la Proiezione e il Sentito Dire e io stento a riconoscermi in alcune "esperienze" ma poi penso che ognuno le cose, le vive a modo proprio e anche se ho la netta sensazione che mentre tutti noi correvamo da qualche parte, altri si sono limitati a fare il tifo per chi correva, passo oltre. Poco importa se l'esperienza femminista diventa un gruppo di donne che parlano dei casi loro rivendicando a tratti , il diritto di liberarsi di gravidanze indesiderate o se  una stagione di lotte ambosessi  si riduce ad una serie di puntate di Giochi senza Frontiere, guardie contro ladri, con fughe, sortite, agguati e via, via, la polizia . Io mi ricordo soprattutto di aperture di consultori, asili nido e conquiste sindacali o di spazi di libertà (faticacce immonde, altro che fidanzati infedeli , coppie aperte , prezzemolo o scontri in piazza) e altri invece esclusivamente il versante folclorico. O peggio sono dediti al pentitismo e all'autoflagellazione. Per qualcuno essere testimone attivo del proprio tempo equivale ad autoreferenzialità . Percezione soggettiva.Le proprie storie che devono essere per forza la Storia . Contenti loro. A patto che non si esageri però. Per esempio, domenica scorsa in tivvù,  il Bulimico Crociato®, per avvalorare la tesi della spensieratezza generazionale che,a suo dire, tutti condusse ad efferati delitti contro la specie, ha colorito la descrizione dell'ambiente di provenienza .. borghese, romano, tronfio...renitente alla leva per vocazione oltre che per raccomandazione e laureando in filosofia per ripiego....Ma insomma. A tutto c'è un limite. Che ci si penta, che ci si mondi la coscienza  diventando conservatori della più bell'acqua mediante battaglie, apparentamenti  e civetterie elettorali , che si portino in piazza l'8 marzo  monache e poetesse, passi . Ma quando ci si riferisce alla propria vita, al proprio ambiente, alla propria famiglia , si eviti di tirare in ballo un'intera generazione  e tutta la città. Si parli per sè . Noi si era romani ( non è illegale) borghesi (molto , ebbene sì), critici verso la leva, a buon diritto ( ma la maggior parte dei maschi poi, è andata militare ) probabilmente in discreto numero a frequentare la facoltà di filosofia ( ma non tutti e non perchè tanto poi un lavoro si trova visto che , per i comuni mortali , solo insegnamento, era la prospettiva di quegli studi  e a finire a scrivere sui giornali furono una minoranza e a dirigerli ,  non ne parliamo ) ma non tronfi, quantomeno non al punto di evitare gli accorgimenti necessari, o di girarsi dall'altra parte in caso di gravidanze indesiderate. Quella era una prerogativa della schiatta trasversale dei padroncini del vapore,dei maschietti arroganti, delle puzze sotto al naso senza talento e soprattutto senza retroterra. Le femministe non hanno da pentirsi in tal senso di nulla Dramma era allora e dramma è oggi. E il diritto d'aborto non è mai stato nella cultura e nel lessico, tantomeno nel dibattito  di quegli anni, attestato  in larga parte su temi quali la sessualità, la maternità,i figli,il rapporto tra libertà femminile e legge.Noi eravamo contro l'aborto clandestino come eravamo contro l'aborto di Stato. Angolature diverse ancora da indagare ma, e  con decisione, da sottrarre alle strumentalizzazioni.Chi ricorda cose diverse era altrove.Come lo è oggi del resto, e dunque correttezza imporrebbe  che parlasse, rigorosamente, per sè.

Scritto da sedlex in: elezioni 2008
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lunedì, 18 febbraio 2008
07:18

Allontanamenti da Oscar

Peccato che Julie Christie, attrice di riferimento del free cinema inglese degli anni 60, lavori oramai assai poco . Per scelta di sicuro e per dichiarata idiosincrasia nei confronti di  Hollywood i cui metodi non assolve nemmeno quando si tratta di film indipendenti o che affrontino temi politici e sociali. In questo elogiatissimo ma occasionale, a sentir lei, ritorno con Away from her si dedica con cura e abilità al ruolo di una donna colta,raffinata ed ironica che progressivamente perde la memoria a causa di una devastante quanto incurabile malattia, l'alzheimer. Brava lei, bravo lui, Atom Egoyam ,lo sposo che asseconderà la consorte per quel che sarà a lui  possibile, quindi  oltre l'immaginabile, con amore e dedizione.Ma brava soprattutto l'esordiente alla regia Sarah Polley, ventottenne di talento, dallo sfolgorante curriculum di attrice per Terry Gilliam e David Cronemberg. Sceneggiatura che procede in controtendenza rispetto ai passaggi classici dell'innamoramento nel momento in cui disegna le tappe del distacco, inevitabile, dovuto alla malattia e, in senso traslato, alla morte. Nomination all'Oscar come migliore attrice protagonista per Christie che, come assolutamente tutta la critica ha tenuto a sottolinere, sfoggia impudente come di consueto, una luminosa bellezza.

