mercoledì, 29 agosto 2007
07:30

A bientôt.

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Nessun posto è oramai abbastanza lontano I viaggi hanno perso appeal nello stesso momento in cui l'idea di altrove si è trasformata  in qualcosa di diverso.Nessuna nostalgia beninteso: che spostarsi sia alla portata di tutti e che l'industria del turismo abbia migliorato le condizioni di vita di numerose popolazioni, sono  fatti positivi, era però ineluttabile,  che in tutto ciò , luoghi nel mondo dei quali si conservava un ricordo legato alla natura solitaria o selvaggia e alla quale si era affezionati,  cambiassero completamente volto.Resta,quello sì,il rimpianto di non aver fatto in tempo a  visitare quei paesi che la guerra ha reso impraticabili devastandoli , desideri che probabilmente rimarranno inesauditi, avendo alcuni territori subito danni irreversibili anche dal punto di vista del patrimonio artistico.Allontanarsi tuttavia, rimane un'esigenza vitale anche se non necessariamente legata al riposo o alla vacanza .Negli ultimi anni altro tipo di percorso avventuroso ha ottemperato a questa esigenza.Mostre,eventi,incontri con amici che abitano lontano,prolungamenti di viaggi di lavoro, sono state una preziosa e talvolta inattesa occasione di vivere in città magari arcinote,quindi senza l'assillo quantunque piacevole delle visite turistiche ai monumenti, la vita di quelle stesse città. Ho così scoperto che andare a teatro, passeggiare,ricevere o lavorare lontani da casa possono essere assai di più che interessanti diversivi e solo apparentemente meno esaltanti dei grandi spostamenti compiuti tempo fa. Venezia all'epoca della Mostra del Cinema è sempre stata sotto questo aspetto la meta ideale.Ci sono gli amici, c'è una sistemazione confortevole,mondanità, se la vuoi, atmosfere vitali e concitate e soprattutto c'è lui : il Cinema, quanto ne vuoi e come lo vuoi , a tutte le ore :  al Lido e in città e quello che non riesci a vedere al Lido per mancati incastri di orari, puoi rincorrere in città, nei cinema fino a Mestre. In partenza, lascio  l'immagine della Terrazza Martini prima dell'invasione.Tra poche ore in questo posto (bellissimo ma probabilmente per motivi solo miei ) niente sarà come prima, dai divani candidi all'inappuntabilità del vasellame, lustro come le vetrate prospicienti il mare.Stiamo arrivando. A bientôt.

Scritto da sedlex in: venezia 2007
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martedì, 28 agosto 2007
18:50

Aspettando Venezia ( Roma,Torino etc)

Marco Múller alla fine del proprio  mandato direttoriale (ma si spera nella riconferma),ha portato a casa , un sacco di bei risultati.Gli autori in concorso - Loach, Branagh, Rohmer -  ed altri, promettono una competizione avvincente dall' esito niente affatto prevedibile .Tra i ventidue in gara , tre nostri esordienti. Vincenzo Marra, Andrea Porporati e Paolo Franchi . Pochetti in verità - ma forza ragazzi ! - magari fosse un Leone .. si potrebbe ripartire da lì. E da una nuova Legge . Finirla con le sterili polemiche (botteghino o qualità?) e mettersi a lavorare per il futuro.Il movimento dei Cento Autori ci ha chiarito le idee : Lo Stato con la legge Urbani  finanzia il cinema con 79 milioni annui.Briciole, se si pensa ai 690 milioni di euro erogati all'editoria, per non parlare dell'attenzione che  Germania (250 milioni) Spagna (90 ) e Francia (un miliardo circa) destinano alla propria industria cinematografica.Come se non bastasse, un meccanismo perverso porta a distribuire i pochi quattrini a disposizione su molti film : morale: oltre che esiguo, il finanziamento rischia di essere inutile.Poi c'è il problema della distribuzione.Non tutti i film riescono ad uscire nelle sale, pertanto non tutti i finanziamenti vengono restituiti come previsto.Serve una legge per finanziamenti più mirati, che accantoni  il reference system che finisce con l'assegnare i quattrini a chi non ne ha bisogno e che si adoperi per premiare gli esordienti e i film di qualità.Nel cassetto qualche buona proposta da mettere a punto c'è : Negoziazione separata dei diritti relativi ai film,sgravi fiscali a chi investe in cinema e - finalmente ! -  l'Istituzione del Centro Nazionale per il Cinema & gli audiovisivi che dovrà assegnare i fondi attraverso criteri  - arifinalmente - certi e cioè al 75% automatici e al 25 % discrezionali.Poi c'è la tanto decantata tassa di scopo, la quota di prelievo su tutta la filiera industriale del settore cinema ,che dovrebbe integrare la quota FUS per una cifra ipotizzata intorno ai 300 milioni di euro.Simili ipotesi sono ispirate al modello organizzativo e legislativo  francese ,quindi molto sarà da adattare alla realtà italiana strutturalmente e soprattutto culturalmente tanto diversa a partire dalla considerazione che qui da noi si ha del cinema.L'importante però è partire,soprattutto l'importante è tornare a fare cinema e cinema indipendente quanto più è possibile.Affrancarsi dal duopolio Rai Mediaset e dalla politica, sarà l'unico modo per  tornare all'Arte.

Nell'illustrazione la sfera di Dante Ferretti per Federico Fellini Prova d'Orchestra,simbolo di Venezia 2007

Scritto da sedlex in: venezia 2007
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sabato, 25 agosto 2007
23:10

Se ad essere malata è l'America

sicko05Michael Moore, a Roma per presentare il suo Sicko (un termine che in slang vuol dire malato) mette in guardia le platee stracolme di fans  e ministri , soprattutto dalla tentazione americanizzante.Saremo anche la più grande potenza al mondo - precisa - ma abbiamo un'attesa di vita inferiore alla vostra, a causa del servizio sanitario  completamente in mano alle assicurazioni private, con tutto quel che ne consegue.E quel che ne consegue è raccontato attraverso le testimonianze dei malati respinti dagli ospedali per coperture assicurative insufficienti, dai pompieri di Ground Zero abbandonati ai propri enfisemi dopo l'11 settembre,  agl'infortunati sul lavoro costretti a scegliere quale dito della mano farsi ricucire dato il costo differenziato di ciascun intervento per ciascun dito.Storie di ordinaria ingiustizia che culminano col viaggio verso Guantanamo di tre imbarcazioni nel provocatorio e vano tentativo di far curare alcuni pompieri nell'ospedale del carcere o nell'elenco, in ordine alfabetico, delle malattie alle quali le assicurazioni  rifiutano la copertura, sulle note di Star wars.Iperbolico,comico,situazionista, dal ritmo narrativo incalzante, questo film ha guadagnato al suo autore oltre che la Palma d'Oro a Cannes ,anche una sequela di guai giudiziari che vanno dalla violazione dell'embargo alle numerose citazioni da parte delle case farmaceutiche. - Noi tutti  - aveva detto dal palco del Kodak Theatre, ringraziando per l'Oscar a Bowling for Columbine - siamo qui per documentare la realtà ma viviamo in un' epoca fasulla...- Allora si riferiva alla Menzogna  in virtù della quale l'Iraq era stato invaso, oggi sembra ammonire che il servizio sanitario americano così brillantemente rappresentato nei telefilm ER o Doctor House, non è precisamente come viene descritto.

