mercoledì, 30 gennaio 2008
16:40

Cartoline dalla Vetrata (con Cerimoniali )

Quirinale intAd ogni crisi. Prima di tutto il Cerimoniale : per ogni partito convocato :  assetto minimal :  leader, capogruppo al senato, capogruppo alla camera, portavoce.Ovvero, versione extended : tutti quelli già detti, più  Grande Vecchio (qualora se ne annoveri uno) o personaggio pari prestigio . Drappelli che si avvicendano tra Studio alla Vetrata e, finito il colloquio col presidente, postazione  stampa, un gruppo via l'altro . Certo arrivati fin lì ( il Colle è una bella scarpinata persino in autoblù) i toni si stemperano per cui Bossi deve lasciare il suo  ciapum el canun in anticamera accanto ad analoghi propositi di marce su Roma per reclamare , a consultazione aperte e governo dimissionario, il voto anticipato. Ma non è tutto . Ad ogni crisi , il vocabolario si amplia  governo di scopo ( come le tasse) o governo a termine (come i contratti)  governicchio (come gli avvocati da poco) ma alla fine del giro di consultazioni non c'è variazione lessicale che tenga , ognuno rimane sulla propria posizione. Cioè quelli del cogli l'attimo - al voto! al voto! al voto! -  nella speranza che i sondaggi si materializzino in consensi e che lo scontento porti loro in dono anche gl'incerti e quegli altri del Tempo delle Riforme, della Riforma , magari anche solo del Referendum., sperando di riprendersi e di riallacciare i rapporti con l'elettorato . Ma la crisi non è affare di semplice ingegneria elettorale , già di per sè complessa. Se i temi che pur vengono agitati in scomposte strumentalizzazioni tivvù , avessero una qualche chanche di non essere puri manifesti o capziose testimonianze di cumuli,di dissesti e di obblighi domiciliari, dovrebbero trasformarsi in Volontà , e la Volontà  in Fare Politico e il Fare Politico poggia su Regole e noi sappiamo di averne non più sufficienti a contenere l'urgenza, le necessità, il nostro essere in Europa . Aggiudicarsi la terza insalatiera non sarà sufficiente. La Casa delle Libertà si presenta al voto schierando diciassette formazioni  che sarebbero la versione semplificata di ventisei tra gruppi e partiti .Il leader della coalizione è quello del 1996 e del 2001, il sistema elettorale è lo stesso che connesso con l'eterogeneità della compagine di governo, può  produrre l'ingessatura dell'intero Sistema. I pronostici, per quanto rosei possano essere, assegnerebbero al Senato pochi voti di scarto agli eventuali prossimi titolari di palazzo Chigi  e se è pur vero che il centro destra ha dimostrato miglior capacità di comporre i propri dissensi, non ci sono egualmente garanzie sufficienti di stabilità. Mi colpisce che l'espressione più utilizzata dal centro destra in questo frangente sia perdere tempo riferito alla scrittura di Regole basilari per la democrazia. L'immagine suggerita è quella del Cerimoniale, dei bizantinismi,di un Paese che si ferma mentre il Parlamento si occupa di formalità.Così non è. Abbiamo impiegato un'intera stagione a prendercela con la Casta enumerandone le malefatte, la protervia, la litigiosità l'allontanamento dal paese reale e adesso abbiamo urgenza estrema, di correre a ricostituire quel sistema per di più a regole e personaggi pressocchè immutati? Non abbiamo da perdere che le nostre catene, come diceva quello, a dar retta a Franco Marini non foss'altro per la sua scarsa inclinazione cerimoniale.

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mercoledì, 30 gennaio 2008
08:35

State of the Union (in casa repubblicana)

Mc CainGeorge W. Bush pronunzia il suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione in coincidenza con le primarie repubblicane in Florida. - Pazienza in economia e costanza in guerra! - ha raccomandato al futuro presidente. Come dire : beccatevi la recessione che avanza e continuate a inviare truppe in Iraq . L'intero discorso ha funzionato da assist per Mac Cain che, ad urne aperte (ma in America si può), ne ha riannodato i fili con i temi classici della propria campagna soprattutto nei numerosi passaggi dedicati alla speranza (che altro sennò?) Poi, incassato il risultato del 36%,  ha annunciato  l'intenzione di ispirare il proprio mandato presidenziale alla rivoluzione di Ronald Reagan, il che è indubbiamente musica per le orecchie dell'anziano e repubblicanissimo elettorato locale. Dunque McCain vince le primarie in Florida onorando i sondaggi, un po' meno le aspettative del Partito,  più propenso a sostenere Romney. Questo potrebbe essere il momento per Rudolph Giuliani che molto aveva puntato su queste primarie della e su quelle della California, di tirare i remi in barca per entrare in squadra con Romney (e quindi presumibilmente in eventuale staff presidenziale) ma sono illazioni che qua e là spuntano sui giornali. Giuliani, che porta a casa un risultato assai deludente, ha già dichiarato ai propri sostenitori  che continuerà a battersi fino alla fine : The responsibility of leadership doesn’t end with a single campaign. If you believe in a cause, it goes on and you continue to fight for it, and we will. I’m proud that we chose to stay positive and to run a campaign of ideas. Rudolph finoinfondo come direbbero negli States.Ma è ancora tutto da vedere.

Tabelle del New York Times  (le primarie erano solo repubblicane ma i democratici hanno votato lo stesso pur non potendo eleggere in Florida alcun delegato.Vince Hillary Clinton) Foto di John McCain trionfante con immancabile famiglia.

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lunedì, 28 gennaio 2008
08:56

Like my father (in casa democratica)

kennedy600Il più interessante è stato il caucus democratico di Las Vegas che si è tenuto nei casinò nonostante la fiera opposizione del Partito ad utilizzare le case da gioco come sede di assemblee e consultazioni, tanto che rispetto ad apposito ricorso, si è dovuto pronunciare il Tribunale dello Stato del Nevada. Battuti in quella sede, i democratici hanno potuto riprendersi incassando una vivacissima, oltre che consistente, partecipazione. Il salone del Bellagio zeppo di elettori divisi, come da regolamento, in tre gruppi  con gli oratori pro e contro  , cinque minuti a testa a cercare di convincere gl'indecisi  o guadagnare qualche mutamento di rotta in proprio favore, sono stati un bel vedere anche per noi che quanto a scelta di candidati, invece di avvicinarci ad un metodo democratico ce ne allontaniamo sempre più . L'immagine della democrazia al lavoro, ci regala al Bellagio sussulti d' entusiasmo.Sarà che quello adottato nel caucus , è il metodo che il vecchio PCI utilizzava per scegliere le candidature non più tardi di dieci anni fa. E anche in quelle occasioni, non mancavano la verve ne' i colpi bassi. Ma tornando agli Stati Uniti, più in generale  ,  in queste primarie si registra che ,  messo a punto  il dato relativo al  numero dei partecipanti,  più numerosi (almeno sin qui) del previsto, i sondaggi cominciano a recuperare attendibilità  e il voto  a rivelare connotatazioni differenti rispetto alle  previsioni all'indomani delle consultazioni di midterm . Non era infatti assolutamente scontato che Obama riuscisse a convogliare su di sè i voti della comunità nera o che le donne facessero quadrato intorno alla candidatura di Hillary Clinton che al momento sembra catturare anche il voto degl'ispanici.In entrambi i casi,  collocazione upper class e carriere prestigiose si temeva potessero rendere difficoltoso  il processo d'identificazione degli elettori dei ceti più deboli con il proprio candidato. Altro tipo di sorprese ha rivelato il caucus sempre in Nevada dove il sindacato dei croupiers e degli addetti alle case da gioco, aveva indicato Obama ed è stato invece sconfessato dagli iscritti che massicciamente hanno preferito Hillary.