Scritto da sedlex in: oscar 2008, la fabbrica del cinema
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domenica, 17 febbraio 2008
18:47

Si può fare? (di laicità e strumentalizzazioni)

pd costituenteInutile girarci intorno, da quando sono stati presentati  i dodici punti di Programma, l'interrogativo è uno solo e riguarda la totale assenza dall'elenco dei temi cosidetti sensibili. Può un Partito Democratico candidarsi a governare il paese disegnando un progetto di rinnovamento della società senza sfiorare l'intera partita della Laicità e dei Diritti che ruotano intorno al rispetto della dignità della persona?Certamente no.Tuttavia la settimana che è alle nostre spalle, contrassegnata da un grave episodio, quello di Napoli, di violazione dello Stato di Diritto e conseguenti reazioni istituzionali e di piazza inducono a molteplici riflessioni. Una concerne il versante altamente provocatorio del gesto, maturato in un clima odioso di attacco alle libertà civili e di gravi ingerenze di stampo  clericale nella vita pubblica. L'altra più corposa e meno scontata, riguarda il dibattito che ne è seguito e che invece di appuntarsi sulla violazione, sull'accertamento delle responsabilità e sull'azione punitiva ed eventualmente risarcitoria dei soggetti coinvolti è scivolato nel merito della legge 194, sulla sua possibile rivedibilità.Faccenda che non risulta essere tra le priorità  del dibattito politico nazionale, essendo la legge, largamente monitorata (sicuramente più della legge 30),avendo prodotto buoni risultati sul piano della diminuzione complessiva delle interruzioni volontarie ed essendo la questione dell'aborto terapeutico largamente all'attenzione degli enti scientifici preposti  e irrilevanti dal punto di vista statistico i fattori di criticità .Cose che succedono in campagna elettorale, dove per qualcuno è più conveniente parlare di vite potenziali che di vite in atto, di etica piuttosto che di precariato,di grammatica piuttosto che di pratica.Sono stata contenta che Veltroni abbia pronunziato un giudizio definitivo sulla 194 e , non m'interessa a quali scopi e con quanta sincerità, che altettanto abbia fatto Berlusconi. Nessuno può mai dirsi al sicuro in tal senso ma passi importanti sono stati compiuti . Con tutti i dubbi che il caso comporta, credo che la decisione di non comprendere nei dodici punti programmatici i temi sensibili, sia stata la più saggia possibile, trappole provocatorie disseminate per ogni dove, avrebbero ridotto temi fondamentali della nostra vita  ad un vuoto contendere per fruitori di programmi televisivi elettorali. Impossibile affrontare tali argomenti col metro della semplificazione senza scadere nella banalità.Impossibile altresì far fronte ad inevitabili integralismo e strumentalizzazioni. Meglio evitare, anche se appare chiaro che la scelta ubbidisce anche ad un'esigenza del PD di non scompensare un fronte interno con il quale però  il dialogo sui temi della laicità dello Stato non può che essere rimandato.

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sabato, 16 febbraio 2008
05:57

Rispettiamoci

Adesso se scrivo che questo titolo sparato in prima pagina è un affronto, di sicuro qualche appassionato di comunicazione, mi viene a fare il pistolotto sul senso provocatorio dell'affermazione  che  fa tanto bene alle coscienze. Grazie tante. Ho già fatto il pieno di paternalismo quando mi sono aggiudicata i sentiti ringraziamenti del Segretario del Partito - non ci posso credere - contenuti nell'articolo di fondo.Titolo : Ne va della civiltà di un intero paese. Appunto. Ma poi grazie de che? Noi giovedì scorso eravamo di presidio ai nostri interessi leggittimi, a protestare per un abuso,a chiedere il ripristino della legalità , mica per fornire gratuiti spot elettorali. A chicchessia. E infatti chicchessia s'è premurato di fare sul proprio giornale , un titolo speculare a questo. Anch'esso  provocatorio. Anch'esso per scuotere le coscienze addormentate e suggerire civili scatti d'orgoglio. Noi non possiamo davvero permetterci di trascinare i temi della dignità della persona, della nascita, dell'amore, della malattia e della morte nelle trappole di basse speculazioni politiche.Ne' possiamo giocare di rimessa su temi largamente affrontati in passato e su conquiste di civiltà faticosamente ottenute . Tantomeno possiamo assitere alle liti tra PD, Arcobaleno o quel che sia, sul diritto di primogenitura di eventuali battaglie. Rispettiamoci. Se temi del genere devono essere inseriti nei  programmi elettorali, che lo si faccia politicamente,nel senso più alto che questo termine suggerisce ma soprattutto evitando gli effettacci. Nei momenti chiave della lotta per la 194, le autodenunciate  per interruzione volontaria di gravidanza, pur nell'estrema provocatorietà di quel gesto,  non si sono mai definite assassine, ciò nel rispetto delle donne che avevano praticato l'aborto, del loro dramma, del loro dolore. Narcisate di questo genere, ci trascinano sul terreno che l'avversario desidera, retrovie abitate da mostri colpevolizzanti. Rispettiamoci e rispettiamo le nostre battaglie. Contrariamente a chi ci chiama assassine, stavolta siamo noi ad essere dalla parte della legalità.