Scritto da sedlex in: americana, la fabbrica del cinema
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venerdì, 24 agosto 2007
00:20

Naposarko (cento giorni)

I detrattori sono tutti d'accordo : Nicolas mete in scene la fiction de l'action oppure  Il se saisit de l'actualité, enchaîne les déclarations d'intention et se comporte comme si le problème était réglé ma sono voci isolate, roba da raffinati politologhi elaborate al chiuso di remoti istituti di ricerca. In realtà basta una ricognizione nelle edicole che espongono giornali francesi per rendersi conto, già dai titoli, di come la Francia sia sedotta dal proprio presidente.Super Sarko - è uno dei soprannomi che la rivista Le point ha messo in copertina, mentre Paris Match, oltre che abbattere le pinguedini  di Nicolas a colpi di photoshop, celebra la settimana libica di Cécilia con espressioni che hanno del sublime  Cecilia inventa un modo luminoso di restare nell'ombra. Tal'è la Francia sarkomane e neopatriottarda: lo sciovinismo abituale arricchito da una buona dose di  nazionalismo, quel tanto che basta ad attenuare il senso di frustrazione per essere divenuti una potenza media.Su questo Sarko ha costruito parte delle sue fortune elettorali : il ritorno ad una nuova grandeur.Certo sul sogno di  queste magnifiche sorti grava la questione dell'immigrazione ma Sarko in meirto ha idee charissime : basta con i ricongiungimenti famigliari e selezione dei nuovi arrivi su base economica e professionale.Grande sventolio mediatico di immigrati che ce l'hanno fatta : lui stesso o la ministra della Giustizia Rachida Dati ,gran mostra di teorie assimilazioniste.Così ecco che su Paris Match del 14 luglio affiancate le foto di coloro che hanno ricevuto la medaglia d'oro "Famiglie di Francia " i Tkouth immigrati, nove figli di cui sette nella famosa administration e gli Xavier francesissimi, lui vice ammiraglio, lei casalinga : genitori altrettanto prolifici, anche loro con nove figli .I francesi oggi amano l'Uomo quello che fin dalle prime dichiarazioni ha messo le carte in tavola : Autorità Morale, Rispetto, Merito. Ed è  all'uomo , che la drammaturga Yasmina Reza ha dedicato un saggio dal titolo suggestivo :  L’aube le soir ou la nuit. E quale migliore occasione ( l'opera è stato concepita durante la campagna elettorale ) per una uscita in grande stile, se non  i cento giorni di permanenza di Sarkozy all'Eliseo ? .Nulla di strano dunque se l'autrice non fosse una qualsiasi biografa ma un'intellettuale apprezzata a livello internazionale .Pertanto Sarkozy ora può contare oltre che sull'ammirazione incondizionata del 65 % dei francesi anche sul prestigio dato da un'opera letteraria della quale è protagonista incontrasato (nè l'UMP nè sua moglie Cécilia sono citati nel libro). Reza sembrerebbe perfettamente al corrente dei rischi che un'operazione del genere comporta e infatti  sulla prima pagina riporta le osservazioni di un amico De toute façon vous l’inventerez. Les écrivains ont en commun avec les tyrans de plier le monde à leur désir.Poi però, un po' si smarrisce, sedotta dall'incedere veloce di Nicolas che sembra claudicante oppure indugia su curiosi particolari Le front n’étant sans doute pas équipé pour le principe d’une raie, je peux apprécier le périlleux recouvrement du crâne, effectué à partir d’une séparation latérale de l’oreille droite à l’oreille gauche, par une broche intrépide et sans état d’âme, salvo poi rispondere all'obiezione della prima pagina con una memorabile espressione sarkoziana : Si je n’existais pas, il faudrait m’inventer.

Scritto da sedlex in: Élysée
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giovedì, 23 agosto 2007
14:20

la gggente deve sapere

Uh che bello il post di Antonio Di Pietro sull'inchiesta di Garlasco intitolato Processi in piazza . Parole sagge sull'esposizione mediatica e sul danno che può comportare al sereno svolgimento delle indagini (si dice così). Peccato che poi quando si è trattato di porre un limite concreto alla fuga di notizie  innalzando consistentemente l'importo delle ammende per i trasgressori (giornalisti ed editori) , lo stesso Di Pietro ,in una trasmissione di Anno Zero,si sia unito al coro  degli sbandieratori della Libertà di Stampa che  -  la ggggente deve sapere ! - lamentavano un eccesso di severità dovuto di sicuro alla volontà della classe politica di nascondere le proprie malefatte . Ecco qui  : la ggggente sa, spesso ancor prima degli inquirenti, grazie ad uno spiegamento di microfoni e taccuini che oramai è divenuto prassi intorno alla scena del crimine e nei dintorni.Inutile dire che in queste condizioni acchiappare il colpevole (pure lui sa e si regola di conseguenza) non è propriamente più semplice che se le indagini si svolgessero nel prescritto riserbo. Ed è anche inutile invocare la privacy, poichè quello che i giornalisti scrivono e la ggggente sa, spesso deriva direttamente dalle dichiarazioni di protagonisti e comprimari. Che privacy vogliamo invocare sul diluvio di dichiarazioni , memoriali,fotomontaggi,smentite e conferme dei parenti e degli amici della vittima sul proprio ruolo nella vicenda ?. Quanto alla segretezza, conosciamo anche le prossime mosse degl'inquirenti che c'informano i notiziari della sera , dopo aver ascoltato il principale indagato, si concentreranno  sul passato della vittima e sui parenti della stessa . La ggente sa e poi di quel che sa, fa quel che crede,compreso istruire  processi paralleli con tanto di sentenza. In tutto ciò, la presenza di Corona a Garlasco pare del tutto appropriata e in perfetta sintonia con l'ambientazione e la temperie culturale.

Scritto da sedlex in: palazzi di giustizia
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mercoledì, 22 agosto 2007
21:12

Tenetevi forte

Ignara bellezza

Rubata sensualità

Fiore reclinato

Peccato d'amore

Sandro Bondi per l'arancione Michela Brambilla. Pubblicata da Vanity Fair qualche settimana fa.