obamaTanto di guadagnato per i democratici se il voto oltre che crescere manifesta una volontà di autonomia degli elettori . Adesso non rimarrebbe che stemperare i toni e dire addio ai pettegolezzi magari serbando energie e vis polemica per lo scontro finale, quello con i repubblicani i quali manco a dirlo, volano nei sondaggi nazionali (Romney e McCaine sono avanti sia a Hillary che a Obama). Intanto il New York Times sceglie i candidati meritevoli di nomination finale nei campi avversi - Clinton e McCaine - anche se l'editoriale  di ieri , firmato Caroline Kennedy è di aperto sostegno ad Obama definito come l'unico erede del bagaglio dei valori di  papà e come ispiratore di un  forte coinvolgimento dei giovani a queste consultazioni.  Il clan  - Edward Kennedy  si pronuncerà ufficialmente oggi o domani - non è più quello di una volta ma questa decisione  è un fatto di sicuro rilievo per Obama .Tutto è ancora in gioco  e fino a martedì 5 febbraio non si potranno avere idee precise sugli indirizzi generali. Obama nel frattempo si è assicurato il South Carolina come da previsioni e come accadde pure la volta scorsa al reverendo Jesse Jackson ,  particolare che Bill Clinton  non ha mancato di rilevare.

 Tabelle riepilogative del New York times     e foto nautica nemmeno troppo allusiva...insomma quand'era presidente Clinton ricorda l'acidulo Times, erano tutti sulla stessa barca.Infine Obama esultante in South Carolina.E vorrei vedere...

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domenica, 27 gennaio 2008
11:35

Memoria (ma soprattutto Testimonianza)

La mia vita non è stata al servizio del cinema, mi sono piuttosto servito del cinema per conoscere meglio il mio paese e la sua storia .........Ora facendo cinema, un certo tipo di cinema, si entra tra le persone, dentro le persone, ci si confonde con loro fino a diventare,oserei dire, invisibili.Il cineasta infatti , finendo per coinvolgere in un lavoro pratico, manuale,intellettuale una grande quantità di gente del luogo,dopo un po' di tempo finisce per passare quasi inosservato, per identificarsi con l'altro.

Carlo Lizzani, Il mio lungo viaggio nel secolo breve - Einaudi

Carlo Lizzani ha avuto un conto aperto con la Memoria per l'intero arco della sua vita di intellettuale e di uomo di cinema  e non solo per aver raccontato la storia del suo Paese in pellicole come Achtung Banditen o il Processo di Verona o Mussolini ultimo atto ma per aver strutturato il suo cinema su indagini minuziose e puntuali. Tuttavia, storico,sociologico o introspettivo che fosse tutto quel lavorìo intorno a ciascuno dei suoi film, l'assillo della testimonianza è stato il motore dell'intero suo fare cinema. Memoria e Testimonianza perchè il ricordo non sia un rituale solipsistico o circoscritto ma una vera e propria rielaborazione collettiva.In questa ricerca , la letteratura non poteva non avere un ruolo importante: Pratolini, Bianciardi, Silone, sono stati portati sullo schermo da Carlo Lizzani che a sua volta è un felicissimo autore e sceneggiatore,in film di grande impatto. Anche  questo suo ultimo lavoro Hotel Meina poggia su una ricostruzione storico - letteraria di Marco Nozza, Hotel Meina, la prima strage degli ebrei italiani (con prefazione di Giorgio Bocca. Edizioni Il Saggiatore).

Si tratta di un episodio, fin qui poco noto, avvenuto in un albergo sul Lago Maggiore di proprietà di un ebreo di nazionalità turca, del quale erano ospiti nel settembre 1943, famiglie ebree di diversa provenienza, qualcuna  consapevole del possibile disastroso futuro e già in fuga, altre colte dall'8 settembre mentre erano in vacanza.Cinquantaquattro persone in tutto, in una convivenza forzata in albergo con i nazisti dai quali saranno prima ingannatii, poi uccisi e infine gettati nel lago. Ma se i contesti storici e le circostanze, sono delineati con nettezza (Lizzani ha poi il dono della sintesi e in una sola inquadratura sa insinuare l'idea della Soluzione Finale) non altrettanto i personaggi e le microstorie che si muovono su tale sfondo , in questo senso la trasfigurazione narrativa lascia ampi spazi al respiro dell'opera, così Hotel Meina diventa l'occasione per mostrarci anche una parte di Germania che col nazismo non era assolutamente d'accordo e ciò in sintonia con quella corrente del cinema tedesco che ha prodotto film del calibro de La rosa bianca . Come pure sono assolutamente veritiere, anzi,  storicamente attendibili ,  le titubanze degli ebrei a rendersi conto della catastrofe incombente e ad approntare una qualsiasi forma di reazione.Queste digressioni che nulla tolgono alla fedeltà della testimonianza, ne', soprattutto per quanto riguarda i nazisti , hanno sapore riconciliatorio,sono state l'oggetto di una polemica con l'unica sopravvissuta al massacro, la figlia adolescente dell'albergatore. Querelle alle quali Lizzani è abituato, avendo già (verbalmente) battagliato negli anni sessanta con Edda Ciano sull'attendibilità degli abiti della Mangano nel Processo di Verona o con ex funzionari mussoliniani scampati alla Giustizia e in vena di polemiche, sempre per questioni di mise. Fortunatamente in questi contrasti Lizzani è assistito da quella flemmaticità tutta romana che i suoi ottantacinque anni hanno contribuito ad affinare e dopo aver spiegato che nessuna sensibilità aveva inteso ferire, chiude : Vorrei che si tenesse conto che riuscire a fare un film su un soggetto come questo oggi, è un miracolo.

film di Carlo Lizzani. Con Benjamin Sadler, Ursula Buschhorn, Danilo Nigrelli, Marta Bifano, Federico Costantini, Ivana Lotito, Buse Butz, Ernesto Mahieux. Genere Drammatico, colore 110 minuti. - Produzione Italia 2007. - Distribuzione Mikado

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venerdì, 25 gennaio 2008
12:07

Dopo la caduta ( un po' di sobrietĂ  )

Quirinale

Sobrietà uno . Raccontare . (era una notte buia e tempestosa...)

A tarda sera , chez Porta a Porta, dopo ampio dibattito sulla Crisi , Piero Fassino che è uno al quale difficilmente saltano i nervi , sbotta a sorpresa contro un certo modo, definiamolo immaginifico, che ha la stampa di rappresentare la politica: sono presenti in ordine sparso: il solito Vespa e poi Minzolini, Maria Latella,un giornalista dell'Espresso e Gianfranco Fini , muto come una statua perchè - anche giornalista, pertanto in sedicente stato di conflitto d'interessi.Troppo per potersi pronunziare. Motivo occasionale della sfuriata, il fatto che una divergenza di opinioni all'interno del partito democratico sia stata definita come resa dei conti e come l'analisi della situazione attuale, articolata e quantomai complessa, contenesse più illazioni che fatti . Un eccesso secondo Fassino , coronamento di altri eccessi. Li ha elencati tutti, alcuni per la verità più che narrazioni infiorettate, sono invenzioni di sana pianta, vedi la Corte Costituzionale che  sarebbe stata messa sotto pressione da parte di certi politici perchè impedisse il via al referendum. Fassino, non ha tutti i torti. Mi viene in mente quale pessimo servizio ha reso la stampa alla prima Legge Finanziaria , bozze, veline foglietti, conteggi, ordini e contrordini,fanno parte del rituale di qualunque stesura di un testo di legge che nella fattispecie è spesso oggetto di  elaborate mediazioni ma mai come in quel caso, qualunque passaggio fu descritto nei minimi dettagli per essere il giorno dopo smentito.Qualunque capitolo di spesa , si ritrovava un giorno depauperato di fondi necessari alla sopravvivenza di questo o quel servizio e in recupero il giorno dopo. Persino Rita Levi Montalcini fu presa dall'ansia, i giornali davano per persi i Fondi alla Ricerca. Salvo  , previa conversazione chiarificatrice con il Premier,  accorgersi che non era vero. Egualmente accadde, ma stavolta in ambito di liberalizzazioni, con i farmacisti. Al Presidente dell'Ordine, erano  sfuggiti alcuni aspetti non marginali e vantaggiosi per la categoria. Aveva appreso dai giornali le misure, dopo una riunione con Livia Turco, lo sciopero appositamente indetto, fu revocato.Senza modifiche al testo. Come del resto era accaduto con la Montalcini . Tutto quel periodo fu segnato da un' overdose di dati diramati e commentati a spron battuto in cui risultò difficile orientarsi anche per gli addetti. Piero Fassino,si diceva ,  non ha tutti i torti : la Politica non sta offrendo la migliore immagine di sè da numerosi anni a questa parte ma questo non autorizza chi si occupa d'informazione a peggiorare il quadro mischiando i fatti con le opinioni le opinioni con le illazioni le illazioni con le congetture.Non si può aprire un giornale o guardare un servizio in televisione con le idee chiare e concludere lettura o  visione avendo smarrito anche quelle. Questo capita  sempre più spesso. Per esempio perchè Minzolini, presente ieri sera alle esternazioni fassiniane, stamane sulla Stampa insiste con la versione di un Prodi che se si fosse dimesso, avrebbe spianato la strada ad un governo istituzionale?  Non è detto oltre che non essere scritto da nessuna parte. E' l'opinione che diventa Informazione senza passare per la notizia. Sobrietà.

