07:30
A bientôt.

Nessun posto è oramai abbastanza lontano I viaggi hanno perso appeal nello stesso momento in cui l'idea di altrove si è trasformata in qualcosa di diverso.Nessuna nostalgia beninteso: che spostarsi sia alla portata di tutti e che l'industria del turismo abbia migliorato le condizioni di vita di numerose popolazioni, sono fatti positivi, era però ineluttabile, che in tutto ciò , luoghi nel mondo dei quali si conservava un ricordo legato alla natura solitaria o selvaggia e alla quale si era affezionati, cambiassero completamente volto.Resta,quello sì,il rimpianto di non aver fatto in tempo a visitare quei paesi che la guerra ha reso impraticabili devastandoli , desideri che probabilmente rimarranno inesauditi, avendo alcuni territori subito danni irreversibili anche dal punto di vista del patrimonio artistico.Allontanarsi tuttavia, rimane un'esigenza vitale anche se non necessariamente legata al riposo o alla vacanza .Negli ultimi anni altro tipo di percorso avventuroso ha ottemperato a questa esigenza.Mostre,eventi,incontri con amici che abitano lontano,prolungamenti di viaggi di lavoro, sono state una preziosa e talvolta inattesa occasione di vivere in città magari arcinote,quindi senza l'assillo quantunque piacevole delle visite turistiche ai monumenti, la vita di quelle stesse città. Ho così scoperto che andare a teatro, passeggiare,ricevere o lavorare lontani da casa possono essere assai di più che interessanti diversivi e solo apparentemente meno esaltanti dei grandi spostamenti compiuti tempo fa. Venezia all'epoca della Mostra del Cinema è sempre stata sotto questo aspetto la meta ideale.Ci sono gli amici, c'è una sistemazione confortevole,mondanità, se la vuoi, atmosfere vitali e concitate e soprattutto c'è lui : il Cinema, quanto ne vuoi e come lo vuoi , a tutte le ore : al Lido e in città e quello che non riesci a vedere al Lido per mancati incastri di orari, puoi rincorrere in città, nei cinema fino a Mestre. In partenza, lascio l'immagine della Terrazza Martini prima dell'invasione.Tra poche ore in questo posto (bellissimo ma probabilmente per motivi solo miei ) niente sarà come prima, dai divani candidi all'inappuntabilità del vasellame, lustro come le vetrate prospicienti il mare.Stiamo arrivando. A bientôt.
















Michael Moore, a Roma per presentare il suo Sicko (un termine che in slang vuol dire malato) mette in guardia le platee stracolme di fans e ministri , soprattutto dalla tentazione americanizzante.Saremo anche la più grande potenza al mondo - precisa - ma abbiamo un'attesa di vita inferiore alla vostra, a causa del servizio sanitario completamente in mano alle assicurazioni private, con tutto quel che ne consegue.E quel che ne consegue è raccontato attraverso le testimonianze dei malati respinti dagli ospedali per coperture assicurative insufficienti, dai pompieri di Ground Zero abbandonati ai propri enfisemi dopo l'11 settembre, agl'infortunati sul lavoro costretti a scegliere quale dito della mano farsi ricucire dato il costo differenziato di ciascun intervento per ciascun dito.Storie di ordinaria ingiustizia che culminano col viaggio verso Guantanamo di tre imbarcazioni nel provocatorio e vano tentativo di far curare alcuni pompieri nell'ospedale del carcere o nell'elenco, in ordine alfabetico, delle malattie alle quali le assicurazioni rifiutano la copertura, sulle note di Star wars.Iperbolico,comico,situazionista, dal ritmo narrativo incalzante, questo film ha guadagnato al suo autore oltre che la Palma d'Oro a Cannes ,anche una sequela di guai giudiziari che vanno dalla violazione dell'embargo alle numerose citazioni da parte delle case farmaceutiche. - Noi tutti - aveva detto dal palco del Kodak Theatre, ringraziando per l'Oscar a Bowling for Columbine - siamo qui per documentare la realtà ma viviamo in un' epoca fasulla...- Allora si riferiva alla Menzogna in virtù della quale l'Iraq era stato invaso, oggi sembra ammonire che il servizio sanitario americano così brillantemente rappresentato nei telefilm ER o Doctor House, non è precisamente come viene descritto.