Scritto da sedlex in: deposito cartacce
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martedì, 21 agosto 2007
01:34

Un enfant? Un boulet au pied ( No Kid )

maier In principio fu Bonjour paresse - Buon giorno pigrizia -  tanto per parafrasare un po' la la Sagan , un piccolo libro, quasi un manuale, contenente  trucchi ed escamotage per sopravvivere in azienda senza morire di lavoro. Alcuni , come quello di attraversare di tanto in tanto, i corridoi carichi di pratiche o spargere la scrivania di appunti,  davvero spassosi .Tutta l'operazione aveva l'aria di un divertissment editoriale ben congegnato  , poi riflettendo, tra le pagine di quel  volumetto si potevano leggere  sia una critica spietata all'organizzazione aziendale francese, talmente ritualizzata e gerarchica da somigliare alla corte di Luigi XIV, sia la paura che la conquista delle 35 ore lavorative venisse messa a rischio dall'allora governo conservatore di Raffarin che non aveva fatto mistero di una virile idiosincrasia per quella mezza giornata che avrebbe trasformato la Francia, a suo dire , in un grande parco ricreativo. Ad ogni buon conto, l'appello al disimpegno attivo, portava la firma di tale Corinne Maier, allora dottoranda in psicologia e impiegata presso l'azienda elettrica francese, già autrice di libri su De Gaulle e Lacan .Scatenata, ironica e irriverente ,il successo le ha talmente giovato, da  ripetere l'esperienza satirico-umoristica con altri due libri esilaranti : Buongiorno Lettino (sottotitolo : lo psicanalista è pagato per non fare nulla?) del quale è dir poco che vi si prenda in giro la psicanalisi e Intellettualoidi di tutto il mondo unitevi in cui  invece sono messi sulla graticola gl'intellettuali francesi. E infine l'ultimo nato, quello probabilmente destinato a far parlare di più  No Kid - Quarante raisons de ne pas avoir d'enfant (quarante tableaux apocalyptiques de l'esclavage moderne au temps de l'enfant roi) Protagonista incontrastata : la genitorialità pentita,provocazione estrema:  non fate figli se tenete alla vostra libertà.Il libro ( che sarà distribuito in Italia l'anno prossimo) rischia seriamente di diventare un altro campione d'incassi, in questi giorni, qui da noi, la stampa sta recensendo l'edizione francese e già i forum più zelanti scoppiano di dibattiti sulla crescita zero o se sia lecito o meno rinunziare ai figli . In realtà ognuno dei tableaux apocalyptiques di Corinne contiene la realtà di una condizione che da una parte è celebrata come una Missione e dall'altra si rivela un'esperienza faticosa e poco gratificante nel momento in cui,trascorse le celebrazioni della Madre e del Figlio,ci si ritrova da sole a cercare impossibili , talvolta, quadrature tra tempi , ruoli e incombenze. Senza contare che in questo momento in Francia, un sensibile incremento della natalità, ha reso i media paticolarmente  euforici. Ed è proprio per questo che appare più legittimo che cinico, dire esattamente le cose come stanno. E se lo si può fare con ironia,tanto di guadagnato . Scrive Isabelle Courtet Poulner in  un'articolo - intervista a Corinne Maier ( Le Nouvel Observateur del 31 maggio 2007) :

Entreprise salutaire dans le bébéland tricolore ? Cette année, la France a décroché le pompon : avec deux enfants par femme, elle aligne fièrement ses bataillons de nouveaunés promis au chômage. Record européen. A entendre Maier, un véritable « délire collectif » s'est emparé du pays : la bébémania entonnée sur un air de mère patrie. Elle démange les couples depuis l'an 2000, grand cru de nourrissons millésimés. Depuis, la grossesse est contagieuse. Dans les villes, les Maclaren, ces Rolls de la poussette, se disputent la chaussée. Sur les couvertures des magazines, les ventres ronds s'exhibent : la future parturiente est devenue glamour. Icône de la féminitude moderne, elle affiche ce ballonnement géant comme un trophée. Même la littérature, sous les plumes nuancées de Marie Darrieussecq ou d'Eliette Abécassis, se met à explorer les couffins. Exit la maternité subie. Vive la ponte triomphante, choisie, désirée, fruit de l'amour. La félicité se résume désormais à la devise « métro , boulot, marmots », un triptyque pour nigaude, dit Maier. Un leurre. Beauvoir n'est pas loin qui écrivait : « Que l'enfant soit la fin suprême de la femme, c'est là une affirmation qui a tou juste la valeur d'un slog publicitaire. » .
Messa così la prospettiva decisamente cambia e sembrano meno insensate ed egoistiche  le 40 raisons ( qui condensate in 20 ) per evitare di mettere al mondo figli :

1) Il parto è una tortura

2) Diventerete dispensatrici ambulanti di cibo

3) Lotterete per continuare a divertirvi
 
4) Perderete i contatti con gli amici
 
5) Dovrete imparare un linguaggio da veri idioti per riuscire a comunicare con i vostri figli
6) I figli uccideranno il vostro desiderio
 .
7) I figli suonano la campana a morto della vostra vita di coppia
 .
8) Fare figli è da conformisti
.
9) I figli costano
 
10) Verrete ingannati pensando che non esista niente come un figlio perfetto
 
11) Sarete inevitabilmente delusi dai vostri figli
 
12) Tutti si aspetteranno che voi siate una madre prima che una professionista e una donna
 
13) Le famiglie sono un incubo
 
14) I figli mettono fine ai vostri sogni dell’infanzia
 
15) Non smetterete di desiderare la completa felicità per la vostra prole
16) Stare a casa a badare ai figli è incredibilmente noioso
 
17) Dovrete scegliere fra maternità e carriera
 
18) Quando arriva un figlio, di solito scompare il padre
 
19) Ci sono già troppi bambini sul pianeta
 
20) I figli sono pericolosi: vi portano in tribunale senza pensarci un secondo


Scritto da sedlex in: libri, intègrale
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domenica, 19 agosto 2007
18:35

I veri veritieri dei caffè in centro

Manco fossero stati di nessun conto, i grattacapi e gli strambuglioni millennari dei quali, nel corso del tempo, si sono fatti carico i volenterosi  dediti alla ricerca della Verità , abbiamo di recente scoperto, essere stata quella fatica secolare, del tutto inutile. Dunque, la buona notizia è che possiamo buttarci dietro le spalle ogni  nostro problema in ordine alla comprensione dei fenomeni e smettere di cercare,  salutando la nascita della Nuova Era : quella della  Vera Verità. Non serve cercarla, basta scendere al bar di sotto (occhio all'inflessione dialettale del barman però ),fare una ricognizione in rete,guardare i notiziari televisivi  o leggere i giornali. In ognuno di questi luoghi, troveremo insieme all'Allarme,  l'invito a non divagare a non giustificare ( che nella testa dei Veri Verietieri è sinonimo di spiegare) a non indulgere e, in definitiva, a capire che non c'è niente da capire.Bisogna muoversi. Ed ecco a voi...l'ultimissimo diciamoci la Vera Verità raccattato in giro :

gli zingari rubano, puzzano e sono incivili

gl'islamici hanno tutti una bomba sotto al letto e quando vi si sdraiano sopra, sognano il Califfato Planetario.

i calabresi sono tutti ndrini ( seguono i napoletani e i siculi con la corretta attribuzione alle mafie di riferimento) all'estero dove c'è pizza c'è faida e a Roma dove c'è caffè ..camorra.

i Culattoni (perchè perdere tempo a definirli omosessuali?) offendono la morale o (a scelta) il buon gusto e  sono tutti da eliminare,  semprechè non indossino la grisaglia anche il 15 di agosto e non bacino il fidanzato a casa propria. Tirando le tende.

i giudici sono tutti assassini col vezzo della scarcerazione facile (leggi ! ci vogliono leggi che tengano in galera gl'indiziati anche senza prove).