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giovedì, 14 febbraio 2008
23:15

Indietro non si torna (soglia di sbarramento)

lungara 1A riprova del fatto che indietro non si torna, non ci sono solo le manifestazioni  e i presidi in molte città , l'Appello delle donne promosso da Micromega e le iniziative sul piano istituzionale dei ministri di Salute e Giustizia ma, inedita quanto appropriata, anche la risoluta presa di posizione delle sei consigliere del CSM  perchè il Consiglio intervenga a riflettere sull’intervento dell’autorità giudiziaria, sulle sue modalità di esecuzione, sulla tutela dei valori costituzionalmente protetti . Nello stesso documento si sostiene  inoltre  che per quanto si apprende da organi di stampa, sembra sia stata pretermessa ogni considerazione della particolarissima e traumatica situazione imprescindibilmente correlata a ogni interruzione volontaria di gravidanza. Fatto che, se troverà conferma, merita l'attenzione del Consiglio soprattutto se si considera che la legge 194, disciplinando le condizioni e le modalità per l'interruzione, prevede una procedura che consente di verificare documentalmente l'osservanza delle condizioni di legge.

Se è vero che i fatti di Napoli sono maturati in un clima di regressione civile, l'unico modo per annullare possibili, effetti intimidatori sulle donne che in futuro dovranno avvalersi della legge 194, è l'individuazione di specifiche responsabilità. In questo caso non si tratterebbe di confrontarci sui temi dell'etica, della vita, sulle nuove tecnologie diagnostiche o sull'opportunità di  moratorie internazionali . Si tratta di ristabilire la legalità. Ogni riflessione che non trovi cittadinanza in un quadro di valori democraticamente definito, sarebbe , in tal senso, pleonastica e fuorviante. Piacerebbe molto agli esponenti del neo movimento per la vita, cavalcare il clamore dell'episodio guadagnando un bel po' di visibilità, magari , già che ci sono , confondendo le acque con vittimismi, banalizzazioni e apprezzamenti disgustosi e fuori di luogo sulla sindrome di Klinefelter. Non a spese dei diritti violati però, tantomeno a spese delle donne. Chi ha duecentocinquantamila euro (pochini in verità, per una robusta campagna, dunque ci si attende il peggio in termini di pubblicità occulta)  da investire per produrre la propria Tavola di Valori sulla vita, la nascita, la maternità, in una competizione elettorale, dev'essere accontentato. Che li spendano tutti ,fino all'ultimo centesimo, poi s'infrangano su quel Santo Istituto che si chiama Soglia di Sbarramento.Amen.

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mercoledì, 13 febbraio 2008
08:56

Anonimo Napoletano (o magari no)