Sobrietà due. Il dibattito politico. (Signor Presidente,Signor Presidente del Consiglio, Signori Senatori....)

Le gazzarre e gl'insulti non hanno certo turbato la (peraltro dubbia)  sacralità delle aule di Montecitorio e Palazzo Madama messa a repentaglio ripetutamente e fin dalle prime legislature dalle intemperanze di esponenti politici a collocazione variabile. Se il Paese si rispecchia nei suoi rappresentanti, non c'è di che meravigliarsi. Pertanto è sin scontato rivolgere un invito alla sobrietà ai protagonisti di match o festeggiamenti. Ho trovato assai più deprimenti le dichiarazioni di voto che in questi giorni si sono susseguite ed è faccenda che riguarda ,con sparute eccezioni, la destra come la sinistra e il centro.Se si fosse voluta una prova ulteriore di come il dibattito politico sia scivolato sotto le suole delle scarpe, sarebbe  bastato l'ascolto degl'interventi in  questi tre ultimi giorni di vita parlamentare per avere la misura della carica autoreferenziale e retorica, ridondante al punto da oscurare, in qualche caso, il dato finale, cioè il voto: difficile evincere dalla dichiarazione del senatore Fisichella da che parte stesse , meno male che lo si sapeva in partenza . Di contro, brilla la vecchia guardia democristiana e comunista , mi duole dire che la migliore e più colta esposizione sui rapporti politica magistratura la si è ascoltata da Cirino Pomicino e che la dichiarazione di voto più politica l'ha resa Francesco Cossiga. Intendiamoci, non che mancassero i Fini Dicitori ma per l'appunto ce n'erano troppi. Per questo ho trovato , al solito, irresistibilmente acuto l'intervento del senatore Milziade Caprili, per Rifondazione , che l'invito alla sobrietà lo ha rivolto nientedimeno che all'ispirata lettura poetica di Clemente Mastella. Ecco io vorrei rispecchiarmi qui : al ritorno della Politica, alla levigatura dell'Inutile, del Superfluo, del Sensazionale. Torniamo all'Osso.

Sobrietà tre .La Sconfitta. (Diciamoci la verità . Diamoci da fare)

Sappiamo bene di che sostanza siano fatte le Sconfitte per averne subite abbastanza e in qualche caso assai più dure di questa. Abbiamo a portata di mano una serie di fattori scatenanti - i pugnalatori  li ha definiti Rutelli stamattina - ai quali addossare frettolosamente le  responsabilità ma forse questo è il momento in cui è più proficuo guardare in casa nostra e senza ricorso alle fustigazioni e alle accuse reciproche, provvedere ai correttivi. Si, va bene, quegli altri sono volgari mascalzoni, inaffidabili e assetati di potere. Niente a che vedere con la nostra nobiltà, la nostra elevatezza di pensiero e le nostre scelte. Verissimo. Ma...abbiamo egualmente bisogno di una rigorosa analisi delle nostre incapacità. Primo tra tutte il nostro mai risolto rapporto con il potere, la nostra inclinazione allo sbriciolamento piuttosto che al suo contrario, la nostra imperizia nell' addivenire ad una sintesi, i nostri atteggiamenti preclusivi ed ideologici,il nostro essere oramai sempre più conservatori di valori che invece hanno natura dinamica, fatta apposta per essere messa a profitto,non da esibire nella vetrina. Non tutto è perduto e anche a volersi immaginare già da subito ,in  un ruolo di Opposizione, meglio che sia in un sistema definito da regole chiare che nella nebulosa che invariabilmente determinerebbe il combinato disposto di una vittoria schiacciante della Destra connessa con un sistema di Regole assurde e penalizzanti per la Democrazia.Ci serve una Legge elettorale prima di andare al voto e un governo di transizione con compiti ben definiti che se ne incarichi. Soprattutto ci serve il tempo della riflessione e della discussione interna.Un esame delle nostre magagne.Anche a noi serve Sobrietà.

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giovedì, 24 gennaio 2008
08:35

Prima della caduta (un bel po' di rumenta)

prodiInseguire la fiducia a Palazzo Madama prevedibilmente senza esito, non significa automatiche elezioni anticipate come tendono a far credere i giornali avvalorando invece la tesi che le dimissioni aprirebbero la strada alla formazione di un governo istituzionale o tecnico (che non sono la stessa cosa). Dunque bene fa Romano Prodi a riportare la crisi in Parlamento e ad inscriverne il decorso in quell'ambito e non altrove. Prodi, al di là di ridicole illazioni sull'attaccamento alla poltrona o su non meglio identificate ambizioni di prosieguo, nonchè su tutte le note di colore  di acquisti e defezioni di questi giorni, in realtà non fa che esercitare il suo diritto dovere di verificare l'esistenza di una maggioranza. Questa intransigenza costituzionale dovrebbe bastare a liberarci dalla rumenta che abilmente ci viene propinata su bisbigli, presunzioni,intercettazioni, inchieste e figlioli, per la circostanza sottoccupati, in lite con altri figlioli notoriamente grandioccupati, contese interessanti quanto la bolletta del gas che con la crisi hanno a che vedere solo nel caso in cui si sia disposti ad ammettere che costituiscono la prova provata che questa volta si muore di cattiva politica e di tanta rumenta. Quella che travalica i cumuli campani. Crisi di sistema.Non semplicemente di  governo. E infatti . Ciò che non s'intravede e che nessun rispetto costituzionale, nessuna riforma elettorale ben articolata, può sostituire, è un cenno di maiuscola Volontà Politica di superare l'impasse. A fronte della crisi che si annuncia, c'è chi vuol precipitarsi alle urne certo di un facile successo,non importa se a regole elettorali immutate, non importa se la correzione di quelle stesse regole ha impegnato il dibattito politico degli ultimi mesi ,  c'è chi vuol cucire addosso alla propria formazione una legge elettorale che moltiplichi magicamente i consensi, infine c'è chi vuole tutto ma particolarmente pensa a ricollocare se stesso e i propri cari, pronto a scivolare tra le fila dei possibili vincitori. Recarsi oggi al senato a rassegnare le dimissioni, significherebbe evitare di esacerbare gli animi e forse di fare terra bruciata intorno alla possibilità di costruire un governo istituzionale che provveda alle Riforme. Soluzione quest'ultima che indubbiamente sarebbe la migliore per il Paese. Ma Romano Prodi ha ragione, il senso di responsabilità non può essere esercizio unilaterale.Ne' una procedura ineccepibile e trasparente può essere interrotta solo perchè in caso contrario qualcuno potrebbe stranirsi. Che ci si conti dunque e che sia chiaro chi sta da una parte e chi dall'altra . Nella fase a seguire, col Quirinale a sorvegliarne i passaggi, sarà più agevole capire chi sacrifica i propri interessi particolari al Bene Comune e chi pur di occupare immediatamente le postazioni, lascerebbe immutate condizioni svantaggiose per la governabilità. Se in nome della chiarezza dev'essere muro contro muro, muro contro muro sia...