Il complotto demoplutogiudaico non si è affatto estinto.Come sacerdoti illustri (ed inquisiti) insegnano.

Siamo ben oltre il dizionario dei luoghi comuni - magari fosse - e delle idee rimasticate.E stupisce soprattutto che alcune delle informazioni di cui sopra, siano state prelevate dal Riformista del 17 agosto (pizza o caffè riferiti alle connessioni mafiose ) o dalle dichiarazioni della segretaria di un Partito,  quello Radicale, al quale molto dobbiamo in termini di Diritti Civili (vedi esternazione sui caffè del centro di Roma).Sono una frequentatrice abituale di alcuni dei bar  a rischio criminalità, secondo quanto affarmato ,non mi sembra che vi si parlino dialetti particolari ma ciò ovviamente non si pretende sia sufficiente a mettere queste attività al riparo dai sospetti. Chi sa però parli,non si limiti a rilasciare dichiarazioni alla stampa,denunzi a chi di competenza anche solo i propri dubbi. A me sembrano atteggiamenti questi di una gravità inaudita.Con certa stampa oramai siamo al : prendetevi il vostro Altro , quello diverso da voi, che v'inquieta che parla un 'altra lingua o veste a modo proprio e giocateci al tiro a segno. Siamo alla Tolleranza Zero come unica ansia di riscatto sociale. Non è un caso che questo treeeeeendissimo atteggiamento dell'utilizzare il politicamente scorretto per mascherare i propri istinti peggiori, si trasferisca e velocemente invada anche il campo dei rapporti spiccioli.Basta salire su un autobus o partecipare ad una discussione per trovare manipoli di Veri Veritieri con endemica propensione al giudizio sommario e capaci solo di mordere mentre invocano le Leggi Speciali e plaudono agli Squadroni della Morte.I vigliacchi navigano nella bassezza delle molotov lanciate contro i campi rom o gli assembramenti degli homeless nottetempo ma sono i propalatori di questa Sottocultura Politica a doversi vergognare per primi di essere, in barba agli sculettamenti tutti interni al coro (altro che fuori) , semplicemente dei razzisti ignoranti .

Nell'illustrazione il team multietnico del Caffè Cabrini di Chicago,indizi sicuri di connessioni con le mafie internazionali sono riconoscibili sulle espressioni del volto dei pericolosi elementi che servono ai tavoli

Scritto da sedlex in: deposito cartacce
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domenica, 19 agosto 2007
08:22

Il potere della macchina da presa (The touch of devil)

Orson welle563075929_8c53f6c143Un movimento di macchina girato tutto in una inquadratura,senza stacchi di montaggio, della durata di quattro minuti e trenta  che inizia con il dettaglio di un uomo che piazza una carica esplosiva sotto un' automobile in sosta. Un signore anziano e una giovane donna vi salgono sopra  e la camera  segue ininterrottamente la macchina che attraversa vari isolati ,varca il confine ed esplode.L'intera sequenza sembra la realizzazioni di certe strategie narrative secondo le quali la tensione è data da alcune informazioni rilasciate esclusivamente allo spettatore (o al lettore).Rendere disponibili più informazioni di quante ne abbiano i personaggi è lo strumento più potente della suspense.Siamo noi gli unici in sala a sapere che sotto quella macchina c'è una bomba e siamo anche di fronte ad una sequenza superba che traccia in uno spazio virtualmente infinito, la traiettoria di un movimento ampio e maestoso che celebra il potere della macchina da presa di librarsi ovunque e di essere a qualsiasi distanza da tutto    : dal dettaglio iniziale del meccanismo ad orologeria, al totale che la macchina da presa  delinea al massimo della sua altezza da terra  incorniciando l'intera prospettiva della cittadina di confine.Orson welles21415281_4bf9bde1af

Un enorme soprabito grigio,l'ampia camicia bianca, le bretelle con l'attaccatura a ipsilon, la cravatta sciupata a piccoli rombi chiari su fondo scuro. E il bastone. E' in questi panni che  Quinlan - Welles fa la sua apparizione nel film The touch of devil (L'infernale Quinlan) -  Una bellissima figura carnosa, greve, impastata di machiavellismo scriverà Italo Calvino. L'ingresso vale già da solo il capitolo di un romanzo,Welles  aveva lavorato sulla propria immagine con lo stesso accanimento che rivelerà ogni inquadratura. Questo film, una sorta di misterioso avamposto di disincanto,violenza e rammarico abissale, racconta di Hank Quinlan poliziotto che regna incontrastato in una zona di confine tra Stati Uniti e Messico fin quando un investigatore messicano, coinvolto accidentalmente in un' indagine insieme a lui, non scoprirà che Hank, circondato dalla fama di avere un' intuizione prodigiosa, ha l'abitudine di fabbricare prove false contro i suoi sospetti. Di qui l' intreccio allusivo e sfuggente, una regia di straordinaria potenza drammatica supportata da angolazioni,montaggio ,illuminazione,scenografie mentre tutto concorre  a conferire ad ogni sequenza un'energia che stordisce .Ed è anche,fotogramma dopo fotogramma,  l' agognato ritorno alla regia di Orson Welles che the Touch of devil racconta.

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La scena che Welles amava di più è quella dell'interrogatorio di Sanchez,il presunto colpevole, realizzata nello spazio angusto di un paio di camere.Spostando pareti mobili e studiando al millimetro la distanza di facce e corpi dalla macchina,disegnando minuziosamente la composizione dell'inquadratura ma soprattutto trascinando lo spettatore in una scena talmente dialogata che tutti gl'interpreti ricordano come un tour de force micidiale,il regista mette insieme una sequenza di grande tensione.E' anche la scena che consente a Welles di enunciare uno dei più saldi principi dell'estetica cinematografica : i migliori movimenti di macchina sono quelli che non si vedono.La concitazione drammatica dalla quale veniamo presi,non ci consente di percepire la completa assenza di stacchi interni e tantomeno il continuo e vigile movimento della macchina da presa.