Se non ci fosse di mezzo una poveretta costretta a subire interrogatorio appena fuori della sala operatoria, si potrebbe ironizzare, particolarmente su quella irruzione delle forze dell'ordine a verifica di  malfunzionamenti ed abusi in un ospedale, guarda caso, di Napoli. E poi sulla segnalazione anonima che ha provocato tanta sollecitudine ma questo solo perchè  la Legge ne prescriverebbe l'inutilizzabilità . Così, dopo aver subito un iter ineccepibile quanto doloroso, un intervento e un trattamento  post-operatorio a dir poco singolare, quella Signora non potrà nemmeno procedere per calunnia. Non un gran risarcimento rispetto alle offese patite, ma insomma.. che qualcuno si scusi in modo tangibile, può aiutare a star meglio. Speriamo almeno che quanto si sta muovendo in termini di reazioni , soccorra l'inevitabile senso di vulnerabilità e solitudine. Sarebbe già un risultato.  Un clima intimidatorio, del resto,  è un clima intimidatorio e monta in spregio dei singoli drammi, percorrendo le tappe canoniche dei convegni, delle esternazioni e dei pubblici dibattiti. La scienza e la fede si contendono la partita principale mentre nelle retrovie, tra etica, giurisprudenza e psicologia, un fiume di parole ci racconta che dalla denunzia dell'aborto selettivo dei concepiti di genere femminile in alcuni paesi asiatici (la grande partenza, di circa un anno fa )  è logico e conseguenziale mettere le mani sull'intero tema dell'interruzione volontaria di gravidanza e dunque rivedere anche la  legge sulla maternità responsabile. . Singolare è il fatto poi, che di quella legge venga attaccato il punto più delicato del conflitto tra i diritti della donna e quelli del concepito. Dal punto di vista politico è un agitare di grandi sensi di colpa a fini strumentali, da quello giurisprudenziale è un buttare all'aria il punto d'equilibrio faticosamente raggiunto trent'anni fa. Ed è davvero triste constatare che alla fine, sollevato il polverone immondo, ogni diatriba sembra valere zero.I vescovi chiariscono che non è allo smantellamento della legge 194 che puntano, i medici a convegno definiscono meglio il loro pensiero  e dalle irruzioni poliziesche risulta che nessun abuso è stato compiuto. Resta in piedi probabilmente solo il grande senso di colpa,chi lo ha agitato sa dove va a parare. Allora non si può fare a meno di concludere che nel mondo, l'esercizio di libertà da parte delle donne, comunque si manifesti, corrisponde ad una minaccia e scatena gl'istinti più bassi da parte di quella società patriarcale, indisponibile a cedere terreno, costi quel che costi. Dalle guerre, alle vessazioni,alle lapidazioni alle costrizioni dei corpi del mondo antico e non solo, fino ad arrivare a pratiche più sottili e devastanti, moderne ed evolute ma sempre meno anonime.

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lunedì, 11 febbraio 2008
07:07

Tel quel (voici la fameuse Coupole de Montparnasse )

la coupole limogesMillecinquecento coperti al giorno e, inevitabilmente, le tecniche della ristorazione moderna, non possono garantire accuratezza ma l'importante è non farsi irretire dalle complicazioni de la carte e puntare diretti al Plateau Royal se si è appassionati di belon o fines de claire ovvero, più sul sicuro,  al Cœur de filet de bœuf au poivre "flambé en salle" au cognac et pommes sautées che alla fine è solo un filetto al pepe con patate (flambè en salle per la coreografia) o a la Salade Coupole di fichi e fois gras che continua ad essere un'esperienza di rilievo. La cucina francese è tutt'altro che insidiosa ma quando ci sono molti ospiti, meglio non sfidare una partita di chef oberati . Infatti non è davvero per la cucina che si va alla Coupole o per farsi vedere o vedere l'intera sala da pranzo alle prese con la fricassée de poulet de Bresse : Alla Coupole ci si va perchè nonostante l'elegante caciara è l'unica brasserie che nel tempo non è mai cambiata .

 E il tempo significa : a far data dal 1927. Dunque siamo in pieno  déco come da  salone  vagamente Overlok Hotel, progettata dagli architetti Barillet e Le Bouc. Ventiquattro potenti pilastri delicatamente istoriati a sorreggere il tutto e al centro la cupola luminosa  profilata  pervenche e poi ancora i lampadari, gli stucchi , la boiserie e persino il logo sul vasellame limoges.Tutto come allora . Strepitoso anche l'american bar con il bancone in piuma di mogano e il raffinatissimo scaffale di servizio incassato nel muro.

la coupole am ba

E poi di qui sono passati e , questa è un'altra conclamatissima e assai documentata, attrattiva del locale : Majakowskij, Aragon, Man Ray, Simone Signoret, Chagall, René Claire, Giacometti, Isadora Duncan, Ezra Pound , Prévert, De Chirico, Sartre, Simone de Beauvoir e tantissimi altri.  In realtà anche alla Closerie des Lilas sulla stessa rue de Montparnasse hanno svernato e pasteggiato a Muscat più o meno gli stessi personaggi ma la Coupole si distingue oltre che per gli arredi anche per annedottica : solo qui è stata venduta all'asta una cicca di Boyard papier mais fumata e donata da Jean Paul Sartre per finanziare l'uscita di Libération, solo qui la Resistenza fece assumere come cameriere tre ragazze di famiglia borghese che avevano studiato il tedesco (ah les jeunes filles rangée) per spiare gli ufficiali della Wermacht,solo qui Simenon cenava con Josephine Baker e César seduto di fronte alla statua di cera (presa in prestito dal Museo Grévin)  del presidente della Repubblica Vincent Auriol dichiarava che quella sera avrebbe cenato au plus haut niveau. La Coupole viene raccontata in genere come un posto magico, ricco di ricordi, di storia di arte di raffinatezza e via dicendo, esattamente come negli anni cinquanta era considerato il ristorante di Sartre o di Camus e Ionesco e gli avventori facevano a gara per cenare ai tavoli circostanti.