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lunedì, 21 gennaio 2008
12:34

Sense and sensibility in Sacramento (California)

Austen18La letteratura di Jane Austen è sempre stata per il cinema una specie di pozzo senza fondo : non c'è romanzo  da Pride and Prejudice  a Mansfield Park a Emma  a Sense and sensibility (nella sontuosa trasposizione di Ang Lee) che non abbia ispirato pellicole o che non sia stato saccheggiato di citazioni più o meno manifeste. La ragione va ricercata nell'essenza stessa degli scritti  della Austen, fortemente introspettivi densi di caratteri umani  inseriti quasi sempre  in generose rappresentazioni di affreschi d'epoca. Una vera pacchia per lo sceneggiatore al quale non rimane altro che sfrondare qua e là per riportare alla luce  un esprit il più delle volte attualissimo ed estremamente  maneggievole ai fini del racconto.

Austen16Niente di strano quindi, se Robin Swicord decide di realizzare un film The Jane Austen book club ( in italiano il titolo è Il club di Jane Austen ) che vuol essere, non un ennesimo ma un ulteriore (e pregevole) punto di vista su questa scrittrice e la sua produzione. Siamo a Sacramento  - noiosa città della California in cui altro non si può fare se non fondare un club di letture (NdR) - ai giorni nostri , un gruppo di amici organizza a cadenza mensile,  una riunione con lettura collettiva e discussione dei libri della Austen allo scopo di sostenere una di loro, nel superamento di una delusione d'amore. Naturalmente letteratura e vissuto s'intrecciano per ognuno dei soci del club e ne scandiscono l'agire in una squadernata di temi tradizionali dell'Austen (repressione, istinti ,sensi di colpa,doveri...) infine ciascuno, nel  suo  libro, rinverrà la chiave di volta della propria esistenza e l'ispirazione per addivenire a probabili happy end.

austen10

Film interessantissimo proprio per il mix vissuto - cinema - letteratura, quantunque un po' troppo aristocratico perchè il grande pubblico se ne appropri ma - e questo è il bello - fortemente istigatore di ricerca ed indagine letteraria austeniana e non solo. Irrinunziabile la visione per i fans della scrittrice.

Un film di Robin Swicord con Kathy Baker, Maria Bello, Emily Blunt, Amy Brenneman, Hugh Dancy, Maggie Grace, Lynn Redgrave, Jimmy Smits, Marc Blucas, Kevin Zegers, Gwendoline Yeo. Genere Drammatico produzione USA, 2007 Durata 106 minuti circa.
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sabato, 19 gennaio 2008
13:30

Storia di non amore (nei giorni in cui perdemmo tutto)

Torino . Settembre 1980. L'ultima illusione della classe operaia bruciata dentro e fuori i cancelli di Mirafiori in una lotta durata trentacinque giorni , strenua , disperata e infine perdente . Il racconto dell 'ultimo sprazzo di passione collettiva, corre parallelo  a quello di una storia d'amore tra lei, impiegata della Fiat, figlia di crumiri imbesuiti dal mito di Valletta,  laureanda, con ansia di riscatto sociale e prossima a nozze con capetto sempre  Fiat, egualmente ambizioso  e lui, operaio massa, militante, tosto , possessivo  e per sovrapprezzo pure ignorante in matematica. La loro storia si consuma  nell'arco di quei trentacinque giorni al termine dei quali, perderanno tutto. Non sarà valso a lei, che ritroviamo ai giorni nostri, disoccupata e spenta  a far la spesa al Lingotto trasformato in centro commerciale, aver partecipato alla marcia dei quarantamila ne' a lui riconvertitosi tassista, aver lottato duramente.Fregati entrambi. Dopo quei trentacinque giorni tutto cambiò in fretta , umiliata la dignità dei lavoratori con la firma di un accordo bidone (23.000 cassintegrati , senza rotazione, ne' piano industriale, un allontanamento dalla fabbrica senza speranze che per moltissimi divenne definitivo ) cominciò una china discendente che tra frammentazione sociale , spaesamento, precariato, disoccupazione, segnò il decennio 1980 - 1990 , soprattutto fu la fine della politica, privata di un soggetto forte. Il film si avvale di inserti particolarmente significativi ,uno per tutti ,relativo all'episodio più controverso : quello del comizio di Enrico Berlinguer davanti ai cancelli di Mirafiori. E' facile , in un film che intrecci una vicenda pubblica con una privata, che la miscela emozionale  ne disperda la sostanza,il valore storico.

In SignorinaEffe questo non accade, vuoi per il rigore narrativo con il quale sono definiti i contesti , vuoi per quell'ansia minuziosamente conoscitiva e indagatrice, onnipresente  spina dorsale del film. Va dato merito alla costanza di Wilma Labate che per trovare i finanziamenti necessari alla realizzazione di questo bellissimo film , ha impiegato dieci anni per l'indisponibilità delle case di produzione a investire in una storia che parlasse di operai , soggetti definiti fuori moda, inadatti pertanto a far tintinnare il botteghino.Ma soprattutto per aver sostenuto con forza il punto di vista dei perdenti, mostrandoci le cose esattamente com'erano e per averci riportato alla memoria con intelligenza e poesia , questo pezzo della nostra storia raccontando i giorni in cui perdemmo tutto.

SignirinaEffe è Un film di Wilma Labate. Con Filippo Timi, Valeria Solarino, Sabrina Impacciatore, Fausto Paravidino, Clara Bindi, Gaetano Bruno, Luca Cusani, Marco Fubini, Giorgio Colangeli, Fabrizio Gifuni. Genere Drammatico, colore 95 minuti. - Produzione Italia 2007. - Distribuzione 01 Distribution

Scritto da sedlex in: la fabbrica del cinema
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giovedì, 17 gennaio 2008
11:45

Applausi ( Uno, cento, mille, posti al sole)