Orson quarto uomoQuando Orson Welles scrisse e diresse  The touch of Devil aveva quarantatrè anni.Il cinema racconta spesso di rapide ascese e violente cadute ma nella vita reale non è così frequente trovarne di repentine come quelle che dovette subire lui.Negli anni trenta aveva terrorizzato un' intera nazione mettendo in scena alla radio La guerra dei mondi.Era divenuto l'intellettuale di punta del teatro americano e agli inizi degli anni quaranta, il cinema gli era stato offerto perchè ne facesse quel che voleva.Fu così che dal suo incredibile Talento nacquero film senza i quali il cinema sarebbe stato di sicuro diverso.Poi le cose andarono in maniera tale che poco meno di vent'anni dopo Citizen Kane, ritroviamo Welles nei sobborghi di Los Angeles con il copione di un noir in mano a girare di nuovo per un grande studio .Conosceva bene Shakespeare e aveva una certa  conoscenza dei mezzi di comunicazione, soprattutto aveva nelle corde l'arte della regia teatrale intesa come responsabilità e direzione degli attori e di tutto ciò che fa parte della scena quando ancora non era stata canonizzata dalla cultura contemporanea,se non da alcune frange dell'avanguardia.Eppure per buona parte della sua vita Welles sognò il cinema.L'occasione  si ripresenta con il ruolo di Quinlan truccato con abnormi borse sotto gli occhi,un enorme naso finto e un inedito taglio di capelli.Sceneggiatore ,regista e attore.Il giusto risarcimento per vent'anni di sofferta lontananza dal set.

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sabato, 18 agosto 2007
02:07

Lettere da un'intera società

hogart la carriera di un libertinoPer vendicarsi del conte di Gercourt,un giovanotto frivolo e salottiero che l'ha tradita, la marchesa di Merteul  chiede aiuto al cavaliere di Valmont con il quale intrattiene,dopo esserne stata l'amante,una relazione di complice amicizia. Valmont dovrà ridicolizzare Gercourt , (rendendolo lo  zimbello di Parigi), ne dovrà sedurre e ingravidare l'inesperta ed ingenua fidanzata Cécile che  dovrà così recarsi all'altare incinta ma non del futuro sposo.Viene inoltre affidato a Valmont, il compito di conquistare l'angelica Presidentessa di Tourvel, con l'impegno di sacrificarla alla marchesa.A rendere possibile questo progetto non è solo la diabolica astuzia dei due libertini ma una perfetta padronanza di un codice di comportamento mondano che consente loro di ordire intrighi sotto gli occhi di una società fatua,priva di valori,attenta solo alle formalità.Se la verità finirà per emergere, sarà solo perchè il delirio di onnipotenza della Merteul e di Valmont, li porterà all'autodistruzione,la rottura dei patti,infatti provocherà una guerra tra di loro che avrà come conseguenza la perdita di controllo del gioco.La lezione che ne trarranno coloro che se ne sono fatti ingannare non lascia la benchè minima speranza di rigenerazione.La nostra ragione già così insufficiente a prevenire le nostre sventure lo è ancora di più a consolarcene.Sarà l'amara conclusione della madre di Cécile.

E' la trama de Les Liasons dangereuses di Choderlos de Laclos, un classico settecentesco di corrosiva critica sociale scritto in forma di romanzo epistolare, alla maniera di Rousseau e Montesquieu, dei quali lo stesso Laclos era un discepolo fedele.L'occasione per scriverne, è data da una nuova ed efficace traduzione di Cinzia Bigliosi Franck che coniuga la piacevole scorrevolezza con  una notevole aderenza al testo francese (il che non guasta mai) e che nella nota introduttiva sembra privilegiare quella  lettura in chiave sociologica che lo stesso Laclos  indica quando definisce il suo romanzo raccolta di lettere di un'intera società.Il tema centrale del libro è il libertinaggio, non già quello di derivazione relativistico materialista, corrente filosofica che dalla metà del seicento fino ai primi anni del settecento, aveva fatto del libero pensiero il proprio tratto distintivo promovendo una nuova morale del piacere volta ad esaltare l'autonomia dell'individuo ma nelle forme degenerative degli anni antecedenti la rivoluzione del 1789 alla quale peraltro Laclos contribuì attivamente.Dunque il libertinaggio delle Liaisons è quel male che mina dal suo interno la società, quella aristocratica che è però talmente calcificata da essere incapace di riconoscerne la presenza, rendendo pericolose anche le relazioni apparentemente più innocenti.Diversi colpi di genio rendono questo libro memorabile a partire dalla scelta del protagonista,non un singolo personaggio ma una coppia,un uomo e una donna animati dallo stesso nichilismo, assolutamente paritari sul piano della forza, essendo entrambi illusoriamente convinti di essere padroni del proprio destino.In realtà entrambi verranno sopraffatti da una serie di imprevisti con i quali si dimostreranno incapaci di fare i conti.Sarà un sentimento inatteso nei confronti di Madame Tourvel a far crollare Valmont e l'insorgere della gelosia a  sconfiggere Madame de Merteuil.Ma...se il libertino è un personaggio socialmente integrato e le sue conquiste sono fonte di prestigio,la libertina è invece oggetto di biasimo generale : una donna perduta davanti alla quale si chiudono tutte le porte.Saranno infatti solo le sue lettere  e non quelle di Valmont ad essere divulgate,sarà solo lei, resasi ancor più criminale per essersi ribellata alle leggi del suo genere,  a fungere da capro espiatorio di una società ipocrita e prossima alla fine.

Le relazioni pericolose  è un libro di Choderlos de Laclos tradotto da Cinzia Bigliosi Franck edito da Feltrinelli nel 2007

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venerdì, 17 agosto 2007
15:45

Cose buone dal mondo (globalizzato)

Era ora che l'Unione Europea istruisse un'inchiesta sulle onnipotenti,onniscienti e soprattutto polivalenti Agenzie di Rating, gli emissari delle quali, in quanto arbitri assegnano il bollino di qualità (AAA  solvibilità del debitore) ad emissioni strutturate (impacchettamenti di bond), le stesse che in qualità consulenti di banche e imprese, hanno precedentemente contribuito a confezionare.I risultati del conflitto d'interessi sono sotto gli occhi di tutti nel momento in cui  molti dei titoli certificati come ottimi, mesi fa, oggi perdono oltre il 30%.E meno male che sono rimaste lettera morta le pressioni che il Forum delle Agenzie di Rating ha indirizzato all'Unione Europea rivendicando maggiore libertà di acquisti. Ciò detto è fin troppo evidente  come nel Disastro, un ruolo ben definito lo abbia giocato anche la loro omertà , gonfiando bolle finanziarie negli Stati Uniti come in Italia (Parmalat e Cirio tanto per citarne un paio).Questa del tonfo della borsa, è stata ed è,  la vera colossale notizia intorno alla quale sarebbe valsa la pena di esercitare penne, microfoni e telecamere, magari anche solo per suggerire qualche momento di riflessione, non voglio dire sulle contraddizioni del Capitalismo ma almeno per togliere qualche euforico lustrino  a quel paese dei balocchi che  chiamano Mercato, un luogo di tutti in cui però, sono destinati a divertirsi solo in pochissimi.Invece niente.Troppo poco spazio dedica l'Informazione al bagno di sangue delle borse asiatiche, mentre i Migliori,salvo pochissime eccezioni, destinano le loro residue energie  a Valentino (il motociclista) a Caruso (il disobbediente) e a Cécilia (l'indisposta).Come dire l'Irrilevanza, ma tant'è ..sembrano questi, tutti fenomeni irrinunziabili da esaminare.Ma per tornare a bomba,appaiono insopportabili prese in giro, le minimizzazioni di certi economisti che continuano a sostenere come tutta questa storia sia una vicenda esclusivamente americana e che i risparmiatori europei possono starsene tranquilli, il che, in epoca di globalizzazione,quando cioè il rischio contagio è più alto che in passato,mi pare una bugia più che pietosa, pelosa.Il panico finanziario non può non trasmettersi all'economia reale.Il crollo non concerne solo titoli bancari ma anche quelli energetici ed industriali.Con la caduta della domanda, nei prossimi mesi si potrebbe determinare una forte flessione della crescita dovuta al calo dei consumi, allo sgonfiamento della bolla immobiliare che è in corso anche da noi, con ripercussioni sull'occupazione e il reddito dell'industria edilizia e dell'ampio relativo indotto.Se non si vuol far pagare la crisi ai soliti noti, bisognerà che lo Stato s' impegni a rifinanziare la domanda  concentrando la spesa pubblica sulle infrastrutture e sulle opere pubbliche la carenza delle quali riguarda il Nord quanto il Sud.Se così non fosse ci toccheranno altre richieste in ordine a sacrifici salariali e flessibilità.Speriamo che almeno su questi temi il Governo ritrovi compattezza.