Tutto ciò è probabilmente vero ma è anche uno dei posti più divertenti e vivaci di Parigi, un punto di osservazione irrinunziabile e un'occasione per  godersi il pellegrinaggio degli speranzosi di tutto il mondo ...hai visto mai s'incontrasse una celebrità. Un mito che resiste nel tempo come gli sgabelli del bar e nonostante les coupoliens siano decisamente cambiati . Ed è per portarsene a casa un pezzetto o per illustrarne le bellezze agl'ignari che Thomas Dufresne e Georges Vlaud  hanno pubblicato un bel libro intitolato per l'appunto La Coupole edito da Le Cherche Midi. Scritto sottoforma di abecedario poétique et ludique, artistique et historique, anecdotique et iconographique:365 entrées pour tout connaître de cette célèbre brasserie parisienne come da presentazione dell'intraprendente editore..voici la fameuse Coupole de Montparnasse (andateci)

livre

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domenica, 10 febbraio 2008
02:08

Thinking points (il metodo Reagan)

Ronald Reagan , o meglio il suo stratega principale Richard Wirthlin aveva capito che una scelta elettorale è più improntata sulla capacità del candidato di entrare in sintonia con la gente che sul vero e proprio programma politico e che sono i valori, l'autenticità, la capacità di ispirare fiducia e di offrire un modello in cui identificarsi a determinare il voto. Reagan era considerato una persona vera ed aveva instaurato un rapporto  così viscerale che l'elettorato  lo sostenne anche dopo aver capito che la sua politica economica non avrebbe dato impulso al Paese. Incarnava  un ' idea di America in cui si riconoscevano i repubblicani , gli elettori indipendenti e persino una larga fetta di democratici. Metodologicamente Obama guarda molto a Reagan, la sua proposta è diametralmente opposta ma la sua idea ricorrente di unire il paese e di colmare il deficit di empatia  tra politica e cittadini permea i suoi discorsi esaltando il pragmatismo del fare politico che produce risultati concreti per le classi più deboli e i ceti medi in notevole difficoltà in questo momento negli Stati Uniti. A differenza di Hillary Clinton che ha sempre sottovalutato l'acume politico di Reagan, ritenendo che il successo  ottenuto per il prevalere della personalità sulla politica fosse in qualche modo, illegittimo . Al centro di queste Primarie però, non ci sono solo i candidati ma una profonda divisione nel Partito Democratico : la prima è una triangolazione :  spostarsi a destra per ottenere più voti,è stato uno dei motivi di successo di Bill Clinton e anche Hillary pensa di fare altrettanto quando parla di Bipartisansheep.Per Obama invece questo termine significa  riconoscere che i principi morali progressisti sono gli stessi di tutti gli americani,in questo modo non è costretto ad annacquare i suoi principi per apparire bipartisan.Poi c'è il gradualismo cioè la determinazione di Hillary a far passare una alla volta  una serie di decisioni ben strutturate e concrete mentre Obama crede nelle scelte coraggiose e nella costruzione di un movimento del quale farsi interprete. Entrambi i metodi, hanno guadagnato un maggior numero di elettori alla causa democratica, basti pensare al supermartedì e alla quantità di indipendenti che ha votato per i democratici sottraendo,dati alla mano, voti ai repubblicani ed è un bene che nelle prossime settimane altri elettori abbiano la possibilità di essere raggiunti dai messaggi e dalle sollecitazioni di Hillary e di Obama.Intanto le primarie e i caucuses di stanotte in Kansas, Louisiana, Nebraska e Isole Vergini se li è aggiudicati Obama raggiungendo i 1039 delegati contro i 1100 di Hillary e con buona probabilità accadrà altrettanto negli stati  in cui si voterà dal 10 al 19 febbraio , Maine, Maryland ,Columbia Virginia, Wisconsin e Haway che però attribuiscono pochi delegati. Una nuova  resa dei conti è prevista il 4 marzo con Texas, Ohio, Vermont e Rodhe Island ma in quel caso il raffronto inevitabile sarà con i repubblicani.In realtà tutto lascia intendere che sarà la Convention con i Superdelegati a decidere chi correrà la partita finale.