2500Un sistema di potere che ramifica e riproduce se stesso  sebbene non comporti diretti arricchimenti degl'interessati ( tutti si affannano a dire che stavolta non si evince passaggio di denaro, corruttela brutale , richiesta di tangenti insomma  ) ma solo consolidamento del meccanismo con quel che ne consegue, sta alla base dell'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere.  Il fatto che si possano probabilmente escludere  andirivieni di valige o presenza nelle tappezzerie capitonnè  di imbottiture a base di valuta corrente, non attenua la gravità dei fatti dal punto di vista della moralità e dell'etica politica . Le estreme conseguenze di simili comportamenti, volendo sgomberare il campo dalle inutili digressioni su  arredi e torroncini agli ospiti di casa Mastella, sono presto dette : un colpo inferto alla democrazia e alla logica del buongoverno : un primario, un direttore sanitario, un magistrato  posti a capo di strutture importanti non per le proprie capacità ma per l'appartenenza o meno a gruppi di potere possono determinare con più probabilità di altri, gravi malfunzionamenti.Lo stesso dicasi per appalti assegnati con metodi poco trasparenti e clientelari. E se da una parte è in gioco la democrazia, dall'altra un'economia sempre più drogata e lontana da quel libero mercato di cui tanto si sprofferisce. Quanto di questo sistema sia contenuto nelle intercettazioni sulle quali poggia l'inchiesta, vedremo in seguito . Nel frattempo non c'è di che stupirsi  se il Parlamento non abbia granchè a cuore la messa a nudo, la condanna di un simile metodo che è largamente diffuso. Non c'è di che stupirsi nemmeno se in circostanze come quella di ieri, in cui l'autonomia e la libertà della magistratura sono messe in discussione dal Guardasigilli in persona, pochissime siano le voci di dissenso e l'applauso dell'aula travolga da destra come da sinistra l'oratore.Intendiamoci : nessuno porta l'anello al naso e questi provvedimenti che scattano nei momenti più adatti  non possono far a meno di far riflettere,tuttavia questo non è un buon motivo per generalizzazioni e inutili aperture di  conflitti tra Poteri dello Stato.Nemmeno se ci sembra francamente sproporzionato il provvedimento di custodia cautelare, nemmeno se alla luce di quanto fin qui si legge, il ruolo della signora Mastella non emerga precisamente come quello di reginetta della cupola.Un magistrato due magistrati tre magistrati...non sono la Magistratura come un soldato o due non sono l'Esercito. Questa storia durerà per quel che serve, stemperati gli echi degli ultimi applausi, si è già passati alla fase due :  strumentalizzazione politica. Ognuno come sa e per quel che può.Così dai Rifiuti di Napoli, alla rinunzia di Ratzinger passando per la minaccia dello sciopero generale tutto fa brodo e l'Aula  ne approfitta, Mastella intanto si è dimesso,il suo partito è uscito dalla maggioranza garantendo l'appoggio esterno al governo Prodi, come dire un radioso futuro di mani libere.Proprio quello di cui c'era bisogno.Del resto Mastella è un politico navigato e sa trasformare le traversie in opportunità.Tutto sembrerebbe giocare in direzione di nuove consultazioni elettorali salvo che con la Riforma siamo in alto mare e di nuovo c'è solo che la Corte Costituzionale ha ammesso i quesiti referendari.Meglio di niente, dicono in molti , salvo che se dovessero passare i SI,  avremmo una specie di ibrido che solo in parte risolverebbe i problemi di governabilità e chiarezza. Molto ancora si potrebbe fare ma non sembra questo il clima adatto a concertazioni e accordi trasversali.Nelle more Un posto al sole soap tutta italiana anzi tutta del Centro Produzione Rai TV di Napoli e quivi ambientata, festeggia domani il suo episodio n. 2.500. Non ho seguito la saga per questioni di orario disgraziato ma non importa, il solo titolo in questi giorni,mi pare...tutto un programma.

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martedì, 15 gennaio 2008
18:24

Con abile mossa...

 Benedetto XVI

....il Romano Pontefice annulla la visita alla Sapienza. Adesso è lui la vittima, l'escluso, l'emarginato dall'integralismo laicista.Incassa solidarietà e complimenti vivissimi ovunque e da domani si ricomincia come prima più di prima...

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martedì, 15 gennaio 2008
17:11

Il futuro deve continuare a passare qui

Sbaglierò, ma un problema più che  col Papa ce l'abbiamo col Magnifico Rettore che l'ha invitato per l'inaugurazione dell'Anno Accademico prevista giovedì prossimo alla Sapienza. C'è senz'altro ancora molto bisogno di ricordare quanto le sconfessioni da parte della Chiesa di Darwin e Galileo, non possano essere  in sintonia con una comunità di studiosi docenti e discenti che con il Sapere e con la Scienza , hanno ben altro rapporto di quello che la Chiesa e  in particolare, questo  Papa indicano.Tuttavia chi, se non il Rettore e il Senato Accademico devono essere garanti di libertà, laicità e democrazia all'interno dell'Ateneo? Da più parti viene rivolto l'invito a lasciare che Benedetto XVI si esprima ,si tratta di voci autorevoli, Adriano Sofri e Dario Fo sono nel novero con circostanziati argomenti, ma se ne possono condividere le ragioni a un solo patto : che nessuna censura venga inflitta a chi è intenzionato giovedì a esprimere dissenso. E allora che si tratti di  Appelli, Striscioni irridenti , petit déjeuner  a base di porchetta sulle scale del Rettorato, contro-lectio magistralis o frocessioni varie, la Radio Vaticana e tutti quelli che storcono il naso , dovrebbe esimersi da inviti ad evitare la gazzarra.La frocessione non entusiasma nemmeno me, ma meno ancora mi piace il Romano Pontefice Conferenziere dentro una libera università. Dopodichè , passata la festa, l'intero Corpo Accademico è bene che apra un confronto con il Rettore : Il futuro è passato qui è il motto della Sapienza.Vorremmo continuare a considerarlo ancora credibile.

(Nell'illustrazione la Minerva , dea della Guerra, della Sapienza, della Perfidia e della Prudenza, in atto di scagliare lancia e urlo di guerra. Si trova al centro del piazzale antistante le facoltà).

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lunedì, 14 gennaio 2008
14:36

No Diritti No Oscar

Mi scervellavo per trovare trame originali ma non ero in vena a quanto pareva e le trame non erano abbastanza originali.O forse lo erano troppo.Fatto sta che nessun produttore le voleva

Joe Gillis - William Holden bello che morto mentre galleggia nella piscina di Norma Desmond.  Incipit di Viale del tramonto

Se la trasmissione dei Golden Globe ieri somigliava più ai Quaresimali che alla consueta fiammeggiante parata, se gli studios sono deserti e non c'è verso di avviare le lavorazioni di colossi quali  Demoni e Dei, sequel del Codice da Vinci o Nine, musical ispirato a Fellini Otto e mezzo, se David Letterman e Jay Leno , look insolitamente antagonista e militante con lunghe ed incolte barbe ,vanno in onda col permesso in deroga,rilasciato dal tosto, tostissimo, Writers Guild of America, se le serie televisive più amate nel mondo (Desperate, Lost, Doctor House) rischiano di bloccarsi sul più bello, se non c'è candidato in corsa per White House che non inauguri il caucus, le primarie , la grigliata con gli elettori, senza dichiarare la propria solidarietà agli scioperanti , il motivo è da ricercarsi nell'ultima puntata di un match tra Creativi e Majors, le cui  conseguenze squisitamente glocal, stanno bloccando,indotto incluso, l'intera macchina dello spettacolo americana.Tra perdite secche e mancati introiti, una partita in rosso questa, che  supera  tranquillamente una delle nostre Finanziarie.

Gli sceneggiatori  non sono nuovi a queste levate di scudi non solo sul fronte economico ma anche per ritrovare una misura di controllo sulle proprie idee. Già nel 1988 lo scontro durò mesi accendendosi  sui diritti d'autore derivanti dalla vendita  degli homevideo. Una bazzecola se si pensa ad oggi e a quanto Internet con tutti gli annessi, dagli Ipod ai videofonini, in assenza, ora come ai tempi dell'homevideo, di un model businness, complichi i termini della vertenza.