Nell'illustrazione : Wall street nella tempesta (di neve)

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martedì, 14 agosto 2007
11:42

Adesso tutti dicono fané..

..oppure déjà vu  Ma l'uno vuol dire sbiadito appassito (che ha perso freschezza) e l'altro  si riferisce con esattezza ad una sensazione complessiva di già vissuto .Insomma non è che uno piglia un fanè o un déjà vu e l'attribuisce alla prima cosa rovinata o già vista che incontra.Per piacere,non torturate anche le lingue altrui, oh miei cari signori...

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lunedì, 13 agosto 2007
07:04

Sempre libera

Maria 127

Si sa bene che il melodramma richiede una specie di dilatazione dei sentimenti, dei gesti, degli atteggiamenti, ecc. Con la Callas si può arrivare a tutto ciò con molta facilità, perché lei vi è portata, però con un controllo, con una finezza, con un gusto straordinari... al contrario di molti altri cantanti per i quali il cantare un'opera è una cosa definita da tre o quattro gesti di maniera, che ripetono per tutto il corso dello spettacolo

Luchino Visconti

Nel 1979 ,mentre lavoravo ad un documentario su Maria Callas, poi presentato nell'ambito delle celebrazioni per il secondo anniversario della morte , mi è capitato d'incontrare persone -  esperti o semplici appassionati - che avevano avuto la fortuna di assistere ad esibizioni dal vivo della soprano.Indistintamente tutte, erano rimaste colpite, di sicuro dall' incredibile bellezza e versatilità del timbro della voce di Maria ma soprattutto dalla sua capacità di essere ad un tempo soprano e attrice,attitudine fin lì, trascurata dai cantanti lirici che si erano sempre limitati ,come pure ricorda Visconti, ad affidare le loro interpretazioni  a gesti tradizionali e di routine - Tosca che indietreggia strabuzzando gli occhi, orripilata innanzi alla lasciva aggressività di Scarpia,Violetta che dopo la festa in casa propria, tende l'orecchio alla finestra per ascoltare la voce di Alfredo che si allontana nella notte o Butterfly che strapazza il figlioletto sospingendolo verso il console americano a mò di presentazione o Salomè che invece di danzare davanti al profeta, se ne sta dritta impalata al centro della scena, nello splendore del suo quintale e passa  .Gesti   talmente ripetitivi e dissociati rispetto alla drammaticità o alla gioia suggeriti dal testo, da sfiorare in qualche caso, il ridicolo.Credo che nell'ambito della recitazione lirica esista un prima e un dopo Maria Callas la presenza scenica e l'inclinazione drammatica della quale, erano talmente marcati da non sfuggire  a Visconti che la diresse in una memorabile Traviata ma nemmeno   a Pier Paolo Pasolini che la scelse per il suo film Medea.Maria Callas conferì vitalità a personaggi impolverati dall'assenza di dramma scenico, restituendo via via a Butterfly l'età adolescenziale a Violetta  quella superficialità che nel nello svolgersi degli eventi,  si trasforma ora in consapevolezza ora in senso di responsabilità , a Norma i toni soavi e patetici della dell'istinto materno dolente e frustrato (l'andante Teneri figli ha del miracoloso ).Callas inventò con successo,  la formula del soprano drammatico di agilità.Nondimeno, il fatto che una voce scura e corposa si cimentasse in virtuosismi di alto livello vocalistico ,spiazzò la critica e le assicurò l'apprezzamento del pubblico.Ma anche quando, dopo gli anni 60, la sua voce  apparirà in grave declino Maria riuscirà egualmente a tenere testa ai suoi personaggi mascherando l' evidente erosione del registro acuto e la diminuita agilità della voce, con il fraseggio sempre altero,perentorio, da dominatrice.Rispetto all'importanza e alla mole  del Lavoro dell'Artista mi è sempre sembrato inutile e fastidioso affiancarvi la biografia patinata,gli amori sfortunati e il panfilo Cristina. Una tristezza infinita era impressa nel suo sguardo e non l'abbandonava mai come quel senso di solitudine inutilmente ingioiellato o abbigliato Chanel ,Biki e Dior.

Evidentemente, su quel piano,( quello della recitazione ) oggi, sono molto migliorati tutti i cantanti. Facciamo l'esempio di quel George che faceva Erode in Salomé. Quello, per me, è un grandissimo attore: è già attore lui come natura, perché oggi vengono su già con l'esigenza di recitare, oltre che di cantare. Tutto ciò dipende da una revisione dello spettacolo lirico non solo in Italia ma in tutto il mondo. Revisione e ringiovanimento del materiale melodrammatico, insomma

Luchino Visconti

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domenica, 12 agosto 2007
19:00

A forza di essere vento

romEva , Danchiu, Lenuca e Dengiu, bruciati vivi  in una baracca sotto un cavalcavia a Livorno, non meritano la stessa indignazione e la stessa enfasi con la quale ,in questi giorni, in nome di Giustizia ,si tacciano di complicità con gli assassini e i malfattori, Magistrati che compiono il proprio dovere . Eppure questi quattro ragazzini sono l'incarnazione dell'Ingiustizia più odiosa e insopportabile : quella che deriva da povertà ed emarginazione.Disprezzati e allontanati da tutti,rimosse le loro condizioni di vita,ridotti al rango di fastidioso problema, saranno fin da domani , ulteriormente oltraggiati dai se e dai ma che da sempre accompagnano le considerazioni sul popolo rom. Se così sarà, il loro degrado non sarà molto dissimile al nostro.Una critica radicale alla Società non può prescindere dalla condanna del razzismo e dell'emarginazione sotto qualsiasi forma si presentino.Qualcuno ha rivendicato Giustizia per Eva, Danchiu, Lenuca e Dengiu ? Chi pagherà per queste povere vite?