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giovedì, 07 febbraio 2008
12:56

Run alone

run L'aritmetica è importante in politica e in democrazia ma non è il solo criterio di valutazione , soprattutto sconsiglia di sommare grandezze non omogenee. Disabituati a ragionare in termini politici, può capitare di perdersi in  dietrologie o alchimie interpretative  estrose (molto di moda) come se la decisione del Partito Democratico di presentarsi al vaglio degli elettori da solo, fosse dettata da ragionamenti velleitari o di riduzione di un danno che ove mai dovesse inverarsi, sarebbe difficile attenuare. Abbiamo probabilmente dimenticato che ogni strategia politica o elettorale contiene un margine di rischio che nessuna alleanza, per quanto ampia, o patto di desistenza o accordo tecnico potrebbe mai diminuire. Abbiamo disimparato il coraggio e la determinazione e dissipato il talento di far progetti non ideologici ma egualmente improntati ad una visione del mondo, ad una coerente direttrice di pensiero.Nella pratica quotidiana del puro e semplice smussare gli angoli, un po' a me, un po' a te, abbiamo annacquato la stessa idea di Sintesi. Oggi possiamo contare sulla certezza che le differenze tra il PD e i possibili alleati, sono tali da poter consentire  un risultato soddisfacente solo dal punto di vista numerico, NON certo da quello politico. A che serve rabberciare un'alleanza, un cartello elettorale che in teoria potrebbe più agevolmente guadagnare il risultato ma rischia di sgretolarsi in ogni momento per mancanza di una comune visione del mondo?  L'ideale cassetto della scrivania del Consiglio dei Ministri presieduto da Romano Prodi , è pieno di Progetti di Legge approvati e mai pervenuti all'Aula per mancanza di numeri. Unioni di fatto, Conflitto d'interessi, Legge sull'immigrazione ... Che vittoria è stata quella del 2006 ? Ogni provvedimento assunto è stato l'esito di un lungo lavorìo per contrastare veti o comporre litigiosità. Se il buono che il governo Prodi ha realizzato, stenta ad emergere lo si deve anche all'immagine di disgregazione che ha prevalso su tutto. Oggi per delineare un'alleanza a priori, il PD dovrebbe smentire la propria identità, i maggioritari per vocazione è bene che anticipino nei fatti, il proprio senso del fare politico  non solo quello pur nobile del testimoniare. Se trattasi o meno di scivolamento al centro, lo decidano i Programmi e non le aggregazioni. Ma sia chiaro da subito, il  PD non corre con spirito olimpico. Corre per vincere.

Scritto da sedlex in: elezioni 2008
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mercoledì, 06 febbraio 2008
09:09

Che bella cosa ( a nation vote )

obama20Il lungo programma elettorale della CNN segue  primarie e  caucuses del supermartedì riuscendo nell'impresa  di interessare anche quando sfiora gli argomenti classicamente ostici delle complicate ingegnerie elettorali (non tutti gli stati seguono le stesse regole) Per fare questo si avvale di tecnologie spettacolose (ma funzionali) e di una discreta compagine di commentatori, analisti, giornalisti ed esperti in sondaggi. Dopo un paio d'ore di carte geografiche e numeri ti accorgi che il programma tiene il ritmo e fila liscio per il semplice motivo che in studio mancano i politici, non tanto quelli interessati che presidiano i rispettivi headquarters circondati da famiglie ( McCain oltre che moglie patinata esibisce la mamma novantaseienne che pare sua sorella) e sostenitori, quanto quelli che invece da noi sgomitano per occupare i palinsesti, dalle ricette al liscio passando per lo sport e che in analoga circostanza sono soliti presenziare l'affluenza dei dati continuando a berciare o ad attribuirsi vittorie. Anche in caso di evidenti disfatte. Come dire le solite facce ma quel che è peggio - qualunque cosa accada - sempre gli stessi argomenti. L'informazione politica senza i politici. Che bella cosa.

poll8 Obama non viene contattato da studio per la dichiarazione di rito e nemmeno affida il compito ad un portavoce, così pure Hillary e McCain, di tutti viene mostrato il discorso di ringraziamento.Poi si torna all'analisi del voto. Manco a dire che i politici in America non si servano dei media. O forse proprio per questo, perchè ne considerano seriamente le potenzialità e i rischi. Pochi paralleli possono essere tracciati tra quel paese e il nostro, per ovvi motivi.Certo però che se la politica da noi rinunciasse ad un uso dissennato delle presenze televisive, ci guadagneremmo tutti.  

poll2

Al momento non è possibile conoscere i dati definitivi, si sa che Hillary si è aggiudicata il maggior numero di delegati e che Obama può invece contare su una quantità maggiore si stati, che McCain sbanca il supermartedì ma che Huckabee, il candidato repubblicano che corre senza particolare appoggio del Partito e con mezzi infinitamente più contenuti rispetto a quello dei suoi avversari in entrambi i campi , colpisce il segno negli stati più autenticamente repubblicani.Infine che, repubblicani o democratici, il meccanismo delle primarie sta evidenziando un dato incontrovertibile : per quanto potenti possano essere le Unions o i Partiti, gli elettori stanno scegliendo il loro candidato secondo criteri che con le indicazioni degli apparati hanno poco a che vedere.