In principio fu Bonjour paresse - Buon giorno pigrizia - tanto per parafrasare un po' la la Sagan , un piccolo libro, quasi un manuale, contenente trucchi ed escamotage per sopravvivere in azienda senza morire di lavoro. Alcuni , come quello di attraversare di tanto in tanto, i corridoi carichi di pratiche o spargere la scrivania di appunti, davvero spassosi .Tutta l'operazione aveva l'aria di un divertissment editoriale ben congegnato , poi riflettendo, tra le pagine di quel volumetto si potevano leggere sia una critica spietata all'organizzazione aziendale francese, talmente ritualizzata e gerarchica da somigliare alla corte di Luigi XIV, sia la paura che la conquista delle 35 ore lavorative venisse messa a rischio dall'allora governo conservatore di Raffarin che non aveva fatto mistero di una virile idiosincrasia per quella mezza giornata che avrebbe trasformato la Francia, a suo dire , in un grande parco ricreativo. Ad ogni buon conto, l'appello al disimpegno attivo, portava la firma di tale Corinne Maier, allora dottoranda in psicologia e impiegata presso l'azienda elettrica francese, già autrice di libri su De Gaulle e Lacan .Scatenata, ironica e irriverente ,il successo le ha talmente giovato, da ripetere l'esperienza satirico-umoristica con altri due libri esilaranti : Buongiorno Lettino (sottotitolo : lo psicanalista è pagato per non fare nulla?) del quale è dir poco che vi si prenda in giro la psicanalisi e Intellettualoidi di tutto il mondo unitevi in cui invece sono messi sulla graticola gl'intellettuali francesi. E infine l'ultimo nato, quello probabilmente destinato a far parlare di più No Kid - Quarante raisons de ne pas avoir d'enfant (quarante tableaux apocalyptiques de l'esclavage moderne au temps de l'enfant roi) Protagonista incontrastata : la genitorialità pentita,provocazione estrema: non fate figli se tenete alla vostra libertà.Il libro ( che sarà distribuito in Italia l'anno prossimo) rischia seriamente di diventare un altro campione d'incassi, in questi giorni, qui da noi, la stampa sta recensendo l'edizione francese e già i forum più zelanti scoppiano di dibattiti sulla crescita zero o se sia lecito o meno rinunziare ai figli . In realtà ognuno dei tableaux apocalyptiques di Corinne contiene la realtà di una condizione che da una parte è celebrata come una Missione e dall'altra si rivela un'esperienza faticosa e poco gratificante nel momento in cui,trascorse le celebrazioni della Madre e del Figlio,ci si ritrova da sole a cercare impossibili , talvolta, quadrature tra tempi , ruoli e incombenze. Senza contare che in questo momento in Francia, un sensibile incremento della natalità, ha reso i media paticolarmente euforici. Ed è proprio per questo che appare più legittimo che cinico, dire esattamente le cose come stanno. E se lo si può fare con ironia,tanto di guadagnato . Scrive Isabelle Courtet Poulner in un'articolo - intervista a Corinne Maier ( Le Nouvel Observateur del 31 maggio 2007) :
Un movimento di macchina girato tutto in una inquadratura,senza stacchi di montaggio, della durata di quattro minuti e trenta che inizia con il dettaglio di un uomo che piazza una carica esplosiva sotto un' automobile in sosta. Un signore anziano e una giovane donna vi salgono sopra e la camera segue ininterrottamente la macchina che attraversa vari isolati ,varca il confine ed esplode.L'intera sequenza sembra la realizzazioni di certe strategie narrative secondo le quali la tensione è data da alcune informazioni rilasciate esclusivamente allo spettatore (o al lettore).Rendere disponibili più informazioni di quante ne abbiano i personaggi è lo strumento più potente della suspense.Siamo noi gli unici in sala a sapere che sotto quella macchina c'è una bomba e siamo anche di fronte ad una sequenza superba che traccia in uno spazio virtualmente infinito, la traiettoria di un movimento ampio e maestoso che celebra il potere della macchina da presa di librarsi ovunque e di essere a qualsiasi distanza da tutto : dal dettaglio iniziale del meccanismo ad orologeria, al totale che la macchina da presa delinea al massimo della sua altezza da terra incorniciando l'intera prospettiva della cittadina di confine.