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domenica, 12 agosto 2007
05:05

La febbre dell'oro

"In un mondo moderno di carta moneta e finanza non c’è alternativa ad una moneta governata, che lo si voglia o no; la convertibilità con l’oro non modifica il fatto che il valore dell’oro in sé dipende dalla politica delle Banche Centrali. … In definitiva, il gold standard non è che una barbara reliquia.” John Maynard Keynes

A dirla tutta,  l'oro è un metallo abbastanza inutile. La maggior parte della produzione   (stimata in circa 140 mila tonnellate) è custodita nei forzieri delle banche centrali. Solo una piccola parte (10 mila tonnellate) è nelle mani dei privati che lo ritengono il bene rifugio per eccellenza.
Nonostante ciò, l'idea della riserva aurea, continua ad esercitare un notevole appeal ed è bastato che l'ipotesi di una eventuale vendita di parte dell'oro custodito nei sotterranei di palazzo Koch, inducesse  il premier a dichiarare opportuno il discuterne, che la bagarre sulla dismissione del patrimonio ( così è stata definita l'operazione) si scatenasse sfiorando in alcuni casi il ridicolo a suon di buon padre di famiglia ( è il termine con il quale ancora si definisce l'amministratore saggio ed oculato).Germania, Francia, Olanda ,Svizzera, Gran Bretagna hanno venduto il loro oro senza  gli ampi dibattiti e le boutade di casa nostra (l'opposizione si è prodotta in una serie di gag da vero avanspettacolo) e senza che Bruxelles avesse nulla a che ridire. Pertanto in teoria, non ci sarebbe nulla di stravagante se il governo decidesse la vendita per ridurre il debito pubblico o per  altri altri nobili scopi - welfare, sviluppo - emersi in questi giorni.Il nodo magari sarebbe un altro e cioè che il ridimensionamento del debito si dovrebbe affrontare in primis con l'impegno ad una serie di tagli alla spesa pubblica, del che, non v'è traccia nell'ultimo documento di programmazione economica e finanziaria (anche se il Governo si è impegnato a correggere il tiro a settembre).Se così non fosse, la vendita dell'oro ridurrebbe il debito solo virtualmente spostando di qualche tempo il momento della resa dei conti.Finchè la spesa pubblica continuerà a correre non ci saranno misure vincenti.Prima si ricostituisca l'avanzo primario azzerato dai fantasisti Tremonti & Berlusconi e in parte ricostituito da un recente incremento delle entrate e poi si rimetta in discussione la vendita della barbara reliquia.

Nell'illustrazione : Il salone dorato di Palazzo Koch a Roma

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venerdì, 10 agosto 2007
17:27

Stessa identica pasta

L'Uno  pensa che l'omosessualità sia il tratto caratteristico  di una razza e reclama la pulizia etnica, l'Altro non conosce la differenza tra rivendicazione e istigazione all'odio e come se non bastasse, è puerilmente convinto che l'ingiustizia sociale sia la conseguenza di una legge.La pasta è la stessa : l'Ignoranza ad ampio spettro :  quella che dall'uso improprio della lingua, passando per il pressappochismo e il disprezzo dei propri simili, finisce con l'essere ostacolo di crescita civile e sociale. I precari e gli omosessuali dovrebbero ringraziare rispettivamente Caruso e Gentilini per la Sensibilità e per l'impareggiabile contributo offerto alla possibilità di questo Paese di affrancarsi dalla barbarie.

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giovedì, 09 agosto 2007
11:09

Profondità illusoria (due giorni a Palazzo Spada)

palazzo spada

A Palazzo Spada oltre che la bellissma  Quadreria ( tre saloni di dipinti e piccole sculture nella tipica sistemazione settecentesca ) c'è la Biblioteca del Consiglio di Stato.Le due giornate impiegate in una ricerca per motivi professionali, sono state anche l'occasione per apprezzare la Galleria Prospettica del Borromini  visibile al di là della vetrata della Sala delle consultazioni.Lavorare al cospetto degli effetti ingannevoli ( la galleria sembra essere lunga una cinquantina di metri invece che i nove effettivi) tanto amati dal cardinale Bernardino Spada (altri stratagemmi illusionistici sono presenti negli affreschi delle sale ai piani superiori) è stata un'esperienza piacevole e finanche vacanziera se si pensa alla possibilità di prendersela comoda, organizzare i tempi  e dividersi nelle pause tra la  quadreria con i Guido Reni e i Gentileschi e i bar intorno a Piazza Farnese.Il divieto assoluto di scattare foto mi ha impedito di conservare un ricordo personale di queste due giornate trascorse nel silenzio perfetto di un luogo austero con vista su un'ambiziosa quanto illusoria ( e vagamente ridicola a ben pensarci ) fuga di colonne. (nell'illustrazione la prospettiva ripresa dalla biblioteca)

 

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mercoledì, 08 agosto 2007
02:19

Giuditta

 

"Dammi forza, Signore Dio d'Israele, in questo momento". E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa ( Giuditta 13,6-8)...Poco dopo uscì e consegnò la testa di Oloferne alla sua ancella... (Giuditta 13, 9)

Giuditta non è un guerriero ne' una seduttrice.E' semplicemente l'ultima possibilità di salvezza per la città di Betulia.L'iconografia tradizionale la rappresenta come descritta nella Bibbia, trionfale,sontuosamente abbigliata e adorna di preziosi gioielli per la visita al campo di Oloferne dove si reca  accompagnata dalla fida schiava Abra o in altri casi nuda (a simboleggiare la Seduzione)  mentre sguaina la spada.Caravaggio invece ci restituisce la bellezza di un'ambientazione essenziale,unico richiamo al fasto della tenda di Oloferne , il drappo rosso del baldacchino che sovrasta la scena, il forte impatto drammatico della quale,  è tutto racchiuso nella fronte aggrottata di lei, nel suo sguardo fisso al collo della vittima e in quel solco profondo tra le sopracciglia.

Giuditta e Oloferne è un dipinto di Michelangelo Merisi detto  il Caravaggio del 1599  è custodito nella Galleria nazionale di Arte Antica,in Palazzo Barberini a Roma

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lunedì, 06 agosto 2007
19:09

Scommettiamo ?

Acquistare e consumare cocaina è reato.

Non è vero ma così viene sostenuto a proposito della sfiancante vicenda dell'onorevole Mele.

Secondo voi una simile panzana quanto dovrà attendere la  smentita (se non dal titolare del sito, anche solo da un commentatore di passaggio) ?

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domenica, 05 agosto 2007
12:15

Le costole di Adamo ( Zia, cos'è lo scalone?)