Poll clinton21867228E mano mano che aumenta il successo degli outsider - anche Obama in qualche modo lo è - la partecipazione e l'entusiasmo crescono mostrando che la domanda di cambiamento non viene solo dagli stati tradizionalmente attenti alla politica  ma dal cuore del paese , dagli stati del sud che premiano Huckabee , dal Conneticut dal Minnesota e dallo Utah in cui vince Obama. Senza parlare del risultato del Massachussetts appannaggio tradizionale della famiglia  Kennedy in cui vince Hillary nonostante l'endorsment del governatore dello stato, di Kerry e dello stesso clan kennediano.Così come sembrerebbero messi i risultati ,nessun candidato democratico ha la certezza di essere il predestinato per lo scontro finale.In questo momento sarebbe folle pensare ad un ticket, il prosieguo della corsa con candidati contrapposti, garantisce ampia partecipazione e poi nessuno, ne' Hillary ne' Obama,  ha intenzione (giustamente) di fare il vice. Buon segno.

Nelle illustrazioni (in attesa di tabelle)

Obama cura l'elettorato giovane in fila per votare in Illinois

Hillary esulta dopo aver appreso il risultato di New York

Un veterano al seguito di McCain

Bill Clinton controlla a distanza il voto di Hillary

Scritto da sedlex in: americana, caucus, primary
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martedì, 05 febbraio 2008
12:43

Coscienti e responsabili

manibDifficile pensare ad un'etica della vita scollegata dal Principio di Responsabilità e se è pur vero che trent'anni  fa gli strumenti di diagnosi prenatale  erano meno evoluti rispetto a quelli odierni è altrettanto vero che la legge 194 è stata, rispetto alle possibili innovazioni tecnologiche e al progresso della scienza medica , egualmente saggia e lungimirante  nel sancire  la possibilità di sottoporsi ad aborto terapeutico oltre i 90 giorni , senza fissare limiti temporali  , affidando ogni valutazione in tal senso, al rapporto medico paziente. All'interno di questo spazio che oggi si tende a mostrare come un vuoto legislativo, è  inscritto il principio della maternità cosciente e responsabile, il diritto alla salute della madre e del concepito  , il codice deontologico e l'obbligo espresso di rianimare il feto abortito vivo. La gestazione  è convivenza di due soggetti dipendenti uno dall'altro, entrambi titolari di diritti potenzialmente in contraddizione, l'articolo 6 e 7 della legge 194 sono un miracolo d'equilibrio nella tragica circostanza in cui il riconoscimento pieno dei diritti di uno, potrebbe tradursi nella negazione dei diritti dell'altro, risolvendo nel contempo il problema dell'  incostituzionale obbligo di portare a termine la gravidanza costi quel che costi  e l' incostituzionalità della la pura e semplice volontà della donna e cioè il suo diritto potestativo sul concepito.Atteggiamenti dogmatici non appartengono alla cultura delle donne e sui temi della maternità responsabile sarà sempre possibile stabilire un confronto.Non sul terreno delle intimidazioni morali però, tantomeno della criminalizzazione o peggio di strane equiparazioni aborto/pena di morte.Nel referendum confermativo del 1981 questo Paese percepì il Dramma e la Necessità stabilendo che il difficile lavoro di sintesi tra differenti istanze che era alla base della Legge 194 , andasse preservato.Quello spirito noi dovremmo tutelare senza pasticci, chiedendo che le eventuali innovazioni tecnologiche vengano messe al servizio della tutela del diritto alla salute della madre e del concepito sulla strada già delineata dalla legge 194.

Scritto da sedlex in: palazzi di giustizia
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domenica, 03 febbraio 2008
08:03

Quelqu'un m'a dit oui! (la mariée était en blanc)

Niko
Scritto da sedlex in: Élysée
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sabato, 02 febbraio 2008
13:46

Caos a Berlino ( in bocca all'Orso ! )

 

Ve la cantate e ve la sonate è l'unica risposta possibile alla  tanto strombazzata, scaricata, discussa, postata, scena di sesso Moretti - Ferrari in  Caos Calmo di Antonello Grimaldi. La porge con la consueta grazia, Nanni Moretti ai giornalisti e quale migliore occasione di un'anteprima, giocata oltretutto in casa ( ieri al Sacher ) , per una regolatina di conti  (piccola però) nell'eterno contenzioso con la stampa  creativa che ama attendere al rifacimento dell'opera, ora rimpinzando le recinzioni di fantasiosi simboli , ora esaltando inquadrature o scene che tagliuzzate e decontestualizzate assumono rilievi altri ? Manco non esistesse niente da dire o da vedere  in un film da un'ora e mezza che quei quattro minuti : tre inquadrature e quattro ciack (e com'è Moretti nudo continueranno a saperlo solo le sue donne e i suoi dottori, per dirla con Brassens). Un po' di pepe e di polemica alle Presentazioni ci vuole e poi Moretti sembra tornato friccicarello, in vena e (si dice) finanche in procinto di riprendere a girotondare....