Di questa complicazione si fanno scudo le Majors impegnate ad assicurarsi un futuro lucroso sulle piattaforme emergenti.Gli studios sono divisioni  in mano a colossi globali come Time Warner, Paramount, News Corp di Murdoch (Fox) , imperi dediti all'ibridazione: news ,editoria, new media,viedeogame, cuore pulsante della fabbrica dello spettacolo, officina  di format, serie, miniserie, e telefilm. Internet ,che ha già archiviato la sua funzione sperimentale di incubatore democratico di controcultura, è il ricco veicolo per accedere ai mercati globali giovanili,vedi i recenti acquisti di network come My Space da parte di Murdoch,o Facebook  che è partecipata di Google e Microsoft. Senza contare che Internet è la  nuova frontiera della Pubblicità Mirata e su misura, come mai prima era successo. Un 'operazione delicata da gestire possibilmente senza interferenze da parte della manodopera. Contemporaneamente anche la creatività si confronta con le incognite di un terreno inesplorato dove lo sceneggiatore deve adattarsi all'universo virale di You Tube ma anche a quello polimorfo di Guitar Hero.Ecco perchè sul Sunset Boulevard si gioca una partita importante che coinvolge l'intera sfera della comunicazione infotainment, i quotidiani e l'intera nebulosa della cultura. Dunque, dopo aver messo al tappeto i Golden Globe Awards e incassato la solidarietà di moltissimi attori di Hollywood, i writers si preparano a boicottare la notte degli Oscar - scrittissima - chi non ricorda i duetti tra palco e platea tra Woopy Goldberg e Roberto Benigni ,le battute tra Steve Martin, pronto a contenere le proteste delle star per Iraqui Freedom e un parterre senza smoking e con poca voglia di fare una vera festa.? Se l'Oscar venisse sospeso , sarebbe un evento senza precedenti. Del resto questi eredi di  Faulkner, Scott Fitzgerald, Wilder ma anche di Lang, Lubitsch, Brecht e tanti altri della diaspora ebreo austro tedesca, considerati bassa manovalanza, chiamati da Jack Warner, schmucks - cretini,  in yiddish - hanno ragione da vendere. E mentre il temporaneo black out di entertainment rischia di mandare in onda una valanga di produzioni senza copione ( lo sciopero del 1988 coincise con l'avvento dei reality) è ancora da capire  cosa determinerà l'attuale vertenza e il riallineamento epocale che l'ha determinata. Per ora : no Diritti , no Oscar. E così sia...

Nelle illustrazioni : corteo di novembre scorso a Hollywood Boulevard, Ben Stiller picchetta gli stabilimenti della Universal e uno dei classici e transnazionali simboli di ogni protesta (gonfiabile)

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domenica, 13 gennaio 2008
00:15

Perchè abbiamo pochi amici neri

Basta dire com'erano più belli, amari, cattivi , incisivi, quelli  di papà, ogni volta che Francesca o Cristina Comencini hanno film in uscita.Qui abbiamo Cristina con Bianco e Nero (ma che brutto titolo) non nella migliore delle sue prove ma egualmente brava nel tentativo (riuscito) di fare un film commedia di costume e antirazzista. Fosse anche un'opera educativa tra le pieghe della quale non urlano ne' Malcom X ne' James Baldwin - ma chi ha detto che  il pur meraviglioso The Fire nex time sia l'Approccio Unico al problema? - l'andamento del film è quello giusto, perchè noi di educazione all'antirazzismo abbiamo estremo bisogno e nulla può dirsi scontato o acquisito nel settore delle relazioni, chiamiamole interculturali :Quadrangolare lui lei bianchi , lui e lei neri, intellettuali evoluti e moderatamente borghesi.La passione s'innesca tra la lei senegalese e il lui italiano scatenando nei rispettivi coniugi rigurgiti di ostilità di ogni tipo perchè se è vero che l'amore abbatte le frontiere e supera gli ostacoli ciò vale solo per chi ne è direttamente coinvolto ,il resto, mi piacerebbe dire , sta a guardare e invece ,niente affatto, approfitta per tirare fuori il peggio  rinfocolando sopiti razzismi. Finale catartico.Come è giusto che sia. Intelligente scelta della Comencini  di affidare a  Fabio Volo e Ambra Angiolini ,due attori non professionisti, i rispettivi ruoli ,decisamente bravi ironici  e in parte  i due attori senegalesi , Aissa Maiga e Eriq Ebouaney. Al gentile pubblico convenuto spetta  la risposta al quesito fondamentale del film Perchè abbiamo pochi amici neri? (beh ..se con loro fossimo meno carogne e tanto per rimanere in casa nostra , dessimo un calcio alla Bossi-Fini, potremmo averne molti di più).


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sabato, 12 gennaio 2008
15:40

Aspettando il César (almeno quello...)

E' stato il mio film a Venezia 2007, non c'erano abbastanza Leoni su quel tavolo...fosse stato per me  li avrei consegnati tutti a   La graine et le mulet (che invece si è aggiudicato solo il premio del pubblico e della critica) , uscito nelle sale italiane ieri col titolo di Cous cous. Gran compendio di sentimenti che il cinema troppo spesso trascura. Ai registi chiediamo tanto : riflessione,divertimento sogno ma..dovremmo esser loro grati quando ci mostrano la fatica di vivere e quando riescono nonostante il contesto tutto artificiale a far comunque emergere pezzi di verità.Storia di una famiglia francese di origine araba e di un piatto che richiama identità e che riesce malgrado i conflitti,il non detto  e le tensioni ad avvicinare chi se ne serve.Tre generazioni in un procedere duro e doloroso,una delle poche pellicole che non essendo costretta in gabbia narrativa alcuna non rivela il finale già a partire dal secondo fotogramma. Ma Obbediente al diktat del bravissimo regista,nemmeno io dirò oltre. (ambientato a Séte patria di Georges Brassens,tanto per aggiungere fascino al fascino)

COUS COUS  è un film  di Abdellatif Kechiche con Habib Boufares , Hafsia Herzi distribuito da. Lucky Red

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mercoledì, 09 gennaio 2008
08:59

Sorprese (mica tanto) nello stato di granito

New HampshireAll' anchorman  Lou Dobbs della CNN andrebbe dato merito di aver messo il dito nella piaga : la vittoria di Hillary Clinton in New Hampshire non è stata affatto una sorpresa, semplicemnte i media l'hanno nascosta fino a che è stato possibile per non smentire buona parte dei sondaggi che molto avevano insistito su un possibile flop, determinando commenti inappropriati e definitivi per esempio sul ritiro dalla competizione e puntando un' attenzione spropositata sull' unico sperduto seggio elettorale in cui  Hillary non aveva raccolto nemmeno un voto .Insomma come ha detto stamane Dobbs la stampa si dovrebbe un po' vergognare. Il fatto è che sia qui che in Iowa l'affluenza ai seggi è raddoppiata e questo è il reale motivo che ha fatto saltare le proiezioni .Ovvero siamo alle solite e se Obama è un seduttore Mc Caine un veterano del Vietnam, Huckbee  un predicatore naif e Giuliani il Soccorritore dell'11 settembre,Hillary è una lacrimevole e non più giovane signora che molto punta sul marito ex presidente.Le definizioni...si sa. In New Hampshire ci sono regole diverse, le primarie sono più strutturate rispetto al caucus tradizionale e gli elettori dopo le assemblee e gl'incontri, si recano ai seggi che rimangono aperti per un intero giorno a votare candidato e delegati alla convention finale.Siamo solo all'inizio e quest'altalena è destinata a durare ben oltre il 5 febbraio data in cui molti stati saranno chiamati alle primarie.Il voto ad Hillary in New Hampshire invece mostra una caratterizzazione fortemente femminile e questo appare ben più sensazionale dell'entrata in campo della figlia Chelsea,della commozione davanti agli elettori o dell'umanizzazione del personaggio che sarebbe stata operata nell'arco di pochi giorni. In campo avversario vince Mc Cain e stavolta è Giuliani ad avere la peggio e a scivolare in fondo alla classifica.Prossima tappa il Michigan. (tabelle del New York Times)

Democrats   %
Clinton   39%
Obama   36   
Edwards   17   
Richardson   5   
96% reporting

 

Republicans   %
McCain   37%
Romney   32   
Huckabee   11   
Giuliani    9   
96% reporting
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martedì, 08 gennaio 2008
07:40