Non è vero che in certi momenti tutta la vita ti passa davanti.Nei pochi secondi che trascorrono tra il colpo e la consapevolezza di avercela fatta, non c'è posto per  il cinemascope autobiografico , c'è da uscire dalle lamiere e pensare agli altri.Meno male alle cinture, agli airbag (ma quanti sono?) e al fatto che a casa mia i bambini viaggiano sul sedile posteriore fino a venticinque anni.Così lei, la nipotina, ed io, fuori citta, di ritorno da un compleanno , ce la siamo cavata,tutto sommato, con poca spesa : qualche livido, un po' di paura, tre costole rotte,la macchina distrutta e i programmi estivi da rivedere. Incolpevole io (non me lo sarei mai perdonato). La piccola fortunatamente illesa  - Zia, cos'è lo scalone ? - aveva chiesto qualche secondo prima del botto.

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domenica, 05 agosto 2007
00:32

Riabilitiamo ...(gente di Roma)

flora 

Essendo nella mia città, non so nulla dell'ospitalità (notturna) dell'Hotel Flora.Posso solo dire ogni bene  del roof garden, fiorito ma senza eccessi (nella foto) e della bellissima vista, nonchè del ristorante che in onore a Fellini si chiama Cabiria.Chi ricorda il film potrà fare, con quanto accaduto, associazioni assai più divertenti ironiche e creative di quelle che ho letto e sentito in questi giorni sulle donne di Roma e sul loro rapporto, diciamo con il potere.Rapporto che nei secoli  è stato educato sotto le migliori teocrazie al mondo (altro che Palazzi) e che ha fatto di noi quel che siamo ..indifferenti strafottenti e pigre. O come diceva Pasolini le ironiche signore romane che danno cene sulle terrazze.

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sabato, 04 agosto 2007
15:15

A proposito di quei signori

I conti tornano se alla prevedibile iscrizione nel registro degl'indagati per cessione di stupefacenti (i racconti degl'interessati sono in contraddizione) si aggiunge l'omissione di soccorso.Un fatto questo che, tirando fuori l'episodio dall'ambito  della storiella con la quale darsi di gomito tra Montecitorio, le palestre,le saune e i ristoranti di onorevole frequentazione,  lo destina direttamente a quello del codice penale.

Tanto è stato pronto il deputato ad autoaccusarsi,a dimettersi  a rilasciare dichiarazioni, quanto ha esitato al momento di prestare aiuto ad una persona che stava male. Così nell'incertezza, si è tolto dagl'impicci chiamando il Concierge. E la signora è finita nell' accettazione di un ospedale a poche centinaia di metri, scaricata come una cosa ingombrante e fastidiosa.

E' molto difficile mettere le mani in questa vicenda epurando rabbia e  moralismo dal contesto ed il motivo è piuttosto semplice. Noi siamo giustamente arrabbiati con Mele ed il suo partito che si sono opposti al riconoscimento delle coppie di fatto ( lo stesso vale per tutti i temi impropriamente detti sensibili ) adducendo motivazioni non politiche ma di ordine morale e religioso.

Così oggi, per contestare politicamente il suo pensiero , mostriamo l'ipocrisia di un comportamento mettendone in luce le contraddizioni. E' un grave errore .Rischiamo cioè di scendere,trascinati da forza d'inerzia, sul medesimo terreno che la parte politica di Mele  adotta . Potenza di un avversario  tanto più forte di quello che sembra.

Il compito di un eletto è registrare le istanze della società che cambia e regolarne l'andamento per evitare storture,ingiustizie,dilagare incontrollato di fenomeni che generano illeciti .Questa è l'inadempienza grave di Mele, non l'inosservanza ad una Morale che non ha niente a che vedere con la Legge ne' con la Politica e che per certi versi non è nemmeno condivisa.Non essendo poi Mele una figura istituzionale, rappresenta tutti coloro che hanno votato il suo partito in quel determinato collegio , è a loro semmai che deve risposte in ordine alla coerenza.

Ciò che avviene tra adulti consensienti, per quanto faccia  inorridire sotto il profilo del mercimonio o d'altro, è un  problema che riguarda esclusivamente gl'interessati. Si sta facendo una po' di confusione tra etica e morale  a tutto vantaggio di una concezione  che vorrebbe i deputati  irreprensibili o portatori sani di comportamenti esemplari.Quali siano poi questi comportamenti  e chi  stabilisce a quale Morale debbano essere improntati,non è dato sapere.

A chi interessò  la verità sulla morte di  Wilma Montesi ? A nessuno,tantomeno ai politici che fecero a gara per buttarsi addosso la croce dell'immoralità e poi si precipitarono a insabbiare il tutto.Qui a distanza di più di cinquant'anni rischiamo di stigmatizzare la seratina dell'onorevole e di tralasciare le vere manchevolezze.Soprattutto, nelle pieghe di questi episodi che tanto ci fanno discorrere con abbondanza di aggettivazioni ed offese (naturalmente alle signore ) si svuotano di significato, l'istituto delle dimissioni che è divenuto un omnibus autoassolutorio (così non dovrebbe essere)e quello della Rappresentanza (grande lapsus collettivo per cui tutti si sentono in dovere di reclamare coerenza).Infine ho il vago sospetto che l'onorevole, libero di cenare in ristoranti presunti ottimi,prenotare suites , chiamare Concierge,fare regalini,ci piaccia più di quanto non siamo disposti ad ammettere.

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mercoledì, 01 agosto 2007
10:48

Flash Gordon

 

Ieri l'altro all'ONU ,  Gordon Brown ,ben interpretando il sentimento degl'inglesi in materia di politica estera,ha garantito il mantenimento degl'impegni  assunti con il governo iracheno ma ha anche aggiunto che saranno i Commons, il Parlamento Britannico e i vertici militari a decidere se e quando ritirare le truppe dall'Iraq.Un'inversione di tendenza,un segnale di autonomia dagli USA, rispetto al più acquiesciente  Tony Blair, che la stampa non ha mancato di commentare come segnale di importante cambiamento.E se è pur vero che Brown deve fare i conti con un forte calo di consensi dei laburisti sul fronte interno, nonchè prepararsi a dialogare con diversa amministrazione negli Stati Uniti,va detto che l'intervento in Iraq non ha mai registrato il suo pieno appoggio e che l'eventuale decisione di ritirare i 5.500 soldati inglesi in autunno, sarebbe un bel colpo assestato alla politica di Bush già fiaccata dai consensi al minimo storico e dalle pressioni del Congresso.Nessuna rottura con gli USA ma una discreta critica all'unilateralismo e al considerare l'Iraq terreno di scontro essenziale per la lotta al terrorismo.A me Gordon Brown piace molto , mi sembra l'esponente di una nuova modalità di far politica e anche se non è nuovo affatto  a cariche istituzionali  ( e ad errori, come alcune privatizzazioni ) i suoi obiettivi,in genere ambiziosi, sono stati perseguiti con rigore,serietà e preparazione....nella foto Gordon in metropolitana, qualche giorno prima di diventare primo ministro.

Scritto da sedlex in: downing street
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