Quando Orson Welles scrisse e diresse The touch of Devil aveva quarantatrè anni.Il cinema racconta spesso di rapide ascese e violente cadute ma nella vita reale non è così frequente trovarne di repentine come quelle che dovette subire lui.Negli anni trenta aveva terrorizzato un' intera nazione mettendo in scena alla radio La guerra dei mondi.Era divenuto l'intellettuale di punta del teatro americano e agli inizi degli anni quaranta, il cinema gli era stato offerto perchè ne facesse quel che voleva.Fu così che dal suo incredibile Talento nacquero film senza i quali il cinema sarebbe stato di sicuro diverso.Poi le cose andarono in maniera tale che poco meno di vent'anni dopo Citizen Kane, ritroviamo Welles nei sobborghi di Los Angeles con il copione di un noir in mano a girare di nuovo per un grande studio .Conosceva bene Shakespeare e aveva una certa conoscenza dei mezzi di comunicazione, soprattutto aveva nelle corde l'arte della regia teatrale intesa come responsabilità e direzione degli attori e di tutto ciò che fa parte della scena quando ancora non era stata canonizzata dalla cultura contemporanea,se non da alcune frange dell'avanguardia.Eppure per buona parte della sua vita Welles sognò il cinema.L'occasione si ripresenta con il ruolo di Quinlan truccato con abnormi borse sotto gli occhi,un enorme naso finto e un inedito taglio di capelli.Sceneggiatore ,regista e attore.Il giusto risarcimento per vent'anni di sofferta lontananza dal set.
Per vendicarsi del conte di Gercourt,un giovanotto frivolo e salottiero che l'ha tradita, la marchesa di Merteul chiede aiuto al cavaliere di Valmont con il quale intrattiene,dopo esserne stata l'amante,una relazione di complice amicizia. Valmont dovrà ridicolizzare Gercourt , (rendendolo lo zimbello di Parigi), ne dovrà sedurre e ingravidare l'inesperta ed ingenua fidanzata Cécile che dovrà così recarsi all'altare incinta ma non del futuro sposo.Viene inoltre affidato a Valmont, il compito di conquistare l'angelica Presidentessa di Tourvel, con l'impegno di sacrificarla alla marchesa.A rendere possibile questo progetto non è solo la diabolica astuzia dei due libertini ma una perfetta padronanza di un codice di comportamento mondano che consente loro di ordire intrighi sotto gli occhi di una società fatua,priva di valori,attenta solo alle formalità.Se la verità finirà per emergere, sarà solo perchè il delirio di onnipotenza della Merteul e di Valmont, li porterà all'autodistruzione,la rottura dei patti,infatti provocherà una guerra tra di loro che avrà come conseguenza la perdita di controllo del gioco.La lezione che ne trarranno coloro che se ne sono fatti ingannare non lascia la benchè minima speranza di rigenerazione.La nostra ragione già così insufficiente a prevenire le nostre sventure lo è ancora di più a consolarcene.Sarà l'amara conclusione della madre di Cécile.

Eva , Danchiu, Lenuca e Dengiu, bruciati vivi in una baracca sotto un cavalcavia a Livorno, non meritano la stessa indignazione e la stessa enfasi con la quale ,in questi giorni, in nome di Giustizia ,si tacciano di complicità con gli assassini e i malfattori, Magistrati che compiono il proprio dovere . Eppure questi quattro ragazzini sono l'incarnazione dell'Ingiustizia più odiosa e insopportabile : quella che deriva da povertà ed emarginazione.Disprezzati e allontanati da tutti,rimosse le loro condizioni di vita,ridotti al rango di fastidioso problema, saranno fin da domani , ulteriormente oltraggiati dai se e dai ma che da sempre accompagnano le considerazioni sul popolo rom. Se così sarà, il loro degrado non sarà molto dissimile al nostro.Una critica radicale alla Società non può prescindere dalla condanna del razzismo e dell'emarginazione sotto qualsiasi forma si presentino.Qualcuno ha rivendicato Giustizia per Eva, Danchiu, Lenuca e Dengiu ? Chi pagherà per queste povere vite?