Finalmente Stark

StarkJames Woods ha la faccia appena un po' stropicciata ma il tempo che passa non  ne ha intaccato  l'espressività , quanto a  virtù interpretative, si sa ,l'andare degli anni incrementa  possibilità al mestiere dell'attore e così Woods veste con disinvoltura i panni di Sebastian Stark avvocato della upper class di Los Angeles, arrembante e col pugnale tra i denti, pronto a tutto pur di vincere, come da regolamentare steretipo (ma non tutto è leggenda e molto di vero c'è) di quello che noi chiamiamo con espressione aggraziante principe del foro e che da quelle parti invece spesso è definito Shark, squalo. Fin qui siamo nella norma del legal drama statunitense che attraverso il racconto d' istruttorie e processi indaga sulla natura umana colta in uno dei momenti più ardui  per la vita di un essere umano, ovvero su dinamiche e  contesti sociali come e meglio di un manuale di politica, antropologia, psicologia etc. Ma cosa succede se l'avvocato che usa con astuzia la legge per ottenere la libertà di quei ricchi e facoltosi che possono permettersi un esoso patrocinio, passa  dall'altra parte della barricata a ricoprire il ruolo della Pubblica Accusa? E' quel che Shark, serie televisiva americana molto acclamata e in onda da sabato scorso su Rete 4, ci racconterà nel corso di ventidue puntate delle quali la prima, il pilota, diretta da Spike Lee .E così apprendiamo che il sindaco di Los Angeles stanco di ricchi imputati che riescono a farla franca grazie ad abili avvocati, ingaggia Stark, in momentanea crisi professionale ed esistenziale , per aver determinato l'assoluzione di un assassino che ha immediatamente commesso un nuovo delitto e lo mette a capo dell'Unità Anticrimine della Procura Distrettuale.Uno staff di giovani inesperti e un brutto ufficio , per uno che ha in casa la riproduzione di un'aula di tribunale con il banco della giuria de il buio oltre la siepe, nella quale si esercita , saranno il segnale dell'inevitabile discontinuità col brillante passato.Come se non bastasse , una figlia adolescente che decide di vivere con lui, piuttosto che con sua madre,lo richiamerà a nuove responsabilità . Saprà cavarsela già nell'ambito della prima puntata, prima  istruendo i giovani sulle tre regole auree che indirizzano le scelte vincenti 1) il processo è una guerra e arrivare secondi vuol dire morire 2) La verità è relativa.Scegline una che funziona. 3) In un processo ci sono solo dodici opinioni (quelle dei giurati) che importino e la tua (indicando lo staff) non è decisamente una di queste,poi vincendo a poker con il sindaco un ufficio più degno. Altre perle saranno distribuite del tipo Il nostro mestiere è vincere ,la Giustizia è un problema di Dio, tanto per chiarire al gentile pubblico che se i PM fossero più spregiudicati e dotati di mezzi, più criminali sarebbero assicurati alla giustizia.Ma siamo in America,niente paura.Qui da noi le cose vanno diversamente.E poi avremo pure tante magagne ma siamo romanisti e sebbene Totti in questo caso , non c'entri, ce ne vantiamo. Bello,avvincente , ben scritto, ben girato.Per amanti del genere e per addetti ai lavori che abbiano voglia di divertirsi disimparando le buone maniere professionali.

Stark è in onda ogni sabato su Rete 4 in prima serata.Due episodi alla volta.

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lunedì, 07 gennaio 2008
22:39

Almeno tu, nell'universo

Immagine 2511
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lunedì, 07 gennaio 2008
15:51

Fare pulizia

Iveco14Dicevano le Black  Panthers : o sei parte del problema o sei parte della soluzione. Non ho dubbi che i giovanotti che hanno sottratto al servizio pubblico quest'autobus per enfatizzare i blocchi alla discarica nei pressi di Pianura , siano parte del problema.Insieme a quelli che incendiano i rifiuti o pagano i rom perchè lo facciano, anche loro sono parte del problema.

Rifiuti18

A questo punto non rimane che scegliere ed è più semplice di quanto sembri . Un movimento che seppur involontariamente si espone a  infiltrazioni da parte  della malavita, qualsiasi diritto rivendichi,deve fare un passo indietro e interrogarsi.Il diritto alla salute o è di tutti o non è .E mentre ci si oppone alla discarica legale,un'intera città galleggia in un mare di rifiuti che certo salutari non sono.Scegliere  da quale parte stare è il nodo : se essere parte del problema o parte della sua risoluzione è la priorità . Dopo, si potrà dare corso ai redde rationem,alle dimissioni,allo scaricabarile e a tutte le considerazioni tecnico politiche del caso.Prima però,bisogna fare pulizia.

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domenica, 06 gennaio 2008
20:54

Polvere di stelle in chiave antipapista

Bussola

Certo alla Kidman i ruoli da  cattiva si addicono particolarmente, è forse per questo che lo scrittore Philip Pullman non riusciva ad immaginare che lei nei panni  di Marisa Coulter, capo dell'Intendenza Generale per l'Oblazione, organizzazione incaricata dal tirannico Magisterium per condurre esperimenti sui bambini nei laboratori di Bolvangar.Si parla della Bussola d'oro e del libro, anzi dei libri , componenti la trilogia  His Dark Material che  ne hanno ispirato la sceneggiatura, curata dallo stesso Pullman . L'operazione sembra avere tutti i numeri per affiancare il successo del Signore degli Anelli come da file di pubblico, merchandising spinto, schierato sui mercati internazionali ( in USA è già delirio) e gran dispiego di mezzi da parte della produzione ma siamo di fronte a ben altra qualità artistica, narrativa e visuale. Così tra magia e filosofia in un mondo mutante ribelle ai fondamentalismi della regia hollywodiana si rappresenta  una saga in cui l'Entità malvagia è malvagia davvero e ben oltre l'immaginabile, nei libri è chiaramente il Papato, nel film sottilmente si allude e il Magisterium ha un capo con la bianca chioma, adorno di gioielli , contornato da croci e da pastori tedeschi. In tutto questo, l'orfana Lyra riuscirà a svincolarsi dal mondo vittoriano? Basteranno cultura , amicizie cockney o l'Alethiometro affidatole dallo zio?.Il Magisterum controlla la verità e odia il libero pensiero: sarà guerra totale quando un amico di Lyra sarà rapito dai feroci Mostri Ingoiatori e Lyra lo andrà a cercare...

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venerdì, 04 gennaio 2008
08:02

Vincono Obama e Huckabee (Hillary come Ségolène)

03caucus-1Succede a Hillary quel che successe a Ségolène: irresistibile ascesa nei sondaggi e nella curiosità dei media  all'inizio, sostanziale tenuta per mesi  e mesi in testa alla classifica poi, con l'avvicinarsi delle verifiche elettorali , una lenta erosione di consensi fino alla realizzazione di  un risultato insoddisfacente. Nel caso di Ségolène molto giocò la , nemmeno troppo, misoginia di molti giornali  e il tiepido appoggio del Partito Socialista Francese. Quanto a Hillary , la cui candidatura , al contrario, è sostenuta con forza dal Partito Democratico, è possibile che l'essere sulla scena politica in ruoli preminenti, da parecchi anni, non favorisca la piena identificazione del personaggio con  il cambiamento (l'espressione più usata di questa campagna) di cui l'America, anche su versanti opposti , sente estremo bisogno . E' pur vero che i risultati dell'Iowa hanno sconvolto le attese anche in area repubblicana dove Mike Huckabee , l'uomo definito dagli avversari venuto dal nulla,tradizionalista,antiabortista titolare di una campagna condotta con modeste risorse , più giocata sul porta a porta che sull'uso di Internet e delle tecnologie,favorito per sovrapprezzo dall'assenza di Rudolph Giuliani, si è aggiudicato il caucus staccando Romney di ben nove punti.Supporters entusiasti per  il discorso di ringraziamento del vincitore  Obama Nessuno avrebbe detto che io sarei potuto arrivare fin qui. Poi ha ribadito i punti del programma : assistenza medica,ambiente,incentivi alle aziende che non delocalizzano la produzione, fine della schiavitù del petrolio.Infine Democratici e Repubblicani, dopo aver ringraziato gli elettori, sono partiti per il New Hampshire.Tra quattro giorni si replica.(qui sotto tabelle elettorali del New York Times)