Unico film italiano a Berlino Filmfestival - questa intanto potrebbe essere  la vera notizia di cui  scrivere,  e bene ha fatto Moretti  a mostrare i ritagli dei giornali evidenziando la differenza tra lo spazio destinato alla famosa scena e  quello, ridicolo, della partecipazione al Concorso - Felice si è rivelata anche l'idea di far sceneggiare il film dallo stesso Moretti che si è mostrato, semmai ci fosse stato bisogno  di conferme , capace di condensare il tema dell'elaborazione del lutto attraverso la presa di distanza e il riallineamento delle Cose, in un lavoro bello, diligente, credibile, misurato, privo di qualunque sciatteria, in pendant con una regia altrettanto essenziale e assai concentrata sulla panchina , punto di partenza del viaggio sulla strada del risanamento.  Prova d'attore convincente, come d'abitudine -  non era più pornografico il ruolo dell'onorevole ne il Portaborse di Daniele Luchetti? - ma sono bravissimi, e con discrezione diretti, anche Valeria Golino, Silvio Orlando, Alessandro Gassman e che dire di Roman Polanski nel breve passaggio in cui impersona il Presidente di una società in cui lavora il protagonista?. Alla fine della proiezione un altro Quesito Fondamentale è stato posto.Non sarà che  Caos Calmo è un film un po' troppo morettiano? Mentre i posteri raccolgono la sfida, auguriamo al film  buon viaggio nelle sale in cui sarà a partire da venerdì prossimo (e in bocca all'Orso)

Caos Calmo è un film di Antonello Grimaldi. Con Nanni Moretti, Valeria Golino, Alessandro Gassman, Isabella Ferrari, Blu Yoshimi, Hippolyte Girardot, Kasia Smutniak, Denis Podalydès, Charles Berling, Silvio Orlando, Alba Caterina Rohrwacher, Manuela Morabito, Roberto Nobile, Babak Karim. Genere Drammatico, colore - Produzione Italia 2007. - Distribuzione 01 Distribution

Scritto da sedlex in: la fabbrica del cinema
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venerdì, 01 febbraio 2008
15:36

Il talento di Cassandra

Fare un film l'anno significa mettere un limite alla possibilità che ogni volta si tratti di un capolavoro eppure il  talento di Woody Allen molto vive di questa costante necessità di esprimersi ed è forse per questo che, pur nella discontinuità, ogni suo film mantiene comunque tracce evidenti di autentico genio cinematografico. Il risvolto di tanto allenamento è che il mestiere del cineasta si alimenta  e cresce nell'esercizio , ciò  non può non contribuire a realizzazioni sempre più accurate in termini stilistici . Magari questo non basta a garantire che il film abbia anche anima, cuore - elementi indispensabili - ma, per esempio, un Philip Glass, autore delle musiche e questo direttore della fotografia così sofisticato, contribuiscono alla riuscita del progetto tanto quanto il dialogo e i bravissimi attori e sono l'esito di una continua ricerca, altro elemento costante nel cinema di Allen. Accolto, fin da Venezia  con poco entusiasmo  ma questo capita sovente quando Allen non recita nei suoi film,anche per l'emento noir che qualcuno comincia a ritenere, a torto, troppo ricorrente e stucchevole. Dice Woody Allen che il tema del delitto è oro per il regista ( esattamente come lo è per lo scrittore ) io aggiungerei che la connessione delitto - mancanza di castigo è  assai più preziosa, poichè se l'indagine sui moventi rivela universi interi, quella  sulle coscienze al lavoro e conseguenti autopunizioni o autoassoluzioni, è un pozzo senza fondo di percorsi ora distruttivi, ora catartici estremamente più ricco e variegato. Storia di due fratelli, della loro ansia di riscatto sociale risolta in un delitto. Finale che sarebbe colpevole rivelare. Forse un errore far uscire in Italia il film con il titolo maltradotto di Sogni e Delitti, quando Cassandra's Dream , l'originale , era già perfetto. Da vedere ma, come raccomanda Allen stesso, non in DVD. - Il cinema è un'esperienza sociale - ci fa sapere.(giustissimo ma anche possedere le opere che più ti piacciono non è cosa di poco conto).

Sogni e delitti è un film di Woody Allen. Con Ewan McGregor, Colin Farrell, Peter Hugo-Daly, John Benfield, Clare Higgins, Ashley Medekwe, Andrew Howard, Hayley Atwell, Sally Hawkins. Genere Drammatico, colore 108 minuti. - Produzione USA, Gran Bretagna 2007. - Distribuzione Filmauro

Scritto da sedlex in: venezia 2007, la fabbrica del cinema
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