Democrats   %
Obama   38%
Edwards   30   
Clinton   29   
Richardson   2   
Biden   1   
Dodd   0   
Others   0   
100% reporting

 

Republicans   %
Huckabee   34%
Romney   25   
Thompson   13   
McCain   13   
Paul   10   
Giuliani   3   
Others   0   
96% reporting

 

 
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giovedì, 03 gennaio 2008
13:54

Non accettiamo provocazioni (innovazione tecnologica)

Ma che cosa significa la moratoria, in termini di realismo politico?
E’ molto semplice. Ai governi occidentali e a chi ci può stare nel resto della terra si chiede di sospendere ogni politica che incentivi la pratica eugenetica, in particolare quella fondata sull’aborto selettivo per sesso o per disabilità. E questo è un obiettivo degno dello stesso impegno messo nella lotta per sospendere l’esecuzione della pena di morte legale. Il secondo obiettivo è affermare la libertà di nascere come uno dei diritti fondamentali dell’uomo, inscrivendolo nella Dichiarazione universale in base alla quale furono costituite le Nazioni Unite. Sono due grandi mete intrecciate tra loro, il no all’eugenetica e la libertà di nascere, che possono essere indicate come un programma civile, politico, etico e umanitario schiettamente indipendente da ogni valutazione confessionale.

Giuliano Ferrara da il Foglio del 3 gennaio 2008.

chaplin

Può essere che io non sappia più cosa sia l'eugenetica ma nemmeno a rivoltarla come un calzino, la legge 194 contiene incentivi sia per detta pratica  che per quella fondata sull'aborto selettivo per sesso e per disabilità. Fuori dei casi previsti dall'interruzione volontaria entro i 90 giorni la legge ammette aborti tardivi : (art.6)

a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;

b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

E in questi casi  sempre la legge prescrive che : (art.7)

Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell'articolo 6 e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto.

E comunque dati alla mano stiamo parlando di aborti effettuati oltre i 90 giorni dal concepimento nella misura del 2,6%. Quelli dopo 20 settimane, lo 0,7. In cifra assoluta, 892 casi. E' fin troppo evidente che le misure contenute nella 194 sono esclusivamente  volte alla tutela della salute della madre e del bambino.Tutto l'iter poi  è governato obbligatoriamente dalla struttura sanitaria pubblica che valuta le circostanze con estrema accortezza e salvo nei casi d'urgenza (imminente pericolo di morte della madre) procede all'intervento dopo numerosi passaggi diagnostici che non escludono l'intervento a supporto di medici specializzati.La trama è talmente fitta da non lasciar spazio a leggerezze.Non si capisce allora il perchè delle ansie di Bondi rispetto alle sorti dei feti abortiti vivi. A meno di pensare che l'innovazione tecnologica con le diagnosi precoci non induca le donne ad abortire perchè il pupo si presenta con gli occhi neri invece che blu. Passi per la scarsa considerazione del genere femminile ma allora i medici? Non sono forse loro che comunque accompagnano il percorso, intervistano visitano, informano e infine,sempre secondo la 194, autorizzano l'intervento?Anche loro rischiano l'ingaggio nella fitta schiera dei selezionatori della razza?

Che inutile dibattito. Come tutta questa campagna che si vorrebbe addirittura internazionalizzare equiparandola a quella condotta con successo sulla pena di morte,appare invece sempre più pretestuosa, rivolta a destabilizzare i precari equilibri interni, quelli della compagine governativa ma anche quelli del Partito Democratico prova ne è che Giuliano Ferrara, continua a sollecitare risposte da Veltroni e anche dopo la risposta piccata di Alfredo Reichlin, presidente della commissione valori del PD, insiste con la richiesta di una presa di posizione del segretario. Ecco qui che sulla capacità di autodeterminazione delle donne e sulla laicità dello Stato si registra l' apertura di nuovi fronti,si sparge nuovo veleno sperando in una radicalizzazione che porti divisioni,che inquini il dibattito quello vero, aperto tra credenti e non credenti una modalità della quale la legge 194 è stato l'emblema .Con la scusa dell'innovazione tecnologica e dei tempi che sono cambiati, si prepara il terreno per un ritorno al passato,a tempi oscuri a conflitti riduttivi ed inutili tra clericali e anticlericali.Non accettiamo provocazioni.

Scritto da sedlex in: palazzo
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martedì, 01 gennaio 2008
22:09

A new beginning

Il nuovo anno si apre con Hillary Clinton che il tre di gennaio affronterà la prima sfida delle Primarie in Iowa e qualche giorno dopo in New Hampshire. Statistica vuole che il candidato vincente in questi due stati abbia il 50% delle probabilità di diventare Presidente degli Stati Uniti e questo spiega la grande attenzione dei media  quantunque l'area non conti più dell' 1% della popolazione americana  e si presenti scarsamente rappresentativa nella sua composizione, col 96% di bianchi in Iowa e qualche decina di migliaia di ispanici ai quali la clandestinità non consente diritto di voto.In ogni caso a giugno il Sud Dakota chiuderà la tornata, nel frattempo  significativo  sarà il risultato ottenuto il giorno cinque di febbraio - il super martedì - in cui le consultazioni per scegliere i candidati da mandare alle convenzioni si terranno in diciotto stati.La vera e propria campagna elettorale tra i due prescelti comincerà invece dopo le Convenzioni Nazionali che si terranno a settembre.Il nuovo Presidente sarà eletto il quattro di novembre contestualmente si terranno le elezioni per rinnovare un terzo del Senato e tutta la Camera dei rappresentanti  , salvo contestazioni, riconteggi e sentenze della magistratura , l' eletto entrerà in carica dopo due mesi : a gennaio del 2009.Solo se il partito vincitore conquisterà la maggioranza del Congresso insieme alla presidenza sarà possibile uscire dalla attuale situazione di stallo dissipando il clima d'incertezza che regna nel Paese dopo le elezioni del 2006 e che è destinato a durare almeno per tutto il 2008.Incertezza nell'economia e nei mercati finanziari scombussolati dalla crisi di agosto con lo scoppio della bolla immobiliare. E  seppure  la produzione è in crescita e i consumi si mantengono forti, concreti sono i rischi di recessione dovuti all'inflazione che a novembre ha superato il 4% e alla mancanza di liquidità dovuta all'immenso debito pubblico. Senza considerare gli esiti devastanti di provvedimenti dell'amministrazione Bush in materia fiscale con i ricchi tassati al 19% contro il 31% del resto della popolazione. Più grave è l'incertezza politica, nonostante i democratici contino una solida maggioranza alla camera dei rappresentanti e una più esigua al senato, non riescono egualmente a contrastare l'ostruzionismo repubblicano,tantomeno il veto presidenziale.In questa situazione è impossibile per i democratici dar corso al programma elettorale,col risultato che se la sfiducia nel Presidente è ai minimi storici (28 %) anche quella nel Congresso non scherza (21%).Di questo clima di sostanziale paralisi hanno fatto le spese il programma di risparmio energetico e l'assistenza sanitaria per i bambini (due volte bocciata).Sfuma così anche la speranza di definire la questione delle guerre in Iraq e in Afghanistan  mentre appare sempre più evidente il fallimento americano della strategia di lotta al terrorismo. Ai cittadini statunitensi non resta che aspettare senza poter coltivare altre speranze che  la definitiva sconfitta repubblicana in novembre . L'anno ,si diceva , comincia con Hillary Clinton e con lo slogan della sua campagna : A new beginning. Che la fortuna l'assista.

Scritto da sedlex in: caucus
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